VIAGGIO
IN MALESIA
Categoria: Racconti di
Viaggio
Viaggiatori-Autori: Marco
e Cristina
Numero di giorni: 21
Itinerario: Kuala Lumpur - Taman Negara - Melacka -
Cameron Highlands - Penang - Pulau Perhentian
Costo totale del viaggio: 2200 a testa (volo compreso)
Periodo: 3 settimane agosto 2004
Compagnie Aeree: Malaysian Airlines e Air Asia per
volo interno
Documenti: Passaporto
Vaccinazioni: (epatiti, tifo)
Sistemazione: Città alberghi media categoria,
Parco Nazionale Taman Negara resort (Nusa Camp), Pulau Perhentian resort
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MALESIA
2004
E’
impagabile l’emozione che si prova nel nuotare pochi metri sopra
uno squalo, o nel vedere affiorare di fianco alla propria canoa, la
testa di una tartaruga marina.
Questi sono solo parte dei momenti e delle immagini che ci ha regalato
la Malaysia nel mio secondo viaggio con Cristina.
Come mio solito l’ho preparato da mesi, scovando libri di storia,
politica, romanzi, favole e racconti di viaggio, tra i quali abbiamo
assunto il diario di Cerruti come nostro motivo ispiratore (G.B Cerruti
– Tra i tagliatori di teste – ed.Ecig).
Sono state 3 settimane per immergersi nella cultura malese tra città
coloniali, foreste pluviali e immacolate spiagge.
Siamo atterrati a Kuala Lumpur
di mattina stralunati dal fuso orario, decidendo per questo motivo di
prendere un taxi fino all’albergo (per due persone costa poco
più del trenino veloce), l’Impiana, molto comodo oltre
che pulito, scelto per la vicinanza alla strategica, brulicante e asfissiante
stazione degli autobus di Puduraya.
L’impatto con KL non è stato dei migliori e questo non
solo per via del fuso.
E’ molto caotica, anche se non è nulla in confronto a Bangkok,
e tranne che per poche attrattive, secondo noi non merita grandi attenzioni,
visto che in Malesia peninsulare ci sono città con molta più
storia e atmosfera.
Come prima cosa abbiamo cercato di organizzarci per visitare il Taman
Negara (da più parti indicata come la foresta pluviale più
antica al mondo), dato che dall’Italia diversi resort e tour operator
locali non hanno mai risposto alle mie e-mail o fax, scoprendo, anzi
confermando alcune lacune dal punto di vista organizzativo da parte
dei malesi.
Dopo inutili peregrinazioni siamo arrivati al Matic, dove un disponibile
impiegato ci ha trovato posto al Nusa Camp (una soluzione rivelatasi
ottimale) purtroppo però solo in camerata, perché a suo
dire era tutto pieno.
Un po’ delusi dall’idea di dividere la stanza con altre
persone, e il bagno con gli insetti del parco, abbiamo concluso la serata
al Kaptain Club con Beatrice e Ivo, due amici di Monza che come noi
hanno scelto questo paese per trascorrere le proprie ferie.
La mattina seguente, con gli effetti residui del jet-leg ci dirigiamo
di buon ora al KLCC per salire sulle Petronas, accorgendoci però
che ciò non era abbastanza, visto che ci toccano due ore di coda
per prendere il tagliando di ingresso per le 12.30, e meno male che
erano le 8 di un giorno infrasettimanale.
Approfittiamo del tempo a disposizione per girovagare per il centro
commerciale e i giardini antistanti, da dove si colgono bellissime vedute
delle torri. Al terzo piano scoviamo Chocz l’unico luogo al mondo
(per quanto mi riguarda) fuori dall’Italia dove sanno fare un
vero caffè espresso. Al quarto, dedicato ai ristoranti, decidiamo
di provare il sushi bar, attratti dai cibi che girano sul nastro trasportatore,
buoni e molto a buon mercato rispetto agli standard nipponici.
Il resto della giornata lo trascorriamo per i luoghi classici della
città: la sopravvalutata vecchia stazione e il Bird Park, che
nonostante sia reclamizzato come la più grande voliera al mondo,
è costoso e la maggior parte degli uccelli è rinchiusa
in piccole gabbie.
