VIAGGIO
IN NAMIBIA
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Anna
Numero di giorni:
Itinerario:
Costo totale del viaggio:
Periodo: 14 luglio - 1 agosto 2003
Trasporti:
Documenti: Passaporto
Sistemazione:
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Viaggio!
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GOODBYE
NAMIBIA
14.07.2003
Arriviamo in Namibia un lunedì mattina all’ora di pranzo.
L’aeroporto internazionale di Windhoek, nonostante sia il più
importante del paese è molto piccolo. L’aereo atterra e
i passeggeri scendono dal velivolo direttamente sulla pista e si avviano
a piedi verso l’aeroporto, niente serpentone o bus. Il sole è
caldo, il paesaggio circostante è immenso e la luce è
strepitosa.
Espletate le formalità alla dogana ci avviamo all’uscita
in cerca della persona che doveva venirci a prendere. L’agenzia
di noleggio che abbiamo scelto, non ha una sede in aeroporto ma solo
nella capitale, pertanto un incaricato dell’agenzia sarebbe venuto
a prenderci. Nell’atrio dell’aeroporto ci sono tante persone,
con cartelli vari, velocemente cerchiamo quello che ci riguarda. Ci
avviamo verso questa persona, che senza troppe presentazioni mi prende
la valigia di mano e si fionda fuori dall’aeroporto. Lo seguiamo
e ci dirigiamo nel parcheggio dove, ad attenderci c’è il
suo pulmino e un altro ragazzo. Sistemiamo le valigie, saliamo sul pulmino
e via verso Windhoek. Noi siamo stanchi e i nostri accompagnatori non
sembrano mostrare nessun interesse a fare conversazione con noi, tantè
che chiacchierano per i fatti loro utilizzando una lingua locale. Il
viaggio non è lungo ma non è nemmeno quello che si dice
corto e veloce, nonostante l’alta velocità con cui guidano.
Mentre Marco sonnecchiava la mia immensa fiducia nei confronti del prossimo
si preoccupava di quello che sarebbe potuto succedere. E se il tizio
invece di portarci a ritirare la nostra auto ci dava una bella botta
sulla capoccia, ci rubava tutta la nostra roba e poi ci abbandonava
li nel bel mezzo di niente? Il paesaggio circostante è tutto
a collinette con il nulla intorno. Insomma… quello non che si
definirebbe un ambiente ospitale! Finalmente arriviamo in città,
gira di qui, gira di li, non è una grossa metropoli ma giriamo
parecchio… ad un certo punto entriamo in uno di quei parcheggio
sterrati che ci sono tipicamente nelle periferie cittadine, dove non
si capisce bene cosa fa la gente raccolta in gruppetti a parlottare.
Alcuni lavano le macchine, altri sonnecchiano seduti per terra, altri
chiacchierano, mah…Entriamo in questo parcheggio e ci avviamo
verso un gruppo di persone. I miei timori si fanno di nuovo sentire,
soprattutto perché non vedo nessuna ditta di noleggio nei paraggi!
Il pulmino si ferma. Scende l’amico del nostro accompagnatore
e noi ripartiamo. Ah.. avevamo solo dato un passaggio a quel tipo! Potevano
pure dircelo!
Finalmente arriviamo all’autonoleggio. Non si può dire
che la prima impressione sia stata delle migliori. L’ufficio si
trova direttamente in un garage, ad accoglierci c’è una
signora: Molly. Nell’ufficio (che parola grossa) c’è
tutto il necessario, computer, telefono, fotocopiatrice, ecc…
ma diciamo che l’apparenza non è delle migliori. Forse
noi occidentali siamo abituati a standard differenti. Nel cortile è
parcheggiato un P-kup color crema con delle tendine alle finestre del
cassone in perfetto stile da “figli dei fiori”. Ci consegnano
l’auto, ci spiegano come funziona. Non hanno una seconda ruota
di scorta da darci che noi invece avevamo chiesto esplicitamente! Ci
spiega che non sono riusciti a rimediarla in tempo, mah!?! Un po’
per la stanchezza del viaggio un po’ perché eravamo già
stufi prendiamo l’auto e ce ne andiamo a cercare il nostro primo
posto in cui pernotteremo. Saliamo in macchina e ci avviamo verso la
città e come non detto, ci accorgiamo di aver dimenticato il
libretto delle istruzioni della macchina, non si sa mai può sempre
tornare utile, e meno male che siamo tornati a prenderlo! Ritorniamo
indietro e, già che ci sono, ne approfitto anche per farmi indicare
sulla cartina dove ci troviamo, con tutto quel gira di qui gira di li
con il marito di Molly non ho idea di dove siamo finiti. Scopriamo così
che la Tamboti guest-house non è lontana. Se non altro non dobbiamo
attraversare tutta la città. Trovata la casa suono il campanello.
Mi guardo intorno e vedo tutte le case dotate di filo spinato.. mah..
che posto sarà mai questo! Viene ad aprirmi una signora a cui
chiedo della mia prenotazione. Immediatamente ci fa parcheggiare il
nostro mezzo nel suo cortile e ci accompagna a vedere la stanza. Vista
l’agenzia di noleggio sono pronta ad andare a dormire nella cuccia
del cane, e invece, una bellissima camera arredata in stile africano.
Scarichiamo i nostri bagagli, verifichiamo meglio la nostra auto e ci
accorgiamo che una delle serrature del cassone non chiude. Non va affatto
bene, non possiamo mica lasciare le valigie con il cassone aperto. Risaliamo
in macchina e torniamo alla Sanfield Car Hire per chiedere che ci sistemino
la serratura oppure che ci cambino mezzo. Arriviamo alla ditta …
toh.. non è ancora orario di chiusura ma Molly se l’è
già filata. I suoi vicini di garage ci fanno sapere che non che
sarebbe ritornata in giornata. Mentre io cerco il numero di telefono
Marco traffica con la serratura e scopre che con un po’ d’olio
si può sistemare. E’ solamente un po’ dura, sarà
tutta la polvere che ci finisce dentro. Così riprendiamo la nostra
macchina, ce ne andiamo alla guest-house.
Alle 17.30 è notte.
Il sole tramonta in fretta e in niente è buio. I negozi, gli
uffici chiudono tutti alle 17, per cui l’attività frenetica
della città si ferma alle 17. Decidiamo di andare a cenare in
un fast-food e ne scegliamo uno presente sulla via principale della
capitale. Visto che è buio e le strade intorno alla nostra guest-house
non sono ben illuminate decidiamo di andarci in macchina. A dirla tutta,
non è che faccia così caldo da andare a spasso a piedi.
Con nostra grande sorpresa la città è deserta. Non c’è
quasi nessuno per le vie e pochissime macchine per la strada, tant’è
che parcheggiamo proprio di fronte al fast-food. E’ dire che poche
ore prima era piena di vita e di persone. E’ bastato il buoi per
spegnere anche questa città. Il locale è vuoto, la maggior
parte dei clienti prendono e portano via, ai tavoli c’è
poca gente. Poco male, a noi non piace la confusione. Quando usciamo
dal locale e ci troviamo immersi in un lato di Windhoek che non ci aspettavamo.
Le strade sono sempre desolate ma per la via ci sono parecchie persone
che chiedono soldi, altre sedute per terra appoggiate alle vetrine dei
negozi chiusi. Cosa fanno lo sanno solo loro. Fatto sta che non ci fanno
una bella impressione. Ci avviamo verso la nostra auto. Marco apre le
portiere ed entriamo. Mentre salgo mi volto indietro e vedo un ragazzo
che mi viene incontro correndo. Non immagino minimamente di cosa si
possa trattare e vista la realtà che ci circonda, mi fiondo in
macchina e dico a Marco di muoversi poiché c’è un
tizio che ci sta rincorrendo. Veniamo raggiunti appena in tempo per
consentirgli di prendere un foglietto che aveva pizzicato sul nostro
vetro, ma noi senza fare o dire niente ce la filiamo subitissimo. Non
avevamo visto il foglietto e non abbiamo ben capito l’accaduto.
C’è da dire che il primo impatto con la Namibia ci ha lasciato
un po’ perplessi. Avevamo letto sulla guida che non era un posto
pericoloso, ma le case sono tutte cintate con il filo spinato (e questo
non solo nella capitale ma anche in altre città), alcuni negozi
sono dotati di cancello e anche durante l’ora di apertura è
chiuso (un po’ come per le gioiellerie da noi, per entrare si
deve suonare il campanello), tutta questa gente che c’era per
strada. Insomma ci avviamo verso la nostra guest-house un po’
perplessi. Solamente parecchi giorni dopo, a Swakopmund, abbiamo modo
di capire chi era e cosa faceva quel tipo che ci aveva inseguito a Windhoek:
era un parcheggiatore!!! Di sera le strade si riempiono di ragazzi,
alcuni dotati di pettorina che ne indica l’attività, che
in cambio di una mancia sorvegliano le macchine per tutta la notte o
per il tempo necessario per una sosta. Di giorno i parcheggi sono a
pagamento, ci sono i parchimetri. Mentre di sera la custodia è
affidata a queste persone. Si tratta di un’attività del
tutto legale e autorizzata dalle autorità municipali. Ma tutto
questo lo abbiamo scoperto in seguito.
