VIAGGIO
IN VIETNAM
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Paolo
e Laura
Numero di giorni: 20
Costo totale del viaggio:
Periodo: 2/22 DICEMBRE
Compagnie Aeree:
Documenti: Passaporto
Sistemazione: -
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IL NOSTRO VIAGGIO IN VIETNAM COMINCIA DA HANOI E PROSEGUE FINO A CHAU
DOC (SUL DELTA DEL MEKONG) DA CUI ENTRIAMO IN CAMBOGIA VIA FIUME.
DA NORD A SUD, LA MAGGIOR PARTE DELLE TAPPE È STATA EFFETTUATA
IN TRENO, ANCHE PERCHÉ I GIORNI A DISPOSIZIONE NON ERANO MOLTI
E, VIAGGIANDO DI NOTTE, ABBIAMO POTUTO SFRUTTARE TUTTE LE GIORNATE A
DISPOSIZIONE PER VISITARE TANTI SPLENDIDI LUOGHI.
QUESTO DIARIO NON È UN TRATTATO DI TURISMO E CULTURA, È
IL DIARIO DEL NOSTRO VIAGGIO PERSONALE, CON TANTI PICCOLI PARTICOLARI,
AVVENTURE, DISAVVENTURE, CURIOSITÁ, IMPRESSIONI.
QUESTO VIAGGIO PER NOI È COMINCIATO QUALCHE MESE PRIMA, CON UNA
DETTAGLIATA PREPARAZIONE, CON LETTURE VARIE E CON TANTA VOGLIA DI PARTIRE.
LE TAPPE SONO ELENCATE A FIANCO DELLE DATE…. PERCHÉ SFIDO
CHIUNQUE A LEGGERLO TUTTO!
LA
SENSAZIONE CHE CI HA DATO IL VIETNAM IN DUE PAROLE È:
IL VIETNAM DA NORD A SUD, DUE RELTÁ DIVERSE!
“La caotica
Hanoi, con il suo traffico disordinato, i cyclo che ti inseguono, i
venditori ambulanti che sbucano dappertutto, i negozi disordinati con
le merci esposte direttamente sui marciapiedi e la bella Saigon, questa
città cosí moderna, classica ed elegante, con ristoranti
e locali all’altezza dell’occidente. Questa città
brulicante di gente cosí viva, attiva, vestita bene. Gente dai
cui sorrisi trapela una cultura multiforme, semi occidentalizzata. Persone
che hanno voglia di comunicare.. Quanta differenza fra Saigon ed Hanoi.
Ad Hanoi si respira molto di piú l’aria del regime comunista.
A Saigon c’è invece un capitalismo latente, lo si nota
riflesso nelle vetrine luccicanti dei negozi di abbigliamento alla moda,
nella gente ben vestita, nei moderni supermercati ricchi di prodotti
occidentali e nelle salumerie in stile francese. Si nota anche nelle
famiglie che vanno a pre-festeggiare il Natale con i bambini, nel primo
hotel della loro città, o nei gruppi di giovani vietnamiti che
abbiamo incontrato al disco-bar dell’8. piano del Majestic. E
lo si “soffre” davanti alle baraccopoli sui canali del Fiume
Saigon.”
Giovedì
2 Dicembre 2004 (Budapest - Istambul)
Ore 14:10 siamo sul taxi per l’aeroporto dove alle 16:45 ci aspetta
il ns. volo per Istambul.
Per essere belli freschi, riposati e pronti per le prossime 24 ore di
viaggio (se va bene!)... stanotte abbiamo dormito nel ns. appartamentino
di Budapest. Stamattina Matteo e Carlotta sono stati svegliati dal suono
della ns. furibonda lite.... causata dal fatto che „io”
ho dimenticato a casa la felpa e la giacca impermeabile che Giampaolo
aveva scelto per il viaggio. Alla fine tutto si placa e (come sempre)
ci si arrangia con quello che c’é e..... nota positiva
(c’é sempre una nota positiva in tutte le cose): partiamo
più leggeri!
Venerdì
3 Dicembre 2004 (Istambul - Bangkok - Hanoi)
Dopo un bellissimo viaggio con la Turkish Airline, che ha offerto un
buon servizio oltre ad un’apprezzabile cucina senza tante spezie
e sapori strani (insalatine fresche e per la gioia dei miei figli stamattina
anche gli spinaci!), siamo arrivati a Bangkok alle 13:10 (le nostre
07:00). Piacevole é stata anche l’attesa all’aeroporto
internazionale di Istambul che, devo dire, si é rivelato una
sorpresa per il modernismo, l’ambiente elegante ma nel medesimo
tempo allegro (stile terminale 3 di Londra) e con tanti pub, musica,
luci, negozi scintillanti ecc..
Atterrati a Bangkok automaticamente ci dirigiamo verso la consegna bagagli
(e lì ci siamo fatti il primo paio di chilometri a piedi...)
ma giunti nei pressi ci rendiamo conto che per ritirare i bagagli dobbiamo
passare il controllo passaporti. Però noi siamo in transito e
se passiamo il controllo passaporti per rientrare dobbiamo spendere
10 euro a testa (tasse d’imbarco Tailandesi) inoltre anche l’agenzia
di Bangkok dalla quale ho acquistato via internet i biglietti aerei
per Hanoi (costavano un 40% in meno rispetto ai prezzi reperibili in
Europa) mi ha raccomandato di non uscire… Quindi preoccupiamoci
prima di ritirare i biglietti.
Appuntamento al terminale „A” - Partenze Internazionali
- Ufficio Postale - chiedere sig. Jack - …… chissà
dov’é? L’Aeroporto di Bangkok é enorme. Passa
un’automobilina elettrica di servizio..... approfitto per chiedere
informazioni e CHE BELLO!!! Ci danno un passaggio. Dopo un altro paio
di chilometri all’indietro (stavolta per fortuna motorizzati)
ci scaricano davanti ad un ascensore: Ufficio Postale al Piano di Sotto!
Arriviamo all’Ufficio Postale (ormai sono quasi le 14:30)....
il sig. Jack non c’é... é andato via. Bene e i ns.
biglietti? Inoltre strana usanza che un’agenzia consegni i biglietti
in un ufficio postale, no?! Tutti ormai si aspettano qualche problema.
Solo io sono fiduciosa. Matteo ride! Dopo un paio di telefonate l’impiegata
ci dirotta in un altro ufficio postale.......altro chilometro a piedi
con la mia gamba zoppicante (causa rovinosa caduta dalle scale 2 settimane
prima di partire..).
Ritiriamo (con mia gran soddisfazione) i biglietti per Hanoi e quindi
ci rechiamo agli uffici della Thai (chissà i ns. bagagli dove
sono finiti e quale sarà la prassi per recuperarli?).
Gli Uffici della Thai sono esattamente da dove siamo venuti prima (altra
scarpinata all’indietro). Ci fanno il Check In e ci assicurano
che per i bagagli pensano a tutto loro. CHE BELLO!
L’aereo parte alle 17:45 e il Gate é il 33... indovina
dov’é???? Un paio di chilometri indietro... praticamente
dove eravamo stamattina! Ore 15:30 ci sediamo in un ristorantino senza
infamia e senza lode a bere e mangiare qualcosa nell’attesa della
partenza. Alle 17:00 osserviamo il perfetto e lunghissimo imbarco di
bagagli (speriamo ci siano anche i nostri) containers, etc. sull’aereo.
Carlotta ed Io facciamo anche una bella foto del Boeing della Thai.
Ore 17:45 l’aereo piano piano si porta verso la pista di decollo.
Il comandante fa i soliti saluti dopo di che accende i motori al massimo
ma…. qualche secondo dopo tutto tace e si torna indietro. Il comandante
si scusa e ci avverte che l’aereo non funziona bene e che quindi
faremo un cambio d’aeromobile! Meno male se n’è accorto
prima di decollare. Mentre trasferiscono i bagagli, containers, etc.
da un aereo all’altro ci servono la cena!
Alle 19:40 ci trasferiscono sull’altro aereo il quale ha anche
dei piccoli uccellini decorativi cartacei (tipo Origani) appesi al soffitto..
BELLO..
Alle 20:00 si rolla di nuovo verso la pista (speriamo questo funzioni
bene)... ma si odono sordi rumori da sotto l’aereo.... tanto che
un passeggero tailandese chiama la hostess... la quale dopo una lunga
consultazione pare riesca a confortarlo. Carlotta ed io preferiamo sposare
l’ipotesi che l’operaio intento al controllo del motore
sia rimasto attaccato al carrello e stia bussando disperatamente. Si
ride. Anche su questo aereo ci serviranno un piccolo pasto.
Ore 21:40 (siamo già oltre le 24 ore!!!) atterriamo - un po’
bruscamente - ma in ogni caso atterriamo a Hanoi! Non piove e questa
é già una cosa positiva (le solite cose positive). Il
controllo passaporti é abbastanza veloce (a parte il visto di
Matteo che ha qualche problema che non capiamo ma il mistero si risolve
subito, solo un errore da parte dell’Ambasciata sulla data di
uscita). Fuori c’é ad attenderci il taxi inviato dal Hotel
Camellia (compreso nel prezzo) con tanto di cartello riportante il nostro
nome!! Il tragitto dall’aeroporto al centro di Hanoi è
lungo una strada a doppia corsia con traffico scarsissimo. Notiamo alcuni
palazzi ai lati della strada molto alti (quattro cinque piani) ma strettissimi
(al massimo la larghezza di una stanza), tipica architettura Vietnamita,
abitudine causata (pare) da una sorta di tassa comunale che viene calcolata
in base ai metri d’occupazione frontale del suolo stradale.
L’Hotel non é male ma le parti comuni sono squallide nel
senso che manca un posto carino dove sedersi, chiacchierare, bere qualcosa........
Inoltre la mia prenotazione non corrisponde, nel senso che le due doppie
deluxe non sono disponibili (quelle a 20 usd l’una col balcone)
ci sono rimaste 2 doppie standard (a 15 dollari) io protesto quindi
mi fanno vedere una deluxe disponibile... Orrore!!! Praticamente identica
ma con il bagno molto peggio... Dato che è assurdo pagare 5 dollari
in più per una schifezza simile, ci teniamo le 2 doppie standard
cosi risparmiamo pure. Una al secondo ed una al terzo piano con scale
ripidissime fatte apposta per il mio ginocchio invalido!
Sistemati (o meglio mollati!!!) gli zaini nelle rispettive stanze ci
facciamo una doccia (con la quale il ns. bagno si allaga subito) ...
poi dopo aver fatto due o tre volte le scale su e giù per chiedere
degli asciugamani, per avvisare dell’allagamento, ecc.... Matteo
e Carlotta dormono e noi andiamo a cercare un localino per bere qualcosa...
ed anche per vedere qualcosa... é più di 26 ore che siamo
in giro e abbiamo visto solo aeroporti! L’impatto é strano
ma simpatico. Siamo nella città vecchia di Hanoi e la ns. strada
– poco illuminata - é piena di barettini ... più
per locali che per turisti... con seggiolini alti 20 cm e tavolinetti
proporzionati (rasoterra)! Per stasera é eccessivo... quindi
scegliamo un barettino per turisti... Carino ed anche gestito da un
ragazzo simpatico (diventerà il ns. barettino serale per tutta
la permanenza a Hanoi). Qui impattiamo con un problema che avevamo già
notato sul taxi dall’aeroporto. Nessuno parla inglese.........
o per lo meno non a livello di conversazione. Verso mezzanotte e dieci
i proprietari si animano … uno esce a controllare… l’altro
chiude la saracinesca… Noi pensiamo ci vogliano mandare via…
Poi invece ci spiegano… la polizia controlla gli orari di chiusura
e … (quest’ultima cosa abbiamo fatto veramente fatica a
capirla) se sgarrano.. come punizione gli sequestrano delle sedie…
ieri sera gliene hanno sequestrate due.. ?! Strano tipo di multe…
4 Dicembre
2004 Sabato (Hanoi)
Dopo una sana dormita! (5 ore..) ore 7:30 colazione... Buffet ottimo!!!
Ripaga l’allagamento del bagno. Io mi mangio i tagliolini!! Lasciamo
riposare i bimbi distrutti e Giampaolo ed io ci facciamo un giro...
Andiamo prima all’agenzia trovata via Internet (guarda caso é
proprio dietro l’angolo) dove dobbiamo confermare e pagare (sob…
sob….) il tour sul Mekong – unico tour per il quale ci siamo
appoggiati ad un’agenzia sia per motivi di tempo sia perché
costava molto meno! -Ma l’agenzia é ancora chiusa... apre
alle 9:30...
Andiamo quindi alla stazione Centrale per prenotare le cuccette sul
treno di domani sera per Lao Cai. Troviamo la stazione ed anche lo sportello
giusto... solo che – piccolo particolare – io non ho né
prelevato né cambiato i soldi ancora... perciò DIETRO
FRONT! Si ritorna in albergo... Svegliamo i pargoletti che fanno un’abbondante
colazione poi l’allegra famiglia s’incammina a piedi; prima
a cercare un Bancomat (essenziale), poi all’agenzia del “Mekong”
dove colgo l’occasione per prenotare anche un’auto con autista
per la giornata di domani (30 usd). Poi in taxi torniamo alla stazione
per fare i biglietti (in 4 persone il taxi è il mezzo più
economico oltre che privo di sorprese…).
In stazione approfitto per chiedere come si fa a prenotare le cuccette
per Hué che dovremo prendere fra 5/6 giorni (ma non da Hanoi...
da Ninh Binh). Dopo una coda allo sportello di dieci minuti iniziano
a passarmi tutti davanti.. io mi arrabbio ma m’ignorano (carini...
molto galanti!) arriva Giampaolo (che era fuori a mangiare baguette
con i bambini) e mi dice “Sei ancora lì?”. Gli spiego...
interviene e lo fanno passare... BELLO! Alta considerazione per il genere
femminile e pensare che qui in Vietnam sembra lavorino solo le donne,
dovrebbero avere un altissimo senso di rispetto nei loro confronti!.
Comunque per la prenotazione ci annunciano che é impossibile...
si può prenotare solo dalle varie stazioni di partenza. In effetti,
anche per Lao Cai ci hanno venduto solo i biglietti di andata. Ma come
fai a rischiare di non trovare posto se arrivi a Nihn Binh solo qualche
ora prima della partenza del treno??... Va bhé.. andremo in agenzia
nel pomeriggio.
ore 11:30 (ritardo pauroso sul programma) andiamo a vedere il Tempio
della Letteratura. Il giardino è molto rilassante. Alla terza
fotografia effettuata… l’esposimetro smette di funzionare
(strano abbiamo cambiato la batteria stamattina!)… Poi andiamo
a pranzare al ristorante “Bar Koto”. È un ristorante
gestito da un organizzazione non governativa che si occupa di togliere
i bambini dalla strada, insegnarli un mestiere e poi trovargli anche
dei buoni posti di lavoro (c’è persino una foto di un ragazzo
davanti al ristorante del Hotel Sofitel). BRAVI. E qui per lo meno parlano
anche inglese, sono tutti gentili e si danno molto da fare.
Giampaolo ordina subito un piatto a base di NUOC MAM (Quella salsina
dall’odore acre, a base di pesce fermentato, che su noi europei
fa un effetto orribile!)… così ne facciamo subito conoscenza!
Dopo pranzo prendiamo due cyclo (uno per me e Carlotta e uno per Giampaolo
e Matteo). Facciamo un piccolo giro per il centro, in mezzo al caotico
traffico di motorini, moto e biciclette. Molti girano per la città
con delle mascherine sulla faccia, tipo quelle che si usano in sala
operatoria. Chissà se fossero nello smog di alcune città
occidentali……?!! Poi ci facciamo lasciare sul lago Hoan
Kiem, laghetto posto nel cuore di Hanoi da dove iniziamo l’itinerario
del centro a piedi. La telecamera comincia a fare le bizze! Praticamente
ogni tanto si blocca….
