VIAGGIO
A MALI
Viaggiatori-Autori:
Taddy e Gloria
Sito Web: http://digilander.libero.it/antoniotaddia
Itinerario:
Numero di giorni: 18
Costo totale del viaggio:
Periodo: 19 dicembre 2003 - 5 gennaio 2004
Compagnie Aeree:
Documenti: Passaporto
Sistemazione:
Consulta la scheda
del paese!
Commenta e Vota questo Racconto!
MALI - Trekking nella falesia di Bandiagara
E' di nuovo l' Africa ad attrarci questo Natale; sono le sue genti,
i suoi colori, le sue culture cosi' lontane e percio' cosi' affascinanti
a tenderci un filo invisibile fin dentro casa nostra, facendo crescere
durante l' anno nei nostri cuori la voglia di tornare. Sono i nostri
ricordi in altri Paesi africani a nutrire questo desiderio, fino a farlo
divenire un vero "mal d' Africa". Ed e' la voglia di scoperta
che alla fine fa esplodere tutto intorno a noi una serie di preparativi,
di corsa agli aquisti, di indagini in libreria ed in internet... che
ci porteranno infine qui, in aereoporto a Parigi, in attesa del volo
Air France che ci portera' in Mali!!
Grande stato sotto Mauritania ed Algeria e sopra Burkina Faso e Costa
d'Avorio, il Mali appartiene a quella zona dell' Africa nota col nome
di Sahel; buona parte dei suoi territori settentrionali sono immersi
in pieno deserto del Sahara, ed e' qui che si trova la mitica Timbuktu',
famosa capitale delle carovane del sale. A dividere il deserto a nord
dalla "brousse" del sud (tipico paesaggio africano sub-sahariano)
corre una lunga falesia di arenaria, "il piu' grande caos roccioso
del pianeta" secondo Vittorio Franchini, autore del libro "MALI,
viaggio tra i dogon: il popolo delle stelle".
Sui bordi di questa falesia, che si estende da sud-ovest a nord-est
per circa 150 km, un popolo affascinante ed antichissimo ha costruito
i suoi villaggi di fango e legno: sono i "dogon", una delle
tre maggiori etnie del Mali, assieme ai "bambara" ed ai "touareg",
l' unica fra queste a rimanere piu' a lungo nascosta nel tempo al mondo
occidentale ed alla sua curiosita', grazie proprio alla sua localizzazione
geografica. Un tempo, infatti, i villaggi erano raggiungibili solo a
piedi, scendendo e salendo i pendii rocciosi e dunque non erano di semplicissimo
accesso. Oggi le cose stanno cambiando ed esiste una pista che collega
gran parte dei villaggi fra loro, ma il trekking rimane senz' altro
il modo migliore per visitare il mondo dei dogon. Noi partiamo cullando
il desiderio di percorrere tutta la falesia, da Bankass, a sud, a Douenza,
a nord; abbiamo deciso di provare questa avventura da soli, senza affidarci
ad uno dei tanti tour operator che organizza escursioni di diversa durata
nella falesia.
Per quanto riguarda gli spostamenti al di fuori della falesia, abbiamo
preso la decisione di utilizzare solo i mezzi locali: autobus, taxi
collettivi, bache'... ogni cosa va bene, l' importante e' stare il piu'
possibile a contatto con la popolazione locale. Sara' un viaggio in
mezzo ai popoli!
Venerdi'
19 dicembre
Il volo parte alle 17 ed in poco piu' di 5 ore atterra a Bamako, capitale
del Mali. Appena fuori dall' aereoporto ci sta aspettando un ragazzone
nero, che tiene in alto un foglio su cui leggiamo: TADDIA HOTEL LE LOFT.
Si tratta dell' albergo che abbiamo prenotato via e-mail qualche settimana
fa. Saliamo sulla sua "auto" ed in breve raggiungiamo il quartiere
dell' ippodromo, dopo aver attraversato il fiume Niger, dove si trova
l' hotel. Fin qui... organizzazione perfetta!
Andiamo a letto stanchi ma vogliosi di iniziare l' avventura.
Sabato 20
dicembre
Sveglia alle 6. Prepariamo gli zaini, saldiamo il conto e saliamo sul
taxi che ci sta aspettando giu' in strada. La luce del nuovo giorno
anima lentamente la vita e notiamo diverse persone che si muovono lungo
la strada senza meta apparente.
Giungiamo in breve alla gare routier di Sogoniko, la stazione delle
corriere che raggiungono molte destinazioni dalla parte di qua del Niger.
Non facciamo in tempo a fermarci... che 3 o 4 ragazzoni sorridenti afferrano
l' auto in corsa e si lasciano da essa trascinare a lunghe falcate:
non vogliono lasciarsi scappare questi due bocconcini appetitosi! Anche
il semplice dare un' informazione, infatti, e' qui considerata una possibile
fonte di guadagno, ed e' cosi' che offriamo loro un caffe' dopo aver
aquistato i biglietti per Djenne'. In teoria, il nostro autobus dovrebbe
partire alle 9, ma sappiamo gia' che dovremo attendere che sia tutto
pieno, cosi' decidiamo di fare un giretto al mercato che sta lentamente
nascendo dall' altra parte della strada. Sui banchetti di legno compaiono
povere cose e le persone sono tranquille; ti offrono i loro prodotti
e se tu rifiuti sorridendo continuano per la loro strada, senza inseguirti.
Ci mettiamo quindi a sedere vicino al nostro autobus, osservando intorno
a noi la vita che si accende, si anima ed infine esplode in mille colori,
forme ed odori. Donne bellissime si dispongono a cucinare spiedini di
carne e banane fritte, altre spazzano la terra rossa piena zeppa di
mosche, molti ragazzi vanno in giro con carichi variopinti sul capo:
biscotti, occhiali, orologi, collanine, magliette, cappellini.
Aspetteremo la partenza dell' autobus per ben 5 ore, durante le quali
conosciamo un insegnante di inglese... che si rivelera' preziosissimo
per la buona riuscita di questo viaggio in autobus! Il suo nome e' Adama
Traore' ed e' qui per salutare un amico che partira' col nostro stesso
autobus ma che e' diretto a Gao; da qui attraversera' Mauritania, Algeria
, Marocco e cerchera' di raggiungere la Spagna, dove cerchera' lavoro.
Un viaggio eterno, un futuro incerto... buona fortuna, fratello!
Adama ci aiutera' a tenere con noi sull' autobus i due zaini ed a capire
quando arriva il momento giusto per salire a bordo: lo salutiamo un'
ultima volta quando viene acceso il motore ed i pistoni iniziano a tamburellare...
si parte! Siamo emozionati e ci accingiamo ad osservare il mondo scorrerci
accanto. Purtroppo, dopo pochi minuti siamo gia' fermi, non si capisce
perche', non succede nulla ma non ci muoviamo! Quando alla fine ripartiamo...
e' solo per altri pochi km, poi siamo di nuovo fermi! Qualcuno deve
comprare da mangiare; poco dopo qualcuno ha sete; quindi e' il momento
della preghiera; ora la toilette, ora si fanno salire delle bimbe che
vendono frutta e pane....insomma, avremo veramente modo di stancarci
delle mille fermate con o senza senso che saremo costretti a sopportare
durante questa prima giornata! Copriremo i circa 500 km che separano
Bamako da Djenne' in 10 ore di autobus!!
