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VIAGGIO A RIO DE JANEIRO (E DINTORNI..)

Categoria: racconti di viaggio
Viaggiatori-Autori: Francesco
Itinerário: Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Vitória, Búzios, Rio
Numero di giorni: 27
Costo totale del viaggio: tanto
Periodo: Natale 2006
Compagnie aeree: TAP (parte intercontinentale) e TAM (sul posto)
Documenti: passaporto
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Queste annotazioni riguardano alcuni punti salienti del mio viaggio, non si tratta di un diario dettagliato. Sono note personali, non certo sostitutive delle guide ufficiali ,...

Il testo è scritto con l’intenzione di condividere con altri le belle (moltissime) e brutte (pochissime) esperienze fatte. Informazioni su trasporti, ristoranti e alloggi riportate nel testo potranno forse essere utili a chi vorrà intraprendere un viaggio simile.

Il percorso si articola su tre argomenti: la grande città (Rio de Janeiro), uno stato dell’interno (il Minas Gerais) e la costa (da Vitoria a Rio passando per Bùzios). Un percorso triangolare di circa 1500 Km, compiuto in autobus, treno e aereo.

Parte 1: La città di Rio de Janeiro
14 dicembre

Arrivo a Rio, aeroporto intercontinentale (GIG) alle 18, ora locale, dopo un viaggio di più di 12 ore. L’aria è umida e calda.

Già dalla fila al controllo passaporti si vede un’enorme differenza tra europei e brasiliani; ci sono due file separate, residenti e stranieri: i brasiliani sono tutti allegri e sorridenti, le donne sono vestite in modo esuberante e sensuale, i bambini corrono di qua e di là.

Le valigie prendono molto tempo per uscire, intanto passo al vicino duty-free per procurarmi una buona crema solare (indispensabile qui) e provare se le carte di debito prepagate che mi sono portato funzionano: si, ma solo per pagamenti in valuta locale, non in dollari come vorrebbe il commesso del duty-free.

All’uscita mi attende l’autista dell’albergo, si chiama João, avrà 40 anni, una faccia simpatica, parla bene l’inglese. Mi siedo davanti accanto a lui, parliamo un po’. Mi dice che fa questo lavoro da 20 anni e che gli piace… L’albergo si trova sulla spiaggia di Leblon, all’estremo sud di Rio. Per arrivarci dobbiamo attraversare tutta Rio. Lungo il percorso Joaõ mi dà qualche indicazione sulla città (nomi dei quartieri, ecc.), ma, soprattutto, mi parla degli abitanti. Spiega che in Brasile puoi ottenere molto dalla gente se sei gentile e amichevole; dice testualmente: “Il brasiliano ha un grande cuore, se gli parli amichevolmente ti dà tutto quello che può”.

Un consiglio che vale un tesoro, come si vedrà poi.

Alla reception mi accoglie un giovane alto e magro, dalla pelle molto chiara: sicuramente non é originario di qui (infatti si chiama Jürgen e viene dall’Olanda). Negozio con lui la posizione e il tipo di camera. Cerca di venirmi incontro in tutti i modi.

15 dicembre

L’albergo è sul lungomare, ho avuto una camera con vista sulla spiaggia, la mattina osservo il sorgere del sole sull’oceano Atlantico.

Oggi ho un appuntamento per una visita guidata organizzata da “Jeep Tours” (una ditta specializzata che ho trovato molto buona ). Programma: visita alla favela di Rocinha + percorso all’interno della foresta di Tijuca + salita alla vetta del Corcovado, dove si trova la statua del Cristo Redentore.

Vengono a prenderci all’hotel. La guida si chiama Bruno Casalini (d’origini italiane), l’autista si chiama Alex. Imbarchiamo sulla jeep alle 9:30, siamo un gruppo di 5, tutti europei.

Favela di Rocinha

Situata alla periferia sud di Rio, più che un quartiere sarebbe una città satellite e, più che una città é un ammasso di case, costruite una sopra l’altra lungo il fianco della montagna. Nessuno sa dire quante persone ci abitano, si stimano 130 000. (Per inciso: la parola “favela” non è politicamente corretta; loro si definiscono una “comunità demunita”.)

Qui non c’è lo Stato, la polizia si tiene ai margini, comanda il capo della banda armata più forte.

