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VIAGGIO IN MESSICO Viaggiatori-Autori:
Rino Liberatoscioli e Monica VIAJE di nozze in Mexico (YUCATAN: Isla Mujeres
– TULUM – Mèrida - Piramidi Maya – HOLBOX).
Il viaggio di nozze credo sia un tipo di viaggi diciamo così diverso; c’è un grande bisogno di riposarsi, di disintossicarsi dallo stress e dalle tensioni, che malgrado tutto, si sono accumulate; molto spesso poi si hanno a disposizione un po’ di soldini da spendere senza troppo pensare: “è pur sempre il nostro viaggio di nozze”, così ci è stato ripetuto tantissime volte e così ci siamo ripetuti Io e Monica molto spesso. Viaggiamo con volo di linea Iberia abbastanza organizzati dall’Italia grazie alla “rete” di tanti amici viaggiatori e viandanti, turisti per caso e non (i consigli di tutti, anche di quelli diversissimi da noi, saranno molto molto preziosi) conosciuti su Internet; arriviamo a Cancun via Madrid e sbrigate le prime e relativamente veloci pratiche di ingresso, ivi compresa quella del pase-no pase ci ritroviamo quasi al tramonto nel parcheggio dell’aeroporto. Fa caldo ma non troppo, il cielo è coperto ed il buio si avvicina. Umidità. L’aria è pesante, appiccicosa; è un liquido caldo che riduce il respiro. Gli odori (nuovi) si mescolano e riemergono a tratti ben distinti, zaffate dolciastre e profumi acuti, che penetrano dritti nello stomaco. Piacevolissimo. Ci guardiamo un po’ intorno per cercare di ambientarci e capirci qualcosa; scegliamo il nostro taxi (colectivo) che sarà però solo per Noi; contrattiamo elegantemente senza esagerare e partiamo con destinazione imbarco per Isla Mujeres. Sfioriamo solo velocemente il traffico ed il caos di Cancun e siamo sempre più contenti di aver fatto questa scelta; ci imbarchiamo su un veloce motoscafo alla volta della prima tappa del nostro viaggio, la piccola e vicina isola delle donne di cui scorgiamo a malapena le luci. Sono le 19 ora mexicana, siamo in viaggio, ivi compreso il trasferimento dal nostro Abruzzo a Fiumicino-Aereoporto da sole 25 ore; siamo a pezzi, stanchi, anzi stanchissimi ma con forze nascoste; l’odore del mare ci avvolge completamente, qualche schizzo d’acqua ci bagna, guardiamo Cancun e la sua immensa bandiera tricolore che si allontanano. Voglia di pace e serenità. Dopo una tranquilla mezz’oretta di navigazione entriamo nella lagunita della piccola Isla, la percorriamo quasi internamente a bassissima velocità; arriviamo nel piccolo molo appena di fronte a quello che sarà il nostro splendido hotel e dove veniamo accolti subito benissimo; sbrighiamo le veloci pratiche di ingresso mentre sorseggiamo un fresco e buonissimo vino bianco offertoci nella hall dell’hotel; veniamo accompagnati poi nella (nostra) bellissima stanza al secondo piano, corro ad aprire subito la finestra come faccio sempre quando entro in una (nuova) stanza di un hotel; la vista è spettacolare, direttamente sulla piccola bianca spiaggia sottostante illuminata solo discretamente dalle luci del piccolo e romantico ristorantino sul mare; veniamo informati che la cucina in Mexico chiude tardissimo. Abbiamo dunque tutto il tempo per cercare di riprendere sembianze umane. Mi dilungo forse troppo su questo primo contatto con il Mexico, la sua gente e la bellezza di questi luoghi che credo rimarranno per sempre dentro di noi ma giuro è inevitabile, leggo e rileggo la prima parte del “viaggio” attento a non saltare nulla, a non dimenticare nulla…; eh già il Mexico ti resta dentro, credo sia vero. Mangiamo divinamente
pescado; i piatti sono gustosi, i ragazzi che ce li servono gentilissimi;
insomma non sarà il Mexico vero della “calle” ma
vi assicuro è Mexico anche questo. Lasciamo una ricca propina ai gentilissimi ragazzi e andiamo al letto. Dormiamo poco ma dormiamo e questo si rivelerà importantissimo. Apro una piccolissima
parentesi: adoriamo viaggiare, non ci piacciono i viaggi per forza alternativi;
mi rendo conto che lo stesso viaggio che abbia fatto noi lo avranno
fatto in tanti, persone anche diversissime da Noi, embè.. Ci piace stare in
un luogo conoscerlo bene, magari tornarci anche più volte; non
ci piace invece fare incetta di km per sfiorare solo velocemente i luoghi
e dire ci siam stati, insomma siamo fatti così.
