VIAGGIO
IN EGITTO
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Maurizio
Fortunato
Sito Web: http://www.mfortunato.it
Numero di giorni:
Itinerario:
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Documenti:
Sistemazione:
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EGITTOMANIA!
Egittomania, è
forse questo il termine più appropriato per classificare il rinnovato
interesse verso tutti i temi che riguardano quest'antichissimo paese,
con una passione che in realtà non è mai venuta meno nel
tempo. Iniziando dai Greci , di cui si ricorda una celebre dinastia
di faraoni quella dei "Tolomei", passando per i Romani, i
primi ad essere irresistibilmente contagiati da tutto quello che era
egiziano fino a farne una vera e propria mania, continuando con la conquista
di Napoleone, con cui ha inizio la moderna ricerca archeologica, per
arrivare infine alle innumerevoli pubblicazioni e inchieste televisive
dei nostri giorni, ansiose di scoprire e svelare i più reconditi
segreti. Per tutto questo tempo si è continuato a scavare, indagare,
ipotizzare, in una frenetica ricerca di risposte che hanno generato
miriadi di teorie su tutto ed il contrario di tutto. In che anno è
stata costruita la Sfinge e chi rappresenta, a cosa servivano le Piramidi
e come sono state edificate, da dove venivano le raffinate conoscenze
che gli egizi avevano nel campo della matematica, dell'astronomia, della
medicina. A tutte queste domande forse un giorno si riuscirà
a trovare una risposta che metta tutti d'accordo, anche se quello che
per me più d'ogni altra cosa continua ancor oggi ad affascinare
di questo popolo, oltre agli stupendi resti archeologici che ci hanno
tramandato, è quell' incredibile ansia di conoscenza che li guidava
e che accompagna da sempre l'essere umano fin dal giorno in cui ha preso
coscienza di esistere. La soluzione alla questione che più d'ogni
altra ha sempre tormentato il genere umano, " Esiste una vita dopo
la morte? ". Per tutti i millenni in cui è durata la loro
civiltà gli egiziani sembrano essere andati incessantemente alla
ricerca di una possibile risposta. L'avranno trovata?, io non lo so,
ma certo che se a distanza di settemila anni siamo ancora qui a parlarne
una certa immortalità l'hanno davvero raggiunta.
Il nostro viaggio, che ha luogo nell'inverno del '97, inizia a Luxor
( l'antica Tebe ) dopo un volo di circa 5 ore da Milano. All'arrivo
ci imbarchiamo sulla motonave che ci accompagnerà nella nostra
avventura sul Nilo, non proprio l'ultimissimo modello a dire il vero,
ma con il pregio, data la sua velocità ridotta, di proiettarci
d'un colpo in una dimensione d'altri tempi come novelli viaggiatori
dell'ottocento intenti ad ammirare rapiti il lento trascorrere della
vita sul fiume. Il tempo di lasciare le valigie e subito ne ridiscendiamo
per assistere nel tempio di Luxor allo spettacolo "Sons et Lumiere".
Un mix di suoni e luci che nella penombra della sera, accompagnati da
una voce narrante, crea degli effetti suggestivi giocando con i profili
delle antiche vestigia. Viene rappresentato in più zone archeologiche
( dicono che quello più suggestivo si svolga alle Piramidi )
ed è senza dubbio un modo interessante per iniziare ad immergersi
in questo mondo affascinante ascoltare il racconto della loro storia.
La mattina successiva, seguendo la corrente, ridiscendiamo brevemente
il Nilo per visitare a Dendera ( l'antica Tentyris ) il tempio della
dea Hator. E qui per la prima volta prendiamo contatto con una realtà
che ci accompagnerà discretamente per tutto il viaggio, la presenza
di una scorta armata che precede e segue i mezzi dei turisti nei loro
spostamenti. E' purtroppo un accorgimento necessario, come misura deterrente,
a scongiurare possibili attentati da parte di gruppi islamici estremisti,
anche se non sempre si è rivelato sufficiente come dimostrano
le stragi del museo del Cairo e della spianata del tempio di Hatshepsut
avvenute circa sei mesi dopo il nostro rientro in Italia, fortunatamente
le ultime così gravi fino ad oggi. A questo proposito, a titolo
di nota, si può rilevare come gli egiziani di oggi non siano
tutti discendenti del popolo antico, integratosi a partire dal VI secolo
d.C. con i conquistatori arabi. I più probabili discendenti diretti
si possono riconoscere per il fatto di essere di religione cristiano
copta ( storicamente con l'avvento del cristianesimo quasi l'intera
popolazione si convertì ), avere un nome non arabo e una piccola
croce tatuata nella parte interna del polso destro. Ma torniamo al nostro
viaggio augurandoci che presto l'uomo possa trovare nella diversità
un motivo d'unione e non di conflitto. Il complesso monumentale dedicato
alla dea Hator è molto bello e ben conservato, anche se non sempre
è inserito come tappa dai Tour Operator nelle crociere sul Nilo.