Detto questo, prima di entrare, la guida spiega che non è un posto pericoloso se si rispettano alcune regole. Prima di tutto: un atteggiamento amichevole con gli abitanti e mai arrogante, secondo: non fotografare persone con armi o punti di spaccio di droga (lui ci dirà al momento), terzo: comprare qualche oggetto d’artigianato di fabbricazione locale (quadretti, collane, dischi di musica autoprodotti) posto in vendita come souvenir.

La guida spiega che i turisti sono benvenuti perché portano soldi, che sono protetti perché i boss locali non vogliono avere problemi con la polizia di stato (che sarebbe chiamata ad intervenire in caso d’aggressione di un turista straniero) ma spiega anche che è meglio fare la visita la mattina presto perché più tardi comincia lo spaccio della droga…

All’interno la guida segue un percorso di tipo “diplomatico”: per prima cosa passiamo dalle bancarelle che vendono souvenir e acquistiamo diversi oggetti, poi lui si reca a salutare (o meglio, ad omaggiare) due o tre persone che paiono importanti, infine ci conduce lungo la strada principale per osservare le attività della città e per le stradine interne fino ad un punto panoramico da dove scattare delle foto.

La gente ci guarda, ma non è per nulla minacciosa; tutti sembrano intenti alle loro attività: mai ci siamo sentiti in pericolo durante la visita.

Lungo la strada principale ci sono moltissimi negozi: mercatini di generi alimentari, articoli casalinghi, riparatori d’auto, ferramenta, ecc. C’è molta gente in giro e molta attività. Le case sono costruite senza alcuna pianificazione, sbirciando all’interno vediamo che gli spazi sono piccoli ma non angusti; gli alloggi sembrano corretti, solo c’è un grande disordine urbanistico. Sembra una città medioevale costruita con i materiali d’oggi. Ci sono canalizzazioni per l’acqua e le fognature e le case hanno l’elettricità – anche se distribuita in modo caotico (vedi foto). Ad un visitatore occasionale, le cose sembrano, più o meno, funzionare.

Non ci sono infrastrutture scolastiche od ospedaliere pubbliche, solo strutture create da associazioni umanitarie di volontari .

Quella di Rocinha è stata una tappa fondamentale del mio viaggio, da fare assolutamente.

Foresta di Tijuca

E’ un immenso parco pubblico costituito da una foresta tropicale ricostruita nel 1800. Inizialmente situata ai margini della città, con lo sviluppo urbano di quest’ultima, la foresta si trova ora circondata dalle case, e si situa tra il centro città e i quartieri periferici dell’ovest.

E’ la tipica foresta pluviale (rain-forest), con molte specie vegetali. Vi abitano molti animali, ma non si lasciano vedere da noi. Al centro un grazioso edificio ospita i servizi del parco; a fianco c’é una piccola cascata.

Cristo Redentore, montagna del Corcovado, panorama

Saliamo sul monte Corcovado per vedere la famosa statua da vicino (che da lontano si vede dappertutto); è alta come un palazzo di 12 piani. Il panorama da lassù è mozzafiato. Sembra di essere in elicottero sospeso sopra la città. Oggi, in particolare, c’è una buona visibilità. Si vede l’intera baia di Rio (che è immensa) – un fatto raro, dice la guida.

L’orografia è impressionante: lungo la costa si levano diversi picchi di roccia, dalle pareti quasi verticali; il più famoso è il “Pan di zucchero” (Pão de Açucar), che si staglia netto contro l’oceano Atlantico; ma ce ne sono diversi altri.

Al termine la jeep ci riporta all’hotel. Sono le 14:30.

Leblon

Nel pomeriggio esco per un giro nel quartiere Leblon; la mia corrispondente a Rio mi aveva detto che è uno dei quartieri più tranquilli e senza criminalità della città, ma anche così: tutti i condomini hanno delle cancellate alte 3 metri e portinerie con due o tre guardiani. I condomini non lasciano le macchine in strada, ma le parcheggiano all’interno, l’intero piano terra è usato come garage con pareti di vetro per controllarlo meglio e, vedrò poi, è illuminato a giorno 24 ore su 24, le auto hanno i vetri fumé per non far vedere chi c’è all’interno. Guardie private stazionano davanti a molti negozi – anche negozi semplici, di generi alimentari o d’abbigliamento. Polizia dappertutto.

