VIAGGIO
IN INGHILTERRA DEL SUD
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Ivan
Numero di giorni: 9
Costo totale del viaggio: -
Periodo: 20 aprile - 28 aprile 2002
Compagnie Aeree: Ryan Air
Documenti: Carta d'Identità
Sistemazione: -
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la scheda di questo Paese!
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20/4 – Volo Alghero - Londra Stansted; Canterbury
21/4 – Canterbury; Dover; Hastings; Brighton;
Winchester
22/4 – Winchester e la Tavola Rotonda; Salisbury;
Stonhenge; Sherbourne; Yeovil
23/4 – Camelford; Tintagel e il castello di Re
Artù; Watergate Bay; Newquay
24/4 – Newquay; Land’s End; Penzance; St.Michael’s
Mount; Mullion Cove; Lizard Point; St.Austell
25/4 – Eden Project; Cheddar; Wells; Glastonbury
e il Thor; Bristol
26/4 - Oxford
27/4 - Cambridge
28/4 – Rientro volo Londra Stansted - Alghero
Appunti
L’Inghilterra
è dal punto di vista turistico perfettamente organizzata, anche
se in qualche città o paese presenta sorprendentemente alcune
lacune.
I posti da vedere sono tantissimi e molto vari, dagli splendidi paesaggi
naturalistici dell’interno e della costa, ai castelli, alle splendide
cattedrali, ai magnifici giardini, ai pittoreschi paesini dell’interno,
ai monumenti leggendari, ai numerosi parchi giochi e divertenti attrazioni.
Ce n’è per tutti, per tutte le età e tutti i gusti!
Il cambio con la sterlina, come è ben noto, per noi italiani
è parecchio sfavorevole ed il costo della vita risulta carissimo.
Si spende molto e soprattutto per qualunque cosa, dal parcheggio ai
biglietti per entrare in qualunque luogo possa essere sfruttato per
spillare soldi al turista!
La vita notturna nell’interno e lontano dalle città grosse
(sopratutto in Cornovaglia) non esiste, non c’è una cultura
del pub a tutte le ore come in Irlanda.
La cucina è un argomento controverso. Per il pranzo si può
spendere molto e mangiare discretamente in ristoranti o locande, oppure
accontentarsi di qualche Pizza Hut (se esiste), ma di certo il diffusissimo
Fish & Chips che si trova ovunque non è il massimo ed è
nauseante. Per la cena invece esistono solo i ristoranti, molto diffusi
ovunque (anche le pizzerie).
I Bed & Breakfast sono la scelta migliore per alloggiare e il sistema
più diffuso in quasi tutte le località più turistiche,
offrendo senza dubbio il miglior rapporto qualità/prezzo e permettendo
di apprezzare anche l’ospitalità e l’architettura
delle abitazioni inglesi
E’ importante scegliere con attenzione e selezionare le mete da
visitare, senza farsi ingannare dalla martellante pubblicità
di depliant ed immagini, che alcune volte gonfia esageratamente l’attrazione.
Cercare il Tourist Office (l’Ufficio Informazioni) della città
o del paese che si visita è un buon punto di partenza per avere
un’idea di quello che si può fare e vedere, anche nei dintorni.
Gli uffici sono colmi di depliant di ogni genere e guide turistiche,
con cartine stradali e alloggi.
Se si affitta una macchina è necessario preventivare una discreta
cifra in parcheggi, poiché anche nel paese più disperso
si può parcheggiare in genere solo in apposite aree a pagamento
(a seconda del tempo che si rimane). E bisogna ricordarsi sempre che
si guida tenendo la sinistra!
Per sapere particolari su storie e leggende varie di Re Artù,
sparse per le varie cittadine inglesi, il racconto di Vincenzo di Marco
è un ottimo punto di partenza.
20/4 – Volo Alghero - Londra Stansted;
Canterbury
Parto da Cagliari prendendo la corriera per Alghero che arriva in coincidenza
del volo Ryanair per London-Stanted. La tariffa di questa compagnia
aerea è imbattibile in qualunque situazione, anche senza particolari
offerte. Il volo è puntuale, anzi arriva addirittura con dieci
minuti in anticipo, e in aeroporto mi fermo ad aspettare l’arrivo
del mio grandissimo amico Carlo (con cui sono già stato in Irlanda),
che è giunge da Dublino verso le 18:00.
Abbiamo pianificato questo viaggio velocemente nel giro di due settimane,
spulciando tutto quello che si poteva trovare in Internet sull’Inghilterra,
stampando cartine, esperienze di altre persone, elenco ed indirizzi
di alloggi. La prima cosa che facciamo è quella di sedere al
bar dell’aeroporto e rilassarci un attimo per festeggiare nuovamente
il nostro incontro, poi andiamo al banco della Hertz e per ritirare
la macchina che abbiamo prenotato in anticipo per una settimana.
Una Fiat Punto blu nuova fiammante e lucidissima ci attende, ovviamente
con tipica guida a sinistra inglese (certo se penso alle condizioni
in cui la riporteremo, non sarà certamente più né
fiammante né lucida…). Armati di cartine stradali di ogni
genere, prendiamo l’autostrada che scende per la circonvallazione
di Londra, notando, esattamente al contrario di come avremmo immaginato,
che il traffico è ordinato e scorrevolissimo persino nei pressi
della metropoli.
Dalla circonvallazione, proseguendo in senso orario, si oltrepassa un
enorme e modernissimo ponte sospeso ad arco, che attraversa il Tamigi
in un punto dove il fiume è piuttosto largo, e finisce al casello
dove si paga un pedaggio (le autostrade infatti in Inghilterra sono
tutte gratuite ma si pagano pedaggi per i ponti). Svoltiamo successivamente
in una deviazione per il Sud-Est, verso la nostra prima meta che era
Canterbury.
Le autostrade sono ben segnalate, ma bisogna capirne i meccanismi, perché
a volte i cartelli sono talmente tanti che confondono, e spariscono
nei momenti cruciali… Un altro particolare che non tardiamo a
notare è quello dei lavori in corso: soltanto la pignoleria e
precisione degli inglesi può portare ad un simile spettacolo:
migliaia di segnalazioni apposte sul manto stradale in maniera incredibilmente
simmetrica, esattamente equidistanti una dall’altra e per una
lunghezza a volte di km! (anzi di miglia). E la vera chicca è
che, nonostante le accuratissime segnalazioni dei lavori in corso, non
si vede nessuno che lavora e non appare il minimo cenno di lavori, magari
una ruspa, un camion, niente! Certo può capitare una volta tutto
ciò, ma in una settimana avremo modo di appurare con enorme stupore
che tutto questo è assolutamente usuale: trovare le stesse restrizioni
dell’autostrada ad una corsia, che rallentano il traffico, e nessun
segno di lavori in corso! Senza considerare che ci sono gli autovelox
e le macchinette fotografiche nascoste nei piloni delle segnalazioni
per lavori, pronte a scattare se si supera il limite delle 30 miglia
orarie… ahhh gli inglesi!
Chiusa la parentesi delle autostrade, giungiamo dopo circa un’ora
e mezzo a Canterbury, una sorridente e splendida cittadina, dove troviamo
con poca fatica un hotel/BED & BREAKFAST a 3 stelle, l’Ersham
Lodge, distante appena dieci minuti a piedi dal centro. Il prezzo di
25 pound a testa ci sembra accettabile, considerato che è già
buio e siamo stanchi, e l’interno e la stanza sono davvero caratteristici
e belli.
Dopo una veloce rinfrescata e usciamo verso le 22:00, eccitati come
capita sempre all’inizio di qualunque viaggio, e con tanta voglia
di fare. Passeggiamo per il centro cercando di scovare la maestosa Cattedrale,
simbolo di questa cittadina, ma è impossibile avvicinarsi perché
circondata e chiusa dalle abitazioni, con un solo ingresso di un portone
che ovviamente è tenuto aperto solo di giorno. Sediamo a bere
una birra in un pub carino del centro, e poi camminiamo per il perimetro
della cittadina dove restano ancora in piedi le parziali alte mura medievali.
Non ci resta dunque che scaraventarci a letto, riposare e ricaricare
le batterie per domani!