Concludiamo il pomeriggio visitando Masjid Jamek, una moschea che dà
il meglio di sé vista da lontano, dato che a differenza di quelle
dei paesi arabi non ha al suo interno arazzi o mosaici, e soprattutto
è priva di quella spiritualità tipica dei luoghi di culto.
E’ possibile entrare a qualsiasi ora, eccetto ovviamente durante
le preghiere, con l’unica accortezza, per le donne, di coprirsi
braccia e capelli.
La mattina seguente ci troviamo
all’Istana Hotel alle 8 con il nostro voucher per il Taman Negara,
con il quale ci presentiamo nel tardo pomeriggio dopo un lungo, estenuante
ma a tratti affascinante viaggio, tra pullman e barca, alla reception
del Nusa Camp.
Ora a mente lucida posso analizzare le offerte e le disponibilità
di questo parco nazionale: il Mutiara o Taman Negara Resort è
sicuramente il più bello, ma i pacchetti per tre giorni costano
300 dollari, e una struttura così lussuosa stona in mezzo ad
una foresta.
Un altro resort ufficiale è il Nusa Camp, sicuramente con meno
impatto ambientale (da verificare dopo la costruzione del ristorante
a due piani), dove, lontani dal villaggio di Kuala Tahan ci si può
addormentare tra i rumori notturni della foresta, che si materializzano
in tutte le possibili forme e colori, se si passa una notte nelle scomode
e sporche camerate con bagno all’aperto !!!
Questo ci è capitato perché da KL ci hanno venduto solo
questi posti letto, e nonostante il Camp non fosse al completo, abbiamo
dovuto insistere parecchio per richiedere che ci fosse assegnato uno
dei tanti cottage ancora liberi.
Le altre strutture private si trovano nel paese di Kuala Tahan, che
però essendo disboscato risulta molto afoso e anche poco attraente.
La maggior parte dei turisti, noi compresi, arriva al Taman Negara con
pacchetti completi di pernotto, pasti e tour con guide, cosa che abbiamo
apprezzato tantissimo, partecipando ad escursioni con non più
di 6 persone.
Chi si aspetta di incrociare felini o grossi mammiferi non può
che rimanere deluso, anche se noi abbiamo avuto la fortuna di osservare
un branco di scimmie, tranquillamente intente a rovistare tra gli avanzi
di qualche pasto umano.
Credo superficiale anche fermarsi solo per due notti, considerato che
il viaggio da KL occupa mezza giornata.
Su tutti i depliant compare
l’emozionante camminata sospesa nel vuoto sul Canopy Walkway.
Sono sicuramente dei passaggi in sicurezza, ma devo ammettere che più
di una volta ci siamo chiesti per quali motivo fossimo saliti su quei
ponti dondolanti, mentre con il respiro pesante e i piedi incollati
alla passerella, cercavamo in tutti i modi di non guardare sotto.
Di altro genere è stato il tubing pomeridiano: mentre scivolavamo
dolcemente sul fiume, abbiamo assistito al riappacificante spettacolo
della natura che ci circondava e a tratti sembrava avvolgerci, tanto
eravamo piccoli, al confronto, all’interno dei nostri gommoncini.
L’eventuale giornata successiva prevede un trekking di qualche
ora, che solitamente si conclude nei pressi di una cascata con un ristoratore
bagno e l’escursione in una grotta.
Tra le tante, Gua Telinga rappresenta un’emozionante esperienza,
ma è indispensabile non soffrire di claustrofobia o aracnofobia
(sono giganteschi!!) e soprattutto non si deve urlare spaventati dal
volo radente dei pipistrelli, altrimenti si potrebbero svegliare tutti…
Queste sono tutte escursioni tra sentieri ben segnalati, per cui teoricamente
si potrebbero fare in maniera autonoma, ma da un lato la convenienza
economica e dall’altra il fatto che con una guida locale si possono
apprezzare piccoli e grossi particolare naturalistici, ci fa propendere
per la seconda scelta.
