VIAGGIO
IN MESSICO
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Ked
Numero di giorni: 14
Costo totale del viaggio:
Periodo: 18/31 agosto 2003
Compagnie Aeree: Alitalia + Continental Airlines +
Air Caribe
Documenti: Passaporto
Sistemazione: -
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LUNEDI‘
18 agosto 2003 - Partenza
La sveglia è prima dell’alba, alle 3:45 per la precisione,
l’aereo ALITALIA partirà alle 6:10 da Palermo, quindi calcolando
1 ora di strada e 1 ora di anticipo all’aeroporto non ci resta
che la levataccia.
La partenza internazionale la facciamo a Roma, non avendo trovato niente
di diretto per Città del Messico, optiamo per uno scalo a New
York da dove poi proseguiremo con la CONTINENTAL AIRLINES.
Il primo tratto è stato davvero ottimo, infatti mi aspettavo
un completo disastro da parte dell’ALITALIA avendone sentito parlare
male da molti, ma invece siamo partiti in orario, cioè alle 9:30
circa; il servizio a bordo è stato buono e l’aereo che
non aveva neanche due anni di vita, era davvero confortevole, pensate
che aveva un televisorino per ogni passeggero, il quale poteva decidere
se giocare, ascoltare musica vedere un film. Dopo otto ore di volo eccoci
a NEW YORK; i controlli che fanno sono pazzeschi, ci hanno fatto togliere
perfino le scarpe e i sandali a Daniele. Comunque dopo estenuanti peripezie
per farci e per capirli siamo riusciti ad imbarcarci con la CONTINENTAL
e dopo circa 4 ore di volo siamo arrivati al grande D.F., questo è
il modo con cui i messicani chiamano CITTA’ DEL MESSICO che sta
x Distretto Federale. Ad aspettarci abbiamo trovato ALVARO DOMINGUEZ,
quello che poi sarebbe stato la guida x l’intero tour, un ragazzo
molto simpatico con i tipici tratti somatici che sono delle popolazioni
maya, infatti lui era originario dello stato del TABASCO a sud del MESSICO
in quella zona chiamata appunto la “zona maya”. In aeroporto
abbiamo cambiato l’euro con il nuovo pesos che vale circa 12 centesimi.
Arrivati in albergo verso le 10 di sera siamo andati a letto distrutti
in quanto con il nostro orario erano le 5 del mattino, ah dimenticavo
i cellulari non funzionano se non trial-band e le prese tipo americano
con corrente 110v, per fortuna eravamo provvisti di presa e il carica
batterie funzionava anche a 110v.
MARTEDI’ 19 agosto 2003 - MESSICO
La sveglia è alle 7 dopo un’abbondante colazione, usciamo
x telefonare a casa e riaccorgiamo che fuori fa freddo, infatti non
facendo caso che Città del Messico è a 2200 m, quindi
fa freddino, non ci siamo premuniti di pesanti indumenti, ma comunque,
soffrendo un po’ abbiamo cominciato quello che sarebbe stato il
nostro tour. Per prima cosa siamo andati a vedere il grande “ZOCALO”,
ovvero l’immensa piazza dove si affaccia il palazzo NAZIONALE
eretto dal conquistatore CORTES nel 1524. E’ la piu’ grande
piazza al mondo dopo quella di Pechino e al centro ospita la piu’
grande bandiera al mondo delle dimensioni di circa 110mx60m che viene
issata ogni mattina con tanta di cerimonia. Ci spostiamo poi all’interno
del palazzo del governatore dove possiamo ammirare gli stupendi murales
di DIEGO RIVERA “PANZON” ovvero il marito di FRIDA la pittrice.
Rimaniamo affascinati difronte a questi, forse perché in aereo
abbiamo visto il film “FRIDA” e conosciamo la storia di
questi due personaggi cosi strani. Nei murales Rivera racconta del Messico,
delle sue origini, quando vi vivevano solo indigeni, fino ai suoi tempi,
toccando anche temi molto delicati come la politica socialista che è
stata poi motivo di problemi x lui. Una delle cose piu’ interessanti
è la storia di come stata fondata Città del Messico. Si
racconta che un gruppo di ATZECHI guidati dal sacerdote Tenoch andarono
in cerca del posto ideale dove fondare la loro città e prima
di partire un indovino disse loro che per capire il posto giusto, avrebbero
avuto un segnale ,cioè avrebbero visto un’aquila mangiare
un serpente su un pianta di ficodindia. E’ cosi’ dopo tanto
girare arrivarono in una vallata circondata da montagne e fu li che
videro il segnale ed eressero la loro citta’ “TENOCHTIUACAN”.
Ma c’era un problema, l’aquila si era posata su un ficodindia
che era al centro di un grande lago. Dapprima costruirono sugli isolotti
esistenti e crearono una serie di collegamenti tra di loro, poi col
passare dei secoli riempirono il lago x arrivare all’odierna Citta’
del Messico. Ai nostri giorni i risultati di quella follia soni ben
visibili ,infatti essendo un terreno molto instabile x la presenza d’acqua,
alla prima grande prova ovvero il terremoto del 1986, i danni furono
disastrosi, molti palazzi crollarono, molti sprofondarono e quelli rimasti
in piedi vennero letteralmente accorciati di parecchi piani. Oggi passeggiando
per la citta’ sembrera’ di avere disturbi visivi, ma è
proprio vero quello che si vede, una grande Pisa, con migliaia di palazzi
pendenti di qua’ e di la’ come la cattedrale che siamo andati
a visitare. Al centro di essa era posto un filo a piombo che mostrava
il movimento che aveva fatto da quando era stata costruita e il restauro,
che aveva subito e vi assicuro che era davvero impressionante, per non
parlare che a camminarci dentro veniva il mal di mare per la forte pendenza
del suo pavimento e non tralasciando il fatto che era sprofondata di
circa 1,50 cm a causa della sua pesantezza. Sempre nei paraggi abbiamo
visto delle rovine di templi, ovvero il tempio Mayor che era stato scoperto
negli anni 80 x caso mentre si scavava x la costruzione di un edificio.