21/4 –
Canterbury; Dover; Hastings; Brighton; Winchester
La mattina presto, dopo una succulenta prima colazione, ci dirigiamo
nuovamente verso il centro di Canterbury, ma stavolta prendiamo la macchina,
nonostante il centro sia abbastanza vicino, in modo da essere pronti
per ripartire. E qui arriva la prima chicca della giornata. Poiché
tutto il mondo è paese e l’uomo è un essere intelligente,
si presume che abbia creato i parcheggi a pagamento in maniera funzionale
in tutto il pianeta. Ma qui siamo in Inghilterra, e vige la regola che
agli inglesi piace distinguersi e fare le cose a modo proprio. Così
perdiamo all’incirca mezz’ora per cercare di capire come
funziona il sistema di questo parcheggio a pagamento, dal momento che
esiste una macchinetta dove fare i biglietti automatici. Bisogna inserire
le monete e un codice a cinque cifre numeriche che rappresentano la
targa della macchina. Peccato solo, piccolo particolare, che la nostra
macchina ha una lettera in mezzo che non è accettata dalla macchinetta
automatica e non riusciamo ad avere la ricevuta! Sentendoci un po’
indispettiti del fatto, osserviamo un inglese che parcheggia e richiede
la ricevuta, ed è tutto esattamente come abbiamo fatto noi, ma
lui ha in effetti una targa giusta. Allora attendiamo un po’ per
chiedere ad un signore del posto, convinti che ci sia qualcosa che evidentemente
ci sfugge, ma il signore rimane invece più allibito di noi! Prova
per 5 minuti perplesso del fatto che la nostra targa è diversa
dalle altre e non è accettata dalla macchinetta, e si arrende
anche lui suggerendo di mettere una cifra a caso al posto della lettera
e “falsificare” la targa; tanto qualunque vigile la vedrà
capirà che è giusta dalle altre quattro cifre. Ma dico,
si può creare una macchinetta automatica che non accetti neanche
tutte le targhe delle macchine del tuo Paese? Del resto, siamo solo
a poco più di 100 Km da Londra, e non credo che la Hertz affitti
macchine aliene…Esterrefatti da questi strani meccanismi, riusciamo
finalmente ad avviarci in centro, rimpiangendo di aver avuto la pessima
idea di venire in macchina.
Alla luce del giorno si possono apprezzare decisamente meglio i particolari
architettonici di molte casette nelle tranquille viuzze, la vita serena
della cittadina che si svolge interamente nel centro, adibito ad area
pedonale. Ed è questa una caratteristica che si riscontra in
tutte le cittadine turistiche inglesi e ne rende piacevole la visita:
chiudere il centro al traffico e renderlo solo zona pedonale. Questo
è un grande punto a favore per gli inglesi, bisogna riconoscerlo!
La nostra meta è ovviamente ancora la Cattedrale, torniamo perciò
nella via principale, con l’unico maestoso accesso al cortile
che porta al monumento, ed entriamo. L’impatto è non da
poco, essendo la prima cattedrale inglese di questo tipo che visitiamo,
che risulta veramente grande e bellissima. Osserviamo all’interno
le imponenti navate gotiche, anche se soltanto una parte è aperta
al pubblico.
Dopo qualche foto e ripresa, compriamo la spesa in un market e proseguiamo
subito verso Dover, alla ricerca delle White Cliffs, ovvero le scogliere
bianche, famose proprio per il loro colore, dovuto alla conformazione
della roccia che le compone. Arriviamo prima a St.Margaret at Cliffs,
un villaggio tipicamente turistico con villette panoramiche sulla costa,
e dopo torniamo indietro a Dover dove, a dire il vero con qualche difficoltà
nella comprensione delle direzioni dei cartelli, finalmente troviamo
le rinomate scogliere.
Parcheggiamo a pagamento in un’apposita area di sosta e prendiamo
un sentiero a piedi che costeggia le scogliere dall’alto. Il panorama
è molto vario intorno: alle spalle si intravede sullo sfondo
l’enorme Castello di Dover, in basso (solo inizialmente) c’è
il porto mercantile con un via vai continuo di navi che attraccano,
e davanti le caratteristiche scogliere, veramente bianche, che contrastano
con l’acceso verde dei prati. Dal depliant si capisce che il sentiero
prosegue per parecchie miglia e più avanti il panorama, arrivando
ad un vecchio faro, deve essere ancora più bello.
Ma noi abbiamo centinaia di cose da vedere che ci aspettano ancora,
e dopo un’oretta di relax sul prato dove per poco prendiamo una
bella tintarella (è infatti una bella giornata di sole!), andiamo
verso il castello. Compiamo un bel giro in macchina intorno al castello,
veramente maestoso, e poi proseguiamo per la strada costiera, passando
un susseguirsi di belle cittadine turistiche dove gli inglesi vengono
a trascorrere le loro vacanze.
La prima è Folkestone, molto carina e particolare, poi dopo qualche
altra meno rilevante ci sostiamo ad Hastings, costruita a ridosso dell’alto
tratto di costa e sede di un caratteristico porto di pescatori. Nel
grandissimo parcheggio del porto, il panorama risulta interessante:
sullo sfondo le scogliere a strapiombo sull’oceano danno un senso
selvaggio al paesaggio, sulla spiaggia di fronte i bambini giocano a
pallone e nel porto si vede un po’ di tutto, da vecchi treni merci
a barche di pescatori. Camminiamo verso il centro, notando sulla destra
una particolare funivia che porta sulla cima della costa, dove sicuramente
c’è qualche monumento da visitare. E’ pieno di ristorantini
e fast food con tavolini all’aperto, a cui non sappiamo resistere,
dato che abbiamo una fame abominevole. Peccato aver scelto, nella fretta
di ingurgitare qualcosa, il classico Fish & Chips, trovabile ovunque
qua in Inghilterra, che offre per l’appunto il pesce fritto con
le patate. Nonostante il merluzzo sia fresco e siamo in una località
di mare, la pietanza risulta nauseabonda e un vero mattone per il nostro
stomaco… sarà che noi italiani non siamo abituati a questa
cucina, ma ci ripromettiamo di non commettere più lo stesso errore
due volte!
La seconda chicca del giorno arriva verso la fine del pranzo, quando
un atroce certezza ci assale vedendo un cartello di fronte al porto:
non abbiamo pagato il parcheggio!! Acciderbolina, non siamo ancora abituati
alle abitudini inglesi, tocca fare una bella corsa nella speranza che
nessuno si sia accorto del fatto. Tra l’altro, mentre torniamo
di buon passo e rientriamo alla macchina, ci rendiamo conto che la multa
non sarebbe per niente una cifretta: proprio un bel modo di iniziare
il nostro viaggio! Per fortuna, la dea bendata ci assistite e nessun
vigilante si presenta in zona a dare la stangata…
Usciti in pochi nanosecondi dal porto riprendiamo ancora la costiera,
fino ad arrivare alla bellissima città di Brighton. E’
questa la città più turistica e organizzata di tutto il
Sud dell’Inghilterra, un vero punto di ritrovo per i giovani e
per gli inglesi che vengono a trascorrere qua le vacanze. La costa è
il fulcro della città, con un litorale grandioso organizzato
in maniera impeccabile. Tanto per intenderci, la spiaggia non è
certo un granché, così grossolana, a volte proprio ciottolato,
e il mare non è certo l’esempio di limpidezza e trasparenza,
ma gli inglesi quando organizzano una cosa la fanno bene e hanno davvero
trasformato questa città in un parco giochi.
Il litorale è lunghissimo, non se ne vede la fine, ed è
tutto adibito a rilassanti e divertenti passeggiate, con attrezzature
sportive, negozietti di vario genere, chioschi, bar, piccole locande.
I turisti sono migliaia e di tutte le età, dai bambini piccoli
col triciclo ai vecchietti in bicicletta ma, ovviamente, la maggior
parte sono giovani e ragazzi. Entriamo in un piccolissimo shop che vende
prodotti “marini” artigianali, ovvero oggetti e souvenir
costruiti con conchiglie di ogni genere, piccole ed enormi e con le
forme più svariate che non ho mai visto prima.
Più avanti il pezzo forte del litorale: il Brighton Pier, che
è uno tra i tanti moli del litorale con la particolarità
di avere sopra un parco giochi. Infatti si percorre a piedi la parte
stretta del molo tra un susseguirsi di punti di ristoro e giochi vari
(molto diffuse le slot machines) e si arriva nella parte più
larga, in fondo, dove c’è una pista di Go-Kart in miniatura,
e niente poco di meno che tre montagne russe diverse, ovviamente di
piccole dimensioni, ma molto suggestive proprio perché sull’oceano!
C’è un via vai continuo di persone, gabbiani enormi che
volano ovunque e che prendono da mangiare dai turisti a più non
posso, dando vero spettacolo. Il panorama è molto suggestivo
anche perché il sole comincia a tramontare e i raggi illuminano
tutta la città sullo sfondo, con le costruzioni e gli hotel che
fungono da muro di cinta (sembra di osservare una cartolina di Miami);
il tutto visibile in maniera eccellente dal molo. Negli altri moli,
diversi pescatori si dilettano con la lenza e qualche turista in barca
o in motoscafo si gode lo splendido paesaggio.
Caricati da questa atmosfera serena e di divertimento, io e Carlo decidiamo
di partecipare buttandoci su una della montagne russe che ci attirano
di più: quella con il giro della morte! Quando mai ricapita di
fare una montagna russa sopra l’oceano? E così saliamo
intrepidi su questa strepitosa attrazione… Mentre il vagoncino
si arrampica lentamente, dall’alto la vista diventa contemporaneamente
ancora più bella e noi, convinti che continui così ancora
per un po’, tiriamo fuori le macchine fotografiche per tentare
qualche scatto azzardato… invece dopo una frazione di secondo
il vagoncino si scaraventa alla velocità della luce verso il
suolo e siamo costretti con mille acrobazie (e urla a più non
posso), a tentare di ficcare le macchine fotografiche in tasca prima
di perderle definitivamente nel giro della morte, sopra la testa di
qualche povero turista! Compiamo in tempo la nostra missione per fortuna
prima della fine del giro, che risulta abbastanza breve ma davvero divertente.
