VIAGGIO
IN TURCHIA
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Serena
Fiorentino
Numero di giorni: 20
Itinerario: Brindisi, Igoumenitsa(GR), Leptokaria (GR),
Asprovalta (GR), Lagos (GR), Istanbul, Aksaray, Taspinar, Nevsehir,
Izmir, Cesme, Brindisi
Costo totale del viaggio: -
Periodo: 4/22 luglio 2003
Trasporti: Traghetto, camper
Documenti: Passaporto
Sistemazione: Camper
Commenta e Vota questo Racconto!
TURCHIA
2003
Tornare ancora una volta
nel proprio villaggio
rivivere l’atmosfera
della propria capanna
e perdersi nel profumo
di innumerevoli ricordi
intrisi di nuove sensazioni
contaminati da nuove esperienze
ogni attimo un filo
che corre con tutti gli altri
veloce nello stesso vecchio telaio
ad andare ad annodare
quello che un giorno sara’
il tappeto della vita
04/07/03
e intraprendere un ennesimo viaggio tentare l’ennesima evasione
la fuga dal mondo la fuga nel mondo dentro se stessi ma lontano dalla
propria quotidianita’ nel tentativo continuo di perdersi per poi
ritrovarsi un ennesimo viaggio per tentare un’ennesima volta di
capire per potersi ritrovare al rientro pieni di rinnovato ottimismo
colmi di nuove speranze magari un po’ piu’ tolleranti un
po’ piu’ rispettosi del diverso e forse anche un po’
piu’ diversi per potersi ritrovare al rientro forti di una rinnovata
voglia di opporsi e di lottare vivi in un nuovo esasperato spirito di
sopravvivenza maggiormente coscienti maggiormente attenti
e intraprendere un ennesimo viaggio tentare l’ennesimo processo
di crescita di edificazione della propria persona di demolizione dei
propri limiti nel tentativo continuo di protendersi verso nuove frontiere
verso nuovi orizzonti verso nuove culture per nutrirsi del mondo nel
mondo per vivere la gente con la gente per trovare finalmente se stessi
dentro ogni cosa
intraprendere quest’ ennesimo viaggio che allontanandoci ci avvicinera’
Yasamak bir agaç
gibi
tek ve hür
ve bir orman gibi, kardesçesine
bu hasret bizim!
NAZIM HIKMET
(Vivere solo e libero
come un albero e in fratellanza come una foresta. Questa nostalgia e’
la nostra!)
05/07/03
KATARA
Riattraversare il suolo greco sei anni dopo e non sentire piu’
il seppur esistente limite linguistico ne’ quello culturale ne’
quello religioso correvano via veloci l’asfalto e le cime dei
monti esattamente sei anni fa quel suolo che mi vedeva estranea e disorientata
corre via sotto ai miei piedi la stessa terra finalmente pronta ad accogliermi
rispettosamente come cittadina del mondo sicuramente cresciuta avendo
trasformato il mio semplice muovermi in un artistico viaggiare
e riassaporare gli
stessi monti e le stesse valli senza le infinite nostalgie di una volta
respirare nel vento senza soffrire per cio’ che si perde alle
mie spalle ma instancabilmente proiettata verso cio’ che di bello
sara’
LEPTOKARIA
e sara’ il mare sara’ l’Egeo lo chiamano cosi’
eppure canta esattamente come il mio Adriatico odora e spumeggia esattamente
come il mio Adriatico solo la gente lo celebra in un’altra lingua
e con un’altra religione e a farmi compagnia la Mythos ha sostituito
la mia Moretti e le Assos le mie Diana eppure stranamente a differenza
di sei anni fa ora prendo coscienza che anche se celebrato in un’altra
lingua e con un’altra religione questo mare che chiamano Egeo
odora e spumeggia esattamente come il mio Adriatico
06/07/03
ASPROVALTA
domenica mattina all’alba la forza del vento e il canto del mare
ancora in viaggio senza aver avuto neanche il tempo di fermarmi a meditare
sull’immensita’ fisica e culturale del monte Olimpo scivolato
via alla mia sinistra ancora in viaggio spinta da una sovrannaturale