Ecco alcuni dei consigli di sicurezza che ho ricevuto :
- se si deve usare il telefonino in certi quartieri (Copacabana, Centro, ecc.) entrare in un locale prima di chiamare perché all’esterno te lo scippano
- non prendere taxi per la strada (potrebbero essere dei banditi mascherati da tassisti) ma chiamare i numeri ufficiali di radio taxi. La sera, aspettare dentro l’albergo che il taxi chiamato si fermi davanti alla porta, uscendo solo dopo aver controllato il numero dell’auto. Rassicurante!

A Leblon prendo una spremuta di frutta da uno dei numerosi snack-bar (qui si chiamano lunchonettes), la qualità della frutta è eccellente. Do un’occhiata al giornale e scopro che i giornali locali riportano anche i risultati delle partite di calcio del campionato italiano. Sorprendente! Entro in un supermercato, dalla zona ortaggi freschi arriva il profumo intenso dei pomodori, acquisto delle arance di tipo “pera” (arance dolci molto vanigliate), sono ottime!

16 dicembre
Spiaggia di Leblon e di Ipanema

Venendo dall’Europa ho tre ore d’anticipo sull’ora locale (quando qui sono le 6 del mattino, per me è come se fossero le 9). Questo mi permette di alzarmi il mattino molto presto senza fatica: un’ottima cosa per essere sulla spiaggia di buon’ora e evitare di esporsi al sole nelle ore più calde, con tutti i pericoli che questo comporta (siamo in piena estate, il sole è molto alto nel cielo e la radiazione ben più forte che in Italia).

Alle 7 sono sulla spiaggia, è quasi vuota, qualche persona fa ginnastica, altri corrono sulla passeggiata lungomare. La temperatura dell’aria è piacevole (28 gradi), ma l’acqua dell’oceano è fredda.

Cammino lungo la battigia dall’hotel fino alla punta dell’Arpoador (in pratica tutta la spiaggia di Leblon e Ipanema, circa 6 km, andata e ritorno). La sabbia ha un bel colore beige, la luce è calda. La gente comincia ad arrivare verso le 9; le ragazze portano dei bikini ridottissimi - sono talmente piccoli che mi domando se mettono della colla per farli stare al loro posto… Molto impressionanti anche gli uomini: la maggior parte dei giovani sfoggia dei muscoli da campione di pugilato… Si sa, il corpo qui è un vero oggetto di culto!

Dopo un tuffo nelle onde rientro all’hotel per la colazione. La colazione del mattino merita ben più di una citazione; il buffet presenta ogni ben di Dio, ma la cosa più straordinaria è la qualità dei frutti tropicali (mango, papaia, melone, arance, banane, angurie, eccetera): sapore straordinario, impossibili paragonarli a quelli che si trovano in Europa (che arrivano da noi importati dal Brasile).

Visito i quartieri di Leblon e Ipanema. C’è moltissima gente per strada, i mercati all’aperto vendono frutta e verdura, intorno alla piazza Nossa Senhora de la Paz ci sono bancarelle di libri. Dappertutto decorazioni natalizie e statue di Babbo Natale con tanto di renne e neve artificiale. Fa un po’ strano in piena estate, ma qui è così… Fa molto caldo, sulla strada principale c’è molto traffico, gli autobus hanno scarichi puzzolenti: molto spiacevole. Ritorno all’hotel.

Lagoa e l’água de coco

Più tardi mi rifaccio con un’altra passeggiata intorno al laghetto di Lagoa, dove spicca un bellissimo albero di natale in metallo e vetro posto su una chiatta galleggiante e illuminato dall’interno con luci colorate che cambiano continuamente: uno spettacolo!

Seduto su una panchina al bordo del lago un’altra piacevole esperienza: sorseggiare acqua di cocco da una noce appena colta (qui non mangiano la polpa, solo forano la noce ancora verde e bevono l’acqua contenuta all’interno con una cannuccia). Un momento di relax del corpo e di pace dell’anima.