Un po’ rintontiti usciamo dal molo e ci dirigiamo verso il centro
di Brighton, all’interno. Dopo qualche giro scopriamo il monumento
più famoso della città, il Royal Pavillon, una sorta di
enorme moschea creata con architettura interamente orientale. Entriamo
nel bel parco, curatissimo e adornato con bei fiori, vedendo la splendida
moschea nelle sue diverse facciate, anche se ormai è quasi buio
ed si fa ora di andar via.
Per la notte programmiamo di andare a dormire a Southampton, una delle
più grandi città del Sud e porto commerciale, ma una volta
arrivati a destinazione la città ci delude un pò. Non
si vede nessuno in giro per le strade, sembra un ambiente triste e vuoto
e, tra l’altro, non notiamo neanche strutture per alloggiare.
Non essendo ancora tardissimo, decidiamo dunque di azzardare una tirata
sino a Winchester. In pratica in un solo giorno attraversiamo metà
Inghilterra! A Winchester giungiamo in condizioni pietose, stanchissimi
dal lungo viaggio, e pensiamo di trovare velocemente un BED & BREAKFAST
dove alloggiare, essendo questa una cittadina parecchio rinomata turisticamente.
Ma non va affatto così: giriamo a vuoto per un bel po’
fino a trovare, ormai disperati verso le 22:00, una sorta di BED &
BREAKFAST proprio sopra un pub.
E qui arriva la terza chicca, una delle più grandi di questo
viaggio… Sappiamo bene che quando c’è un pub di mezzo
non è il massimo alloggiare, sia per l’ambiente sia per
il chiasso della notte, ma non abbiamo più tempo per scegliere
e così ci accontentiamo senza pensarci due volte. Inizialmente
il posto non sembra neanche malaccio, a parte il fatto che si saleal
piano di sopra in un corridoio strettissimo per persone anoressiche,
e la porta della nostra stanza è alta un metro e mezzo, con uno
bello spuntone pronto a trafiggere la testa, se per caso ci dimentichiamo
di abbassarla per entrare… La stanza è arredata in modo
alquanto singolare, c’è un televisore rotto (che mi ricorda
l’ostello di Londra… ma perché gli inglesi mettono
sempre i televisori rotti nelle stanze dei turisti?) e una cattle per
il thè da prendersi il tetano solo a guardarla, figuriamoci se
osiamo provare a mettere l’acqua dentro! Ma queste cose passano
in secondo piano quando si è distrutti e si ha voglia di buttarsi
in un letto a dormire, perciò a noi interessa solo sapere a che
ora è la colazione domani mattina per dare carburante al nostro
fisico alla grande. Andiamo a chiedere questo piccolo dettaglio, che
è compreso nel prezzo di 25 pound a testa (caruccia la bettola
eh?), ma clamorosamente la signora del posto non sa bene a che ora sia
la colazione e cerca in un libro prima di darci la risposta, alle 7:30.
“Certo devono venire molti turisti qua“ pensiamo noi se
non si ricordano neanche a che ora è la colazione… un po’
rattristati dal fatto di doverci alzare così presto, andiamo
a dormire tra il chiasso e la musica del pub sottostante. Ma la chicca
continua….
22/4 –
Winchester e la Tavola Rotonda; Salisbury; Stonhenge; Sherbourne; Yeovil
Alle 7:30 scendiamo puntuali nella scala rachitica che dà accesso
al pub, pronti per una abbondante e doverosa colazione, visto che ieri
abbiamo cenato al sacco alla bene e meglio. Purtroppo una triste sorpresa
ci attende: la porta è chiusa a chiave e nessuno risponde dopo
aver bussato parecchie volte a vuoto. Pensando che sia troppo presto
tentiamo di farci prima la doccia, che è in condizioni pietose.
Ce ne sono due a dire il vero, ma non funzionano neanche per mezza:
l’acqua esce lenta, a intermittenza e a raggio aperto, in pratica
bagna tutto fuorché il corpo… è un’impresa
riuscire a lavarsi e, piuttosto alterati da questa situazione, proviamo
a riscendere almeno per la colazione. Nessuno risponde ancora, così
decidiamo di trovare un’uscita alternativa: quella di emergenza,
dal tetto dell’abitazione!
Camminiamo praticamente sul tetto e scendiamo una scala esterna in legno
notando che il pub è totalmente chiuso, non si vede anima viva,
o meglio, sicuramente il padrone è ancora sbronzo dalla notte
prima ed è a letto in condizioni da dopo sbornia. Non ci sbagliamo,
perché tornati infatti alla famigerata porta interna, poco prima
che Carlo provi gentilmente ad accompagnarla con una spallata, una povera
ragazza la apre spaventata dalla nostra presenza, evidentemente non
molto abituata a vedere turisti nel pub, e si scusa della situazione,
continuando a ripetere che la signora della colazione non è venuta,
e lei non ne sa niente perché è solo la donna delle pulizie.
Così va a parlare dentro, bussando ad una porta, con un signore
(che deve essere il padrone) proprio con un vocione da dopo sbornia,
ed torna chiedendo ancora scusa e dandoci ‘ben’ 5 pound
(in due) per rifondere la colazione (quindi 2,5 a testa, beh…forse
almeno un paio di caramelle ci escono!).
A questo punto, veramente imbestialiti dall’assurdo comportamento
(che per fortuna non si è ripeterà più durante
il viaggio in altri BED & BREAKFAST), pensiamo bene di abbandonare
immediatamente questa bettola dalla porta di servizio (quindi dal tetto,
con tutte le valigie!!!), non trascurando però di lasciare qualche
ricordino per manifestare al padrone del pub tutta la nostra simpatia
per la sua cordialità…
Messa una pietra su questo pessimo e travagliato alloggio, andiamo a
visitare la cittadina di Winchester, veramente splendida e graziosa,
anch’essa con una bella zona pedonale al centro e viuzze molto
caratteristiche. Parcheggiamo non lontani dal centro, nella solita area
a pagamento, stavolta con una macchinetta automatica più decente,
pagando per un tempo di 4 ore. Scesi dalla macchina l’occhio cade
immediatamente in un Pizza Hut, famosa catena di ristoranti in Inghilterra,
dove con un prezzo fisso si può prendere a buffet ogni tipo di
pizza e insalatine varie nella quantità desiderata, solamente
però nell’orario tra le 13:30 e le 14:30. “Alle 13:30
noi saremo qua!” pensiamo contemporaneamente io e Carlo: questo
è di certo l’unica sicurezza della giornata! Salendo verso
il centro, seguiamo i cartelli alla conquista della nostra prima leggendaria
tappa: la Tavola Rotonda di Re Artù, che si trova nella Great
Hall. La famosa tavola è esposta in un grosso salone appesa ad
una parete, e si possono notare visibilmente le 24 porzioni in cui essa
è divisa, ognuna con il nome del cavaliere a cui spettava.
Devo precisare che per queste tappe del nostro viaggio abbiamo fatto
riferimento a quello che poi diventerà il nostro mito, un certo
Vincenzo di Marco , il quale ha pubblicato in Internet il racconto del
suo viaggio, con una meticolosità e competenza della storia eccezionale.
Restiamo affascinati dalla storia di Vincenzo, così particolareggiata
e scorrevole, che racconta e commenta questi posti nella sua esperienza
e sicuramente, come si nota dal suo scritto, nella sua passione verso
le leggende di Re Artù.
Come lui stesso scrive, in realtà c’è un’incongruenza
un po’ strana tra la l’epoca in cui è datata la tavola
e la leggenda di Re Artù, che risale a qualche secolo prima.
Probabilmente questa è in realtà un accreditata ricostruzione
della tavola, fattostà che risulta la più credibile, e
noi, da semplici turisti, come ha fatto il mitico Vincenzo prima di
noi e seguendo i suoi consigli, non ci poniamo troppe domande.
Contenti di questa nostra conquista azzardiamo a strappare qualche ricordo,
nonostante i cartelli vietino di fare fotografie, e ci concediamo il
lusso persino di fare degli autoscatti (ovviamente senza flash per non
attirare l’attenzione) con la macchina appesa ad un cancello.
Un esempio certo da non seguire!!! Improvvisamente scatta un allarme
sonoro con nostro visibile terrore, poiché vista la nostra trasgressione
nel scattare fotografie pensiamo di finire dritti dietro le sbarre di
qualche prigione inglese. Per fortuna l’allarme è “solo”
antincendio, che vuol dire essere accompagnati gentilmente fuori di
corsa, visto che nonostante non ci sia nessun incendio non si capisce
bene cosa lo abbia fatto scattare. Aspettiamo così una bella
mezz’oretta fuori dalla piazza con un sacco di gente che si chiede
cosa sia successo, e notiamo che i turisti sono pochi e quasi tutti
sono sicuramente lavoratori del posto. Arrivano persino i vigili del
fuoco e dopo un po’ ci lasciano rientrare: un falso allarme, e
un’altra chicca da raccontare.
Ci godiamo un altro po’ la nostra leggendaria Tavola Rotonda e
poi proseguiamo più su, in fondo al paese, dove visitiamo la
Cattedrale di Winchester, anch’essa insieme a quella di Canterbury
considerata tra le più belle d’Inghilterra. All’esterno
è meno alta e maestosa della prima, ma certo non si può
dire non sia più che bella. Sulla destra della facciata principale
si estende un cortile, dove regnano pace e tranquillità assoluta,
come tipico di questi posti religiosi. In un bel prato verde all’inglese
giace una strana scultura di qualche fantasioso artista, rappresentante
due uomini, che costituisce davvero un bel soggetto fotografico con
lo sfondo della cattedrale.