A dir la verità il programma prevede anche un tour notturno alla
ricerca degli insetti, o piccoli animali nella boscaglia, ma noi non
vi abbiamo partecipato, visto che eravamo stanchissimi e comunque ci
era bastata “l’escursione” della prima sera nei bagni
all’aperto del Camp.
Il ritorno a Kuala Lumpur
è stato traumatico, tanto eravamo abituati ai suoni piacevoli
della foresta, specialmente perché ho deciso di affrontare subito
gli urlatori della stazione Puduraya.
Il nostro itinerario improvvisato prevede ancora due notti a KL, punto
di appoggio per una gita a Melacka; intanto ci riposiamo con una buona
cena all’Old China Cafè, un locale ben recensito, curato
e in cui si mangia davvero bene (il dolce di riso è stata l’ultima
delizia del nostro pasto).
Tornando verso l’albergo veniamo attratti da una vetrina che all’apparenza
si nasconde tra le luci serali di Chinatown: già varcando la
porta si entra in un’altra dimensione, con la rilassante musica
di sottofondo che allontana il fastidioso frastuono del traffico.
E’ un locale per massaggi, si chiama Reborn. Si ispira allo stile
di Taiwan e per questo è molto più energico di quelli
thailandesi o cambogiani che avevo già provato, però si
è rivelato comunque un favoloso toccasana per i nostri piedi.
Abbiamo deciso di visitare
Melacka solo in giornata viaggiando con i bus locali, risparmiando tantissimo
(8 RM a tratta, mezzi fino alle 22.30), ma scoprendo che chissà
per quali motivi non è possibile acquistare il biglietto di andata
e ritorno, cosa che ha leggermente scombinato i nostri tempi.
Certo non possiamo dire che abbiamo gustato appieno la città,
però in un giorno si riescono a visitare tutti i luoghi di maggior
interesse, nonostante il caldo asfissiante nelle ore centrali.
Noi abbiamo seguito quasi alla lettera il percorso ben segnalato anche
dalla LP, scoprendo e valorizzando una cittadina molto gradevole (anche
se la nostra preferita resterà Penang), in cui si può
respirare la sua millenaria storia, composta a più riprese da
invasioni e colonizzazioni di quasi tutte le potenze mondiali.
A questo proposito abbiamo ritenuto veramente valido il museo (probabilmente
il migliore della Malaysia) allestito all’interno dello Stadthuys
, mentre non siamo rimasti entusiasti di Harper’s, uno dei migliori
ristoranti della città: per la verità, è in ottima
posizione e il cibo è buono, ma oltre ad essere costoso non ha
nulla a che vedere con la cucina baba nyonya.
Il giorno successivo abbandoniamo
finalmente KL, speranzosi di un po’ di sollievo dall’afa
e dal rumore per le colline delle Cameron Highlands.
Abbiamo incontrato un po’ di difficoltà a salire sull’autobus,
in quanto una sola compagnia viaggia senza scali per le Cameron, la
Kurma Bistari sita al counter 39. Siccome questa linea è usata
prevalentemente da turisti con lo zaino, e ha solo 4 corse giornaliere,
l’impiegato apre la biglietteria a suo piacimento e a volte espone
un cartello indicante di rivolgersi al counter adiacente.
Tanah Rata la tranquilla cittadina più caratteristica delle Highlands,
è tutta raccolta attorno alla via principale, costellata di edifici
straordinariamente in stile alpino, tanto che se non fosse per gli ideogrammi
cinesi, avremmo pensato di essere arrivati in Val d’Aosta.
Anche per la gradevole temperatura di questo periodo, la zona attrae
un buon numero di turisti (italiani pochissimi), tanto che ovviamente
i prezzi lievitano e noi ci troviamo a strapagare una stanza al Jurina,
erroneamente inserito tra la categoria media dalla LP, classico esempio
di sfruttamento di pubblicità gratuita.
Ci sono diversi ristorantini all’aperto sulla JL Besar, dove la
pietanza più gettonata è rappresentata da una pentola
a gas, in cui i cibi vengono cucinati e conditi dagli stessi clienti
a loro a piacimento, per stare in tema, a mò di bourguignon.
Noi ne abbiamo molto apprezzato uno al chiuso, l’Orient, annesso
all’omonimo hotel ben poco attraente, in cui le abbondanti e buone
portate vanno da 6 a 10 RM.