Lentamente, il panorama un po' monotono che stiamo attraversando perde
luminosita' ed il buio prende il sopravvento; qua e la' scorgiamo bagliori
rossastri, uniche note colorate in un mondo sempre piu' nero. Sono i
fuochi degli agricoltori che bruciano le stoppie dei campi. Ovviamente,
quando arriviamo all' incrocio per Djenne' (l' autobus non lascia la
strada principale, per cui dovremo arrangiarci a raggiungere Djenne'!)
e' buio pesto e, non appena l' autobus riprende la sua corsa verso nord,
noi ci ritroviamo soli nell' oscurita'! Insieme a noi e' sceso Jonny,
giovane londinese che viaggia da solo e con cui abbiamo scambiato qualche
parola sull' autobus. Notiamo un' auto ferma, con l' autista addormentato,
e da sotto esce Roland, giovane austriaco che pure viaggia da solo e
che e' giunto li' un paio d' ore fa. Si era addormentato ed ora, svegliato
dal trambusto dell' autobus, ci spiega che quell' auto e' diretta a
Djenne'... ma che ovviamente aspetta di essere piena! E dove le troviamo
altre 4 persone dirette la' a quest' ora?!
Decidiamo allora di sborsare un po' di piu' a testa, pur di partire
subito. E si parte, infatti. Sognamo di arrivare all' accampamento di
Djenne' e metterci finalmente a letto; siamo stanchissimi.
Ma Djenne' e' un' isola... e a quest' ora la chiatta per attraversare
il Bani (il fiume che circonda Djenne', affluente del Niger) giace inanimata
sull' altra sponda, nel buio piu' buio che esiste! L' autista cerca
di attirare l' attenzione di qualcuno al di la' del fiume... ma ben
presto risulta chiaro a tutti che oggi non si arrivera' su nessuna isola!
Fra le risatine generali, noi quattro tu-bab (che significa "bianco"
nella lingua dei bambara e che sentiremo gridare da centinaia di bambini
nei giorni a venire) ci infiliamo nei sacchi a pelo e ci addormentiamo
in 10 secondi!
Domenica
21 dicembre
Svegliati di soprassalto dalle grida dell' autista, disfiamo in fretta
e furia questo campo improvvisato e corriamo verso la chiatta che si'
e' materializzata come per miracolo da questa parte del Bani: non capiremo
mai il motivo di tale fretta! Ma siamo a bordo di questa imbarcazione
arrugginita che in breve ci trasporta a Djenne' e siamo curiosi di scoprire
il suo piccolo villaggio, che vanta la piu' grande moschea di terra
dell' Africa intera.
Appena arriviamo nella piazza principale, proprio davanti a questa meraviglia
architettonica, non ci viene lasciato neppure un secondo per l' ammirazione...
un gruppo di uomini ci assale, salutando, chiedendo da dove veniamo,
come stiamo, come ci chiamiamo eccetera eccetera. Ognuno di loro vuole
farci da guida, ma per il momento vogliamo soltanto arrivare allo Chez
Baba, l' accampamento sognato ieri sera. Da qui organizzeremo la visita
al villaggio, ma con calma. Nel frattempo, le guide si sono date lotta
fra loro ed una ha vinto: ci accompagna fin dentro l' accampamento e
ci fa la posta finche' non ci "bracca" al ristorante. Dopo
aver montato la tenda sul tetto, infatti, ci ritroviamo con Jonny e
Roland per la prima colazione. Con loro, decidiamo di visitare Djenne'
con questo Marshall, piuttosto antipatico ma troppo insistente: non
ci lascia scelta!
Lo Chez Baba e' un complesso molto carino, pulito, in stile maliano,
ovvero con tutte le costruzioni di terra, disposte a formare un quadrato
che racchiude un ampio cortile interno, centro nevralgico della vita
dell' intero complesso: donne al pozzo, uomini che puliscono la verdura
da cucinare, spazzini, camerieri che portano la colazione ai pochi turisti
di oggi. A dire il vero, siamo i primi e per tutto il giorno non vedremo
altri bianchi, dal momento che Djenne' e' famosa, oltre che per la sua
moschea, per il suo mercato che si tiene tutti i lunedi', per cui tutti
i tour organizzati fanno in modo di visitare l' isola proprio in tale
giorno.
Oggi dunque, Djenne' e' tutta per noi! La giriamo con calma, al mattino
con la guida, al pomeriggio da soli, scoprendo viuzze e case basse,
povere, essenziali, da cui escono ed entrano indifferentemente persone,
asini, pecore. Dappertutto volti di bimbi che sempre ci seguono chiedendo
qualcosa; finalmente abbiamo il tempo per ammirare la grande moschea.
Ceniamo al ritmo dei tamburi di un gruppo che suona nel cortile dello
Chez Baba, osservando ammaliati i movimenti sensuali ed un po' selvaggi
di alcune giovani danzatrici.
Lunedi'
22 Dicembre
Come da previsione, oggi c'e' gran fermento a Djenne': c'e' il mercato,
coi suoi colori, i suoi odori, le sue mille merci, e ci sono i turisti,
avidi di emozioni che solo l' Africa sa dare, che si aggirano un po'
spaesati e quasi intimiditi di fronte a tanta vita, a tanta esplosione
di umanita'. Quante persone, infatti, si sono riunite qui oggi! L' Africa
e' proprio questa, l' Africa si incarna nei suoi mercati, l' Africa
vive per i suoi mercati! E' difficile descrivere a parole cosa significa
un mercato africano; solo chi vi si e' trovato dentro capisce cosa vuol
dire!
Oggi splende un magnifico sole e la piazza si accende di abbaglianti
colori, mentre sullo sfondo la grande moschea sembra osservare con severo
amore i suoi figli. Ci perdiamo in mezzo alla folla, in un capogiro
continuo di odori forti e di corpi che si urtano. Poi decidiamo di prenderci
una pausa, cosi', assieme a Jonny e Roland, ci rechiamo al fiume dove
una piroga fa la spola fra le due rive. Vogliamo visitare i due piccoli
villaggi al di la' del Bani, Welingare e Roundessirou. Sono abitati
da Fulani (o Peul) che si riveleranno molto affabili e curiosi. Pochi
bianchi si spingono fin qui, anche se i villaggi distano poche centinaia
di metri dalla riva del fiume, perche' in teoria non hanno nulla da
offrire... ma davvero pensiamo che tutti questi bimbi che ci stanno
correndo incontro con i faccini impolverati non abbiano nulla da insegnarci?
Sotto un maestoso alberone le foto non si contano piu' e salutarli per
tornare verso Djenne' ci costa fatica; arrivederci piccoli!