15.07.2003
Il mattino seguente lasciamo Windhoek e ci avviamo verso sud nella zona
del Kalahari dove passeremo la nostra prima giornata Africana. Percorriamo
una strada asfaltata che appena lasciata Windhoek si rivela un susseguirsi
di cantieri. Non abbiamo capito bene che tipo di manutenzione stiano
facendo, quello che abbiamo capito subito e che bisogna armarsi di tanta
ma tanta pazienza. Il primo semaforo, per un lungo tratto la strada
è a senso unico alternato, è tutto un programma. Un cartello
disegna il semaforo, ma il semaforo stesso consiste in un operatore
che gira un cartello con su scritto ‘go’ da una parte e
‘stop’ dall’altra. L’addetto al semaforo è
in contatto via radio con l’operatore dell’altro semaforo.
Insomma un semaforo altamente tecnologico. Fatto sta che aspettiamo
un’eternità prima che arrivi il nostro turno. Non sarà
ne il primo e ne l’ultimo cantiere che incontreremo in questo
viaggio. La cosa che più ci ha colpito e che quando passi di
fianco al cantiere le persone che ci lavorano ti salutano. Notiamo anche
che tra le persone che lavorano nei cantieri ci sono anche delle donne,
cosa che in Italia non avviene, e soprattutto che il personale è
tutto di colore. Beh..ci facciamo già una prima idea di come
“girano” le cose in questo paese.
Il lodge (Anib Lodge) dove abbiamo prenotato ci attende per il pranzo.
Si tratta di un bel posticino tranquillo situato ai margini di questo
deserto. I proprietari sono gentili anche se un po’ troppo tedeschi
per i nostri gusti. Nel pomeriggio poi, abbiamo un’escursione
nel Kalahari che si conclude con la visione del tramonto nel deserto.
Il deserto del Kalahari alterna paesaggi di dune di sabbia rossa a zone
dove l’erba e la vegetazione è cresciuta sulla terra rossa.
E’ stata una bella emozione vedere per la prima volta, orici e
antilopi nel loro ambiente naturale. Ed infine, concludiamo questa giornata
con un’ottima cenetta con un arrosto di antilope veramente delizioso
e tenero.
16.07.2003
Dopo una bella colazione all’Anib Lodge e aver scampato anche
per questa mattina le uova con il bacon, partiamo alla volta del Fish
River Canyon. Il nostro programma prevede di raggiungere la stazione
termale di Ai-Ais. Prima di partire decidiamo di dare una sistematina
ai vari attrezzi della macchina che sono sistemati dietro il sedile.
Saranno anche incastrati negli apposti spazi, ma sbattendo contro la
lamiera dell’auto fanno un casino mostruoso e come musica di sotto
fondo per i nostri viaggi è veramente insopportabile. Modifichiamo
così la sistemazione degli attrezzi in modo da evitare qualsiasi
‘sbatacchiamento’ vario e da eliminare completamente questo
fastidioso sonoro.
La sabbia del Kalahari al mattino e alla sera assumere una colorazione
di rosso intenso veramente suggestiva!
Partiamo ma facciamo subito una breve sosta a Mariental per fare il
pieno alla macchina, prelevare un po’ di soldi al bancomat (nessun
problema il circuito maestro funziona ovunque e i bancomat chiamati
autobank sono un po’ ovunque) e a fare un po’ di shopping
al supermercato. E’ un paese molto piccolo con una via principale
su cui si affacciano tutte le attività commerciali. Nonostante
sia proprio un minuscolo centro conta almeno due banche, due distributori
e un supermercato. Insomma.. tutto quello che ci poteva servire.
Ci troviamo, verso l’ora di pranzo nei pressi di Keetmanshoop.
Decidiamo di fare una deviazione e andare a vedere se in città
c’è qualche locale che ci ispira per pranzare. Keetmanshoop
non è quello che si può dire un bel posto, insomma uno
di quei posti che non sanno di nulla e i locali che vediamo non ci entusiasmano
affatto, meglio che ci facciamo un bel panino con quello che abbiamo
acquistato al supermercato.
Riprendiamo cosi il nostro viaggio in direzione sud. Il viaggio è
veramente lungo ed è stato anche il nostro primo impatto con
un lungo percorso di strada sterrata. Una barba…..
Lungo la strada abbiamo modo di ammirare le montagne del Fish River
Canyon e del Klein Karasberge. Ed è proprio per fotografare questo
massiccio che decidiamo di fermarci. Accostiamo sul bordo della strada,
facciamo la nostra foto, saliamo in macchina e… oh oh.. siamo
rimasti piantati. Scendiamo dall’auto e vediamo che le ruote dietro
sono sommerse di sabbia. Marco sale in macchina, prova a spostarla ma
invece di muoversi non fa altro che insabbiarsi ancora di più.
Ohi ohi… qui si mette male… Liberiamo, così, le ruote
dalla sabbia con le mani (sperando di non fare brutti incontri con insetti
strani) e collochiamo un bel masso a ciascuna di esse, poi Marco sale
in macchina e io provo a spingere. Visto il notevole peso del mezzo,
dubito che il mio contributo sia stato fondamentale, in ogni caso..
l’auto si sposta e ritorniamo sulla strada. Abbiamo così
imparato che se si decide di parcheggiare sul lato della strada è
sempre bene tenere due ruote sul fondo duro della strada onde evitare
altre situazione del genere.
Finalmente arriviamo ad Ai-Ais, si trova circondato tra le montagne
del canyon. Ci rechiamo subito alla reception per ritirare la chiave
della nostra camera e per pagare i biglietti di ingresso. Nonostante
le nostre proteste, ci tocca pagare una piccola differenza per il pernottamento,
loro sostengono che i pagamento non sia completo, noi sosteniamo che
l’agenzia che ha fatto le pratiche per noi avesse saldato tutto,
fatto sta che ci tocca pagare questa piccola differenza che facciamo
annotare per benino sul conto. Quando passeremo per Swakpomund, dove
ha sede l’agenzia, andremo a chiarire questo malinteso con la
titolare. A discapito dell’ingresso che non promette bene, Ai-Ais
è invece un posto molto carino ed emana un senso di tranquillità
immenso. Andiamo a cercare la nostra camera e scopriamo che si tratta
di un mini appartamento, terrazza con il caminetto per fare il barbecue
(quella del barbecue è proprio un mania), di cucina, camera e
bagno. C’è anche un piccolo cortiletto di cui non ne capiamo
bene il senso e l’accesso diretto alla piscina delle terme che
ovviamente sfrutteremo. Essendo Ai-Ais incastrato tra le montagne del
canyon il sole si nasconde dietro le montagne prima di tramontare e
il buio arriva presto ed in fretta. Ceniamo al ristorante del resort
dove non si può certo dire che la velocità del servizio
sia il loro cavallo di battaglia.. Ma tanto siamo in ferie per cui…
possiamo anche metterci 2 ore per cenare, tant’è che dopo
aver atteso per molto la nostra cena, decidiamo ugualmente di ordinare
il dolce! A cena notiamo una famigliola composta da padre, madre e due
figli tra i 15-18 anni. Li notiamo perché il figlio, per sedersi
“prova” una serie di seggiole prima di trovare quella che
fa per lui. Che fondo schiena delicato!!!
17.07.2003
Oggi intera giornata dedicata alla visita del Canyon, i Namibesi (o
Namibini o come altro sono chiamati gli abitanti della Namibia!?!) sostengono
che sia secondo solo al Gran Canyon degli Stati Uniti. Non ho visto
il Gran Canyon, per cui non posso fare un paragone, ma questo è
già di per se molto spettacolare. Veramente un bel posto ne vale
la visita. Osserviamo da diversi punti panoramici il Canyon e facciamo
anche una passeggiatina che ti permette di osservare il Canyon da angolazioni
differenti. Non c’è molta gente e possiamo goderci il Canyon
in tutta tranquillità. Ci fermiamo per pranzo in uno dei tanti
look-out in compagnia di alcuni uccellini e di una strana lucertola
modello gigante che se ne sta a prendere il sole su una pietra poco
distante. E’ un peccato, che il regolamento vieti i trekking in
giornata, un bel giro nel canyon non ci sarebbe affatto dispiaciuto!
In uno di questi look-out incontriamo la nostra famigliola della sera
prima. Non lo sappiamo ancora, ma questa famiglia ci accompagnerà
per tutto il viaggio! Come si dice… il mondo è piccolo!
Di ritorno ad Ai Ais, dove pernotteremo anche questa notte, ci fermiamo
a fotografare qualche esemplare di kakerboom (o alberi faretra). Ci
sono molti esemplari di questo albero disseminati qua e la, non ci resta
che scegliere quelli che più ci piacciono e fotografarli. Facciamo
anche due passi per vederne uno un po’ più grande degli
altri, da vicino, e nonostante il mio terrore non incontro nessun serpente!
Nei confronti dei rettili sono un po’ (tanto) fobica, non ci tengo
ad avere nessun tipo di incontro ravvicinato con questi animaletti striscianti.