Il tempio era costruito con pietra lavica,quindi nero, grazie alla presenza
nei dintorni di 2 vulcani il Popocatepati e il Ixsccihvati. Fatta la
pausa pranzo, con angolo folcloristico, siamo diretti al centro archeologico
di TEOTIHUACAN “la città dove nascono gli dei”. All’ingresso
quello che si presenta alla nostra vista è un grande viale in
fondo al quale si trova un grande piazza sulla quale si affaccia il
tempio della LUNA, sul quale possiamo salire solo in parte in quanto
stavano facendo lavori di restauro. Alvaro ci racconta che ogni 55 anni
si faceva una gran festa per celebrare un nuovo periodo e si rompevano
tutti i suppelletti x rifarsi tutto nuovo e ricominciare; lungo il viale
a terra si può notare oltre a sassolini neri anche pezzetti di
terra cotta frutto appunto di questi riti. Proseguiamo poi verso la
piramide del sole che è la più grande è alta circa
64 mt e vista da sotto è davvero gigantesca. Ci mettiamo d’impegno
e cominciamo la scalata, non senza difficoltà, in quando i gradini
sono stretti e alti senza poi contare che siamo a 2200 mt e che non
siamo abituati a queste altitudini con l’aria cosi’ rarefatta.
Alvaro ci spiega che i gradini sono fatti cosi ripidi x un motivo ben
preciso ovvero: salendo viene comodo zigzzagare non a caso come un serpente
“sacralità”, e a scendere sempre zigzagando si evita
di dare le spalle al DIO che stava in cima. Infatti all’epoca
in cima a queste due piramidi si trovavano dei tempi, ma siccome erano
di legno col tempo sono andati distrutti, cosa che invece non è
successo nei siti di PALENQUE,CAMPECE e CHICHEN ITZA perché in
pietra. Al rientro in città ci troviamo intasati in un traffico
anomalo x l’ora, solo l’indomani scopriremo che era causato
dall’allagamento di alcuni sottopassaggi, e che la notizia era
stata data dai TG italiani come Città del Messico allagata. Prima
di rientrare in albergo facciamo tappa al santuario della Madonna di
Guadalupe, un sorta di San Giovanni Rotondo Messicano. Sull’enorme
piazza fatta x raccogliere la massa di fedeli si affacciano la vecchia
basilica e la nuova realizzata negli anni 70 x sopperire alla mancanza
di spazio e ai cedimenti strutturali della vecchia. Alvaro racconta
la storia, dice che il 9 dicembre 1533 la vergine appare ai piedi di
una collina ad un indio di nome Juan e gli chiese di andare dal vescovo
perchè fosse edificata una cappella in suo nome. Cosi Juan andò
ma non fù creduto e gli furono chieste delle prove, allora la
Madonna il 12 dicembre gli disse di salire sulla collina e di raccogliere
un fascio di rose, cosa impossibbile x il periodo, cosi Juan andò
le raccolse e le mise nel suo poncio. Arrivato dal vescovo lasciò
il poncio e fece cadere le rose x terra come prova, ma quello che si
presentò alla vista del vescovo fù ben + impressionante
di quelle rose, infatti sul poncio bianco di Juan comparve l’immaggine
della Madonna bella + che mai, cosi la chiesa dovette riconoscere il
miracolo e fu eretta una chiesa in suo onore. Il poncio con l’immaggine
della madonna l’abbiamo visto all’interno della nuova basilica,
incorniciato e posto sull’altare in posizione centrale, era stupendo,
sembrava un quadro dipinto da un pittore. Per vederlo da vicino siamo
scesi al piano interrato dove 4 tapis roulant evitavano l’ammassarsi
della gente facendole scorrere ininterrottamente. Veramente molto bello,
Alvaro ci ha anche detto che il 12 dicembre x l’oro è la
festa + importante dell’anno dura circa 2 settimane non si va
a scuola e praticamente nessuno lavora. Ritornati in albergo essendo
troppo stanchi x andare in giro, piovendo e facendo decisamente freddino,
decidiamo di prendere dei panini nel chiosco sotto l’albergo,
devo dire che io non ne ero tanto convinta ma poi ho ceduto e in realtà
non sono stati poi cosi male.
MERCOLEDI’
20 agosto 2003 - MESSICO
Chiuse le valigie si parte con volo AIR CARIBE alla volta di TUXTLA
GUTIERREZ e dopo circa 1 ora si arriva nella capitale del Chiapas. Ci
dirigiamo spediti verso il CANYO DEL SUMITERO dove ad aspettarci c’è
una motolancia x fare una traversata del fiume che solca il canyon.
E veramente molto bello, le pareti rocciose cadono a strapiombo sul
fiume, l’ungo il tragitto, riusciamo a vedere diversi coccodrilli
che appollaiati sulle rive quasi fossero finti, imbalsamati, prendono
il sole. Riusciamo a vedere tra l’altro scimmie, avvoltoi, pellicani,
aquile ecc. Da incanto alla fine del percorso una cascatella che con
le sue rocce macchiate di verde “alghe” gli dava la forma
come di un abete e x questo chiamata la cascata dell’albero di
natale, dove passandoci sotto ci siamo piacevolmente bagnati visto il
caldo che faceva. Siamo passati dal freddo del D.F. al caldo pazzesco
di qui e stasera torneremo di nuovo al freddo andando a SAN CRISTOBAL
DE LAS CASAS che si trova a 2000 mt. Alvaro continuava a dirci di goderci
il fresco perché dopo SAN CRISTOBAL avrebbe fatto veramente caldo,
e fù cosi’. Facciamo la pausa pranzo in un ristorante carinissimo
a CHIAPA DE GORZO dove all’uscita ci sorprende un forte acquazzone,
ma che dura non più di 10 minuti, del resto è normale
x questo periodo. Quindi ripartiamo e dopo circa 3 ore di salita fra
la Sierra Madre arriviamo a SAN CRISTOBAL, una cittadina coloniale,
troppo carina, con le stradine strette sulle quali si affacciano le
coloratissime casette e la stupenda cattedrale color ocra. Scesi dall’autobus,
ad aspettarci c’erano schiere di donne nei l’oro vestiti
tipici, gonne di lana nera, provenienti da greggi di pecore quasi tutte
nere, e golfini colorati, che tentano in tutti i modi di venderci braccialettini,
cinture, foulard tutti fatti a mano e coloratissimi e ai quali non riesco
a resistere. L’albergo è proprio incentro, su una strada
pedonale, è molto bello e rispecchia l’architettura tipica
del luogo; il freddo si fa sentire anche perché a piovuto, in
fatti la notte abbiamo dormito con le coperte.