Nel primo pomeriggio decidiamo di lasciare l' isola; siamo diretti a
Sevare', dove contiamo di arrivare prima di sera. Salutato Jonny che
si ferma qui ancora un giorno, assieme a Roland ci portiamo sulla piazza,
dove ci hanno indicato i taxi diretti a nord. Un bache' e' fermo vicino
ad alcune bancarelle e, dopo aver aquistato i biglietti, vi saliamo.
Sulle panche di legno siamo in cinque e c'e' ancora posto. Inizia l'
attesa; dopo un' ora siamo in nove e siamo gia' stretti; dopo due ore
siamo in quindici, strettissimi; dopo due ore e mezzo siamo pronti a
partire, in diciannove, schiacciati come sardine! Fra i passeggeri,
una ragazza con due gemelle neonate!!
Partiamo.. e dopo pochi chilometri ci aspetta la traversata, ma siamo
in fila: davanti a noi otto vetture aspettano il loro turno. Una di
queste, un pullmino bianco, mentre sta salendo sulla chiatta, rimane
impantanato con le ruote posteriori nell' acqua.... panico generale!
Diversi tentativi del tutto inutili vengono sperimentati e, dopo un'
ulteriore attesa di un' ora e mezzo, arriva come per miracolo una seconda
chiatta: compieremo la traversata in pochi minuti... ma quelli del pullmino
sono ancora la'!
Finalmente sulla strada principale, il bache' inizia la sua corsa verso
nord, con noi stipati e sudati sopra.
Trascorrono le ore ed i chilometri, finche' le due gemelle si addormentano
e cala la sera. Ora fa un gran freddo, ma dobbiamo resistere: raggiungiamo
Sevare' in piena notte, salutiamo Roland che prosegue verso Mopti, prendiamo
un taxi e ci facciamo accompagnare in albergo. All' Oasis hotel montiamo
la tenda sul tetto, mangiamo qualcosa e ci ritiriamo.
Martedi' 23 Dicembre
Sevare' non offre nulla, cosi', dopo aver approfittato della presenza
di una banca per cambiare un po' di euro nella moneta locale, ci incamminiamo
verso la gare routier da dove partono i taxi per Bankass.
Ma quando arriviamo a quella da cui partono i taxi per Bandiagara, succede
qualcosa che segnera' i nostri prossimi giorni: all' ombra, infatti,
in attesa di partire c'e' una famiglia di francesi... alla quale ci
aggrappiamo letteralmente per fuggire all' aggressione di 4 o 5 figuri
che parlano tutti insieme, toccandoci e proponendoci ogni cosa: una
guida per le terre dei dogon, minerali dogon, braccialetti e non so
cos' altro! Dopo un po' riusciamo a capire, nella gran confusione, che
i francesi stanno partendo per Bandiagara e da qui prenderanno un altro
mezzo per Djiguibombo, da dove inizieranno il trekking. Ci pare una
buona soluzione, cosi' compriamo anche noi i biglietti ed iniziamo una
nuova lunga attesa. I francesi partono dopo pochi minuti, poiche' il
loro taxi e' gia' pieno; noi partiremo di li' a due ore, stipati in
nove su una normale autovettura!
Arriviamo a Bandiagara, covo dei piu' accaniti esemplari di guide per
le terre dei dogon! Se riescono a "catturarti"... ti nascondono
agli occhi delle altre guide per non farsi scappare dei clienti. E'
dura lotta fra di loro, e' il loro modo di guadagnarsi da vivere, ma
noi restiamo dell' idea di voler tentare da soli il trekking. Ad ogni
modo, dobbiamo cercare di raggiungere Djiguibombo e per fortuna troviamo
di nuovo la famiglia francese: saliamo con loro su un pullmino che parte
quasi subito. L' asfalto finisce e ci immettiamo su una pista che si
fa sempre piu' bella, affiancata da splendidi baobab davvero enormi
e da manghi dalle foltissime chiome ombrose. Alcune persone ci salutano
ridendo.
In una mezz' oretta arriviamo in vista del villaggio di Djiguibombo,
tutto recintato da un muro alto circa 2 metri e con le tipiche casine
di fango ed i granai dal tetto di paglia. Qui scendiamo, e veniamo immediatamente
risucchiati da un nugolo numerosissimo di bambini: tutti ci vogliono
toccare le mani, ridendo felici per questa novita' nelle loro vite!
Accanto all' autista del pullmino, era salito durante il percorso un
ragazzo alto, con occhiali da sole e aria da cittadino: ora, questi
non ci vuole far partire, inventando sciocchezze del tipo che "
e' vietato entrare nella terra dei dogon senza una guida" oppure
che "la gente ci fara' delle maledizioni se ci vede andare in giro
da soli"! Anche i francesi volevano provare ad andare senza guida,
quindi lasciamo volentieri che Diego, il padre di famiglia che ha vissuto
diversi anni in Africa, parli con questo tizio. Cerca in tutti i modi
di convincerlo a lasciarci andare, ma senza alcun risultato!
Alla fine ha un' idea geniale: sara' il capo del villaggio a decidere
se lasciarci passare o meno! La figura del capo, infatti, riveste un
ruolo ancora importantissimo presso i dogon, ed anche questo tizio prepotente
si dice daccordo ad accettare la sua decisione. Entriamo quindi in un
ampio cortile e ci sediamo all' ombra; il capo, un anziano dal sorriso
affabile, si siede fra noi e, una volta venuto a conoscenza del problema,
si esprime cosi': "Ho capito che non trovate simpatico questo ragazzo,
percio' vi chiamero' un ragazzo del mio villaggio: sara' la vostra guida
e nessuno vi disturbera' piu'!". Compare subito un ragazzino dal
viso buono e timido: si chiama Borgo' ed ha 14 anni; dopo le parole
del vecchio, si allontana dicendo: vado ad avvertire mia madre.
Siamo felicissimi di esserci liberati del prepotente, e partiamo di
buon grado lungo la pista, sotto un sole micidiale: sono le 2 del pomeriggio.
Dopo pochi chilometri abbandoniamo la pista per un sentiero fra le rocce;
ci troviamo in breve sul bordo della falesia e guardiamo in basso una
pianura piatta che si perde all' orizzonte, chiara e puntellata di cespugli
ed alberini verdi. Iniziamo a scendere seguendo un sentiero stretto,
roccioso e pittoresco, rallegrato dalla presenza di diversi gruppi di
donne che, coi loro carichi sulla testa, salgono verso la falesia. Sfilano
accanto a noi ridendo come matte ed ognuna ci stringe la mano: ottima
impressione di questo popolo, dopo la prepotenza dei bambara di citta'!
Verso le 4 giungiamo alle porte di Kani-Kombole', che ha una bellissima
moschea, piccola ma perfetta. Borgo' ci spiega che, in due periodi dell'
anno, i cristiani possono entrarci... ed i musulmani possono entrare
nelle chiese: fantastico!