Concludiamo la nostra giornata facendo un giretto per Ai-Ais e poi un
bel bagno ristoratore nella piscine delle terme. Per cena, visto che
la nostra sistemazione prevede una cucina con tanto di stoviglie in
dotazione, ci prepariamo degli spaghetti al pomodoro, che abbiamo trovato
nel supermercato del campo. I nostri vicini invece fanno un bel barbecue,
così hanno modo di affumicare tutto il campo!
18.07.2003
Dopo una tranquilla colazione consumata sul balcone del nostro mini
appartamento, partiamo alla volta di Luderitz. Ci aspettano un bel po’
di chilometri di strada sterrata prima di giungere su quella asfaltata.
Non si può certo dire che la Namibia sia un paese affollato.
Tra le nazioni presenti sul territorio Africano è quello con
il minor numero di abitante per chilometro quadrato (così ho
letto), e ce ne siamo accorti. Interminabili ore in macchina senza incontrare
un villaggio, una casa, niente. Certe volte poi si incontra, una fattoria
o un bivio che ne indica la strada, ma la casa non si vede. Toh.. li
piazzata nel bel mezzo del nulla. Lontano da tutto il resto. Ogni tanto
si incrocia qualche auto o un carretto trainato da 1-2 asini che procede
piano piano lungo la strada. Di certo il traffico non rappresenta un
problema!
E cosi, chilometro dopo chilometro oltrepassiamo la città di
Aus, collocata sulle pendici di una montagna (forse è meglio
parlare di collina) che la rendono paesaggisticamente molto interessante
e proseguiamo verso Luderitz. Man mano che il paesaggio si avvicina
diventa sempre più desertico, solo più sabbia grigia (non
è di colore rosso come quella del Namib o del Kalahari). Oltrepassiamo
la città fantasma di Kolmanskop che visiteremo domani e finalmente
arriviamo a Luderitz, città sulla costa oceanica. Visto che sono
le 16 passate cerchiamo subito l’ufficio informazioni dove dobbiamo
acquistare il biglietto per andare a visitare la città fantasma.
Entriamo nell’ufficio e in attesa di essere serviti troviamo anche
la famigliola che abbiamo visto nei giorni precedenti. Toh.. com’è
piccolo il mondo!!! Acquistato il biglietto andiamo a cercare la Kratzplatz
Guest-House (meno male che non mi è toccato di pronunciare quel
nome) che si trova praticamente in centro, e ci facciamo così
un primo giro perlustrativo di Luderitz a piedi. Per cena scegliamo
un locale indicato sulla nostra guida, che, arrivati sul posto non troviamo,
non abbiamo capito se è stato spostato o chiuso del tutto, la
spiegazione fornitaci dal bar di fianco è piuttosto confusa e
contradditoria. Ci rechiamo quindi da un’altra parte. La scelta
non è delle più felici, si tratta del ristorante di un
hotel. Sarà per questo ma nella sala c’è un continuo
viavai di persone (preciso che sono quasi sempre le stesse che vanno
e vengono). La cena non è male, di certo non assomiglia nemmeno
lontanamente alla bella cenetta dell’Anib lodge, se per quello
nemmeno il posto ci assomiglia! Dietro di noi c’è un grosso
acquario il cui vetro necessita di un’urgente intervento di pulitura
e un pesciolino morto galleggia tranquillo sulla superficie dell’acqua.
Insomma.. la guida ne dava un giudizio molto positivo, certo, un posto
molto spartano, non abbiamo mangiato male ma la sera dopo non ci siamo
ritornati.
19.07.2003
Al mattino, come sempre, ci svegliamo presto, andiamo a fare colazione.
Diamo una rapida occhiata al buffet per scoprire che tolto lo yogurt
il resto non è di nostro gradimento. Forse siamo un po’
“difficili” in quanto a cibo per la colazione, ma a noi
piace la classica colazione dolce, con il pane e la marmellata, o i
biscotti con il the o il caffè latte. Tutto il resto, cereali,
salumi, formaggi per colazione non ci tentano affatto. Prendiamo così
un vasetto di yogurt a testa e ci dirigiamo verso il nostro posto. Al
tavolo troviamo due vaschettine microscopiche di marmellata. Chiediamo
del the e del pane bianco tostato, mentre osserviamo le altre persone
presenti in sala farsi certe mangiate che più che colazione sembra
che stanno facendo pranzo e cena contemporaneamente! Uova con bacon,
scodellate di cereali, panini di salame e formaggio. Mi chiedo se a
casa loro mangiano così tanto per colazione o lo fanno solo ora
che sono in vacanza!
Visto che abbiamo un’oretta abbondante di tempo prima di andare
a visitare la città fantasma di Kolmanskoop ci dirigiamo ad Agate
Beach. Nulla di particolare se non per il fatto che lungo la strada
in prossimità di una zona umida dove la vegetazione è
molto rigogliosa (c’è dell’acqua, tutto qui) troviamo
degli orici e delle antilopi. Più lontano ci sono dei fenicotteri.
Il paesaggio desertico con quest’oasi verde e queste lagune piene
di fenicotteri sono qualcosa di spettacolare.
La visita alla città fantasma è molto interessante. Nella
sala del teatro della cittadina di Kolmanskoop due guide si dividono
le persone presenti in sala. Una sarà la guida Africans, ed ecco
la nostra famigliola avviarsi con questa guida. E l’altra di lingua
inglese e tedesca. Di chiare origini tedesche, sia nelle fattezze che
negli atteggiamenti, la nostra guida alternerà la spiegazione
tra le due lingue, ovviamente, non a caso, prima in tedesco e poi in
inglese. Il tutto senza fare pause o interruzioni tra una lingua o l’altra
(nemmeno variazioni di tonalità.. tutto piatto uguale). E così
inizia la sua lunga spiegazione. Credo che sia partita dalla preistoria,
perché non la finiva più di parlare. Considerato che questa
città non può vantare un secolo di storia, la spiegazione
introduttiva, certo mica è finita qua, è stata interminabile.
Marco come molti presenti, compresa la sottoscritta, dopo un po’
si è stufato di stare ad ascoltare e si è messo a leggere
la spiegazione sulla nostra guida, mentre altri invece si limitavano
a guardare il soffitto o le loro scarpe. Se pensavamo di essere ad una
semplice visita guidata ci siamo sbagliati di grosso!! La guida interrompe
la spiegazione e in tono da vera insegnante riprende Marco “Reading
or Listening?” Ops.. beccato… Marco, seccato chiude il libro
e non ribatte (il nostro inglese da viaggiatori non prevede la frase
“fatti i fatti tuoi”, provvederemo ad inserirla per le occasioni
future). Va beh… siamo a scuola! Speriamo che alla fine non ci
interroghi! La visita prosegue… Interessante la visita dei vari
edifici, interminabile quella del museo. La tizia ha spiegato ogni singola
fotografia! Abbiamo temuto di dover pernottare in questa città!
Finalmente, finita la visita abbiamo potuto girovagare per la città
a nostro piacimento per fare un po’ di foto e curiosare nelle
diverse case.
Nel pomeriggio invece abbiamo visitato la baia, direi che non è
una meta molto ambita visto che abbiamo incontrato una sola macchina.
Molto interessante, sia il paesaggio, veramente desolato, che la costa.
Riusciamo perfino a vedere i pinguini sull’Halifax Island.
C’è un vento fortissimo e le poche volte che coraggiosamente
scendiamo dall’auto per fare due passi per ammirare il paesaggio
che ci circonda il vento gelido ci assale! Perfino fare pranzo è
stata un’impresa con questo vento.
Nel tardo pomeriggio ci ricordiamo che è sabato e che il giorno
dopo ci attende un lungo spostamento. Occorre, quindi, fare il pieno
alla macchina. Preoccupati di trovare già chiuso o di scoprire
che la domenica sono chiusi ci rechiamo subito dal distributore, dove
apprendiamo che i distributori sono aperti 24 su 24 per tutta la settimana,
domenica inclusa. Buono a sapersi.
Per cena questa sera cambiamo, ovviamente, locale e scegliamo il ristorante
sito all’interno del Kapps Hotel. La scelta si rileva ottima.
E’ sabato sera ma non abbiamo nessun appuntamento mondano in programma,
per cui ce ne ritorniamo nella nostra camera, il vento è molto
forte e l’aria è molto fredda per cui non ce lo sognamo
nemmeno di farci una passeggiata serale per il paese, che tra l’altro
è completamente deserto. Chissà cosa faranno il sabato
sera?
20.07.2003
Questa mattina la colazione è un po’ più movimentata.
E’ saltata la corrente, ma questo, ci dicono non è un problema.
Ordiniamo, ad un cameriere diverso da quello della mattina precedente,
il solito pane bianco tostato. Boh.. aspetta e aspetta.. e ci sorge
il dubbio che debbano ancora passare in panetteria a prenderlo. Dopo
una lunga attesa se ne arriva il tipo con due piatti colmi di uova e
bacon. Piccolo battibecco con il tizio che sosteneva che noi avessimo
ordinato quanto lui ci voleva rifilare. Va beh.. poco male.. i due piatti
vengono subito dirottati su un altro tavolo dove il tutto è molto
gradito e a noi finalmente viene portato solo il pane tostato (due misere
fettine! Che lo pagano loro!?!).
