VIAGGIO
IN MESSICO E GUATEMALA
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Maurizio
Fortunato
Sito Web: http://www.mfortunato.it
Numero di giorni:
Itinerario:
Costo totale del viaggio:
Periodo: 21 febbraio - 8 marzo 2002
Trasporti:
Documenti:
Sistemazione:
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MESSICO
E NUVOLE...
"Messico e
nuvole, il tempo passa sull'America, che voglia di piangere ho ...."
così cantava in un famoso brano di qualche anno fa Enzo Jannacci,
uno dei pochi luoghi comuni su questo paese che non dovrete sfatare.
Quella sottile vena di malinconia che attraversa l'anima, mentre con
lo sguardo ci perdiamo ad inseguire fantastiche immagini disegnate da
nuvole candide che giocano a rincorrersi in un orizzonte blu cobalto.
Perché per il resto ..., ma i messicani non sono soliti fare
la siesta quando le sottili ombre si dileguano del tutto sotto un sole
a picco che toglie il respiro?, in verità non ne abbiamo incontrato
nemmeno uno intento all'opera e sembra un'altra di quelle fantasie che
nascono e continuano a vivere di vita propria a fronte di una realtà
completamente diversa. O meglio deve essere vero come ci ha raccontato
la nostra guida, la stessa che ha accompagnato in Messico anche la troupe
di "Turisti per Caso", che è una voce nata agli inizio
del XIX secolo quando, per lamentarsi dei bassi salari pagati da alcuni
industriali Inglesi, gli operai messicani escogitarono una singolare
forma di protesta mettendosi tutti a dormire lungo i muri delle fabbriche,
rifiutandosi cosi di entrare a lavorare. E proseguendo nel lungo elenco
... i messicani non portano forse tutti il sombrero?, si forse ai tempi
di Pancho Villa perché oggi viene indossato solo in occasione
di importanti festività o dai gruppi di suonatori ambulanti,
i Mariachi, che rallegrano le piazze con la loro musica tipica. Normalmente
, invece, chi porta il cappello preferisce il classico modello da CowBoy
americano lasciando ai turisti l'onere di portare un così grave
peso sulla testa. E che dire del poncho?, forse che non abbiamo mai
visto un così repentino cambio di costumi locali passando da
un paesino all'altro, quasi che si dessero la voce che un gruppo di
turisti era in arrivo. Beh sarà almeno vero che i messicani sono
uno dei popoli più cattolici al mondo?, senz'altro quelli di
origine spagnola, ma degli indios, che come ha ben sintetizzato la nostra
guida "si sono convertiti, sotto la minaccia di vedersi tagliata
la testa, solo dai denti alle labbra ", non ne sarei così
convinto a giudicare anche dai loro particolari riti religiosi, perfetto
sincretismo tra culto cattolico ed antiche credenze pagane. Ed allora,
con una realtà che non finirà di stupirvi così
diversa da come potevate immaginarla, vi servono altri motivi per lasciarvi
affascinare da questi luoghi incantati? Stupendi resti archeologici,
testimoni delle antiche civiltà degli Olmechi, dei Toltechi,
dei Maya, degli Aztechi, dei Zapotechi, deliziose cittadine coloniali
disegnate con un'intera tavolozza di colori pastello in una natura sfolgorante
tra giungle verdi e misteriose, canyon e cascate azzurre, con fiori
ed animali che fanno a gara tra di loro per sfoggiare tutti i colori
dell'arcobaleno. E gente, infine, sempre pronta a regalarti un sorriso
e che sembra non aver mai dimenticato come la vita vada presa con la
giusta calma, magari distesi su un'amaca sotto una coperta di stelle,
infinitamente lontani dalle nostre nevrosi di eterni insoddisfatti.
E allora allacciate le cinture, si parte .......
21 Febbraio 2002 Milano - Francoforte - Città del Messico
Dopo aver volato da mezza Italia ci ritroviamo tutti all'aeroporto di
Francoforte ( un labirinto di corridoi e gate d'imbarco ) da dove è
previsto il volo diretto per Mexico City. L'11 Settembre americano è
ancora vivo e il passaggio ai vari controlli puntiglioso e accurato
, peccato non si possa dire lo stesso del servizio a bordo del Boeing
Lufthansa ( mai mangiato così male in volo ), ma l'importante,
come si dice, è arrivare ed è anche comprensibile come
ciò sia il naturale riflesso della crisi che stanno attraversando
le compagnie aeree dopo che gli attentati hanno generato una diffusa
paura di volare. La guida, un simpaticissimo messicano un po' avanti
negli anni, ci dirà poi in seguito che siamo uno dei primi gruppi
a riaprire la strada al turismo e che per circa 6 mesi dai tragici eventi
non aveva praticamente più lavorato. Undici ore di volo e sbarchiamo
a Mexico City 2400 mt. di altitudine e 20 milioni di abitanti, "El
Monstruo" come lo chiamano qui. La prima impressione non è
male, l'aria è fresca e della temuta cappa di smog non sembra
di riscontrarne traccia ( me ne accorgerò però durante
il secondo atterraggio, quando di ritorno dal Guatemala sotto un cielo
terso apparve all'improvviso una macchia lattiginosa che faceva da corona
all'intera circonferenza del centro abitato ).
22 Febbraio 2002 Città del Messico
Primo giorno di tour e via con la visita dei tradizionali punti di interesse
storico culturale di Mexico City. La vita della città ci scorre
accanto mentre "sfrecciamo" a passo d'uomo nel traffico, che
in questo non ha nulla da inviare a qualunque città europea,
gli occhi incollati ai finestrini lungo strade piene di contraddizioni,
ora ricche ed opulente, ora modeste o più dimesse, ma sempre
cariche di un continuo andirivieni colorato e indaffarato. E arriviamo
cosi fino al cuore della città in Plaza de la Constitucion, meglio
conosciuta come lo Zocalo. Sulla piazza, una delle più grandi
del mondo, si affacciano in rigoroso stile barocco, eredità della
dominazione spagnola, il Palacio Nacional e la Cattedrale ( costruita
sopra un antico tempio Atzeco, i vincitori non hanno forse sempre cercato
di cancellare i simboli della spiritualità dei vinti per assoggettarli
ancora di più ?). Il Palacio Nacional, eretto dal conquistatore
Cortés nel 1524, è oggi la sede del Presidente della Repubblica
che tutti gli anni, nella ricorrenza dell' indipendenza dalla Spagna,
si affaccia dal balcone nella foto e lancia il famoso grido "Que
viva México !". Proprio sopra il balcone è posta
la campana che il 16 settembre 1810 fu utilizzata dal sacerdote Miguel
Hidalgo per dare simbolicamente il segnale d'inizio della rivolta, che
iniziata come rivalsa contro l'ingiusto sfruttamento dei grandi proprietari
terrieri terminerà nel 1821 con la piena indipendenza dalla casa
madre spagnola. All'interno del Palacio Nacional si possono ammirare
i bellissimi murales del famoso artista Diego Rivera che illustrano
tutta la storia del Messico dalla preistoria ai giorni nostri, immortalando
così gli eventi e i personaggi più importanti che via
via si sono succeduti. Su un lato della piazza si trova la Cattedrale,
la più grande chiesa cattolica del Messico, iniziata nel 1567
e terminata solo nel 1813. L' edificio sorge su un sito Atzeco, esattamente
sullo Tzompantli luogo rituale dove venivano esposti i teschi dei guerrieri
nemici uccisi, la sua facciata è in stile barocco Churrigueresco
( stile tardo-barocco dal nome dell'architetto Josè Benito Churriguera)
mentre notevole è al suo interno l'Altar de los Reyes ( XVIII
sec. ) posto dietro l'altare maggiore e realizzato completamente con
foglie d'oro. Poco distante dal Palazzo Nactional si trovano i resti
Atzechi del Templo Mayor. Il sito riportato alla luce casualmente nel
1978 non lascia neppure presagire, con le sue scarne rovine, le bellezze
archeologiche che incontreremo in seguito, ma è comunque testimone
delle antiche origine della città che nel suo frenetico sviluppo
moderno ha ormai completamente seppellito il suo passato precolombiano.