Torniamo in hotel con il nostro piccolo scooter appena noleggiato, indossiamo due caschi tipo nazi che qui sono di gran moda ma non so quanto sicuri; ci tuffiamo subito in acqua che è turchese davvero; in lontananza chiazze di un blue intenso che assomigliano agli occhi di qualche fotomodella; la spiaggia è deserta; ah settembre, se non ci sono uragani è il periodo migliore per visitare il Mexico ci dissero ed è davvero così; prendiamo in prestito un kayak e ci allontaniamo un poco, sembriamo (o lo siamo davvero) sospesi, sospesi sull’acqua; arriviamo sin sugli occhi blue dove l’acqua è più profonda,molto profonda, ci tuffiamo e rituffiamo continuamente; siamo in paradiso, se mai esistesse vorremmo fosse così. Dopo un’altra succulenta cena sempre a base di freschissimo pescado decidiamo di passeggiare nel piccolo e tranquillo pueblito; chiacchieriamo con i Messicani ogni volta che ci capita e capita davvero spessissimo. Cerco e trovo poi il ristorante gestito da una coppia di italiani conosciuti su internet dove, per sentito dire, si mangia divinamente; purtroppo e questo già lo sapevamo, è chiuso e loro sono via per qualche giorno; tra negozietti di artesania ecco spuntare il ristorante ALBACHIARA; ho promesso a Lucio di lasciargli la copia della Gazzetta dello Sport portata dall’Italia e lo faccio senza problemi! Alla prossima amigo mio. L’atmosfera tranquilla dell’isola ci affascina, poca gente, pochi stranieri e quei pochi che ci sono sembrano avere l’aspetto sveglio e poco turistico; qualche vagabondo navigato, proliferazione di locali e bar bellissimi da vedere e da provare. La mattina dopo
facciamo tutto il periplo della piccola isola in scooter che è
lunga solo 8 km, larga da 300 a 800 mt, per fermarci ogni volta che
ne abbiamo voglia e lo scooter si rivelerà comodissimo; sostiamo
un poco nella estremità sud dove ci sono le piccole rovine maya
degne di una piccola e veloce visitina; ci fermiamo nella estremità
nord dove c’è la splendida Playa Norte. La spiaggia è
in lieve pendenza e l’acqua nemmeno a dirlo cristallina e calma
e arriva solo fino al petto anche se ci si allontana dalla riva per
molti metri; ci sistemiamo all’ombra di una palma e decidiamo
di non fare nulla. Non abbiam sentito assolutamente la mancanza di qualcosa
da fare tranne che bagnarci, asciugarci e passeggiare un poco. Che bella sorpresa Isla Mujeres domani a malincuore dobbiamo salutarla; il clima è splendido, la temperatura costante sui 28°, poca umidità per queste latitudini e assenza quasi totale di zanzare, solo fortuna? Lasciamo l’isola
come detto a malincuore dopo aver consumato una buonissima colazione
nel solito tavolino a pelo d’acqua e dopo esserci bagnati per
l’ultima volta nelle sue splendide acque. Navighiamo tranquilli
verso Cancun; all’arrivo al piccolo porticciolo contattiamo un