Così Carlo si dedica appieno a fotografarla in tutte le salse
e a cercare le posizioni più strane per farlo: forse per questo
lo guardano tutti un po’ male mentre giace tranquillamente sdraiato
sul prato e dove stranamente non c’è nessun altro…
ovviamente invece, non è per questo! Un’altra magica chicca
si è appena compiuta dal momento che noto, dopo circa un quarto
d’ora, mentre scatto una foto, un cartello piuttosto nascosto
a terra che vieta decisamente di passeggiare sul prato e calpestare
l’erba. Ma Carlo non sta passeggiando, è solo direttamente
sdraiato!!! Forse per gli inglesi è troppo disturbo mettere un
cartello più grande ad altezza uomo, o forse lo danno per scontato;
evidentemente si impegnano di più nei segnalamenti stradali!
Si fanno le 13:15 e noi abbiamo un appuntamento urgente e immancabile
da rispettare. Tornati di corsa all’ingresso del paese, alle 13:30
esatte e qualche secondo, puntuali come un orologio svizzero, l’emozione
ci assale e per poco non ci scendono le lacrime dalla gioia, di fronte
a questa luccicante e colorata insegna del Pizza Hut con tanto di cartello
per il buffet! E’ fatta, siamo esageratamente incattiviti da un
pranzo ad un Fish & Chips nauseabondo e da una cena inesistente
del giorno prima, nonché da una colazione saltata nello squallido
pub, e siamo dunque pronti a mandare in fallimento questa povera sede
staccata del Pizza Hut di Winchester, ingozzandoci a più non
posso di qualunque cosa abbiano messo a disposizione di commestibile.
E così sbraniamo nell’orario del fatidico buffet non ricordo
neanche quanti tranci di pizza, insalate e salsette varie (decisamente
tutto buono, nulla da dire in merito!). Non è rilevante immaginare
cosa stia pensando la povera cameriera che ci serve, probabilmente che
questa sia una candid camera o un film di Bud Spencer e Terence Hill,
la cosa importante è che la nostra pancia finalmente sia piena
e la nostra sete di vendetta sia placata come si deve!
Adesso possiamo riprendere il viaggio carichi come non mai, ma ancora
una poderosa chicca ci aspetta al parcheggio. Avendo sforato di a mala
pena 15 minuti dalle quattro ore, e non avendo letto bene, molto ingenuamente,
il cartello degli orari, pensiamo che male andando esista il sovraprezzo
per le 5 ore. Ma non è così, anche stavolta c’è
il trucco nascosto poiché, dopo le quattro ore, si paga per un
intera giornata, esattamente il doppio, cioè la ‘modica’
cifra di otto pound al posto di quattro…. Clamoroso, per soli
15 minuti!! E il problema non è solo la batosta degli otto pound,
ma il fatto che la macchinetta automatica non accetta banconote ma solo
monete e noi non arriviamo a quella cifra! (insomma non esistono le
macchinette automatiche perfette, mettere un ragazzo a fare questo lavoro
come qui in Italia sembra brutto eh?). Dobbiamo scendere dalla macchina
e frugare un po’ la macchinetta, mentre una voce dal microfono
della sbarra incredibilmente ci dice che siamo “osservati e sotto
controllo”: del resto è solo il secondo giorno e quindi
già la seconda volta che rischiamo la galera… Così
Carlo si offre per andare a chiedere fuori dal parcheggio a qualche
passante se ha il cambio dei pound che ci mancano in moneta, mentre
io rimango in macchina (pazzesco!). Pagata questa diamine di macchinetta,
finalmente usciamo da un altro incubo di parcheggio dopo un’altra
mezz’ora persa, per dirigerci alla prossima meta, Salisbury.
Salisbury è vicina a Winchester, e vi giungiamo più o
meno verso le 15:30. Fa parte anch’essa delle rinomate cittadine
inglesi famose per la propria cattedrale. In effetti questa di Salisbury
mi è sembra la più bella in assoluto, enorme e con la
torre campanaria a guglia altissima (ben 127 metri se non ricordo male,
la più alta di tutto il Regno Unito). Stavolta niente parcheggio
in aree di sosta con macchinette strane, lasciamo la macchina a fianco
al muretto della piazza che dà verso la cattedrale. In realtà
è a pagamento anche questo, con chissà quale marchingegno,
probabilmente con il classico “tagliando” che abbiamo anche
qua in Italia, ma ovviamente bisogna cercare dove comprarli, visto che
non c’è nessun vigilante nel giro di tutta l’immensa
piazza. E così, volendo fare gli “italiani” almeno
per una volta, e dovendo recuperare la batosta del parcheggio di Winchester,
raggiungiamo l’accordo di passarci sopra e lasciarla lì,
dando giusto un’occhiata ogni tanto.
Entriamo dentro a visitare la Cattedrale che è meravigliosa,
con le sue altissime navate gotiche e cappelle decorate. Un particolare
curioso è l’esposizione dell’orologio più
vecchio d’Inghilterra, e probabilmente anche uno dei più
vecchi al mondo; tutto sembra ovviamente fuorché un orologio
come lo intendiamo oggi.
Appena fuori dalla cattedrale invece, è esposta una delle cinque
uniche copie autentiche di Magna Carta esistenti al mondo, e la simpatica
guida del posto, un povero signore che fra un po’ crolla sul pavimento
da quanto è anziano, ci spiega mangiandosi parecchie parole la
storia di questo importantissimo pezzo di carta, che pare sia il meglio
conservato e leggibile di tutti gli altri quattro.
La gita a Salisbury è breve anche perché vogiamo assolutamente
vedere, prima della chiusura, un'altra mitica tappa leggendaria da conquistare
nel nostro viaggio: Stonhenge. Si arriva a questo monumento, sicuramente
tra i più famosi nel mondo, direttamente dall’autostrada,
dopo un breve svincolo sulla destra. L’impatto dall’autostrada
è strano, perché si supera un colle all’improvviso
e dall’alto spuntano in lontananza i resti di Stonhenge, così
suggestivi ed isolati immersi in uno sterminato prato verde. Sembrano
più maestosi venendo dalla strada che a guardarli da vicino in
effetti. Certamente la posizione di un monumento storico così
importante, famoso principalmente per il suo alone di mistero, non è
decisamente felice a due passi dall’autostrada, con lo sfrecciare
di tutte le macchine. Nonostante tutto confermo la visione di Vincenzo,
il quale afferma giustamente che trovarsi di fronte a queste pietre,
così cariche di leggende e misteri, insieme all’emozione
di poterle finalmente vedere dal vivo e non solo nei documentari, rende
il posto incredibilmente suggestivo.
All’entrata si fa il biglietto e si riceve una guida, una sorta
di telefono a numeri dove si può scegliere la lingua parlata,
mentre sulla destra si trova il classico shop fornito di tutto. Si percorre
un breve tratto di strada che riproduce, disegnata sui muri, come doveva
essere una volta il sito: enorme, assolutamente molto più vasto
e imponente di adesso, considerando che del cerchio di pietre più
esterno ne rimane oggi soltanto una in piedi.
Il giro inizia con un sentiero che percorre un anello a 360° sulla
collina intorno a Stonhenge. Ogni tanto si presentano dei cartelli con
dei numeri, che premuti sulla guida telefonica permettono di ascoltarne
la descrizione. Dalla guida non risultano ancora certezze sui misteri
di questo sito, dell’esatto come e perché venne costruito,
a cosa serviva, come veniva utilizzato, ma si fanno tutte le ipotesi
possibili, dal calendario astronomico agli ufo.
La parte più bella è alla fine, dove si può apprezzare
e vedere meglio i resti, conservati più intatti e numerosi, dei
monoliti, e assume anche maggior suggestione verso il tramonto quando
il sole li illumina in controluce. Emozionati da questa nostra conquista,
non possiamo non immortalare questo momento e approfittando del fatto
che siamo in orario di chiusura e non c’è quasi più
nessun turista, io e Carlo ingegniamo il solito autoscatto, stavolta
sdraiati per terra!
Poco dopo abbiamo rimbocchiamo l’autostrada verso il Sud-Ovest
dell’Inghilterra, e visto che non è ancora del tutto buio,
deviamo per un giro panoramico a Sherbourne, un paesino incredibilmente
rimasto fuori dalla civiltà e ancora intatto come secoli fa.
La strada per arrivarci è tutto un programma, stretta e curvosa,
con i muretti alti in pietra immersi in un verde prepotente, che ogni
tanto danno spazio a splendide casette in pietra con tettuccio spiovente.
La vita qua sembra essersi fermata, ci sentiamo quasi intrusi con una
roba così tecnologica come la macchina… Il paese poi è
assolutamente meraviglioso, un piccolo centro abitato da favoletta,
un plastico di una perfetta ricostruzione storica che sembra creata
apposta per sbalordire il turista, ma stavolta è tutto autentico
(e non si paga niente!). Qua neanche il turismo esiste ancora, e la
dimostrazione è il fatto che non riusciamo a trovare neanche
un posticino per dormire. C’è solo il classico pub di paese
con persone di una certa età che si bevono la loro gustosa birra,
e le vie del centro sono desolate. Un vero pezzo da museo, assolutamente
ineguagliabile per capire la vera campagna inglese, come doveva essere
una volta e come, anche se per pochi tratti, è rimasta ancora
tutt’oggi.