In pietra arenaria, esempio di tempio Tolemaico probabilmente ultimato
sotto la dominazione romana, è orientato in maniera perpendicolare
al Nilo e completamente circondato da una possente cinta muraria. Si
compone di varie sale, cripte e terrazze adibite principalmente al culto
della dea Hator, divinità dell'amore, della musica e della gioia
rappresentata sotto forma di vacca ed associata in seguito alla più
nota dea Iside. All'interno del tempio sono ancora ben visibili gli
affreschi che con i loro vivi colori lo ornavano, di rilievo in una
stanza al piano superiore il soffitto decorato con il famoso zodiaco,
ora solo una copia essendo l'originale conservato al museo del Louvre,
mentre su una terrazza in un'apposita cappella detta Tomba di Osiride
veniva conservata, secondo uno dei miti più importanti dell'antico
Egitto, una delle 16 parti in cui era stato smembrato il corpo della
divinità sconfitta dal malvagio fratello Seth nella lotta per
il controllo del regno. Ma l'amore, che come si sa vince sempre, prosegue
nel suo racconto il mito, operando miracolosamente per il tramite della
sua sposa e sorella Iside, la quale riesce a recuperare tutte le sue
membra disperse, lo resuscita a nuova vita il tempo necessario a procreare
suo figlio Horus che dopo averlo vendicato gli succederà sul
trono. Osiride primo signore dell'Egitto è il ponte tra il divino
e l'umano, è la divinità che ha trasmesso la conoscenza
al suo popolo condividendone la morte fisica per rinascere in eterno
come stella nel firmamento, tutti i successivi Faraoni legittimeranno
il loro potere dichiarandosene suoi discendenti diretti. Appena dopo
l'ingresso del tempio si trova il Mammisi di Nectanebo I ( o tempio
del Parto ), il più antico del genere conservato in Egitto, in
cui i sacerdoti ogni mattina celebravano i riti in ricordo del momento
del parto della divinità. Al di fuori della grande cinta muraria
c'è un altro Mammisi più recente di origine romana, probabilmente
iniziato durante il regno di Nerone. Tra il Mammisi romano e la cinta
muraria del tempio di Hator si trovano i resti di un'antica chiesa cristiano
copta in parte costruita con blocchi asportati dal Mammisi stesso.
La mattina del giorno seguente, dopo essere rientrati a Luxor per la
notte, siamo pronti per visitare sulla sponda sinistra del Nilo la famosa
necropoli tebana, meglio conosciuta come la Valle dei Re e delle Regine,
dove per tutto il periodo in cui Tebe fu la capitale dell'Egitto unificato
vennero sepolti i faraoni ed i personaggi più influenti. Le tombe
riportate alla luce durante le innumerevoli campagne di scavo sono molte,
anche se tutte risultarono poi gia profanate fin dall'antichità
e per questo completamente prive dei loro corredi funerari. L'unica
pervenuta intatta è quella di Tutankamon il cui arredo fa ora
bella mostra di se al Museo del Cairo. Un biglietto cumulativo vi permetterà
di visitarne un certo numero ( portatevi un 1000 ASA perché all'interno
c'è poca luce ed è proibito usare il flash). Ma quella
che assolutamente non dovete mancare di visitare è la tomba della
regina Nefertari, moglie del grande Ramses II. Rimasta chiusa per anni
è ora riaperta al pubblico completamente restaurata ( secondo
le moderne concezioni in materia di restauro archeologico sono state
utilizzate tecniche e colori in uso all'epoca della costruzione ) ed
appare oggi nel suo antico splendore come se i millenni non fossero
mai trascorsi ( chiaramente è proibito fare fotografie ). Non
è tuttavia facile accedervi, sia per il costo elevato del biglietto
( 100 Lire Egiziane nel 1997 corrispondenti alle vecchie 50.000 Lire
), sia perché occorre presentarsi personalmente davanti ad una
biglietteria appositamente costituita, ma soprattutto perché
