VIAGGIO
IN NAMIBIA
Viaggiatori-Autori:
Taddy e Gloria
Sito Web: http://digilander.libero.it/antoniotaddia
Itinerario:
Numero di giorni: 16
Costo totale del viaggio:
Periodo: 21 dicembre 2002 - 5 gennaio 2003
Compagnie Aeree:
Documenti: Passaporto
Sistemazione:
Consulta la
scheda di questo Paese!
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Namibia - Parchi e remoto Kaokoveld 4x4
Sabato 21 e Domenica 22 Dicembre 2002
Ci sono voluti diversi mesi di progetti e preparativi, letture e connessioni
ad internet ... ma alla fine siamo in procinto di partire per uno dei
viaggi piu’ belli ed emozionanti che abbiamo fatto! Un altro paese
africano, ma questa volta nell’ Africa australe, nell’ Africa
vera, quella dei leoni e degli elefanti.
In aereo da Verona, via Francoforte, abbiamo volato fino a Windock,
la piccola capitale namibiana. Conta solo poche centinaia di migliaia
di persone ed in effetti, piu’ che una città’, pare
un paesone. Qui ci accoglie un ragazzone nero che ci accompagna subito
all’ agenzia Camping Car Hire ,dove abbiamo noleggiato l’
automobile che ci accompagnera’ nella scoperta del Paese. L’
organizzazione e’ perfetta, di stampo davvero tedesco. E’
da ricordare infatti, che la Namibia ha subito una lunga colonizzazione
da parte della Germania; in quel periodo veniva chiamata AFRICA SUD
OCCIDENTALE TEDESCA, e da quello stesso periodo e’ rimasto radicato
nella popolazione il ben noto senso dell’ organizzazione, dell’
ordine e della pulizia tipici dei paesi nordici. Nel 1919, la Namibia
passo’ sotto il dominio sudafricano fino al 1990, quando ottenne
finalmente l’ agognata INDIPENDENZA!
Ma torniamo a noi: la scelta di viaggiare con un pick up “full
equipped” (ovvero comprensivo di tutto il materiale necessario
al campeggio) si e’ rivelata decisamente ottima, anche considerando
i prezzi davvero buoni per il noleggio!! Questo mezzo 4x4, e’
il solo in grado di permettere un’ esplorazione ottimale del territorio
africano, anche se dobbiamo ammettere che qui in Namibia le strade sono
quasi tutte molto ben messe, pure quando sono bianche. Una piccola precisazione:
noi adoriamo le strade sterrate, per cui scegliamo apposta di seguirle,
laddove ci puo’ essere la possibilita’ di raggiungere un
determinato punto anche con strade asfaltate! In Namibia, tuttavia,
e specilmente nelle zone da noi visitate, questa alternativa il piu’
delle volte non si e’ presentata .... con nostra gioia!
Utilissimo in questo viaggio e’ stato il GPS, che ci ha aiutato
in molteplici situazioni a capire dove eravamo o semplicemente ci ha
fatto sentire tranquilli di essere sulla pista giusta! Troverete percio’,
durante il resoconto di viaggio, molti punti GPS, specialmente delle
zone piu’ remote.
Ovviamente, e’ consigliabile avere a disposizione una buona mappa,
il piu’ dettagliata possibile e recante i punti GPS appunto. In
Italia non se ne trovano, quindi noi abbiamo domandato all’ agenzia
Camping Car Hire di procurarcene una: al nostro arrivo era pronta sulla
scrivania per noi!
Partiamo dunque, cercando di prendere confidenza con la guida a sinistra.
Prima meta del nostro viaggio e’ il Parco chiamato WATERBERG PLATEAU,
un prezioso rifugio per alcune specie rare ed in pericolo di estinzione,
fra cui il timido rinoceronte nero. Si tratta di uno dei pochi parchi
privati sul suolo namibiano, al quale si ha accesso solo su mezzi del
parco stesso, previo pagamento di una modesta somma di denaro. Un grande
altopiano di arenaria, lungo 50 Km e largo 16, svettante sulla vasta
pianura circostante, le cui rocce rosse sembrano illuminarsi di luce
propria al tramonto: cosi’ si presenta ai nostri occhi avidi la
prima meraviglia naturale della Namibia!
Passiamo la notte nel piccolo ma accogliente campeggio alla base del
plateau, dormendo fantastiche ore silenziose nella tenda sopra il tetto
della jeep.
Namibia.
Lunedi’ 23, Martedi’ 24, Mercoledi’ 25 Dicembre
All’ alba si parte per un breve giro all’ interno del parco,
su strade sabbiose, entrando e uscendo ripetutamente dalla boscaglia.
Pochi sono gli incontri con la fauna locale e il tempo e’ piovoso,
ma siamo in vacanza e non c’e’ spazio per la tristezza!
Ci rifaremo senz’ altro nei giorni a venire!!
Nel primo pomeriggio, partiamo decisamente verso nord, alla volta di
uno dei parchi africani piu’ grandi e ricchi di animali, l’
ETOSHA NATIONAL PARK, visitabile con la propria automobile. Al suo interno
si trovano 3 bellissimi campeggi, in ciascuno dei quali consigliamo
di trascorrere almeno una notte.Il parco si presenta come una enorme
distesa pianeggiante, solo punteggiata da una rada vegetazione, percorsa
sul suo lato meridionale da tante stradine bianche che si intrecciano,
si uniscono, si allontanano in una sorta di grande gioco dove i partecipanti
vagano senza una meta apparente alla ricerca costante di qualche animale!
Cosi’ entriamo in questo mondo fantastico, adattandoci immediatamente
alla vita che riempira’ i nostri prossimi giorni.
