VIAGGIO
IN MESSICO
Viaggiatori-Autori:
Marco e Cristina
Numero di giorni: 21
Itinerario: Cancun - Chichen Itza - Merida - Uxmal
- Campeche - Palenque - S.Cristobal de las Casas - Tulum (tutto in auto)
Costo totale del viaggio: 2200 a testa (volo compreso)
Periodo: 3 settimane agosto 2003
Compagnie Aeree: American Airlines (prima e ultima
volta)
Documenti: Passaporto
Vaccinazioni: fin troppe (epatiti, tifo)
Sistemazione: Alberghi o posada di medio/basso livello,
Tulum cabanas sulla spiaggia
Siti da segnalare: nessuno (viaggio preparato in 15
gg)
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Furti di
Cioccolato nelle Cabanas
Qualche mese fa
Vittorio mi chiese cosa ne pensassi di un viaggio nell’Africa
nera; in un primo momento non ne ero granché entusiasta, però
poi l’idea di dividere un’esperienza tra gli animali in
libertà mi aveva cominciato ad stuzzicare.
Questo fino a quando ho conosciuto Cristina, con la quale in meno di
venti giorni ho organizzato un itinerario in uno dei paesi che da giovane
universitario squattrinato avevo sempre sognato.
Un viaggio tra le misteriose piramidi maya, tra le città coloniali
spagnole, la storia delle genti del Chiapas e le spiagge isolate con
sabbia bianca e mare cristallino; è questo che volevo vivere
in Messico.
Penso che si sia capito che siamo rimasti ben alla larga dai pullman
dei tour operator, che scaricano turisti annoiati davanti ai siti assolati,
piuttosto che dalla “gringolandia” che è Cancun,
o la italianissima Rimini messicana (Playa del Carmen).
E’ così dopo un massacrante viaggio aereo abbiamo abbandonato
Cancun in meno di mezzora.
Qui la prima sorpresa:
all’interno dell’aeroporto ci sono le multinazionali di
noleggio auto, con le quali si tratta il prezzo del veicolo (si, si
tratta come qualsiasi oggetto al mercato).
Dopodiché si viene accompagnati all’esterno e affidati
all’impiegato di una sottomarca, Buster Rent a Car nel nostro
caso, con la quale si stipula il contratto.
Non serve prenotare via internet (costa di più) neanche ad Agosto,
e meglio sarebbe uscire in strada e individuare qualche persona di agenzie
locali.
Sapevo da racconti
di amici che Palenque era il sito più affascinante, per cui ho
fatto in modo che ci avvicinassimo ad esso in maniera graduale, ripercorrendo
a idealmente a ritroso la storia della cultura maya.
Per questo abbiamo dormito la prima notte a Pistè, a pochi chilometri
da Chichen Itza; arrivarci è facile e veloce, visto che c’è
un’autostrada a pagamento da Cancun (70 pesos fino a Valladolid,
40 per il secondo tratto fino a Pistè).
Qui abbiamo alloggiato in una struttura spartanissima, ma abbastanza
pulita e con acqua calda, la Posada Chac Mol (180 pesos con ventilatore,
360 con a/c).
Proprio a lato c’è un buon ristorante, il Las Mestizas
che offre buone portate da 30 a 50 pesos, anche se il servizio è
lentissimo (il che non sarebbe un problema, se non avessimo deciso una
levataccia per far colazione prima della visita alle rovine).
Un gran consiglio per Chichen: alle 10.30 arrivano i pullman di rumorosi
gitanti dalle città sul mare desiderosi di rompere la monotonia
della vacanza con la visita ad un luogo famoso … cercate di anticiparli
entrando alle 8, così eviterete (in parte) anche il gran caldo
(ingresso 87 pesos, parcheggio 10).
Avevamo deciso di fare rapide soste in questa parte di viaggio, così
nel primo pomeriggio ci siamo diretti a Merida (raggiungibile comodamente
in autostrada da Pistè con 35 pesos).