voglia di proseguire da una strana forza che mi spinge continuamente
ad alzarmi e camminare perche’ il limite e’ il tempo ed
e’ profondamente ingiusto fermarsi ed aspettare e allora si riparte
ancora si corre veloci si corre entusiasti verso il confine turco
06/07/03
LAGOS
paesino con poche anime solo qualche pescatore di anguille e pochi uomini
consumati forse dal sole e dalla solitudine fermi a fissare il mare
con la loro birra e le loro innumerevoli sigarette piccolo paesino in
riva al mare il cielo attraversato dalle cicogne e dai gabbiani come
fossero a guardia delle barche nel minuscolo porto piccolo paesino ultima
breve tappa prima del confine ultima solitaria pausa di riflessione
prima di immergermi nella meravigliosa vita della mia Turchia e anche
questa nazione e’ scivolata via sotto ai miei piedi anche questa
nazione con il suo favoloso mare i suoi verdi monti e il suo cielo di
un azzurro quasi innaturale anche questa nazione a strisce bianche e
azzurre e’ scivolata via forse troppo in fretta forse anche un
po’ inconsciamente e’ scivolata via
Uomini
che vivono questo mare
che vivono questo cielo
come evasione
porto
unico contatto col sociale
regolato da leggi
scritte da altri uomini
per questi uomini
che liberamente scelgono
di vivere questo mare
di vivere questo cielo
come evasione
tre ore alla frontiera
in fondo e’ normale titica burocrazia turca e subito dopo la strada
tipica strada turca chiarificatrice della mentalita’ turca qui
i monti non si accarezzano teneramennte sui fianchi ne’ si attraversano
dall’interno la strada sale su ripida l’asfalto sconnesso
come a voler sfidare tutte le leggi della fisica e poi giu’ quasi
a rotolare a valle veloci nel vento il prossimo centro abitato a poco
meno di 40 km cinque abitazioni una moschea centinaia di bambini scalzi
per strada e poi piu’ niente per altri circa 30 km sara’
di nuovo la strada solo questa linea innaturalmente retta e ogni tanto
alcuni uomini stanchi che proseguono a piedi ai lati di questa tutto
fa pensare ad una strenua lotta lotta che apparentemente sembra concludersi
solo con l’arrivo a TEKIRDAG circa 100 km dal confine circa 100.000
abitanti l’asfalto liscio le luci al neon le lokante i caffe’
ma basta muovere pochi passi lontano dal centro per rendersi conto che
tutta questa “civilta’” e’ solo un’illusione
basta assaporare l’atmosfera della periferia per riconoscervi
la tipica strenua lotta dell’uomo turco quest’uomo un tempo
cittadino del grande impero quest’uomo un tempo depositario della
civilta’ ridotto ora a mera Periferia eppure coraggioso e forte
e’ questa la Periferia della vita tuca orgogliosa rispettabile
e onorevolo Periferia e’ questa la Turchia la mia Turchia
07/07/03
ISTANBUL
come ogni anno il solito esagerato bagno di folla la solita inconfondibile
emozione il solito odore di infinite esperienze che si incontrano e
si scontrano anche solo un istante per fondersi Istanbul semplicemente
l’essere almeno per un giorno parte del tutto il sentirsi allo
stesso tempo enormi e minuscoli Istanbul e’ tante piccole cose
e’ fermarsi a pregare avvolti dall’aria mistica di una moschea
e’ dar da mangiare una pannocchia ad un uomo solo per strada e’
ammirare estasiati le rive del Bosforo dai sedili di un rumoroso battello
e’ immergersi nelle urla dei venditori di chincaglierie nei bazar
e’ continuare stremati a camminare tra la folla perche’
nessun pur minimo particolare sfugga ai sensi Istanbul e’ tutto
e niente attimi che si inseguono sensazioni che si rincorrono Istanbul
e’ semplicemente l’eccesso la totalita’ in ogni cosa
Occidente? Oriente? Asia? Europa? semplicemente la magica Istanbul!