A pochi Km dall’
ingresso facciamo la conoscenza con alcuni SPRINGBOK, piccole e graziosissime
antilopi che spiccano balzi verticali tenendo le zampette rigide e la
schiena arcuata. Non sono affatto spaventate dalla nostra presenza,
ben sapendo di non dover considerare gli esponenti della specie umana
alla stregua di possibili predatori.Questa caratteristica accomuna un
po’ tutti gli animali dell’ Etosha e fa veramente bene al
cuore sapere che esistono posti come questo dove uomo e animali possono
convivere pacificamente. Incontriamo in un solo giorno decine di angolosi
GNU, ZEBRE coi loro puledrini nati da poco, GIRAFFE maestose dallo sguardo
dolcissimo, un solitario e tranquillo ELEFANTE, splendidi ORICI dalle
lunghissime corna dritte ed assai pericolose per i leoni ... ed un enorme
LEONE intento a finire il suo pasto! Descritto cosi’ sembra tutto
un po’ freddo, ma non si puo’ immaginare l’ emozione
di scoprire uno dopo l’ altro animali che si sono fino a quel
momento visti solo in foto o in documentari televisivi: c’ e’
il loro odore, ci sono i loro versi, si respira la stessa aria...e in
certi momenti ti senti uno di essi perche’ vivi le loro emozioni,
la paura del predatore dietro il cespuglio e’ tangibile e lo si
capisce dai loro occhi, dai loro movimenti, dal loro stare continuamente
nel branco. E’ vietato uscire dal proprio mezzo e ogni tanto una
pietra recante la scritta “stay in your car” lo ricorda
a tutti, ma vi assicuriamo che non viene davvero la voglia di scendere
e farsi un bel giretto a piedi: ti senti una preda allo stesso modo
di un impala e di uno gnu! E’ un’ emozione troppo bella
e forte e viverla per 3 giorni di seguito ha fatto si’ che dai
nostri occhi scendessero lacrime di perdita al momento di abbandonare
il parco!!
Siamo stati nell’ Etosha per 3 giorni appunto, dormendo la prima
notte nel campo di NAMUTONI, che si sviluppa intorno ad un candido ex
fortino tedesco; la seconda notte al campo di HALALI, il cui nome in
tedesco indica il suono del corno che chiudeva la caccia e il cui significato
in afrikaner indica come qui la caccia sia finita per sempre; la terza
notte al campo piu’ meridionale di OKUAKUEIO, dove dall’
alto della sua torre si gode lo spettacolo di un indimenticabile tramonto
africano.Ogni campo ha la sua pozza, riempita artificialmente per assicurare
l’ acqua agli animali anche nei periodi piu’ secchi. Protetti
da reti e palizzate, i visitatori rimangono in rispettoso silenzio nella
speranza di veder scivolare verso la preziosa acqua qualche amico a
4 zampe. Il piu’delle volte l’ attesa da’ i suoi buoni
frutti e allora gli occhi si spalancano, la mente si libera e ogni senso
si adopera per imprimere il piu’ possibile nella memoria questi
attimi fuggenti che solo la natura sa donare. Sono rimasti mitici i
nostri incontri con il RINOCERONTE e con un mastodontico ELEFANTE alla
pozza di OKUAKUEYO.
Namibia.Giovedi’
26 Dicembre
Usciti a malincuore dal grande parco, ci dirigiamo verso nord-ovest,
con l’ intenzione di visitare la terra dei DAMARA, il DAMARALAND
appunto. E’ questa una delle 11 etnie ancora presenti in Namibia
con le sue antiche tradizioni; anche se molte di queste si sono perse
nel corso degli anni (come il nomadismo), hanno mantenuto per esempio
il loro linguaggio tribale, davvero caratteristico ed indimenticabile!
Infatti presenta, oltre alle normali lettere alfabetiche, alcuni “suoni”
(detti CLIC) prodotti premendo la lingua su palato, denti o lati della
bocca ... rimaniamo incantati ad ascoltarli conversare, dopo aver superato
il primo momento di stupore durante il quale pensiamo che ci stiano
prendendo in giro!!
Dopo un tragitto piuttosto lungo, durante il quale facciamo rifornimento
di acqua e benzina, raggiungiamo in serata il territorio chiamato PALMWAG
(19°53’09”S 13°56’13”E), dove si trova
il Palmwag Lodge, gestito da tedeschi e meta della giornata.
Rimaniamo stupefatti dallo scoprire che non c’e’ posto!
Sapevamo, infatti, che era necessario prenotare i vari lodge sul nostro
itinerario, ma pensavamo che non ci fossero particolari problemi a trovare
posto, considerando anche il fatto che non abbiamo visitato la Namibia
in periodo di alta stagione (agosto). Non abbiamo pero’ considerato
le grandissime distanze che separano i vari lodge e che inevitabilmente
radunano i pochi turisti nei pochi lodge sparsi sul territorio! Un consiglio?
Telefonate sempre almeno 1, 2 giorni prima al lodge dove volete dormire!!
Ad ogni modo, a noi non e’ andata male, in quanto ci siamo dati
un po’ da fare ed abbiamo trovato un incantevole “campeggio”
molto vicino al Palmwag Lodge. In realta’ non si trattava di un
vero campeggio aperto al pubblico, ma il suo gestore, di origine sudafricana,
RUDY, si e’ dimostrato splendido con noi, permattendoci di trascorrere
li’ la notte... senza volere alcun compenso! Gestisce un progetto
di salvaguardia del rinoceronte, cosi’ alla fine, prima di salutarlo,
ci e’ sembrato carino lasciare un’offerta alla sua associazione.
Namibia.
Venerdi’ 27 Dicembre
Il giorno seguente, abbiamo passato la mattina a scorazzare nei dintorni;
per la precisione, siamo stati all’ interno della concessione
del Palmwag Lodge, per entrare nella quale siamo prima passati a farci
rilasciare il permesso dallo stesso lodge. Le strade sono leggermente
sconnesse (nessun problema con un mezzo 4x4) e i panorami mozzafiato
si dipingono in uno scenario intatto da mondo primordiale! Indichiamo
soprattutto il canyon TWEE PALMS, con due solitarie palme molto pittoresche;
il canyon VAN’ZILIS, regno dell’ elefante del deserto; ed
infine il canyon di AUB con grossi blocchi di roccia caduti in fondo
ad una profonda spaccatura, dove le acque verdi di 2 pozze donano una
pennellata di colore al contesto rosso fuoco dei dintorni!
Verso mezzogiorno,
arriviamo a SESSFONTEIN (19°07’14”S 13°37’05”E),
uno dei paesi piu’ grossi del territorio a cavallo fra Damaraland
e Kaokoland. Si tratta per la verita’ di un polveroso avamposto
dove poter fare ancora rifornimento di bevande, cibo e soprattutto,
benzina. Superato questo punto, infatti, bisogna essere completamente
autosufficienti dal momento che (fatta eccezione per un altro piccolo
paese, OPUWO) non troveremo alcun modo di approviggionarci di alcun
che’! Ma andiamo per gradi e torniamo brevemente a Sessfontein.