GIOVEDI’
21 agosto 2003 - MESSICO
Oggi visiteremo la comunità indigena di SAN JUAN CHAMULA e ZINACANTAN
che si trovano a pochi chilometri da SAN CRISTOBAL, ma radicalmente
diverse fra di l’oro. La prima tappa è SAN JUAN e prima
di entrare in paese ci fermiamo a vedere il cimitero e la vecchia chiesa
cattolica distrutta in un incendio qualche decennio fa, continuiamo
e appena arriviamo nella piazza principale dove si affaccia la nuova
chiesa, rimaniamo incantati dalla moltitudine di colori e forme sparse
qua e là infatti si sta svolgendo il mercato, è davvero
magnifico. Si vedono tantissime persone che vanno avanti ed in dietro,
donne indaffarate a portare carichi in spalla tenuti fermi dalla tradizionale
fascia sulla fronte, mentre gli uomini con ponci bianchi e cappelli
da cowboy, discutevano sul dafarsi. Alvaro ci chiede di lasciare macchine
fotografiche e videocamere sul pulman x evitare tentazioni che potrebbero
creare problemi in quanto all’interno della chiesa è proibito
filmare e fotografare, vi assicuro che è stato davvero un peccato.
Alvaro ci dice che a SAN JUAN, ZINACANTAN e SAN CRISTOBAL possiamo notare
tre diversi livelli di evangelizzazione, ossia a San Juan gli sforzi
fatti dai missionari spagnoli hanno appena scalfito la loro religione
che è rimasta quasi integra avendo acquisito solo alcuni aspetti
del cattolicesimo dovuto dovuta al fatto che il primo missionario dopo
avergli insegnato il primo sacramento cioè il battesimo, morì
così la popolazione continuò a esercitarei propri riti
maya all’interno della chiesa rinominando la loro comunità
SAN JUAN CHAMULA in onore di San Giovanni Battista. Qui si trova la
situazione più disastrosa, e il tutto si rispecchia sulla condizione
economica, sociale ma è anche la più affascinante x la
sua complessità, diversità e aria di mistero. Un gradino
più sopra abbiamo ZINACANTAN, dove praticano anche loro i riti
maya, ma conoscono tutti i sacramenti e si vede anche dal punto di vista
socio-economico. Infine nell’ultimo livello troviamo SAN CRISTOBAL
dove i missionari sono riusciti quasi completamente nella loro opera
di evangelizzazione. Tornando a SAN JUAN, decidiamo di entrare in chiesa,
fuori è tutta bianca e ha dei decori molto colorati, passiamo
la soglia del portone principale e rimaniamo a bocca aperta, lo scenario
che ci si presenta alla vista ci fa venire la pelle d’oca, è
tutto buio, dalle finestre alte entrano dei fasci di luce che con candele
e lumini sparsi dappertutto creano un’atmosfera lucrube e allo
stesso tempo magica. Il pavimento è cosparso di aghi di pino
che servono contemporaneamente come profumante x l’ambiente e
come tappeto di preghiera. Non vi sono banchi o sedie i fedeli puliscono
un quadrato di pavimento accendono le candele di diverso colore a secondo
del favore si inginocchiano e pregano. Uno dei riti più frequenti
è qello di passare una candela sul corpo di una persona più
volte, in modo che ne assorba tutto il male. Altri strumenti di preghiera
sono galline che vanno usate come la candela, la Coca Cola che sostituendo
l’acqua col bicarbonato permette di ruttare e fare uscire il male,
uova bollite e “Posch” un distillato di canna fortissimo
che si beve tra una formula “magica”e una preghiera.
In sottofondo si sentono le litanie della gente che a terra prega e
chiede favori a qualche santo. Di fronte a noi al centro dell’altare
è posto San Giovanni mentre Cristo si trova lateralmente più
in basso. Entrando a sinistra si possono vedere 3 santi all’interno
di una vetrinetta, spogli senza offerte e senza candele, sono i santi
puniti x non aver salvato dall’incendio la chiesa vecchia. Curioso
è il fatto che questi santi vengono puliti, vestiti, parrucca
compresa da un uomo scelto dalla comunità x un anno, facendo
a proprie spese anche le rispettive feste, uscendosene se tutto è
andato bene con onore e rispetto da tutto il paese. Le teche dei santi
sono addobbate con fiori, candele, nastrini e il santo porta al collo
uno specchietto, in modo tale che quando si parla con lui con sincerità
e se dice la verità, si abbia il coraggio di guardarsi negli
occhi. A Zinacantan la chiesa assomigliava a quella di San Juan esternamente
ma non all’interno che somigliava più alla nostra. La gente
aveva degli abiti più raffinati e a differenza di San Juan non
si vedevano bambini in giro a vendere, perché andavano a scuola,
qui abbiamo comprato dei coloratissimi riquadri tessuti a mano. Siamo
poi ritornati a San Cristobal e siamo andati al mercato, uno dei più
tipici e folcloristici della regione, dove ogni giorno fino al tramonto
si ritrovano centinaia di indigeni x vendere i loro prodotti. È
stato bellissimo, con tutto il pomeriggio a disposizione ci siamo buttati
tra le bancarelle a comprare di tutto, borse in cuoio, dipinti su cuoio,
sciarpette, maschere di legno, altro ancora e dovunque ti giravi c’era
qualcosa da comprare. Di rito è il classico mercato della frutta
e verdura, acceso di colori, profumi e molto coreografo, infatti la
gente sistemava la mercanzia con molta cura a formare piccole piramidi
rendendo tutto quasi finto. Al tramonto, sfiniti siamo andati in un
localino dove Dany ha mangiato messicano, “tacos e burritos”
con le pale di ficodindia, io ho preferito una pizza, molto buona.
VENERDI’
22 agosto 2003 - MESSICO
Sveglia presto, si parte ed appena fuori il paese si entra in una zona
che a fatto parlare del Messico x parecchio tempo, si tratta dei rivoluzionari
“Zapatisti” che prendono il nome del primo rivoluzionario
Emiliano Zapata capeggiati dal mitico CHE GUEVARA, simbolo di un Messico
ancora oggi con delle discriminazioni contro gli indios e tanta povertà
tra i contadini. Dell’Emiliano Zapata c’e’ né
ha parlato Alvaro quando abbiamo visto i murales di Rivera dicendoci
appunto che quest’uomo fu il primo in Messico con un esercito
di “peones” agli inizi del secolo a battersi contro i grandi
feudatari dicendo ”la terra è di chi la lavora” predicando
il rispetto e libertà x gli indios, che erano trattati come bestiema
che in realta erano i veri padroni del Messico. Attraverso la Sierra
Madre siamo scesi a valle impiegando 3 ore x arrivare alle cascate di
AGUA AZUL, che prendono il nome dal loro colore; purtroppo a causa delle
forti piogge avevano un colore che più che azzuro era marrone,
è stata una grossa delusione, sia x lo spettacolo delle cascate
sia x il bagno mancato. Nonostante tutto si vedeva che erano belle,
cosi siamo saliti fino in cima e x strada abbiamo fatto i soliti acquisti.