Abbiamo trovato alloggio al Hotel San Juan, di categoria media, 385
pesos per stanze spaziose e pulite con a/c e ventilatore; c’è
anche un sicuro parcheggio e una piscina che però non dà
nessuna garanzia di igiene.
Prima di partire avevo letto pareri molto contrastanti su Merida, noi
l’abbiamo trovata molto caotica e trafficata, però è
anche molto viva e allegra, specialmente nelle serate di festa, quando
il centro è chiuso alle auto, e la via principale si anima di
gruppi musicali e di tantissima gente.
Ad ogni modo per noi è stato un punto di appoggio per le escursioni
giornaliere che ci eravamo prefissati.
Abbiamo provato due ristoranti in città :
Amaro (calle 59), molto frequentato dai turisti con la Lonely Planet,
in cui le portate vanno dai 50 ai 60 pesos (qui abbiamo mangiato i nostri
migliori nachos di tutto il Messico).
E’ apprezzabile perlomeno per la vista sulla strada la Bella Epoca,
di fronte alla chiesa di Jesus in calle 60, dove i piatti, più
cari, vanno dai 60 ai 130 pesos.
Una possibile gita
da Merida è rappresentata da Celestun. Sia chiaro chi si aspetta
una colonia di fenicotteri come nel delta del Okawango ne rimarrà
deluso, però l’intera giornata è molto piacevole.
Innanzitutto la strada attraversa diversi paesini con delle chiese coloratissime,
che rendono i numerosi topes un modo per osservarle con più calma.
In secondo luogo l’intera gita in barca attraverso le mangrovie,
compreso il bagno in una piscina naturale, sono stati un bel momento
riappacificante con le bellezze della natura.
Noi abbiamo preferito noleggiare le imbarcazioni nella struttura che
c’è sul ponte sulla statale appena prima dell’ingresso
del paese, visto che tralaltro costa di meno.
Abbiamo condiviso la barca e diviso le spese con una famiglia di messicani
in vacanza, pagando 107 pesos a testa per un giro che dura un’ora
e mezzo circa.
Per pranzo, invece, siamo arrivati sulla spiaggia di Celestun (il mare
non è granché), fermandoci in uno dei numerosi ristoranti
sulla spiaggia, la Palapa, dove i prezzi vanno dai 50 ai 90 pesos per
portate di pesce.
Al ritorno abbiamo deviato di poco il ritorno a Merida, per fare un
bagno in un cenote che ci aveva consigliato un ragazzo messicano, conosciuto
per strada la sera prima.
Bisogna chiedere informazioni per la strada, per raggiungere il cenote
di Chocholà, però si viene ripagati perché si arriva
in un luogo rilassante, in cui i turisti non se ne vedono (ad Agosto
è una rarità).
L’ingresso costa 15 pesos, e adiacente c’è un ristorante
economico per gustarsi una birra dopo un bagno in un’acqua limpidissima.
Uxmal è l’altra
escursione abbastanza comoda da Merida.
Noi l’abbiamo visitata in una mattinata durante lo spostamento
per Campeche.
L’ingresso di domenica per i turisti non è gratuito, ma
dimezzato (37 invece di 87 pesos), oltre al solito costo di 10 pesos
per il parcheggio.
Per chi come noi parte presto da Merida, difficilmente arriverà
comunque ad un orario in cui non faccia già caldo; inoltre a
quell’ora il sito è già sovraffollato.
Ciò non toglie che siano delle rovine affascinanti, probabilmente
rispetto a Chichen Itza mancano i grandi spazi aperti, ma qui si notano
di più le influenze del periodo classico.
Le ripetizioni del dio Chac e delle greche raffiguranti il dio Sole
sulle pareti del Palazzo del Governatore sono meravigliose, anche se
forse ci ha colpito di più l’interno dell’edificio
delle Monache, perché è più facile immaginare le
cerimonie che si svolgevano; sul lato ovest, il serpente piumato con
la coda a sonagli e con le fauci spalancate dalle quali emerge l’effige
umana di Kukulcan è bellissimo.