Gli Atzechi spinti dalle profezie della loro divinità solare
e guidati dal famoso sacerdote Tenoch fondarono l'antica Città
del Messico sugli isolotti del lago Texcoco posto al centro del un grande
altopiano dove sorge ora la città moderna. La leggenda narra
che la scelta del luogo fu determinata dalla vista di un'aquila che
appollaiata su un cactus divorava un serpente, la visione fu interpretata
da Tenoch come il compimento della profezia che li aveva spinti ad emigrare
alla ricerca di una nuova patria ed è ancor oggi il simbolo del
Messico impresso sulla bandiera nazionale. La nuova città, a
cui fu posto il nome di Tenochtitlan in onore del sacerdote Tenoch,
prosperò rapidamente e divenne con l'avvento al trono di Moctezuma
II la splendida capitale del regno atzeco, cosi come la scoprì
il conquistatore spagnolo Cortès l' 8 Novembre 1519.
Lasciata Plaza della Constituction risaliamo in pullman alla volta del
Museo Nazionale Antropologico, la cui visita completa richiede almeno
mezza giornata. Il museo è una tappa obbligata, prima di addentrarsi
nella visita dei siti archeologici veri e propri, per iniziare a fare
la conoscenza delle varie culture che hanno popolato il Messico prima
dell'avvento degli spagnoli. Costruito nel 1964 ospita al suo interno
la più importante raccolta al mondo di reperti precolombiani
che attraverso una disposizione cronologica illustrano il succedersi
e l'intreccio delle varie civiltà. Tra le sale più importanti
quella dedicata alla cultura Atzeca dove troneggia il famoso Calendario
Atzeco, una pietra circolare del peso di 24 tonnellate per 3,60 m di
diametro utilizzata per il computo del tempo. La visita del Museo (
preventivate di consumare almeno un rullino da 36 ) è stata la
prima di una lunga serie di splendide emozioni, peccato solo che la
sala Maya, una delle più importanti, non fosse visitabile, chiusa
al momento della nostra visita da circa due anni per inderogabili lavori
di restauro. Fortuna che avevo avuto modo di visitare la stupenda mostra
sui Maya che si è tenuta nel 2000 a Palazzo Grassi a Venezia
in cui la maggioranza dei reperti proveniva da qui..
23 Febbraio 2002 Città del Messico - Teotihuacán
- Oaxaca
Ancora una giornata a Città del Messico con le valigie al seguito
e pronti a partire per la seconda tappa, la città di Oaxaca.
Prima però il programma odierno che prevede la visita del Santuario
de Nuestra Señora de Guadalupe, forse il più importante
centro di culto cattolico in America, e del sito archeologico di Teotihuacán
che con le sue famose piramidi è uno dei più spettacolari
e meglio conservati di tutto il Messico. Dopo una breve sosta lungo
la strada per vedere la famosa Plaza Garibaldi, meta notturna di turisti
in cerca di un po' di "autentico" folclore ( ristoranti, bar
e ritrovi allietati dal sottofondo della musica dei Mariachi, suonatori
ambulanti di musica tradizionale vestiti di tutto punto come ai tempi
di Pancho Villa, sombrero compreso) che vista di mattina, mentre sonnecchia
pigramente in attesa di essere ripulita, sembra uno dei nostri mercati
rionali pieni di rifiuti subito dopo l'ora di chiusura, ci dirigiamo
verso la periferia Nord per raggiungere il Santuario. La storia narra
che il 9 Dicembre 1533 la Vergine apparve in un bosco nei pressi di
Tepeyac ad un indio di nome Juan Diego chiedendo che li le fosse edificata
una cappella, ma dato che le alte gerarchie della Chiesa locale dell'epoca
non prestarono orecchio, la Vergine pensò bene di apparire ancora,
imprimendo questa volta la sua immagine sul candido mantello bianco
dell'indio. Da quel momento e di fronte all'evidenza la Chiesa dovette
riconoscere il miracolo dando così inizio alla venerazione pubblica
della Madonna India. Certo è difficile oggi immaginare come siano
andate effettivamente le cose, ma quello che si può sottolineare
è che se l'evento contribuì da un lato a diffondere la
nuova religione tra le popolazioni locali, dall'altro segna il pieno
riconoscimento degli indios nel consesso dei Figli di Dio all'interno
della Chiesa e per quel periodo non era un significato da poco. La prima
cappella venne edificata nei pressi del luogo dell'apparizione e solo
nel 1709 fu costruito il primo grande Santuario più vicino alla
città. Successivamente nel 1976, a seguito delle lesioni provocate
da scosse telluriche, il culto della Vergine e della preziosa immagine
impressa sul mantello si spostò nella Basilica moderna ( di gusto
piuttosto discutibile ) eretta sulla spianata del vecchio Santuario.
Tra i rituali di devozione, a cui abbiamo avuto modo di assistere, quello
più ricorrente e caratteristico consiste nel percorrere un tratto
di strada inginocchiati ( come si vede nella foto ) prima di entrare
nel santuario, mentre in quello più singolare il devoto fa esplodere
sul piazzale dei mortaretti, che saettando verso il cielo rischiano
normalmente di ricadere sulla testa di qualcun'altro. Terminata la visita
del santuario riprendiamo la strada verso nord-est imboccando una delle
tante tangenziali che circondano e attraversano El Monstro, per quasi
un'ora la sua immensa periferia continua ad accompagnarci, quasi non
volesse lasciarci andare. Il nastro di asfalto si snoda tortuoso tra
ininterrotti quartieri popolari brulicanti di piccole case colorate
addossate l'una sull'altra su piccole colline come tanti tentacoli della
grande città piovra, eppure l'immagine che trasmettono è
quella di un'esistenza dignitosa, lontana dalla disperata situazione
delle tante favelas Sud-Americane e non facciamo in tempo ad accorgerci
di aver lasciato la città che siamo arrivati. Sotto un cielo
appena velato, ma con un'arietta frizzante, entriamo nel sito archeologico
di Teotihuacán posto a 2300 mt. di altitudine, uno spettacolo
unico di ingegneria architettonica che con le sue maestose Piramidi
lascia ben intravedere come doveva presentarsi nel periodo di massimo
splendore. Fondata nel 150 a.C. dalla cultura omonima divenne in breve
tempo, grazie anche alla sua posizione strategica, un importante centro
politico e religioso come attestano le magnifiche costruzioni che ci
ha tramandato. Subito ci accoglie una cittadella fortificata racchiusa
dentro un alto muro di cinta, che aveva lo scopo, prima ancora che di
difesa, di separare la vasta area cultuale riservata all'aristocrazia
dal resto della città. Al suo interno si trovano varie piattaforme
utilizzate per scopi religiosi e in particolare il Tempio di Quetzalcóatl,
una delle divinità più importanti, raffigurata con sembianze
di serpente piumato, di cui numerose teste scolpite ornano le scalinate
del tempio stesso. Sulla sinistra della cittadella parte la Grande Via
Sacra chiamata anche Avenida de los Muertos , contornata per tutta la
sua lunghezza da numerose piattaforme cultuali. La Grande Via Sacra
termina con la Piramide della Luna ( 46 m. per 112 gradini ), mentre
quella più grande detta Piramide del Sole (63 m. per 365 gradini
) è posizionata a circa metà del percorso sul lato destro.
Inevitabile sobbarcarsi la scalata delle due Piramidi ( non particolarmente
faticosa se presa con calma ) sulla cui sommità, oltre a godere
di una vista d'insieme stupenda, è possibile raccogliere attraverso
i raggi del Sole i benefici influssi di una energia primordiale, almeno
così affermano gli esperti della cultura New Age che non di rado
è possibile vedere, sfere di cristallo alla mano, come novelli
rabdomanti. Ma anche se vi siete dimenticati a casa la classica boccia
credo che la sola vista vi ripagherà ampiamente della fatica
spesa. Prima di riprendere la via del ritorno, proprio nei pressi del
nostro pullman, abbiamo avuto la possibilità di assistere ad
una danza molto particolare, replica moderna di antichi riti. La danza
dei Voladores in cui 4 uomini, legati per i piedi ad una piccola piattaforma
posta sulla cima di un alto palo, si lasciano scivolare nel vuoto compiendo,
a mano a mano che si srotola la fune che li sostiene, 12 giri rituali
prima di toccare terra. Il tutto mentre un quinto personaggio, in equilibrio
precario , suona e balla sulla sommità della piattaforma. Questa
danza che oggi è ripetuta a favore dei turisti, dietro compenso
chiaramente, era in origine una danza sacra. Nel tardo pomeriggio imbarco
sulla Mexicana Aerlines e volo per Oaxaca.