Finita colazione partiamo alla volta di Aus. Facciamo una sosta presso
il look-out da cui si possono osservare i cavalli selvaggi del deserto.
C’è ne sono un branco tranquillo che pascola, assieme a
qualche struzzo. Sono un po’ magrolini! Neanche a farlo apposta…
arriviamo li e chi vi troviamo? La nostra famigliola, sembra proprio
che ci corriamo dietro.
Ripartiamo in direzione Sesriem/Solitarie, passando per il Namib Rand
Nature Reserve. Itinerario poco battuto viste le poche auto incontrate,
ovviamente incontriamo anche l’auto bianca della nostra famigliola
con cui ci siamo sorpassati per tutto il giorno. La strada da percorrere
è tanta e il viaggio è stato lungo e faticoso, ma le montagne
del Namib Rand Nature Reserve sono spettacolari e il paesaggio circostante
è veramente bello. Vediamo parecchi animali più o meno
vicini e spesso ci fermiamo ad osservarli con il binocolo per poterli
identificare. Vediamo così un branco di zebre di montagna nella
zona delle Naukluft Mountain.
Arriviamo a Sesriem, parcheggiamo e andiamo a vedere l’ufficio
del parco e a comperare qualcosa di buono da bene nel piccolo negozio
di Sesriem. Proprio vicino all’ingresso ci sono due ‘bei’
(mica tanto) serpentelli sotto spirito! Proprio li dovevano metterli!
Ci guardiamo un po’ intorno e ripartiamo alla volta di Solitaire
dove si trova la Solitarie Guest House in cui soggiorneremo per ben
3 notti.
Arriviamo a Solitarie che il sole sta già calando. A Solitarie
esistono due strutture con un nome simile, le nostre informazioni per
raggiungere il posto non erano chiarissime e la guida dell’Edt
ha fatto anche lei la sua parte di confusione. Fatto sta che esiste
sia il Solitarie Country Lodge che il Solitarie Guest Farm (come da
indicazioni stradali, mentre si chiama Solitarie Guest House per operatori
turistici e i siti internet). La guida dell’Edt descrive il Solitarie
Contry Lodge chiamandolo Solitarie Guest House. Insomma è un
buco di paese con un negozietto microscopico e un distributore ma sono
riusciti a fare una confusione mostruosa! Riusciamo ad uscire da questo
groviglio di nomi e a trovare il nostro lodge. Si trova a 6 km dalla
strada principale circondato dalle montagne. Un bel posto niente da
dire e il soggiorno nella farm si rivelerà uno dei migliori di
tutto il viaggio, sia per il posto, la sistemazione, la gentilezza del
proprietario e l’eccellente cucina a base di selvaggina.
Alla fine arriviamo che è già buio, sistemiamo la nostra
roba e ci diamo una ripulita. E’ impressionante la sabbia e la
polvere che si accumula da tutte le parti. Le nostre valigie non si
sa più nemmeno di che colore sono tanto sono polverose. Dopo
esserci ripuliti per benino ci presentiamo per la cena. Ci sono solo
altre due persone. Abbiamo già avuto modo di notare, la presenza
nella camera di corni d’orice, in casa notiamo altri corni d’orice
adibiti a candelieri, un kudu imbalsamato, e altri cimeli di questo
tipo. Marco, per ragioni professionali e non, è ovviamente molto
interessato a vedere queste cose ed intavola subito una piacevole conversazione
con il gentile proprietario della farm su tutti questi animali, etc.
La cena, a base di selvaggina, si rileva deliziosa. La corrente viene
fornita da un generatore di corrente per cui, alle 22 tutti a nanna,
la luce si spegne, il cielo stellato sembra magico e il silenzio della
notte è rotto solo dal canto dei gechi.
21.07.2003
Oggi visiteremo il deserto del Namib. Le guide consigliano la visita
all’alba, ma noi siamo pigri e non abbiamo voglia di svegliarci
troppo presto! Eh eh eh... Ci dirigiamo subito alla duna 45 e come tutti
anche noi la scaliamo. Pensavo che camminare sulla sabbia fosse come
camminare sulla neve invece scopro che è peggio. Dopo esserci
guardati intorno e aver fatto le foto di rito ci avviamo verso Sussusvlei.
Il deserto si presenta con ampi paesaggi di dune che ogni tanto ci fermiamo
a fotografare. Arriviamo al parcheggio per Sussusvlei. Si può
proseguire solo con un mezzo 4x4 e visto che il nostro non lo è,
perchè qualcuno ha fatto un bel pasticcio con la prenotazione,
ma di questo faremo i conti appena tornati a casa con chi di dovere,
decidiamo di non usufruire del servizio navetta ma di farla a piedi.
Una delle nostre guide sostiene che si tratti di una bella passeggiatina
e a noi camminare piace, per cui ci avviamo con il nostro zaino in spalla
con una bella scorta d’acqua. Si tratta di 5 chilometri in piano,
un’oretta di camminata, su un terreno che passa dal più
o meno sabbioso al molto sabbioso. Effettivamente possiamo goderci con
tutta calma il paesaggio circostante e notiamo anche una varietà
di intessi piuttosto grossi rispetto a quelli a cui siamo abituati noi
che scorazzano sulla sabbia.
Sussusvlei è un posto molto particolare e suggestivo. Pranziamo
nella vicina area di pic-nic dove ci sono una serie di tavolini all’ombra,
finalmente, di qualche grande albero. Accanto al nostro tavolo, troviamo
un tavolo completamente apparecchiato, con tanto di tovaglia quadrettata
di rosso e stoviglie in porcellana. Beh… potremmo anche accomodarci,
visto che è tutto pronto! Poco dopo arriva una jeep di turisti
che si accomodano a questo tavolo e vengono serviti dall’autista
come se fossero al ristorante, le portate sbucano da una borsa frigo
direttamente disposte su vassoi in metallo.. insomma.. come commenterebbe
il marito della mia collega “ecco arrivati i turisti puzzoni”.
Personalmente trovo tutto questo ridicolo ed eccessivo (oltre che disgustoso),
ma non tutti la vediamo allo stesso modo!
Dopo pranzo riprendiamo la nostra strada verso il parcheggio. Incontriamo
poche altre persone che come noi hanno scelto di fare la strada a piedi,
il turista medio, purtroppo si sposta in macchina e non sa cosa si perde!
Mentre camminiamo veniamo sorpassati da una jeep, veramente sono molte
quelle che ci sorpassano ma su una in particolare a bordo, ci sono quattro
turisti. Indovinate di chi si tratta? Ma certo, della nostra famigliola!
Effettivamente di oggi non li avevamo ancora visti!
Visitiamo anche il Sesriem Canyon dove facciamo due passi nel Canyon,
molto suggestivo, anche se, al confronto del Fish River Canyon sembra
il Canyon de puffi!
Rientriamo a Solitarie dove ci attende una bella doccia e soprattutto
una cenetta superlativa, bistecche di orice con salsa di frutta! Abbiamo
fatto anche il bis! Troppo buone! Ci vorrebbe la ricetta! Beh…
anche l’orice!
Appena si fa buio iniziamo a sentire, come la sera precedente, il canto
o richiamo dei gechi. Inizialmente avevamo attribuito queto verso ad
un qualche uccello notturno ma interpellato il proprietario della guest-house
scopriamo che il rumore prodotto non è un canto di un uccello
ma quello dei gechi. Incuriositi decidiamo di vedere se riusciamo a
vederne qualcuno. Prendiamo la pila e andiamo in direzione dei richiami.
Nonostante i nostri (molti) tentativi non siamo riusciti a vedere nulla.
Certe volte avevamo il canto così vicino che sembrava dovessimo
pestarli, puntavamo fiduciosi il fascio di luce della torcia ma….ciccia,
non abbiamo visto un bel niente.
22.07.2003
Oggi ci aspetta una bella scarpinata. Abbiamo deciso di percorrere il
Waterkloof trail, un giro ad anello di 17 chilometri sulle Naukluft
Mountain. Partiamo subito dopo colazione con gli zaini pronti per la
camminata. Arriviamo alla sede del parco e andiamo subito a comperare
il permesso. Il tizio è un po’ perplesso alla notizia che
percorreremo il Waterkloof Trail e non fa altro che ripeterci che sono
17 km e che ci vogliono 6/7 ore. Gli diciamo che sappiamo quello che
stiamo facendo e, visto che sulla nostra cartina è indicato solo
la quota del punto più alto toccato dal sentiero gli chiediamo
la quota in cui si trova la partenza del sentiero! Oh.. ancora meglio
di quello che pensavamo, il dislivello non è granché (circa
500 metri). Detto questo ci avviamo a percorrere questo sentiero. Gran
parte del giro attraversa fiumi in secca, ed è un po’ una
rottura, non si fa altro che attraversare a destra per poi tornare a
sinistra, e così via.. avanti e indietro sul fiume a seconda
di come curva. Il sentiero in generale è ben segnato anche se
vi sono alcuni punti dove le tracce non si vedono benissimo e abbiamo
dovuto faticare un po’ per trovarle. Anche loro però, segnarle
con dei piedi di colore giallo! Non potevano usare un colore un po’
più visibile!