Ci fermiamo qui,
all’ ombra di alcuni begli alberoni, a pranzare con pane e salamino
(portato ovviamente dall’ Italia!); quasi subito si forma poco
distante un gruppetto di bimbi neri (sono ancora DAMARA) che rimangono
pero’ a debita distanza da noi. Si legge nei loro sguardi una
grandissima voglia di venirci vicino, ma i loro genitori seguono da
lontano i loro movimenti e li richiamano all’”ordine”
non appena li vedono avvicinarsi!Al contrario di quanto accade normalmente
nei Paesi del nord Africa, qui gli adulti insegnano ai propri figli
il rispetto per i turisti, evitando in questo modo che finiscano a fare
l’ elemosina per strada anziche’ cercare lavoro per vivere!
In tutto cio’ si legge la grande dignita’ di un popolo che
pure vive di pastorizia ed abita in misere capanne di legno! Ovviamente,
alla fine i bimbi si sono avvicinati perche’ li abbiamo invitati
noi.. e allora e’ iniziata una grande festa come solo i bimbi
sono capaci di fare!!
Riprendiamo la strada e giungiamo verso sera a OPUWO (letteralmente:
LA FINE!!18°03’66”S 13°49’85”E). Siamo
finalmente entrati nel territorio detto KAOKOLAND, il piu’ selvaggio,
incontaminato, primitivo angolo di mondo che abbiamo mai avuto modo
di esplorare!
Ci sistemiamo nel campeggio KUNENE VILLAGE, alle porte del paese, e
ceniamo in tenda con pane e formaggio.
Namibia.
Sabato 28 Dicembre
Svegli poco prima dell’ alba, optiamo per partire subito verso
nord. Nostra meta di oggi e’ la localita’ piu’ turistica
dell’ intero Kaokoland: EPUPA FALLS. La pista e’ buona e
molto bella, ora bianca, ora rossa; la vegetazione e’ rigogliosa
...ed ogni tanto da dietro un albero sbuca una ragazza appartenente
al gruppo etnico degli HIMBA! E’ il nostro primo contatto con
loro e restiamo affascinati!!
Gli Himba rappresentano
quella parte di popolazione indigena che non ha mai voluto sottomettersi
ai regimi coloniali e che gli zelanti missionari cattolici, nel corso
degli anni, non sono riusciti a convertire. Meno male...altrimenti il
mondo avrebbe perso per sempre un altro piccolo pezzetto della sua storia!!
Lungo la pista incontriamo solo donne e bambini, poiche’ gli uomini
sono impegnati in quella che rappresenta la loro principale attivita’:
la pastorizia. Gli Himba, infatti, vivono ancora come secoli fa: allevano
capre, pecore e qualche mucca, raccolgono frutti e tuberi e riescono
ancora ad essere semi-nomadi!
Le donne hanno mantenuto il loro delizioso ed inconfondibile costume
tradizionale, costituito da una corta gonna con piu’ strati di
pelle di capra e da diversi monili realizzati con conchiglie, pelle
e ferro (talvolta anche con coloratissime perline colorate!). Inoltre,
usano cospargersi la pelle di tutto il corpo con una “crema di
bellezza” a base di okra, cenere e grasso animale, che le dipinge
di uno spettacolare colore rosso! Molte di loro cospargono di questa
crema anche i capelli, i gioielli ed i vestiti. Per tale motivo, l’
odore che da esse emana e’ molto forte e risulta sgradito alla
maggior parte degli europei...ma vi assicuriamo che ci si fa presto
l’ abitudine e che quando non lo si sente piu’ se ne prova
nostalgia!!
I nostri incontri con i gruppetti di Himba sono sempre molto vivaci,
amano farsi fotografare e si divertono a mettersi in posa; qualcuno
di loro si e’ un po’ “svegliato” e chiede un
piccolo compenso per ogni foto! Se possiamo darvi un consiglio, portatevi
da casa delle caramelle senza zucchero (perche’ non possono curare
eventuali carie!) ed aquistate nei negozietti locali pacchetti di farina
e bottigliette d’ acqua. Evitate invece di donare cibi e oggetti
che non possono trovare a casa loro, per non invogliare sopprattutto
gli esponenti piu’ giovani ad abbandonare le tribu’ per
un mondo diverso, piu’ comodo o goloso. E’ da far notare
comunque che diversi giovani abbandonano le loro tribu’.. ma che
quasi il 90% di essi tornano indietro perche’ non riescono ad
essere felici nel mondo moderno! E’ davvero una bella cosa.
Il panorama non
e’particolarmente interessante, cosi’ a mezzogiorno siamo
gia’ in vista di OMURANGO, il campo dove passeremo la notte, esattamente
nella zona detta Epupa Falls (17°00’13”S 13°14’65”E).
Siamo all’ estremo nord della Namibia, proprio sul confine con
l’ Angola. Fra questi due Paesi corre il fiume KUNENE, uno dei
piu’ importante dell’ Africa australe.Il campo si trova
proprio sulle sue rive ed e’ un sogno per noi, abituati al caldo
torrido della pista. Infatti, le Epupa Falls sono immerse in una meravigliosa
palmeraia,ombrosa e fresca. A non piu’ di 10 metri dalla jeep
corre il fiume, con le sue acque torbide di terre raccolte lungo il
percorso e vorticose di correnti nascoste.Visitiamo dunque le cascate
piu’ famose della Namibia. Il salto piu’ alto e’ di
37 metri ed e’ ovviamente piu’ spettacolare quando il fiume
raggiunge la portata massima, ovvero in marzo... ma quella che ci si
para innanzi e’ gia’ una tale meraviglia che non possiamo
non emozionarci! Il Kunene, poco prima del grande salto, si divide in
2 grossi rami, nel mezzo dei quali si trova un delizioso, piccolo angolo
di terra di nessuno. Le acque del ramo namibiano cadono fragorosamente
in una profonda spaccatura, sopra la quale e’ perennemente visibile
un dolcissimo arcobaleno. Tutto il panorama intorno e’ dolce:
i colori tenui ma decisi, le caprette che brucano, i bimbi che sguazzano
felici. I nostri sguardi vengono attratti inoltre da alcuni mastodontici
esemplari di alberi somiglianti ai baobab, dai tronchi lucidi e possenti
e dalle fluenti chiome; le loro grosse radici corrono parallele alle
pareti a picco sul Kunene.
Alle Epupa Falls si trova un piccolo spaccio, dove si possono trovare
bibite, birre, biscotti ed altre poche cose. Non si trova invece nessuno
che ti vende benzina.