Cena al ristorante Mistura Fina , un locale dove hanno suonato grandi artisti, inclusa la molto apprezzata Ana Carolina ; (qui intorno molti condomini hanno nomi italiani, ai bordi della laguna vedo “Lago Maggiore”, ecc.). Suona un’orchestra jazz, buona musica ma volume troppo forte.


17 dicembre
Museo d’arte contemporanea (MAC) a Niteroi.

Un edificio avveniristico, progettato dall’architetto Oscar Niemeyer (autore anche del progetto di Brasilia), sembra un’astronave sospesa sull’acqua.

All’interno una mostra che vuole comparare la mitologia greca con la mitologia Candomblé (religione spiritista portata dagli schiavi africani in Brasile). Diverse statue di divinità greco-romane e afro-brasiliane.

Cena al ristorante Zuka (un locale in stile high-tech di Leblon): roastbeef di tonno con cuori di palma e salsa al rafano; un po’ caro ma molto buono.

Per qualche ragione che non conosco la mia carta di pagamento non funziona stasera e non ho abbastanza soldi liquidi, allora lascio il mio nome e il nome dell’hotel e la proprietaria accetta di venire a prendere i soldi domani alla reception. Molto gentile da parte sua e… molto fiduciosa!

18 dicembre
Pan di zucchero

Dedico la mattina a diverse operazioni logistiche (acquistare il biglietto per il prossimo trasferimento in bus, cambiare soldi, ecc.). Per misura di prudenza faccio trasferire le fotografie dalla memoria della macchina digitale su un cd (quasi tutti i negozi di fotografia o di informatica sono attrezzati per questo); poi spedirò il cd per posta in Italia. Se mi rubano la macchina almeno salvo questa prima serie di foto…

Oggi avevo previsto anche la visita del Giardino Botanico, ma mi manca il tempo per farla.
Visito invece il Pan di zucchero alla sera, per vedere il tramonto sulla baia di Rio. Resto lassù molto a lungo, la notte lo spettacolo è meraviglioso, con le luci multicolori dei lungomare che si riflettono sull’acqua.

19 dicembre
Rio Centro

Visita del centro storico di Rio, dove palazzi antichi convivono con edifici moderni. Visito la biblioteca nazionale e il museo nazionale di belle arti (con un’esposizione temporanea d’opere di Calder). Molti dei palazzi monumentali del centro di Rio sono stati costruiti dopo che il principe reggente del Portogallo Dom João si trasferì qui con tutta la Corte (15000 persone) per sfuggire all’occupazione del Portogallo da parte delle truppe di Napoleone (1807).

Anche dopo la sconfitta di Napoleone, al momento di salire al trono (1816), il principe preferì restare in Brasile e proclamò Rio la capitale del regno di Portogallo e Brasile. Il Brasile non era dunque più una colonia europea, Rio de Janeiro era diventata la sede del regno (cosa di cui i Carioca vanno fieri, mi dicono).

Parte 2: lo stato minerario (Minas Gerais) e le città coloniali
20 dicembre
Tiradentes

Con un viaggio di circa 6 ore d’autobus , mi reco nella cittadina intitolata al “Tiradentes” (il dentista), un eroe della resistenza contro i portoghesi.

Tiradentes è una città dell’epoca coloniale, molto importante nel periodo della corsa all’oro (secolo XVIII). Esauriti i filoni la città è rimasta come allora. Ora vive solo di turismo.

Prendo alloggio all’hotel “Solar da Ponte” , un delizioso albergo che meriterebbe intere pagine di commento solo per lui. È un’antica residenza patrizia rinnovata senza modificare l’impianto originario. Ha grandi spazi, i pavimenti sono i pietra gialla, ha mobili intagliati, bei quadri alle pareti, una confortevole sala di lettura, eccetera. Tutto intorno, il giardino con piante e fiori tropicali, in mezzo la piscina.

Come relax dopo il viaggio in corriera mi decido per un tuffo… Su una colonna, un orologio solare scolpito nella pietra, indica l’una del pomeriggio; a quest’ora in piscina non c’è nessuno.

Chiedo di portarmi un succo d’ananas – come ho detto prima, “Il n’y a pas de comparaison possible” con una spremuta di frutta in Europa… Il succo costa 1 euro: un euro per un sorso di paradiso!