Siamo partiti nel
primo pomeriggio direzione Chiapas.
Abbiamo visto per la strada nei pressi delle rovine di Uxmal diverse
possibilità di alloggio o ristoranti economici, anche se a dire
il vero molto, ma molto, spartani …
Campeche sarebbe dovuta essere una tappa per spezzare il lungo viaggio
verso Palenque, ma l’arrivo nel centro storico ci ha piacevolmente
sorpresi.
Era domenica, giorno di chiusura delle tiendas, così le strade
del centro erano incredibilmente vuote; sembrava di essere all’Havana
rimessa a nuovo e ripulita, quasi che nella capitale cubana fossero
passati gli svizzeri.
Abbiamo scelto dalla Lonely Planet di alloggiare all’Hotel Lopez,
dove per 350 pesos abbiamo trovato una stanza pulita con bagno privato
e a/c.
In calle 63 c’è un parcheggio auto, convenzionato con l’albergo,
dove abbiamo pagato 7 pesos per 24 ore, ma è possibile anche
arrivarci autonomamente.
Dopo una veloce doccia, comunque, abbiamo cominciato a camminare per
la città, ammirando la ancora vivacità dei colori; sapevamo
che era l’unica città del nostro tour sul mare e rivolta
ad ovest, per cui ci siamo presi i nostri tempi godendoci il tramonto
sul mare.
A cena i pochi viaggiatori che abbiamo visto in città si ritrovano
nei non numerosi ristoranti aperti; noi abbiamo cenato davvero dell’ottimo
pescado al Maranzo, dove le portate vanno dai 70 ai 110 pesos.
Non so se è un peccato o una fortuna che l’industria del
turismo non abbia ancora scoperto Campeche, noi comunque conserviamo
un bellissimo ricordo dell’Havana svizzera del Messico.
(solo LP@@@) Prima di andarcene abbiamo provato la colazione all’hotel
Campeche sulla piazza principale, molto abbondante per 3 dollari.
Il tratto di strada
verso Palenque è molto accettabile (c’è un pezzo
di autostrada a pedaggio appena fuori Campeche per 45 pesos), si ammirano
panorami differenti rispetto allo Yucatan, ma si è disturbati
dai posti di blocco di numerosi militari, che fanno notare la loro presenza
in prossimità, e dentro il Chiapas.
Palenque, purtroppo, dimostra di essere una città cresciuta in
fretta dietro al turismo; tutto ciò che un turista ha bisogno
si trova ai lati della via che taglia il paese, tra questi anche l’albergo
che abbiamo scelto soprattutto per via del parcheggio interno, la Posada
Los Angeles, dove abbiamo pagato 150 pesos per una stanza spartana e
abbastanza pulita.
La mattina seguente eravamo puntuali all’apertura del sito, trovando
una strana sorpresa: l’ingresso era totalmente gratuito nonostante
fosse un giorno feriale (martedì), semplicemente perché
gli impiegati avevano finito le scorte di tagliandi da vendere …
anche questo è Messico.
E’ vero che Palenque è il sito più affascinante,
peccato che sia molto affollato, e soprattutto che sia chiuso l’ingresso
alla tomba di Pakal; ad ogni modo l’essere avvolti dalla foresta,
e la vista panoramica che si ha dal Tempio della Croce sono molto suggestivi.
E’ interessante, e da non perdere, la visita al museo del sito,
compreso nel prezzo del biglietto, il che fa apprezzare l’importanza
di questa città-stato abbandonata all’avanzare della foresta
senza un’apparente ragione; noi ci siamo gustati l’intero
sito per quasi 5 ore.
Il paese offre numerose possibilità per mangiare per ogni tipo
di tasca: segnalo il ristorante Herredero in Juarez poco prima della
piazza salendo sulla sinistra, ma soprattutto un piccolo bar, il Bar
Cafè, sempre in Juarez, all’angolo con la 20 Noviembre,
vicino e sul lato del terminal degli autobus.