gli ingressi sono limitati a poche decine di visitatori al giorno per
evitare che l'eccessiva umidità possa danneggiare i lavori di
restauro. Consiglio in ogni caso di non perdersi uno spettacolo veramente
unico, organizzatevi con la vostra guida, anticipate la sveglia, preparatevi
a qualche ora di coda e sarete ampiamente ricompensati. Terminata la
visita delle Tombe nella Valle dei Re e delle Regine ( impossibile vederle
tutte ) ci trasferiamo nella vicina Deir el-Bahri per ammirare il maestoso
tempio di Hatshepsut. Il tempio della regina Hatshepsut, proclamatasi
faraone alla morte del marito Thutmosi II in reggenza del figliastro
divenuto poi Thutmosi III , fu edificato dal famoso architetto Senmut
di cui si dice fosse amante. La costruzione, incastonata in un costone
roccioso, sorprende per la bellezza e l'armonia delle sue forme, una
serie di rampe conduce a tre livelli sovrapposti che si susseguono disposti
su ampie terrazze prima di giungere al sacrario principale. Sulla terza
terrazza si aprono gli ambienti dedicati al culto tra cui la cappella
di Thutmosi I ( suo padre ) e quella di Hatshepsut stessa. Appena al
di fuori del complesso è stata ritrovata la tomba dell'architetto
Senmut che ha così voluto essere vicino alla sua amata anche
dopo la morte. Proseguendo nel nostro programma giornaliero ci spostiamo
nei pressi di Sheikh Abd el-Qurna per visitare il Ramesseum, il Tempio
funerario di Ramses II. Costruzione imponente che anche se in evidente
stato di degrado rende comunque bene l'idea della potenza del faraone,
si compone di due grandi cortili, ognuno con ingresso monumentale, circondati
da mura possenti su cui sono incise le memorie delle vittoriose imprese
di Ramses II, tra cui spicca la celebre battaglia di Qadesh. La giornata
si conclude con la visita , nei pressi di Medinet Habu, dei colossi
di Memnone, due gigantesche sculture ricavate da blocchi di quarzite
che un tempo ornavano l'ingresso del tempio funerario di Amenofi III.
Alte da terra più di 18 mt. rappresentano entrambe il faraone
seduto nella posa tradizionale. Esiste una leggenda sui colossi che
ha origine in seguito ad un terremoto avvenuto nel 27 a.C. e che provocò
una fenditura nel colosso più a nord. Questo ha fatto si che
all'alba si generi un fenomeno di vibrazione nella pietra, dovuto all'umidità
notturna che inizia ad asciugarsi, che si manifesta con l'emissione
di un suono. Per questo motivo gli antichi Greci lo identificarono con
il loro dio Memnone ritenendo che salutasse cosi sua madre l'Aurora.
La crociera sul Nilo ha in se un fascino unico ed è piacevole
starsene rilassati ad osservare il panorama che scorre lasciandosi trasportare
dentro un'atmosfera d'altri tempi. Seguire le feluche che scivolano
sull'acqua sospinte dalle vele candide, perdere lo sguardo in un orizzonte
di sabbia dorata che racchiude due sottili strisce di verde rubato al
deserto e sul finire del giorno incantarsi ad inseguire il volo degli
uccelli in un tramonto che illumina il cielo con mille sfumature di
porpora.
Dopo la giornata trascorsa a Luxor riprendiamo la navigazione risalendo
la corrente verso Sud in direzione di Assuan, mentre ci avviciniamo
alla nostra meta sostiamo per due visite a Edfu ed a Kom-Ombo, normali
tappe di ogni crociera sul Nilo. Ad Edfu sorge il Tempio dedicato ad
Horus, il dio raffigurato come falco. Il tempio ha la caratteristica,
comune a molte costruzione del genere, di restringersi procedendo verso
l'interno. Quest'accorgimento aveva lo scopo di creare un effetto cannocchiale
che permetteva ai sacerdoti, dediti nell'interno più riposto
del tempio ai riti sacri in onore della divinità, di poter comodamente
osservare cosa succedeva all'esterno al riparo da sguardi indiscreti.