taxi e via velocemente verso la riviera Maya lontano ancora una volta
da Cancun e Playa del Carmen, direzione TULUM. Solita ottima, gentile e professionale accoglienza che ci accompagnerà per tutto il viaggio ovunque andremo; per un paio di giorni saremo al mare dalla mattina alla sera; splendide cenette romantiche direttamente sulla spiaggia e lunghe passeggiate al chiaro di luna; il solo camminare ai bordi del bagnasciuga si rilevava un'esperienza piacevolmente indimenticabile. Dopo i due giorni di pieno relax visitiamo il sito Maya di Tulum spostandoci in taxi (il taxi è un modo comodo per muoversi, costa un po’ più del bus ma i taxisti sono gentilissimi ed è utilissimo parlare con loro). Il sito è poca cosa anche se a me personalmente è piaciuto molto; è il primo assaggio Maya; come dice la preziosa Lonely Planet “…le maestose rovine in cima alle scogliere, che dominano vasti tratti di spiaggia dall’aspetto incontaminato, sembrano fatte apposta per figurare sulla copertina di una rivista”; fa molto caldo ed un bagno rinfrescante nella splendida piccola spiaggia sottostante El Castillo è una necessità fisica. Prima di tornare
in hotel ci rechiamo a Tulum Crucero, ossia l’incrocio tra la
statale 307 e la vecchia strada che conduceva alle rovine e dove c’è
un supermercato; vi entriamo con tanta curiosità, facciamo un
po’ di spesa comprando un po’ di cose inutili, qualche succo,
un po’ di frutta ed un repellente, usciamo e prenotiamo un carro
per recarci a Cobà che dista 50 km da Tulum. Superiamo un paio
di bus zeppi turisti e accellerando un poco in modo da poterci godere
in solitudine, almeno per un pò, il sito di Cobà;
Scendiamo senza la minima difficoltà ma sempre con la medesima attenzione e via con le nostre utilissime biciclette verso l’uscita, fermandoci spessissimo a curiosare dove capita. Il viaggio a ritroso
scorre tranquillo, ci fermiamo ad acquistare un po’ di artesania
grazie alla solita topas; poi via in spiaggia. La serata la passiamo
a Tulum Centro che altro non è che un piccolo pueblito nato e
costruito intorno alla strada principale trafficatissima. La mattina dopo
siamo in spiaggia, il tempo è bellissimo anche se, all’orizzonte,
ci sono delle nuvole nerissime; mucha iuvia in arrivo nel pomeriggio;
decidiamo allora di organizzarci e sempre in spiaggia prendiamo contatto
con i ragazzi del maya diving per l’escursione al cenotes; ci
porteranno al dos ojos alle 15. L’escursione
al cenotes,per non risolverla in un semplice bagno in una grotta, vi
consigliamo vivamente di farvi aiutare da una guida, la nostra nemmeno
a dirlo è gentilissima e pregna di consigli; facciamo un sopralluogo
in superficie visitando le grotte nel bel mezzo della giungla, poi,
finalmente ci immergiamo indossando la preziosa e indispensabile muta.
Seguiamo diligentemente la nostra guida, iniziamo l’esplorazione.