Dopo Sherbourne, ormai buio, proseguiamo ancora più giù
arrivando fino a Yeovil, una anonima cittadina dove troviamo, finalmente
senza difficoltà, un discreto BED & BREAKFAST ad un prezzo
decisamente conveniente. Dopo esserci ristorati usciamo un po’
per le vie di questa cittadina, finendo a bere una birra in uno strano
pub, pieno di ragazzini che stanno dando una sorta di party. Non è
stato proprio il massimo, e cominciamo a realizzare che la vita notturna
certamente non sarà il pezzo forte di questo viaggio: qua siamo
in Inghilterra e non in Irlanda, la cultura del pub tutti i giorni a
tutte le ore, anche nel posto più sperduto, non esiste!
23/4 –
Camelford; Tintagel e il castello di Re Artù; Watergate Bay;
Newquay
L’entusiasmo di oggi è alle stelle: finalmente oltrepassiamo
i confini della Cornovaglia per visitare questa regione, la meno abitata
e più selvaggia dell’Inghilterra, così ricca di
storia, leggende e misteri, oltre che di meravigliosi paesaggi. Seguiamo
l’autostrada che scende fino all’estremo Sud-Ovest dell’isola,
passando per Exeter dove ci ingarbugliamo con i cartelli, finendo per
fare il giro della città un paio di volte alla ricerca della
giusta deviazione verso il Nord della Cornovaglia.
Usciamo dopo un ora di autostrada ad uno svincolo, prendendo una strada
secondaria che porta a Camelford, piccolo paesino che alcune guide considerano
la Camelot più accreditata (ma Vincenzo per esempio nomina South
Cadbury). Sostiamo qua a pranzare in una locanda caratteristica del
posto, dove siamo praticamente solo io, Carlo, la ragazza che gestisce
il locale e altre due o tre persone del luogo che entrano e escono per
i pettegolezzi del paese. Non si vede un solo turista, neanche per le
strade, siamo del tutto immersi nella vera vita di uno sperduto luogo
del sud-ovest dell’Inghilterra!
Lasciato questo piccolo centro proseguiamo verso l’imperdibile
tappa di Tintagel. Questa volta andiamo alla conquista del King Arthur’s
Castle, ovvero le rovine del Castello dove la leggenda vuole sia nato
Re Artù. All’inizio di questa splendida cittadina turistica,
lasciamo l’auto in un’area apposita di fronte al Tourist
Office, dove entriamo a dare un’occhiata ai depliant e alle guide.
Una cartina mostra il sentiero da percorrere per arrivare al castello,
verso la fine del paese. Così camminiamo per la via principale,
in un susseguirsi di splendidi piccoli negozietti di ogni genere, ubicati
in meravigliose casette di pietra, che rendono l’atmosfera davvero
suggestiva insieme al tempo freddo e nuvoloso. Spicca in particolar
modo il caratteristico Old Post Office, famoso e super gettonato nelle
cartoline, considerato il più antico ancora funzionante in Inghilterra.
Poco più avanti, da una deviazione verso sinistra parte il sentiero
sterrato che scende rapidamente verso la costa, e si rivela una splendida
passeggiata immersa nel verde intenso della zona. Dopo una ventina di
minuti sorridiamo alla vista del famigerato obbrobrio di cui il nostro
mitico Vincenzo di Marco parla, un moderno hotel a forma di castello,
costruito sulla sinistra sopra su un promontorio, con cui concordiamo
vivamente la ‘stonatura’ con la magia di questo posto.
Alla fine del sentiero arriviamo a ridosso dell’oceano, e ci fermiamo
ad osservare il bellissimo scenario: le rovine del castello sulla sinistra,
con uno strano ponte di legno che unisce i due promontori, dove sorgono
da una parte il vecchio castello di Re Artù e dall’altra
il villaggio, l’oceano di fronte abbastanza mosso e arrabbiato,
ed un susseguirsi di colline verdissime sulla destra dove altri piccoli
sentieri si inerpicano. In basso ci sono persino varie grotte, che con
la bassa marea sono raggiungibili a piedi.
Andiamo dunque nei pressi del ponte, dove non può mancare il
casolare per pagare i biglietti, e optiamo come prima scelta di andare
verso destra, verso le rovine del villaggio. Sulla sinistra invece una
ripidissima scalinata porta al castello, costruito veramente in un posto
unico ed eccezionale, con le mura al limite del promontorio che finiscono
a strapiombo sull’oceano da una considerevole altezza! Questo
sì che è un posto inespugnabile e fantastico! (la leggenda,
che noi apprendiamo da Vincenzo, pare dica infatti che sia stato conquistato
solo con l’inganno tramite una magia di Merlino).
Attraversato il ponticello in legno saliamo su questo promontorio, dove
una passeggiata panoramica è assolutamente doverosa. Nella prima
parte si ammirano i pochi resti delle mura di antiche abitazioni, e
il sentiero prosegue alto sulla costa fino all’altra punta estrema
dove lo strapiombo verso l’oceano si accentua. Da qua si gode
di una vista fantastica del posto, si vede tutta la costa, l’oceano,
i resti e le rovine, persino il paese di Tintagel in lontananza. Il
tutto è enormemente suggestivo, e altri piccoli particolari contribuiscono
a rendere questo uno dei posti naturalistici più belli della
Cornovaglia, come una piccola cascata, le fioriture, le grotte nascoste,
la continua presenza di enormi gabbiani che volano ovunque. Carlo si
sta persino appisolando sdraiato in tutto relax godendosi la superba
vista! Proseguendo sul retro del promontorio, il sentiero turistico
sale in cima e sparisce insieme ai turisti, lasciando spazio alla desolata
prateria dove si può passeggiare e ammirare il panorama a 360°.
Qualche cartello sporadico per terra spiega il ritrovamento di resti,
alcuni ancora con un significato misterioso del come e perché
siano stati costruiti.
Tornati al punto di partenza, avendo aggirato tutto il promontorio,
saliamo nella ripida scalinata che porta ai resti del castello vero
e proprio, di cui le mura si possono ormai intuire solo dai pochi resti
delle recinzioni delle fondamenta. La parete finisce nettamente a strapiombo
sull’oceano e non è certo una visione adatta a chi soffre
di vertigini! Un altro sentiero parte da qua e riporta a metà
strada verso Tintagel, dove torniamo verso le 16:00.
Ripresa la macchina percorriamo un bel pezzo di strada costiera secondaria,
quasi desolata, nel nord della Cornovaglia, e ci fermiamo in una mastodontica
baia chiamata Watergate Bay, rinomata soprattutto ai turisti inglesi
amanti del surf. Il colpo d’occhio è eccezionale: chilometri
e chilometri di bella spiaggia, esaltati ancora di più dal gioco
delle maree, con la costa alta a strapiombo alle spalle, e le onde dell’oceano
che si ritirano lentamente creando centinaia di metri di battigia dove
divertirsi a correre e camminare cercando di non sprofondare troppo
nella sabbia bagnata! Ed è proprio quello che facciamo per una
mezz’oretta buona in questo splendido tratto di costa, che prosegue
più in là per molte altre miglia in varie rinomate baie,
alcune addirittura con altissimi faraglioni, che però non riusciamo
a trovare.
Raggiungiamo invece, quando ormai è quasi buio, la sorridente
cittadina di Newquay, anch’essa meta soprattutto di turisti quasi
esclusivamente inglesi. Un breve giro nel litorale ci fa subito capire
che questo è un posto meraviglioso e ben organizzato, pieno zeppo
di negozi e divertimenti e non che non rimarremo delusoi. Troviamo facilmente
un BED & BREAKFAST vicino al centro, tra l’altro molto economico
e il più caratteristico dal punto di vista dell’arredamento
interno, con una tappezzeria vivacemente colorata e allegra. Anche la
signora che ci accoglie è estremamente gentile e disponibile.
Dopo esserci adeguatamente ristorati e riposati, usciamo per visitare
questa promettente cittadina, dove in realtà troviamo ormai quasi
tutto chiuso, pur essendo solo le 22:00. Il nostro giro turistico è
per fortuna decisamente ravvivato e reso emozionante dagli splendidi
scorci che il litorale ci regala, con una meravigliosa spiaggia incastonata
tra le alte pareti della roccia. Sono due per l’esattezza, entrambe
molto grandi e ben organizzate, raggiungibili a piedi scendendo le gradinate.
Una in particolare ci colpisce clamorosamente, dove avvistiamo con meraviglia
una casa perfettamente isolata costruita sopra un alto faraglione, e
collegata alla “terra” solo tramite un lungo moderno ponte
ad arco. Ci dirigiamo verso questa incredibile costruzione, ma il ponte
è raggiungibile solo tramite l’ingresso ad un'altra abitazione
privata, così scendiamo la lunga gradinata a strapiombo sulla
parete che porta alla spiaggia, e passeggiamo in questa magnifica baia.