Chi arriva fin qui, è attirato dalla possibilità di visitare
le piantagioni di tea o per le passeggiate, ma nella maggior parte dei
casi non ci si ferma più di una o due notti.
Una buona soluzione perciò, consiste nel partecipare ad un’escursione
con una delle tante agenzie in paese che offrono gli stessi servizi
allo stesso prezzo.
Per 15 Ringitt si partecipa ad una gita di mezza giornata per visitare
le attrattive principali della zona, tra cui meritano una menzione il
Sam Poh Temple, che nonostante le piccole dimensioni conserva una sua
spiritualità, e ovviamente una delle diverse Tea Farm, sebbene
la cosa che ci ha fatto più impressione è stato il rettilario
con i più giganteschi insetti e ragni che si possano immaginare.
Sono molto interessanti anche i classici sentieri della zona, noi abbiamo
percorso in autonomia il 9 e 9A che ci hanno fatto spuntare dopo più
di un’ora di trekking nella foresta nel mezzo di un campo di ortaggi
durante l’innaffiamento.
Da Tanah Rata con la solita e unica compagnia ci sono dei collegamenti
giornalieri con KL e Penang via Ipoh, attraverso due strade, la nuova
e più breve delle quali permette di raggiungerla in 5 ore.
Avevo letto molto su Penang,
non fosse altro che è stata la città che ha accolto le
gesta del nostro eroe Cerruti, ma non mi sarei mai aspettato che l’avremmo
trovata così interessante.
E’ indubbiamente quella a più influenza cinese, con i templi
e palazzi più curati della Malaysia.
L’esempio secondo noi più rappresentativo è stata
la Cheong Tze Fatt Mansion, non fosse altro perché ci abbiamo
alloggiato.
L’ambiente sebbene restaurato, cosa che gli ha permesso di ricevere
un premio UNESCO, mantiene un fascino particolare e tutte le stanze
sono curate nei minimi particolari, spaziose ed accoglienti, e cosa
di non poco conto rappresentano un affare dal punto di vista economico
(232 RM con colazione), comparate con alberghi di livello di molto inferiore
in questa e in altre città.
La casa, che fornisce un bel colpo d’occhio tanto è circondata
e assediata da moderni alberghi e grattacieli, è stata realizzata
da un facoltoso uomo d’affari nato 150 anni fa, passato alla storia
come il primo capitalista cinese, che ne ha fatto la sua residenza principale.
Tutto ha un preciso disegno, anche la sua posizione, che non è
parallela alla strada, ma segue la direzione del flusso dell’energia
vitale.
La tenuta molto ampia, che comprendeva anche il bar e il ristorante
indiano ora sorti sulla strada di fronte, è stato salvata dal
degrado dopo la morte dell’ultimo nipote del 1989 e riportata
agli antichi splendori.
E’ stata anche teatro nel 1993 del film premio Oscar “Indochina”,
durante le cui riprese è stata dipinta di rosso, costringendo
i restauratori ad un ulteriore sforzo per riportarla al suo originale
colore, che le ha valso il soprannome di China Blue o The Blue Mansion.
In generale comunque Penang
è una cittadina molto piacevole, nella quale la cosa che più
colpisce, è l’armonia.
Offre notevoli spunti di interesse storico, figlia di un crocevia di
culture e religioni millenarie.
Bastano pochissimi passi in una strada, la Jalad Masjid Kaptain Keling
per rendersene conto:
mentre un delicato profumo si leva dai bastoncini di incenso che bruciano
nel tempio della Misericordia e il grido del muezzin risuona nell’adiacente
moschea Kaptain Keling, le note di un inno sacro escono dalla St George
Church, in cima all’incrocio.
Tutto questo quando dall’altra parte del marciapiede un risciò
è fermo davanti al tempio hindù di Sri Mariamman, adornato
da coloratissime ghirlande di fiori.
Fosse tutto il mondo come questa Strada dell’Armonia…
Abbiamo deciso di fermarci
solo una notte a Penang sfruttando il bus notturno per Kota Bharu direzione
spiagge e in questo momento siamo nel cortile interno del Cheng Fatt
Tze a gustarci una buona colazione organizzando la giornata.