Alla sera si cena tutti insieme intorno ad un lungo tavolo: siamo appena
in una ventina di turisti e si sta divinamente! Il cibo e’ ottimo
e presto si inizia a scambiare qualche parola con gli altri commensali,
quasi tutti sudafricani e tedeschi. Ci sconsigliano di attraversare
in solitaria il passo forse piu’ “temuto” del Kaokovelt
(versione in tedesco del termine Kaokoland). Mi riferisco al VAN ZYL’S
PASS, che separa gli altipiani del Kaokoland dalle vaste distese erbose
di MARIENFLUSS, nostra meta dei prossimi giorni. Questa pista, in effetti,
e’ molto ripida, impegnativa per chi guida, lenta (5 Km orari
nel punto piu’ difficile) e disseminata di rocce aguzze davvero
pericolose per le gomme! Tuttavia, e’ molto panoramica e, a detta
di tutti quelli che l’ hanno percorsa, stupenda!
Percorrerla da soli, pero’, puo’ essere pericolosa, in quanto
il “traffico” da quelle parti e’ veramente scarso
(se va bene, in questo periodo dell’ anno, passa un’ automobile
ogni 7, 8 giorni); cosi’, pur essendo totalmente autosufficienti
per una quindicina di giorni, decidiamo di raggiungere la valle del
Marienfluss seguendo una pista che corre un poco piu’ a sud, meno
pericolosa e ripida: OTJIHAA PASS.
Namibia.
Domenica 29 Dicembre
Ci svegliamo anche oggi prima dell’ alba e partiamo subito dopo
colazione. La pista che seguiamo e’ la medesima di ieri, fino
ad Opuwo. Qui, si imbocca la pista che lentamente sale al passo Otjihaa
(1200 metri), passando da un paesino chiamato ETANGA (17°51’89”S
13°01’67”E), ed attraversando un panorama un po’
monotono di alberini bassi. Durante il lungo tragitto, che impegnera’
tutto il giorno, ci fermiamo per visitare e fotografare da vicino le
capanne di un villaggio Himba, momentaneamente abbandonato. Sono costruzioni
rotondeggianti, basse, composte da uno scheletro di legna e rivestite
di uno spesso strato di terra secca secca; ci divertiamo ad immaginare
la vita delle persone fra queste buffe case che sembrano uscite da una
fiaba!
Nei pressi di un importante incrocio (il nostro fedele GPS ci indica
che a destra si trova il famigerato Van Zyl’S pass, mentre a sinistra
c’e’ il “nostro” passo! 17°47’00”S
12°57’80”E), facciamo la conoscenza con due ragazzine
Himba, che forse piu’ di tutte le altre ci rimarranno nel cuore.
Non appena ci fermiamo per meglio consultare le mappe, ci si avvicinano,
curiose. Una delle due e’ una vera esplosione di esuberanza e
ci riempie di gioia osservarla, mentre cerca di comunicare con noi a
gesti e piccoli suoni gutturali. E’ sempre lei che mi sfila per
prima, subito seguita dalla sua “socia”,delicatamente gli
occhiali da sole dal viso e se li porta agli occhi: io rimango di sasso
e non riesco ad oppormi...conoscera’ qualcosa che non appartiene
al suo mondo, ma come si fa ad evitarlo? Rimaniamo qualche minuto ad
osservarle, mentre alzano gli occhi al cielo lanciando acuti gridolini
di sorpresa! Poi ci chiedono dell’ acqua.. e ancora una volta
restiamo fulminati dal vederle bere: nella frazione di un solo secondo,
si sono gia’ scolate mezzo litro a testa come fosse un bicchierino!!!
Improvvisamente pero’, mentre curiosano avide nell’ interno
della jeep, iniziano ad urlare spaventate e con un balzo scappano via.
Gelati dal loro inaspettato comportamento, iniziamo a cercare la causa
di tanto terrore...per trovarla dopo breve! Hanno semplicemente scorto
una grande fotografia sulla copertina di una rivista, raffigurante un
bel ghepardo!!! Non avendo mai visto la carta stampata, non potevano
certo immaginare che quello li’ non fosse un ghepardo reale ma
solo una sua rappresentazione! Ragazzi, che esperienza! Davvero qui
pare di essere stati catapultati nella preistoria!
Salutiamo le due ragazze, per riprendere la strada. Dopo poco, incontriamo
due donne intente a “lavarsi i denti” con dei bastoncini.
Portano in testa un buffo copricapo di pelle che indica che sono “sposate”;
posano serie per una nostra foto.
Superato il passo, il panorama si apre, trasformandosi in morbide colline
gialle, con uno sfondo di nuove montagne. Su queste colline cerchiamo
ORUPEMBE, indicato sulla mappa con un grosso punto rosso. Per questo
, ci aspettavamo di trovare un paese, tipo Opuwo...ed invece ci troviamo
di fronte un bel pozzo! Su queste selvagge alture, infatti, non si trovano
paesi ed i punti importanti sono proprio i pozzi!!(18°11’04”S
12°53’26”E)
Divertiti dalla recente scoperta, seguiamo le zelanti indicazioni per
il campeggio di Orupembe; una seria di bassi cartelli ci spinge verso
il letto in secca di un fiume: ecco il campeggio! Nessuno in vista;
non un guardiano, non un turista: siamo soli in mezzo al nulla piu’
assoluto. Che esperienza, l’ Africa!!
Ci sistemiamo per la notte, guardandoci le spalle l’ un l’
altro, nel timore “frizzante” di veder comparire un leone
o un ghepardo!
Namibia.
Lunedi’ 30 Dicembre
Questa mattina, una gradita sorpresa ci attende. Mentre facciamo colazione,
infatti, alle nostre spalle compare un ragazzo Himba (uno dei pochissimi
uomini Himba incontrati!), vestito di beige. Molto timidamente, questi
si avvicina a noi e rimane in silenzio; dopo poco comprendiamo che si
tratta del “guardiano” del campeggio... che altri non e’
se non un pastore della zona che, tutte le mattine, accompagnando le
mucche al pascolo, passa da qui e, se ci sono turisti, riscuote la tariffa
(intorno ai 5 euro per entrambi)!
Per cortesia, gli offriamo un caffe’ ed alcuni biscottini, e restiamo
ad osservarlo in rispettoso silenzio mentre consuma tutto felice questa
certo inaspettata colazione. Successivamente, egli ci dona un piccolo
rinoceronte di legno che lui stesso ha creato, facendoci cosi’
un regalo speciale che ora “troneggia” nella nostra sala!