24 Febbraio
2002 Oaxaca - Mont Alban
Oaxaca, capitale dello stato omonimo, è una città coloniale
superbamente conservata. Il suo centro storico, una miniatura di case
coloniali dai tenui colori inserite in un reticolo di strette stradine
acciottolate che si aprono all'improvviso su deliziosi giardini e sagrati
di piccole chiese, lascia trasparire un' atmosfera d'epoca sorprendente.
Ma prima di addentrarci nella città ci rechiamo, a pochi chilometri
di distanza, a visitare la perla archeologica della regione il sito
Zapoteco di Monte Alban. Per l'occasione ci accompagna una simpatica
guida locale di discendenze zapoteche, nonché perfetto sosia
di Maradona, che oltre a guidarci nei segreti del sito archeologico
ci illustra in maniera orgogliosa il livello culturale raggiunto dai
suoi antenati, in netto contrasto con l'immagine primitiva che ne avevano
riportato i primi conquistatori. Certo oggi con una più approfondita
conoscenza questi preconcetti sono caduti, ma come dargli torto se con
tanta foga si premura di sottolinearlo.
Il sito archeologico di Monte Alban, o perlomeno ciò che ne è
stato portato alla luce, domina dalla sommità di una bassa collinetta
l' altopiano circostante contornato da spettacolari rilievi che si stagliano
sulla linea dell'orizzonte. Inutile dire che l'effetto d'insieme ci
lascia ancora una volta a bocca aperta. Centro politico e cerimoniale
Monte Alban fu fondato nell' 800 a.C. dagli Olmechi, a cui nel tempo
subentrarono nell'insediamento gli Zapotechi . Nel 950 d.C. inizia la
decadenza della città che viene in breve tempo abbandonata, non
se ne conoscono le cause specifiche, ma da quel momento il sito è
conosciuto come luogo di sepoltura di una civiltà successiva
i Mixtechi. Numerose tombe riccamente adornate sono state rinvenute
nella zona ed alcuni reperti sono conservati nel piccolo museo che si
trova all'ingresso del sito archeologico e nel più importante
museo regionale ospitato nella chiesa di San Domenico ad Oxaca. Nel
punto più elevato di Monte Alban si trova il centro cerimoniale,
una grande piazza ( nella foto ) chiusa da una piattaforma Settentrionale
ed una Meridionale e contornata da altre piattaforme cerimoniali più
piccole a chiuderne il perimetro, mentre al centro si trovano altri
edifici il cui utilizzo rimane ancora sconosciuto. Nei pressi della
piattaforma Meridionale è collocata una raccolta di stele scolpite
molto interessanti, tra cui colpisce quella in cui è raffigurato
un parto podalico ulteriore dimostrazione del livello di conoscenze
raggiunto da queste popolazioni. Di fianco alla piattaforma Settentrionale,
sulla strada che porta verso l'uscita, si trova il campo del gioco della
palla, elemento ricorrente in tutte le civiltà mesoamericane,
più piccolo di altri ma molto ben conservato. Terminata la visita
del sito di Monte Alban ritorniamo a Oaxaca per visitare la città
ed immergerci nel suo clima coloniale. Iniziamo dalla chiesa di San
Domenico, dall'imponente facciata barocca prospiciente su una bella
piazza. All'interno si può ammirare tra l'altro l'albero genealogico
del santo realizzato in legno massiccio. Il convento attiguo è
ora sede del museo regionale in cui sono ospitati interessanti reperti,
come gli stupendi corredi funerari rinvenuti nelle aree limitrofe, in
particolare quello cosiddetto della tomba numero sette che spicca per
la ricchezza dei suoi gioielli. Nel chiostro del convento è sistemato
un ordinato giardino ricco di piante grasse e tropicali. Dirigendosi
verso sud si arriva in breve tempo nel centro della città, lo
Zócalo, una bella piazza fiorita contornata da portici dove si
trovano colorati locali che contribuiscono a farne una meta di ritrovo.
Sui lati della piazza si trovano il Palacio del Gobierno (primi del
'900) e la Cattedrale con la classifica facciata barocca. In città
si trovano numerosi altri luoghi degni di nota ( il coloratissimo mercato
locale, deliziose chiesette, interessanti musei d'arte ), ma la cosa
più piacevole è senza dubbio girovagare senza meta lungo
le sue stradine cariche di storia, immersi in un caleidoscopico mutare
di colori e sensazioni. Trascorsa un'altra splendida giornata al rientro
in albergo veniamo informati di un contrattempo organizzativo (che viaggio
sarebbe se ne mancasse almeno uno). Il volo della Mexicana Aerlineas
per Tuxla Gutierrez previsto di buon ora il mattino successivo è
spostato in tarda mattinata e così, in barba alle tabelle orarie
e sposando lo spirito messicano di prendere la vita così come
viene, ci organizziamo, grazie anche alla collaborazione di "Maradona",
un'escursione fuori programma.
25 Febbraio 2002 Oaxaca - El Tule - Mitla - Tuxla
Gutierrez - Cañón del Sumidero - San Cristóbal
de las Casas
In Messico non mancano certo luoghi interessanti da visitare e i dintorni
di Oaxaca non sono da meno. Così in attesa del volo facciamo
una rapida puntata ad El Tule, graziosa cittadina a poca distanza famosa
per possedere il più grande albero del mondo ( stando al libro
dei Guiness ). L'albero posto davanti alla chiesa è un cipresso
ahuehete, misura 58 m di circonferenza per 42 di altezza e dovrebbe
avere più di 2000 anni . Tutti gli anni in onore dell'albero
(che per riuscire a riprendere nella sua interezza necessita di un adeguata
distanza) si celebra una festa, continuazione di più antichi
riti precolombiani. Proseguiamo per Mitla effettuando prima una deviazione
attraverso il paesino di Teotitlán del Valle, sede di un vivace
mercato artigianale di tappeti e tessuti, dove veniamo eruditi sulla
preparazione dei vari colori vegetali che vengono qui utilizzati per
colorare le fibre. E' un classico di tutti i viaggi non si riesce mai
a capire dove finiscono le commissioni delle guide e dove inizia l'interesse
dei viaggiatori, ma se si riesce a non farsi contagiare dalla smania
di comprare tutto visitare questi mercati ed assistere alle dimostrazioni
di corredo è comunque utile ad approfondire altri aspetti delle
tradizioni e degli usi locali. Finalmente ci incamminiamo per Mitla
capitale locale della cultura Mixteca, la città era ancora abita
all'epoca della conquista spagnola e deve essere apparsa ai primi europei
in tutto il suo splendore. Dell'antico insediamento sono visitabili
cinque palazzi realizzati in bello stile architettonico e che conservano
ancora i loro colori originali. I muri perimetrali esterni sono decorati
con motivi geometrici a rilievo realizzati con piccole pietre intagliate
di diversa forma disposte a mosaico. Le stesse decorazioni si ritrovano
anche nelle stanze interne, in una accessibile da una piccola porta
e priva di luce esterna sono state posate con un'abilità tale
da formare linee senza soluzione di continuità lungo tutto il
suo perimetro. Il significato di un così complesso lavoro artistico
è probabilmente legato a motivi religiosi e forse veniva utilizzato
dai sacerdoti, raccolti in meditazione, come guida nella recitazione
di una qualche orazione. Nel piazzale del più grande dei palazzi
sono state rinvenute due tombe. Negli ambienti sotterranei di una di
queste, bassi e molto umidi, è stata scolpita nella roccia una
particolare colonna chiamata "colonna della Vita". Sulla strada
del ritorno in direzione dell'aeroporto un blocco stradale, causato
da una manifestazione sindacale indetta contro la cronica mancanza di
lavoro ( la "globalizzazione" dei problemi ), ci blocca il
passaggio. Fortunatamente e dopo aver trascorso una buona mezzora d'angoscia,
grazie anche alla perizia dell'autista che è riuscito a districarsi
con il pullman all'interno del centro storico come un elefante in negozio
di cristalli, riusciamo ad arrivare appena in tempo per prendere il
volo che ci porterà a Tuxla Gutierrez. Certo che a volte la realtà
della vita supera tutte le fantasie e quella che è la fortuna
di un attimo può diventare la disgrazia del momento dopo. L'aereo
inizia a rullare sulla pista, noi siamo tutti seduti ai nostri posti
con le cinture rigorosamente allacciate e i tavolinetti tirati su (
quante volte ho sentito ripetere queste raccomandazioni ), la velocità
aumenta ed in un attimo ci stacchiamo dal suolo. Con il muso puntato
dritto verso l'alto l'aereo inizia a salire, ma trascorrono pochi secondi
e inizia a cambiare assetto virando a sinistra, sotto di noi il paesaggio
è ancora così vicino da che sembra di poterlo toccare,
strano penso forse vorrà mettersi subito in rotta prima di continuare
a salire. La virata prosegue ininterrotta, stiamo per compiere 180 gradi
e una sottile forma di preoccupazione inizia a serpeggiare, dall'equipaggio
nessuna notizia mentre i secondi trascorrono che sembrano ore quando
all'improvviso dall'altoparlante un messaggio in spagnolo ripetuto poi
in inglese annuncia "avvertiamo i signori passeggeri che si è
accesa un luce di emergenza, ma non ci sono problemi possiamo proseguire".