Lentamente il sentiero prende quota. Anche l’ultimo pezzo, definito
come una ripida salita dalla guida, sale ma definirla una ripida salita
ci sembra eccessivo. Deduciamo, quindi che colui che ha scritto la guida
non ha mai camminato molto in montagna, altrimenti saprebbe cos’è
una ripida salita. Comunque arriviamo per pranzo sul punto più
in alto dove incontriamo altre 4 persone, le uniche che vedremo per
tutto il giorno. Da questo punto si gode una bella vista su tutte le
montagne circostanti. Discendiamo rapidamente per camminare nuovamente
nel letto del fiume, sempre in secca. Ovviamente Marco, dopo aver seguito
fedelmente il sentiero per quasi tutta la giornata, decide, verso la
fine, che è il caso di operare una scorciatoia. Brontolo ma lo
seguo e… questa volta avevo ragione io, ci tocca di tornare indietro.
Comunque dopo 5 ore e 40 di cammino, soddisfatti di averci messo meno
del tempo riportato su guide e cartine, giungiamo finalmente alla macchina.
I piedi sono un po’ doloranti per via di tutti i sassi su cui
abbiamo dovuto camminare, ma il giro nel complesso è stato piacevole,
abbiamo visto la natura presente su queste montagne, non abbiamo però
visto nessun animale a parte qualche uccellino e piccolo mammifero.
23.07.2003
Dopo colazione ci mettiamo subito in macchina diretti a Walvis Bay,
attraversiamo uno strano paesaggio lunare e giungiamo nuovamente in
una zona di sola sabbia. Lo spettacolo di fenicotteri nella baia di
Walvis Bay è veramente impressionante. Ci sono tantissimi uccelli
rosa che contarli non è nemmeno possibile. La giornata è
molto ventilata, facciamo due passi sulla baia molto velocemente perché
l’aria è proprio pungente. Dopo pranzo ci spostiamo a Swakopmund,
dove pernotteremo per due notti. Arrivati in città, tiriamo fuori
tutte le nostre cartine del centro alla ricerca delle strada in cui
è ubicata la nostra guest-house. Ho subito qualche difficoltà
a trovare i nomi segnalati sulle vie sulla nostra cartina. Siamo in
centro, eppure i nomi non coincidono. Marco mi accusa ingiustamente
di non saper leggere la cartina! Scopriremo in seguito, che a causa
di un cambiamento dell’amministrazione comunale (da una di origine
tedesca a una di origine indigena (di colore)) i nomi delle strade,
nella via principale sono stati cambiati in modo da avere una topomastica,
per così dire, più africana. Comunque all’ufficio
informazioni vendono, per un dollaro, una fotocopia del centro della
città con la corretta topomastica. Mentre la cartina con i nomi
errati te la danno gratis.. eh eh eh Beh.. Ma la topomastica di Swakopmud
non è stato il nostro unico problema per scovare la nostra guest-house.
Eh già.. erano in corso, proprio nella zona in cui dovevamo recarci
noi, diversi lavori di pavimentazione della strada, costruzione di rotonde
(sono arrivate anche li!), etc. Per cui la strada per raggiungere la
guest house si è un po’ complicata. L’Intermezzo
Guest House è una villa su due piani con tantissime vetrate,
poco lontano dal mare, in una zona residenziale. La nostra camera è
molto bella, Marco la definisce “di gran classe”. Completiamo
la giornata con un giro per Swakopmund e con un po’ di shopping.
Facciamo anche una scappatine presso gli uffici dell’AfricanDesk
per conoscere Elizabeth, la persona che ci ha aiutato nella prenotazione
dei pernottamenti e per chiarire il malinteso di Ai-Ais. Impresa non
facile perché l’ufficio non è dotato di un’insegna
e noi non riusciamo a trovarlo. Elizabeth, che fino ad ora, avevamo
contattato solo via mail, è molto gentile così ne approfittiamo
per chiedere qualche informazione sul posto e per farci confermare i
voli per il ritorno. Per chiarire il malinteso di Ai-Ais, Elizabeth,
che è sicura di avere versato l’importo complessivo dei
pernottamenti, deve chiamare il ministero, ma vista l’ora, rimanda
il tutto al giorno dopo.
Per cena, decidiamo di mangiare la pizza! Non ci aspettiamo una vera
pizza all’italiana, in fondo siamo all’estero! Ma la pizza
che abbiamo gustato era molto buona e possiamo definirla molto simile
alle nostre, forse un po’ più croccante delle nostre.
Di ritorno dalla cena, la spia dell’olio del motore si accende.
Parcheggiamo sotto un bel lampione, visto che la luce è scarsa
e iniziamo la nostra nuova attività di meccanici. Verificato
il livello dell’olio al minimo notiamo anche che la batteria se
ne sta “andando a spasso”, nel vero senso della parola per
il motore. Sicuramente l’originale era stata sostituita da questa
che non era delle stesse dimensioni. Le sollecitazioni a cui è
sottoposta l’auto hanno fatto si che le viti delle asticelle che
la imprigionano si allentassero per cui adesso ci troviamo con una batteria
che ‘passeggia’ nella sua sede. Cerchiamo fra gli attrezzi,
ma come volevasi dimostrare, ci sono tutti (pochi) i cacciaviti possibili
e immaginabili ad eccezione di quelli che servono a noi. Alla fine con
l’aiuto di un cucchiaio e una pinza avvitiamo le viti e assicuriamo
la batteria al resto della macchina. Se non altro, non dovremmo perderla
per strada!
24.07.2003
Durante la notte la temperatura è scesa parecchio perché
nonostante il piumone, abbiamo avuto freddo. Mi alzo, tiro le tende
alle finestre per far entrare il sole e sorpresa delle sorprese: c’è
la nebbia! Sembra di essere da noi a novembre, con questa nebbiolina
bassa, tutto grigio e triste, per terra è tutto bagnato, tant’è
che ipotizzo, erroneamente, che durante la notte abbia piovuto. A colazione,
chiediamo spiegazione alla signora della guest house su questo strano
tempo. Tutto normale, ci spiega, si tratta delle correnti calde provenienti
dal deserto che incontrano le correnti fredde provenienti dall’oceano
e generano questa nebbiolina. Ci spiega che questo risveglio li accompagna
molto spesso e che basta spostarsi una decina di chilometri nell’entro
terra per riavere il cielo azzurro con il sole splendente, ci spiega
anche che la pioggia a Swakopmund è piuttosto rara.
Il buffet per la colazione è veramente molto ricco sia per quanto
riguarda il dolce che il salato, finalmente troviamo qualcosa che assomiglia
a un plun-cake e a dei biscotti, veramente un’ottima colazione.
Prima di iniziare il programma della giornata che prevede di percorrere,
in mattinata, la Welwitschia drive e di andare a vedere le otarie nel
pomeriggio, passiamo da un distributore per aggiungere dell’olio
al motore e ci facciamo rilasciare la ricevuta di quanto abbiamo speso.
Rimaniamo colpiti dal fatto che costi nulla la confronto di quello che
costa in Italia.
Come preannunciato dalla signora del guest house, dopo un po’
che viaggiavamo in direzione est la nebbia si dissolve facendo spazio
al solito cielo azzurro privo di qualsiasi nuvola. Percorriamo la Welwitschia
drive quasi in solitudine, visto che non incontriamo nessuno. Lungo
questo percorso è possibile ammirare panorami lunari, un dicco
di dolerite, l’oasi di Goanikontes, dei rottami appartenenti a
qualche vecchio esercito e finalmente le welwitschia mirabilis, queste
strane piante desertiche.
Nel pomeriggio ci rechiamo a Cape Cross per vedere la colonia di Otarie.
E’ impossibile immaginare il numero di otarie presenti sulla costa
e quelle che ancora si vedono in mare, tutto dove si guarda si vedono
tantissimi animali. Fanno un sacco di rumore per non parlare del piacevole
profumo che ti assale appena scendi dalla macchina! Una puzza!! Come
tutti, ci facciamo coraggio e ci avviciniamo agli animali. Ce ne sono
talmente tante che alcune dormono sopra alle compagne, altre per sposarsi
calpestano le altre. Ci sono mamme che allattano piccoli, maschi che
litigano, insomma.. una gran confusione, ma è veramente uno spettacolo
impressionante vedere tutti questi animali insieme. Ora capisco come
mai i pescatori della zona si lamentano che le otarie gli fanno fuori
tutto il pesce! Passeggiamo un po’ nei dintorni e scorgiamo due
sciacalli che si aggirano indisturbati vicino alle otarie. Gli sciacalli
sono, infatti, dei predatori di otarie, nella zona è possibile
osservare resti di otarie predate: pelle, ossa e crani appartenenti
sicuramente ad animali giovani.
Rientriamo a Swakopmund nel tardo pomeriggio, passiamo da Elizabeth
per scoprire che l’errore è del ministero pertanto ci restituiscono
i soldi che abbiamo versato. In attesa che arrivi l’ora di cena
ci concediamo, nonostante l’aria frizzante, una passeggiatina
sulla spiaggia al tramonto, riusciamo anche a fare una di quelle belle
foto da cartolina.