Partiamo nuovamente verso nord, alla scoperta della selvaggissima valle
di Marienfluss. La pista e’ piatta e veloce, correndo fra immensita’
gialle dorate, dove brucano mucche, capre e qualche raro springbok.
Quindi inizia a salire, superando un passo pietroso.
Oltrepassata la
montagna, ci si rituffa a valle, ancora nel bush, fino ad un incrocio
importante denominato RED DRUM (17°47’76”S 12°31’38”E).
Ci troviamo a cavallo di due vallate; quella da cui proveniamo e quella
detta di HARTMANN. Un vivace bidone rosso segnala l’ incrocio,
oltre a dare il nome alla zona.
La nostra attenzione, a questa punto, viene attratta da un gruppetto
di persone all’ ombra di alcuni alberoni. Si tratta di una corpulenta
donna Himba e di due suoi bimbi. Si capisce che sono maschietti per
la caratteristica testolina rasata con solo un’ esile crestina
al centro, che ricorda quella dei mohicani! La donna ci saluta nella
sua lingua (qua siamo lontani davvero dalla civilta’ come la intendiamo
noi, per cui non c’e’ proprio altro modo di comunicare se
non usando la mimica!), poi ci mostra il piedino ferito del bimbo piu’
piccolo: ci sta chiedendo aiuto! Purtroppo, noi non siamo medici, e
non potevamo certo immaginare che si trattasse semplicemente di un’
ulcera tropicale...e che per guarirla subito e definitivamente sarebbe
bastato applicarci sopra un poco di polvere di pennicillina. Cosi’,
l’ abbiamo medicato con acqua ossigenata, un antinfiammatorio
per bocca ed un calzino per proteggerlo dalla polvere. Non sara’
servito a molto, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Una cosa comunque
l’ abbiamo imparata: d’ ora innanzi, in valigia sara’
sempre presente la pennicillina!!
Dopo aver donato della farina alla donna, ci allontaniamo seguendo la
pista che si dirige decisamente verso nord, ad incontrare nuovamente
il fiume Kunene. Siamo spostati molto piu’ ad ovest rispetto alle
Epupa Falls, quindi potremo vedere il fiume da una nuova angolazione.
Ed eccoci arrivati nella zona chiamata Otyinungwa! Troviamo il campeggio
dopo esserci soffermati a guardare un grazioso cartello di legno con
un esplicito disegno, che ci mette in guardia dagli abitanti piu’
temuti delle acque africane: i coccodrilli! In realta’, non avremo
modo di vederne alcuno, e questo un po’ ci dispiace. Ad ogni modo,
il panorama sull’ Angola e’ spettacolare e restiamo a lungo
pensierosi, osservando quelle terre che assomogliano tanto a queste,
ma dove purtroppo, si celano tante orribili mine.
In questo senso,
la Namibia e’ veramente un Paese fortunato, trovando come unica
regione “pericolosa” quella del CAPRIVI, a nord-est, dove
gruppi di separatisti e di profughi angolani della guerra civile, determinano
una poco tranquillizzante situazione di “turbolenza”. Questo
non toglie comunque la possibilita’ di spingersi a visitare anche
questa zona, con la raccomandazione di non uscire dalle piste per le
eventuali mine.
Tornando al campeggio OKAROHOMBO (17°14’42”S 12°26’10”E),
proprio sulle rive del fiume, vi diremo che si tratta semplicemente
di una zona recintata con dei bellissimi ed ombrosissimi alberoni. E’
selvaggissimo anche questo, fatta eccezione per un piccolo villaggio
Himba appena fuori, dal quale sentiamo provenire dolci note musicali,
battere di mani e colpi sui tamburi sul finire della giornata!
Come consiglio a chi si dovesse spingere fin qui, indichiamo la possibilita’
di seguire una pista che si dirige ad ovest, correndo quasi parallela
al fiume, su una serie di divertenti “montagne russe” naturali...
e che conduce su un piccolo pianoro senz’ ombra, da cui si puo’
godere di una vista fantastica! Si puo’ anche scendere al fiume
a piedi... ma attenzione ai coccodrilli!
Namibia.
Martedi’ 31 Dicembre
Dopo colazione, ripercorriamo a ritroso tutta la pista fatta ieri, scoprendo
scenari bellissimi che ieri ci eravamo lasciati alle spalle! In prossimita’
del guado di un torrente (in secca!), fermiamo l’ auto per bere
qualcosa (teniamo le bibite nel comodissimo piccolo frigo nel cassone!)
e rallegrare le nostre gole arse.. quando all’ improvviso notiamo
qualcosa muoversi sotto un gruppetto di alberini. Una figura scura,
longilinea, immobile: e’ una ragazza Himba, bellissima, col suo
bimbo al fianco, che sta li’ e ci osserva. Una visione primordiale,
che si imprime per sempre sulle nostre retine, come il dipinto sulla
tela del pittore!
Ad un nostro cenno, ella si fa piu’ vicino e si ferma ancora,
osservandoci. Non domanda nulla, non dice nulla; solo ci guarda e sorride.
Siamo tutti come inebetiti, perche’ il momento e’ davvero
magico; non succede niente e forse e’ proprio per questo: si tratta
di una di quelle situazioni nelle quali cio’ che gli occhi vedono,
racconta piu’ di cio’ che le orecchie odono!!
Doniamo alla ragazza dei fiammiferi (ecco un altro regalo interessante
per gli indigeni: non serviranno per le sigarette.. ma per il fuoco
della cucina!), poi torniamo in auto e ci allontaniamo. Giungiamo ad
Orupembe a meta’ giornata circa, quindi imbocchiamo la nuova pista
per PURROS. Ci stiamo spostando verso sud e fra non molto usciremo definitivamente
dal Kaokoland. La cosa ci sgomenta, anche perche’ rientreremo
lentamente nella civilta’ e quindi si fara’ sempre piu'
vicino il rientro a casa. Sono state tantissime le emozioni, tante le
immagini che non potremo scordare piu’. Di tutto il viaggio, questa
del Kaokoland e’ senz’ altro la regione namibiana che torneremmo
di corsa a visitare un seconda volta!!