Di epoca tolemaica, ornato con decorazioni a carattere religioso e mitologico,
sorge sopra un sacrario di epoca più antica attribuito al celebre
architetto Imhotep costruttore della famosa piramide a gradoni di Zoser
a Saqqara. A Kom-Ombo sorge invece il Tempio dedicato alle divinità
del Nilo Sobek (identificato con il coccodrillo) ed Haroeris. Anche
questo tempio, costruito sul sito di uno più antico, è
di origine tolemaica, situato in posizione leggermente rialzata rispetto
alla riva del Nilo ricorda quasi nell'aspetto le acropoli greche. All'interno
del Tempio, nella prima sala, i soffitti sono decorati con scene astronomiche,
mentre le pareti sono splendidamente decorate con scene di offerte alle
divinità. Nei sacrari più interni si trova una dedica
che reca il cartiglio di Cleopatra così come nelle piccole sale
adiacenti si trovano quelli di numerosi faraoni tolemaici e di personaggi
greci e romani. Particolarmente interessante sulla facciata interna
di uno dei due muri che circonda il Tempio la rappresentazione di un
set di strumenti chirurgici dell'epoca, in cui è facile riconoscere
la sagoma dei bisturi in uso ancora oggi, a testimonianza dell'elevato
grado raggiunto dalla medicina egiziana.
Il giorno seguente visitiamo la diga di Assuan, imponente opera dell'uomo
che sbarrando il corso del Nilo forma un bacino artificiale , il lago
Nasser , secondo al mondo per dimensioni. La costruzione della diga,
lunga 3,6 Km ed alta 111 metri, fu iniziata nel '60 terminando 4 anni
più tardi. E' una soluzione escogitata per regolare le piene
del Nilo e poter disporre durante tutto l'anno di acqua per l'irrigazione
dei campi coltivati oltre che una fonte per la produzione di energia
idroelettrica. Ma accanto a questi effetti benefici sono sorti nel tempo
diversi problemi legati in particolare alla modificazione delle condizioni
climatiche soprattutto nella zona del delta. Terminata la visita della
diga, di cui quando si è sopra non si ha la percezione dell'enorme
dimensione, ci rechiamo a visitare il grande obelisco incompiuto, abbandonato
in seguito a diverse spaccature prodottesi nel granito (sarebbe divenuto
il più grande conosciuto). Una breve traversata in barca e ci
troviamo sull'isola di Agilkia per visitare il complesso monumentale
di File , uno tra i più belli. La storia recente di questo luogo
ricorda l'impegno internazione che venne profuso per evitare che venisse
inghiottito dalle acque del nascente lago Nasser, dopo che già
la costruzione di una diga precedente (la diga Vecchia) aveva semisommerso
le costruzioni rendendone cosi molto problematica la visita che poteva
avvenire solo nei mesi di Agosto e Settembre in concomitanza con lo
svuotamento del vecchio bacino idrico. Avvenne così, sotto l'egida
e la supervisione dell'Unesco, che l'intero gruppo di edifici fu smontato
e spostato sulla vicina isola di Agilkia in posizione più rialzata
rispetto al livello delle acque. L'operazione durò parecchi anni
e vide prodigarsi anche alcune ditte specializzate italiane. I monumenti
del complesso risalgono alla XXX dinastia che riutilizzo in parte costruzioni
di epoca saitica. All'ingresso si trova un portico di 14 colonne con
capitello di tipo hatorico che racchiude su un lato il padiglione di
Nectanebo I. Superati due Piloni (ingressi monumentali) istoriati con
scene che riportano le gesta vittoriose di Tolomeo XII si giunge al
Tempio dedicato alla dea Iside. All'interno del perimetro del complesso
monumentale si trovano anche un Tempio dedicato ad Hator ed il padiglione
dell'imperatore Traiano, testimone di come anche in epoca romana proseguisse
la moda dei potenti di edificare qualcosa di proprio.