25.07.2003
Siamo appassionati di montagna per cui una visita allo Spitzkuppe, detto
Cervino d’Africa è di rigore. La nostra intenzione è
di raggiungerne la cima. Strada facendo, visto in lontananza è
una montagna di tutto rispetto, un cumulo di pietra che spicca dal piano
sottostante. Effettivamente, con quella sua punta, ricorda il Cervino.
Ovviamente l’immensità del Cervino è tutt’un’altra
cosa. Paghiamo il biglietto di ingresso e ci avviamo per andare a vedere
la montagna da vicino. Non abbiamo una cartina dettagliata delle piste
intorno alla montagna e sul posto non vi sono cartelli che indichino
le direzioni, per cui la scegliamo per così dire ad occhio. Procediamo
molto lentamente perché la strada è veramente molto brutta,
sembra che sia transitata un convoglio di mezzi cingolati. Procediamo
piano ed ad un certo punto la nostra macchina sembra avere dei problemi
a muoversi. Ci fermiamo e.. sorpresina … abbiamo una ruota è
a terra. Marco non si scompone più di tanto, io invece mi secco
non poco. Accidenti.. è vero che capita molto spesso.. ma uffah..
non ci voleva. Per farla breve sostituiamo la ruota, purtroppo quella
danneggiate è proprio fuori uso, non possiamo nemmeno farla riparare,
non è semplicemente bucata ma il copertone è proprio rotto.
Risaliamo in macchina un po’ preoccupati di non fare il bis, visto
che avevamo una sola ruota di scorta e continuiamo a fare il nostro
giro intorno allo Spitzkuppe. Considerata l’ansia che ci procurava
l’avere una sola ruota decidiamo che la vetta dello Spitzkuppe
resti dov’è mentre noi ce ne andiamo a cercare una nuova
ruota di scorta. Ci dirigiamo così a Usakos. Troviamo un negozio
di gomme usate e pensiamo che se la fortuna fosse dalla nostra avremmo
risolto il tutto in fretta e magari saremo potuto tornare dallo Spitzkuppe.
E invece ciccia! La proprietaria ci spiega che non ha nessuna ruota
adatta alla nostra macchina, ma gentilmente si offre di telefonare ai
suoi colleghi nelle vicinanze (si fa per dire) e di trovarcene una.
Così ce ne andiamo con un bigliettino con un nome di un auto
concessionario del paese vicino (Karibib). Per farla breve, prima di
pranzo risolviamo il problema della ruota di scorta. Ci facciamo rilasciare
la ricevuta perché avendo stipulato un’assicurazione aggiuntiva
sulle ruote e sui vetri ci aspettiamo che la ditta di noleggio ci restituisca
i soldi anticipati! In ogni caso il programma della giornata è
un po’ sfumato. Ci dirigiamo quindi in direzione di Omaruru, dove
diamo un’occhiatina al massiccio delle montagne Erongo e poi ci
dirigiamo verso Uis dove pernotteremo. Uis ci appare subito per quello
che è, un paese che forse ha avuto un momento di gloria (forse)
ma che adesso sta lentamente decadendo. Cosi è il paese e la
struttura in cui soggiorniamo, il Brandberg Rest Camp. Non abbiamo capito
se per un problema di disponibilità o di lavori stradali (la
strada è tutta un cantiere) l’acqua è razionata,
viene erogata solo in alcune ore. Abbiamo a disposizione un mini appartamento,
cucina, salotto, due camere e due bagni. Scegliamo una delle due camere.
Nonostante tutta quest’ampia scelta, i letti sono un po’
troppo molli e il mio scricchiola pure. E pensare che abbiamo scelto
la stanza migliore! Il posto non è un granchè, ma non
lo è nemmeno il resto che ci circonda. Per cena, abbiamo a disposizione
una cucina ma non ci sono le stoviglie, per cui ci rechiamo al ristorante
del Rest Camp. Al bar c’è parecchia gente, ma di turisti
ci siamo solo noi. Decidiamo di cenare fuori nel dehor, non che faccia
caldo, ma dentro, con tutta la gente che staziona al bar sembra di essere
in una ciminiera. Noi non amiamo il fumo, tanto meno mentre mangiamo.
Ci accomodiamo fuori, fortunatamente la serata è fresca ma non
fredda. Fuori ci sono altre persone che bevono seduti ad un tavolo vicino
alla piscina vuota, uno di questi indubbiamente ha già fatto
il pieno per benino. Insomma.. non so se sia solo una sensazione ma
a me sembra che questo posto stia andando alla malora. Il menù
è molto vario T-bone con insalata o T-bone con insalata. Mah..
quasi che mangerei una T-bone. Ordiniamo precisando che le bistecche
devono essere ben cotte e aspettiamo. I tempi di attesa sono sempre
molto lunghi. E meno male che ci siamo solo noi, se il locale fosse
stato pieno chissà quanti giorni ci avremo messo per cerare.
Finalmente veniamo serviti. Ci portano due enormi bisteccone (non troppo
cotte) ricoperte di salsa con patatine ed insalata. Beh.. l’aspetto
non è male, dobbiamo solo scoprire di che salsa si tratti e purtroppo,
con mia immensa gioia, scopro che sia la salsa della bistecca che l’insalata
contengono una quantità industriale di aglio. Sicuramente nel
raggio di chilometri non ci sono vampiri!
26.07.2003
Vista la cena precedente, per la colazione siamo piuttosto preoccupati.
Lasciamo la nostra camera e ci avviamo verso la sala per la colazione.
Deserto.. altro che Kolmanskoop città fantasma, questa si che
è una vera città fantasma. Troviamo la sala e rimaniamo
stupiti. Non c’è nessuno, nemmeno il personale, ma noi
ci accomodiamo lo stesso. Non so cosa ci aspettavamo ma quello che vediamo
supera le nostre aspettative. Un buffet, solo per noi due, non ci sono
altri ospiti, con tutto il necessario. Beh.. la colazione è stata
nella media.
Partiamo quindi, in direzione del Brandberg. Vogliamo vedere questo
massiccio, anche se non proprio da vicino, e la famosa pittura rupestre
della White Lady. Arriviamo all’ingresso del Brandberg, e ci viene
assegnata una guida. Qualcuno sostiene che si possa effettuare il giro
anche da soli. La cifra richiesta è veramente piccola e considerato
lo stato di povertà di alcuni villaggi presenti nella zona, ci
sembra corretto ‘dare’ del lavoro a queste persone. Tanto
più che.. raggiungere le pitture rupestri non è cosa facile
se non sai dove cercarle. Detto questo ci incamminiamo al seguito della
nostra guida. Cammina molto in fretta, ma riusciamo comunque a stargli
dietro. Riusciamo per fino a raggiungere il gruppo che abbiamo davanti.
La gita dura poco più di due ore, prevede la visita alle pitture
rupestri della white lady e ad altri tre siti. Si tratta di una passeggiata
piacevole in questa valle del Brandberg. Il Brandberg è infatti
visibile sul fondo del vallone. La guida è molto preparata e
competente, non solo sulle pitture, ma anche sull’ambiente circostante.
Ci fa osservare anche vari tipi di lucertole di diverse colorazioni.
Incontriamo altri gruppi ma in generale non c’è molta gente.
Eh eh.. quando si cammina la gente si riduce, è proprio vero
che la massa va solo dove ti porta la macchina! Terminato il nostro
piacevole giro ci viene richiesto se potevamo dare un passaggio ad un
ragazzo che doveva tornare alla sua fattoria. Il nostro mezzo ha solo
due posti ma l’autostoppista si accontenta di viaggiare nel cassone.
Così partiamo in direzione di Khorixas, dopo una trentina di
chilometri il nostro ospite ci chiede di fermarsi: è giunto a
destinazione. Mah.. nel bel mezzo del nulla scende e si incammina a
piedi nella savana. La sua fattoria sarà sicuramente in quella
direzione, come faccia ad orientarsi visto che è tutto uguale
e soprattutto, dove sarà, visto che all’orizzonte noi non
vediamo nulla.
Proseguiamo il nostro viaggio e andiamo a visitare la Burnt Mountain
e le Organ Pipes… sinceramente… non è che ne valga
la pena. Tanto quanto per le Organ Pipes (è del basalto che nel
tempo ha assunto questa particolare forma a canne d’organo) ma
per la Burnt Mountain, si tratta di una montagnola la cui parete è
completamente bruciata, nera. Infine dopo la visita alla Foresta Pietrificata
(è impressionante come questi tronchi siano diventati roccia)
e ci dirigiamo ad Outjo dove pernotteremo all’Etosha Garten Hotel.
Abbiamo letto sulla guida che questo hotel ha anche il miglior ristorante
della città (date le dimensioni delle città non è
poi mica difficile esser il migliore della città!!!), per cui,
visto che oggi è anche il mio onomastico decidiamo di regalarci
una bella cenetta in questo posto. Ci sistemiamo nella nostra camera,
molto bella e molto caratterista e ci prepariamo per la nostra cenetta
che è proprio di ottima qualità. Assaggiamo quindi i famosi
involtini di zebra e una bistecca di kudu, e visto che il cuoco è
di origine austriaca, completiamo la cena con due belle fette di AppleStrudel.