La pista si fa sempre piu’ larga e dritta; ormai abbiamo raggiunto
il confine orientale della famosa SKELETON COAST, chiamata cosi’
perche’ sulle sue rive desertiche si trovano diversi relitti di
imbarcazioni affondate nel corso dei secoli nelle turbolente acque dell’
Oceano Atlantico che la bagna. Si tratta di un vasto Parco naturale,
per un grande tratto assolutamente non visitabile se non mediante permessi
governativi, difficili peraltro da ottenere. Vi si ha accesso solo a
partire dalla meta’ del Parco in giu’, e comunque chi ha
seguito la sua pista parallelamente al mare non ne e’ rimasto
particolarmente colpito. Noi non ci siamo entrati, percio’ non
possiamo darvi la nostra versione!!
Scendiamo sempre piu’ a sud, fino al paesino di Purros (18°46’46”S
12°57’15”E), dove troviamo il campeggio. Per raggiungerlo,
superiamo alcune basse dune di morbida sabbia candida, da cui si innalzano
alcuni alberoni vivi ed altri secchi (causa la siccita’ di 2 anni
fa). Lo scenario e’ fantastico ed il campeggio non e’ da
meno! Visitatelo assolutamente se transitate da qui, e riposatevi un
poco sotto gli immensi ombrelloni naturali degli alberi che ne segnano
le “piazzole”!!
Da non perdere e’ anche un breve ma intenso tour in jeep nel fantasico
canyon di Purros! Chiedete al ragazzo del campeggio di salire sulla
vostra auto: vi portera’ a scoprire una delle due famiglie di
elefanti del deserto della zona! Se sarete fortunati potrete vederle
entrambe, ma ad ogni modo l’ incontro sara’ senz’
altro emozionante!
Si conclude velocemente anche questa giornata, che e’ anche l’
ultima dell’ anno 2002. Immersi in un silenzio incredibile, ci
ritiriamo nella nostra comoda tenda alle 21.00!!
Namibia.
Mercoledi’ 1 Gennaio 2003
Oggi ci svegliamo con piu’ calma, mettendoci in marcia quando
sono da poco passate le 10.00. Continueremo a spostarci verso sud, raggiungendo
dapprima Sessfontein, quindi Palmwag Lodge; a questo punto ci dirigeremo
verso un posto nuovo, denominato TWYFELFONTEIN, altra meta piuttosto
battuta dal turismo.
Arriviamo infatti verso sera, al Twyfelfontein Country Lodge (20°32’05”S
14°22’11”E), l’ unico lodge dove abbiamo dormito
durante le due settimane di permanenza in Namibia. La scelta e’
stata ottima, in quanto la costruzione e’ bellissima, l’
ingresso e’ costituito da due grandi pietroni color rosso, sotto
cui passa un piccolo corridoio e sulle pareti dei quali ci sono alcuni
petroglifi originali. Da lontano, la mimetizzazione e’ stupefacente:
da vedere assolutamente!
Per cena organizzano uno splendido buffet, servito al ristorante situato
su una terrazza panoramica e molto romantica!
Namibia.
Giovedi’ 2 Gennaio
Questa mattina abbiamo visitato la zona dei petroglifi vicino al lodge,
che abbiamo salutato immortalando con la macchina fotografica due splendidi
esemplari di lucertoloni coloratissimi e vivaci sulle sue belle rocce
rosse.
Riprendiamo la strada, che oggi ci portera’ molto vicino all’
Oceano.. al quale pero’ ancora non arriveremo. Tocchiamo il paese
di UIS (21°13’15”S 14°52’10”E) per continuare
in direzione sud-est verso CAPE CROSS. Prima di giungere ad un importante
incrocio( nei pressi di Brandberg), ai lati della pista abbiamo notato
delle strane creature vegetali, che ricordavamo di aver visto sulla
guida Lonely Planet. Si tratta della WELWITTSCHIA MIRABILIS, una pianta
considerata alla stregua di un fossile, in quanto gli esponenti piu’
anziani hanno la bellezza di 2000 anni! Praticamente, sono nati insieme
a Gesu’ e sono tuttora ben vivi!! A dire il vero, non sono piante
dalla spiccata bellezza, con le loro foglie accartocciate su se stesse
e tutte sbruciacchiate dal sole... ma incontrarle e’ stato molto
emozionante!
Prendiamo poi un bivio verso est che ci conduce nel cuore delle montagne
dell’ UGAB RIVER. In mezzo a queste spettacolari formazioni rocciose,
e’ celato un imperdibile CAMP SITE, gestito dalla stessa associazione
per la salvaguardia del rinoceronte che abbiamo trovato a Palmwag Lodge!
Una piccola valle sabbiosa con grossi e distanziati alberoni a formarne
delle piazzole, questo campeggio e’ curato da una donna tedesca,
che insieme alla sua biondissima bimba, al suo pastore tedesco ed al
suo gatto Massimo (!!) abita una bella casona in pietra, subito all’
ingresso. Dentro, potrete trovare una piccola ma curiosa esposizione
di animaletti in legno, costruiti dagli indigeni che vivono nel villaggio
alle porte del campeggio: costano pochissimo e sono stupendi!
Attraverso il campeggio, che non e’ in alcun modo recintato per
non ostacolare il passaggio degli animali, specie durante la notte,
possono transitare gli elefanti, abitanti selvaggi di queste zone assieme
ai rinoceronti neri. Spingetevi sulla pista oltre il campeggio, se ne
avete il tempo: vi troverete immersi in un panorama incontaminato, punteggiato
qua e la’ di grossi esemplari di Euphorbia! Tale pista e’abbastanza
impegnativa (in un’ ora abbiamo percorso solamente 10 Km!!) e
corre per un centinaio di Km, fino ad arrivare a Twyfelfontein: puo’
essere un’ ottima alternativa alla piu’ lunga ma piu’
veloce pista che abbiamo seguito noi!
Namibia.
Venerdi’ 3 Gennaio
Salutiamo il campeggio e riprendiamo la strada per l’ oceano.
Fa molto caldo e solo quando arriviamo in vista del mare si inizia a
respirare... ma solo per rimpiangere l’ aria soffocante ma almeno
profumata di prima!! Infatti , lungo la costa aleggia un terribile odore
di pesce andato a male. Avvicinandoci a piedi alla onde (la lunga spiaggiona
che segna tutto il confine occidentale della Namibia, non e’ assolutamente
bella, di un brutto colore grigio e, appunto, puzzolente!), scopriamo
la causa del forte odore: sono i tanti corpicini senza vita di altrettante
otarie, morte a causa dei pescatori o per motivi naturali.