Vediamo il Museo della Casa Cinese (una casa di vecchi mercanti cinesi
completamente ristrutturata) e moltissime altre cose… Fra queste
un mercato rionale interessantissimo dove c’è di tutto,
frutta verdura, anatre, spezie, pesce secco…, dove ti uccidono
persino le galline davanti agli occhi, le gettano nell’acqua bollente
e poi le preparano per la vendita… Per concludere passiamo per
la Via delle SCARPE (il centro storico di Hanoi ha 36 vie ognuna delle
quali specializzata in un tipo d’artigianato).
Nella via delle scarpe ci passiamo mezz’ora nella scelta di scarpe
di possibile acquisizione… Puma Adidas Nike… Alla fine non
compriamo nulla riproponendoci di tornare domani…
Adesso andiamo di corsa perché dobbiamo ancora passare dall’agenzia
per i treni e poi alle 18:30 dobbiamo andare al teatro delle Marionette
sull’acqua per il quale abbiamo già ordinato i biglietti
in hotel stamattina.
Biglietti del treno in agenzia… fregatura (costano il 50% in più!)
Al teatro delle marionette sull’acqua (che io pensavo fosse effettuato
sul lago, invece è all’interno di un teatro vero e proprio
solo che al posto del palco c’è una grande vasca con l’acqua)
quasi quasi ci addormentiamo e sbadigliamo molto (fuso orario?). Ci
dispiace perché penseranno che lo spettacolo non è piacevole
invece è molto bello e merita sicuramente di essere visto! C’è
anche musica tipica dal vivo con degli strumenti particolarissimi di
cui uno sembra un’arpa, ma con una sola corda!
Per cena abbiamo deciso di andare al ristorante Soho (uno dei migliori
ristoranti di pesce della capitale che in effetti non deluderà
le aspettative!) Abbiamo però la malaugurata idea di prendere
dei cyclo per un dollaro l’uno…. Arrivati al ristorante
paghiamo i ns. due dollari, loro ci chiedono se devono aspettarci e
noi li diciamo no grazie… non sappiamo neppure quanto rimaniamo…
Dopo un’abbondante cena, con bottiglia di vino, usciamo e fuori
troviamo i due cyclo di prima…
Ci facciamo portare in albergo. Quando arriviamo gli diamo altri 2 dollari….
al ché scoppia il problema… ne vogliono il doppio perché
affermano che ci hanno aspettato… (ma chi ve lo ha detto?) e poi
che era più lontano (distanza perfettamente identica!). Poi uno
dei 2 inizia ad urlare scagliando a terra i ns. 2 dollari….. poi
li raccoglie e ci segue fino dentro l’albergo (altra cosa strana…
ti lasciano sempre una ventina di metri prima di qualsiasi destinazione…)
In hotel scoppia la lite… questo tizio (secondo me ex guerrigliero
vietcong) urla, sbraita, dice parolacce (almeno così supponiamo).
Noi siamo ormai ferrei nel non volergli dare nulla di più (è
diventata una questione di principio). Ad un certo punto questo tizio
prende in mano un enorme vaso di ceramica e minaccia di lanciarlo addosso
a Giampaolo. Io chiedo a quelli del Hotel di chiamare la polizia…
ma quelli se ne stanno lì inerti… Alla fine la cosa si
conclude quando io estraggo il cellulare dal marsupio e dichiaro che
chiamo la polizia. Il pazzo sparisce immediatamente e, a quel punto,
quelli dell’albergo ci confortano e ci danno piena ragione…
Boh??
Dopo tutto questo pandemonio Matteo e Carlotta vanno in camera e noi
andiamo al ns. barettino a berci una vodka per concludere l’animata
serata sperando che il “vietcong guerrigliero” di prima
non ci aspetti per strada! Stasera proviamo a conversare con il ns.
amico del bar ma è complicatissimo… ad esempio per capire
se esistono monetine (e non solo banconote in carta) ci lanciamo in
una serie di disegni che riproducono le banconote e poi disegniamo dei
cerchietti con il punto interrogativo a fianco.. Non capiscono…
Facciamo vedere le ns. monete locali tipo paragone ma… Niente!
Finalmente un avventore locale ha un’illuminazione, capisce! E…
ci regala pure le prime due monetine! Il valore, in effetti, è
irrisorio e forse per questo non le usano.
Quando arriviamo in albergo troviamo i bambini in camera nostra. Si
sono spaventati quindi hanno deciso di dormire con noi…
In effetti, i due letti singoli delle camere sono in pratica letti ad
una piazza e mezza abbondante quindi ci stiamo benissimo (potevamo risparmiare
15 dollari a notte…)
5 Dicembre
2004 Domenica (Hanoi – Dintorni di Hanoi – Treno per Sapa)
ore 7:00 sveglia. Bagagli veloci pagamento del conto e deposito bagagli
in hotel. Ore 8:30 arriva il ns. autista con auto puntualissimo! Prima
di dirigerci all’esterno di Hanoi proviamo ad andar al Mausoleo
di Ho Chi Min (Ieri pomeriggio era già chiuso)… ma purtroppo
è chiuso anche stamattina… ci accontentiamo di vedere il
cambio della guardia. Poi ci dirigiamo 30 km. a Ovest. Prima tappa la
Pagoda Thai. Seconda tappa Tay Phoung. Tanti scalini ripidissimi ma
bellissimi templi ed uno stupendo panorama sulle risaie sottostanti.
Dopo ci rechiamo al villaggio So, villaggio artigiano dove fabbricano
i tagliolini di riso. Vediamo le varie fasi di lavorazione di casa in
casa… Qui non ci sono turisti né persone che ti abbordano.
È tutto molto tranquillo, incontriamo solo un ragazzo gentilissimo
(ma anche lui non parla inglese quindi niente comunicazione) ci conduce
a gesti in una piccola fabbrica artigianale dove risultiamo più
noi una curiosità per loro che non il loro laboratorio per noi.
Nella mia mente già pregustavo un pranzo a base di tagliolini
di produzione locale villaggio ma rimaniamo delusi… nel villaggio
non c’è nemmeno un ristorantino. Non è un luogo
turistico organizzato ma semplicemente un villaggio artigiano. Comunichiamo
al ns. autista che prima di andare al villaggio della seta ci piacerebbe
mangiare qualcosa… Apriti cielo. Ci porta in un ristorante Vietnamita
al 100% dove non esiste né una lista in inglese né alcuno
che parli qualche parola…
Ci portano in cucina (lasciamo stare la descrizione della cucina) e
ci fanno vedere quello che hanno. Gli indichiamo un pollo e delle verdure…
Speriamo bene… Mezz’ora dopo ci portano sul tavolo un pollo
mezzo crudo, fatto a pezzi con pelle ossa zampe unghie testa ed interiora
tutto insieme… verdure crude (quelle non erano male) salsine varie
e riso… Mangiamo quasi niente. Al bar dell’ingresso collezione
completa di liquori vietnamiti (li vendono a decilitri, estraendoli
da grossi contenitori in vetro che all’interno, come ingredienti
aromatizzanti contengono: serpenti, cobra, scorpioni, iguana, giganteschi
gechi, oppure un misto di tutto….) Noi optiamo per un semplice
bicchierino di Vodka di Hanoi. Poi arriva il proprietario che tutto
contento di vedere dei turisti nel suo locale, comincia a fotografarci
con il suo modernissimo cellulare! Noi lo filmiamo! La telecamera funziona
meglio… bisogna solo tenere schiacciata la batteria mentre si
filma perché altrimenti si spegne. Molto COMODO! Paghiamo 8 dollari
in quattro compreso il pasto dell’autista e la mancia e partiamo.
Dopo una sosta al Museo del Sentiero di Ho chi Min (chiuso perché
è domenica), proseguiamo verso il villaggio della seta (Van Puch).
Quest’ultimo è molto più turistico di So, ci sono
tanti barettini, bei ristoranti, case e strade ben restaurate e soprattutto
molti negozi. Visitiamo un paio di laboratori e dei work shop dove lavorano
al telaio. I telai sono motorizzati ma la preparazione per la tessitura
è ancora tutta manuale. Compriamo i primi regalini da portare
ad amici e parenti. I prezzi sono molto buoni.
Il ns. autista ci riporta in albergo. Lasciamo i souvenir al deposito
bagagli e ci dirigiamo alla via delle scarpe dove Matteo e Carlotta
finalmente fanno i loro acquisti! Andiamo a prendere un aperitivo sul
lago e poi cerchiamo un ristorante per rifocillarsi prima di prendere
il treno. Troviamo un simpaticissimo ristorantino con terrazza al primo
piano in una delle vie del centro vicino al ns. albergo. Non elegante
ma mangiamo benissimo e parecchio (dopo il pasto di oggi ci voleva proprio)
e spendiamo 15 euro in 4! Inoltre, cosa non da poco, la proprietaria
parla perfettamente inglese! Dopo cena di corsa in albergo a ritirare
i bagagli e taxi diretto in stazione!
Ore 22:30 Siamo sul treno per Lao Cai (Sapa). Il treno è divertentissimo.
Ha anche il vagone ristorante (e noi che ci siamo portati beveraggi
e cose varie…) Turisti sempre molto pochi. Italiani zero.
Abbiamo salutato Hanoi da qualche minuto ed è giunto il momento
di fare dei commenti:.
“Ci è sembrata una città moderna, molto più
di quanto ci aspettassimo, ed anche pulita. Ovviamente collocata nel
contesto asiatico. Il caotico traffico delle strade a modo loro è
ordinato. Se si riesce a dimenticare il ns. codice stradale si può
affermare che esiste una normativa stradale organizzata. I semafori
sono un optional come le precedenze ma se tu impari ad affrontare il
traffico a modo loro funziona. Quando attraversi le strade ad esempio
non sei tu che ti devi preoccupare se arriva qualcuno a destra. o a
sinistra (anche perché in questo caso non attraverseresti fino
a tarda sera) ma sono loro a darsi da fare per scansarti. Tu devi solo
attraversare con calma e con un’andatura costante. È sicuro
che arrivi dall’altra parte illeso. Quello che non abbiamo capito
è il metro del costo della vita e del potere d’acquisto.
Sappiamo che uno stipendio minimo è intorno ai 25 euro al mese
ed abbiamo notato che i Bancomat forniscono anche solo l’equivalente
di 50 cent di euro ma, nello stesso tempo, per due etti di lichies vogliono
un euro e se provi a trattare piuttosto non te li vendono. Al tempo
stesso in Hanoi e dintorni non abbiamo ancora notato molta povertà,
non almeno a livello del Sud America o dello Sri Lanka. Non abbiamo
visto bambini sporchi o malvestiti girovagare per le strade. Mendicanti
pochissimi, nemmeno fuori dai templi. La prostituzione non è
evidente ma sicuramente esiste, come il problema della droga, altrimenti
non avrebbe senso l’esistenza di tutte quelle organizzazioni che
si battono per i diritti dei minori. Noi però non dobbiamo dimenticare
che siamo una famiglia e che quindi è difficile che ci approccino
per motivi strani. Anche la Carlotta si è accorta che qui lavorano
solo le donne o meglio che i lavori piú pesanti e piú
evidenti sono svolti dalle donne. Abbiamo letto che anche durante la
guerra del Vietnam si sono distinte come soldatesse, peccato che poi
nessuno abbia mai dato loro i giusti riconoscimenti. E che dire della
gente?! Rispetto alle altre nostre esperienze in Asia, le persone qui
in Vietnam (ad Hanoi per lo meno), sono molto dure, sorridono poco.
Non che siano scostanti ma… Forse sono gli anni della guerra non
così tanto lontani... o forse più semplicemente sono caratterialmente
più simili al popolo cinese.”
Ore 23:30 Giampaolo ed io siamo nel vagone ristorante. Matteo e Carlotta
già dormono. Li capisco. In due giorni abbiamo fatto e visto
talmente tante cose che persino a me sembra una settimana che siamo
qui! Lo scompartimento è bellino. L’aria condizionata (per
mia fortuna) non c’è e comunque non serve… I materassi
sono discretamente morbidi, i letti sono larghi. C’è lenzuolo
di sotto, copertina e cuscino! Oltre ad abatjour, portabagagli e tavolino!
Nel vagone ristorante, a parte noi e due ragazze australiane che incontreremo
nel corso del ns. viaggio più di una volta, non ci sono turisti
ma solo vietnamiti (o cinesi?), d’altronde la linea ferroviaria
è quella che va in Cina.
6 Dicembre
2004 Lunedì (Lao Cai - Sapa)
ore 7:30 siamo sulla Jeep che ci porta a Sapa!
La mattinata si è già rivelata sufficientemente caotica
e stressante. Per prima cosa alle 5:50 ci hanno svegliato bussando sulla
porta e urlando LAO CAI LAO CAI… Io, che mi ero addormentata convinta
che il treno proseguisse per la Cina, sono andata in panico (facendo
la mia bella figuraccia!) per cui per prima cosa ho provato a chiedere
al controllore per quanto tempo si fermava (ma non capiva nulla) quindi,
per non perdere altro tempo, ho cominciato ad agitarmi gridando a tutta
la mia famiglia…” sbrigateviii… dobbiamo scenderee…
velociiii…” Solo dopo aver praticamente buttato Matteo giù
dal treno con una scarpa in mano ho osservato che nei vari scompartimenti
del nostro vagone tutti si stavano tranquillamente infilandosi calze,
scarpe, ecc. …BELLA FIGURA! (mi è venuta in mente la vecchia
pubblicità No Alpitur Ahi Ahi Ahi Ahi). Intanto nella foga di
tirare giù i bagagli la telecamera è caduta rompendosi
definitivamente (s’è rott’)! Comunque siamo arrivati
a Lao Cai.
Dato poi che eravamo stati svegliati improvvisamente e scesi di corsa,
senza il tempo di andare alla toilette, io avevo urgente bisogno di
fare pipì per cui, nonostante l’incaricato del Mountain
View (hotel prenotato via Internet) - che era venuto a prenderci - insisteva
nel dirci di seguirlo, io mi sono precipitata nel primo bar a disposizione…
E siccome avevo addosso zainetti, giubbotto fotografico e mega marsupio
e dato che c’era la classica turca, per mantenere l’equilibrio,
mi sono semi slogata un’anca e quindi sono uscita dal bagno zoppicando.
Dopodiché ci si presenta un altro problema… L’albergo
Mountain View, cui avevo ordinato la jeep privata per andare a Sapa
(essendo in quattro ci costava poco di più del minibus), non
l’ha procurata… un incaricato ci comunica che c’è
il bus! Io mi arrabbio (oltretutto li ho chiamati anche ieri sera per
confermare…)! Con la mia testardaggine mi impunto: voglio la mia
macchina! Dopo varie discussioni con diverse persone alla fine arriva
la jeep. Una vecchia jeep (russa?). L’autista è anche simpatico.
È lo stesso che ci dovrà portare a zonzo più tardi.
E parla anche qualcosina di inglese.
Alle 9:00, dopo nemmeno un’ora di strada SUPER ASFALTATA (ci chiediamo
a cosa serviva una jeep?), arriviamo a Sapa, cittadina che subito ci
appare discretamente elegante e turisticamente ben organizzata. Nella
piazza centrale, dove si trova il ns. albergo, ci accoglie un gruppo
di ragazzine ‘hmong’ (tribù del nord). Alla reception
altra sorpresa: Non ci sono le ns. stanze (dejá vu)… Comunque
ci mandano nel hotel a fianco (il Royal) per lo stesso prezzo (nota
positiva: abbiamo un albergo migliore ad una cifra inferiore). Facciamo
colazione, posiamo i bagagli in camera, ci rinfreschiamo velocemente
e poi partiamo con la ns. jeep alle volte della cascata di Thac Bac
e del passo di Tram Ton. Sulla strada del ritorno, il nostro autista
ci porta a visitare un vivaio locale con serre; niente di particolarmente
interessante per noi, ma capiamo che per loro è importante, in
questa zona c’è un clima tale che riescono anche a coltivare
le prugne, quel vivaio è uno dei maggiori produttori di piante
d’appartamento esportate in tutto il mondo. Il Fansipan, come
da manuale, è ricoperto da nuvole spesse. Però non piove
(nota positiva!) Al ritorno visitiamo il mercato di Sapa e veniamo letteralmente
circondati ed assaltati dalle varie venditrici Hmong, vendono di tutto
e con un’insistenza incredibile. Compriamo due oggettini da alcune
bambine. Per il tessuto tipico che mi piace molto, invece noto purtroppo
che all’interno del mercato, nelle bancarelle, è venduto
a meno della metà. Pertanto non compro nulla né da loro
né alle bancarelle. Andiamo a pranzo in un ristorantino e ci
sediamo sulla terrazza. C’è un bel sole e quindi ne approfittiamo.