Poi esco per la visita. La città è molto carina (case bianche ad un solo piano con il contorno delle finestre dipinto con colori vivaci); ma le troppe boutiques di souvenirs rovinano l’insieme. Visito la cattedrale, opera di Aleijadinho e qualche negozio di mobili e oggetti intagliati. Poi rientro all’hotel.

Il tè delle 5 all’hotel “Solar da Ponte”

Seguendo usanze inglesi, alle 5 servono il tè (compreso nel prezzo della camera). Per il tè è utilizzato un servizio in stile epoca coloniale in peltro. John Burton, il proprietario, viene a salutare gli ospiti e s’intrattiene con loro. È britannico, con l’aspetto del vero gentleman – e sembra esserlo veramente.

Mentre prendiamo il tè, un piccolo gruppo di scimmie scende dagli alberi del giardino e viene al davanzale della finestra a chiedere cibo. Probabilmente fanno questo ogni giorno. Sono scimmie molto piccole (la metà di un gatto comune), color grigio scuro. Le chiamano Saunguì.

21 dicembre
Congonhas

Trovando Tiradentes un po’ troppo turistica voglio anticipare di qualche ora la mia partenza per Congonhas. Mi reco alla stazione vedo che c’è un autobus in partenza alle 13, cioè fra un minuto. Vorrei prenderlo, ma i miei bagagli sono ancora all’hotel, allora l’autista acconsente di fermarsi vicino per permettermi di caricarli. Nel frattempo tutti i passeggeri aspettano, e nessuno protesta. (In Italia mi avrebbero linciato..!)

Arrivato a Congonhas ricevo un’altra gentilezza: alla stazione delle corriere chiedo all’autista di un autobus urbano in sosta se è quello giusto per la chiesa dei Profeti; mi risponde: “Questo bus ci va”; ma lo dice con un tono di: “Sono contento che questo bus è proprio quello giusto per te!” – almeno, così mi è sembrato.

La Basilica do Bom Jesus de Matosinhos (cioè la chiesa con le statue dei profeti) si trova in cima alla collina che domina Congonhas; per arrivarci attraversiamo tutta la città: una tipica cittadina di provincia, caotica e polverosa che, come dice la guida Lonely Planet, “sarebbe rimasta completamente ignorata se non contenesse la più importante opera d’arte del Brasile”, le statue intorno alla basilica, appunto.

Sono circa le 17 quando arrivo in cima. L’albergo si trova di fianco alla Basilica, è un albergo di provincia, grande, semplice e quasi vuoto; nessuno parla inglese, mi arrangio come posso e deposito rapidamente i bagagli per andare ad ammirare le statue.

Non ci sono solo quelle dei Profeti (12 statue in pietra lungo lo scalone della chiesa, scolpite da Aleijadinho tra il 1800 e il 1805) ma anche sei cappelle della Via Crucis, contenenti gruppi di statue di legno dipinto (60 statue in tutto, scolpite da Aleijadinho e dai suoi assistenti anteriormente a quelle dei Profeti) che rappresentano episodi della Passione.

Le cappelle sono disposte lungo la ripida strada acciottolata che sale alla chiesa. Percorrerla è già un’esperienza mistica di per se. Le sculture testimoniano della fede e della forza di volontà dello scultore, che terminò quest’opera quando ormai era storpio e con le mani distrutte, lavorando con gli strumenti attaccati ai moncherini delle braccia.

La luce della sera permette delle ottime fotografie. Cena al ristorante dell’albergo, sono il solo cliente ma non ho voglia di cercare un altro ristorante. La mattina dopo mi alzo molto presto per altre fotografie, poi parto (ore 10) per Belo Horizonte.

Belo Horizonte e il Minas Gerais

Belo Horizonte è una città molto estesa e molto attiva. È la capitale dello stato del Minas Gerais, lo stato minerario, dove si estraggono pietre preziose, pietre per l’edilizia, ferro, ecc. Molte industrie metalmeccaniche e manifatturiere. Diverse industrie automobilistiche europee hanno fabbriche qui. La più grande è FIAT.

Prendo un taxi, il tassista è di razza africana, ma quando gli dico che sono italiano, risponde: “Io sono discendente di italiani, anche se non si vede!” – mah, misteri della genetica... Poi parliamo delle statue che ho appena visto e mi dice fieramente che lui si chiama Jeremias, come uno dei Profeti.