e all’alba
si riparte solo un giorno per assaporare fugacemente la mia Istanbul
solo un giorno per succhiarne l’esistenza e poi fuggire via anche
solo per non rischiare di rimanere intrappolati in questo eterno eccessso
anche solo per evitare di innamorarsene a tal punto da non poterne piu’
fare a meno e cosi’ da domani la lunga e innaturalmente retta
fascia d’asfalto sconnesso mi accompagnera’ altrove strappandomi
via da questo favoloso paradiso del caos eppure in cuor mio ne sono
certa questo non e’ un addio ma solo un arrivederci
Ben bir insan,
ben, türk sairi kömünist Nazim Hikmet ben,
tepeden tirnaga iman,
tepeden tirnaga kavga, hasret ve ümitten ibaret ben...
NAZIM HIKMET
08/07/03
un fugace saluto al mare corro veloce verso luoghi dove la vita raramente
riserva agli uomini l’opportunita’ di conoscere lo splendore
dell’immensa distesa d’acqua lungo questa apparentemente
infinita strada che sembra dividere esattamente a meta’ l’austero
altopiano anatolico i rumorosi vecchi camion alcuni malconci trattori
e i carretti trainati da stanchi asini che portano intere famiglie di
contadini verso dure fatiche i girasoli il grano l’oppio la vita
scivola via su se stessa sembra quasi che per questa gente tutto si
ripeta esattamente uguale giorno dopo giorno tra lavoro nei campi e
splendidi tramonti sul lago e forse loro non avranno mai la fortuna
di vedere il mare ma chi di noi puo’ immergersi in uno di questi
tramonti dove tutto si colora di un rosa intenso? il lago Tuz immensa
distesa di sale cristalli bianchissimi che si colorano di sole e di
cielo il lago Tuz infinita ricchezza di questo popolo contadino schiavo
dei giorni e della fatica Natura meravigliosa Natura divina eppure malvagia
e ingiusta infiniti sforzi lavoro duro continua lotta e un villaggio
e poi un altro e un altro ancora distrutti dai terremoti l’uomo
costruisce la Natura distrugge
09/07/03
AKSARAY
l’Anatolia il mio momento per perdermi nell’immenso il mio
momento per ritrovarmi in un giardino del te con il mio çay il
forte aroma del tabacco turco un buon libro del grande Hikmet una penna
e un pezo di carta il verde e l’azzurro tutt’intorno le
chiassose chiacchere di qualche numerosissima famiglia e il calore a
tratti dolcemente invadente del contadino o del pastore anatolico e
la sua infinita esperienza nascosta dietro l’apparente ignoranza
l’Anatolia non e’ Istanbul la Turchia non e’ Istanbul
la Turchia non e’ solo Istanbul il favoloso paradiso del caos
cede il passo a quest’immensa terra dove regnano infinita semplicita’
e umana cordialita’ l’Anatolia e’ questo spazio troppo
grande dove si perdono milioni di vite tutte uguali l’Anatolia
e’ questo immenso paradiso dove l’Occidente ancora non riesce
a ritagliarsi degli spazi e’ l’evasione un’evasione
che permette all’uomo di capire il perche’
09/07/03
TASPINAR
e tutto cio’ che da noi ipersviluppati occidentali e’ considerato
civile ormai e’ scivolato via alle mie spalle e da oltre 150 km
anche il verde dei monti e dei prati e’ scomparso alla vista per
lasciare il posto all’arsura della steppa percorsa solo dai venti
di questi oltre 1000 metri di altitudine sono rimasti solo il caldo
soffocante del giorno il freddo gelido della notte poche abitazioni
dai tetti di fango e paglia alcuni venditori di frutta e poi tutt’intorno
solo quella che noi civili occidentali chiamiamo desolazione una desolazione
carica di spiritualita’ di misticismo di vita una desolazione
che da sola mi accompagnera’ per altri almeno 100 km prima di
offrire alla mia vista il prossimo grande centro urbano