E’ un locale in cui il caffè viene macinato e non viene
servito il solito insapore nescafè solubile, come pure la spremuta
non è confezionata, ma di vere arance.
La salita a San
Cristobal del Las Casas è una sorpresa dietro l’altra,
visto che offre incontri dei più disparati: dagli immancabili
posti di blocco militari, agli acquazzoni tropicali che spesso provocano
incidenti, ai ragazzini venditori di manufatti, ai lati della strada
in prossimità dei topes, che fermano le macchine tirando delle
corde tra la carreggiata … insomma 190 km che sembrano non finire
mai.
A dir la verità San Cristobal me l’aspettavo proprio così,
non per l’architettura delle case e delle chiese, ma per la gente
che si incontra, non tanto gli indios, quanto il tipo di turismo, spesso
un po’ freak, che la caratterizza.
Qui è dove abbiamo trovato maggior difficoltà a trovare
un alloggio, perlomeno economico e accettabile, in quanto tutti gli
hotel su Insurgentes chiedono più di 450 pesos, anche quelli
censiti come economici sulla Lonely Planet.
Ci siamo spostati dalla via centrale e abbiamo trovato la Posada Virginia,
in av. Colon 1, dove abbiamo dormito con 180 pesos compreso il parcheggio
interno per l’auto.
Mi sento comunque vivamente di sconsigliarla, poiché sebbene
economica, per quel prezzo abbiamo trovato in Messico situazioni migliori.
Quel giorno non c’era l’acqua, ma a parte l’inconveniente
temporaneo (comunque disponibilissimo il personale dell’albergo
che ci ha permesso l’uso di un bagno di un’altra stanza),
la camera non ci ha dato l’impressione di essere “abbastanza
pulita”.
Per chi ne avesse bisogno c’è comunque una lavanderia proprio
a lato.
San Cristobal è una cittadina molto piacevole da girare a piedi,
e al contrario di come da alcuni segnalato non si ha la minima avvisaglia
di pericoli, è piena di angoli caratteristici e di locali particolari;
quindi mi soffermerò a segnalare solo alcuni ristoranti.
Il Tuluc in Insurgentes è un classico esempio di un posto che
si è avvantaggiato della pubblicità gratuita dalla Lonely
Planet, in quanto i prezzi sono più alti rispetto a quanto riportato,
e il servizio, sulla guida il fiore all’occhiello, non poi così
celere.
Sicuramente meglio l’accogliente, ma rumoroso, e arredato con
cura Gato Gordo, in av. Madero in cui il servizio è veloce e
le portate sono più buone ed economiche (c’è anche
un ottimo menu vegetariano a 20 pesos).
Per chi si alza presto la mattina per le escursioni, e non vuole passare
le mezzore ad un tavolino ad aspettare portate improbabili, consiglio
il Cafè Restaurante del Centro in Real Guadalupe 15, il quale
offre discrete colazioni da 2 a 4 dollari.
Le escursioni più
vicino a S.Cristobal meritano una menzione a parte, in quanto sono ormai
diventate delle mete sovraffollate e non più molto fedeli dello
stile di vita degli indios.
Noi abbiamo preferito farle autonomamente, visto che ci eravamo informati
della realtà che stavamo visitando.
La chiesa di San Juan Chamula, sebbene molto turistica, è molto
suggestiva; noi siamo rimasti affascinati, e rispettosi delle usanze,
nell’assistere a persone intente in una preghiera tanto appassionata,
immersi in un’atmosfera irreale di file di candele scintillanti
che affiorano tra il resinoso odore di un tappeto di aghi di pino.
Anche quelle di Zinacantan rappresentano, nella loro semplicità,
un bellissimo spaccato della cultura cattolico-pagana delle orgogliose
civiltà indigene del Chiapas.