Ma dopo tre minuti siamo nuovamente circondati dalle venditrici quindi
ci spostiamo all’interno (ecco perché tutti i turisti erano
a mangiare dentro!). Al pomeriggio la parte maschile della ns. famiglia
va in albergo a riposarsi mentre la parte femminile (Carlotta ed io)
decide di andare in giro per Sapa. Visitiamo una chiesetta cattolica,
mangiamo le caldarroste nelle bancarelle (ce le sbucciano pure!), chiacchieriamo
un po’ con la gente del posto e con due ragazzine, ci facciamo
spiegare un po’ di cose dalla proprietaria di una “pseudo
farmacia” dove vendono tutti questi prodotti curativi per noi
inconsueti.. giganteschi funghi secchi, alghe, spezie ed erbe sconosciute,
vari distillati “aromatizzati” al serpente, scorpione, ecc.
Compriamo anche un maglioncino per Carlotta e facciamo riparare il mio
marsupio che si è scucito.
Poi rientriamo in albergo e tutti insieme decidiamo di andare a prendere
l’aperitivo al Victoria Sapa Hotel (4-stelle) ……ma
non ci piace! Non è un ambiente genuino. Sono tutti supereleganti…
assurdo. Poi costa una cifra! Quindi si va via.
Per cena cambiamo ristorante (anche perché quello di oggi è
già chiuso) e ci troviamo benissimo! Ci mettono anche dei bracieri
vicino ai piedi per scaldarci. Di sera fa abbastanza freddo. Ci scambiamo
i commenti del giorno e su un fatto siamo tutti d’accordo: “Le
ragazze delle tribù sono molto più aperte gioviali e simpatiche
delle Vietnamite. Parlano un discreto inglese ed alcune anche il francese.
Vanno a scuola come le altre ma probabilmente hanno più interesse
ad apprendere”.
Oltre ai commenti giornalieri, Giampaolo ci racconta che anche lui ha
fatto una “figuraccia” sul treno ieri sera. Quando è
andato in bagno, mentre noi già dormivano, al rientro ha sbagliato
scompartimento (facile perché da fuori sono tutti uguali) ma
non solo… si è pure seduto sul letto di qualcun altro..
al che si è accorto che non poteva essere il suo. Ha detto SORRY…
ed è uscito. Noi ridiamo come pazzi… Poi accompagniamo
i bambini a nanna ma, giacché noi non abbiamo sonno, torniamo
al ristorante di prima a bere qualcosa. Lì chiacchieriamo con
una giovane coppia di francesi che ci dicono che per andare e tornare
da Cat Cat (villaggio delle tribù Hmong che visiteremo domattina)
ci vogliono al massimo 3 ore! Quindi domani niente sveglia.
7 Dicembre 2004 Martedì (Sapa – Cat Cat - Lao Cai - Treno
per Hanoi)
Prima dormita colossale in Vietnam (si vede che il clima di montagna
favorisce…)! Colazione alle ore 9:00! Stamattina provo la colazione
alla vietnamita, a base di zuppa di tagliolini (completamente insapore).
Carlotta fuori dall’albergo fa amicizia con delle ragazzine Hmong…
si scambiano qualche parola nelle varie lingue, e se le scrivono pure
sui quadernetti! Partiamo per Cat Cat a piedi! C’è il sole.
Il villaggio di Cat Cat può tranquillamente essere definito un
TOURIST ATTRACTION POINT….. Altro che trekking! Noi, che già
eravamo preparati ad una scarpinata su sentieri dissestati, siamo rimasti
sorpresi. Praticamente i primi 4 km sono asfaltati (ci vanno anche i
bus!) i successivi 3 km. di tour sono su un tracciato turistico con
tanto di vialetto e scale in pietra molto ben realizzato e comodo (mancano
solo i lampioncini ai lati per eventuali passeggiate notturne). Vedremo
se nel pomeriggio l’altro villaggio si rivelerà più
“originale”. Il paesaggio comunque è splendido con
cascate, ruscelli, risaie. Il loro villaggio, con semplici capanne in
legno, è molto colorato: la biancheria appesa lungo le strade,
i bambini nei loro vestiti tradizionali che giocano nei cortili. Compriamo
due decorazioni da due signore “Dao” (la tribù dai
turbanti rossi) che vendono i loro souvenir per strada… Ne volevamo
una sola ma alla fine una delle due ci ha convinto che non era giusto
comprare solo da lei e non dalla sua amica… “And my friend
?”…
Ore 13:00 breve riposo sulla strada del ritorno. Beviamo qualcosa in
un bar, seduti fra enormi contenitori in vetro pieni di vino di riso
e serpenti di tutte le taglie. Stamattina abbiamo buttato via la telecamera
ormai inutilizzabile. Adesso abbiamo 5 cassette vergini nuove di pacca!
Dopo un buon pranzetto ci avviamo in hotel per pagare il conto e per
recuperare il ns. nuovo taxista (organizzato presso l’Hotel Royal)
che prima di portarci a Lao Cai in stazione (con breve tappa a vedere
il confine cinese) ci deve portare nel villaggio tribale di Tha Pinh
per una breve tappa (un paio d’ore?). Questa gita la ho organizzata
ieri nel ns. hotel perché mi sono lasciata convincere che era
più economico del ns. taxista di ieri. Ma comincia male…
Al posto di una jeep o di una macchina normale arriva un super-scassato
pulmino… va bhé, passi. Poi lungo la strada l’autista
comincia a far salire varie persone locali, amici, parenti.. ad un certo
punto siamo in dieci! Una ragazza (l’unica che parla inglese)
ci spiega che lei e i suoi famigliari devono andare a LaoCai e non c’è
più il bus. Va bene! Questo per noi non è neanche un grosso
problema (è pure folcloristico).. Il grosso problema subentra
quando arriviamo all’ingresso del Villaggio di Tha Pinh, dopo
una deviazione di 8 km. dalla strada principale. Ci dicono che non possiamo
entrare perché servono dei permessi che dovevamo procurarci precedentemente
a Sapa! Io vado su tutte le furie perché la richiesta di un transfer
privato era stata fatta per avere l’opportunità di visitare
il villaggio tribale di Tha Pihn, lungo il percorso; quindi era l’organizzazione
del hotel che avrebbe dovuto procurarmi i permessi oppure dirmi dove
potevo procurarmeli! A quel punto, dopo varie discussioni, l’autista
ci dice che in tutti i casi non c’è tempo quindi meglio
dirigerci direttamente a Lao Cai. La cosa mi puzza un po’ di truffa
quindi: ESIGO DI TORNARE A SAPA perché pretendo anche i miei
soldi indietro! (… ma perché non mi sono rivolta al mio
taxista di ieri???)
Dopo mezz’ora noi, con tutti i passeggeri che man mano riscendono
alle varie tappe…, arriviamo in hotel e lì facciamo casino.
I want back my money!! Si solleva un putiferio. Uno della reception
ci strappa la ricevuta e la butta a pezzetti sotto il banco della reception…
Un paio di turisti francesi seduti al tavolinetto del hotel che stanno
organizzando un’escursione ci guardano con stupore (secondo me
cambieranno agenzia). Alla fine facciamo intervenire la figlia della
proprietaria del Mountain View (in fondo è lei che mi ha dirottato
al hotel Royal) e dopo l’intervento suo, della sua mamma, e di
non so chi altro, finalmente ci ridanno i soldi (22 usd). Ormai purtroppo
non c’è più tempo per il villaggio tribale né
per approfondire la storia dei “permessi d’ingresso”,
vera o falsa? Pazienza. Comunque l’ingresso del villaggio era
molto simile a Cat Cat, le strade super-asfaltate e di conseguenza supponiamo
fosse stato sulla falsariga del precedente. Considerazioni: “Credo
che per vedere qualcosa di particolare si dovrebbe poter stare in zona
almeno 4 o 5 giorni ed organizzare un’escursione più allargata,
scendendo al di là del Passo di Ta Throm e rientrando dal lato
nord. La vicinanza ad una cittadina così turistica come Sapa
probabilmente ha ormai cambiato la genuinità di questi popoli.
Solo i costumi sono rimasti tradizionali ma sotto il costume indossano
le scarpe da ginnastica, della Puma o dell’Adidas!”
Tramite il Mountain View, recuperiamo il ns. tassista affidato per farci
condurre a Lao Cai.
Al confine cinese scattiamo qualche fotografia. Qui solo un canale del
fiume Rosso separa la Cina dal Vietnam. Ormai è buio si vedono
solo le insegne pubblicitarie multicolore ed i vari palazzi illuminati.
Il ponte pedonale è già chiuso.
In attesa della partenza del treno, ceniamo in un locale di fronte alla
stazione dove beviamo anche qualcosa con il ns. autista e ci scambiamo
gli indirizzi. Stasera abbiamo prenotato un vagone-letto “speciale”.
Non costava nemmeno molto più degli altri: 12 usd contro gli
8 pagati all’andata e - considerato che comunque negli alberghi
e nelle agenzie i biglietti dei treni ti costano un 50% in più
– il prezzo mi è sembrato buono. Però…. Resta
il problema di averli comprati al Hotel Royal e, dopo l’esperienza
pomeridiana.. ci aspettiamo di tutto……
Invece no.. il vagone è come quello dell’andata ma all’interno
ci sono anche i “piumoni” con i copri-piumoni colorati e
poi tendine alle finestre…. inoltre la porta dello scompartimento
ha anche il vetro (quella dell’andata era a grata aperta). Stasera
abbiamo comprato una bottiglia di “whisky e cognac” locale…
Nel senso che da un lato c’è scritto Whisky e dall’altro
Cognac. SIMPATICO. (così fanno contenti tutti). Ci assicuriamo
che la stazione dove dobbiamo scendere sia l’ultima tappa e quindi
andiamo a nanna tranquilli.
8 Dicembre
Mercoledì (Hanoi – Hai Pong – Cat Ba -baia di Halong-
)
Ore 5:15 siamo seduti in un barettino – uno di quelli con i seggiolini
e i tavolinetti bassi bassi che non avevamo ancora provato - appena
fuori dalla Stazione di Hanoi, a sorseggiare del the. Quello Vietnamita
è stranissimo, amaro, pare più una tisana che un the però
a loro piace, quindi lo assaggiamo anche noi. Matteo e Carlotta rimangono
sul Lipton. Stiamo aspettando il treno delle 6:00 per Hai Pong che dovrebbe
impiegare un paio di ore scarse. La stazione è già piena
di gente.
Il viaggio da Lao Cai si è rivelato peggiore dell’andata
poiché, vero è che lo scompartimento era più bellino
dell’altro, ma molto più stretto…. poi aveva l’aria
condizionata al massimo e si gelava (così ci siamo spiegati l’utilità
dei piumoni!). Ho provato a chiamare il personale in servizio sul treno:
sono arrivati in tre. Prima hanno constatato che l’interruttore
dello scompartimento era fuori uso, quindi hanno provato a mettere un
lenzuolo sopra la grata di fuoriuscita dell’aria fredda (operazione
rivelatasi impossibile) ed infine hanno deciso di abbassare il termostato
generale del vagone! BRAVI! Anche se durante la notte sicuramente devono
averlo rimesso a manetta poiché ci siamo svegliati al gelo.
6:30 Siamo sul treno per Haipong, stiamo uscendo dalla città
di Hanoi e sta nascendo il sole. BELLO. È anche molto bello il
passaggio del treno nel centro di Hanoi. È interessante osservare
il suo percorso in mezzo alle case. È come essere in uno stretto
corridoio che si insinua fra due file di condomini… ti sembra
di prendere il the con i Vietnamiti seduti all’ingresso delle
loro abitazioni. C’è gente che fa colazione fuor dalla
porta… la puoi quasi toccare. Alle sei del mattino Hanoi é
già animatissima, strade piene di gente, mercati rionali affollatissimi,
biciclette e motociclette stracariche di merci, già perché
quello che i Vietnamiti riescono a caricare su una bicicletta non ce
lo possiamo nemmeno immaginare.
Sul treno c’è un ottimo servizio, the caffè, bibite,
cose non meglio identificate da mangiare (una aveva un profumino…!
Gnamm..).
Ore 9:30: dopo l’ennesima animatissima discussione fuori della
stazione di Haipong con un procacciatore d’affari (li troviamo
tutti noi?) che spacciandosi per una guida turistica insiste sul fatto
che, al taxi che ci porta al molo bisogna dare almeno tre dollari e
che il taxametro qui non lo usano… cediamo (perché siamo
anche stanchi di discutere per un paio di dollari) e saliamo su un taxi
che ci porta al porto. Lì veniamo assaltati da altri procacciatori
d’affari che già cercano di venderti le camere a Cat Ba…
Saliamo sul primo battello (loro lo chiamano aliscafo) disponibile e
partiamo per l’isola. Arriviamo dopo un’oretta. Il tempo
é splendido. Fronteggiamo la moltitudine di venditori di camere…
diamo ascolto a tutti e raccogliamo i bigliettini da visita… Poi
entriamo in un bar a far colazione… intanto consultiamo la Lonely
Planet ed analizziamo i bigliettini raccolti… Visitiamo quattro
o cinque guesthouse sul lungo mare (presso la terza guesthouse io cado
rovinosamente dalle scale sempre sullo stesso ginocchio dolente); e
alla quinta guesthouse ci fermiamo. Due camere doppie con terrazzo sul
mare a 5 usd l’una! Con Tv, bagno, frigorifero, abat-jour, comodini,
…. Tutto! IL My Ngoc Hotel é anche un indirizzo calorosamente
consigliato dalla Lonely Planet e difatti non ci pentiremo della scelta.
Ci facciamo procurare delle mountainbike e verso le 12:00 partiamo….
Poffarbacco… le salite non si sprecano… arriviamo al ristorante
distrutti. Il ristorante però promette bene…. È
il ristorante galleggiante Xyan Hong. Ci portano sul retro dove ci mostrano
tutti i pesci, crostacei e molluschi disponibili… belli, vivi
nelle vasche! Anche qui non parlano inglese quindi scegliamo il ns.
pranzo indicando le varie vasche! Loro li pesano poi li portano in cucina.
Dopo un pranzo da re (Matteo si è mangiato un pesce da oltre
un chilo alla griglia…, Carlotta 2 granchi reali, noi i gamberi,
vongoloni incredibilmente buoni, con contorni vari, riso, tagliolini,
ecc etc.), io estraggo la mia Lonely Planet e cerco di comunicare con
la proprietaria, che è anche la cuoca! Riesco a dirle in “perfetto”
vietnamita ‘mi piace’ (Tói Thich)! Lei capisce ed
è così contenta che quasi m’abbraccia…. Poi…
sempre in vietnamita cerchiamo di prenotare un tavolo per domani sera…
ma non ci riusciamo… nel frattempo però arriva il marito,
che parla inglese, e così risolviamo il problema… I loro
figli intanto provano le ns. mountainbike sullo stretto ponticello pensile
(che noi abbiamo fatto a piedi... ah ah). Dopo un paio di bicchierini
di whisky ripartiamo…. e subito ci attende una pendenza di 14
gradi! ... io la faccio a piedi... Andiamo a vedere la spiaggia di Cat
Co... lavori in corso anche qui. Sembra prevedano un notevolissimo sviluppo
turistico... noi però fino ad ora di turisti ne abbiamo visti
ben pochi anche se il tempo é bello. Non fa caldo, ma nemmeno
freddo. Visitiamo il porto ed il villaggio di Cat Ba poi, dopo un meraviglioso
tramonto, torniamo in albergo.
Ceniamo lì stasera, così poi ci riposiamo un po'...