NEVSEHIR
la citta’ nel cuore della Cappadocia che amichevolmente mi ospita
da ormai otto anni la citta’ che anno dopo anno mi ha vista crescere
sempre piu’ la citta’ che mi ha vista avvicinare a questa
cultura fino quasi a fondermi con questa gente questa gente cosi’
fraternamente amichevole cosi’ piacevolmente invadente chiassosa
ma gentile a tratti rude ma fiduciosa mai diffidente allegra e disponibile
questa e’ la mia gente questa la mia tanto sognata terra una terra
che non ha molto da offrire se non tanta pace e solidarieta’ una
terra che mi urla contro di tornare nel mio occidente anche solo per
diffondere i meravigliosi insegnamenti che ha saputo darmi una terra
che e’ come se mi investisse di una missione che e’ come
se mi investisse dell’arduo compito dell’insegnamento di
un diverso stile di vita questa terra cosi’ vicina alla Palestina
al Kurdistan e all Iraq questa terra sorella del Medio Oriente eppure
cosi’ pacifica e solidale incontaminata dagli artificiali “valori”
del nostro occidente “civile”
10/07/03
Pensavo di ripartire di scappare via come al mio solito eppure so di
non riuscire ad abbandonare quest’oasi di pace prima di qualche
giorno prima di averne appreso fino in fondo i ritmi e i profumi
respiro profondo
cosciente
alito di vita incessante
profumo di verde e di azzurro
profumo di sole e di pace
calore di una casa
ospitale e accogliente
dolcissima melodia di voci
che parlano una lingua diversa
che esprimono valori e speranze diversi
bambini che giocano
giochi che non conosco
donne che pregano
preghere che non conosco
respiro profondo cosciente
alito di vita incessante
la vita in ogni cosa
la vita nel verde e nell’azzurro
nella pianta nell’acqua
nel cielo nel sasso
la vita dentro
e tutt’intorno
mezzanotte il freddo
gelido reso dolce e mite da un çay in compagnia e non sentire
piu’ il consumistico bisogno di avere qualcosa da fare solo perche’
e’ sera ed e’ estate e bisogna assolutamente chiudersi in
qualche pub o discoteca basta un çay offerto di cuore e quattro
chiacchiere scambiate amichevolmente in turco basta cosi’ poco
per trascorrere alcune ore stupende ore di sorrisi sinceri piene di
calore umano e di vita piena un portafogli gonfio che si fa da parte
per lasciare spazio ad un sorriso un barilotto di birra che come per
magia si annulla davanti all’aroma di un semplicissimo çay
finalmente resa pienamente felice dall’assoluta semplicita’
11/07/03
venerdi’ e venerdi’ e’ festa ferventi preparativi
eccitazione palpabile nell’aria eccessiva allegria in ogni paio
di occhi le luci colorate che tingono di rosso di giallo e di blu questo
favoloso prato tra i monti anatolici la musica che rende viva ogni cosa
il profumo della carne d’agnello gettata quasi distrattamente
sui carboni rossi di fuoco uomini e donne che si corrono incontro per
salutarsi con calorosi abbracci in fondo oggi e’ venerdi’
e venerdi’ e’ festa ed e’ come se stranamente tutti
si volessero bene e ci si ritrova a mangiare sullo stesso tavolo a condividere
gli stessi argomenti a scambiarsi gli stessi calorosissimi sorrisi questa
magnifica terra resa ancora piu’ adorabile da un venerdi’
di festa
12/07/03
e questa terra capace di portarsi via tutti i cattivi pensieri e i brutti
sentimenti questa terra dove la nostalgia e la tristezza non trovano
posto dove si piange solo di gioia e ogni fatica e’ dolce questa
terra che da sola riesce a colorare le vite e vorrei poter entrare a
far parte delle esperienze di tutti questi uomini vorrei poter rendere
indistruttibile il legame che c’e’ fra me e questo paradiso