Risaliti per un’altra gradinata in prossimità di un acquario,
continuiamo il giro per verdi prati e piazze, notando come in questa
cittadina, in modo assolutamente più accentuato che in ogni altra,
gli enormi gabbiani grandi come agnelli dominano ogni luogo. Ce ne sono
ovunque, spesso in gruppo, e si sente praticamente solo il loro grido
per le strade ben illuminate ma desolate (sembriamo gli unici turisti
in circolazione!). Il tutto crea un’atmosfera suggestiva e magica,
che fa di Newquay una delle cittadine più belle e caratteristiche
che abbia visto fin’ora.
24/4 –
Newquay; Land’s End; Penzance; St.Michael’s Mount; Mullion
Cove; Lizard Point; St.Austell
Torniamo in prossimità della baia con la mitica villa, che la
signora del BED & BREAKFAST ci racconta appartenere ad una vecchia
signora ricca ed egocentrica, per scattare delle doverose foto. Del
resto per noi ha lo stesso valore di una qualunque altra attrazione,
una costruzione così unica e singolare! Alla luce del sole notiamo
che queste sono le ore della bassa marea, così come anche ieri
notte, vedendo che nel porticciolo in lontananza non c’è
acqua e le barche sono appoggiate per terra. La spiaggia è parecchio
larga, ma con l’alta marea sicuramente l’oceano avanza fino
a ricoprire la base del faraglione, rendendo ancora più suggestiva
la villa.
Terminata la visita alla villa riprendiamo l’autostrada che porta
verso l’estrema punta occidentale, non solo della Cornovaglia
ma di tutta l’isola britannica. Si arriva per l’appunto
in un posto chiamato Land’s End, ovvero dove la terra finisce,
molto pubblicizzato non solo per la bellezza naturalistica della costa
ma anche per il parco giochi che vi risiede.
Lasciata l’auto nel solito parcheggio a pagamento si passa proprio
attraverso il parco, diviso in più parti con varie attrazioni.
A noi sinceramente non ispirano più di tanto e proseguiamo direttamente
verso la costa. Il panorama qua è davvero bellissimo, non c’è
che dire, ci sono diversi punti dove godere una vista spettacolare della
costa, in particolare proseguendo per il sentiero che si allontana un
po’ dal parco giochi. Passiamo attraverso un ponte sospeso e aggiriamo
un promontorio, i turisti diventano sempre di meno e il posto assume
contorni decisamente più selvaggi. Lasciato il sentiero principale
scendiamo liberamente a ridosso della verdissima costa, per ammirare
più da vicino le numerose colonie di uccelli e l’oceano.
Ovviamente scatto foto a più non posso, esaltato da questo splendido
panorama, fino a quando Carlo non attira la mia attenzione indicandomi
qualcosa che spunta dalle onde e che pare una testa. E lo è perbacco!
E’ nientemeno che una foca! E’ risaputo che in questo tratto
di costa, con un po’ di fortuna, è possibile avvistare
delle foche, ma non lo credevamo sul serio! In realtà scopriamo
che si tratta di una foca grazie a due ragazzi che hanno il binocolo
e guardano nella stessa direzione, poiché è piuttosto
lontana, risale solo ogni tanto a tratti ed è difficile distinguerla.
Comunque esaltati da questo per noi sensazionale avvistamento, rimaniamo
un po’ di tempo ad aspettare che la foca risalga a galla diverse
volte e provo a fotografarla, anche se la definizione con lo zoom digitale
purtroppo risulta piuttosto scarsa.
Lasciato Land’s End, torniamo indietro verso Penzance, l’unico
grazioso paese abitato in questa zona desolata insieme a St. Ives. Parcheggiamo
la macchina nel caratteristico porticciolo e passeggiamo per il centro,
fermandoci a mangiare in un bel locale del posto (il Pizza Hut non c’è!).
Dopo aver doverosamente comprato varie cartoline, continuiamo verso
Marazion, piccolissimo paese con strade strettissime, reso tappa fondamentale
per arrivare a St. Michael’s Mount, isolotto famoso per essere
il fratello povero di S. Michelle in Normandia. Le caratteristiche sono
le stesse, ovvero la possibilità di essere raggiunto via terra
tramite un sentiero lastricato che compare “magicamente”
con la bassa marea. Con l’alta marea si può comunque raggiungere
tramite traghetto. Gli orari delle maree si possono chiedere da qualche
parte o si trovano esposti. Per nostra sfortuna quando arriviamo c’è
l’alta marea che perdura fino a domani mattina, e decidiamo quindi
di saltare questa tappa limitandoci a guardarlo dalla costa, in una
giornata tra l’altro di scarsa visibilità.
Raggiungiamo successivamente la disabitata penisola del Lizard fermandoci
in una baia mozzafiato chiamata Mullion’s Cove. E’ un piccolissimo
paese con una sorta di porticciolo immerso in posto incredibilmente
bello. Dei bambini fanno tranquillamente il bagno tuffandosi dal piccolo
molo, mentre noi rabbrividiamo dal freddo solo a guardarli. Si vedono
numerosi sentieri che salgono e seguono la costa alta e spettacolare,
sicuramente ideali per un bel trekking, ma noi abbiamo tempo solo per
scalare un ripido colle a modo nostro, arrampicandoci letteralmente
verso la cima eccitati da questo grandioso panorama. La vista è
unica e mozzafiato e meriterebbe una sosta ben più lunga della
nostra oretta, che sfruttiamo per ammirare e fotografare il tutto meticolosamente,
dagli imponenti faraglioni agli strapiombi verdissimi che si lanciano
a capofitto nel profondo blu dell’oceano.
Ripresa l’auto giungiamo, dopo una stretta e lunga strada di campagna
alquanto suggestiva, fino all’estremità nel Lizard Point,
anche questo bellissimo, che rappresenta il punto più a Sud di
tutta l’Inghilterra. Qua ristoriamo adeguatamente in un chiosco
del posto e ammiriamo il panorama, prima del giungere del tramonto.
Dalle cartoline ci rendiamo conto che esistono altre bellissime baie
in zona simili alla Mullion’s Cove, che rendono questa penisola
una meta assolutamente imperdibile per la sua bellezza naturalistica.
Appena prima che sia completamente buio raggiungiamo St. Austell, principale
centro abitato di questa zona immerso nei monti, a differenza delle
tante cittadine costiere della Cornovaglia. Troviamo un enorme BED &
BREAKFAST, davvero caratteristico, disposto su due piani più
il terzo proprio sotto il tetto, dove sta la nostra spaziosa stanza.
L’aria fuori è bella fresca, si sente il passaggio dalla
costa alla montagna, ma ovviamente all’interno del BED & BREAKFAST
il riscaldamento è azionato a dovere.
La notte siamo usciamo rimanendo piuttosto delusi dal fatto che in uno
dei principali centri abitati non ci sia nulla di aperto, e ovviamente
non sto parlando di negozi, mi riferisco a pub o qualche posto dove
prendere qualcosa da bere o divertirsi: non c’è niente!
Nella desolazione più totale, giriamo a vuoto per le vie del
centro quantomeno per poter dire di aver visitato questa cittadina.
25/4 –
Eden Project; Cheddar; Wells; Glastonbury e il Thor; Bristol
La tappa predestinata per oggi è quella dell’Eden Project,
a due passi da St. Austell, molto pubblicizzata e considerata, piuttosto
esageratamente, quasi una meraviglia del mondo. Si tratta delle serre
attualmente più grandi del pianeta, costruite per creare ambiziosamente
(e il nome lo dimostra) un ambiente che raccolga un’enorme quantità
di piante esistenti al mondo, dalle più comuni alle più
rare.
L’ingresso è tutto un programma, si parcheggia in una delle
numerose aree a terrazza (gratuite, dal momento che la mazzata è
inclusa nell’esoso prezzo dell’ingresso), ognuna contraddistinta
da un frutto per ricordare dove viene lascia la macchina, visto che
sono tutte uguali (la nostra ha la banana!). Dopodiché segue
una lunga passeggiata a piedi che scende fino a valle, dove si iniziano
ad intravedere le enormi strutture a bolla delle serre. Qua è
tutto esagerato, dalla sponsorizzazione di questa opera alla mastodontica
entrata.
Una volta comprato il biglietto, il più caro pagato in tutto
il viaggio per vedere una singola attrazione, si percorre un altro lungo
sentiero panoramico che scende verso le serre. L’impatto è
certamente non da poco e lo stupore è garantito nel vedere queste
enormi serre a forma di bolle! Il complesso è diviso in due sezioni,
differenti solo per dimensioni, ciascuna composta da tre grandi cupole
di cui la più grande è quella centrale. Nella sezione
più piccola è racchiusa la vegetazione della fascia temperata,
tipica quindi anche del Mediterraneo, dove si trovano in effetti niente
di più che le stesse comuni piante che possiamo vedere tutti
i giorni ovunque. La parte più grande invece è la più
interessante, e racchiude la vegetazione della fascia sub-tropicale,
compreso il clima spaventosamente caldo e umido. Un gigantesco scomparto
dove si trovano vari punti di ristoro divide le due sezioni e ne permette
l’accesso.