In realta', i dogon, un tempo ormai lontano, erano tutti di religione
animista; oggi, invece, si sono dovuti convertire all' islam per motivi
di commercio (perche' nelle citta' sono tutti islamici e questi commerciano
solo con gli islamici!), mentre alcuni hanno scelto di convertirsi al
cristianesimo forse per la presenza di missioni cattoliche anche in
queste zone. Ad ogni modo, i dogon hanno mantenuto alcune tradizioni
tipiche del mondo animista, senza scendere a compromessi con islamici
(infatti producono e bevono in gran quantita' la birra di miglio) o
cattolici (continuano infatti a mutilare i genitali sia dei bimbi sia
delle bimbe).
Dopo una breve pausa, proseguiamo il nostro cammino, che si snoda fra
campi coltivati a cipolle in pianura: abbiamo la falesia alla nostra
sinistra e procediamo verso nord. Parallela al nostro sentiero corre
una pista di terra rossa, su cui passano qualche jeep e qualche motorino.
Magnifici baobab lasciano pendere dai rami piu' alti i loro frutti,
che i bimbi raccolgono, lasciano essiccare e poi lavorano in superficie
dando vita a bellissimi "strumenti musicali"!
Al calar della sera giungiamo alle porte di Teli, le cui costruzioni
si avvicinano alle rocce rosse della falesia per arrampicarcisi perfino
sopra. Entriamo in un campament e ci rilassiamo su bellissimi sdrai
tutti di legno.
Ogni villaggio dogon ha uno o piu' campament per turisti: qui si puo'
mangiare, bere e dormire e l' ospitalita' e' sempre eccezionale. Si
puo' scegliere se dormire dentro le semplici ma calde stanzette oppure
sui tetti: noi abbiamo la nostra tenda e cosi' dormiremo sempre sui
tetti! Le scalette per accedere ai "piani alti" sono stupende:
tronchi appoggiati ad uno dei muri esterni, su cui sono stati ricavati
dei gradini irregolari. Artigianali e bellissime!
Ceniamo dunque tutti insieme e restiamo a chiacchierare sotto un cielo
stellato niente affatto disturbato da fonti di luce; il villaggio, infatti,
e' completamente immerso nelle tenebre!
Mercoledi'
24 Dicembre
Alle 6 e 30 siamo pronti per la colazione e assistiamo alla frittura
di palline di miglio che rappresenteranno l' unico nostro alimento mattutino
durante la permanenza nella falesia. Si chiamano bigne' e sono buoni
anche se senza zucchero.
Partiamo alla visita del villaggio, o meglio alla parte antica di questo,
raccolta in una fessura orizzontale della montagna, davvero pittoresca!
Salendo la roccia ci ritroviamo in un mondo che ci pare ormai perduto,
abbandonato ma che mantiene intatto fascino ed un pizzico di mistero.
Vivevano quassu', aggrappati alla roccia come tanti uccelli, per difendersi
dagli animali feroci; ora non ci sono piu' pericoli e stanno scendendo
percio' sempre piu' a valle, abbandonando gradualmente le pendici rocciose,
che rimangono pero' intatti pezzi di storia! Purtroppo, alcuni mercanti
senza scrupoli hanno approfittato della ingenuita' dei dogon rubando
loro porte e finestre di legno scolpite, che oggi non sono dunque piu'
visibili nel loro contesto originario. Pensate che sono stati addirittura
costretti, in alcuni casi, a mutilare bellissime sculture di legno per
non farsele rubare: roba da matti!
Camminiamo e scopriamo piccoli granai con l' interno diviso in quattro
stanze per contenere quattro tipi di cereali, costruiticome palafitte
sorrette da pietre o da legni per evitare che il prezioso contenuto
marcisse; le case per le donne con le mestruazioni, dove dovevano stare
rinchiuse a ricamare; la casa di un cacciatore che ha "incollato"
ad una parete i teschi di alcune sue vittime, prova tangibile dei suoi
racconti alla gente del villaggio.
Si riprende il cammino verso nord e presto entriamo in un nuovo villaggio:
il suo nome e' Ende' ed e' famoso per i suoi tessuti. Vari uomini stanno
infatti colorando e ricamando bellissimi tappeti, con colori che tendono
al giallo ed al marron, in un vortice di mille sfumature che ci incantano
e ci inebriano! Percorriamo le strette viuzze, tutte tappezzate di splendidi
tessuti, fino al campament, dove ci verra' servito il pranzo. All' ombra
ci rilassiamo leggendo, scrivendo o guardandoci intorno, felici di essere
qui.
Al pomeriggio ci aspetta una tirata incredibile, di quasi 12 km, che
ci portera' di nuovo sulla sommita' della falesia. Attraversiamo un
paesaggio all' inizio un po' monotono, piatto, secco, in pianura. Poi
percorriamo il letto asciutto di un fiume, dalla soffice sabbia di un
tenue color rosa, splendido alla luce che sta lentamente scemando. Alcuni
baobab ci rallegrano con i loro tronchi levigati. Ho letto sulla guida
che questi alberi sono enormi cisterne d' acqua, essendo cavi all' interno,
per cui sono preziosi durante i periodi piu' secchi!
Arriviamo con le ultime luci del giorno a Begnimato, villaggio posto
in posizione spettacolare, fra rocce che si stanno infuocando al tramonto.
Giusto il tempo per montare la tenda, poi si cena tutti insieme. Quando
calano le tenebre, le uniche luci sono le piccole lampade ad olio sui
tavoli dei turisti.
E' la notte di Natale e a Begnimato c'e' una chiesetta; a mezzanotte
si celebra la messa, ma noi siamo distrutti e ci perderemo questo rito
africano.
Giovedi'
25 Dicembre
I tamburi hanno suonato per buona parte della notte e noi siamo un po'
rintronati. Ma ecco che nasce un nuovo giorno e siamo curiosi di scoprire
dove ci troviamo. Sotto uno splendido sole, ci guardiamo attorno: enormi
torrioni di roccia rossa ci circondano, lastroni neri splendidamente
piatti ai nostri piedi, un bel villaggio con tante casine dai tetti
conici di paglia. Lo attraversiamo per andare verso il bordo della falesia,
faticosamente risalita ieri sera, e che ora ammiriamo dall' alto in
tutta la sua lunghezza: un lungo serpentone di roccia che si eleva sulla
pianura gialla punteggiata di verde. Splendido panorama e tante foto.
E' tempo di ripartire; oggi rimaniamo sulla falesia e camminiamo dapprima
sulla roccia, poi su durissima terra rossa ed infine su erba giallissima.
Attraversiamo due piccoli villaggi portandoci appresso nugoli di bambini
meravigliosi ogni volta. In uno di questi c'e' una diga che mentiene
l' acqua in un laghetto piuttosto vasto, che serve per irrigare i campi
delle cipolle, i cui verdissimi germogli possiamo osservare tutto intorno.