Impegniamo la mattinata tra i dintorni di Georgetown, visitando il Tempio
dei Serpenti e l’immenso e spirituale Kek Lok Si Temple, probabilmente
il più bello di tutta la Malaysia, accompagnati da un taxi pagato
la bellezza di 60 RM per l’intera gita.
Il pomeriggio ci regala un acquazzone tropicale che ci fa sostare più
del necessario nel deludente Penang Musem, di molto inferiore rispetto
ad esempio all’analogo di Melacka.
Abbiamo notato, purtroppo, che in questi musei viene completamente cancellata
la storia pre-coloniale, quasi che si voglia dimenticare la cultura
aborigena dei proto-malesi.
Un peccato per Capitan Cerruti che nei suoi diari ha mirabilmente (e
spassosamente) narrato lo stile di vita dei temutissimi tagliatori di
teste e esperti di veleni quali erano i Sakai.
Tra le cose che vogliamo segnalare di questa città è l’ottimo
ristorante che serve le tipiche specialità della cucina Nyonya
: è il Mama’s in Abu Siti Lane 31D, ad est del centro,
nella zona residenziale e delle multinazionali tecnologiche.
Eravamo gli unici stranieri del locale, per lo più frequentato
da malesi benestanti, per cui ci siamo fatti consigliare dalla cameriera,
grazie alla quale abbiamo potuto assaggiare il TAU YU BAK (pezzi di
maiale arrosto in salsa scurissima), il JIU HU CHAR (varie verdure spezziate
da avvolgere in una foglia di insalata), oltre al classicissimo CURRY
CAPTAIN, non spendendo comunque più di 10 RM a portata.
Stanchissimi e assonnati
affrontiamo l’ultima parte del viaggio sul freddissimo, ma comodo,
autobus della Etika Express che serve la tratta notturna per Kota Bharu
e Kuala Terennganu.
Il risveglio nel Kelantan ci riserva però l’unico evento
spiacevole, in quanto siamo stati partecipi della solita querelle spilla-soldi.
L’autista dell’autobus si era offerto di portarci, con pagamento
in nero, al molo del jetty per 10 ringitt a testa, ma al capolinea siamo
stati costretti a scendere da sedicenti tassisti che ci hanno condotti
per la stessa cifra al molo dove avevano la commissione, sicuri del
fatto che alle 5.30 del mattino si ha poco potere per contrattare.
Siamo così arrivai a Tok Bali al molo della Simphony Tour, da
dove si parte per le Perhentian allo stesso prezzo delle società
concorrenti (60 RM a/r), ma la cosa che ha dato a me più fastidio
è stato appunto il fatto di non avere alternative a questo sistema
mafioso.
Ma anche questo passa velocemente
nel dimenticatoio quando all’orizzonte si intravedono le sagome
delle meravigliose Perhentian, una coppia di isole che non fatico a
riconoscere come quelle con il mare più bello che abbia mai visto.
Secondo noi è uno dei quei luoghi al mondo ancora non completamente
fagocitati dal turismo di massa, anche se corrono un serio pericolo,
visto il sovraffollato tratto di spiaggia del Perhentian Island Resort
e del Coral View.
Noi abbiamo scelto il Tunabay, prenotato dall’Italia senza agenzie,
cosa che consiglio di fare nei periodi di massimo afflusso, dato che
l’isola è frequentata anche dalla popolazione locale e
da chi proviene da Singapore.
Il Tuna è un grazioso resort molto curato di fronte ad una vivacissima
barriera corallina, dove, come accade in tutta l’isola, abbiamo
abbandonato felicemente le scarpe e le infradito nella valigia per una
settimana, essendo vietato usarle nelle zone comuni.
Le attrazioni principali dell’isola, oltre che il riposo con un
libro all’ombra delle palme, sono le escursioni in mare; chi come
noi non possiede il brevetto per le immersioni, può partecipare
a gite di qualche ora che permettono di tuffarsi in uno splendido mare
cristallino dove non è raro incontrare pesci napoleone, testuggini,
barracuda e squali.