Poi ha cominciato a piovere e visto l’orario ci siamo rifugiati
al ristorante dove abbiamo pranzato. Diciamo che come ristorante non
è stato il massimo, era completamente all’aperto il tetto
fatto con foglie di una palma tipica del luogo che nonostante l’acqua
che veniva giù era impressionante non ne lasciava passare una
goccia. Scendendo da San Cristobal abbiamo assistito al cambiamento
del paesaggio, natura e clima, infatti siamo passati da un paesaggio
tipico di montagna a un paesaggio caraibico con palme e animali più
esotici tipo pappagalli e iguane x non parlare del caldo,tanto che le
gonne delle donne non sono più di lana ma di cotone e le bluse
pesanti diventano leggere camicie. Ci mettiamo in marcia e dopo 2 ore
arriviamo a PALENQUE, il nostro albergo che si chiama ”Camino
Real” è davvero bello, immerso nella natura, tutto in legno
e il ristorante è sotto una gigantesca tettoia in paglia. Alla
reception troviamo una simpatica scimmietta che sembra quella della
“Kipling”, 3 piccoli coccodrilli, delle tartarughe e un
pappagallino che ci dice “CIAO”. Essendo ancora presto e
il sole alto, si va tutti in piscina, Dany si diverte giocando a pallavolo
e io mi rilasso su un’amaca circondata dai pavoni.
SABATO
23 agosto 2003 - MESSICO
Al mattino si parte e dopo un’oretta di autobus arriviamo al sito
archeologico di Palenque, uno fra i più misteriosi e suggestivi,
immerso nella foresta tropicale. All’ingresso troviamo una riproduzione
del sarcofago di PAKAL e Alvaro ci racconta un po’ di storia.
Ci dice che all’interno di questo sito si trova la “Piramide
delle Iscrizioni” ed è l’unica dove è stata
scoperta un camera funeraria qualche metro sotto terra con appunto il
sarcofago originale che non può essere tolto visto le dimensioni.
Quando fu scoperto, fu scambiato x un enorme altare, infatti al lastra
che ricopriva il sarcofago era davvero impressionante, tutta scolpita
ed enorme, ma quando capirono di cosa si trattava e riuscirono ad alzare
la lastra lo spetacolo che si presentò ai loro occhi fu il corpo
di un uomo tutto adornato di gioielli di giada e ambra col viso coperto
da una maschera preziosissima di giada verde oggi visibile nel museo
di Città Del Messico. Sulla lastra è scolpito il rè
sacerdote Pakal di profilo, si nota la forma della testa allungata,
tipica della gente di questi luoghi, si dice che ai bambini si fasciava
la testa tra due pezzi di legno x farla allungare e si metteva un ciondolo
in mezzo agli occhi x fargli venire lo strabismo, tutto questo era segno
di bellezza; Alvaro essendo x metà, da parte di padre maja aveva
proprio la testa con questa forma allungata. Ritornando alla lastra,
dicevo che era scolpito Pakal di profilo seduto e sopra di lui l’albero
della vita; cosa molto interessante è che dal naso proprio di
Pakal si vedeva una cosina triangolare uscire, si dice che sitratta
dell’anima che abbandona il suo corpo nel momento della morte,
secondo alcuni invece è una navicella spaziale aliena, vi diro’
che a guardare quell’oggetto la teoria dell’ufo non è
x niente stramba, ma chissà… Durante tutto il giro una
schiera di bambini ci sono venuti dietro cercando, con successo, di
venderci delle collanine di pelle con il ciondolo di terracotta riportante
dei simboli maya a seconda della data di nascita una sorta di ”zodiaco
maya”. Dopo una lunga passeggiata lungo la foresta, abbiamo ripreso
l’autobus e siamo andati a pranzo, poi dopo circa 2 ore di strada
siamo arrivati a CAMPECHE. L’autobus ci a lasciato fuori delle
mura e poi abbiamo proseguito a piedi fino all’hotel. Infatti
Campece è un antica città coloniale circondata da torri
e fortificazioni che un tempo servivano, essendo sul mare, a difendersi
dai pirati. L’albergo non è un gran chè, doveva
essere stato molto bello ai suoi tempi, cioè negli anni 70 ma
nonostante ciò rimaneva sempre un 4 stelle. La sera siamo usciti
x andare a mangiare, abbiamo preso 2 tacos e 2 amburgher x andare sul
sicuro, poi vedendo che si avvicinava un acquazzone siamo tornati in
camera.
DOMENICA
24 agosto 2003 - MESSICO
Un’oretta di viaggio e siamo a UXMAL. Non so x quale motivo, ma
Alvaro cede la guida ad un tipo del luogo molto simpatico. Il sito si
trova immerso nella foresta, e questo fa si che accentui il suo fascino.