Mentre Giampaolo prende l’aperitivo sul lungomare Matteo Carlotta
ed io giochiamo dal balcone.... abbiamo una lucina laser e la facciamo
guizzare per terra davanti alle persone che camminano... é uno
spasso!. Cé chi cerca di schiacciarla col piede... c’é
chi si allontana correndo ma c’é anche chi alza lo sguardo
e..... ci coglie in flagrante! Cena con finale a base di ottima vodka
vietnamita (non la troveremo più in tutto il viaggio N.D.R.)
e nanna!
9 Dicembre
2004 Giovedì (Bahia di Halong)
ore 10:00: siamo sul barcone in legno (tipo Giunca) prenotato ieri al
ns. hotel per la gita nella Baia di Halong. Barca riservata solo alla
ns. famiglia, per tutta la giornata e compreso il pranzo..... a soli
40 usd totali... Non ci é nemmeno saltato in mente di trattare..!
Sono venuti a prenderci in albergo alle 8:30 con quattro moto-bike e
ci hanno condotto all’imbarco. La giornata é splendida.
Il mare é smeraldo... il panorama é mozzafiato! Ormai
ci é rimasta solo la ns. vecchia reflex e la foto-camera digitale
di Matteo... ma ci scateniamo ugualmente. All’uscita del porto
passiamo nel villaggio galleggiante dei pescatori (cosa non citata dalla
Lonely Planet). Fenomenale. Sono vere e proprie case poste su galleggianti,
con balconi, finestre, piante e fiori, antenne televisive ed anche animali
domestici (cani per lo più)... l’unica differenza é
che al posto delle strade fuori dalla porta c’é il mare
e per andare da qualche parte bisogna prendere la barca. Nell’escursione
di oggi avremo modo di passare attraverso altri villaggi galleggianti,
ce ne sono molti intorno all’isola di Cat Ba. Ci sono anche le
scuole galleggianti, in effetti non bisogna dimenticare che il Vietnam
é uno dei paesi con il più alto indice di scolarizzazione
dell’Asia (siamo intorno al 92%).L’escursione ci porta attraverso
gli scorci più belli della baia, sotto gallerie naturalmente
scavate negli immensi faraglioni che scendono a picco nelle acque immobili.
Sotto una di queste gallerie ci addentriamo con una piccola canoa ed
alla fine di essa ci sorprende un paesaggio meraviglioso... c’é
come un piccolo lago interno racchiuso tra le rocce altissime. Al ns.
rientro sulla barca ci attende il pranzo! Caspita, a prua ci hanno preparato,
bene allineati su una stuoia, tutta una serie di piattini e ciotoline
contenenti riso, verdure alla soia, insalata fresca, pesci arrosto,
calamaretti... e VAIII! Altro che pranzo al sacco. Dopo aver mangiato,
ci mettiamo tutti in costume, poiché é venuto anche caldo.
Sulla strada del ritorno infatti, passando dalla Bahia di Lan Ha ci
fermiamo sull’Isola dell’Ananas, alla spiaggia delle scimmie,
dove facciamo anche il bagno! Le scimmie sono molto carine ma ce n’é
un paio discretamente aggressive infatti un gruppetto di turisti é
già in fuga.
Al tramonto, mentre rientriamo in porto con la barca, il villaggio galleggiante
vicino al porto di Cat Ba ci appare ancora più bello e pittoresco.
Ore 19:00 siamo al ristorante galleggiante di ieri... stavolta però
siamo venuti in taxi! Altra luculliana mangiata e per concludere, Matteo
ed io ci lanciamo nell’assaggio del vino al geco! Non male.. e,
dato che te lo portano a tavola nei bicchierini, basta non pensare che
tale liquorino proviene da quel vaso di vetro con dentro quattro o cinque
enormi gechi, che é lì esposto sul banco del bar. Con
un apribottiglie rimasto sul tavolo ci mettiamo poi a giocare al „gioco
della bottiglia” ...- dire o fare - ... fatto sta che a me tocca
andare sul retro (che poi é un’altra terrazza galleggiante)
ad aiutare a lavare i piatti, ovviamente alla loro maniera e quindi
accovacciata per terra come una perfetta Vietnamita! Ma coloro che si
sono divertiti di più sono senza dubbio quelli del ristorante
che, sicuramente ci hanno presi per matti, ma ridevano di gusto!
Alle 21:20 siamo già in albergo e ci sediamo un po’ al
bar. Facciamo due chiacchiere con il proprietario che parla bene inglese
ed inoltre é la persona più corretta che abbiamo incontrato
in Vietnam fin’ora! Quasi esageratamente corretta, tanto da consigliarci
di spostarci domani a Nihn Binh in bus perché lui stesso sostiene
che il trasporto privato é troppo caro! Ci ha comprato anche
i biglietti dell’aliscafo senza nessuna maggiorazione di prezzo...
Siamo contenti di aver conosciuto una persona come lui perché
purtroppo le esperienze vissute fino ad oggi ci avevano fatto diventare
molto diffidenti! A Cat Ba in effetti tutte le persone che abbiamo conosciuto
erano molto gentili, disponibili, amichevoli e persino sorridenti. Persone
speciali insomma. Viva Cat Ba! Giochiamo ancora con la lucina laser...
stavolta gioca anche Giampaolo (che invece ieri sera ci aveva criticato!)...
adesso però la maggior parte della gente del posto, che passeggia
sul lungo mare, ci conosce già e quindi diventa un gioco di gruppo!
Ore 21:45 arriva al bar un massaggiatore... perché no... proviamo
col mio ginocchio.. un successo! Tanto che riesco a fare anche i piegamenti.
Poi prova anche con Giampaolo ma lui soffre, povero....
10 Dicembre
2004 Venerdí (Cat Ba – Haipong – Nin Bihn –
Tam Coc – treno S3)
ore 7:15 prendiamo il bus davanti al ns. albergo che ci porta al molo
dall’altra parte dell’isola. Lì saliamo su un aliscafo
che, dopo aver sbattuto in fase di manovra (per ben due volte) su un
molo all’uscita del porto, riesce finalmente a partire e a condurci
sani e salvi ad Haipong in venti minuti. Oggi il tempo é nebbioso
meno male che ieri era bello! Ad Haipong sbarchiamo presso un altro
porto dal quale però parte un minibus (che prosegue poi direttamente
per Hanoi) che ci porta in centro. Arriviamo alla stazione dei bus nazionali
e prendiamo i biglietti per Nihn Bihn, via Nam Dihn, dove dobbiamo cambiare.
Il bus parte alle 10:00.
Carlotta ed io andiamo un attimo alla toilette della stazione. C’é
la solita serie di turche con porticina ma sulla destra c’é
una specie di vasca - lunghezza un paio di metri, altezza 15-20 cm,
larghezza 40-50 cm - all’interno della quale scorre dell’acqua.
Chissà a che serve? La risposta non tarda ad arrivare! Mentre
aspetto Carlotta infatti entra una signora che, completamente incurante
della mia presenza, sale sul gradino, si tira su le gonne, abbassa le
mutande, si accovaccia sulla vasca e fa pipì...
Sul bus, il conducente in attesa della partenza, sta guardando la televisione
- appesa proprio sopra il posto di guida. Certo che i Vietnamiti senza
televisione non sanno stare! Assistiamo al carico merci, perché
i bus in Vietnam servono anche per trasportare le cose. Caricano di
tutto, pacchi, sacchi di riso, biciclette, mobili... alcune cose all’interno
sotto i sedili, altre sul tetto. Ore 10:15 siamo in viaggio. Siamo gli
unici turisti e destiamo parecchia curiosità. Tanto che dopo
qualche minuto un paio di persone vengono a sedersi vicino a noi e un
po’ in inglese un po’ con l’aiuto di schizzi e disegni...
ci scambiamo varie informazioni. Prima domanda: Quanti anni abbiamo...
Alla risposta si consultano fra loro e ridono... (mi piacerebbe sapere
perché ridono? Ai loro occhi appariremo più giovani o
più vecchi?). Sull’età di Matteo (13) fanno cenno
di dissenso... in effetti per loro é così alto (1,78)
che é difficile convincerli. Poi un signore prende la mano di
Matteo la scruta da un lato e dall’altro e poi dice „beautiful”!
Un altro signore ci racconta che é capitano della marina Vietnamita,
ci fa vedere anche la tessera... con lui comunichiamo in inglese, per
iscritto. Stranamente a parole non ci capiamo. Intanto il bus va per
la sua strada... i viaggiatori locali salgono e scendono dal bus „in
corsa”.... in pratica il bus rallenta soltanto... c’é
in ogni caso un addetto che li afferra per la mano e li aiuta a salire..
in certi casi li „tira letteralmente su”. Meno male che
noi scendiamo al capolinea. Anche i vari pacchi subiscono lo stesso
trattamento. Funziona così: il bus arriva nelle vicinanze del
luogo di consegna, inizia a suonare il clacson all’impazzata,
a quel punto arriva sulla strada qualcuno di corsa e, dopo un breve
scambio di parole, gli buttano il pacco! A Nam Dihn si cambia bus e
si finisce su un bus ancora più carico del precedente! Il tetto
trabocca di merci e l’interno anche, tanto che i ns. figli sono
seduti su sacchi di granaglie. Su questo bus ci sono anche molti televisori
ed impianti hi-fi... speriamo non li scarichino con la stessa tecnica
del bus precedente....
Arrivati a Nihn Bin con un taxi andiamo all’albergo indicatoci
dall’agenzia di Hanoi, dove dobbiamo ritirare i biglietti per
il treno di stasera e dove lasceremo anche i bagagli in deposito! Con
lo stesso taxi ci facciamo portare a Tam Coc, lui ci chiede se deve
aspettarci... ma va?? Chissà quanti taxi ci saranno in una località
così turistica... Pranziamo velocemente e malissimo (per la prima
volta in Vietnam) e poi ci prepariamo all’escursione sui canali.
Tam Coc é una località in mezzo alle risaie, da dove partono
una serie di canali naturali che si inoltrano in un paesaggio molto
simile alla baia di Halong. Altissimi faraglioni rocciosi, pareti a
picco, grotte. Lungo questo splendido paesaggio vieni portato con delle
piccole barche a remi condotte da donne che, remano anche con i piedi.
Carlotta ed io eravamo con una „nonna” e sua nipote di 15
anni. Anche Carlotta ha provato a remare con i piedi.... ma é
stato un insuccesso.... Al ritorno ci mostrano i loro prodotti (che
vendono), ricami su seta per lo più... così acquistiamo
qualche souvenir... La „nonna” é molto cordiale,
sorride molto e parla francese. Certo che remare tutto il giorno....
Assistiamo poi ad una scena che conferma i ns. dubbi sul valore e potere
d’acquisto della moneta vietnamita. Infatti quando lasciamo la
mancia alla „nonna” lei da l’equivalente di 6-7 centesimi
di euro alla nipote, che fa i salti di gioia. (Sicuramente i prezzi
che abbiamo pagato fino ad ora, compreso l’acqua, sono prezzi
tacitamente concordati solo per i turisti!). Non si spiega diversamente
anche perché sono tutti vestiti bene, i loro ristorantini o bar
sono sempre pieni di gente... come farebbero se pagassero una bottiglietta
d’acqua 50 cent. o a volte anche 1 euro? ... sarà tipo
a Cuba?!
Al ritorno dall’escursione il piazzale é deserto, né
bus, né taxi, ne auto, né rompiscatole...! Si ma... come
torniamo in città? Ci incamminiamo a piedi, convinti che entro
breve e, come sempre, arriveranno taxi e motociclette a decine.... ma
ci sbagliamo. Quindi ritorniamo sui ns. passi e chiediamo in un negozio...
dopo mezz’ora di contrattazione arrivano 4 moto che, per 8 dollari
complessivi, ci riporteranno in città.
Facciamo un giretto per Nihn Bin (niente di particolare) poi ceniamo
nel hotel dove abbiamo lasciato i bagagli. Dopo cena facciamo due chiacchiere
con la proprietaria del Hotel che ci mostra orgogliosa le foto di quando
ha ospitato un gruppo politico ed il Primo Ministro. Carlotta ride perché
il primo Ministro é grasso ed in Vietnam le persone grasse sono
rarissime (si vede che i ministri mangiano bene anche in Vietnam). Anche
la proprietaria ride. Alle 23:15 abbiamo il treno per Hué! Alla
stazione vediamo il primo gattino vietnamita... lo porta legato al guinzaglio
un bambino (?!?). Il treno arriva puntuale. Nanna.
11 Dicembre
2004 – Sabato (Hué – Cittadella)
ore 9:10 stiamo per arrivare alla stazione di Hué. Abbiamo appena
bevuto un the vietnamita che abbiamo pagato una cifra!! D’altronde
quando la venditrice mi ha chiesto 40.000 dong (l’equivalente
di 2 euro) la sottoscritta che era ancora mezza addormentata ha pagato
senza battere ciglio... ma Giampaolo, che era più sveglio di
me, le dice „Cosa??? 40.000 dong per questa schifezza?! Very expansive!
Non la voglio... „ così la venditrice gli rende 10.000
dong, ma é comunque molto.... dato che ad esempio ieri alla stazione
dei bus di Haipong abbiamo comprato con la stessa cifra un panino, due
birre, un pacco di biscotti, tre the ed un pacchettino di caramelle...
Va bhé. Stanotte abbiamo dormito benissimo. Materassi comodi
ed aria condizionata regolabile Stamattina ci hanno svegliato con largo
anticipo... ci hanno anche dato 4 bottigliette d’acqua e la colazione
che consisteva in un panino che Giampaolo ha divorato subito! Non so
come ha fatto, perché era immangiabile – il pane era dolce
e l’interno salato – solo l’ovetto di quaglia all’interno
era buono! Ad Hué non abbiamo ancora l’albergo ma lo troveremo,
analizzano la Lonely Planet ne scegliamo uno all’interno della
città vecchia. L’hotel Than Noi. Ci facciamo portare con
un taxi. Le camere non sono proprio a buon mercato ma l’albergo
é bello, ha dei grandi spazi comuni, un bel ristorante, un ampio
giardino dove rilassarsi, ha anche la piscina, che adesso non serve
proprio... perché fa quasi freddo ed é nuvolo. Pranziamo
in hotel ed anche molto bene. Poi compriamo una bottiglietta di digestivo
Vietnamita (tipo Unicum) che é anche molto carina... la bottiglietta
é in ceramica cinese corredata da due bicchierini sempre stile
cinese con i disegni azzurri. Dopo pranzo noleggiamo delle biciclette:1
usd al giorno e per mezza giornata ½ dollaro... alla fine però
avremo da discutere come d’abitudine, perché ci provano
sempre... é più forte di loro. Facciamo tutto il giro
della cittadella e per strada notiamo una casa con giardinetto piena
di gente, tutta vestita di bianco e con delle fasce nere sulla testa...
sarà un funerale? Bevono birra a tutto spiano. Qualcuno successivamente
ci dice che sono locali dove ancora giocano alla roulette russa ma preferiamo
non crederci. Dopo il primo giro perlustrativo all’immensa zona
della cittadella andiamo a visitare la città imperiale. Bellissima,
anche se purtroppo i segni della distruzione provocata dalla guerra
si notano ancora. Nel tardo pomeriggio riconsegniamo le biciclette.
In albergo prenotiamo la gita per domani per andare a visitare con la
barca le tombe Imperiali lungo il Fiume dei Profumi. 15 usd per un barcone,
escluso il pranzo che si paga direttamente ai proprietari. Alla sera
ci spostiamo nel centro, dalla parte nuova della città (al di
là del fiume). É passeggiando lungo il fiume che ci rendiamo
immediatamente conto che, se venivamo qui direttamente, la barca per
domani la trovavamo alla metà del prezzo pagato in hotel! Si
cena al caffè Good and Stay, gestito da un pittore vietnamita
un po’ particolare... lunghi capelli bianchi fermati a coda di
cavallo. Si mangiano snack fra cui degli involtini primavera alla griglia
buonissimi che, avvolti nella carta di riso, si immergono poi in una
salsina di arachidi. Carlotta ordina i soliti tagliolini. Poi facciamo
due passi nella città. È qui che scorgiamo i primi topi
nottambuli che girovagano sui marciapiedi… É sabato sera
ed i locali vietnamiti sono pieni di gente, per lo più si tratta
di bar, karaoke e Video-bar, con enormi schermi televisivi dove proiettano
film in DVD. Ore 23:00 nanna, domattina si parte presto!