Una cinquantina di Km piu’ a sud rispetto a dove ci troviamo ora,
infatti, si trova la nota meta di CAPE CROSS, sede della colonia di
otarie piu’ numerosa di tutta l’ Africa. Sono molti i turisti
che si spingono fin qui per visitarla; noi siamo arrivati al cancello
troppo presto e, dato che la nostra meta di oggi e’ piuttosto
lontana, decidiamo di proseguire,cercando di immaginare la colonia dalle
descrizioni di altri turisti.
Attraversiamo qualche piccolo, colorato ma tutto sommato insignificante
paesino di mare (tipo HENTIES BAY), ancora respirando cattivi odori!
Quindi entriamo finalmente nel grande Parco del NAMIB, che da’
proprio il nome alla Namibia! Occupato da uno dei deserti piu’
antichi ed aridi del pianeta, inizialmente si presenta come un’
ampia distesa candida punteggiata di radi cespuglietti ed abitata solo
(per quello che possiamo osservare noi!) da numerosi e timidi struzzi.
Dopo 100 Km circa,si giunge sul finire del parco ad un passo montano,
finalmente immerso in uno scenario nuovo e lunare. Qui, i colori dominanti
sono il marron ed il giallo. E’ caldo da mozzare il fiato: a stare
fermi si suda copiosamente e la pista e’ molto polverosa. Per
tali motivi, ci convinciamo a chiudere i finestrini e ad accendere l’
aria condizionata (fino ad ora tenuta spenta, anche per non incidere
sui consumi di carburante, troppo prezioso!!): non la spegneremo fino
a sera!
Nel primo pomeriggio, giungiamo alle porte di SOLITAIRE, che consiste
in un benzinaio con annesso bar ed in due casine bianche. Ogni viaggiatore
diretto all’ oasi di SOSSUSVLEI si ferma obbligatoriamente qui,
dopo tanti km di nulla, se non altro per bere qualcosa di fresco e per
riempire il serbatoio dell’ auto. Affisso al muro dietro alle
pompe, si trova una piccola lavagna dove qualcuno ogni giorno scrive
le notizie piu’ importanti dal resto del mondo! Sara’ fatta
per noi italiani, che neppure in vacanza riusciamo a staccare completamente
il cervello...ma noi due rimaniamo un po’ scossi nel renderci
improvvisamente conto che il resto del mondo esiste ancora! Siamo infatti
ancora completamente assorbiti dall’ Africa, dalle sue cose semplici
eppure fondamentali, esistenziali...che fatichiamo molto ad immaginarci
di nuovo in Italia!
Raccimoliamo le ultime forze per spingerci fino a SESRIEM, dove ci aspetta
un campeggio con piscina, alle porte del deserto, punto ideale per iniziare
la perlustrazione delle famose dune del Namib. Sono le 18 ed il caldo
non da’ tregua: cercando riparo all’ ombra dal vento bollente,
ci divertiamo ad osservare i volti dei diversi turisti che vagano qua
e la’, tutti allucinati!!!
Vi consigliamo di prenotare un tavolino al ristorante del lodge che
si trova accanto al campeggio: organizzano un buffet fantastico in un
giardino incantevole, godrete del fresco delle ore serali con lo sguardo
perso in un cielo infuocato. Le nere sagome degli alberi stagliati contro
il rosso, vi faranno esclamare:” ecco la vera Africa!!”
Namibia.
Sabato 4 gennaio
Alle 4 e 30, il campo e’ gia’ tutto in fermento! I turisti
si riversano a decine sulla strada (orrendamente ed insensatamente asfaltata)
che, in una sessantina di km, conduce alle fotografatissime dune di
Sossusvlei. Noi facciamo un poco tardi e l’ alba ci coglie mentre
percorriamo il nastro scuro fra le rosse dune circostanti. Fra queste,
spicca la DUNA 45 (detta cosi’ perche’ si trova a 45 km
dall’ ingresso del parco), su cui si notano tanti puntini scuri:
sono tante persone che l’ hanno scalata per godere dell’
alba sulle altre dune! Noi ce la lasciamo alle spalle, per il momento:
torneremo a vederla quando sara’ vuota, sola e silente come si
addice ad una vera duna del deserto!!
La sabbia di questo deserto e’ originaria del KALAHARI, un altro
grande deserto nella confinante Botswana; il fiume Orange l’ ha
lentamente trasportata fino al mare e da qui la fredda corrente del
Benguela l’ ha depositata sulle coste namibiane. Oggi, le dune
coprono un’ area di ben 150 km per 200, ed hanno un colore chiaro,
pallido vicino alla costa mentre, mano a mano che si spingono verso
l’ interno e sono percio’ piu’ vecchie, assumono una
colorazione okra, tipica del Namib.
Ormai l’ alba alle nostre spalle ha rischiarato il cielo e la
fugace visione di un istrice “pallonzolante” da’ il
buon giorno a questa bella valle. La strada corre dritta verso Sossusvlei,
una “pozza” ora in secca ma che si riempie d’ acqua
durante la stagione delle pioggie, per la gioia di decine di animali,
specie per quelli che amano la sabbia, come lo struzzo e lo springbok.
A destra e a sinistra,
enormi lingue sabbiose si avvicinano alla strada, restando comunque
sempre distanti da essa almeno 100 metri. Sembrano l ‘ immagine
ferma di onde che lambiscono un’ assolata spiaggia caraibica!
Sono tutte barcane, ovvero dune che assumono la forma di mezzaluna con
la punta rivolta nella direzione del vento e le loro creste perfette
si disegnano nitidamente sul cielo ormai blu’.
Superiamo il parcheggio per le auto 2x4 e ci lanciamo sulla pista sabbiosa
(ricordate di abbassare la pressione delle gomme!) per raggiungere il
parcheggio 4x4. Alcuni alberoni spinosi fanno ombra alle auto parcheggiate
(fuorche’ alla nostra!) ma per il resto c’ e’ solo
qualche cespuglio giallo e secco. Da qui parte un sentiero a piedi che
conduce nella DEAD VLEI, o VALLE DELLA MORTE.