L’addetto dell’ “ufficio turistico” del paese
quasi si scusava del pattume per le strade del paese dovute alla festa
della Vergine che si svolgeva in quei giorni … quasi non sapessimo
che per i ritmi messicano quei resti di festeggiamenti sarebbero rimasti
lì per settimane …
L’ingresso alla chiesa costa 10 pesos a San Juan Chamula, compreso
un piccolo museo etnologico di fianco al municipio, e 5 pesos per le
tre chiese di Zinacantan.
L’altra classica
gita da San Cristobal è il Canyon del Sumidero, anche se a dir
la verità per noi si è rivelata inferiore alle attese.
Il paesaggio è bellissimo, è un posto in cui si può
apprezzare la natura, un po’ meno gli animali (coccodrilli, aquile
e trampolieri) a disposizione di foto da posa nei soliti anfratti conosciuti
a memoria dai piloti delle lance.
La gita costa 95 pesos per 2 ore di navigazione e per arrivarci è
possibile utilizzare l’autopista a pedaggio che dovrebbe collegare
Tutxla Gutierrez con San Cristobal, anche se per ora si ferma a 60 km
dalla seconda (uscendo a Chopa de Chorzo si pagano 15 pesos).
Questa è
stata l’ultima parte del nostro viaggio itinerante, poiché
avevamo deciso di concederci qualche giorno di riposo in qualche località
del Quintana Roo.
Non avevamo le idee chiare su quale spiaggia arenarci, così abbiamo
cercato di percorrere la via del ritorno molto velocemente, in modo
da avere la possibilità di vedere più alternative prima
di riconsegnare l’auto.
Questo mi dà l’occasione per consigliare a chiunque viaggi
in macchina per il Messico di fermarsi non appena possibile al riparo,
all’accenno di un temporale.
Noi ci siamo trovati, nostro malgrado, in mezzo ad una tempesta tropicale,
e credo che ci ricorderemo per molto tempo quella mucca che ci ha fatto
sbandare sbucando dal buio più totale per attraversare la strada.
Quella notte siamo arrivati ad Escarcega, un paesino molto brutto, ma
che ci è sembrato un paradiso dopo la nostra disavventura; abbiamo
alloggiato nel migliore albergo della città (secondo la Lonely
Planet) l’Hotel Escarcega al costo di 200 pesos con ventilatore
(280 con a/c), notando, tralaltro, che un posto stranamente molto frequentato
da messicani, forse in vacanza.
Il giorno successivo
eravamo a Tulum, dove siamo rimasti un po’ sorpresi dai prezzi
delle cabanas, tutte superiori ai 500 pesos a notte (anche per soggiorni
settimanali).
Dopo un giro per diverse strutture abbiamo scelto di concederci un po’
di meritato “lusso” fermandoci al Papaya Playa (il secondo
a destra dopo l’incrocio) nella migliore e più spaziosa
loro abitazione per 700 pesos (dopo una contrattazione) a sole tre palme
dal mare.
Il “resort” consta come tutti quelli della zona di un piccolo
ristorante e un bar, dove le portate vanno dai 60 ai 70 pesos e comunque
le camere costano dalle 280 senza bagno ai 800 pesos per la suite.
Abbiamo notato una
gran differenza tra le possibilità di offerta mare in questa
parte di costa del Messico, invasa da Cancun verso sud di alberghi a
5 stelle; noi abbiamo scelto le opzioni piu semplici e spartane, ma
non per questo più economiche, perché volevamo rilassarci
e stare lontani dal rumore delle discoteche.
Tulum, comunque, sta subendo delle modifiche, che porteranno a completare
tra qualche anno le costruzioni in muratura di alberghi, cosicché
il turista con lo zaino si sposterà inevitabilmente più
a sud.
Ad oggi c'e' ancora chi come noi gode nel soggiornare in una struttura
in cui la corrente elettrica c'e' solo per poche ore al giorno, in cui
devi dividere il tuo spazio in spiaggia con pochi turisti, e in cui
devi condividere il tuo spazio con i più numerosi granchi, ragni,
paguri e iguane.