Ma proseguire per dove? E intanto l'aereo continua a virare, tra poco
compiremo 360 gradi, avete idea di quanto tempo impieghi un aereo di
medie dimensioni per fare una manovra del genere?, certo un rosario
intero non ci sta, ma qualche veloce preghiera qualcuno deve averla
pur mormorata. Finalmente, spezzando l'ansia che montava, il pilota
ci avverte che stiamo rientrando in aeroporto perché un portellone,
che chiude il vano dove normalmente rientra il carrello delle ruote,
si è bloccato e per sicurezza atterriamo. Fortuna, fortuna dove
ti eri attardata?, forse bloccata in qualche ingorgo non volevi perdere
l'aereo tanto da farci tornare indietro e pensare che nel nostro gruppo
c'era anche una simpatica signora di Roma che a New York aveva visitato
le Torri Gemelle due giorni prima dell' attentato. Stavolta, dopo una
riparazione record di 15 minuti, ripartiamo regolarmente ed arriviamo
a Tuxla Gutierrez senza altri problemi. Ormai la giornata volge al termine
e tra ritardi e contrattempi rimangono ancora poche ore di luce. Ci
rimane da visitare, per completare il programma giornaliero, il Cañón
del Sumidero dove ci dirigiamo dopo la sosta per il pranzo. Attrazione
naturale della zona segue per 32 km il corso del Río Grijalva
stretto tra pareti scoscese alte più di 1000 m. Peccato purtroppo
che la luce del sole stia scemando e non si riesca ad apprezzarne appieno
la bellezza. Terminato il giro in barca sul fiume risaliamo sul pullman
per raggiungere San Cristóbal de las Casas dove alloggeremo per
la notte. L'albergo Casa Mexicana, sistemato in un'antica casa coloniale
ristrutturata, è veramente grazioso e meriterebbe da solo una
visita.
26 Febbraio 2002 San Cristóbal de las
Casas - San Juan Chamula - Zinacantán - Agua Azul - Palenque
Il programma odierno non prevede la visita della città di San
Cristóbal de las Casas e così decido di ritagliarmi un
po' di tempo per visitarla da solo. Anticipo la sveglia e quando tutti
gli altri ancora dormono io sono già fuori. Le prime luci dell'alba
rendono più sfumati i tenui i colori pastello dei palazzi, mentre
la pietra nera che lastrica i vicoli del centro, umida per la notte
appena trascorsa, brilla per contrasto ancora di più. Su un angolo
della cattedrale barocca del 1528 ( ricostruita poi nel 1696 ), posta
a chiudere un lato dello zocalo, un gruppo di contadini indio con i
loro caratteristici poncho ha passato la notte all'addiaccio, in un
improvvisato picchetto di protesta per rivendicare, come ci spiegherà
poi la guida, migliori condizioni di vita. Siamo in pieno territorio
del Chiapas, stato federale a maggioranza india, dove sono presenti
da anni forti tensioni sociali con il governo centrale. Mentre passo
fanno colazione bevendo del latte messo a scaldare dalle loro donne
su fornelli d'emergenza, evito di disturbali e mi dirigo a Nord verso
il Mercado Municipal. E' uno dei mercati indio tra i più interessanti
del Messico ed al mattino presto è animato da un frenetico andirivieni
di contadini che arrivano dai paesi vicini, a bordo di minivan giapponesi,
per vendere e scambiare i loro prodotti. Sono l'unico straniero che
si aggira tra i banchetti in preparazione e ho quasi la sensazione di
arrecare disturbo. Ma nessuno sembra curarsi della mia presenza, d'altra
parte non mi sento di essere li a spiarli nella loro intimità
e così mi viene naturale non scattare foto cercando invece di
familiarizzare con loro, aiuto anche due simpatiche vecchiette a sistemare
il loro pesante bancone. Lasciato il mercato visito poco distante la
chiesa di San Domenico dove si sta celebrando la messa in spagnolo.
Sulla facciata laterale della chiesa slogan inneggianti alla rivoluzione
zapatista, che non si vede ma è sempre presente nei pensieri
di questo popolo. Soddisfatto del mio piccolo giro mi riunisco al gruppo
appena uscito dal ristorante per la prima colazione e tutti insieme
partiamo per visitare due caratteristici paesini indio San Juan Chamula
e Zinacantán. San Juan Chamula è senza dubbio quello più
sorprendente, in particolare per l'atmosfera mistico religiosa che vi
si respira. Qui gli indio hanno elaborato delle particolari pratiche
di culto, unendo in uno straordinario sincretismo riti cattolici con
credenze e pratiche mistiche di più antica origine. La presenza
dei preti ufficiali è occasionale ed a malapena tollerata, mentre
la chiesa locale è autonomamente gestita, in una sorta di collettivo,
dalla popolazione indigena. Soprattutto qui è severamente proibito
fotografare direttamente le persone ( tra le quali resiste l'antica
credenza di poter perdere in questo modo l'anima, intrappolata dentro
la foto ), oltre ai riti e alle feste religiose che si svolgono dentro
e fuori dalla chiesetta, pena il sequestro della macchina o peggio.
Allo scopo vigila una particolare milizia locale, armata di un corto
bastone di legno e riconoscibile per un pellicciotto di pelo bianco
senza maniche indossato sul vestito, che ha anche il compito di verificare
che sia stata pagata un'apposita tassa, presso il locale ufficio del
turismo, per poter fotografare il paese. L'ambiente dentro la chiesa
è quanto di più incredibile si possa immaginare. Sul pavimento,
completamente ricoperto di aghi di pino messi li a purificare prima
di essere utilizzati sulla piazza principale durante la festività
del carnevale, interi gruppi familiari pregano inginocchiati accendono
davanti a loro piccole candele colorate. L'aria è così
satura di fumo e di odori che è quasi irrespirabile. In un estremo
bisogno di contatto con le varie divinità, che la chiesa cattolica
è riuscita nel tempo a sostituire con i nostri santi, alcuni
( uomini e donne indifferentemente ) cadono in una sorta di vigile trance
grazie anche all'effetto di generose dosi di Tequila. Non è raro
poi che in questi riti, a volte ufficiati da praticanti stregoni, vengano
utilizzati degli animali ( normalmente dei polli successivamente sacrificati
) a cui con rituali magici si cerca di trasferire il male che ha colpito
il postulante. Male (malattia) che può inoltre venir espulso
dalla bocca, sempre secondo le loro credenze, pensate un po', anche
facendo largo uso di Coca Cola, che inevitabilmente agevola lo scopo
producendo grandi quantità di gas. Altre pratiche prevedono invece
che le statue dei santi a cui si chiede l'intercessione, per l' ottenimento
di una guarigione o la risoluzione di un grave problema, vengano asperse
con abbondanti getti di liquore, mentre un particolare accorgimento
è dedicato al colore delle candele votive offerte, che sono bianche
( problemi di nervi ), verdi ( problemi con la foresta vista come entità
spirituale ), rosse ( ferite di sangue ), marroni ( problemi con la
terra o i raccolti ) e nere ( pericolo di morte ). Quando infine le
richieste vengono esaudite per ringraziamento le statue dei santi sono
rivestite con colorate e preziose stoffe. A detta della guida la chiesa
ufficiale ha provato negli anni a scalzare queste autoctone pratiche
religiose, ma a quanto sembra con scarsi risultati. Terminata la visita
ripartiamo in direzione di Zinacantán, certi che non dimenticheremo
tanto facilmente quello a cui abbiamo assistito oggi. Zinacantán
è un altro paesino indio, abitato dall'etnia Tzoziles, normalmente
inserito nei tour, ma che a mio avviso non possiede il fascino arcaico
del precedente. Il suo aspetto pulito ed ordinato dà l'impressione
che stia assumendo connotazioni sempre più moderne. Dopo aver
fatto tappa nell'ennesimo bazar ricco di tessuti e tappeti artigiani,
di fronte al quale stazionava un numeroso gruppo di donne e bambini
nei loro costumi tipici in attesa di entrare in quello che sembrava
un consultorio sanitario, ci siamo recati a visitare le due chiesette
locali, stranamente pulite e vuote, adornate con belle sculture locali
in legno. Durante il nostro breve soggiorno nel paese siamo stati comunque
protagonisti di un simpatico episodio, mentre attendevo con altri che
il gruppo finisse le sue spese nel bazar, osservavo il gruppo di donne
in attesa davanti al consultorio quando dal fondo della via compare
un venditore di granite. Il ragazzo spingeva un triciclo sul cui piano
era appoggiato un grande blocco di ghiaccio contornato da numerosi barattoli
di vetro pieni di vari sciroppi. Il costo della granita era di un peso
messicano, cifra irrisoria, ma evidentemente non per quelle mamme, dato
che poche erano quelle che si avvicinavano a comprarne una per i loro
bambini. Detto fatto mi viene un'idea, metto mano al porta monete ed
inizio a chiamare a gran voce tutti i bambini per offrire loro una granita,
subito imitato da tutto il resto del tutto il gruppo. Quando siamo ripartiti
il ragazzo era ancora lì che grattava, probabilmente in un giorno
gli abbiamo fatto guadagnare l'incasso di oltre un mese, ma certamente
la cosa più bella è stata vedere la felicità negli
occhi di quei bambini con in mano il loro sacchetto di ghiaccio colorato.