Dopo due ore e mezzo di marcia arriviamo al villaggio di Dourou, dove
ci sdraiamo sugli sdrai all' ombra. Qui salutiamo i nostri amici francesi:
Diego, Alix, Celine, Pablo e Gilles tornano infatti a Bandiagara per
proseguire verso il nord del Mali, mentre noi vogliamo proseguire nella
scoperta della falesia.
Dopo una lunga discussione con alcune guide super aggressive che non
ci vogliono lasciar proseguire con Borgo' (solo perche' lui e' ancora
piccolo cercano in tutti i modi di intimidirlo... ma alla fine in un
qualche modo la spuntiamo noi..... ed e' via libera!!) partiamo lungo
una pista che abbandona velocemente Dourou per avvicinarsi ad uno spettacolare
canyon, che attraverseremo per tutta la lunghezza scendendo lentamente
a valle. Sulle pareti a picco si distinguono le spettacolari abitazioni
del popolo che abito' questi posti prima dell' arrivo dei dogon, i tellem.
Erano di statura molto bassa, tipo i pigmei, e costruivano le loro case
in luoghi all' apparenza inaccessibili, in piccoli anfratti della roccia
verticale, per proteggersi dalle belve feroci che un tempo infestavano
le vallate.
Non siamo soli: si sono aggregati a noi Lawrence ed Evenich, francesi
della Bretagna. Verranno con noi sino a Sanga, dove saluteremo anche
Borgo'.
Lungo il sentiero ripido scendiamo spesso su scalette di legno, incrociando
molte donne cariche di merci; tornano ai loro villaggi dopo essere state
tutto il giorno al mercato del villaggio che vediamo dall' alto: Nombori.
Vi giungiamo presto, dopo esserci fermati un paio di volte per dare
del collirio ad una bimba dagli occhi rossissimi e della pennicillina
ad un' altra bimba con un' ulcera sulla gamba.
Sentiamo la musica provenire dalla zona del mercato, ed infatti c'e'
una festa! Ragazze e ragazzi con i loro abiti piu' belli danzano formando
un ampio cerchio intorno ai musicisti. Bellissimi gli strumenti, ricavati
tutti dalla natura, come una specie di zucca vuota con tante conchiglie
legate attorno che saltellano felici creando un suono soave e ritmico!
Dormiremo al campament Baobab, arrampicato sulle rocce. Ben presto i
nostri occhi vengono catturati dallo spettacolare tramonto che infuoca
il cielo mentre il profilo scuro di alcune acacie si
pennella sullo sfondo come in un magico dipinto su tela.
Venerdi'
26 Dicembre
Prima di ripartire da Nombori, facciamo una richiesta a Borgo'. Dalla
Lonely Planet, infatti, impariamo che in questo villaggio si puo' fare
visita all' hoggon, ovvero il vecchio saggio; cosi', muniti di grosse
noci di cola precedentemente comprate al mercato, ci arrampichiamo tutti
insieme alla sua casa. Un vecchio ormai cieco siede all' ombra di un
grande albero, chissa' quanti anni ha ..... e quante cose ha visto cambiare
in seno al suo popolo. Gli diamo la mano, lasciando in essa cadere le
noci, e quando lui se ne accorge ride contento e ci fa ogni sorta di
benedizione, che Borgo' prontamente ci traduce.
Nell' attraversare il villaggio incontriamo il togu-na, la casa della
parola dei dogon. Rappresenta l' elemento fondamentale di ogni villaggio,
il primo ad essere costruito. Sotto il suo tetto si radunano gli uomini
per discutere di problemi, di matrimoni e insomma di tutto cio' che
concerne la vita sociale. Non e' molto alto, cosicche' le persone devono
restare sedute affinche' le parole che escano dalle loro bocche siano
parole di verita'.
Abbandoniamo Nombori e ci dirigiamo verso Tireli, che raggiungiamo a
meta' giornata dopo aver camminato su di un sentiero spettacolare fra
enormi baobab, manghi e tamarindi. Incontriamo vari bimbi che ci prendono
per mano; uno di loro ci mostra fiero la bicicletta che ha costruito
servendosi esclusivamente di bacchetti di legno: potenza dell' ingegno!!
Tireli si mimetizza perfettamente con la montagna ed offre scenari splendidi.
Ci riposiamo su di un bel terrazzino all' ombra, in un silenzio rotto
soltanto da qualche risata fanciullesca e da qualche raglio di asino.
Quando il caldo
piu' torrido e' passato, riprendiamo il cammino. Sono le 3 e strada
facendo compriamo alcuni oggettini di legno dai bambini che ce li offrono
supplicandoci con i loro grandi occhioni. Sappiamo che quelli di ebano
non sono fatti qui, poiche' non ci sono tali alberi, e che loro li aquistano
da artigiani per esempio del Burkina Faso... ma sono cosi' belli che
non resistiamo!
Passiamo accanto ad Amani, che non visitiamo. Appena fuori dal villaggio
c'e' una pozza-attrazione turistica con tanto di cartelli che pubblicizzano
la presenza di coccodrilli. Per avvicinarsi bisogna pagare e noi proseguiamo
oltre, tanto i coccodrilli non ci sono, ci dice Borgo'!
Appesi agli alberi notiamo numerosi feticci che la gente dei villaggi
fa o fa fare agli stregoni per allontanare maledizioni o attirare su
di se' qualche spirito benigno. Oggigiorno, tali credenze non sono piu'
cosi' vive fra i dogon, convertiti a religioni assai diverse dalla loro
originaria; loro pero' continuano a sentirsi animisti in fatto di donne,
bambini e birra. Insomma si puo' ben parlare di africanizzazione dell'
islam!
Il sentiero corre parallelo alla falesia che in questo tratto e' davvero
bellissima, a picco sulla valle e di uno splendido colore caldissimo.
Iniziamo a scorgere le propaggini meridionali di Ireli, le cui casupole
di fango sembrano cercare nell' intimo abbraccio con la roccia una sorta
di protezione: fanno tenerezza!
In breve attraversiamo alcuni campi di cipolle dove uomini chini sulle
verdi piantine si alzano per salutarci; entriamo quindi nel campament
che si apre immediatamente in un vasto cortile interno. Ai muri delle
case sono appoggiate fantastiche sculture di legno: rappresentano uomini,
donne e coccodrilli e sono in vendita. Inutile dire che le lasceremo
li'... i nostri zaini sono gia' abbastanza pesanti, ma faremo loro diverse
foto.
Montiamo la tenda sul tetto, ci concediamo l' enorme lusso di una doccia
(fredda) e siamo pronti per la cena a base di pasta con sugo di pomodoro
e pezzi di pollo, annaffiando il tutto con un inaspettatto goccio di
vero bordeaux francese portato da Evenich!!
Sabato 27
Dicembre
Dopo colazione ci portiamo in alto sulle pendici della falesia, nel
cuore di Ireli. Troviamo uno dopo l' altro numerosi mercatini allestiti
per i turisti: oggetti grandi e piccoli di legno, stoffa, ciotole, frutti
di baobab, le famose serrature dogon e le miniature delle ancor piu'
famose porte dogon: tutto assolutamente bellissimo! Scattiamo molte
foto, e dopo una in particolare qualcuno ci urla dietro che bisogna
pagare per fotografare li'. Sborsiamo senza scomporci qualcosa come
1 euro e mezzo e le anime si quietano immediatamente: d' altra parte
siamo a casa loro, no?