La prima sensazione che proviamo entrando nella fascia sub-tropicale
è quella di un soffocamento generale, al limite della sopportazione,
e non è un caso infatti che ogni tanto all’interno si trovino
angoli di rinfresco. Il senso di oppressione è accentuato da
una folla accalcata di turisti, praticamente tutti inglesi e per giunta
tutti anziani! A questi ultimi si contrappongono i bambini, mentre la
fascia di età giovanile non esiste e questo ci ha lascia non
poco perplessi… Le varie piante comunque sono descritte nel loro
nome e nella loro provenienza, e si fa un lungo percorso che attraversa
tutta la serra salendo anche in alto. Il paesaggio è piuttosto
strabiliante, tra cascate artificiali, ponti vari, piante tropicali,
e un tetto gigantesco ed altissimo costruito con le enormi celle esagonali
della serra. Il tutto si riduce comunque ad una semplice passeggiata
per queste gigantesche cupole costruite dall’uomo, più
che a una vera e propria visita naturalistica, forse anche per il disagio
della folla e della temperatura che non permettono di godere appieno
del posto e fanno desiderare velocemente l’uscita. Io e Carlo
non nascondiamo di rimanere un po’ delusi da questo punto di vista,
pur apprezzando pienamente la singolarità di questo straordinario
posto creato artificialmente dall’uomo (forse, per l’appunto,
troppo artificiale e commercializzato!).
Lasciato l’Eden e ripresa l’autostrada, tiriamo un’unica
traversata fino a Cheddar, famosa per la produzione del suo formaggio
e dal punto naturalistico per la presenza di una imponente gola. (quando
parlo di tirata intendo dire che Carlo ha toccato i 180 Km/h, stabilendo
senza ombra di dubbio, dal momento che la lancetta non va oltre, il
record su strada di questa povera Fiat Punto che abbiamo ritirato nuova
e riconsegneremo squagliata…). Arrivati verso le 15:00, ristoriamo
in un locale decisamente artigianale, l’unico aperto a questa
ora del pomeriggio, gestito da un simpatico signore che funge anche
da cameriere e dalla moglie che cucina sul retro. In effetti sembra
di essere nel salone di una casa, ospiti di questo signore, cordiale
e disponibile, con un menù alquanto casereccio e ottime pietanze
culinarie tradizionali del posto. Finalmente un pranzo veramente caratteristico
del luogo!
Subito dopo ci spostiamo verso la Cheddar Gorge, una profonda gola molto
bella, con alte pareti verticali ed una conformazione particolare, che
si può attraversare tranquillamente in auto tramite una strada
serpeggiante che passa nel mezzo. Ovviamente la parte più bella
deve essere quella non asfaltata, raggiungibile salendo in cima con
qualche trekking o per una famosa scalinata del luogo, ma noi non abbiamo
tanto tempo da dedicare a tutto ciò.
Dopo una breve sosta per le fotografie proseguiamo a Sud verso Wells
per vedere la bella Cattedrale, ma avendone visto in effetti già
parecchie altre, non ci fermiamo e diamo priorità ad altro. Sono
quasi le 17:00 quando, sempre proseguendo verso Sud poco dopo Wells,
arriviamo a Glanstonbury. Siamo incredibilmente incuriositi da questa
cittadina, inizialmente neanche preventivata nel nostro viaggio, e posta
successivamente come tappa obbligatoria grazie al nostro grande Vincenzo
di Marco. Ci chiediamo cosa possa averlo spinto a dedicare buona parte
del suo racconto a questa piccola cittadina, che descrive in modo così
euforico ed emozionante, e non tardiamo molto a capirlo… Apparentemente
passando in macchina per le strade pare una comunissima cittadina, come
tante altre inglesi, solite casette con giardino, prati verdi e così
via. Ma parcheggiati al centro e scesi per strada sono bastati solo
dieci minuti per capire esattamente quello che Vincenzo vuole dire nelle
sue memorie! Abbiamo il suo scritto stampato tra le mani e lo leggiamo
passo per passo mentre camminiamo per le viuzze principali, è
veramente emozionante! Innanzitutto, concordiamo subito sul fatto che
qua il misticismo è intrinseco nel luogo e si respira un’atmosfera
davvero singolare e suggestiva in questa cittadina considerata la capitale
del New Age. Ogni abitante è un personaggio, c’è
gente di tutti tipi e di tutti i colori, alcuni molto trasandati nell’abbigliamento,
altri nel look in generale: insomma sembra comunque di passeggiare tra
vagabondi e viaggiatori provenienti da chissà quale parte del
mondo, con zaino sulle spalle, poiché, come narra Vincenzo prima
di noi e come si dice qua nel posto, nessuno arriva mai a Glanstonbury
“per caso”. Tutti sono alla ricerca di qualcosa, dell’illuminazione
che possa cambiare la vita, del rito religioso che permette di andare
al di là del mondo comune ai mortali. Alcune leggende celtiche
vogliono infatti che in una collina a due passi dal paese, dove sorge
il Thor, si apra la porta per l’oltretomba. Ma questa è
solo una delle tante. Un altra vuole che qua sia sorta Avalon, il luogo
dove Re Artù è stato portato ormai morente e sepolto insieme
a Ginevra presso le rovine dell’abbazia, che purtroppo noi non
possiamo visitare poiché già chiusa. Per dettagli maggiori
rimando comunque al racconto di Vincenzo, che scrive minuziosamente
ogni particolare storico e leggendario di Glanstonbury.
Dopo aver visto qualche particolarissimo negozio, con ogni tipo di incensi,
candele, bigiotteria mistica, incantesimi vari provenienti dall’oriente
e da chissà quali parti, (una vera chicca per chi ha un minimo
di credenza sulla magia, stregoneria, o semplicemente superstizione),
ci fermiamo a prendere qualcosa da bere in un bar. Qua, continuando
a leggere il racconto di Vincenzo, e ridendo di cuore immaginando la
scena della moglie Anna che commenta sul suo quadretto, considerato
“un obbrobrio” da non appendere assolutamente in casa, decidiamo
di intraprendere la fatidica scarpinata purificatrice, salendo sulla
cima del Thor, un colle con una torre sulla cima, da cui si gode una
grandiosa vista della vallata, e con numerose leggende legate persino
al Santo Graal. Presi dall’euforia di tutta questa atmosfera e
armati di videocamera e macchina fotografica, ci avviamo per affrontare
la lunga scalata che porta al colle, ma prendiamo l’ingresso posteriore
e siamo costretti a fare un divertentissimo giro tra i campi coltivati,
oltrepassando scalette appositamente messe per scavalcare le recinzioni,
lasciando il paese alle spalle e salendo su un ripido sentiero alle
spalle del Thor.
Mentre il colle si avvicina con la sua torre che domina il paesaggio,
restiamo colpiti dall’incredibile numero di personaggi del posto,
e le chicche si susseguono una dietro l’altra! Una persona rimane
con le braccia aperte come a formare una croce per più di dieci
minuti sulla cima (mentre noi ci chiediamo esterrefatti cosa stia facendo),
e durante l’ultimo pezzo della salita alcuni ragazzi in cerchio,
visibili in lontananza, stanno operando chissà quale rituale
o messa strana. Sul sentiero poi si notano costantemente numerose macchie
che paiono cera fusa, uno strano odore nell’aria, ed una ragazza,
ormai in prossimità della torre, ci ferma parlando di cose stranissime,
di quei ragazzi laggiù e del fatto che sia una strega (e io non
ho dubbi che creda di esserlo davvero, deve aver fumato l’impossibile…).
Ovviamente non badiamo a lei e raggiungiamo la cima, dove la vista si
rivela veramente grandiosa! Si scorge tutta la vallata, la cittadina
di Glanstonbury in controluce, mentre il sole cala velocemente, ed il
panorama spazia su tutta la verde campagna inglese. Le nostre fatiche
sono ricompensate alla grande! Dopo aver ripreso fiato contemplando
questo splendore e scattando le doverose foto al monumento del Thor,
scendiamo stavolta dal sentiero principale, molto meno ripido e meno
lungo. Purtroppo rimaniamo mortificati nel non aver avuto il tempo di
visitare il Chalice Well, il giardino di cui parla Vincenzo, luogo di
pace e silenzio dove una sorgente d’acqua ferruginosa avrebbe
(sempre secondo leggende) poteri taumaturgici.
Più che soddisfatti comunque da questa indimenticabile sosta
a Glanstonbury, cittadina fuori da qualsiasi parametro comune, riprendiamo
l’auto per salire verso Nord e raggiungere Bristol, dove contiamo
di trovare alloggio per la notte. Arriviamo con tutta calma verso le
20:00 di sera, e rimaniamo colpiti dal paesaggio intorno circondato
da imponenti boschi, costeggiando il fiume con l’altissimo ponte
che è diventato quasi un simbolo di questa grande città.
Entrati nel centro, iniziamo a girare in tondo alla ricerca di un qualsiasi
alloggio, ma clamorosamente non troviamo nulla per accogliere un povero
turista in cerca di un posto per dormire, nemmeno un insegna di un hotel!
Osserviamo solo tantissimi giovani e ragazzi che escono e vanno a divertirsi
(è giovedì sera), e siamo costretti dopo un’ora
di inutili ricerche, a spostarci fuori città nella speranza di
trovare qualche BED & BREAKFAST in qualche borgo vicino.