Qui troviamo ricorrente sulle facciate delle costruzioni immagini che
ci dicono che veniva praticato il culto del dio CHAAC ”Dio della
pioggia”, del serpente piumato QUETZACOALT e di TIALOC. Uxmal
si trova in una zona caratterizzata da rilievi collina ri detti “puuc”,
questo termine darà nome allo stile architettonico della regione,
uno dei più ricchi di elementi decorativi che trova proprio a
Uxmal il suo massimo splendore. Lo stile puuc, detto “barocco
Maya” imperversa negli edifici soprattutto nella parte superiore,
mentre nella inferiore è quasi sempre disadorne. Molto singolare
era la loro costruzione degli archi, in fatti non conoscendo la tecnica,
elaboravano un sistema di ”falsa volta” cioè facevano
inclinare i due stipiti fino a quasi congiungersi e poi mettevano sopra
di loro un blocco a chiudere. Addentrandoci nel sito la prima tappa
è la ”Piramide dell’Indovino” l’opera
più maestosa. Una leggenda narra che questa piramide venne eretta
in una sola notte da un nano (personaggio magico x la cultura mesoamericana)
con l’aiuto dei poteri magici della madre. È un grande
edificio a forma semiellittica alto 35 mt dove si notano 5 fasi di costruzioni
sovrapposte dovuta all’abitudine Maya di costruire nuovi monumenti
inglobando le costruzioni già esistenti in occasione di eventi
ritenuti eccezionali x la storia della comunità. La facciata
principale è ornata da un ampia scalinata a tre rampe e da numerosi
mascheroni del dio Chac, il Dio dal nasi lungo, legato al culto dell’acqua
e della pioggia qui di vitale importanza, essendo una zona molto calda
e priva di risorse idriche. Per sopperire a questa mancanza vennero
costruiti numerosi Chultunes, grandi cisterne che assicurano una riserva
d’acqua continua. L’immenso cortile di fronte a questa piramide
è chiuso sui quattro lati dagli stupendi edifici del così
detto ”quadrilatero delle monache” chiamato in questo modo
dai Conquistadores, perché caratterizzato da 88 piccole camere
tipo quelle conventuali. Le quattro facciate degli edifici che danno
sul cortile interno, sono decorate nella parte superiore con una moltitudine
di decori geometrici costituiti da maschere di Chac, greche, trapezi,
serpenti a due teste e nicchie che contenevano statue, di cui solo una
oggi è visibile, rappresentante un Bacab, una delle divinità
che sostenevano i quattro angoli della terra. Ognuno dei 4 edifici è
orientato verso un punto cardinale e un tempo ognuno di loro era di
un colore diverso con un significato ben preciso, in fine al centro
del cortile si trova una colonna di pietra che simboleggia la Ceiba,
ovvero l’albero della vita. Proseguento all’interno del
sito, incontriamo x la prima volta un campo di “Gioco della Pelota”
, io rimango un po’ delusa forse per le sue dimensioni un po’
ridotte o forse perché non ci sono più i caratteristici
anelli e la guida mi spiega che che a Chichen Itza ne vedremo uno molto
più grande e completo, così mi sento un po’ confortata
e continuaimo fino ad arrivare al ”Palazzo del Governatore”
cosi chiamato perché si pensa che viste le dimensioni e le stupende
decorazioni, vi dovesse abitare la massima autorità di Uxmal
dell’epoca. Nel piazzale di fronte si trova l’altare del
Giaguaro a due teste,dedicato probabilmente al pianeta venere. Più
avanti si trova “la casa delle tartarughe” una piccola costruzione
tutta adornata da rilievi raffiguranti delle tartarughe. Sparsi x tutto
il sito troviamo numerosi altri edifici come la colombaia, il complesso
del cimitero ed altri in parte ancora nascosti dalla giungla. Terminata
la visita sudati fino alle mutandine abbiamo pranzato in un ristorante
nei pressi del sito, molto carino e all’ingresso cera un tipo
che vendeva Sombreros fatti con una palma del luogo che permette nonostante
le dimensioni di arrotolarli e portarli in valigia x poi acquistare
la forma originale in un secondo momento:inutile dire che abbiamo fatto
anche qui i nostri acquisti con ben 3 sombreros. Ripreso l’autobus
siamo arrivati a Merida la città bianca e capitale dello Yucatan.
Siamo rimasti delusi, c’è l’aspettavamo più
bella. Dapprima scesi nella piazza principale ”lo zocalo”
abbiamo visitato il palazzo del governo al cui interno ci sono dei murales
che non anno niente a che vedere con quelli di Rivera pur raccontando
sempre le vicende del Messico dagli atzechi ai conquistadores; Sapendo
che là vicino cera un mercato dell’artigianato non avevo
testa a seguire i racconti di Alvaro. Appena liberi, 1 ora, con 3 coppie,
ci siamo addentrati nelle vie di Merida x andarlo a cercare e devo dire
che abbiamo avuto una vera delusione, strade sporche, brutte e non vi
dico il mercato, una coppia a comprato dalle amache in quanto Merida
è detta la città delle amache ma x altro niente. Una bella
sorpresa è stato l’albergo”Ayatt” molto lussuoso,
il tempo x la doccia e subito fuori x la tanto attesa “cena degli
sposini” al ristorante “Albertos Continental”. Prendiamo
i taxi non molto cari, il ristorante è molto bello, praticamente
un patio molto rustico e caratteristico, il tavolo al centro sotto le
stelle. Abbiamo mangiato bene, un consommè di fagioli che x averlo
mangiato io vuol dire che era davvero buono, antipasto prosciutto e
melone e poi una bistecca stile fiorentina ai ferri con contorno di
patatine fritte e verdurine. Abbiamo conosciuto un po’ meglio
i ragazzi e alcuni di loro erano davvero simpatici, peccato che siamo
alla fine del tour, infatti domani sarà l’ultimo giorno.
LUNEDI’
25 agosto 2003 - MESSICO
Dopo la prima colazione siamo partiti x la visita di CHICHEN ITZA. Arrivati
all’ingresso del sito, abbiamo fatto scorta di cartoline, sistemato
cerottini (e si proprio cerottini così imparo a mettere per la
prima volta scarpe nuove quando parto), Alvaro ci ha messo al polso
un braccialetto di carta giallo che serviva in caso ti fosse successo
qualcosa dentro il sito, un malessere ecc. e cominciamo a camminare.
Si giunge davanti al “Complesso delle mille colonne”, appunto
una moltitudine di colonne più tosto basse che tenevano un tetto
oggi inesistente. In questo edificio si riunivano i guerrieri Itza e
proprio adiacente si eregge il “Tempio dei guerrieri” che
sorge su una bassa piramide a 4 livelli. La gradinata centrale conduce
al tempio dove si trovano colonne con l’immaggine del dio serpente
piumato Kukulkàn-quetzalcoalt. Purtroppo l’accesso era
chiuso x restauro e non siamo potuti salire x vedere la bellissima statua
posta all’ingresso del tempio. Durante tutta la spiegazione, ascoltavamo
a stento perchè la nostra attenzione era attirata dall’imponenza
del “Castillo” il più famoso complesso di Chichen-itzà.