Continuiamo a salire; oggi il cammino ci portera' a Sanga, il villaggio
dogon piu' grande ed abitato di tutta la falesia. Per arrivarci ci arrampichiamo
in una gola scura, incontrando alcuni gruppi di turisti che vanno in
senso opposto al nostro. Sbuchiamo poi in un ampio vallone roccioso,
nero, lucido e bellissimo che seguiamo in direzione nord.
Fa molto caldo e beviamo spesso: in tutti i villaggi finora incontrati
abbiamo trovato bottiglie di acqua minerale, cosi' le pastiglie di micropur
portate per disinfettare l' eventuale acqua dei pozzi sono sempre rimaste
in fondo allo zaino! Si trovano sempre anche coca cola e bevande gasate
a base di ananas o di mela.
Gradualmente il suolo roccioso lascia il posto ad un terreno morbido,
ricoperto di erbetta secca ma verdina e vediamo sempre piu' vicine le
prime abitazioni di Sanga. Come arriviamo, veniamo circondati da una
miriade di venditori di ogni eta': hanno energia da vendere mentre noi
siamo molto stanchi. Decidiamo di concederci un buon pranzo ed attraversiamo
in fretta il villaggio, alla volta dell' hotel campament Guinna. E'
un complesso piuttosto grande e ci riposiamo all' ombra del suo bel
cortile verdeggiante, finalmente liberi dagli agguerriti venditori.
Offriamo quindi il pranzo a Borgo' e poi via di corsa al mercato.
A Sanga si tiene infatti un coloratissimo mercato ogni 5 giorni e noi
siamo fortunati. Nella grande piazza centrale si sono radunate decine
e decine di persone, si sono sedute a terra, hanno aperto i loro teli
ed hanno esposto tutti i loro averi. Odori, colori, volti, suoni....
e mille "no, merci!" da parte nostra. Alla fine della giornata
siamo stravolti e ci restano appena le energie per salutare i due francesi
e la nostra petit guide, Borgo'. Insieme, si dirigono verso il taxi
che li portera' a Bandiagara. Noi li osserviamo allontanarsi dalla cima
del nostro tetto.
Domenica
28 Dicembre
Decidiamo di riposarci qui un intero giorno. Leggiamo, guardiamo la
vita dall' alto del nostro tetto, mangiamo. Nel pomeriggio usciamo dall'
hotel per scrutare i dintorni di Sanga, che non offre gran che'. Attorniati
dai soliti bimbi curiosi e speranzosi di ottenere qualcosa, ci portiamo
fin sull' orlo della falesia ed osserviamo in silenzio il sentiero che
scende a valle fra bei terrazzi rocciosi. Lo seguiremo domani mattina,
per il momento torniamo sui nostri passi, chiacchierando coi bambini
che ridono per ogni cosa.
Lunedi'
29 Dicembre
Partiamo e subito ci si incollano diverse persone. Parliamo con un ragazzo
e con lui ci mettiamo daccordo: ci fara' da guida fino al villaggio
di Youga-na, a circa 12 km da qui. Il sentiero offre vedute mozzafiato
sulla valle sottostante, dove si riconosce il sottile nastro di una
pista. Lasciamo alla nostra sinistra il villaggio di Banani ed all'
incrocio dove la maggior parte dei turisti gira a destra, noi giriamo
a sinistra. La pista corre fra distese sabbiose su cui il procedere
e' lento e faticoso. Il sole picchia sulle nostre teste e ad ogni piccolo
villaggio che incontriamo ci fermiamo a bere ed a riposare.
Infine giungiamo a Youga-na, paghiamo la guida che riprende la via di
casa e ci abbandoniamo su di un invitante materasso colorato alla magnifica
ombra di una stanza del campament.
Nel tardo pomeriggio veniamo fatti spostare in una stanzetta vicino
alla toilette (risultera' fondamentale tale vicinanza durante la notte.....
purtroppo!), montiamo la tenda sul tetto e subito dopo si alza un forte
vento: e' l' harmattan, il vento del Sahel, che arriva dal deserto del
Sahara e porta con se' calura e sabbia.
Ceniamo, per la prima volta da quando siamo in terra dogon, da soli
e ci pare la cosa piu' romantica del mondo!
Assai meno romantica sara' la dissenteria che mi colpira' nella notte.....
e che mi trascinera' in un vortice di oblio febbricitante che e' meglio
non ricordare!
Martedi'
30 Dicembre
Altra sosta, questa volta forzata, di un' intera giornata. Ma non tutti
i mali vengono per nuocere, ed infatti questa occasione si e' rivelata
ottima per conoscere meglio l' ospitalita' sincera dei dogon. In una
terra dove i turisti si spostano quotidianamente di villaggio in villaggio,
senza soffermarsi nella conoscenza delle persone che vi abitano, la
nostra sosta in un piccolo villaggio sara' ricordata senz' altro! E'
solo cosi' che ho potuto vedere la preoccupazione delle persone del
villaggio, che una dopo l' altra venivano ad informarsi sul mio stato,
a portarmi un cuscino, una coperta, qualcosa da bere. Bisogna ammalarsi,
dunque, per sentirsi piu' vicini a queste persone? Ovviamente no, bisogna
solo essere un poco piu' profondi e cercare di approfondire il piu'
possibile la conoscenza con loro. Non scorderemo mai queste persone,
no davvero!
Mercoledi'
31 Dicembre
Finalmente sto meglio e possiamo pensare di continuare il nostro viaggio.
Non abbiamo infatti la possibilita' di prolungare troppo la nostra permanenza
in territorio dogon, anche se vorremmo tanto, poiche' la strada per
tornare alla capitale e' molto lunga e, spostandoci utilizzando solo
mezzi locali, dobbiamo avere buoni margini di tempo per non rischiare
di perdere il volo di rientro in Italia.
Oggi dobbiamo arrivare a Bamba, circa 30 km da qui. Considerato il fatto
che io sono convalescente ed accuso ancora forti dolori addominali,
optiamo per spostarci con un mezzo davvero particolare...... e di cui
non ci pentiremo!
Ogni villaggio possiede generalmente uno o piu' carretti che vengono
trainati da buoi o asini: servono alle persone per portare le merci
ai mercati nei villaggi vicini. Ebbene, e' per uno di questi carretti
che stiamo ora contrattando con un uomo di Youga-na! Una volta raggiunto
l' accordo, iniziano senza fretta i preparativi, mentre le persone si
radunano numerose incuriosite per l' avvenimento: due turisti su un
carretto?
Arriva il bue, che in effetti non ha molta voglia di camminare oggi!
Viene assicurato al carretto tramite un rudimentale piccolo giogo e,
assicurati gli zaini al pianale di legno, siamo pronti per partire.