Alla fine, perso l’orientamento nonostante siamo in possesso della
cartina sottomano e non riuscendo più a capire la nostra posizione
e direzione, vaghiamo per strade isolate immerse nel bosco dall’aspetto
quasi inquietante e lugubre, trovando qualche frazione abitata ogni
tanto ma senza nessuna possibilità di alloggio. Le nostre speranze
stanno ormai svanendo verso le 22:30, siamo stremati e distrutti, con
una forte allergia nei confronti dell’abitacolo della macchina
dopo ore di ricerca, quando come un miraggio ci appare la scritta di
una guesthouse in una strada con qualche casa intorno. Sostiamo senza
indugio in questa particolarissima abitazione, arredata egregiamente
in tutto rispetto dalla padrona del posto, dove ci pare di essere in
un hotel raffinato con tutta questa moquette rossa e tutti questi specchi
sistemati ovunque, nei corridoi, nelle scale, nelle stanze e persino
nel bagno di fronte alla doccia! Chissà dove siamo finiti…
26/4 - Oxford
Consumiamo una lauta colazione nella sala circondata anch’essa
da specchi di questa singolare guesthouse, e riprediamo il viaggio tornando
verso Bristol e seguendo le indicazioni per Oxford. E’ un peccato
non avere molto tempo, perché Bristol, a parte l’inospitalità
della notte precedente, pare davvero una città interessante che
merita una visita più approfondita.
Dopo una lunga traversata per il centro dell’Inghilterra, sbagliando
tra l’altro autostrada, cosa che costringe ad allungare parecchio
e perdere non poco tempo, arriviamo finalmente alla rinomata Oxford.
La soluzione migliore probabilmente sarebbe quella di lasciare la macchina
fuori città e prendere il bus nelle apposite aree chiamate “Park
& Ride”, seguendo il consiglio stesso dei cartelli inglesi,
ma noi questo lo realizziamo troppo tardi e andiamo direttamente in
centro, nei soliti carissimi parcheggi a pagamento (stavolta però
abbiamo tenuto ben presente il conto delle ore e il passare del tempo…).
Una volta lasciata l’auto entriamo per prima cosa in un Tourist
Office per prendere la cartina della città ed un elenco dei BED
& BREAKFAST, quindi passeggiamo ininterrottamente per il centro
fino all’ora di pranzo, dove scegliamo di ristorarci all’ormai
più che collaudato Pizza Hut.
Oxford è una cittadina veramente graziosa, bella per fare la
vita da studente, piena di giovani, di spazi verdi, di parchi, di college
e università. La storia e l’arte sono intrinseche nelle
vie del centro, ricche di monumenti ben mantenuti, di chiese, persino
le strutture universitarie sono grandiose e appariscenti. Non abbiamo
granché tempo per fermarci a visitare tutto quello che c’è
da vedere (ci vorrebbero non meno di tre giorni), così optiamo
per fare un giro illustrativo, quantomeno per respirare l’atmosfera
di questa cittadina così famosa nel mondo.
Le vie del centro sono interamente chiuse da una grande zona pedonale,
e il mezzo più usato per spostarsi (e ovviamente più economico
per uno studente) è la bicicletta. Se ne trovano ovunque, lasciate
tranquillamente per strada anche senza protezione (tanto chi la ruba,
ce l’hanno tutti!). I negozi di souvenir, inutile dirlo, pullulano
ovunque e offrono di tutto e di più per il turista. Passeggiando
liberamente per le affollate e vispe vie del centro, veniamo attratti
dalla costruzione della libreria, uno dei più bei monumenti di
Oxford. Visitiamo solo l’ingresso, molto suggestivo, dove apprendiamo
che negli archivi sono contenuti la bellezza di oltre cinque milioni
di volumi!
Tornati al BED & BREAKFAST, che abbiamo cercato subito dopo pranzo,
un po’ in periferia e decisamente più caro rispetto alla
media degli altri inglesi, riposiamo e usciamo per la notte, convinti
che il venerdì sera il fine settimana è già iniziato
e abbiamo buone possibilità di trovare senz’altro un bel
po’ di movimento. E così è in parte, anche se ci
aspettavamo qualcosina di più da una città così
piena di giovani e studenti. Entriamo gratuitamente in numerosi pub,
ma nessuno ci ispira poi più di tanto, fino a quando, ad una
certa ora, solamente le disco e i night-club a pagamento rimangono aperti.
Rientriamo dunque al BED & BREAKFAST, dove mettiamo in atto un’altra
mitica chicca notturna. Poiché il parcheggio del nostro BED &
BREAKFAST fa angolo con una traversa e finisce sul retro, e non essendoci
nessuna insegna o targa quantomeno luminosa che lo indichi, è
buio pesto e giriamo l’angolo finendo per cercare di aprire la
porta sbagliata, quella prima del nostro BED & BREAKFAST. Le chiavi
ovviamente girano a vuoto e non aprono proprio per niente, cosicché
dopo vari tentativi cominciamo a bussare preoccupati (è l’una
di notte!). Ricorderò sempre la faccia della signora impaurita
che sopraggiunge all’improvviso sul vetro della porta, senza aprire,
e che urla: “Next door! Next door!”… Realizziamo in
qualche istante di secondo la nostra bellissima cantonata, e corriamo
nella porta affianco (quella giusta stavolta) entrando sorridendo (ma
sarebbe meglio dire ridendo a lacrime) nel BED & BREAKFAST, pensando
tutto sommato che certamente non siamo gli unici ad aver sbagliato e
che la signora deve essere più che abituata a questi poveri turisti…distratti!
27/4 - Cambridge
Lasciata Oxford raggiungiamo Cambridge, ultima tappa del nostro viaggio,
appositamente scelta per la sua vicinanza all’aeroporto di Stansted.
Solito tram-tram per il parcheggio, e perlustrazione delle cittadina,
che appare ai miei occhi anche più carina e accogliente di Oxford.
Probabilmente l’età media è più bassa ma
per il resto è tutto nello stile di Oxford: una vastissima zona
pedonale che rende piacevole la passeggiata per il centro, un sacco
di negozietti, bei monumenti e splendidi college, tante biciclette,
meravigliosi parchi verdi e ovviamente una miriade di giovani studenti.
Il tutto crea un’atmosfera bellissima, e anche questa è
sicuramente una cittadina che merita una visita approfondita di più
giorni per essere apprezzata appieno.
Dopo pranzo cerchiamo il BED & BREAKFAST nelle vie segnalate dalla
nostra cartina, comprata al Tourist Office, e ne troviamo uno allo stesso
prezzo di Oxford, ugualmente un po’ in periferia. Stavolta ad
accoglierci è stato un irlandese, che quando ha saputo che Carlo
vive a Dublino comincia un lungo e simpatico discorso, e ci offre una
camera niente male.
Dedichiamo la sera ad un pò di shopping, passando dal mercatino
del posto ai numerosi negozi del centro, dovendo recuperare qualche
ricordo che nella corsa del nostro viaggio non siamo ancora riusciti
a comprare. L’ultima chicca è quella di un singolare personaggio
che, per ricevere le classiche monetine in offerta, ha il coraggio di
infilarsi in un bidone della spazzatura (quelli tipici inglesi a forma
di cilindro, neri, con due fessure ai lati in alto), dove suona la chitarra.
La particolarità della cosa è che inizialmente si sente
la musica e la voce senza capirne la provenienza, fino a quando si inizia
a vedere spuntare mezzo manico di chitarra dalla fessura del bidone
e mezza faccia del poveretto dall’altra fessura. Parecchia gente
si avvicina a chiedergli di uscire, ma lui insiste imperterrito a cantare!
Certo non si può assolutamente ridere di queste scene che sono
in realtà piuttosto penose, ma non si può negare che sul
momento la cosa è apparsa assai buffa (anche perché il
personaggio canta e suona bene per giunta!).
La notte siamo usciamo nuovamente alla ricerca di qualche pub divertente,
e stavolta lo troviamo quasi subito, molto più facilmente che
ieri a Oxford. C’è bella musica e gente tranquilla, piuttosto
raffinata aggiungerei, e si sta parecchio bene. Dopo una bella serata
torniamo al BED & BREAKFAST, senza sbagliare porta, dovendoci alzare
domani alle 6:00 per andare in aeroporto.
28/4 –
Rientro volo Londra Stansted - Alghero
Alzati la mattina prestissimo, carichiamo le valigie e partiamo da Cambridge
per l’aeroporto di Stansted. Arriviamo in poco più di mezz’ora
di autostrada scorrevolissima, tutto fila liscio, riconsegniamo l’auto,
accompagno Carlo al check-in del suo volo per Dublino e ci salutiamo
facendo colazione al bar con un buon the caldo inglese, riassumendo
brevemente le chicche di questo splendido viaggio. Il mio volo per Alghero
è un’ora dopo, e mi aspetta poi anche la corriera per Cagliari,
un intero giorno di viaggio…
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Dedico questi ricordi al mio carissimo amico Carlo nonché
mitico compagno di questo viaggio, sperando di avere insieme altre bellissime
avventure come questa. Sei grande JHON!!!
Un ringraziamento particolare e sincero, da parte di entrambi, alla
nostra eccezionale guida e punto di riferimento per molte nostre leggendarie
tappe: Vincenzo di Marco!