Questa piramide venne eretta inglobando un più antico edificio
sacro Maya alto 17mt ed elevando sulla sommità un tempio, all’interno
del vecchio tempio sono stati trovati un Chaac-mool e un trono a forma
di giaguaro dipinto di rosso e decorato con dischetti di giada x simulare
le macchie del manto. La piramide, che ha una base di 55 mt per lato
e 30 metri di altezza, è legata al culto del sole e dell’osservazione
astronomica, è la celebrazione in pietra del divino kukulkàn-quetzalcoatl,
come rivela il simbolismo che governa le proporzioni stesse della costruzione:
le 4 gradinate ai lati della piramide contano ognuna 91 gradini x un
totale di 364, se vi sommiamo l’unico gradino del tempio il totale
è 365 come i giorni dell’anno solare. Ogni facciata presenta
52 pannelli come gli anni del secolo tolteco, mentre i 9 piani della
piramide originano 18 elementi corrispondenti ai mesi del calendario
Atzeco. Il monumento oltre ad essere luogo di culto, funzionava come
una gigantesca meridiana che assolveva alle necessità pratiche
della popolazione, sapere quando seminare x sfruttare i periodi di pioggia
x i naviganti conoscere fasi lunari x evitare tempeste ecc. Il rilevamento
della posizione del sole nei confronti della piramide risponde contemporaneamente
a un criterio di alta spettacolarità, infatti il divino Kukulkan
fa la sua apparizione nei giorni degli equinozi (marzo e settembre)
quando l’ombra delle 9 terrazze si proietta sul muro nord-ovest
creando l’immaggine del corpo di un serpente che striscia lungo
la scalinata centrale e che si congiunge con la testa di pietra che
si trova alla base. Questo purtroppo non l’abbiamo potuto vedere
perché noi ci siamo stati il 25 agosto, ma abbiamo comprato le
foto. Finita la spiegazione, siamo prima saliti in cima alla piramide
30mt e visitato il tempietto, la vista ti toglieva il fiato si riusiva
a vedere granparte del sito, poi x entrare a vedere il trono; ci siamo
poi messi in fila per entrare a vedere il trono, quei 15 minuti di attesa
sotto il sole di mezzogiorno sono sembrati interminabili, io gocciolavo
sudore da tutte le parti, poi è arrivato il nostro turno, abbiamo
percorso un corridoio strettissimo e poi salita una scaletta ripidissima
quanto strettissima e siamo arrivati al tempio della vecchia costruzione
e dietro una grata di protezione c’era il trono, peccato che non
si poteva usare il flasc cosi non abbiamo neanche una foto. Soffocati
dal caldo incredibile che faceva la dentro e dall’umidità
che doveva essere almeno del 150%, corriamo (si fa per dire) all’esterno
dove ci aspetta Alvaro per andare a vedere il prossimo edificio, il
“Caracol” o “Osservatorio astronomico” si tratta
di un edificio a pianta circolare con un diametro di 11mt, costruito
in più fasi, a 2 piani dove nella stanza superiore ci sono 7
piccole finestre, orientate x determinare solstizi ed equinozi e al
centro una scala a chiocciola (caracol) che dà il nome all’edificio.
La loro precisione nel nel calcolare lo scorrere del tempo li aveva
portati a basarsi su un calendario solare di 365 giorni con uno scarto
piccolissimo su quello stabilito dai moderni astronomi. Alvaro ci racconta
che uno dei motivi della ricchezza dello Yucatan è la presenza
di numerosi pozzi naturali dove si raccoglieva l’acqua piovana
chiamati “Cenotes”. Ed è proprio qui che si trova
il più famoso cenote dello Yucatan, quello sacro ed e da questo
che prende il nome Chichen-Itza cioè “sul ciglio del pozzo”.
Andiamo a vederlo e mi fa subito uno strano effetto, mi sembra un luogo
misterioso, pieno di segreti e mi fa quasi paura in quanto conosco la
sua storia. Qui venivano gettati i resti dei sacrifici umani che si
facevano, al suo interno sono stati ritrovati ossa, teschi e oggetti
di culto. Una volta in tv avevo sentito che uno dei possibili motivi
di estinzione di questo popolo erano stati appunto i cenotes,nel senso
che, avendo due cenotes, la popolazione ne utilizzava uno appunto per
gettare i resti dei sacrifici umani e uno l’utilizzavano per bere
e per tutti gli usi quotidiani. Col tempo a furia di gettare resti umani
nel 1° cenote l’acqua di quest’ultimo si avvelenò
ed essendo i cenote collegati sotto terra fra di loro si avveleno anche
l’acqua del 2° cenote provocanco lentamente la morte di tutta
la popolazione,ma x Alvaro questa è solo una delle tante ipotesi
che si sono fatte nel tempo. L’ultima tappa ci riserva un posto
che già avevamo visto, ma che qua si presentava nella sua maestosità,
il “Campo del gioco della pelota”. Qui lo troviamo gigantesco
a differenza di quello di Uxmal ed è proprio come me lo aspettavo,
nella sua maestosità. Misura 170mt di lunghezza e 50mt di larghezza,
mentre i muri laterali sono alti quasi 8mt, e sono ornati da una fascia
rappresentante un serpente; gli anelli sono fissati ad una altezza di
7mt, e ricordando come si gioca sembra incredibile che potessero lanciare
la palla di caucciù (2-3 Kg) a quell’altezza con gomiti
e fianchi. Questo gioco, non era ritenuto uno sport, ma bensi un rito
religioso a cui assistevano come pubblico solo i sacerdoti; si fronteggiavano
due squadre che dovevano per primi fare entrare la palla di caucciù
con l’aiuto di fianchi e gomiti negli anelli posti in alto, non
si conoscono tutt’oggi le regole e neanche il numero preciso di
componenti che si possono vedere sui rilievi alla base dei muri, dove
possiamo notare alcune scene con uomini protetti nelle parti vulnerabili,
braccia e ginocchia con paracolpi e talvolta caschi con sopra raffiguranti
un giaguaro segno di potenza, ed in alcune scene si può vedere
anche il rituale del sacrificio del capitano della squadra vincitrice,
ossia la sua decapitazione, infatti il capitano aveva l’onore
di potersi presentare difronte il grande Dio, ma ci si poteva presentare
solo in un modo, cioè morto. A questo punto la visita a Chichen-itza
termina qui compreso il tour, devo dire che quest’ultimo è
stato il più bel sito visitato forse x la spettacolarità
dei suoi edifici, mentre ad esempio Uxmal è il sito più
affascinante in quanto immerso in quella lussureggiante foresta tropicale,
ma poi nel complesso è stato tutto bello e particolare. Stanchi
e accaldati pranziamo, con l’autobus dopo un’ora arriviamo
al nostro hotel di Cancun il “Fiesta Americana Condesa”,
il primo impatto ci toglie il fiato tanto è il lusso, e che in
3 anni di viaggi mai abbiamo incontrato tanto splendore. All’ingresso
si trova una tettoia in legno e foglie di palma enorme alta circa 30mt
e larga 50mt e ricopre la recepsion lasciando tutto all’aperto,
a terra giochi di marmo spettacolari salotti in vimini e una splendida
vetrata dove si poteva vedere a soli 10mt il cristallino Mar dei Carabi.