12 Dicembre
2004 – Domenica (Escursione sul Fiume dei Profumi – Tombe
Imperiali)
Alle 8:00 vengono a prenderci e ci accompagnano all’imbarcadero!
Il barcone é bellissimo, a forma di Drago molto variopinto. Sulla
barca prenotata c’é l’intera famiglia: il barcaiolo,
la moglie e i due bambini; forse su questo barcone ci vivono anche.
Il tempo é coperto ma – nota positiva - non piove. Siamo
già fortunati perché la zona di Hué a Dicembre
é stagione di pioggia. Prima tappa: La pagoda di Thien Mui, torre
ottagonale simbolo del Vietnam. Peccato che sia in ristrutturazione
pertanto circondata dalle impalcature. Al tempio vicino c’é
il Buddah che ride.
La tradizione vuole che i fedeli vengano in questo tempio il primo giorno
dell’anno per trarre un buon auspicio di felicità (chi
ride il primo dell’anno ride tutto l’anno....). In questo
complesso di templi incontriamo i primi turisti italiani, con guida
privata che... parla addirittura la nostra lingua.
La signora della
barca, per chiederci se volevamo il pranzo, ci ha mostrato una serie
di foto di turisti che mangiavano e poi su una vecchia copia della Lonely
Planet c’indicava i vari tipi di cibo. Acconsentiamo ma senza
chiedere il prezzo.... ahimè. Ore 10:00 Esce un po’ di
sole. Durante la navigazione d’andata, la signora apre enormi
borsoni ed inizia a spargere sul pavimento una serie infinita di mercanzie,
souvenir, ceramiche, quadretti, oggetti in legno, capi d’abbigliamento
in seta... OK. Carlotta adocchia un bel completino in seta nera (classici
pantaloni alla vietnamita e camicetta a kimono). Li prova anche. Io
scelgo una vestaglia. Per il tutto vuole 30 dollari. Si prova a trattare
ma niente da fare. In ogni modo, poiché sono molto gentili, se
al posto di dar loro la mancia acquistiamo questi oggetti, facciamo
ugualmente qualcosa di buono. Seconda tappa: Nom Chen Temple (sulla
Lonly Planet non c’é), che non era nulla di speciale e
per andarci ci siamo infangati tutti. Però ci siamo divertiti
poiché Carlotta ed io abbiamo nascosto le scarpe di papà
e Matteo fuori dal tempio e poi abbiamo aspettato un buon quarto d'ora
sulla barca.... prima che arrivassero! Terza tappa: la splendida Tomba
di Mihn Mang. Verso le 13:30 pranziamo e molto bene. La signora ci ha
preparato un menù veramente ottimo! Dopo pranzo, prima novità:
ci sconsigliano di andare alla Tomba di Khal Din perché affermano
che ci sono da fare tre km. a piedi e purtroppo é cominciato
a diluviare. Allora ne aggiungo io una al programma, la tomba di Thien
Tri. Non ci crederete.... ma non siamo riusciti a trovarla. Ci siamo
trovati anche in una situazione molto strana perché, dopo aver
girovagato a destra e a sinistra in aperta campagna (arrivando quasi
a piedi alla tomba di TuDoc a causa di informazioni sbagliate che ci
avevano dato delle ragazze), siamo finiti su una strada principale.
É stato deludente. Abbiamo provato a fare dei segni a dei motociclisti
affinché si fermassero per chiedere loro la direzione del tempio.
Purtroppo a piedi non c’era nessuno. Abbiamo provato anche a fermare
delle persone in bicicletta. In tutti i casi, nonostante il ns. stupore,
non si é fermato nessuno. Alcuni ci hanno anche fatto anche dei
gestacci e un ciclista ci ha urlato dietro qualcosa. Forse se non hanno
un motivo di interesse non sono disponibili ad aiutarti? É brutto
pensarlo. Ultima tappa: La Tomba di Tu Duc. Questa é veramente
splendida, sarà perché immersa nella natura o sarà
perché apparteneva all’imperatore Tu Duc, famoso per i
suoi sfarzi, per le sue 104 mogli e per aver ufficiato la città
di Hué del titolo di patria della gastronomia Vietnamita, grazie
ai suoi 50 cuochi di corte che ogni giorno dovevano cucinargli 50 piatti
diversi. Continua a piovigginare ma pazienza, sempre meglio del diluvio.
Nell’immenso parco si trovano vari tempi e tombe. É enorme.
Nel palazzo dell’imperatore - che lì aveva anche una riserva
di caccia e si recava con le sue concubine - Carlotta si fa pure fotografare
vestita da imperatrice. Successivamente rientriamo a Hué. Arrivati
al molo ci presentano il conto del pranzo: ben 450.000 dong. M’innervosisco
perché a Cat Ba in un bellissimo ristorante con molto meno abbiamo
mangiato ostriche, enormi pesci alla griglia, gamberi, ecc.. Insomma...
ci provano sempre?! Così alla fine rinuncio all’acquisto
dei capi in seta. Torniamo in Hotel a piedi. Matteo va a dormire e noi
tre andiamo al mercato centrale di Hué. É enorme e tutto
diviso a settori: settore scarpe, settore cappelli, settore vestiti,
ecc.. Al settore vestiti troviamo gli stessi capi che erano in barca.
Qui vogliono addirittura 75 dollari. Inizia una contrattazione incredibile...
alla cifra di 30 dollari ce n’andiamo. A 27 dollari ci corrono
dietro. A 25 acquistiamo. Compriamo anche un paio d’occhiali da
sole ed un orologino per Carlotta. Torniamo in albergo un po’
stanchi. Doccia e via. Stasera abbiamo scelto di cenere al ristorante
Tinh Gia Vien, vicino al nostro albergo. É famoso per riprodurre
la cucina nel vecchio stile imperiale. Si trova in un bel giardino.
Stranamente non c’é nessuno, anche se il servizio, la coreografia
ed i gusti sono impeccabili. La presentazione dei piatti e le loro decorazioni
sono qualcosa che raramente si ha l’occasione di vedere. Un menù
così, in occidente, potrebbe costare anche oltre i 100 euro a
testa, qui invece con una buona bottiglia di Vino francese spendiamo
585.000 dong (29 euro) in tutto. Passando da Hué sicuramente
é un posto da non perdere! In hotel prepariamo gli zaini e poi
beviamo un whisky al bar. Questo giardino é così bello
e rilassante…… Domattina sveglia alle 5:30 (massimo 6:00)!
13 Dicembre
2004 – Lunedì (Hué – Danag – Hoi An)
Ore 7:00 andiamo in stazione dopo aver fatto colazione e pagato il conto!
(meno male che ci sono le carte di credito). Ore 8:10 il treno verso
Danang é già in viaggio. Una signora vietnamita molto
simpatica ci offre dei frutti marroncini secchi... Mentre li sbucciamo
lei e il figlio ci guardano e ridono. Ma sono veramente buoni; credo
che siano lichies seccati. L’arrivo a Danag é previsto
fra 2 ore e mezza. Alle 10:00 passiamo sul passo che separa le province
di Hué e Danang. In teoria dovrebbe anche segnare il cambiamento
del clima cioè da nuvolo a soleggiato. Ma purtroppo non é
così. Sul treno passa una signora che vende dei vasetti che sembrano
quelli dello yogurt. Io (ovviamente) mi offro di assaggiarne uno...
buonissimo! Così ne compriamo altri sei. A Danang dovrebbe venirci
a prendere un autista mandato dall’albergo di Hoi An, così
lungo la strada avremo la possibilità di fare delle tappe: la
prima a China Beach, dove pranzeremo, la seconda alle Montagne di Marmo.
Quando arriviamo a Danang l’autista c’é e parla anche
inglese! Bene. Facciamo due passi sulla China Beach, é un po’
nuvoloso ma non é bruttissimo. Scegliamo un ristorantino fra
i tanti e ci arrampichiamo per le ripide scale. Questi ristoranti sono
tutti su palafitte molto molto alte... sicuramente le maree della stagione
delle piogge non devono essere uno scherzo. Facciamo una mangiata colossale
(che novità...) a base di ostriche, granchi, conchiglie in salsa
piccante, aragosta pesce e gamberi. Qui vediamo il secondo gatto vietnamita,
una bella gattina e anche incinta! Carlotta la coccola per la gioia
di papà (che non si può dire ami moltissimo i gatti).
Conosciamo una coppia di vietnamiti che parla un inglese perfetto! Capiamo
subito perché: vivono in Canada, lui é un ex dissidente.
Ora sono qui per le vacanze di Natale. Mi piacerebbe fargli un sacco
di domande ma non possiamo approfittare più di tanto. Dopo pranzo
riprendiamo la ns. auto ed andiamo alle Montagne di Marmo. Sono molto
belle anche se un po’ faticose, soprattutto dopo il nostro pranzo
di oggi! Gradini, gradini e ancora gradini. Riusciamo in ogni caso a
fare il percorso completo e a vedere tutti i templi e tutte le grotte
(tranne una). Scattiamo un rullino completo che, però.... purtroppo,
la sera dopo ci accorgeremo, con gran dispiacere, che non era agganciato.
Ai piedi di queste colline marmoree ci sono moltissimi laboratori artigianali
che vendono sculture di marmo ma non solo piccoline, ce ne sono di dimensioni
enormi. Ci raccontano che le esportano anche... e che il costo di spedizione
via nave non é poi così alto... siamo tentati di comprare
due bei leoni da mettere all’ingresso di casa nostra ma poi desistiamo.
Arriviamo al Hotel Van Loi, trovato su Internet e prenotato già
da diverse settimane. É molto molto bello. Al primo piano c’è
anche una grande piscina ed il bar-ristorante si trova all’ultimo
piano in una terrazza panoramica con splendida vista sul fiume e su
Hoi An. Sistemati i bagagli ci cambiamo e partiamo all’esplorazione
della cittadina ma è già buio. Subito troviamo gli stessi
pantaloni di seta che ieri sono stati oggetto di estenuanti contrattazioni.
Qui li vendono a 5 dollari prima della contrattazione. Questa è
la città dei sarti! Giampaolo ordina un paio di pantaloni sportivi
che si fa confezionare su misura, saranno pronti domani sera per 7 dollari.
Passeggiamo un po’ per il centro storico che ci appare molto bello,
elegante, ricco di ristoranti, locali e piacevoli guest-house.
È la prima volta che vediamo tanti turisti e tanta vita in Vietnam
ma questa cittadina è, in effetti, molto piacevole. Verso le
20:00 ci fermiamo a mangiare in un ristorante galleggiante, sul fiume,
vicino al ponte Giapponese. Mangiamo bene e beviamo dell’ottimo
vino ungherese (non potevamo non prenderlo…). Poi si rientra in
albergo.
14 Dicembre
2004 - Martedí (Hoi An – My Son – Hoi An)
Alle 7: 30 siamo già su un taxi (sempre quello dell’albergo
poiché é discretamente economico!) che ci porterà
a My Son. Stamattina non ci hanno svegliato al solito modo così
gentile tipo: “Good morning, it’s six o clock”, bensì
con un imperativo “please wake up!”. Ma mi è venuto
in mente che il proprietario è un ex soldato Vietnamita in pensione.
È uno di quelli che hanno combattuto contro gli americani. Abbiamo
letto anche una sua intervista, in cui dichiara che, per prima cosa
lui si sente un militare!… con ciò si spiega anche la tecnica
della sveglia!
La colazione di stamattina è stata piuttosto magra, vuoi perché
era presto o vuoi perché in tutto l’hotel siamo soltanto
una decina di ospiti! …. Meno male che la Lonely Planet affermava
che a Hoi An bisogna prenotare con largo anticipo perché è
sempre tutto pieno…
Ore 7:50 siamo appena riusciti a superare un tratto di “fuori
strada” fra fango, enormi buche e dossi incredibili – causa
lavori in corso – e sta uscendo anche il sole! Così almeno
Giampaolo la smette di lamentarsi del tempo, anche se il cielo coperto
l’abbiamo avuto solo per due giorni e la pioggia solo per mezza
giornata…. C’è stato di molto di peggio nei nostri
viaggi (alluvione in Cile dove non vedevano una goccia d’acqua
da 70 anni… diluvio in Bahia California dove non pioveva dal 1884…
persino a Hurgada ha piovuto). Bisogna sempre saper cogliere il lato
positivo delle cose (e vi assicuro che c’è sempre, se non
altro per il fatto che in tutti i casi esiste qualcosa di peggio!).
Arrivati a My Son (altro sito dichiarato patrimonio dell’Unesco
dopo la Baia di Halong, Hué e Hoi An) acquistiamo i biglietti
e saliamo sulla jeep che ci porta al centro visitatori, da cui parte
il percorso. My Son è il sito archeologico del regno dei Champa
più famoso del Vietnam. My Son fu al massimo del suo splendore
tra il IV e il XIII secolo, e se non fosse per i bombardamenti americani
che hanno gravemente danneggiato la maggior parte delle strutture, My
Son sarebbe uno dei siti meglio conservati in Vietnam! Perlustriamo
i vari settori (il B ed il C sono quelli in condizioni migliore, nonché
i più interessanti). My Son ha il suo fascino anche per merito
della sua posizione fra verdi colline e il torrente che lo attraversa.
Il settore “A” non è ancora stato ristrutturato e
forse non lo sarà mai, sembra essere stato lasciato in quelle
condizioni a testimonianza delle devastazioni causate dai bombardamenti
americani. Alle 11: 00 termina già la ns. visita. Il passaggio
in jeep verso l’uscita è più folcloristico del primo
perché l’autista ama cantare e ci allieta con l’inno
a Ho Chi Min e, per concludere, con Bella Ciao! Alle 12: 00 siamo già
di ritorno a Hoi An e quindi abbiamo tutto il tempo per visitare la
città antica. Facciamo i ns. biglietti e seguiamo il percorso
circolare, vediamo alcuni templi, sale riunioni, case cinesi del 700,
ecc… Hoi An è molto ben mantenuta.
In un negozio nelle vie del centro troviamo anche dei pantaloni uguali
a quelli di Carlotta, ma a solo un dollaro!!! …. Ma è una
signora anziana che ce l’ha detto, infatti, dopo un secondo accorre
trafelato un tizio che parla inglese ed il prezzo si tramuta come per
incanto in 8 dollari…. Pranziamo in un piccolo ristorante consigliato
dalla Lonely Planet e mangiamo molto bene spendendo circa 8 euro in
quattro. Al ristorante litighiamo perché Giampaolo (come sempre)
vuole assaggiare le pietanze di tutti mentre noi, che ce le scegliamo
molto accuratamente, le vorremmo mangiare da soli… Morale…
si offende.. ragione per cui verso sera la famiglia si divide! Io e
i bambini continuiamo il ns. giro e visitiamo una casa “museo”,
sempre cinese, ma dove tuttora ci abita una famiglia. Questa casa è
bellissima, apparteneva a dei mercanti molto importanti. Ha dei favolosi
intagli in madreperla sulle colonne di legno. Provo a fotografarli ma
non ho il flash…. Chissà? Qui ci offrono anche il the (vietnamita)
e Matteo, che vuole essere gentile, lo beve tutto di un fiato…
per cui gliene versano dell’altro…. Sulla strada di rientro
verso l’hotel incontriamo in un bar le due turiste australiane
incontrate a sul treno e a Cat Ba! Ci scambiamo un saluto e qualche
parola e poi rientriamo. Il contatore della reflex è già
arrivato oltre la 38° foto… e avanza ancora. E’ qui
che scopriamo che non era agganciato il rullino… quindi Montagne
di marmo, Hoi An e My Son......... ADDIO! E pensare che giusto a Tam
Coc aveva cominciato a riifunzionare l’esposimetro.