Ma prima: la fotografia di rito al villaggio (solo gli uomini si fanno
fotografare, in genere le donne si defilano!) con la promessa che manderemo
le stampe una volta tornati in Italia!
E' bello lasciarsi portare da un bue; l' andatura e' lenta, ma tanto
non c'e' fretta, l' importante e' arrivare!
Ci godiamo il panorama che scorre accanto a noi, rispondendo al saluto
di decine di persone che ci guardano stranite. Siamo entrati in una
zona che non e' piu' molto turistica ed infatti i volti dei bimbi sono
ancora piu' increduli.
La falesia si sta lentamente disgregando; non appare piu' come un' unica
lunga parete serpeggiante ma si sfalda in tanti spuncioni di roccia
rossissima.
Ad un certo punto ci troviamo ad attraversare un villaggio in festa:
un breve corteo di uomini che suona arcani strumenti vegetali si rallegra
per l' avvenuta circoncisione di alcuni bimbi. Almeno i maschietti vengono
festeggiati, le femmine invece.......
Ogni tanto il carrettiere tocca la base della coda del bue, e questi
parte in una corsetta buffa!
Verso il tardo pomeriggio arriviamo a Bamba, dopo 7 ore trascorse sul
carretto. Il villaggio si allarga alla base di una spettacolare piramide
rocciosa che nasce come per incanto dalla pianura circostante. Si vede
bene il grande letto di un fiume ora in secca ma che durante la stagione
delle piogge si riempira' creando non pochi problemi alla gente di Bamba.
Il campament dove arriviamo e' deserto; mentre il bue viene finalmente
liberato e condotto a pascolare beato, il nostro carrettiere va verso
il villaggio a chiamare qualcuno. Torna dopo che noi abbiamo montato
la tenda sul tetto, in tempo per assistere ad una scena che ci tocchera'
il profondo dell' anima!
Un gruppetto di bambine, di ritorno dal fiume o dal pozzo piu' vicino
e dunque cariche di secchi colmi d' acqua, si ferma sotto il nostro
tetto e domanda i nostri nomi. Provano a ripeterli: an-to-nio, glo-ria
e subito ne fanno un gioco, una musica, una canzone. Iniziano a battere
ritmicamente le manine cantando "antoooonio-glooooria, antoooonio-glooooria,
antoooonio-glooooria" dando vita ad una canzoncina che ripeteranno
all' infinito e che continueremo a sentire provenire dal villaggio nelle
ore piu' tarde!! Impossibile dimenticare!!!
Gli uomini sopraggiunti ci allestiscono in breve una sala da pranzo
in perfetto stile dogon: tavolino con tovaglia colorata di tessuto,
sedie di legno, bacinella per lavarsi le mani, secchio pieno di bibite
fresche. Unica differenza dagli altri villaggi: da qui in poi non si
trovano bottiglie di acqua minerale! Siedono tutti con noi, saremo in
tutto una decina, ed iniziamo a conversare come fossimo amici di lunga
data. Ci guardano con curiosita' poiche' qui davvero di turisti ne passano
pochi. Ceniamo con riso e sugo al pomodoro e, dato che le loro quantita'
sono sempre piuttosto abbondanti, quando siamo sazi offriamo loro il
resto del riso: non aspettavano altro! Si gustano questo inaspettato
pasto con gioia, essendo abituati a mangiare sempre e solo il porridge,
impasto di farina di miglio e acqua. Gli alimenti piu' ricchi, come
pasta e riso, vengono infatti conservati esclusivamente per i turisti.
E' cosi' che festeggiamo l' ultimo giorno dell' anno, in compagnia di
gente sconosciuta ma che pare di conoscere da sempre. Ci ritiriamo in
tenda sotto un firmamento perfetto, con suoni di tamburi in lontananza
a farci da colonna sonora!
Giovedi'
1 Gennaio 2004
Ci rimangono da coprire circa 60 km per concludere la falesia. Io sto
bene ma farli a piedi richiederebbe troppi giorni. Il carretto potrebbe
essere una soluzione ma abbiamo altro in testa. Abbiamo sparso una voce
fra la gente di Bamba, che come sospettavamo ha animato gli animi! E'
possibile noleggiare una moto da enduro? Quando questa mattina siamo
scesi dal tetto per la colazione, c' erano gia' diverse persone ad attendere
l' avvenimento della giornata: la lunga contrattazione per il noleggio
di una moto ai due turisti bianchi!
Il carrettiere, infatti, che e' rimasto a dormire al campament con noi
e che oggi lentamente fara' ritorno al suo villaggio, si e' dato un
gran da fare per cercarci una moto.... e l' ha trovata! A dire il vero
le moto devono essere due, per permettere ai rispettivi proprietari
di fare ritorno a Bamba con entrambe le moto. Inizia cosi' la lunga
discussione sul prezzo, mentre molti del villaggio si sono riuniti qui
e dicono la loro, dando ragione ora a noi ora al loro paesano; Taddy
scrive i consumi ed il prezzo della benzina, fa un calcolo per le due
moto, ricarica il tutto per garantire un guadagno sufficiente ai due
ragazzi: lancia la sua offerta. I due, ovviamente chiedono il doppio,
cosi', dopo aver chiesto di vedere le moto, controllato che tutto funzioni
(il freno anteriore non c'e'!) si giunge ad una conclusione. Che gioia
i preparativi, che sorrisi sulle facce della gente, che agitarsi di
braccia dietro a noi una volta che siamo pronti e partiamo!!!
Inizia una nuova avventura, in sella ad una Yamaha 125 bianca e blu.
La pista e' spesso sabbiosa e il procedere difficile, ma ci divertiamo.
Incontriamo decine di persone e tutte alzano il braccio in segno di
saluto; alcuni bimbi fuggono spaventati; un gruppo di donne con enormi
carichi sulla testa e piccoli fagotti sulla schiena si fa fotografare
accanto alla moto.
Il panorama e' sempre piu' piatto e ci lasciamo decisamente alle spalle
la falesia, la nostra cara falesia, che ci ha fatto da casa in tutti
questi giorni! In 3 ore e mezzo copriamo i km che ci separano da Douentza
e quando vi giungiamo restiamo interdetti dalla folla di persone, cui
non siamo piu' abituati.
Offriamo da bere ai ragazzi, saldiamo con loro il nostro conto e li
seguiamo con lo sguardo mentre fanno dietro front per tornare al loro
villaggio.
Douentza si trova sulla strada asfaltata che congiunge Gao a Mopti e
sulla quale passa di rado qualche fuoristrada e qualche auto sgangherata.
Attendiamo qui un taxi brousse, che stranamente arriva dopo solo un'
ora. E' un furgoncino dove ci stipiamo in trenta; i passeggeri sono
soprattutto tuareg e peul. Sul tetto vengono caricate fascine di legna,
sacchi enormi, addirittura un motorino, che ad ogni sosta sale sempre
piu' in alto perche' vengono caricate altre fascine ed altri sacchi!