22 dicembre – 3 gennaio 2007
Feste natalizie

Passo Natale e Capodanno nello stato del Minas Gerais, con la parte della mia famiglia che abita in Brasile. La loro casa é sempre piena di gente, si fa festa tutti i giorni.

In questi giorni cerco di migliorare la mia conoscenza del portoghese con qualche ora di lezione impartita da un’insegnate di lettere.

Discutiamo molto delle differenze tra Brasile ed Europa, del modo di lavorare e di organizzarsi, dei diversi sistemi sociali ed economici. A questo proposito ecco qualche informazione (aggiornata a dicembre 2006, cambio 1 Euro = 2,74 Reals).

Salari (mensili lordi):
- salario minimo = 350 R$
- salario medio di un impiegato (es. contabile) = 500-700 R$
- salario di un insegnante di ruolo (scuola media statale) = 660 R$
- …
- salario di un assessore comunale = 5000 R$
- salario di un deputato del parlamento federale = 22000 R$

Prezzi:
- cibo, vestiti, trasporti: molto economici (anche un terzo di quelli italiani).
- alberghi, ristoranti: economici
- elettrodomestici, macchine fotografiche, elettronica: più o meno stesso prezzo.

Inflazione:
- 1% al mese (tasso ufficiale)

Scuola:
- Tra 3 e 5 anni: scuole materne (poche e private)
- Tra 6 e 17 anni: insegnamento di base (statale o privato)
- Tra 18 e 19 o 20 anni: corsi professionali (privati in maggioranza)

Università:
- “Bacharel”, durata da 4 a 8 anni o più: laurea in varie discipline.
- “Licenziatura”, durata 4 anni: per diventare insegnanti.
- Nota: le università sono quasi tutte private (costo = 400-2000 R$/mese), pochissime quelle pubbliche.

Salute:
- “SUS”: sistema unico di salute gratuito (tutti i cittadini ne hanno diritto), il problema è che per una visita specialistica si possono attendere anche mesi. In alternativa: visita privata (costo medio = 90 R$).
- Esistono diverse assicurazioni sanitarie private e mutue d’impresa.


Parte 3: la costa tra Vitória e Rio de Janeiro
4 gennaio
Vale do Rio Doce, tra Belo Horizonte e Vitória

Mi sposto verso la costa. Trasferimento in treno (uno dei pochi treni passeggeri in servizio, appartenente alla onnipresente compagnia mineraria Vale do Rio Doce ; apparentemente non esistono servizi ferroviari statali, le persone si muovono tutte con autobus di ditte private), questa linea collega Belo Horizonte a Vitòria.

Il treno segue, per l'appunto, la valle del Rio Doce, che, per le abbondanti piogge di questi giorni, è in parte allagata. Il viaggio prende 12 ore, ho tempo di ammirare il paesaggio tropicale. Viaggio abbastanza confortevole, con servizio di ristorante, servito come sull’aereo ma su ordinazione. Il treno è pieno di famiglie che si recano in vacanza al mare, parlo un po’ con i miei vicini, che s’interessano alle mie vacanze in Brasile e a come si vive in Italia. I bambini giocano tra loro senza importunare.

All’arrivo chiedo ad uno dei vicini di viaggio dall’aria simpatica di accompagnarmi fino al taxi perché so che la stazione ferroviaria d’arrivo (Cariacaca – Pedro Nolasco) è un posto molto pericoloso. Mi accompagna volentieri e contratta per me il prezzo della corsa fino all’albergo .

5 gennaio
Vitória

Pur non avendo la fama turistica di Rio de Janeiro anche Vitória ha una splendida baia, con picchi di roccia simili al Pan di zucchero, isolette e grandi spiagge di sabbia fine. È il porto d’imbarco dei minerali e delle pietre estratti nel Minas Gerais. È una città costruita dagli immigrati (moltissimi italiani e tedeschi - sul lungomare c’è persino il Monumento all’immigrante italiano).

La mattina la passo alla spiaggia, osservando i wind-surfisti (la baia è particolarmente adatta a praticare il surf trascinato dal paracadute: ha molto vento e poche onde) e gruppi di ragazzi in divisa che fanno ginnastica (sembrano squadre di calcio in allenamento).