27.07.2003
Ci svegliamo presto, e dopo una bella colazione subito in macchina verso
l’Etosha. Ci aspetta una bellissima giornata all’interno
del parco. I chilometri da percorrere non sono molti e fino al parco
sono di strada asfaltata. E’ una bella giornata di sole calda
e ad un certo punto l’aria condizionata smette improvvisamente
di funzionare. Beh.. proprio non ci voleva, con il caldo che fa e con
le strade piene di polvere viaggiare con i vetri abbassati non è
di certo la soluzione migliore. Ad un certo punto un rumore molto forte
proveniente dal motore della nostra macchina ci costringe a fermarci
immediatamente. Apriamo il cofano… ohi ohi… due cinghie
se ne stanno li belle belle a spasso per il motore. Preciso che io di
motori non ne capisco proprio niente. Fatto sta che il nostro bollettino
di guerra riporta una cinghia più piccola uscita dalla sede ma
intera e una più grande tutta in pezzi! Ed è soprattutto
questa la causa della nostra disperazione.. potrebbe trattarsi di qualche
cinghia fondamentale come quella della ventola o del motore. Dopo un
attimo di panico non ci resta che decide il da farsi. Cosa fare? Oltre
tutto è domenica!!! Fantastico!!! Vediamo una macchina arrivare
all’orizzonte e decidiamo di fermarla. Visto che di macchine non
è che ne transitino troppe non è il caso di sprecare queste
occasioni. Per nostra fortuna l’auto si ferma. Si tratta di un
pulmino con due famiglie di turisti est-Europei che ne capiscono qualcosa
di motori. Insomma… il verdetto è questo, la prima cinghia
la più piccola, quella ancora intera, è dell’aria
condizionata. Pazienza, ne faremo a meno. Mentre la seconda è
del selvo sterzo (idroguida) e forse riguarda anche la ventola. E qui
sono cavoli… senza la ventola non andiamo lontano. Visto che l’ingresso
del parco non è lontano ci consigliano di proseguire fino al
parco piano piano e di fermarci ad ogni accenno di surriscaldamento
della macchina. Va beh… se non altro arriviamo a destinazione
e poi vedremo di contattare la ditta di noleggio e di ottenere in breve
tempo (un’utopia) un’altra macchina. Così ripartiamo.
E sorpresa delle sorprese, la ventola del motore gira. Ci fermiamo,
controlliamo il tutto a motore acceso. Già già…
la cinghia riguarda solo il selvo-sterzo!!! Raggiungiamo così
l’ingresso del parco. Alla fine, consultato il manuale delle istruzioni
dell’auto per avere conferma che la cinghia rotta non coinvolga
anche altre parti fondamentali, e considerato che alla fine del viaggio
manca meno di una settimana, decidiamo di tenerci l’auto così
com’è, è un po’ più dura nel fare manovra..
ma tanto guida Marco! Valutando infatti i tempi per la gestione della
sostituzione dell’auto da parte della ditta noleggiatrice, decidiamo
che è più veloce tenerci la macchina così com’è.
Così ha inizio il nostro primo giorno di safari all’Etosha.
Espletate le formalità al cancello entriamo nel mitico parco.
E subito un’antipole che pascola vicino alla strada. Ed ecco fatto
una bella foto!! Tiro subito fuori l’opuscolo che avevamo comperato
sul parco con la cartina delle strade interne al parco e l’ubicazione
delle pozze e via pronti per il safari!!! Dopo anni di SuperQuark finalmente
anche noi vedremo questi animali della savana dal vivo esattamente nel
loro ambiente naturale!!! Qualcosa di indescrivibile!
Iniziamo a vedere qualche
zebra. Subito le fotografiamo… Ci perseguita un po’ la fretta.
Nel timore di non avere altre occasioni fotografiamo appena possiamo.
Continuiamo a vedere qualche zebra, e ancora e ancora… In breve
ci troviamo circonda da tantissime zebre. Marco tenta di contarle ma
sono troppe, a destra a sinistra, sulla strada si vedono solo zebre.
Ci guardiamo, troppo bello!! Non è facile descrivere la vista
e le emozioni nel vedere così tanti animali nel loro ambiente!
Proseguiamo per la strada piano piano, le zebre non è che danno
molto peso alla nostra presenza. Se proprio devono si spostano dalla
strada ma con molta calma. Dicevo.. procediamo lentamente assaporando
ogni attimo di questi incontri ravvicinati con questi animali a noi
tanto lontani e arriviamo finalmente alla pozza!! Sembra di essere al
mercato. Non per le persone, di quelle fortunatamente ce ne sono poche
e tutte raccolte su pochi automezzi (il regolamento del parco vieta
severamente di scendere dall’auto). Ma per gli animali, zebre,
orici, antilopi, impala e perfino uno sciacallo. Quanti animali, non
me l’aspettavo. E questo è stato solo l’inizio. Sono
stati tre giorni così. Beh.. ci sono stati chilometri e pozze
in cui non c’era anima viva, ma ci sono stati momenti e pozze
in cui c’era solo l’imbarazzo della scelta. Gli elefanti,
questi grandi pachidermi. Gli elefantini sono molto buffi. Ma tutti
i cuccioli fanno tenerezza! Le giraffe poi, si vedono in lontananza,
con il loro collo che esce dalle piante. Se vogliamo parlare di collo
anche gli struzzi stanno bene. Con quell’ammasso di piume che
ne fa un enorme sedere su due zampe. E non solo mammiferi ma anche tanti
uccelli. Insomma.. all’Etosha abbiamo visto di tutto di più!!!
Inutile descrivere ogni singolo animale. Le innumerevoli foto che abbiamo
fatto serviranno nel tempo a farci ricordare la bellezza della natura,
di questi animali e quanto sia stato bello ed emozionante fare questo
safari. E ancora una volta ci siamo resi conto di quanto la natura possa
essere meravigliosa. Lo sguardo di un’antilope (sono i miei preferiti),
i suoi occhioni che ti guardano mentre lo fotografi. Chissà a
cosa starà pensando!!! Sono ricordi che porteremo con noi!
Ah.. una cosa curiosa… al negozio del campo incontriamo nuovamente
la nostra famiglia. Com’è piccolo il mondo, anche loro
qua. Chissà dove sono stati questi giorni in cui non ci siamo
incontrati!!!
28-29.07.2003
Il nostro secondo e terzo giorno di safari nell’Etosha si rileva
all’altezza del primo. Sono molti gli animali che riusciamo a
vedere e ad osservare. Giriamo tutto il giorno fino alla chiusura dei
cancelli. Inutile elencare specie o altro. I felini non sono stati molto
collaborativi e a parte una leonessa accucciata dietro un cespuglio
ad osservare un branco di antilopi (magari sceglieva la colazione) non
ne abbiamo visti altri. La prima e la seconda notte la trascorriamo
ancora ad Okaukuejo mentre la terza a Namutoni. Sono due campi molto
belli. Nella pozza di Okaukuejo abbiamo modo di ammirare, entrambe le
sere, i rinoceronti. Il penultimo giorno riusciamo anche a scorgere
il serpentario (secretary-bird) e con un po’ di pazienza anche
a fotografarlo. Veramente un uccello con un portamento molto elegante.
Davanti alla camera di Namutoni ci sono un sacco di manguste che passeggiano
nel prato, sono divertenti e simpatiche, un po’ meno quando le
vediamo arrampicarsi all’interno del motore delle auto. Speriamo
che non decidano di rosicchiare qualche filo, ci mancherebbe solo più
questo.
30.07.2003
Prima di incamminarci e di lasciare il parco dell’Etosha percorriamo
per l’ultima volta la dik-dik drive e questa volta riusciamo a
vedere i dik dik, eh ma sono proprio piccoli!. Lasciamo così
l’Etosha con un bottino di animali avvistati di tutto rispetto,
peccato per il leoni ma per il resto siamo molto soddisfatti!
La nostra prima meta è Otjiwarongo, dove vogliamo visitare il
centro di allevamento dei coccodrilli. La visita è interessante,
ci siamo noi e una coppia di spagnoli. Il proprietario fa da guida e
ci racconta qualcosa sull’allevamento di questi grandi rettili.
Gli esemplari grossi sono tenuti in un recinto esterno e sono tutti
appisolati al sole. Sono mostruosamente grandi e i loro denti affilati.
In un locale chiuso, riscaldato, ci sono i cuccioli di coccodrillo,
che non possono essere tenuti all’esterno perché le temperature
invernali non sono loro adatte. Ci sono tantissimi lucertoloni dai 30
ai 40 centimetri. Gli spagnoli sembrano molto entusiasti a me, detto
in verità, sarà che non ho molto feeling e simpatia per
i rettili, ma di definirli proprio ‘very nice’ mi sembra
un po’ eccessivo. Sono dei super lucertoloni con uno sguardo per
niente amichevole ed una dentiera già di tutto rispetto!
Finita la visita al centro dei coccodrilli ci dirigiamo al Waterberg
Plateau Park. Lungo la strada incontriamo parecchi babbuini. Tentiamo
di fotografarli ma appena ci fermiamo scappano.
