VIAGGIO
IN MESSICO
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Caterina
Morina
Numero di giorni:
Itinerario:
Costo totale del viaggio:
Periodo:
Trasporti:
Documenti: Passaporto
Sistemazione:
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Viaggio!
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LONTANI
DA CANCUN
Dopo 13 ore, l’aereo
sorvola Cancun, terra promessa del turismo all-inclusive da quale sia
io che il mio ragazzo ci guardiamo bene le spalle. Prima di atterrare,
si ha una panoramica
perfetta dell’incredibile sviluppo urbanistico della costa: la
possente Zona Hotelera con le sue costruzioni onnipresenti, e, un po’
più indietro, la città vera dove vivono i messicani. In
nessun altro luogo come questo ci appare così netta la separazione
tra turisti e locali.
Un po’ nauseati da tanta ostentazione di lusso preferiamo passare
la notte in una pensioncina più lontana, in una via trafficata
ma tutto sommato tranquilla.
La mattina seguente partiamo presto per Chichen Itza, l’autobus
di seconda classe ci mette più di tre ore, poco male, se si passa
il tempo a socializzare con le persone che ti viaggiano a fianco, i
messicani solitamente sono molto aperti e sempre disponibili a chiacchierare.
Proprio dove si paga il biglietto di ingresso al sito c’è
un comodo deposito bagagli e una volta alleggeriti delle nostre cose,
iniziamo, un po’ emozionati, la visita dello splendido complesso
di rovine maya. All’ingresso, nascosta appena da un albero, la
piramide del Castillo… cuore e simbolo dello Yucatan; ripenso
a quante volte ho visto la sua foto su libri e giornali ed è
strano pensare di esserci proprio di fronte. Purtroppo, la maggior parte
dei turisti che la visitano arrivano con gite di un giorno organizzate
dagli alberghi internazionali; mi dispiace pensare che qualcuno voglia
tenersi lontano dalla vera realtà del posto, una regione molto
povera, fatta di strade polverose lunghissime che sembrano condurre
verso il nulla, una fitta vegetazione selvaggia e inaridita, ma la gente
che vi abita è davvero ospitale e meravigliosa, il ricordo più
bello che Messico può
lasciare.
Chitchen itza è collegata benissimo con Tulum, una cittadina
che si estende lungo un solo viale dove si concentra ogni attività.
Appena oltre il marciapiede asfaltato si possono incontrare degli ostelli
con capanne con tetto di paglia, anche se, le più suggestive
si trovano più lontano, direttamente sulla spiaggia dove si può
trovare la sabbia al posto della pavimentazione.
Le rovine di Tulum, si trovano a 5 minuti di taxi dalla strada principale
e se appaiono maestose lo devono soprattutto alla loro posizione a ridosso
del Mar dei Carabi…
uno spettacolo incredibile; inoltre, la spiaggia, distante solo un km,
è bianchissima e poco affollata.
Una particolarità della zona sono i Cenote (Gran Cenote e Cenote
Cristal) i laghetti naturali dalle acque cristalline, dove il mio ragazzo,
nuotatore e sub, non ha esitato a tuffarsi per guardare i bei fondali.
L’ingresso costa poco perché sono posti in cui, normalmente,
si recano i locali per fare pic-nic in famiglia, una meta anticonvenzionale
e carina per chi vuole uscire dagli schemi turistici tradizionali.
Viaggiando di notte abbiamo raggiunto alle prime luci dell’alba
Palenque; il servizio di autobus è davvero ottimo, sono comodi,
puliti e silenziosi (meglio di cosi!!?) e si dorme quasi meglio che
in un letto. Alcuni viaggiatori ci avevano messo in guardia su Ciudad
Palenque, dipingendola come brutta e malfamata… in realtà
non è male per niente, abbiamo passeggiato tranquilli e mangiato
piatti molto gustosi. Si incontrano facilmente i minibus che portano
alle rovine e la nostra fortuna è stata trovare un conducente
estremamente simpatico con il quale ci siamo intrattenuti volentieri,
dimenticandoci del caldo, dell’umidità e della pelle scottata
che iniziava a dare fastidio. Questo è tra tutti il più
bel sito maya perché la jungla verdeggiante e rigogliosa che
gli fa da sfondo sembra volersi rimpossessare delle rovine per sottrarle
e proteggerle dallo sguardo dei curiosi, creando un’atmosfera
quasi mistica tra storia e natura.
Il Chiapas è davvero ricco di posti da visitare: la cittadina
di San Cristobal de Las Casas, dove sembra di compiere un salto nel
passato coloniale, il villaggio di Chapa de Corzo… e naturalmente…
el Canyon del Sumidero.
La seconda settimana di vacanza la dedichiamo al mare e ci spostiamo
verso il Belize (1 notte e 1 giorno di autobus) precisamente all’isoletta
di Caye Caulker. La parentesi beliziana, in realtà, ci lascia
un po’ delusi e non vediamo l’ ora di ritornare nel caliente
Mexico.
Tornati nel Quintana Roo, ci fermiamo a Playa del Carmen, un luogo estremamente
turistico ma che a differenza di altri può ancora essere molto
piacevole. Le pensioni economiche si trovano facilmente e,malgrado la
Quinta Avenida ci ricordi un po’ il nostrano Viale Ceccarini,
anche chi non ama il genere finisce per amalgamarsi nella festa notturna
di luci e colori.
Preferisco questo luogo a Cancun perché, nonostante tutto, si
vive ancora insieme alla gente locale, si trovano posti più modesti
e familiari dove poter stare un po’ in disparte ogni qual volta
si senta il bisogno di abbandonare il casino.
Decisi a scappare nuovamente da Cancun, sulla via del ritorno scegliamo
Isla Mujeres, un’isoletta tranquilla e accogliente dove il mare
è una piscina naturale.
L’ultimo giorno, seguendo la regola “conosci il tuo nemico”,
diamo un’occhiata da vicino ai resort di Cancun e andiamo a mangiare
in uno dei ristoranti più rinomati della zona; essendo un’appassionata
di buona cucina, una tappa alla “Parrilla” era d’obbligo.
L’unica nota sgradevole, la cameriera che all’ingresso ci
chiede (in inglese impeccabile) il nome del nostro resort, noi rispondiamo
con il nome del nostro…. ostello super economico! La ragazza,
in un primo momento rimane perplessa, poi, accenna uno strano sorriso
e mi fa pensare che, forse, non ne devono passar molti di turisti fai-da-te
da quelle parti.
La nostra esplorazione continua e diamo un’occhiata alla vita
notturna di Punta Cancun, un caos incredibile di locali e discoteche
piene di americani ed europei vestiti elegantissimi e all’ultima
moda…anche un po’ ubriachi. No! non era decisamente questo
il Messico che cercavo e che ho trovato nei volti sorridenti e nei colori
del Chiapas, quelle, sono le voci che davvero non si dimenticano e che
restano addosso sicuramente più a lungo dell’abbronzatura.