Al primo posto di blocco ci fermiamo una mezz' oretta: nessuno a parte
noi due, infatti, ha un documento d' identita' e tutti devono pagare
una multa (non capiamo se e' solo un modo di fare soldi del funzionario
o se e' la prassi, fatto sta che le polemiche non si placano neppure
quando finalmente ripartiamo!!). Quindi il viaggio prosegue sorprendentemente
veloce, con solo una sosta significativa per far riposare i passeggeri,
che scendono a sgranchirsi le gambe. In un' altra occasione scarichiamo
persone e carichiamo capre; poi arriviamo a Sevare' dove scendono tutti.
Noi soli proseguiamo fino a Mopti, dove giungiamo al calar del sole.
Troviamo una camera all' hotel Le Fleuve, subito dietro al piu' bello
e famoso hotel Kanaga. In quest' ultimo ceniamo per poi ritirarci a
dormire.
Venerdi'
2 Gennaio
Visitiamo Mopti, considerata la Venezia del Mali, in quanto si sviluppa
sul fiume Niger ed accoglie il porto fluviale piu' importante del paese.
Da qui, infatti, partono le grosse imbarcazioni dirette a Timbuktu,
nel cuore del Sahara, cariche di ogni tipo di merce (anche di turisti!)
e qui fanno rientro con grosse lastre di sale. A Mopti vivono diverse
etnie, riunitesi in tempi lontani per motivi commerciali. La piu' interessante
e' secondo noi quella dei Bozo, pescatori che hanno costruito i loro
semplici villaggi lungo il Niger ed il Bani, che proprio qui a Mopti
si incontrano.
Il mercato lungo il porto e' animato ma molto molto sporco; sara' forse
perche' siamo stanchi, ma rimpiangiamo i bei mercati dei dogon, senz'
altro piu' puliti. Purtroppo l' Africa e' cosi': dove si raduna la civilta',
costituita da persone per lo piu' molto povere, si crea una sporcizia
inverosimile; per ritrovare la pulizia bisogna addentrarsi nella natura,
dove le persone sono pure molto povere ma non possiedono neppure cose
superflue da gettare per terra!
Un ritrovo immancabile per i turisti che visitano Mopti, se non altro
per liberarsi almeno momentaneamente degli assatanati giovani del posto
che si propongono come guide, e' il bar Bozo; una vasta terrazza coperta
che si affaccia sul porto, dove poter mangiare e bere qualcosa di fresco.
Il servizio e' il piu' lento di tutto il Mali, ma il cibo non e' male.
Ed e' qui, al bar Bozo, che il Mali ci ha fatto un altro bellissimo
regalo! Marina ed Orietta, due sorelle di Venezia, nostre compagne di
viaggio in Libia ed in Marocco, sono arrivate qui col loro gruppo...
ed incontrarsi e' stato fantastico! Abbiamo chiacchierato a lungo sulle
nostre diverse esperienze in queste terre e quando ci siamo salutati
abbiamo riso del fatto che ci si incontra sempre in Africa e mai in
Italia!!
Ultimo appuntamento a Mopti e' quello intimo col fiume: un giretto in
pinasse nelle ultime ore del giorno e' qualcosa di imperdibile! Mentre
noi scivoliamo privi di peso (anche perche' non remiamo noi!!) sulle
acque calme del Niger, i Bozo si preparano per la sera; accendono fuochi,
si lavano, raccolgono fascine, fanno rientro con le imbarcazioni dopo
la pesca. Una serie di immagini antiche che si ripetono sempre uguali;
semplici, poveri movimenti carichi di vita. Uno splendido tramonto macchia
le acque di giallo oro.
Sabato 3
Gennaio
Ieri avevamo comprato i biglietti della corriera per Segou: lentamente
ci stiamo riavvicinando a Bamako.
Abbiamo optato per la Bani, compagnia di corriere piuttosto pulita e
veloce. E che si e' rivelata pure puntale: alle 7 e 30 precise ci siamo
mossi da Mopti!
Il viaggio e' stato tranquillo e privo di tutte le mille fermate della
compagnia scelta all' andata!
A meta' giornata arriviamo a Segou, dove troviamo una stanza all' hotel
Auberge, pulito, con una bella piscina in un giardinetto molto grazioso
dove praticamente trascorriamo il pomeriggio ripensando ai bei momenti
trascorsi in questo viaggio.
A cena ci concediamo il lusso di una pizza al ristorante dell' hotel
Le Djoliba: davvero buona considerato che siamo in Africa!
Domenica
4 Gennaio
Oggi proviamo un' altra compagnia di corriere maliana: la Somatra, abbastanza
buona, veloce e puntuale come la precedente! Si parte presto al mattino
e si giunge nel primo pomeriggio a Bamako. Taxi fino all' hotel Tamana,
nella zona dell' ippodromo.
Il caos della citta' ci tramortizza, sembriamo due pupazzi trasportati
dagli eventi. Quando alla fine arriviamo al nostro hotel ci lasciamo
cadere stremati su fantastiche panchine di legno in un fantastico giardinetto
all' ombra di fantastici alberoni veramente enormi! L' hotel Tamana
e' infatti un bellissimo albergo, su due piani, con belle maschere appese
alle pareti e bei tavolini di legno lavorato.
Dopo una bella doccia ristoratrice, andiamo a pranzo al San Toro che
si raggiunge a piedi in 10 minuti: mangiato divinamente! Ottimo il pollo
alle cipolle. Non servono alcoolici ma hanno splendidi succhi di frutta.
Nel pomeriggio, riposo totale con puntatina ad un vicino internet cafe'!
Cena al Bla Bla bar con ottimi spiedi di carne alla griglia e patate
fritte: dall' altra parte della strada rispetto al nostro hotel!
Lunedi'
5 Gennaio
Sebbene sia il nostro ultimo giorno di vacanza, abbiamo deciso di regalarci
ancora qualcosa di speciale.
Dopo aver sbrigato le pratiche di check in al comodissimo ufficio dell'
Air France in centro a Bamako, abbiamo camminato in lungo e in largo
per le sovraffollate vie di Bamako, dove la gente vive letteralmente
per strada. Cucina, dorme, fa la cacca, insomma..... tutto vien fatto
all' aria aperta e sotto gli occhi di tutti!
Quando il calore si e' fatto eccessivo, poi, ci siamo rintanati in un
posticino meraviglioso, che ci ha proiettato in un mondo lontanissimo
da qui: un po' come fare un viaggio nel viaggio!
Abbiamo pranzato, infatti, al ristorante thailandese Soukhothai, in
un atmosfera orientale, con musica orientale, pulitissimo, con portate
eccellenti ed un servizio impeccabile! Un po' caro, a dire il vero...
ma abbiamo voluto esagerare: siamo in vacanza, no?
Ed e' con questo sapore di Africa un po' "orientale" che ci
apprestiamo a salire a bordo dell' aereo che ci riportera' a casa: i
nostri cuori sono pieni di ricordi meravigliosi