Incontrarne uno è stato per me il coronamento di un piccolo sogno,
un desiderio che avevo fin da ragazzo, quando guardavo gli irraggiungibili
documentari di D.Attenburgh.
Questo magnifico animale mi ha regalato una breve ma maestosa danza
prima di allontanarsi, diventando un piccolo puntino, nel blu cobalto
dei miei ricordi.
Purtroppo l’isola offre anche la sua immagine peggiore, quella
del dio denaro che la sta neanche tanto lentamente portando alla rovina:
la sede del parco marino, in un palazzo di 3 piani in cemento(!!) desolatamente
vuoto, non controlla i motoscafi che attraversano il reef con l’elica
del motore accesa.
Alcuni turisti non sono da meno quando rincorrono le tartarughe per
dare loro una pacca sulla corazza, o quando ordinano carne di squalo
al ristorante o peggio quando da ignoranti incivili camminano con le
pinne sui coralli … veramente un peccato distruggere questo paradiso.
Sono state comunque delle rilassanti giornate che ci siamo piacevolmente
dedicati, passeggiando sulla sabbia al tramonto, o cercando le stelle
cadenti in un mare di scintillanti luci nel cielo, o semplicemente scegliendo
il pesce, fresco, che ci avrebbero servito per cena.
Voglio concludere
raccontando la particolare scena cui abbiamo assistito l’ultimo
giorno all’aeroporto di Kota Bharu,il cui gigantesco hub è
fin troppo esagerato rispetto alla minuscola, tranquilla e rurale cittadina.
L’interno del terminal era addobbato, e un lungo tappeto giallo
steso a mò di passerella divideva nettamente un numero considerevole
di funzionari pubblici elegantissimi, dalle loro mogli, anche loro ben
vestite; tutto preannunciava chissà quale evento.
Ciò era confermato dall’arrivo di pattuglie della polizia
su ogni mezzo motorizzato, tanto che credo che in quei momenti i criminali
abbiano potuto scorazzare impunemente per la città.
L’aria non era grave e pesante, quasi che si stesse assistendo
ad una festa.
Questa, passatemi il termine, pantomima si è scoperta essere
un’uscita pubblica del figlio del Sultano del Kelantan, che tra
inchini e salamelecchi degli astanti, accompagnava sua madre a prendere
un aereo…
Tutta questa situazione mi ha dato l’impressione di profusione
di sfarzo e di spreco di denaro da parte di una nazione che probabilmente
ostenta più di quanto si possa permettere (la crisi finanziaria
di qualche anno fa ne è un esempio), sebbene insieme a Singapore
rappresenti un’isola felice in una zona depressa del mondo.
Sicuramente le enormi riserve naturali sono di aiuto per un Paese che
aspira ad entrare nella cerchia dei più ricchi della Terra, ma
è indubbio che una politica spregiudicata verso il territorio
non può avere grande futuro.
La discussione può diventare molto complessa, d’altra parte
ha ragione anche l’ex primo ministro Mathair Mohammed, il padre
padrone della Malaysia moderna per oltre un ventennio.
In una delle sue memorabili filippiche puntava il dito contro l’Occidente,
reo di accusare nazioni povere di disboscare foreste per creare reddito,
quando comunque questi stati che coprono il 20% del pianeta utilizzano
l’80% delle risorse.
Anche questo è Malesia, terra di avventurieri veri ed inventati,
un paese pieno di contraddizioni abitato pacificamente da un miscuglio
di razze e di culture apparentemente incompatibili.
Selamat Jalan Malaysia, Terima Kasih.
Commenti ricevuti
18/10/2007 Inviato
da: anonimo
Voto:
Sufficiente
Commento:
Commenti ricevuti
08/05/2007 Inviato
da: anonimo
Voto:
Ottimo!
Commento: Mi
sono ritrovata a leggere questo racconto mentre cercavo in internet
informazioni sulle diverse opzioni di viaggio che mi ha fornito la mia
agenzia per quest’estate. Il racconto è piacevole e dettagliato
e pieno di utili consigli. Ho appuntato i nomi di diversi posti dei
quali ora mi accingo a trovare maggiori informazioni, ed una cosa è
sicura Malaysia sto arrivando!!!!