VIAGGIO
IN FRANCIA
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Fabio
Pellerano e Silvia Garnero
Sito Web: www.prospettivaeditrice.it/libri/schedeautori/pellerano1.htm
Numero di giorni: 20
Costo totale del viaggio: 1200 €
Periodo: dal 20 giugno 2005 al 10 luglio 2005
Trasporti: auto
Documenti: Carta d'Identità
Sistemazione: alberghi ed ostelli dal costo medio di
35 €
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Francia
2005
Di seguito troverete due brevi racconti che riguardano un paio delle
tappe che abbiamo effettuato in un viaggio che ci ha portato anche a
Nimes, Arles, Apt, Avignone, Les Stes Maries de la Mer, Carcassonne,
Lourdes, Biarritz, Arcachon, Bordeaux, Albi, Aix en Provence, Briancon.
Tra Provenza e Camargue...
Il profumo di lavanda inonda l'abitacolo della vettura che sfreccia
veloce per le strade statali della Provenza; non credevo che ammirare
la regolarità ed i colori dei campi di lavanda mi mettesse di
così buon umore.
Ci inerpichiamo lungo una collina dove campi di girasoli si alternano
a macchie viola; ogni tanto un villaggio di poche case si frappone tra
il panorama, interrompendo la fantastica visione.
Scatto foto con l'obiettivo di rendere immortale questo scenario, cercando
di imprimere anche la luce ed i profumi che mi avvolgono.
Dopo molti chilometri l'ingresso in Camargue; impossibile non cogliere
il cambiamento di colori, suoni ed odori. Le basse colline si sostituiscono
a pianure ed acquitrini, dove placidi fenicotteri rosa passeggiano incuranti
del caldo alla ricerca di cibo nell'acqua bassa, il mare ci attende
e l'odore salmastro ci preannuncia la vista del mare e di Les Stes Maries
de La Mer.
Non si può considerarla una grossa cittadina che vive tutto l'anno
in un clima sonnacchioso per svegliarsi sotto l'impulso dei turisti
o degli zingari che vengono qui per festeggiare la loro santa patrona,
Santa Sara.
Non si può considerarla una cittadina anonima perché le
persiane azzurre, il piccolo porticciolo, l'arena per la corrida basca,
le vie del piccolo centro affollate di ristoranti e negozi di souvenir
la rendono particolare ed unica.
Non si può considerarla paradiso del turismo perché i
frequentatori amano la natura con il vicino parco della Camargue, ricca
di volatili migratori anche in via di estinzione, amano i cavalli che
qui camminano lungo le strade in una continua lotta per strapparle alla
prepotenza delle auto.
La si può considerare un luogo di equilibrio tra le semi-affollate
spiagge ed una serata per ammirare una ballerina di flamenco che danza
nella piazza del comune, tra la tradizione del cavallo e la tecnologia
dell'acqua-scooter, tra la natura che si nasconde dietro ad un cespuglio
ed il cemento che dimora in città, tra il sole che abbaglia ed
il colore del mare.
Forse perché era giugno ed ancora questo equilibrio era possibile,
forse perché i sensi che vengono colpiti per la prima volta da
questo mix difficilmente ne escono illesi, forse perché la calma
e l'allegro brusio delle viuzze popolate dai turisti sono un buon tonico
dopo un anno di lavoro, ma consiglio a tutti almeno tre giorni da trascorrere
in un luogo non molto distante dai confini italiani, certo che se abitate
come me in provincia di Torino è ancora più vicino!
A
Carcassonne
Per chi ama perdersi tra strade acciottolate, bastioni e mura, torri
e barbagianni, respirare l’aria di cinquecento anni fa, immaginare
eserciti accampati in attesa dello scontro con gli invasori saraceni
oppure dame che passeggiano per i giardini del castello, e per tutte
quelle persone che amano pensare ai cavalieri ed alle mirabolanti imprese
per proteggere la bella principessa, la città di Carcassone non
può non lasciare un segno indelebile.
Della sua storia millenaria rimane, per fortuna intatto, l’intera
struttura dell’alto medioevo e questa lungimirante operazione
di conservazione la dobbiamo allo storico Jean-Pierre Cros-Mayrevielle
ed allo scrittore Prosper Mérimée, che guidarono una campagna
per preservare la fortezza come monumento storico; in seguito l'architetto
Eugene Viollet-le-Duc venne incaricato del rinnovamento del luogo ed
a lui dobbiamo l’aspetto dell’odierna città alta.
Prima di questo intervento, iniziato nel 1849, la città aveva
vissuto una continua fase di ascesa ed espansione dai tempi neolitici
in poi, trovandosi in una posizione strategica, tra Francia ed Aragona
e qui si sono consumate alcune storiche ed ahimè tristi e violente
vicende, come la crociata contro gli eretici albigesi.
Nel 1659 il Trattato dei Pirenei trasferì il confine francese
molto più a sud-ovest, diminuendone l'importanza militare, riconducendola
così ad una città come tante, riducendo, negli anni, la
parte fortificata ad un cumulo di rovine.
Per fortuna oggi possiamo ammirare la doppia cerchia di mura, le 53
torri, il Castello Comitale e la Basilica di Saint-Nazaire, le botteghe
che riescono a vendere qualsiasi oggetto con l’immagine della
città in bella evidenza, i ristoranti e le trattorie, gli alberghi
e le locande che ospitano ogni anno un numero spropositato di turisti.
Tralasciando gli errori di ricostruzione effettuati dal nostro ottimo
architetto, il flusso turistico a volte insopportabile, non riesce a
rovinare l’atmosfera sospesa che pervade il visitatore appena
superato il ponte levatoio; le strette stradine riportano ad un tempo
dove solo cavalli e poi carrozze percorrevano simili itinerari e l’unico
mezzo di trasporto alternativo erano le proprie gambe, molto allenate
ai tempi nel percorrere chilometri.
Ma se il turista un po’ curioso riuscirà ad abbandonare
in tempi ragionevoli quella che si può considerare l’asse
principale di passaggio e lascerà che una finestra, un passaggio
tra una casa ed un'altra, una bifora o un giardino nascosto guidino
il suo vagare, troverà il silenzio ed il necessario clima per
godere della maestosità e della forza delle torri e delle mura
che hanno resistito a chissà quali assedi e battaglie.
E se tenderà l’orecchio, trattenendo il fiato, sentirà,
portato dal vento, il rumore del martello del fabbro che batte il ferro
rovente sull’incudine, il lento procedere dell’aratro nel
campo lì vicino, i bambini che giocano a rincorrersi nel cortile
affianco, il canto gregoriano nella vicina cattedrale, il galoppare
imperioso di un messo che velocemente si dirige al castello per consegnare
un messaggio, il nitrire dei cavalli nella stalla ed il leggero pigolio
dei pulcini.