Giampaolo è ancora arrabbiato per cui decide di non venire con
noi in città …. E quindi noi ci avviamo soli soli. Per
strada troviamo un negozietto di CD (copiati) e ne compriamo cinque
o sei, non senza averli ascoltati tutti prima! Attraversando il ponte
scorgiamo sul lato opposto un grazioso ristorante con terrazza sul fiume…
ci dirigiamo lì ma i prezzi sono altissimi, quindi proseguiamo
per il centro della cittadina. Ci fermiamo in due Internet Café
per leggere la posta elettronica ma, sia il primo, sia il secondo hanno
delle connessioni talmente lente che l’operazione risulta impossibile!
Ci fermiamo in un ristorantino con una bella terrazza che da sulla via
centrale di fronte al mercato e ceniamo. All’uscita compriamo
della frutta (non ricordo il nome… tipo lichies ma più
grossi e rossi..) e poi ci avviamo verso l’albergo, ma non desistiamo
dal fermarci in un bar a fare una partitina a biliardo. Domattina si
parte verso il Sud e ci attende lo spostamento in treno piú lungo!
Abbiamo deciso, di comune accordo, di saltare Na Trang. Tutte le notizie
date dai viaggiatori lette su Internet concordavano sul fatto che non
fosse una località molto interessante. Se a questo poi ci aggiungi
che a Dicembre è stagione di pioggia, ovviamente la si evita.
15 Dicembre – Mercoledì (Hoi An – Danang –
Treno per Phan Thiet-Mui Né)
Ore 10:00 siamo sul ns. taxi in direzione Danang. Stamattina il pagamento
del conto è stato piuttosto complicato in quanto all’inizio
mi hanno chiesto il 4% di maggiorazione a fronte del pagamento a mezzo
carta di credito. Io mi sono arrabbiata perché normalmente chiedono
il 2% e quindi comincia una discussione sfegatata. Alla fine ci accordiamo
per il 3%. Successivamente il collegamento della linea non funziona
(sarà vero?) per cui mi fanno l’attesa domanda: “perché
non pagate in contanti?” - Perché non li ho!
No Problem… un cameriere in motocicletta mi porta in una banca
a prelevare (dove mi applicano una commissione del 2,9% che quindi sommata
a quella della Visa fa quasi il 5%. Con mezz’ora di ritardo sulla
tabella di marcia, finalmente si parte! A Danang ci facciamo accompagnare
in un ristorante sulla riva del fiume Han dove prenotiamo un tavolo
per le 13:00 e chiediamo se nel frattempo ci tengono i bagagli! Certo
che sí! Cosí scarichiamo gli zaini e ci facciamo accompagnare
dal nostro taxista al museo di arte Cham, dove sono custodite le piú
importanti sculture salvate dal sito archeologico di My Son.
Visitato il Museo,
torniamo al ristorante a piedi, lungo il fiume. Fa discretamente freddo
ed è sempre nuvolo. L’Hanakim Din Restaurant è molto
elegante ed ha un servizio superbo. In lista ha piatti di tutto il mondo,
dalla cucina italiana a quella giapponese. Cosí, fra un assaggio
e l’altro (oggi facciamo assaggiare tutto anche a Giampaolo),
arriva ben presto l’ora di recarsi in stazione. Il ns. treno parte
alle 15:30 circa.
Sul treno ci accorgiamo che ci siamo dimenticati di comprare l’acqua…
abbiamo solo della birra, oltre a panini, frutta e varie, ma per i bambini
non va bene. Giochiamo un pó a carte e chiacchieriamo. Alle 18:30
(peccato non abbiamo la telecamera) ci portano pure la cena, su vassoietti
tipo aereo – quattro portate! A pagamento possibile ordinare anche
coscette di pollo arrosto e birre. L’acqua è gratis. Il
treno è pieno di Vietnamiti in vacanza! Turisti sempre molto
molto pochi. Ore 22:00 scopriamo che la porta del ns. scompartimento
non si chiude (non dico a chiave… ma non si accosta neppure, è
bloccata). Chiamo un paio di ferrovieri che ovviamente non mi capiscono,
ma si fanno tradurre quello che dico da una bambina di 9 anni (fa parte
di una famiglia di Vietnamiti che vive a Singapore ed è qui in
vacanza). Dopo dieci minuti arrivano in quattro, armati di cacciaviti,
tenaglie ecc… e trovano la soluzione. Tolgono la serratura e cosí
la porta almeno si accosta! Non si chiude? Pazienza e… buona notte.
16 Dicembre
2004 – Giovedí (Pan thiet – Mui ne)
Circa alle 6: 30 arriviamo alla stazione di Pahn Thiet, con una buona
ora di anticipo. Stamattina ci hanno svegliato in tempo ma… niente
colazione, la servono dopo! Giusto 4 bottigliette d’acqua per
lavarsi i denti. Quando scendiamo alla stazione di Phan Thiet (siamo
noi ed una coppia australo-giapponese) rimaniamo sconvolti. Davanti
a noi si apre un piazzale di terra battuta e…… nient’altro!
La stazione, in effetti, si trova a Muong Mang che è un paesino
distante circa 12 km. da Pahn Thiet ma ci aspettavamo un pó piú
di vita. Niente bus, niente taxi…. E come ci arriviamo a Mui Ne?
In fondo al piazzale si diparte una stradina sterrata leggermente in
salita; è l’unica che c’è quindi prendiamo
quella… io azzardo anche l’ipotesi che magari dietro la
curva ci apparirá il centro del paese (ah ah). Il paese è
semplicemente un incrocio di due strade sterrate con quattro o cinque
case. BELLO! Nota positiva non c’è traffico! Iniziano ad
arrivare i primi motociclisti che, a delle cifre esagerate, si propongono
di accompagnarci a Phan Thiet. Ma noi siamo in quattro con gli zaini
ed effettuato un rapido calcolo quello che chiedono è follia
pura! Quindi chiediamo “NO HAVE CAR TO MUI NE??”…
E lì piovono importi folli… 60 dollari… 50…
noi intanto continuiamo a camminare (verso dove non sappiamo ma fa niente…),
scendono a 45 dollari, poi a 40… etc… Prendiamo tempo e
ci sediamo in un localino, a tutti gli effetti è un negozio di
alimentari, dove ci sono i soliti tavolinetti bassi con seggiolini.
Qui non deve essere passato molto turismo, infatti una bimba, appena
ci vede, scroscia in un pianto a dirotto… si è spaventata.
Ci avrá scambiati per mostri bianchi e con i capelli chiari.
Prendiamo del caffè (buonissimo sa di cacao!), del the e della
frutta e aspettiamo. Nel frattempo arriva l’australiana e mi chiede
se andiamo a Mui Ne e come ci andiamo. Bella domanda… Ma mi viene
un’idea…: dato che vanno anche loro a Mui Ne potremmo chiedere
una macchina per 6 persone e dividere i costi, giusto?!
La contrattazione dura una buona mezz’ora ma alla fine riusciamo
ad accordarci per 24 dollari. Dopo mezz’ora arriva il fuoristrada
e partiamo! Alle 8:20 siamo già al hotel Palmira Resort, precedentemente
prenotato via Internet. La camera è molto bella e spaziosa. L’hotel
ha una bella spiaggia, una bella piscina in un bel giardino, ping-pong,
biliardo insomma tutto quello che ci vuole per rilassarsi un po’!
C’è un tempo splendido, il mare è un pó mosso,
ma in questa stagione ce lo aspettavamo… peró (nota positiva)
la spiaggia, in questo tratto, ha delle dune abbastanza alte pertanto
quando si abbassa la marea si formano delle lagune naturali dove si
puó nuotare benissimo! Dopo esserci abbronzati (o scottati?!)
e fatto qualche bagnetto rilassante, cerchiamo un ristorante e lungo
la spiaggia e troviamo un posto eccellente! Non è sulla Lonely
Planet ed è pieno esclusivamente di Vietnamiti! Nessuno parla
inglese, ma si mangia da Dio!! Anche qui ci sono i vasconi con i pesci
da scegliere. Noi ordiniamo vongole, lumache di mare, gamberi, conchiglie
ed un pesce da due chili alla griglia! Aperitivo a base di vodka vietnamita
con lime e sale (tipo tequila) e birra fresca. E.. VAIII!! Questa si
che è vita! Dopo pranzo andiamo a fare una dormitina in piscina.
Ore 20:10 dopo una lite in famiglia perché volevano tutti mangiare
la pizza in un ristorante italiano dove ci siamo fermati (per curiosità)
a prendere un aperitivo, si passeggia per il paese. Il ristorante era
bellino ed il proprietario anche simpatico ma mi sono rifiutata di mangiare
lì perché solo per due aperitivi e due acque minerali
abbiamo speso piú di un terzo di tutto il godereccio pranzo di
oggi! Alla fine finiamo a cena in un modesto ristorante, tanto nessuno
di noi ha molta fame. In albergo ci facciamo un paio di partite a biliardo.
Matteo vince sempre. Poi andiamo a nanna! Domani ci attende un bel giro
in bicicletta.
17 Dicembre
2004 – Venerdí (Mui Ne)
Ore 9: 00 dopo colazione ritiriamo le ns. biciclette prese a noleggio
in un negozio appena fuori dall’albergo (in albergo costavano
4 usd mentre qui 2….?!) e partiamo all’esplorazione di questo
villaggio, che si sviluppa in lunghezza, per chilometri e chilometri….
Noi siamo quasi all’estremo sud. Sul lato interno si intravedono
le famose dune di Mui Ne. Sono molto belle. Ci addentriamo un pó
all’interno ma è troppo lontano e troppo in salita. Inoltre
c’è un sole cocente, pertanto rinunciamo… ne abbiamo
viste tante nel Sahara, in Cile, anche in Sardegna… Continuiamo
invece per il lungo mare, attraversiamo tutto il centro città
dove, man mano che spariscono i grandi alberghi e resort, si moltiplicano
le piccole guest-house. Ci fermiamo in un’agenzia consigliata
dalla Lonely Planet per organizzare il trasferimento a Saigon per domani.
Lì ci chiedono 45 dollari per un auto privata da hotel a hotel.
Mi sembra un’ottima cifra (infatti anche il proprietario del ristorante
italiano di ieri sera ci chiederá poi l’indirizzo), in
fondo sono quasi 200 km.. Inoltre, dato che in hotel ce ne hanno chiesti
58… lo prenotiamo! Arriviamo fino al villaggio dei pescatori.
Lì il panorama è meraviglioso. Scattiamo un sacco di foto,
poi prendiamo la strada del ritorno. Siamo mezzi bruciacchiati dal sole
tranne la Carlotta che si è direttamente abbronzata! Verso mezzogiorno
lasciamo le biciclette al negozio e la signora insiste che dobbiamo
tenerle ancora perché le abbiamo pagate per tutto il giorno…
Vero, ma avremmo già fatto 40 chilometri e siamo sufficientemente
distrutti… poi oggi è venerdì 17 quindi meglio non
esagerare!
Indovinate dove si va a pranzo? Ovvio… al ristorante di ieri!
Ci scateniamo in un’altra colossale mangiata e bevuta. Il cielo
si è coperto… meglio dato che siamo tutti rossi come gamberi!
Oggi scriviamo le prime 32 cartoline dato che, da domani ricomincia
il “tour de force” e non avremo piú tutto questo
tempo libero. Al pomeriggio riposino in spiaggia e alle 17:00 ultimo
bagno nel mare del Vietnam! Conosciamo due signore Vietnamite che noi,
data la particolare eleganza - cappellini, copricostume, etc. –
avevamo scambiato per Giapponesi. Sono di Saigon, sono in vacanza e
domani andranno alle terme (?!? sulle terme non avevo letto nulla!),
in direzione Dalat. Ceniamo alle 21:30 in un ristorantino dove incontriamo
i primi italiani “zaino in spalla”… sono due giovani
di Torino simpatici e stanno facendo il ns. giro al contrario (ma hanno
anche molti piú giorni di tempo…. Beati loro!). Turisti
comunque ne abbiamo visti per ora molto molto pochi. Forse sono tutti
concentrati nel periodo Natale- Capodanno… perché anche
il ns. albergo è praticamente vuoto, ma a giudicare dalle strutture
esistenti e dai preparativi che si vedono in paese, dovrebbero attendere
parecchio turismo. Dopo cena andiamo a nanna anche perché la
sveglia è alle 6: 00!
18 Dicembre
– Sabato (Mui Né – Saigon)
Alle 7:30 arriva puntuale il ns. autista che ci condurrá a Saigon.
Abbiamo già saldato il conto, fatto colazione e quindi si parte
subito! Appena partiti gli faccio subito spegnere l’aria condizionata
(in macchina saranno stati almeno due gradi sotto zero…) e lui
pare anche contento! Oggi il tempo è splendido. Sulla strada
per Saigon l’odore di MUOC MNON (la salsina puzzolente a base
di pesce fermentato) è tremendo! Ci saranno le fabbriche concentrate
da queste parti. Comunque ieri anche noi l’abbiamo mangiata con
la carta di riso… si vede che dopo un po’ ti abitui…
Verso le 11:00 arriviamo a Saigon, entriamo in città per mezzo
di una modernissima superstrada a quattro corsie, a tratti sopraelevata,
che attraversa una modernissima zona industriale. All’ingresso
del centro urbano iniziano ad apparire su ambo i lati moderni condomini.
Il traffico sembra molto piú regolare che ad Hanoi (peró
c’è da considerare che oggi è sabato…). Arriviamo
nel centro. Stupendo. La città inizia alquanto a meravigliarci.
Ci aspettavamo qualcosa di completamente diverso. Dalla lettura della
Lonely Planet, ma anche di alcuni diari di viaggio pubblicati su Internet,
ci eravamo fatti un idea di una città caotica, sporca, infestata
da topi che passeggiano per le strade alla notte, mendicanti, bambini
che ti scippano, baraccopoli.… Addirittura alcune persone parlavano
di shock ed orrore subito all’arrivo a Saigon….. Siamo senza
parole. Per caritá, di gente povera in giro se ne vede, siamo
pur sempre in Asia, ma da qui all’orrore….
Arriviamo al Hotel Majestic. A Saigon abbiamo scelto un hotel di lusso.
Qui in Asia possiamo permettercelo. Lo ho prenotato via Internet e ci
hanno dato una splendida suite per 98 dollari!! L’hotel è
stupendo, non tanto per il lusso e l’eleganza ma quanto per l’imponenza
dell’architettura di questo antico palazzo in stile coloniale
francese. Lasciamo i bagagli alla reception (anche perché la
camera non è ancora pronta) e ci lanciamo alla scoperta di Saigon.
Fa molto caldo. Giriamo tutto il giorno a piedi (ci sono gli insistenti
cyclo anche qui ma non sono cosí ossessivi come a Hanoi). Andiamo
fino alla Cattedrale di Notre Dame poi cerchiamo un ristorante consigliato
dalla Lonely Placet, vicino al Museo dei residuati bellici, ma è
chiuso… optiamo quindi per una trattoria lì vicina. Mangiamo
un ottimo piccione arrosto! Poi andiamo al Museo, a cui forse meglio
si addiceva il la vecchia denominazione di “Museo dei crimini
di guerra americana”. In tutti i casi la maggior parte delle foto
qui esposte, provengono dagli archivi americani. Il museo è sconvolgente,
soprattutto la parte dedicata alle devastazioni provocate dalle bombe
chimiche, dal Napalm e dai diserbanti. C’è una sala dove
addirittura sono esposti sotto vetro embrioni deformati di bambini che
suppongo siano nati morti. E foto di persone sfigurate dalle ustioni,
corpi deflagrati dalle bombe, volti deturpati dai gas… E’
orribile.
C’è anche la foto di un soldato americano che sta in posa
tenendo con la mano destra i brandelli (dico proprio i brandelli) di
un soldato Vietnamita. E tutto poi per una guerra rivelatasi inutile.
Ci distraiamo un pó guardando i cannoni e le bombe da 7 tonnellate
esposti in cortile. Fanno meno impressione. L’ultima sala del
museo è dedicata alla stampa e ci sono le foto di tutte le manifestazioni
di protesta sulla guerra del Vietnam avvenute nel mondo, dal 1966 al
1969. C’è anche la foto di una manifestazione a Roma, e
persino da Budapest! Quando usciamo è già tardi ed il
Palazzo della Runificazione è già chiuso. Cosa in piú
da fare domani! Ci dirigiamo verso il mercato centrale, passeggiando
piacevolmente fra questi bei viali in stile coloniale, in mezzo a vecchi
palazzi per la maggior parte molto ben ristrutturati. Anche il mercato
centrale si rivela una piacevole sorpresa.. E’ pulitissimo, luminosissimo.