Ultimata la parte culturale della giornata ci avviamo verso le cascate
di Agua Azul per ammirare uno degli spettacoli naturali più belli
della zona e di tutto il Messico. Arrivati verso l'ora di pranzo mi
separo nuovamente dal gruppo, che lascio alle prese con le piccanti
pietanze messicane ed inizio ad esplorare le cascate da solo cercando
di sfruttare al meglio la luce che c'è in quel momento. Le cascate
di Agua Azul sono uno dei siti più visitati durante tutto l'anno,
ma per poterne apprezzare al meglio i colori e la trasparenza dell'acqua,
in cui si può fare il bagno, è consigliabile recarvisi
nel periodo asciutto perché durante il periodo delle piogge sono
cariche di detriti ed il loro colore assume toni scuri e marroni. Le
cascate si sviluppano lungo il corso del fiume e pur non essendo imponenti
riescono a creare delle bellissime suggestioni realizzando salti ed
anse in perfetta armonia con la lussureggiante foresta in cui sono inserite.
E' possibile ammirarle risalendo a piedi lungo un sentiero che le costeggia
per un lungo tratto, ma è opportuno non spingersi da soli troppo
dentro la foresta perché, come recita un cartello affisso dalle
autorità, sono state segnalate aggressioni ai turisti.
Terminata la visita delle cascate riprendiamo il nostro viaggio alla
volta di Palenque, il tempo sembra volgere al brutto, ma l'aria che
ci avvolge è calda e umida e prima di cena con altri due temerari
compagni di viaggio ci rilassiamo con un bagno in piscina, mentre le
ombre della sera ormai incombono sulla nostra giornata.
27 Febbraio 2002 Palenque - Betel - Rio Usumancita
- Flores
Durante la notte si scatena un violento temporale e la mattina tiriamo
fuori i nostri K-way sotto la minaccia di una pioggia che fortunatamente
non arriverà mai. La giornata inizia con la visita al meraviglioso
sito archeologico di Palenque . Il cielo plumbeo e una leggera nebbia
sospesa nell'aria contribuiscono a rendere ancora più misteriosa
l'atmosfera della giungla che ci circonda.
Il sito è stato riportato alla luce negli anni '50 dopo che per
secoli se ne erano perse le tracce. La città Maya, abitata gia
in tarda età, visse il suo apogeo tra il 600 e l'800 a cui segui
un lungo periodo di decadenza fino al completo abbandono probabilmente
a causa di guerre con più potenti città vicine. L'area
visitabile è solo una minima parte dell'estensione totale, in
cui sono tutt'ora in corso scavi archeologici, ma senza dubbia è
la più bella e significativa. Un breve vialetto ci introduce
dall'ingresso nel cuore della meraviglia. Subito incontriamo tre costruzioni
piramidali sormontate da templi, sono il Tempio dei Teschi (nome che
deriva da alcuni teschi scolpiti alla base delle sue colonne), il Tempio
delle Iscrizioni che in una cripta interna ospita la Tomba del re Pakal
(governatore dal 615 al 683), uno dei più importanti ritrovamenti
Maya. Sul pesante coperchio del sarcofago reale è scolpito un
disegno che ancora oggi, avvolto nel mistero, lascia aperto il campo
alle più diverse interpretazioni. Tra i due templi troviamo la
Tomba della moglie di Pakal. Le tre piramidi sono prospicienti la grande
piazza su cui si affaccia un'altra delle più grandi costruzioni
del sito chiamata il Palazzo, che elevandosi per 10 metri su una base
lunga 100 e larga 80 racchiude numerose stanze riccamente decorate sistemate
intorno al cortile interno. Sul palazzo domina una torre probabilmente
usata come Osservatorio Astronomico. Uscendo dalla piazza e seguendo
il percorso di visita si arriva in un'altra area dove sono state riportate
alla luce altre costruzioni tra cui il Tempio della Croce ed il Tempio
del Sole, all'interno si possono ammirare alcune stele scolpite che
raffigurano famosi re nell'atto di fare offerte agli dei. Dietro il
Palazzo, leggermente distaccato, si trova il campo del Gioco della Palla.
Con la visita di Palenque termina la parte messicana del nostro viaggio,
salvo una piccola parentesi l'ultimo giorno in attesa del volo di rientro
per l' Italia, ed inizia la nostra avventura in Guatemala. Sarà
per il modo scelto dall'organizzazione per attraversare il confine o
forse per la poca esperienza dell'accompagnatore locale ( il Guatemala
ha riaperto al turismo da poco tempo, dopo decenni di sanguinosa guerra
civile ), ma almeno all'inizio sembra proprio di essere capitati in
un'avventura in piena regola. Lasciata Palenque ci accingiamo ad un
lungo trasferimento attraverso la stupenda e selvaggia Selva dei Lacandona.
L'etnia dei Lacandona rappresenta un fenomeno a parte nella variegata
discendenza Maya, di cui rappresentano la più naturale e diretta
discendenza. Infatti questo popolo, per sfuggire alla dominazione spagnola,
si rifugiò per secoli nella parte più inesplorata della
foresta, evitando così qualsiasi contatto con l'esterno. I scarsi
mezzi di sussistenza, le malattie ereditarie e la mancanza di un ricambio
genetico ne hanno ormai ridotto il numero a poche centinaia di persone
a cui recentemente il governo messicano ha dedicato uno speciale programma
di aiuti. Almeno questa è la versione ufficiale della nostra
guida messicana, perché l'altra faccia della verità narra
di decenni di lotta di questo popolo contro le varie forme di speculazione,
interessate a vario titolo a sfruttare intensivamente le risorse naturali
della loro foresta. All'ingresso del sito di Palenque si trova un piccolo
stand di loro prodotti artigianali gestito direttamente in proprio,
dove è possibile, oltre a ripercorrerne la storia apprendendo
le tradizioni, gli usi e i costumi, acquistare vari oggetti come archi
e frecce, tuniche di cotone, statuette in terracotta, monili di varia
fattura ed altro. Finalmente alla fine del trasferimento arriviamo nell'
ameno paesino di Corozal, un pugno di case sulle rive del Rio Usumacita
che lungo il suo corso segna il confine tra Messico e Guatemala. Superato
un primo momento di stupore ci imbarchiamo sulle piccole barche di legno
( in foto ) e attenti a bilanciare il nostro peso con quello delle valigie
partiamo verso il Guatemala.
Dopo circa trenta minuti di navigazione approdiamo su un piccolo scoglio,
in piena giunga, sulla riva Guatemalteca del fiume. Siamo arrivati in
un agriturismo forestale nei pressi del paese di Betel, posto di confine
dove al termine del pranzo ci aspetta il pullman per riprendere il viaggio.