anche solo per non dimenticare -una volta rientrata nell’inevitabile
consumistica routine della mia vita- che il paradiso su questa terra
esiste ed e’ meno lontano di quanto si possa credere anche solo
per ricordare che esiste su questa terra gente capace di donarsi interamente
all’altro senza pretendere niente in cambio
e oltre duecento
invitati seduti allo stesso tavolo e il sublime suono del saz i palloncini
colorati e tante lucine sfavillanti nella notte e ancora tanta partecipazione
sincera e infinita felicita’ per un bimbo che sta per diventare
un piccolo uomo
13/07/03
IZMIR
molte centinaia di chilometri a separarmi ormai dal mio piccolo grande
paradiso e questo strano sentimento di üzgünlük tutto
turco rimasto da solo a farmi compagnia e forse solo ora per la prima
volta con tutta me stessa sento il bisogno di averti qui chiunque tu
sia per stringerti forte a me e succhiare tutto il tuo calore umano
per assaporare sulle tue dolci labbra la nostalgia e la tristezza e
per confondere -il mio viso contro il tuo- le tue lacrime con le mie
e mi mancano Erdal Ali Aise Murat Mehmet Gülay Ahmet... e forse
davvro solo ora per la prima volta con tutta me stessa sento il bisogno
di averti vicino chiunque tu sia vorrei averti qui con me in questa
notte tornata ad essere troppo calda e quasi eccessivamente occidentale
vorrei potermi svegliare in un dolce abbraccio e condividere con qualcuno
questa travolgente üzgünlük che gia’ so mi accompagnera’
ancora per giorni o forse settimane o chissa’ tristemente tenera
eredita’ lasciatami con amore dal mio piccolo grande paradiso
da quella generosa terra che ancora una volta e’ riuscita ad entrarmi
dentro fino a farmi sentire quasi estranea a questo ora eccessivo occidente
14/07/03
-21/07/03 ÇESME
il venditore di cozze all’uscita dalla discoteca e il venditore
di pannocchie sull’affollatissima spiaggia i camerieri incravattati
che servono döner kebap le armonie turche che si confondono in
discoteca con le ritmiche rock l’uomo che –vedendoti seduto
su una panchina lungo l’Atatürk caddesi- ti chiede se desideri
qualcosa da bere il çay caldissimo alle due del pomeriggio in
spiaggia il chiedere lo sconto anche su un pacchetto di sigarette il
carretto trainato da un asino e la limousine fermi l’uno accanto
all’altra gli yacht che sembrano guardare con distacco le vicine
barchette dei pescatori il muetzin che –alle cinque del mattino-
invita i turisti alla preghiera gli innumerevoli gattini a farti compagnia
al tavolo di un qualsiasi rinomato ristorante le finestre dello Sheraton
che si affacciano su un caratteristico vicolo del centro storico la
colazione a base di formaggio e cipolle e l’anguria i cetrioli
e le carote serviti con disinvoltura in discoteca
22/07/03
troppo difficile
il porto che scompare all’orizzonte
Çesme si allontana
presto sara’ solo il mare
tutt’intorno
presto non sara’ piu’
l’inconfondibile odore della terra turca
troppo difficile
dover rinunciare
ancora una volta
alla felicita’ assoluta
per correre
ancora una volta
verso l’infelice ma sicuro porto
della mia casa
e canto ancora una
volta le separazioni canto gli addii e le lacrime il sentirmi il vuoto
tutt’intorno lontana da una cultura che sento sempre piu’
mia e che ora scivola via lontano dal mondo che mi circonda inghiottita
dalle onde di questo mare e canto ancora una volta i riavvicinamenti
canto i bentornata e le lacrime il sentirmi piena di un vivere estraneo
a chi mi circonda il sentirmi perfetta e allo stesso tempo straniera
innaturalmente felice della mia nuova riacqistata diversita’