Saliti in camera altra sorpresa, una stanza bellissima con un lettone
enorme con dei cuscini morbidissimi, un copriletto bianco candido che
richiama le lampade e un bellissima chise-longue. Indossato il costume
voliamo x la spiaggia a tastare il mar dei carabi, l’acqua caldissima
anche se un po’ agitata, la sabbia di un bianco fuori dalla nostra
fantasia. Non ci poteva mancare un tuffo in una piscina che x girarla
ci voleva una canoa, calda più del mare, siamo rimasti a mollo
fino a tardi. Fatta poi una doccia abbiamo deciso di uscire x andare
a mangiare dal McDonald’s e x vedere un po’ di Cancun, cosi
prendiamo un autobus e sotto indicazione di un passante andiamo a “Plaza
La Isla” il centro di divertimento della zona. C’erano negozi
bellissimi e anche costosi, erano in pratica delle stradine pedonali
dove poter passeggiare, guardare vetrine, bere e mangiare e il bello
è che se piove sopra le strade vi sono poste delle coperture
altissime che garantivano passeggiate asciutte. Dopo aver cenato e fatto
una bella passeggiata ci siamo avviati x l’albergo e x nostra
fortuna non abbiamo beccato un temporale x un pelo.
MARTEDI’
26 Agosto 2003 - MESSICO
La sveglia l’abbiamo messa più tardi del solito, alle 8
oggi, è il nostro 1° giorno libero. Fatta colazione e qui
non si bada a spese, siamo andati alla reception e fatto come ci aveva
detto Alvaro il giorno prima, ovvero non avendo il trasferimento incluso
x Plaia del Carmen (x nostra scelta perché costava 45 euro a
testa), abbiamo aspettato la navetta che veniva a prendere gli altri
ragazzi, abbiamo chiesto ad un autista se aveva 2 posti liberi e dopo
una breve contrattazione ci siamo accordati x 300 pesos (30euro) portati
fino all’Hacienda Maria Bonita compreso il facchinaggio, la prossima
volta prima di prenotare un trasferimento dall’Italia ci penseremo
2 volte. Comunque alle 11:30 siamo arrivati, dopo circa 1 ora di viaggio
e un tempo bruttissimo. La camera non era ancora pronta cosi approfittando
di una temporanea tregua del tempo, siamo usciti a fare un giro e praticamente
abbiamo capito che bastava fare 100mt x essere nella centralissima 5^
avenue che in ogni minuto della giornata era strapiena di gente in quanto
vi si concentravano la maggior parte di negozi e ristoranti. Devo dire
che Plaia mi è piaciuta molto più di Cancun, l’ho
trovata più a portata di mano, più x ragazzi, mentre Cancun
mi sembra il luogo ideale x ricchi americani che non badano a spese.
Ha poi ricominciato a piovere, cosi ce ne siamo tornati in hotel e abbiamo
atteso che ci dessero la camera. Per tutto il giorno ha piovuto ininterrottamente
e ci siamo fatti una scorta di tv Messicana sperando nel miglioramento
del giorno dopo.
MERCOLEDI’
27 agosto 2003 - MESSICO
Svegliandomi x caso alle 8, ho visto che fuori il sole spaccava le pietre,
cosi ho tirato giù dal letto Dany, messo il costume, fatto colazione
e dopo aver chiesto informazioni alla reception ci siamo catapultati
in spiaggia a ”plaia tukan” x il nostro 1 giorno di mare.
Il mare era stupendamente azzurro cristallino, essendo arrivati presto
non c’era ancora nessuno, abbiamo preso 2 lettini e siamo rimasti
a crogiolarci al sole fra un tuffo e l’altro x smozzare il caldo,
fino alle 4 di pomeriggio. Al rientro in hotel il sole di un intera
giornata si e fatto sentire sulle pelle arrossata, nonostante i quintali
di crema che ci siamo spalmati, non dimentichiamoci che siamo sotto
il tropico del cancro e poi non badando a metterla sui piedi o dovuto
ricorrere alla Foil. Dopo aver cenato in un posticino carino tipo McDonald’s
alla messicana, abbiamo fatto un giro nella zona non turistica dove
bbiamo trovato un grande supermercato “San Francisco“ che
chiudeva alle 10:30 e qui vendevano di tutto, siamo rimasti stupiti
dalle confezioni tutte stile ristorante (Maxi), al reparto frutta abbiamo
trovato oltre a frutta che noi non conosciamo ,anche le foglie dei fichidindia
come verdura e che Daniele aveva già mangiato. Approfittandone
abbiamo comprato banane, acqua, ecc.,quindi ci siamo fatti un giro nel
centro dove abbiamo notato che x nostra fortuna avevamo comprato tutti
i souvenir durante il tour, perché qui c’era tutto ma prezzi
raddoppiati.
GIOVEDI’
28 agosto 2003 - MESSICO
Approfittando della bella giornata ci siamo alzati presto e siamo andati
alla fermata dei taxi collettivi che con 30pesos a testa ci a portati
a Tulum (circa 80km a/r) dove l’ingresso e costato altri 30pesos
a testa e pensate che l’agenzia di Plaia pubblicizzava il giro
x 290 pesos a testa. Il sito era bello non per le rovine maya che ne
avevamo viste di molto più belle, ma x il contesto, infatti questo
è l’unico sito a strapiombo sul mare con delle mura di
difesa e con una spiagetta dentro il sito che tra palme e banani era
un sogno. Tulum proprio x la sua posizione col suo “castello”
a picco sul mare è stata la prima città ad essere avvistata
e conquistata dagli Spagnoli nel 1517 e quindi primo teatro di scontro
con il popolo maya, che visse le prime crudeltà della guerra.
Finita la visita e vista l’alta temperatura ci siamo buttati in
acqua e siamo rimasti sulla spiaggia fino a verso le due, poi abbiamo
deciso di ritornare a Playa. Arrivati nel piazzale d’ingresso
dopo un ennesimo giro x i negozi abbiamo assistito all’esibizione
di alcuni uomini in costume tipico. Si tratta di un antico rito detto
“rito dei voladeros” dove su un alto palo 4 indigeni appesi
a testa in giù, compiono 13 giri ciascuno che x 4 uomini fa 52
cioè il numero degli anni che x gli indios Tolteci formano un
secolo. Ripreso il taxi, lungo la strada del ritorno abbiamo visto l’insegna
che indicava “cenote azul” abbiamo chiesto ad un ragazzo
che ci ha detto che è il paradiso dello snorkeling, cosi abbiamo
pensato che sabato ci avremmo fatto una capatina. Arrivati in albergo
dopo un riposino siamo ritornati nella spiaggia a noi più vicina
e verso le 6 ritornando in camera abbiamo avuto una bella sorpresa.