Beh pullman è una parola un po' grossa per definire il mezzo
che in circa 3 ore di strada, per la maggior parte sterrata, ci condurrà
a Flores, la nostra prima tappa in Guatemala. Flores è una piccola
cittadina posta su un'isola al centro del lago Petén Itzá
collegata alla terraferma mediante una strada costruita su di un terrapieno.
Arriviamo mentre la luce del sole ci sta ormai abbandonando e non riusciamo
più di tanto ad ammirare il bel panorama del lago che si gode
dal nostro albergo, e dati i tempi ristretti del programma, il mattino
successivo, non riusciamo a vederne molto di più.
27 Febbraio 2002 Flores - Tikal - Città
del Guatemala
Siamo nella Selva del Petén, che insieme all'attigua regione
messicana forma un tutt'uno sia dal punto di vista naturale che storico,
essendo questa una delle principali zone di crescita e sviluppo della
civiltà Maya. Numerosi sono gli antichi insediamenti riportati
a nuova luce dopo secoli di oblio, sepolti sotto la folta vegetazione
della foresta che qui assume toni veramente spettacolari. Purtroppo
in questo caso ( diversamente da altri, come ad esempio in Egitto )
la natura non ha favorito la conservazione dei manufatti umani accelerando
anzi, con la sviluppo incontrollato della vegetazione, il lavoro del
tempo. Un'idea eloquente si può dedurre da alcuni interessanti
pannelli didattici posti nel piccolo museo all'ingresso del sito archeologico
di Tikal , il più maestoso ed importante della zona, dove vengono
illustrate le condizioni delle piramidi e dei templi Maya al momento
del loro ritrovamento. Alcune costruzioni sono state cosi oggetto di
indispensabili lavori di restauro, che seguendo le moderne concezioni
in materia, sia nell'uso dei mezzi che dei materiali, hanno contribuito
a riportarle a nuovo splendore. Tikal si raggiunge da Flores in 2 ore
di pullman e si estende su un territorio di circa 16 Kmq con migliaia
di edifici catalogati e per la maggior parte ancora da portare alla
luce. Dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco rappresenta
uno dei punti più alti raggiunto dalla civiltà Maya. All'ingresso
del sito archeologico si trovano un piccolo museo ed all'aperto una
ricostruzione su plastico della principale area cerimoniale ricca di
templi e piramidi. Data la vastità dell'insediamento per visitare
le varie aree si seguono dei sentieri appositamente predisposti, che
all'interno della foresta conducono a quelle più interessanti.
Subito si arriva nella spettacolare Plaza Mayor dove si trova il Tempio
numero I detto del Grande Giaguaro eretto in onore del re Ah-Cacau (tradotto
suona come Signore Cioccolato, l'assonanza del nome che richiama la
pianta del cacao non è casuale considerando che per i Maya la
bevanda ricavata dai frutti era ritenuta sacra e di valore altamente
pregiato), che nel VII secolo liberò la città dall'influenza
di un'altra città Maya. Di fronte è situato il Tempio
numero II edificato in onore di sua moglie Douze Ara. Piccole tettoie
di paglia proteggono stele e grandi mascheroni di pietra scolpita, elementi
decorativi delle antiche costruzioni. Intorno alla Plaza Mayor sono
situate diverse acropoli e centri cerimoniali, facilmente raggiungibili
seguendo le indicazioni, con numerosi e diversi templi tra cui spiccano
la piramide del Mundo Perdito alta 32 m. ed il Tempio numero IV parzialmente
ricostruito. Salendo lungo una ripida scala di legno si arriva velocemente
sulla cima del tempio da cui si gode una vista mozzafiato sulla foresta
circostante con i profili dei templi più alti che spuntano sopra
le cime degli alberi, sfortunatamente il tempo umido e nuvoloso non
ci permise di ammirare il contrasto sbalorditivo che deve avere qui
l'azzurro del cielo che si specchia in un mare di verde. Ma oltre alla
bellezze archeologiche non è raro, camminando sui sentieri della
foresta ( che è bene non abbandonare ) o arrampicandosi su un
tempio, imbattersi in variopinti animali, come uccelli dal becco giallo
che costruiscono nidi appesi ai rami degli alberi su cui saltano e gridano
le piccole scimmie urlatrici che emettendo un suono simile al ruggito
del giaguaro, animale che a detta della guida non è difficile
avvistare nel folto della vegetazione o disteso tranquillamente sulle
antiche costruzioni. Io , più modestamente, mi sono accontentato
di vedermi attraversare la strada da questo simpatico animale, che per
le mie scarse conoscenze naturistiche non riesco a ben identificare
(sembra un orsetto lavatore). L'animale, evidente abituato alla presenza
umana, non mi ha giustamente degnato di uno sguardo e si è messo
tranquillamente a mangiare. La città di Tikal, dopo un lungo
periodo di egemonia, entra in una fase di decadenza a partire dal X
secolo e viene successivamente abbandonata, non se ne conoscono le cause
specifiche, ma come in altri casi si può ipotizzare una decisione
volontaria dovuta a crisi alimentari per scarse risolse naturali oppure
a particolari interpretazioni divinatorie dei sacerdoti Maya. Quello
che è certo è che se persero le tracce fino al 1848 quando
casualmente i signori Modesto Mendez e Ambrosio Tut ne individuarono
le tracce. Terminata la visita del sito ritorniamo a Flores per imbarcarci
su un turboelica ATR72 che dopo un ora di volo ed una leggera turbolenza
ci sbarca all' aeroporto di Città del Guatemala, un'altra grande
metropoli centroamericana.
1 Marzo 2002 Città del Guatemala - Antigua
Il tempo di un piccolo giro orientativo senza scendere dal pullman e
lasciamo in fretta Città del Guatemala per dirigerci ad Antigua.
E d'altra parte Città del Guatemala , sorta nel 1776 dopo che
nel 1773 un tremendo terremoto distrusse gran parte della prima capitale
Antigua costringendo i suoi abitanti ad emigrare in un luogo più
sicuro, non offre spunti di particolare interesse. Rimarcando anzi con
maggior evidenza, la disparità di condizioni di vita tra i quartieri
ricchi, chiusi come fortini e presidiati da uomini in armi ed i quartieri
popolari, brulicanti di vita di strada. Pochi chilometri ed arriviamo
ad Antigua , il cuore dell'antica colonia spagnola che comprendeva praticamente
tutto il centro america. Antigua è l'anima autentica di quell'epoca
e ancora oggi, attraverso i secoli e le ferite inferte dalla natura,
si fa specchio dello splendore raggiunto e delle miserie sofferte dalle
migliaia di schiavi che con il loro lavoro l'hanno costruito. Antigua
è l'essenza della bellezza, spoglia di un clamore che è
passato, nobile e austera nelle sue rovine, memori d'una potenza che
non aveva uguali. E se amate quelle dolci e malinconiche atmosfere,
tenui fragranze in una assonanza di colori che da ogni parte vi invade
gli occhi, dai giardini fioriti, dalle facciate ocra delle chiese, dai
cortili delle case, dai costumi del suo antico popolo, dal blu cobalto
del cielo, al bianco sbuffare del vulcano, passando per il verde d'una
natura mai doma, allora qui riuscirete a catturare le vibrazioni di
un'anima che pulsa al di la di ogni tempo per custodirle e portarle
con voi per sempre. Fondata nel 1542 con l'antico nome di Santiago de
los Caballeros , dichiarata nel 1979 Patrimonio Culturale dell'Umanità
dall'Unesco, Antigua è oggi una città cosmopolita che
ospita gente di tutte le nazionalità, da artisti ed intellettuali
che vi trovano ispirazione a semplici innamorati che l'hanno scelta
come punto d'arrivo del loro peregrinare ( come quell' italiano gestore
di un locale dove si possono gustare i sapori della nostra terra ).
Intorno alla piazza centrale, lo zocalo, troviamo la Catedral de Santiago,
danneggiata dai terremoti, il Palacio de los Capitanes Generales ( sede
fino al 1773 del governo di tutta l' America centrale ), un museo dedicato
all'arte coloniale ed uno dedicato ai manoscritti antichi. Ma per respirare
l'aria di Antigua basta anche solo passeggiare nelle sue antiche stradine,
infilarsi in un portone aperto, sbirciare nel giardino di un'antica
dimora coloniale senza dimenticare di visitare i monumenti religiosi
che qui sono più numerosi e belli che altrove. Tutti i più
importanti ordini religiosi avevano qui un loro convento, in uno slancio
di evangelizzazione che forse tra i tanti era l'unico, almeno in parte,
rispettoso della cultura e degli usi dei nativi.