Fabbrica del cioccolato Garoto

Vorrei visitare il Morro de la Penha (convento) e la fabbrica di cioccolato Garoto, famosa in tutto il Brasile e all’estero. All’ingresso della fabbrica mi dicono che la visita non è possibile perché tutti i posti sono prenotati fino al 22 gennaio; inoltre applicano delle norme di sicurezza piuttosto severe: non si può entrare con i sandali ne con pantaloni corti (cioè con gli indumenti che ho addosso io in questo momento), bisognerà ricordarselo per la prossima volta. In compenso visito il grande spaccio aziendale dove sono in vendita ogni sorta di prodotti a base di cioccolato. All’uscita, uno speciale reparto confezioni consente di impachettare gli acquisti in modo da poterli spedire per posta.

Alla sera passeggiata, bagno in mare, acqua di cocco, telefonate varie e poi ristorante, dove ho appuntamento con due amici conosciuti su Internet: lei ingegnere chimico e lui musicista percussionista. Mi portano in un locale dove si suona MPB (musica popolare brasiliana), nonostante il volume e le difficoltà linguistiche riusciamo a parlare di musica, viaggi, lavoro e attività culturali tutta la sera. Sono molto simpatici e molto impegnati nella loro professione. Il cibo è ottimo.

6 gennaio
Trasferimento verso Bùzios

Inizialmente avevo previsto un trasferimento via bus, con un paio di tappe intermedie per vedere la costa, ma mi accorgo che il viaggio prenderebbe troppo tempo. Per cui ieri ho chiesto alla reception dell’hotel di aiutarmi a trovare un posto in aereo. Sul telefono di camera mi passano un’agenzia di viaggi che registra la mia richiesta e 20 minuti dopo mi porta il biglietto in albergo. Un bel servizio!

L’aereoporto è a 10 minuti d’auto dall’albergo, prendo un taxi, e incontro ancora un conducente d’origine italiana: Giovannino Giarretta; la sua famiglia viene dal Veneto.

All’arrivo a Rio GIG trovo un trasporto diretto in minibus per Bùzios (trasporto rumoroso e poco confortevole, ma molto pratico per chi arriva con l’aereo). Parte alle 17, siamo a Bùzios alla sera. Prendo alloggio alla Posada Recanto do Sarata , vicinissima alla spiaggia chiamata Ferradura (10 minuti a piedi). I prezzi degli alberghi a Bùzios sono molto alti, quello che ho scelto è tra i più economici - e più semplici; esistono alberghi più lussuosi, per chi desidera un maggior confort.

Pur nella sua semplicità, la posada è molto graziosa, sono tre costruzioni basse circondate da un magnifico giardino. Il proprietario - un avvocato di Rio in pensione: si chiama Nelson Saracista, la sua famiglia è emigrata qui dalla Sicilia nell’800 - vi coltiva delle piante d’ibisco (che qui non sono arbusti ma alberi alti più di 3 metri) che danno dei fiori magnifici.

7 gennaio
Bùzios, spiaggia di Ferradura

Mattina presto, prima delle 6; la strada che conduce alla spiaggia si chiama “Rua Beatriz”, mi sento Dante guidato verso il Paradiso… La spiaggia è appena dietro la collina.

Effettivamente… arrivo in una baia circolare, tutta sabbia fine e acqua cristallina, protetta dalle onde dell’oceano da una stretta imboccatura. Tutto intorno una serie di ville ad un solo piano con giardino confinante con la spiaggia…

Per la forma e la disposizione delle case, questa baia ricorda la Croazia, ma la luce è diversa. A quest’ora non c’è nessuno, cammino sulla spiaggia e osservo il paesaggio per un paio d’ore prima di tornare alla posada.

Ore 13, ritorno alla spiaggia; ora è tutta piena di gente. I venditori ambulanti di cibo preparano spiedini di gamberetti e pesce arrostito. Sembra ottimo. Prima di cuocerlo, gli ambulanti vengono a mostrare il pesce disponibile su vassoi di metallo, si può scegliere quale si desidera mangiare. Il cliente resta seduto ed é servito sulla sua sdraio.