I banchi sono tutti ben allineati ed ordinati. La merce è ben
esposta e (inaudito!!) per la prima volta in Vietnam ci sono anche i
cartellini col prezzo! Tornando in albergo passiamo in una strada piena
di negozi direi abbastanza lussuosi… Certo ad Hanoi non abbiamo
visto nulla del genere. Ci sono negozi di abbigliamento internazionali
ma anche supermercati all’occidentale. Troviamo anche un negozio
specializzato in formaggi francesi, enoteche e una salumeria con prodotti
italiani tipici: prosciutto di Parma, salumi e persino il culatello!
Notiamo anche che dai tendoni posti sopra le vetrine esce una specie
di gas… pensiamo a qualche disinfettante invece è aria
condizionata per rinfrescare quelli che si fermano a guardare le merci
esposte! In Hotel prendiamo possesso della suite, che è molto
bella. Mentre i bambini si lanciano sul vassoio di frutta omaggio e
la divorano, noi andiamo a perlustrare l’hotel. All’8. piano
c’è un bar con una vista mozzafiato sul Fiume Saigon. È
il tramonto ed è bellissimo. Poi c’è un altro bar
al 7. piano dall’altro lato del Hotel ed un ristorante al 6..
C’è anche un altro ristorante al 4. piano ma è troppo
elegante… non sapremmo nemmeno cosa metterci…. Alla fine
decidiamo di mangiare al ristorante centrale a pian terreno. Stasera
c’è un buffet a prezzo fisso cosí ognuno si sceglie
ció che vuole e nessuno si stressa. Poi disfiamo gli zaini, ci
facciamo una doccia e siamo già pronti per scendere. Io ho un
pó di problemi per recuperare un auto con autista per domani
ad un prezzo decente. Vogliamo andare a vedere i cunicoli di guerra
di Cu Chi… non possiamo andare con un tour organizzato perché
dobbiamo vedere ancora un sacco di cose ed i tour tornano nel tardo
pomeriggio. In hotel, per un auto per mezza giornata, mi hanno chiesto
60 dollari… Allora provo a chiamare quelli dell’agenzia
a cui abbiamo prenotato il tour sul Mekong, cosí approfitto per
confermare l’orario e il luogo del pick up.. ma anche loro mi
chiedono 60 dollari. Poi mi richiamano e mi fanno un’offerta di
50.. ma nel frattempo, non so come, sono riuscita tramite un impiegato
della reception a trovare un auto a 40 dollari!!!! L’auto è
confermata per domattina alle 8:00. Ceniamo con calma, poi proviamo
a salire al 8. piano per bere qualcosa ma c’è una festa
privata (di inizio vacanze scolastiche invernali) per cui niente….
I bambini vanno a dormire e noi andiamo nell’altro bar (quello
al 7. piano). Lo spettacolo che si gode sul fiume, anche di sera, con
tutte le luci accesse è una meraviglia. Nel viale sotto di noi
transitano tanti motorini. Qui a Saigon ci sono comunque piú
automobili. Un sacco di gente è per le strade stasera…
bhé è sabato sera anche per loro. Verso le 22:30 proviamo
a vedere se la festa privata è terminata, infatti il bar è
aperto. Ci sono solo clienti vietnamiti e c’è musica dal
vivo. C’è anche una signora che canta canzoni americane
anni ’70, anche di Gloria Gaynor, ed é veramente brava!
Sicuramente in tempo di guerra faceva degli spettacoli per gli americani,
del resto è qui al Sud del Vietnam che avevano le basi.
19 Dicembre
2004 – Domenica (Saigon – Cu Chi – Saigon)
Facciamo tardi a colazione per cui partiamo verso le 8:30. L’autista
procuratoci dal receptionista è simpatico e parla anche abbastanza
bene inglese (era ora). Scopriamo poi che Mr. Trung, cosí si
chiama, in tempo di guerra combatteva con gli americani. Ci spiega anche
che quasi tutti i guidatori di risciò sono persone che combatterono
con gli americani. Alla riunificazione del Paese il governo di Ho Chi
Min non permetté piú a questa gente di tornare alle loro
mansioni (insegnamento, politica, uffici pubblici) ma li lasció
solo questa possibilitá… pedalare! Alle 9:45 siamo quasi
arrivati. Le strade sono in ottime condizioni. Siamo in campagna ma
tutto è molto ordinato. Le casette sono tutte molto dignitose
e dipinte a colori pastello, hanno tetti in tegole e recinzioni. Vicino
a Cu Chi notiamo che c’è anche un Acqua-park! Arriviamo
ai cunicoli dove, prima ci fanno vedere un filmato, e poi cominciamo
il percorso nella giungla, fra ricostruzioni di cucine da campo, dormitori,
sale varie e cunicoli… Questi, che per un tratto di 50 metri sono
aperti al pubblico, sono anche illuminati (noi ci eravamo portati le
torce elettriche…). Nel primo cunicolo Giampaolo si sente quasi
male (attacco di claustrofobia) e noi non sappiamo che fare perché
tornare indietro non si puó… ma dopo qualche metro c’è
un’uscita (meno male) cosí continuiamo da soli –
io a gattoni! Il secondo cunicolo lo lascio ai bambini. C’è
molto caldo lì sotto… e pensare che loro all’interno
correvano con anche le armi in spalla. Dato che noi non abbiamo preso
la guida.. ci accodiamo ad un gruppo francese, cosí capiamo qualcosa.
Dopo un pó peró cambiamo gruppo perché c’è
un’altra guida, che parla inglese e che è troppo forte!
Secondo noi è un ex soldato Vietcong ed è talmente preso
dai ricordi della guerra contro gli americani che spiega al gruppo come
funzionavano le trappole anti uomo con un cinismo ed un fervore da brivido….
Dopo aver bevuto un thé, offerto dalla direzione del Museo, in
una sala che è la ricostruzione delle sale da pranzo sotterranee,
ci avviamo all’uscita. Fine del giro. Si rientra a Saigon giusto
in tempo per andare al Palazzo della Riunificazione (che chiude alle
14:00). Al rientro passiamo da un’altra strada, che costeggia
il fiume. Lì è pieno di baracche, palafitte in precario
equilibrio, con tetti di latta, terrazze che danno direttamente sulle
rive di un fiume sporco e maleodorante. Questa è la zona povera
di Saigon. Perché se non passi di qui non ti rendi conto come
il Vietnam possa essere considerato uno dei paesi piú poveri
al mondo… soprattutto qui a Saigon. Il Palazzo della Riunificazione
è molto interessante soprattutto a livello architettonico. Oggi
è anche particolare poiché c’è una manifestazione
militare con parate e banda musicale. Dopo la visita, sempre rigorosamente
a piedi, ci avviamo verso il quartiere di Pham Ngu Lao, quartiere delle
guest-house piú economiche, ma anche questo quartiere è
ben tenuto, ordinato. L’unica cosa è che non troviamo il
ristorante che cercavamo. C’è un grosso centro commerciale
in costruzione. Siccome è tardi (quasi le 15:00) ed abbiamo anche
fame, prendiamo un taxi e ci facciamo portare ad un altro indirizzo
nel quartiere di Cholon. Ma anche quel ristorante è chiuso. Ma
ne troviamo un altro poco piú in lá, accogliente e con
una terrazza con tante piante. Gli avventori sono tutti vietnamiti.
BENE. È un ristorante di specialitá di Saigon. Il menú
è solo parzialmente anche in inglese (nel senso che le cose che
non sapevano tradurre le hanno lasciate in vietnamita) ma ci sono i
disegni che aiutano. E, guarda un po’, c’è anche
il topo delle risaie… alla griglia, in salsa o fritto!? Fra le
righe scorgiamo anche il disegnino dello scorpione… questo lo
fanno solo fritto! Noi ordiniamo del riso, dei tagliolini, un pesce
alla griglia (che si rivelerá una carpa di fiume al cartoccio:
meglio soprassedere sul luogo di pesca) ed anche un pollo alla griglia.
Anche il pollo secondo noi non era un pollo ma probabilmente un piccione
(molto buono) e Giampaolo mi sventolava le ossicina davanti agli occhi
dicendomi “Hai mai visto un pollo con le ossa cosí piccine?”
Dei clienti Vietnamiti ci offrono una birra e vogliono brindare con
noi ALE’! Fumiamo due sigarette per l’ira dei ns. figli…
poi a piedi ci incamminiamo verso la via delle erboristerie. Lungo il
percorso ci fermiamo a visitare due pagode cinesi . La prima molto bella
la seconda un pó particolare… dentro ci avevano parcheggiato
anche due moto ed alcune persone stavano pranzando nel tempio(??!).
La via delle erboristerie è incredibile… oltre alle solite
erbe, funghi secchi e spezie varie, qui si vendono anche enormi iguane
sotto spirito, serpenti di tutte le taglie, ma anche cavallucci marini…
Poi Giampaolo avvista un cesto con dei piccoli scarafaggi neri e chiede
“questi si mangiano?” La signora, gentile, gli risponde
che si, ma sono cose per gli uomini… noi ridiamo… Poi torniamo
in albergo. Stasera, al Majestic, ci sono ancora piú vietnamiti
di ieri, famiglie intere con i bambini che, al bar dell’8., ma
anche al ristorante del piano terra, stanno pre-festeggiando il Natale.
Andiamo in camera a cambiarci e poi al 6. piano a prendere l’aperitivo.
Giampaolo mi aveva preceduto e, quando arrivo al sesto piano, fuori
dall’ascensore mi accoglie un mare di luci, stelline colorate,
musica… CHE BELLO! Stasera c’è un altro matrimonio
e veramente molto sfarzoso…. C’è anche una Super-Star
che canta…. Telecamere, macchine fotografiche, flash che si sprecano.
Gli sposi non siedono al tavolo. Solo gli invitati mangiano. Anche da
noi spesso gli sposi non mangiano molto ma il posto a tavola è
sempre previsto. Qui invece è un lavoro. La sposa continua a
cambiarsi d’abito (è già il terzo) Il secondo lo
ha cambiato per lo scambio degli anelli. Il pranzo sarà già
arrivato all’ottava portata. Quando ci raggiungono i bambini,
beviamo ancora qualcosa con loro e poi decidiamo di andare a cena fuori!
C’è un bel ristorante appena dietro l’albergo, anche
molto elegante. Io mangio l’anguilla! Ci beviamo anche un ottimo
vino francese ed in totale spediamo 45 dollari (35 euro..?). Il cameriere
era molto professionale e parlava un inglese molto buono. E’ l’ultima
serata a Saigon.
Saigon, questa città cosí moderna, classica ed elegante
con ristoranti e locali all’altezza dell’occidente. Questa
città brulicante di gente cosí viva, attiva, vestita bene.
Gente dai cui sorrisi trapela una cultura multiforme, semi occidentalizzata.
Persone che hanno voglia di comunicare.. Quanta differenza fra Saigon
ed Hanoi. Ad Hanoi si respira molto di piú l’aria del regime
comunista. A Saigon c’è invece un capitalismo latente,
lo si nota riflesso nelle vetrine luccicanti dei negozi di abbigliamento
alla moda, nella gente ben vestita, nei moderni supermercati ricchi
di prodotti occidentali e nelle salumerie in stile francese. Si nota
anche nelle famiglie che vanno a pre-festeggiare il Natale con i bambini,
nel primo hotel della loro città, o nei gruppi di giovani vietnamiti
che abbiamo incontrato al disco-bar dell’8. piano del Majestic.
E lo si “soffre” davanti alle baraccopoli sui canali del
Fiume Saigon.
Dopo cena saliamo al bar dell’8. piano a sentire la “Gloria
Gaynor” vietnamita che canta, ma quando arriviamo è all’ultima
canzone. Beviamo qualcosa e andiamo a letto… domattina sveglia
presto. Partiamo per il tour sul Mekong!
20 Dicembre
2004 – Lunedì (Saigon – Cai Be - Vihn Long –
CanTho)
ore 5:00: veniamo svegliati da un chiasso infernale proveniente dalla
strada! Auto, biciclette, motorini… la città si è
svegliata! Oggi è Lunedì. Poi, come se non bastasse, qualcuno
comincia a vociare come in un comizio politico e va avanti per oltre
mezz’ora … Da dove arrivi questa voce e cosa dica non ce
lo immaginiamo proprio. Ore 9:00: siamo sulla strada per Vihn Long.
Stamani il ns. autista e la ns. guida (in lingua francese cosí
finalmente capiremo tutto) sono arrivati puntualissimi con pulmino a
11 posti e noi in tutto siamo 6! Abbiamo due giorni di tempo per chiedere
tutte le informazioni e le cose che non abbiamo ancora capito sul Vietnam!
L’aria condizionata l’ho fatta abbassare subito… ma
ogni tanto la alzano di nascosto…. Siamo già parecchio
fuori Saigon, ma le strade sono sempre in perfette condizioni e la campagna
è molto ordinata.. Ci siamo già fermati lungo la strada
per un caffè poiché la nostra guida doveva fare colazione…
In quel complesso di bar e ristoranti c’era anche un piccolo zoo
e nella gabbia delle scimmie ce ne era una piccolina che riusciva a
passare attraverso i fori della rete… cosí ridendo e scherzando
me la sono ritrovata sulla spalla! In macchina cominciamo a chiacchierare
con la nostra guida. Si chiama Tó Hiép ed é simpatico.
Ci racconta la storia della sua vita. Viet Mihn, nasce nella zona del
Delta del Melkong nel 1950. Diventa insegnante e si trasferisce a Saigon.
Al tempo della guerra non combatte, proprio perché dedito all’insegnamento.
Ma dopo la riunificazione, il governo di HoChi Min toglie dalle posizioni
pubbliche tutti i dipendenti messi dal precedente governo e li confina
nella zona del Delta a lavorare i campi. Dopo qualche anno di vere difficoltà,
il Sig Tó riesce a ragranellare i soldi per comprarsi un risciò,
cosí lavora a Saigon per 7 anni. Nelle attese dei clienti, seduto
sul suo risciò, studia il francese. Adesso fa la guida già
da diversi anni!.. Approfittiamo anche per chiedergli perché
in Vietnam abbiamo visto cosí pochi gatti…? Ci spiega che
il gatto, a differenza del cane, è un animale considerato di
malaugurio, pertanto molti Vietnamiti non lo amano. La Carlotta allora
subito vuole sapere perché qui vendono, oltre al balsamo di tigre,
anche il balsamo di gatto! Ma rimane un mistero! Alle 11:00 arriviamo
all’imbarcadero di Cai Be da dove partiamo con una barca lunga
e affusolata, noi quattro e la guida. L’autista ci attenderá
con il pulmino a Vihn Long! Sul Mekong passiamo prima dal mercato di
Cai Be… ma ormai è tardi e sono rimaste solo una decina
di barche-bancarelle! Scendiamo poi in un piccolo villaggio artigianale
sulle rive del Mekong. Qui le persone vivono in capanne molto molto
semplici ma i bambini, con le loro divise scolastiche, non hanno l’aria
né sofferente né triste. Parlano un pó inglese,
ti sorridono. Regaliamo loro delle penne-biro che ci siamo portati apposta.
Nel villaggio ci sono laboratori artigianali di caramelle (tipo mou)
e di croccanti. Seguiamo le varie fasi di lavorazione. La piú
interessante è quella del riso soffiato… Mettono i chicchi
di riso in un calderone, mischiati a sabbia nera di fiume e quando il
tutto raggiunge l’alta temperatura i chicchi cominciano a scoppiare
e si gonfiano! Poi setacciano via la sabbia e sono pronti! Compriamo
un pó di dolci di loro produzione (soprattutto i croccanti di
vario tipo) e poi anche un cappellino conico alla Vietnamita. Qui costa
meno della metá di tutti quelli visti fino ad ora. Alle 13:40
ci fermiamo in un ristorante sulla riva del Mekong veramente molto bello.