Così troviamo la Iglesia y Convento de Nuestra Señora
de La Merced con la sua facciata barocca, la Iglesia de San Francisco
con l'attiguo convento danneggiato dai terremoti, il Convento di san
Domenico, ristrutturato e trasformato in albergo, dove il sapiente uso
del legno e della pietra, tra spazi aperti pieni di colore, crea delle
emozionanti suggestioni, all'interno si trovano anche un piccolo museo
privato e l'antica fabbrica delle candele ancora in uso, mentre l'antico
altare maggiore viene utilizzato oggi per celebrare matrimoni sfarzosi
( per chi se lo può permettere). E se ritenete che sia arrivato
il momento di pensare ai regali da portare a casa ricordate che questa
è una delle poche zone al mondo dove si estrae la giada. Numerose
sono in città le manifatture artigianali dove si creano gioielli
ed oggetti con il prezioso minerale e dove è possibile assistere
alle varie fasi della lavorazione. Terminata la giornata trascorriamo
la notte ad Antigua ed alcuni di noi più fortunati, tra cui io,
prendiamo alloggio alla Posada Don Rodrigo, una bella dimora coloniale
trasformata in albergo dove sembra veramente di essere trasportati indietro
di qualche secolo.
2 Marzo 2002 Antigua - Lago Atitlan - Panajachel
- Santiago de Atitlan
Lasciata a malincuore Antigua , che meriterebbe da sola una visita di
più giorni, proseguiamo sulla panamericana, il grande serpente
di asfalto che unisce gli Stati Uniti a Panama attraversando tutto il
centro america, verso la nostra prossima meta il Lago Atitlan. Dopo
circa 2 ore di viaggio arriviamo in prossimità del lago, una
delle mete turistiche più gettonate anche per i guatemaltechi.
Una breve sosta per ammirare il lago dall'alto con il profilo dei vulcani
che si staglia all'orizzonte ed iniziamo la discesa. Siamo su un altopiano
a circa 1500 metri di altitudine, il cielo è di un azzurro terso,
ma il panorama sottostante è offuscato da una densa foschia candida
che ammanta tutto di un'atmosfera surreale. Arrivati a Panajachel, vivace
paesino conosciuto fin dagli anni '60 come meta dei figli dei fiori,
ci imbarchiamo su uno dei tanti battelli che portano i turisti a fare
il giro del lago. In realtà più che di un giro si tratta
di un'attraversata che in circa un'ora permette di raggiungere la sponda
Sud del lago dove si trovano alcuni paesini caratteristici tra cui Santiago
de Atitlan. Anche in Guatemala, come in Messico, i riti cattolici si
intrecciano con usanze e credenze più antiche esprimendo in alcune
manifestazioni, seppur in maniera velata, un dissidio latente verso
l'autorità religiosa. E in questo paesino ne hanno elaborato
una molto sottile, riservando una particolare venerazione verso una
statua che raffigura San Giuda, che detto per inciso non è proprio
la figura più carismatica della religione cristiana, sotto le
cui spoglie in realtà si manifesta l'entità di una temuta
divinità locale chiamata Maximón. La statua è conservata
nella casa del capo della confraternita a lui dedicata e nella settimana
Santa viene portata in processione, con gran dispiacere del prete locale
che nulla ha potuto negli anni per sradicare questa credenza. Altre
interessanti manifestazioni di devozione si trovano nella chiesa del
paese, posta sulla piazza principale, dove sono conservate alcune statue
lignee prodotte da artisti locali, tra queste si trovano una figura
di Gesù, mentre entra trionfante a Gerusalemme a dorso di un
asino, raffigurata come un CowBoy americano con tanto di stivali, accanto
ad una statua che raffigura il dio Maya del mais. Per alcuni anni ha
operato nel paese il missionario americano Stanley Francis Rother, molto
amato dalla gente del posto, prima che venisse ucciso nel 1981 dagli
squadroni della morte, probabilmente per il suo impegno a favore dell'emancipazione
delle popolazioni indie. Molto caratteristici sono i costumi indossati
dalle varie etnie che convivono in questa zona e sulla stradina che
dal lago sale verso il centro del paese se ne può trovare un
ampio campionario. Rientrati a Panajachel vi trascorriamo la notte in
un bell' albergo con un piccolo e interessante museo privato che con
dovizia di particolari illustrata la storia civile e geologica del lago
Atitlan.
3 Marzo 2002 Panajachel - Chichicastenango -
Città del Guatemala
Il mattino riprendiamo il viaggio verso Chichicastenango, a 2071 mt.
di altitudine, per visitare il famosissimo mercato che si tiene tutte
le domeniche. Chichicastenango è la perfetta antitesi di Antigua
e ad una sobria ed elegante atmosfera coloniale contrappone un' esplosiva
vitalità indigena, conservando come comune denominatore una multiforme
tavolozza di colori che rifulge su cose e persone. E' difficile dire
se il mercato che vi si tiene ha assunto la fama e le dimensioni attuali
con l'arrivo dei turisti o fosse così da sempre per le popolazioni
locali, ma quello che è certo è che ormai la "nostra"
presenza ha assunto connotazioni irrinunciabili finendo per divenire
un'altro punto di vista del colore locale. Frotte di persone di tutte
le nazionalità si aggirano tra i polièdrici banchetti,
dove si può trovare praticamente tutta la produzione artigianale
mesoamericana a prezzi, come ho potuto constatare, veramente concorrenziali.
In particolare sono molto rinomati i tappeti e le stoffe colorate, ma
si possono trovare anche caratteristiche maschere di legno, oggetti
in ceramica, amache ed infinite altre cose. Ma prima di gettarvi nella
bolgia , se riuscirete a trattenere la frenesia di spendere che vi assalirà,
fendete la folla (tenendo ben stretti zaini e portafogli) e fate una
visita alla chiesa di San Tomás. All'ingresso della chiesa, eretta
nel 1540, gruppi di donne pregano agitando artigianali incensieri, mentre
piccoli sbuffi di incenso bruciato salgono verso l'alto. La stessa spiritualità
si ritrova all'interno dove interi gruppi familiari compiono le loro
devozioni fondendo le rituali esortazioni cattoliche con pratiche ancestrali
giunte fino a noi da tempo immemorabile, in tutto e per tutto simili
a quelle viste in Messico nel paesino di San Juan Chamula. Di fronte
alla chiesa un viale conduce alla chiesetta del Calvario, assolto l'impegno
culturale potete ora tranquillamente gettarvi nella mischia per immergervi
in quella che è la vera anima di Chichicastenango, il suo coloratissimo
mercato. Non esiste un itinerario particolare da seguire, lasciatevi
trasportare dalla corrente umana, a cui d'altra parte sarà ben
difficile resistere. E se vi avanza un po' di tempo andate a dare un'
occhiata al cimitero del paese, le piccole e multicolori tombe sono
anche loro testimoni di come questo popolo interpreti l' eterno gioco
che contrappone la vita e la morte. Lasciata Chichicastenango torniamo
per la notte a Città del Guatemala.
4 Marzo 2002 Città del Guatemala - Quiriga
- Bahia de Amatique
Dopo una notte agitatissima, trascorsa in compagnia di un'indescrivibile
acidità di stomaco come solo le piccanti salse di queste parti
riescono a produrre (e pensare che ero stato attento per tutto il viaggio,
ma la sera prima c'era stata la cena in un ristorante "tipico"
e mi ero lasciato tentare da una salsina piccante a base di pomodori
verdi), la mattina di buon'ora partiamo per la Bahia di Amatique sul
mar dei Caraibi. Durante il lungo trasferimento ci fermiamo a visitare
l'area archeologica di Quiriga. Riportato alla luce nel 1840 questo
piccolo sito Maya, inserito in un contesto particolare tra la verde
foresta e piantagioni di banane impiantate dalla United Fruit Company,
presenta aspetti che lo rendono unico nel panorama del centro america.
In particolare per la presenza di numerose stele di pietra arenaria
finemente scolpite, alcune di notevoli dimensioni , erette dal re Cielo
Cauac per celebrare la vittoria sul re Coniglio 18 della vicina città
di Copan in Honduras che metteva cosi fine ad un lungo periodo di sottomissione.