Scatto varie foto.

Un gruppo di brasiliani di razza nera, due uomini e due donne, mi saluta cordialmente. Continuo la passeggiata ma mi dico che una foto con loro sarebbe bella…

Arrivo fino in fondo alla spiaggia dove sono concentrati i ristoranti all’aperto, altri ambulanti pettinano le signore sulla spiaggia, infilano collanine, ecc. C’è molta attività commerciale.

Al ritorno saluto ancora i quattro giovani; mi offrono una bibita fresca, presa dalla borsa termica che hanno con loro. Da buon europeo diffidente prima rifiuto, poi mi dico che posso accettare. Sono due coppie d’amici sulla trentina.

I due uomini si alzano e cominciamo a parlare. Prima di calcio (e dei calciatori brasiliani che giocano nel campionato italiano), poi di cose più profonde (lavoro, società, differenze culturali). La discussione diventa via via più coinvolgente. Loro s’interessano molto a come il Brasile è visto dall’Europa; parliamo dei pregiudizi che esistono tra noi, e così via. Parliamo per un’ora (in portoghese). Nel frattempo, visto che sono così bianco, mi offrono della crema solare per proteggermi e ancora da bere. C’è molta simpatia e fraternità.

Alla fine prendiamo diverse foto insieme e ci scambiamo gli indirizzi email. Abitano a pochi chilometri da Bùzios, mi invitano ad alloggiare da loro la prossima volta che vengo.

Bùzios centro

Ore 20, è la mia ultima serata in Brasile. Scendo fino al centro di Bùzios, che è estremamente animato, con decine di negozi, ristoranti, bar con musica dal vivo, bancarelle, eccetera. Sul lungomare moltissimi turisti e gente del posto che si esibisce per loro con numeri da giocoliere. Arrivo fino alla statua di Brigitte Bardot (che qui a Bùzios è benemerita, è stata lei scoprirlo e a lanciarlo negli anni ‘60, quando era solo un piccolo villaggio di pescatori). Ceno al ristorante Satyricon, lato pizzeria; il proprietario è ligure, nel menù c’è pure la focaccia alle olive…

Poi vado al bar “The House of Rock and Roll”, dove si esibisce un duo (pianoforte e chitarra) molto valido . Interpretano pezzi rock famosi. Compro il loro CD con dedica. Infine rientro, è quasi l’una del mattino.

Arrivato alla posada parlo ancora a lungo con Rodrigo, il portiere, che mi dice che resterà sveglio tutta la notte per accogliere eventuali clienti. (E il mattino dopo lo ritrovo a servire la colazione - non so come facciano.)


8 gennaio
Altri alberghi di Búzios

Alle 11:30 parte il trasporto in minibus per l’aeroporto di Rio. Viene a prendermi alla posada, sono il primo a salire quindi andiamo a prendere altri clienti in diversi alberghi (che così ho occasione di vedere) sparsi per Bùzios.

Da Búzios a Rio de Janeiro

Il minibus è ancora peggio di quello dell’andata, quando supera gli 80 km/h comincia a dondolare. Sono preoccupato di non riuscire ad arrivare in tempo all’aeroporto. Chiedo all’autista (che si chiama Aloisio) perché si muove così, mi risponde di non preoccuparsi, che è solo un “tic nervoso” del furgone, che tutto va bene. E continua a guidare con il sorriso sulle labbra, facendo battute di spirito.

Dunque, come si dice qui: “Tudo bem!”. Evviva l’allegria!

Conclusioni

Partire dall’Italia solo per andare in Brasile alla spiaggia o a vedere dei bei posti è, a mio avviso, tempo e denaro mal speso. I luoghi sono indubbiamente belli, ma nel Mediterraneo se ne trovano di altrettanto belli, credo. Invece, andare in Brasile per incontrare la gente, conoscere e capire un po’ del loro modo di vivere, imparare a vedere il mondo come lo vedono loro, questa è un’esperienza grandiosa!

Ultimo consiglio: imparare un minimo di lingua portoghese e praticarla un po’ prima di partire, per riuscire a comunicare (quanto mi sono pentito sul posto di non aver studiato di più prima); il viaggio sarà completamente differente.


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 19/04/2007 Inviato da: anonimo

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