Arriviamo al Waterberg plateau Park che sono da poco passate le 14,
tentano nuovamente di farci pagare la fantomatica differenza per il
pagamento non completo ma questa volta non ci fregano, insistiamo e
ci danno ragione! Prenotiamo il game drive nel parco per il mattino
seguente alle 6. Per cui decidiamo di trascorre il pomeriggio rilassandoci,
seduti sulla panchina davanti alla nostra stanza e di andare a fare
l’escursione che ci porta in cima al plateau nel tardo pomeriggio.
Il posto è un paradiso di tranquillità, il silenzio è
rotto solo dal canto degli uccelli. Intanto che ci rilassiamo e ci godiamo
tutto questo silenzio e questa pace, arriva l’addetto del campo
per riparare il lavandino del bagno che è intasato. E’
un omino sulla cinquantina molto simpatico. Dopo un po’ di tentativi
esce dalla stanza e ci fa “it’s very hard”! Troppo
simpatico! E se ne ritorna dopo un po’ con molti attrezzi e la
versione africana dell’idraulico liquido! Marco si offre di aiutarlo,
visto che è solo, e il tipo accetta volentieri. Dopo vari tentativi
andati a vuoto finalmente si riesce a liberare il lavandino. I nostri
predecessori avevano lasciato ‘cadere’ nello scarico un
calzino e un tappo di una bottiglia, mah!!! Il nostro addetto del parco
se ne va, quindi, soddisfatto di aver risolto il problema. E un’altra
volta rimango colpita dalla semplicità e la genuinità
di queste persone!
Il campo è organizzato in casette, e ogni casetta ospita due
camere, indovinate un po’ chi sono i nostri vicini? Ma si, la
nostra famigliola, neanche a farlo apposta. Ci siamo inseguiti per tutto
il viaggio e dire che la Namibia è grande!!!
Verso le 15.30 quando il sole è meno caldo ci incamminiamo verso
la cima del Plateau. La passeggiata, un primo tratto tra gli alberi
per poi concludersi tra le rocce, è piacevole e la vista dall’alto
è spettacolare.
Concludiamo la serata a cena presso il ristorante del resort. C’è
tantissima gente e il personale corre a destra e sinistra, prendono
le ordinazioni ma poi non si sa che fine fanno. Qualcuno si spazientisce
per la lunga attesa, qualcuno si innervosisce, un tizio si reca addirittura
in cucina. Per quanto ci riguarda, dopo un bel po’ che aspettavamo,
il cameriere viene a chiederci conferma di cos’avevamo ordinato.
Ci preoccupiamo che tutta questa attesa sia stata vana, ma dopo qualche
minuto il cameriere spunta con i piatti. Notiamo una certa simpatica
multi-funzionalità da parte del personale. La ragazza alla receptions
del parco ora si trova a servire al bar, il tizio che fungeva da responsabile
della faccenda serve ai tavoli.. mah.. se guardiamo in cucina magari
troviamo l’idraulico tra i fornelli! La cena viene allietata da
un coro di ragazzi e ragazze di una scuola ad una decina di chilometri
dal campo. Le loro voci e i loro canti tradizionali sono molto suggestivi.
31.07.2003
Ci svegliamo che è ancora buio, il game drive è fissato
per le 6. E’ buio e fa freddo quando la jeep del parco lascia
il parcheggio e ci dirigiamo verso li plateau. L’aria è
proprio fredda, mi metto anche i guanti e il paraorecchie, facendo invidia
la tizio francese che ho di fianco che furbamente se ne è arrivato
in bermuda e pile. Subito mi ha squadrato come se venissi da marte,
ma intanto io non sono morta di freddo mentre lui ha battuto i denti
per tutto il viaggio!
La vista dall’alto del plateau spazia sull’infinito che
lo circonda, la vegetazione è piuttosto fitta, non si vedono
molti animali. Facciamo tappa in un posto dove c’è un capanno
in prossimità di una pozza che permette di osservare in tutta
calma gli animali, se ci fossero! Tutti, in rigoroso silenzio, ci sistemiamo
sulle panche e cominciamo a perlustrare il territorio davanti a noi
alla ricerca di qualcosa. Niente, assolutamente niente. Ci viene servita
una colazione che non ha niente da invidiare a quelle servite in aereo,
stesso stile stessi contenuti. Non so come uno possa pensare di mangiare
una coscetta di pollo fritta per colazione. Eppure succede, i vicini
di Marco rosicchiano avidamente la coscetta di pollo fritta. Mangiamo,
quindi, questa prelibata colazione mentre, finalmente, un orice ci fa
la grazia di farsi vedere. Per noi che veniamo da quasi 3 settimane
di viaggio e di orici, la cosa non è che ci esalti più
di tanto. Pensavamo di vedere tanti animali come all’Etosha. Risaliamo
sulla jeep e riprendiamo il nostro giro turistico pensando che se, quello
da vedere era tutto li, avevamo speso 400N$ inutilmente. Come non detto,
eccoci accontentati, i roan e il sable. Mancavano al nostre elenco degli
ungulati visti, per cui ci sentiamo ora soddisfatti di aver visto due
nuove specie che altrimenti non abbiamo avvistato.
Il game drive finisce alle 11 e noi abbiamo giusto il tempo per salire
in macchina e dirigersi verso la nostra prossima destinazione. La Dusternbrook
Guestfarm dove alle 14.30 abbiamo prenotato il game drive per vedere
i leopardi e ghepardi. Effettivamente non ne avanziamo molto, l’ubicazione
della fattoria si rileva meno comoda di quello che avevano descritto
su internet, ma finalmente arriviamo. Lungo la strada abbiamo modo di
osservare ancora molti animali. Il game drive dei gattoni (come li chiamo
io) è molto emozionante. Si ha proprio la possibilità
di vedere questi splendidi animali (lo ammetto, sono di parte, adoro
i felini) da vicino, di fotografarli e di osservarli. Sono splendidi,
niente da dire! Vediamo un leopardo e 4 ghepardi. Il leopardo ha proprio
un espressione da gatto cattivo, ma io lo trovo semplicemente stupendo.
I ghepardi sembrano meno feroci, ma non è il caso di andare a
tirare la coda nemmeno a questi!
Salutati i gattoni ci accingiamo a fare gli ultimi chilometri del nostro
viaggio verso la capitale, alloggiamo alla medesima guest house della
prima notte, per cui sappiamo cosa ci aspetta. Come abbiamo iniziato,
finiamo! Ovviamente stesso posto per la cena… ma questa volta
facciamo una coda che non finisce più. Non capiamo se fanno i
saldi o se il giovedì a Windhoek è la serata del fast-food,
fatto sta che ci sono ben quattro file chilometriche e noi che avevamo
scelto questo posto per fare in fretta!
01.08.2003
E siamo arrivati al giorno della partenza. Ci svegliamo con calma, facciamo
colazione e prepariamo le nostre valige. Abbiamo ancora un po’
di tempo prima di andare a riportare l’auto e di andare all’aeroporto
e lo trascorriamo godendoci ancora un po’ del sole della Namibia
nel giardino della Guest House.
Quando andiamo a restituire l’auto, dobbiamo segnalare tutti i
problemi che abbiamo avuto e soprattutto siamo intenzionati a non andarcene
senza che ci vengano restituiti i soldi che abbiamo anticipato, ruota
compresa. Pensavamo di dover insistere o protestare, i noleggiatori
sono sempre dei furboni, e invece… ci vengono restituiti immediatamente
tutti i soldi anticipati fino all’ultimo centesimo senza nessuna
obiezione.
Così.. non ci resta che caricare la nostra roba sul taxi che
ci hanno chiamato e di recarci così all’aeroporto. Ma le
nostre avventure non sono ancora finite, il check-in è stato
tutto un programma. Tra tutti gli addetti al check-in abbiamo scelto
proprio il più sveglio. Gli consegnamo tutti i nostri biglietti,
mettiamo le valigie sul nastro e precisiamo che le valigie devono essere
spedite a Torino in Italia (precisiamo la nazione perché non
ci aspettiamo che conosca l’ubicazione di Torino). Dopo un bel
pezzo che trafficava al computer, mentre la fila di fianco continua
a smaltirsi velocemente, stampa la solita listarella di carta e la appiccica
alle valigie. Gli do una sbirciatina come d’abitudine e che ci
leggo JNB. Gli faccio presente che le valigie non le vogliamo ritirare
a Joannesbourg e gli ripeto tutto il piano di volo, sottolineando la
destinazione finale. Si scusa e traffica di nuovo per un bel pezzo al
computer. Ristampa la listarella la appiccica e …. di nuovo non
va bene. Ha scritto JNB e poi TRN saltando lo scalo intermedio a Francoforte.
Gli facciamo di nuovo presente la cosa, dicendogli che Joannesbourg
Torino non esiste che ha dimenticato lo scalo intermedio. Seccato, stacca
la listarella e la rifà! Finalmente, al terzo tentativo il percorso
di viaggio delle valigie è corretto. Ma che fatica!!! Ora tocca
alle nostre carte di imbarco… ci viene fatta solo quella per Joannesbourg,
le altre le dobbiamo fare una volta giunti in Sud-Africa. Non stiamo
nemmeno ad insistere altrimenti chissà dove ci manda! E così,
alle 12.50 decolliamo lasciando questo straordinario paese e portandoci
con noi tanti bei ricordi di questo fantastico viaggio.
GoodBye Namibia…