Cercavamo il carica batterie della videocamerae non trovandolo abbiamo
pensato di averlo dimenticato a Cancun, ma poi dopo alte scoperte abbiamo
capito che ci avevano derubati. A prescindere dal carica batterie, bijotteria
varia, lettore cd, x noi stupidate,il dispiacere vero e proprio è
stato scoprire che mancavano le cassette dove avevamo registrato tutto
il tour, una catastrofe specialmente x Dany che ci tiene veramente molto
ai suoi filmini. Per nostra fortuna sapevamo che in giro c’erano
dei nostri compagni di viaggio e dopo averli trovati e raccontato quello
che era successo, siamo rimasti che ci mandavano il loro filmino.
VENERDI’
29 agosto 2003 - MESSICO
Ci svegliamo alle 7 perchè nonostante tutto andiamo a vedere
l’isola di Cozumel, ma piove a dirotto quindi ci rimettiamo a
letto. A piovuto x tutto il giorno e dopo un massiccia dose di tv in
spagnolo usciamo verso sera x mangiare. Rientrati in camera abbiamo
sentito che qualcuno ha cercato di sforzare la maniglia per entrare
così ci siamo decisi ad andare alla polizia turistica che poi
ci a mandati al ministero pubblico dove abbiamo sporto denuncia dopo
non poche difficoltà x la lingua.
SABATO
30 agosto 2003 - MESSICO
Per fortuna una splendida giornata, cosi dopo essere di nuovo andati
alla polizia x novità, abbiamo preso il traghetto x Cozumel che
è isola dove fanno la tappa Messicana le navi da crociera. Scesi
dal traghetto decidiamo di affittarci uno scooter e x 20 euro ci danno
assicurazione, caschi e pieno di benzina. Partiamo alla scoperta dell’isola
partendo dal lato destro dove il mare è calmo, limpido, una cartollina
da sogno, ci fermiamo a “playa San Francisco” la spiaggia
free, parcheggiamo il motorino e subito un signore si offre di guardarci
il motorino in cambio della mancia. Troviamo una bellissima spiaggia
di sabbia bianca ma un po grossolana con innumerevoli banani e palme
da cocco fin quasi al mare. Ci siamo divertiti, non c’era quasi
nessuno, abbiamo cercato conchiglie e coralli (anche se non si può
fare), foto di rito e verso le 3 abbiamo ripreso lo scooter x continuare
il giro dell’isola. Per strada s’incontravano tantissime
iguane che ti attraversavano la strada e quasi non né schiacciavo
una, quindi procedento siamo arrivati sull’altro lato dell’isola,
qui lo scenario è talmente diverso che neanche sembra la stessa
isola infatti oltre alle rocce a strapiombo e molto scoscese, il mare
è molto agitato con onde anche di 3-4mt, uno spettacolo x l’occhio
e x i serfisti. Riportato indietro il motorino alle 16:30, anche se
scottati da un’intera giornata di sole cocente, ci facciamo un
giro x i negozi, carissimi, d'altronde qui ne approfittano con i turisti
che scendono dalle navi da crociera, ma nonostante tutto trovo qualcosa
da comprare cioè un sombrero un po’ più piccolo
di quelli già comprati, più rigido, con una fascia di
stoffa coloratissima, alle 5 ripreso il traghetto siamo tornati a Playa.
Fatta la doccia e sistematele valigie (domani si parte), siamo usciti
perché ci restava ancora qualcosa da comprare e poi a letto presto.
Verso l’una di notte vengo svegliata da un’assordante musica
tipica messicana, l’indomani scopro che erano i Mariaci i musicisti
in affitto che suonavano la serenata ad una ragazza che faceva il compleanno.
DOMENICA
31 agosto 2003 - MESSICO
Ci svegliamo alle 3:45, rassegnati al fatto che non avremmo più
trovato le videocassette, una navetta ci è venuta a prendere
x portarci all’aeroporto a Cancun e durante il tragitto abbiamo
fatto amicizia con dei signori che facevano lo scalo di Houston con
noi e parlavano un po’ d’inglese. Al chek-in ci hanno fatto
aprire le valigie, dopo averle rovistate le abbiamo imbarcate, ma sull’aereo
avevamo i posti separati, con Dany davanti a me. Ci hanno servito la
colazione e dopo circa 1 ora e 30 siamo arrivati a Houston, qui non
vi dico il casino, gli Americani ossessivi ci anno fatto togliere pure
i sandali, controlli e stracontrolli e finalmente imbarcati x Ework
nel New Jersy. Anche qua con tanta fortuna pure i posti separati ma
fortunatamente un ragazzo ci ha ceduto il posto e cosi ci siamo seduti
insieme anche perchè il volo è durato 3 ore. L’aereo
della Continental era nuovo e bello, con i televisorini negli schienali,
film in italiano, giochi ecc., potevi vedere ma x ascoltare dovevi comprarti
le cuffie 5 dollari abbiamo rinunciato e ci siamo fatti una dormita
vista la mattinata. Arrivati a Ework credevamo di dover prendere i bagagli
come a Houston e siamo caduti nel panico quando non li abbiamo visti
arrivare insieme agli altri del nostro volo, soltanto dopo 1 ora e gesti
indecifrabili in inglese abbiamo capito che arrivavano a Palermo. Al
chek-in Alitalia c’era una fila interminabilesiamo stati ad aspettare
circa 2 ore ma in compenso abbiamo avuto i posti vicini sia x Milano
che x Palermo. Stavolta a differenza dell’andata l’aereo
faceva pena, era piccolo e vecchio, poi nel nostro lato non funzionavano
neanche le cuffie cosi dopo aver cenato buona notte. Dopo 8 ore siamo
arrivati a Milano, dove abbiamo preso il 4 ed ultimo volo che ci ha
portati a Palermo. E’ stato terrificante e straziante, avevo le
gambe e i piedi talmente gonfi che non potevo stare quasi in piedi e
x giunta raffreddata, infatti come se non bastasse l’aria condizionata
tenuta al massimo proprio in testa. Tirando le somme possiamo dire che
nonostante la disavventura avuta a Playa, è stato proprio un
fantastico viaggio, il Messico era proprio come c’è lo
immaginavamo, allegro, pieno di colore e fascino e siamo veramente contenti
di esserci stati.