l’acqua è freschissima e limpidissima, il fondale bellissimo;
ogni tanto qualche piccolo pesciolino e qualche gambero ci nuotano vicino;
ci spostiamo nella parte più buia della grotta che si stringe
sempre più sia in larghezza che in altezza; accendiamo le torce,
nuotiamo aiutandoci anche aggrappandoci alle rocce; quasi camminiamo;
ci muoviamo a fatica in spazi angusti e bui, l’unica luce è
quella della nostra torcia; la luce alla nostre spalle è ormai
sparita, buio totale, proseguiamo e dall’altra parte comincia
a filtrare un bagliore, prima fioca e man mano che avanziamo più
luminosa; siamo nell’altro occhio, lo esploriamo; il fondale è
forse più profondo e colorato dell’altro; oltre alla roccia
c’è sabbia finissima e bianchissima; le sensazioni che
proviamo sono uniche, riesco anche a graffiarmi superficialmente la
cabeza battendo contro la roccia ma nulla di grave, solo un ricordino
sulla pelle. Da TULUM il viaggio
per Chitzen –Itza è lungo, la strada è comoda, percorriamo
la 180 che è dritta da annoiarsi, una lingua d’asfalto
che taglia la giungla in due; facciamo poi una breve sosta in un autogrill
nei pressi di Valladolid; siamo in autobus e con Noi ci sono altri italiani;
arriviamo a Chichèn che è ancora abbastanza presto e ci
accorgiamo da subito che la pace ed il misticismo di Cobà son
solo un ricordo. Mangiamo e beviamo benissimo anche stasera pagando il giusto e pensando che nella nostra amata italia è sempre più difficile mangiar bene pagando un prezzo ragionevole. Sveglia presto e
direzione Ek Balam nei pressi di Valladolid, sito poco conosciuto ma
sarà davvero una sorpresa. Appena dopo l’ingresso
c’è l’immancabile campetto per il gioco della pelota,
qualche altre piccola struttura come l’osservatorio e poi dopo
un piccolo e ombroso boschetto ci appare la facciata del maestoso edificio
principale, una struttura alta e massiccia che sfoggia una enorme bocca
di giaguaro, affascinante davvero. Ci trasferiamo per il pranzo della vicina Valladolid; molto bella la piazza principale e molto bello (e buono) il ristorante dove mangiamo; un classico edificio coloniale con patio interno; quando ci sediamo a tavola inizia a piovere fortissimo e la pioggia rende l’atmosfera ancora più piacevole. Finito il pranzo salutiamo i nostri compagni di viaggio che proseguiranno il loro viaggio verso Cancun per un paio di giorni di mare; noi invece abbiamo altre intenzioni, vogliamo andare ad Holbox, una località balneare rimasta in gran parte allo stato originario. Guardando la mappa
non siamo poi così lontani, proviamo a cercare un bus ma il trasferimento
è quasi impossibile per la lunghezza esagerata dei tempi di percorrenza;
contattiamo e contrattiamo il solito taxi che per circa 50 dollari,
in 2 ore circa di viaggio ci accompagna ad Holbox; il taxista sembra
stranito dalla nostra richiesta; è una isola al di fuori di tutte
le rotte turistiche e dove ci dice “lui, sua moglie e la sua amaca
trascorrono le vacanze al mare”.
Decido poi di “cogliere”
una noce di cocco per rendere il nostro aperitivo ancora più
tipico; lo faccio senza difficoltà; tento di aprirla con il mio
fido coltellino svizzero ma l’impresa è davvero titanica
e soprattutto pericolosa, infatti la lama affilatissima del coltellino
mi scivola e mi buca letteralmente la mano destra; sembra un piccolo
taglietto ma probabilmente la punta della lama ha “forato”
proprio e direttamente una vena, il sangue esce a fiotti, la sabbia
sotto i nostri piedi diventa rossa, corro in acqua cercando una medicazione
alla meno peggio…riesco dopo poco a bloccare il sangue tenendo
la mano verso l’alto e decido,accudito da mia moglie, di recarmi
nella reception in cerca di aiuto;la mano intanto è gonfia anzi
gonfissima…beh appena pigiato il campanello della reception mi
corrono in soccorso due gentilissime messicane e poi…svengo, si
sono svenuto davvero proprio davanti a loro!mi sono risvegliato dopo
poco tutto pieno di sabbia, intorno a me si era formato un capannello
di persone che cercavano di aiutarmi, chi facendomi aria, chi rinfrescandomi;insomma
un semplice calo di pressione dovuto allo spavento ma che spavento;
gli amici messicani decidono comunque di chiamare il medico che si rivelerà
un ragazzino di appena 18 anni (o forse meno)che non farà altro
che misurarmi la pressione trovandola tra l’altro bassissima;
gentilissimo ma comicissimo.
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