Sicuramente é solo per turisti (ci arrivi solamente in barca)
ma è immerso nel verde, con un prato pieno di fiori e la vista
sul Mekong. Persino l’acqua del Mekong oggi sembra azzurra! Sará
anche merito del tempo che è stupendo. Il servizio lascia un
pó a desiderare ma la cucina è ottima! E… sorpresa….
Spendiamo 5 euro e mezzo in quattro..?! Che siamo arrivati in una realtà
diversa? Forse qui constateremo qual’è il loro reale potere
d’acquisto? Dopo pranzo riprendiamo la navigazione sul Mekong.
La mia famiglia oggi è molto contenta perché la nostra
guida è molto meno stressante di me. Non va di fretta e spesso
si ferma per bere qualcosa, riposarsi, etc. Anche se c’è
il sole cocente, la brezza che si avverte sulla ns. barca è piú
che piacevole. La navigazione prosegue fra i pittoreschi canali del
Mekong, in mezzo alla natura, alle isolette e alle capanne a palafitta.
Ogni tanto si incrociano barche di locali che rientrano dai mercati.
Vediamo anche tanti barconi che trasportano qualcosa che ci sembrano
dei semi… sono le bucce dei chicchi di riso che utilizzano al
posto della legna, per cucinare. Le semplici capanne di questa zona
sono comunque piú dignitose del ghetto che abbiamo visto l’altro
giorno a Saigon, sarà anche merito dell’inserimento in
un ambiente naturale quasi paradisiaco. Il ns. giro in barca si conclude
alle 16:00 a Vihn Long. Sbarchiamo dove c’è il mercato
al quale facciamo subito una visitina. Incredibile! Vendono di tutto,
dai serpenti ai maiali, e le rane?! Te le ammazzano li davanti agli
occhi poi le spellano d’un colpo solo e già sono pronte
per la vendita. Mancano solo i topi delle risaie che cosí non
riesco a vedere nemmeno oggi. Il mercato è veramente molto variopinto,
frutta, verdura, spezie. Da un lato si apre sulla strada e dall’altro
sul fiume. La maggior parte della merce infatti arriva e parte via fiume.
Compriamo dei lime. Al mercato di Vihn Long per 1000 dong me ne danno
sei! (fino ad ora li ho sempre pagati 1000 dong l’uno!).
Poi, dopo una birra
fresca in un bar, partiamo con il ns. pulmino che è venuto a
prenderci. Abbiamo un’ora e mezza di strada, compreso il traghetto
sul Mekong perché l’unico ponte che esiste da questo lato
del Mekong é molto indietro rispetto alla ns. direzione. Arriviamo
a Cantho e ci trasferiamo al Hotel Asia, che non è niente male.
Offriamo qualcosa da bere ai ns. accompagnatori e ci diamo appuntamento
per domattina. Rinfrescata veloce (adesso la ns. guida non è
piú con noi quindi sono io a dettare i tempi!) e poi si esce
a perlustrare la cittadina di Canhto. Ci dirigiamo al mercato centrale
ma non lo troviamo perché è chiuso… (per forza,
sono le 19:30)… quindi facciamo due passi sul lungo fiume. Cantho
è una cittadina pulita, il lungo fiume è moderno ed anche
illuminato. Facciamo un giro con un risciò (nella zona del Delta
anche i risciò sono economici) e poi questo è motorizzato
e porta anche quattro persone! Cerchiamo poi il ristorante segnalato
dalla Lonely Planet (che guarda caso è lo stesso che ci ha consigliato
il nostro autista) e alle 20:30 andiamo a mangiare! Il ristorante ha
una terrazza al primo piano lunga e stretta (alla moda vietnamita) che
si affaccia sul corso principale. Il servizio è cordiale. Stasera
mangio il serpente! Anche Matteo e Carlotta (stranissimo..) lo assaggiano.
Al tavolo a fianco c’è una coppia di Italiani (i terzi
che incontriamo in tutto il viaggio).Sono di Ancona e stanno facendo
una lunga vacanza in Asia. Beati loro. Come digestivo mi bevo un bel
liquorino a base di cobra. Poi torniamo in albergo a piedi ma è
tutto buio, tutto spento, tutto già chiuso! Meglio poiché
domattina la sveglia è alle 6:30.
21 Dicembre
– Martedì (Cantho – Mercati Galleggianti –
Chau Doc)
Dopo una colazione abbastanza misera (abituati al mega buffet del hotel
Majestic…) carichiamo i bagagli sul minibus che ci porta all’imbarcadero
dove partiamo per visitare i mercati galleggianti della zona di Cantho.
Il primo mercato è quello di Cai Rang, a quest’ora del
mattino molto animato. La cosa piú coreografica sono i pennoni
issati sulle barche, costituiti da verze, cetrioli, ananas, pomodori
oppure altri ortaggi. È l’indicazione, a prova di analfabeta,
di ció che si vende su quel barcone. Incontriamo gli italiani
di ieri sera (difficile non incontrarsi poiché i tour sono uguali
per tutti). Poi si fa una sosta presso un villaggio sulle sponde del
Mekong dove producono la carta di riso… ma noi ne abbiamo già
visti cosí tanti di questi laboratori che diciamo alla ns. guida
di lasciar perdere… allora lui che fa? Ci porta da un signore
(sicuramente di origini cambogiane perché é la fotocopia
di quello che sta sulla copertina della Lonely Planet Cambogia) che
produce distillati di riso tipici. Prima ci mostra le varie fasi di
produzione e poi la materia prima, compresa quella nelle vasche, ovvero
serpenti, gechi, iguane, etc… Successivamente si passa alla fase
della degustazione! Proprio come in una qualsiasi cantina vinicola,
ci portano un vassoio con i bicchierini ed un paio di stuzzichini. Lo
beve anche Giampaolo (incredibile!). E alla fine compriamo pure una
bottiglietta. Si prosegue poi la navigazione fra paperelle e canali
circondati dalla giungla. L’acqua è bassissima e stiamo
procedendo molto lentamente. Alle 9:30 la barca si incaglia e il ns.
barcaiolo scende nel melmoso canale del Mekong a spingere. Io lo aiuto
un pó con il remo… chissà se ho fatto bene? La scena
comunque si ripeterá. Arriviamo al secondo mercato, quello di
Phong Dien, piuttosto deludente, ma probabilmente alle 10:30 ormai è
già troppo tardi e sono rimaste solo poche barche. La peculiarità
di questo mercato, che è definito uno dei più bei mercati
del delta del Mekong, è quella di essere frequentato da barche
esclusivamente a remi. Terminata la gita in barca, saliamo sul pulmino
e ci dirigiamo verso Chau Doc. Lungo la strada ci fermiamo a mangiare
in un posto orribile (ma ho idea che non ci fosse a disposizione molto
altro…) il ristorante era squallido, anche un pó sporco,
il cameriere dormiva su un’amaca stesa nella sala.. La cucina
non era nemmeno male….. tranne il pollo di Matteo che sicuramente
(povero ciccio) era stato fatto marinare nel Nuoc Mam. (la salsina descritta
all’inizio del diario).
Per strada faccio fermare fermare il pulmino perché dal finestrino
ho intravisto un’inquadratura per una diapositiva che non posso
perdere! Dal ponte su un canale del Mekong, piuttosto stretto, c’è
una vista da cartolina: una fila di palafitte in bambú, altissime,
che sembrano stare in bilico su decine di pali che si intersecano disordinatamente
e su ogni terrazza biancheria colorata stesa ad asciugare. L’acqua
sotto di noi è putrida. La ns. guida ci spiega che il governo
Vietnamita, (anche per questioni di igiene) sta provvedendo a costruire
nelle varie aree abitative, alcuni condomini per farvi trasferire le
famiglie che ancora vivono in queste precarie condizioni ma ci dice
anche che, a volte, l’abitudine a vivere sul fiume fa si che non
tutti sono disposti a trasferirsi. Arriviamo a Chau Doc al Hotel Thuan
Loi alle 15:30. La ns. guida ci dice che possiamo riposarci fino alle
16:30, ora in cui si parte per la salita al monte Sam. Riposarci?..
che novitá é questa? Ma no, dai... cosí andiamo
di corsa al mercato centrale (che alla sera altrimenti chiude) a comprare
gli ultimi souvenir. Compriamo anche tre amache per il ns. giardino.
Rientriamo puntuali in hotel e partiamo per il Monte Sam. E qui raccomando
ai lettori di leggere la Lonely Planet che dice che la salita è
faticosa ma la discesa meno pertanto chi vuole fare meno fatica puó
salire con le moto… MOTO?? Ma quali moto? Qui sono tutti scalini!!
Il tramonto non è un gran che perché c’è
un pó di foschia, ma il panorama sulle risaie che si susseguono
fino al confine Cambogiano, è fantastico! Ci fermiamo in un barettino
a bere qualcosa di fresco e ci godiamo il tramonto. Qui vediamo nuovamente
gli italiani di ieri che stanno ansimatamente rincorrendo il loro gruppo,
che ci ha già sorpassato almeno 10 minuti fa. Riscendiamo quasi
al buio. Visitiamo il tempio posto ai piedi del monte Sam e poi torniamo
in albergo. Con la nostra guida ci beviamo una buona bottiglia di vino
francese e salutiamo il ns. autista, perché domattina ci vengono
a prendere con la barca direttamente qui.. Decidiamo di cenare in albergo
perché la terrazza ristorante sul fiume è veramente bella.
La Lonely Planet non dice nulla a proposito perché la hanno appena
costruita. Il servizio è un pó scadente ma sono tutti
simpatici. Giampaolo mangia le cosce di rane fritte. Sono quasi grosse
come quelle del pollo! Telefono al hotel Hawaii di Phnom Penh per confermare
l’arrivo di domani e l’orario, cosí ci verranno a
prendere al molo. Giá…. perché domattina alle 7:30
partiamo via Mekong per la Camgbogia! A cena ci beviamo un’altra
bottiglia di vino francese e alle 22:30 andiamo a nanna perché
domani la sveglia è alle 5:40!
22 Dicembre
2004 – Venerdì (Chau Doc – Confine Vienam/Cambogia
– Phnom Penh)
Ore 6:30 colazione sul Mekong, sempre sulla terrazza galleggiante di
ieri sera. Scendere il ponticello con tutti gli zaini in spalla è
stato piú impegnativo di ieri sera, ma ci siamo riusciati. È
molto poetico… Il sole è già sorto ed i suoi raggi
disegnano riflessi dorati sulle tranquille acque del Mekong, a volte
interrotti dal passaggio delle sagome scure delle barche stagliate contro
luce. I profili delle donne con il classico cappello conico, che conducono
a remi le loro barche, già cariche di merci, ci resterá
cosí, impresso nella mente, come ricordo dell’ultima colazione
in Vietnam!
Ore 7:00 si parte col barcone. Non si va subito all’imbarcadero,
ci spiega la ns. guida, prima c’è un altro programma….
Altro programma? Io avevo chiesto i biglietti per la barca che partiva
alle 7:30?! Va bhé… andiamo a vedere i canali di Chau Doc.
Belli, ma ormai di canali ne abbiamo abbastanza. Ad un certo punto peró
arriviamo nella zona dove ci sono le case galleggianti (come a Cat Ba)
ma questa volta sul fiume. Molto interessante. Ci sono anche delle case
molto belle. Alcuni, ci spiega Tó Hiép, affittano anche
le camere ai turisti. BELLO! Scattiamo quasi un rullino di diapositive
intero. Assistiamo anche allo spettacolo della pesca. Hanno delle strutture,
nel fiume, formate da due grosse reti collegate da un trave in legno
lungo 3-4 metri e che appaiono come un’altalena ancorata nel centro.
Risalgono il trave a piedi fino a che, superato il punto centrale, una
rete entra in acqua e dal altro lato emerge la seconda (con i pesci
dentro). Con un retino raccolgono i pesci e, dopo qualche minuto, ripetono
l’operazione all’inverso.
Ci portano poi a visitare gli “allevamenti di pesce” con
annesse “fabbriche” di mangime. Sono grandi case galleggianti
con al centro un sistema di grosse vasche che contengono pesci di tutti
i generi. Poi sul lato hanno dei calderoni dove cuociono, a fuoco alto
(alimentato dalle bucce del riso che abbiamo visto ieri!), una mistura
di resti di pesce fino a farla diventare una poltiglia compatta.
Ma il tour mattutino non finisce qui… (quando partiremo???). Andiamo
successivamente a visitare un villaggio cham, piccola etnia originaria
dell’Indonesia, di religione musulmana. Alle 9:00, finalmente,
prendiamo il battello per la Cambogia. È praticamente una barca
come quella di ieri solo che su questa siamo in 25.. Salutiamo la ns.
guida e partiamo. Non abbiamo capito un gran che di questo sistema di
trasferimento … pare che ci abbiano inseriti in un gruppo di turisti
di qualche agenzia (ci sono anche gli italiani di ieri) che vengono
trasportati al confine Vietnam/Cambogia per prendere poi il battello
che va a Phnm Penh. Non è in tutti i casi, il traghetto diretto
e forse era meglio se avessimo provveduto direttamente all’acquisto
dei biglietti, come facciamo di solito. Le sorprese, infatti, non tardano
ad arrivare. La tizia, che sembra essere la guida di questo gruppo di
turisti, ci chiede i passaporti e 25 dollari a testa per fare il visto.
Io protesto perché sono sicura che mi sta chiedendo troppo (gli
uffici governativi cambogiani mi hanno mandato un e-mail prima di partire,
che indicava la cifra di 20 dollari). Le faccio anche vedere la copia
ma lei dice che è impossibile. In ogni modo io m’impunto
e le dico che i visti ce li facciamo da soli! Dopo tre ore di lenta
navigazione, arriviamo al confine, ultimo posto di controllo vietnamita.
Lì ci dicono che abbiamo un’ora di tempo per mangiare.
Meno male che c’è un posto di ristoro perché sulla
barca non c’era nessun servizio e stiamo morendo di sete. Le chiedo
dove si fanno i visti e mi risponde che ce li fanno sulla barca gialla
che arriverà. Mangiamo tranquilli e spendiamo gli ultimi Dong!
Alle 13:00 ci fanno segno di salire sul battello. Ancorati ce n’è
due. Noi andiamo dove sale la maggior parte delle persone (anche perché
sulla barca gialla non sale nessuno e fa anche un pó pena…).
Appena partiti ci controllano i biglietti e ci dicono che non è
la barca giusta, dovevamo prendere l’altra (quella gialla)…
Non potevano controllarli prima i biglietti? Ma… NO PROBLEM! …
al confine Cambogiano possiamo scendere ed aspettare l’altra barca.
Tanto si fermano tutti per i visti. Già, e noi i visti dobbiamo
ancora farli…. Scendiamo quindi con bagagli e bagaglini ed io
mi reco agli uffici per i visti ma i visti non si fanno qui! Qui c’è
solo il servizio vidimazione! BENE! …e dove si fanno? CHIARO…
dove eravamo prima a mangiare.
Subito capisco: la tizia vietnamita si è vendicata!! È
terribile. Ora che si fa? Interrogo i doganieri cambogiani con aria
abbastanza preoccupata. NO PROBLEM … moto-taxi ONE DOLLAR! Non
avendo molto tempo da perdere, urlo a Carlotta di avvisare papà
(che è sul molo con i bagagli) che vado in moto a fare i visti
e di fare qualcosa per fare aspettare la barca…
Corsa in moto su sentiero sconnesso fino all’ufficio doganale
(che era proprio a fianco al ristorante dove abbiamo mangiato). Intanto
penso a cosa potrei fare a quella befana se dovessi incontrarla ma,
in effetti non sarà neanche colpa sua… È l’agenzia
che mi ha fatto questo giochetto! Peccato…. Perché fino
ad ora si era dimostrata valida!
In ogni caso, dopo poco tempo, con la stessa moto, torno indietro raggiante
- con i ns. visti a 20 dollari l’uno!!
La barca gialla è ancora lì che ci aspetta… un pó
scassata ma si è visto di peggio.
Facciamo vidimare i visti e partiamo. SIAMO IN CAMBOGIA!