Sono le 7, l’ orario ideale per camminare qui in questa stagione,
cosi’ partiamo seguendo alcuni paletti di legno e le innumerevoli
impronte sulla sabbia. Si supera una lunga e bassa duna, oltre la quale
lo sguardo puo’ finalmente spaziare su una distesa magica che
ha del surreale e del tetro assieme: e’ la Dead Vlei! Immera nel
rosso bruciato delle dune, infatti, questa ampia vallata e’ di
un bianco accecante: sedimenti rocciosi durissimi hanno assunto forme
di tante piastrelle pentagonali, ottagonali, circolari, molto coese
fra loro o separate da un’ esile linguina di sabbia. Una visione
fantastica e quasi allucinogena coglie chi vi cammina sopra: provate
a percorrerla tutta, guardando verso il basso.. e raccontateci le vostre
impressioni!
L’ aspetto tetro e’ dovuto alla presenza su questa “crosta”
di parecchi alberi secchi e nerissimi, ovviamente morti in seguito alla
terribile siccita’ che ha dato vita alla valle, ma che sembrano,
nella loro mortale immobilita’, decisi a sfidare comunque l’
eternita’!
Torniamo alla jeep, e con essa torniamo alla duna 45. Sono le 9 e non
si resiste gia’ piu’ per il caldo; siamo costretti a scattare
in fretta qualche foto per poi tornare sull’ auto dove ci aspetta
l’ aria condizionata!!
Per il resto della giornata, abbiamo vagato nei dintorni di Sesriem,
arrivando fino a Bullsport, ma non trovando panorami particolarmente
degni di nota. Verso sera siamo rientrati al campeggio e ci siamo preparati
per la notte.
Namibia. Domenica 5 gennaio
E’ purtroppo giunto l’ ultimo giorno, e trascorriamo l’
intera mattina ad avvicinarci alla capitale. Alle 3 siamo a Windhoek,
dopo aver superato l’ incrocio con la strada che, 14 giorni fa,
ci ha condotto in una splendida avventura: quante emozioni, quanti ricordi!
Oggi abbiamo parlato a lungo di cosa ha significato per noi la Namibia.
Molto piu’ di un viaggio, ci ha fatto sentire non turisti ma esploratori,
specialmente nelle selvagge terre del Kaokovelt. E’ questa, infatti,
la Namibia che ricordiamo di piu’, la Namibia con la N maiuscola,
quella priva di attrattive turistiche e proprio per questo ancora integra
e vera. La Namibia degli Himba, perche’ questa e’ la loro
terra ed e’ meraviglioso vederli qui, a casa loro.
Un viaggio che ha richiesto mesi di preparazione e tanto tempo per imparare
ad usare il GPS. Un viaggio un po’ rischioso, come tutte le avventure,
quando avevamo paura di rimanere a piedi su quelle belle ma solitarie
piste, quando ci spaventava l’ idea che potesse nascondersi sotto
ogni sasso un mortale scorpione o che ci venisse meno la salute proprio
quando eravamo su quei monti dimenticati dal mondo cosiddetto civile.
Un viaggio che ha saputo tirar fuori da noi una parte che non conoscevamo
e che ci e’ piaciuta molto. Insomma, un viaggio difficile da ripetere,
ma proprio per questo bello ed unico!
A Windhoek abbiamo svolto le pratiche per la restituzione dell’
auto e poi di corsa all’ aereoporto, dove abbiamo salutato un’
ultima volta questo bellissimo Paese.
APPUNTI “TECNICI” PER CHI SI APPRESTA A COMPIERE
UN VIAGGIO SIMILE AL NOSTRO IN NAMIBIA
a) Indispensabile
una vettura 4x4: la nostra, un NISSAN pick up con tutto l’ occorrente
per il campeggio, era eccezionale!!
b) Importante una
buona mappa, sopprattutto che riporti le coordinate satellitari se vi
portate appresso un GPS (buono ed economico il nostro ,solo 220 euro,
modello E-TREX della GARMIN): noi abbiamo aquistato in Namibia due mappe
(NAMIBIA e KAOKOLAND) della CONTIMAP, sudafricana, con le quali ci siamo
trovati benissimo.
c) Sulle piste l’
importante e’ andare piano!! Sembra una raccomandazione fatta
da una madre al proprio figlio... ma e’ la pura verita’!
Molti ostacoli (anche i piu’ banali) se affrontati in velocita’,
possono diventare causa di sfregamenti o urti alla parte inferiore del
veicolo, che- pur essendo molto robusto per costituzione!-non e’
affatto indistruttibile!
Detto questo, non preoccupatevi: con le marce ridotte, questi mezzi
vanno su per i muri!
d) Fate attenzione poiche’ alcune piste vanno seguite obbligatoriamente
in un solo senso: informatevi percio’ molto bene su ogni tratto
dell’ itinerario che avete scelto. Noi abbiamo utilizzato la guida
LONELY PLANET che si e’ rivelata molto utile e ben fatta. Inoltre,
abbiamo “conversato” con persone-soprattutto tedesche- mediante
INTERNET, trovando molti punti GPS importanti e diversi suggerimenti.
e) Se visitate il
Kaokoland, fate molta attenzione a:
.non uscire dalle
piste, per non rovinare il panorama intatto e per non incorrere in salate
multe che il governo namibiano promette ai trasgressori
(soprattutto nei parchi!)
.scorpioni e serpenti sotto le rocce, quando camminate a piedi: qui
i soccorsi non arriveranno facilmente, soprattutto perche’ le
uniche piste percorribili da loro sono le stesse che avete fatto voi,
percio’ lunghe e non veloci.
.avere sempre una scorta sufficiente di carburante: noi avevamo un’
autonomia di ben 1000 km, ovvero 6 taniche da 20 litri oltre al pieno
del serbatoio alla partenza da Opuwo.
.avere una scorta sufficiente di acqua: una tanica da 20 litri ci ha
accompagnato, oltre ad innumerevoli bottiglie di acqua minerale. Ricordate
che tutta l’ acqua dell’ acquedotto in Namibia e’
potabile, ma e’ piu’ prudente purificarla ulteriormente
con le pratiche pastiglie di MICROPUR
.avere una buona scorta di viveri.
.avere con se’ un GPS per la propria sicurezza e per essere in
grado di indicare con esattezza il punto in cui vi trovate se doveste
mai aver bisogno di aiuto.
.avere un telefono satellitare: vi sentirete piu’ tranquilli in
ogni angolo dell’ Africa. I cellulari, invece, sono ovviamente
utilizzabili soltanto nelle zone abitate o nelle loro immediate vicinanze.
.avere con se’ almeno due ruote di scorta , specialmente se decidete
di seguire piste impegnative come quella del Van Zyl’ s Pass.
BUON VIAGGIO
A TUTTI !!!