Le stele protette da un tetto di paglia sono disseminate in tutta l'area.
Dopo il pranzo riprendiamo la Carretera el Atlantico che termina a Porto
Barrios sul Mar dei Caraibi, antico porto caduto ora in disgrazia dopo
la costruzione di uno più moderno a San Tomas de Castilla, utilizzato
dalle multinazionali per imbarcare la frutta verso gli Stati Uniti.
Il cielo plumbeo ha deciso di darci il benvenuto ed una fitta pioggerellina
inizia a cadere mentre entriamo nell' hotel Amatique Bay, un moderno
ed elegante resort costruito sul mare intorno ad una piccola baia privata
dove prima sorgeva una più antica fazenda coloniale di cui rimangono
alcune costruzioni in via di restauro. Sarà che siamo stanchi
e che il pensiero che il viaggio stia ormai per concludersi ci rende
tutti malinconici, sarà che anche il cielo non ne ha più
voglia, continuando a spruzzare l'aria umida di piccole gocce sparse,
ma dell'atmosfera "Caraibica" non riusciamo percepirne traccia.
La prospettiva di passare il giorno seguente probabilmente ancora sotto
l'acqua con la classica "giornata a disposizione", che in
altri termini vuol dire buona fortuna e sperate nel bel tempo, ci getta
un po' nello sconforto, soprattutto quando anche la nostra guida ci
saluta per tornare a Città del Guatemala, annunciandoci che verrà
a riprenderci tra due giorni. Ma d'altra parte una piccola caduta possiamo
concederla ad un'organizzazione che fino a quel momento si era rivelata
generalmente buona.
5 Marzo 2002 Bahia de Amatique - Livingstone
Come meglio non potevamo prevedere, novelli metereologi, la giornata
si preannuncia uggiosa in tutti i sensi, proprio come doveva averla
immaginarla Battisti quando compose la famosa canzone. Ma lo scoramento
dura un attimo e l'ardito sangue italiano, che ci ha portato Santi,
Poeti e Navigatori in giro per il mondo, si risveglia e cosi ci organizziamo
un'escursione in barca, dividendo la spesa supplementare, per andare
a visitare dall'altra parte della baia il caratteristico paesino di
Lívingston. In verità la mia idea originale, fin dall'Italia,
era quella di sfruttare questa giornata per recarmi a visitare il sito
Maya di Copan in Honduras (uno dei più significativi) non molto
lontano da questi luoghi, ma la mancanza di un servizio pubblico specifico,
il costo del noleggio auto e la ristrettezza del tempo a disposizione
mi hanno fatto desistere dal mio proposito, di cui però vi consiglio
di tener conto, tralasciando il Caribe Guatemalteco, nel caso vi rechiate
da queste parti. Lívingston è comunque un paesino molto
caratteristico, fondato nel periodo coloniale dagli schiavi africani
che si affrancavano o che riuscivano a scappare dalle piantagioni. I
suoi abitanti ne sono i diretti discendenti da cui hanno ereditato,
oltre ai tratti somatici, il modo di vivere. Una breve strada in salita
conduce dal porto nel centro del paesino che ruota intorno ad un'arteria
principale ricca di vita e musica africana, seguendo la strada si ridiscende
al mare dal lato opposto, non c'è molto di particolare da vedere
a parte l'atmosfera caratteristica che vi si respira se paragonata a
quella coloniale di Antigua o a quella india di Chichicastenango. Ritornati
ad Amatique Bay trascorriamo il pomeriggio, sempre sotto la minaccia
dell'intensificarsi della pioggia, bighellonando in giro per il resort.
6 Marzo 2002 Bahia de Amatique - Città
del Guatemala
Di questa giornata non c'è nulla di particolare da ricordare
se non il lungo trasferimento che nel pomeriggio ci riporta nella capitale
a Città del Guatemala dove il giorno successivo ci attende il
volo per Mexico City.
7 Marzo 2002 Città del Guatemala - Città
del Messico - Tula - Tepotzotlan - Francoforte
Oggi ci attende una giornata senza respiro e per ben cominciare sveglia
alle 4.00 antidiluviane, trasferimento all'aeroporto e volo di ritorno
per Città del Messico. Lasciamo il Guatemala un paese pieno di
vita e di contraddizioni che solo da poco, grazie anche al turismo,
sta cercando faticosamente di uscire dal lungo tunnel in cui l'aveva
spinto una sanguinosa guerra civile. Ci rimangono negli occhi colori
e sensazioni uniche che non dimenticheremo tanto facilmente. All'arrivo
di buon mattino a Città del Messico ritroviamo con piacere la
nostra simpatica guida messicana, balia della nostra prima parte del
viaggio. Il tempo di caricare le valigie sul pullman e via per una nuova
escursione, con un plauso all'organizzazione che è così
riuscita a riempire un buco di parecchie ore in attesa della coincidenza
Lufthansa per Francoforte. Usciamo dal El Monstruo, riattraversando
per la seconda volta la sua immensa periferia, e ci dirigiamo a Nord
imboccando l'autostrada D57. Dopo pochi chilometri arriviamo a Tula
per visitare il sito archeologico dell' antica capitale della cultura
Tolteca. L'insediamento ha caratteristiche uniche nel suo genere grazie
anche al ritrovamento di statue di pietra giganti, raffiguranti dei
guerrieri, sulla sommità della piramide principale, la cui funzione
era probabilmente quella di sorreggere una copertura andata persa. All'ingresso
del sito archeologico si trova un piccolo ma interessante museo, all'interno
sono esposti manufatti e parti di statue gigantesche ritrovate nell'area
mentre sulle pareti tavole didattiche illustrano l'evolversi delle civiltà
anticamente insediate nella zona. Superato l'ingresso si possono visitare
i resti di un muro , detto Coatlepantli muro dei Serpenti, dove sono
ancora ben visibili i magnifici bassorilievi raffiguranti il dio Quetzalcoatl
che nasce dalla bocca del serpente piumato. Dietro il muro si trova
il tempio dedicato sempre a Quetzalcoatl sulla cui sommità troviamo
le quattro statue di pietra alte più di quattro metri, di cui
però (a detta della guida) una sola è originale mentre
le altre sono delle ricostruzioni (gli altri originali sono conservati
in un museo). Vicino al tempio si trovano il Palacio Quemado ed il campo
del gioco della palla uno dei più grandi del Messico. Lasciata
Tula ci spostiamo a poca distanza per visitare Tepotzotlan dove tra
il XVII e XVIII fu edificato il Convento di San Francesco Saverio, uno
dei più significati esempi del barocco messicano. Tra le cose
più preziose all'interno del convento si può visitare
la stupenda Cappella Domestica, attualmente soggetta a restauro, finemente
cesellata di madreperla ed oro, molto bella è anche la chiesa
maggiore. Nelle sale del convento è inoltre allestito un museo
con preziosi oggetti religiosi, quadri, stampe del periodo coloniale
e libri antichi. E siamo veramente giunti al capolinea del viaggio,
non ci resta che salutare il Messico ed imbarcarci sul volo di ritorno
per Francoforte.
8 Marzo 2002 Città del Messico - Francoforte
- Milano
Non ricordo praticamente nulla del volo di ritorno, devo aver dormito
quasi tutto il tempo e non credo di essermi perso nulla di importante
dopo aver assaggiato il menu dell'andata, quello che certo non dimenticherò
mai sono le emozioni che un viaggio del genere è riuscito a trasmettermi.
Dopo aver visitato l'Egitto e la sua cultura questo era il viaggio che
mi ripromettevo prima o poi di compiere. La cultura dei Maya e degli
altri antichi popoli centroamericani, le loro città misteriose
nascoste per secoli da una natura sfolgorante, i colori e l'atmosfera
delle città coloniali, la bellezza delle chiese e dei conventi
cristiani, l'allegra confusione dei mercati indigeni e i loro arcaici
riti religiosi. Forse nel racconto mi sono lasciato prendere un po'
la mano eccedendo in toni iperbolici, ma solo visitando di persona questa
parte del mondo riuscirete a farvi una piccola idea di quanta bellezza
ed armonia racchiuda, che da parte mia spero di essere riuscito a trasmettervi
almeno in parte, in attesa di potervi raccontare il mio prossimo sogno,
magari il Perù.