Da parte nostra, siamo rimasti contenti nell'assistere tutte le sere
all'arrivo dei cormorani che si tuffavano a picco sui pesci, a pochi
metri dai bagnanti che nuotavano ignari.
Tulum, comunque, non offre solo le capanne, infatti in paese si possono
trovare soluzioni di alloggio meno care, a 3 km dalla spiaggia però.
Qui si trova tutto: un centro commerciale, lavanderie, tiendas, oltre
che una serie di ristoranti ai lati della statale che costano meno rispetto
ai resort, ma molto di più confronto al resto del Messico.
La cosa che ci ha
più deluso della zona? Cristina voleva tornare alle rovine di
Tulum dopo la sua prima visita in Messico 10 anni fa ...
L'ingresso, rispetto ad allora e' a pagamento, 37 pesos, tutte le costruzioni
sono inaccessibili, ed e' diventato ormai il punto di raccolta per i
turisti con il braccialetto all-inclusive, ai quali il sito viene
venduto nel pacchetto alla stessa stregua di Palenque o Chichen.
Esiste perfino un pullmino colorato che al costo di 15 pesos percorre
i 700 metri che dividono le rovine al parcheggio degli autobus per il
ritorno a Cancun (autobus privati).
Un paio di informazioni:
Le corse in taxi dal pueblo alle cabanas (o viceversa) costano 30 pesos,
mentre il collegamento con il sito archeologico 20; noi ci siamo accordati
con 50 pesos per farci accompagnare al terminal degli autobus alle 6
del mattino.
Chi deve arrivare in aeroporto a Cancun può sfruttare i collegamenti
con Playa del Carmen a 22 pesos, prima corsa alle 6, e da qui verso
l'aeroporto per 65 pesos (molto meno dei 18 dollari che chiedono i microbus
all'andata), prima corsa alle 8.
Telefoni:
E’ possibile chiedere gratuitamente all'ufficio turistico, presso
l'ostello in av.Tulum, i numeri telefonici delle compagnie aeree per
confermare il volo di ritorno.
A questo proposito abbiamo scoperto l'esistenza di due tipi di schede
e di cabine telefoniche: per le telefonate nazionali esistono tessere
con taglio minimo da 50 pesos valide solo nelle cabine della Telmex
(dislocate in paese).
Nelle strutture sulla spiaggia sono installati altri tipi di cabine
che svolgono solo chiamate internazionali e, funzionano, oltre che con
le carte di credito, con altri tipi di tessere (raffiguranti un pappagallo)
con taglio minimo da 100 pesos.
Voglio concludere
il nostro viaggio raccontando degli incontri e dei furti notturni nella
nostra cabanas ...
Una notte siamo stati svegliati di soprassalto, perché un rumore
sinistro proveniva dalla zona dei nostri bagagli , come se qualcuno
li stesse rovistando.
La mia paura principale era che qualche ladro si fosse introdotto nella
stanza, mentre Cristina temeva la presenza di animali (improbabili giaguari),
visto che la strana presenza era accompagnata da un forte odore di selvatico.
La mattina seguente abbiamo scoperto il furto di ben 3 biscotti al cioccolato
sottratti da una confezione aperta per l'occasione...
Non e' bastato appendere le nostre cibarie in alto per evitare che il
nostro ospite, con il suo inconfondibile odore, ci venisse a trovare
le notti successive, visto che si portava il cibo da fuori trovando
angoli tranquilli della nostra stanza per sgranocchiare.
Ancora più pacifico e' rimasto quando l'ho individuato con la
torcia; il medio-piccolo roditore (l'animale più probabile che
potesse essere nonostante la coda striata di bianco e nero e l'odore
da puzzola che aveva) se ne stava lì per niente impaurito dei
miei inviti ad andarsene, come se, giustamente, fosse lui il legittimo
occupante della zona.
Beh si, anche questo fa parte degli splendidi ricordi che conserveremo
di questo primo nostro viaggio insieme ... Iviva
Mexico !!!!