Il tempo di addormentarsi dopo un' intensa giornata ed ecco suonare
la sveglia, partenza a notte fonda per Abu Simbel. 280 Km di strada
che si snoda in pieno deserto con il buio squarciato a tratti dalle
deboli luci dei rari mezzi che procedono in direzione opposta, perché
normalmente qui di notte guidano con le sole luci di posizioni accese,
inserendo gli anabbaglianti solo per salutarsi. Questa, anche se scomoda,
è la soluzione più economica per raggiungere Abu Simbel
da Assuan ( altrimenti è possibile andare in aereo ), ma che
consente oltremodo di poter ammirare il sorgere del sole nel deserto,
se ce la fate a tenere gli occhi aperti e vi siete prima abbondantemente
coperti. Il Viaggio dura parecchie ore e dopo un breve tratto in cui
si viene scortati dalla polizia la lunga carovana di pulmann dei tour
organizzati, formatasi ad Assuan, procede tranquilla verso la meta senza
intoppi di sorta anche se, come dice questo cartello piazzata da chissà
chi, i pericoli in un deserto che più piatto non si può
sono sempre dietro l'angolo. Abu Simbel, situato nella bassa Nubia sulle
sponde del lago Nasser, è uno dei siti archeologi più
visitati in Egitto e la sua fama non è certo usurpata. Qui si
sono dovuti affrontare gli stessi problemi di File per scongiurare il
pericolo che i Templi fossero inghiottiti dalle acque del bacino artificiale.
Il Tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II per celebrare
la sua potenza ai confini meridionali del regno, era interamente scavato
dentro un costone roccioso ( 33 m. di altezza per 36 di larghezza )
a cui vennero aggiunti, come ornamento della facciata, quattro colossi
raffiguranti il faraone stesso seduto con le mani poggiate in grembo.
Le espressioni del volto, diverse per ogni colosso, stupiscono per la
loro naturalezza a testimonianza dell'elevata sensibilità raggiunta
nella scultura dai maestri dell'epoca. Accanto ad ogni colosso si trovano
figure più piccole che rappresentano la moglie Nefertari, la
madre Tuy e alcuni dei suoi numerosi figli ( storicamente Ramses è
accreditato di un vita molto lunga rallegrata da innumerevoli figli
). Nel 1963 iniziarono i lavori, proseguiti fino al 1972, per salvare
il complesso dall'inondazione che sarebbe avvenuta di li a poco in seguito
alla costruzione della Grande Diga di Assuan. Tra le varie soluzioni
ipotizzate si decise di 'smontare' e ricomporre i Templi in un luogo
più alto, per fare ciò il complesso venne tagliato in
1036 blocchi (di circa 30 tonnellate ciascuno) successivamente catalogati
e riposti in attesa di essere riassemblati, così come possiamo
ammirarli ancora oggi, su una struttura artificiale in cemento ricoperta
al termine con strati di roccia tale da rendere il più possibile
l'ambientazione naturale. Particolare accuratezza venne adottata per
il mantenimento dell'originale orientamento del sito studiato dagli
architetti imperiali per permettere ai raggi del sole, nel giorno del
genetliaco di Ramses II, di penetrare nell'interno del Tempio fino al
sacrario più riposto ed accarezzare con i suoi raggi la statua
del faraone divinizzato posta accanto a quelle delle divinità
Harmakhis, Amon-Ra e Path. Gli sforzi ebbero buon esito e a cose fatte
lo scarto risulto di pochi centimetri. Il soffitto della sala interna
( 18 m. per quasi 17) è sorretto da 8 pilastri a cui si appoggiano
altrettanti colossi di Ramses II raffigurato nelle vesti del dio Osiride,
sulle pareti laterali scene di guerra esaltano le numerose vittorie
del faraone. Nel sacrario interno dietro un altare sono poste sedute
le quattro divinità gia menzionate. A poca distanza si trova
il Tempio di Hathor, fatto costruire da Ramses II in onore di sua moglie
Nefertari. Anche questo tempio è scavato nella roccia ed è
ornato nella facciata da cinque colossi di cui tre rappresentano Ramses
II e due sua moglie Nefertari raffigurata come la dea Hathor. Le statue
in piedi sono contornate da sculture più piccole che rappresentano
i loro figli maschi e femmine. Nella sala interna su sei colonne di
tipo hathorico sono incise le storie di Ramses II e Nefertari mentre
sulle pareti laterali sono raffigurate scene di offerte a varie divinità.
Rientrati ad Assuan invertiamo la rotta e lasciandoci guidare dalla
corrente ridiscendiamo il Nilo verso la foce per l'ultima tappa della
nostra crociera, la visita a Luxor dei Templi di Luxor e Karnak. Situati
sulla riva destra del Nilo nella cosiddetta "Tebe dei vivi"
rappresentano uno dei momenti più splendidi dell'architettura
religiosa, testimoni muti della potenza raggiunta dall'Egitto nel periodo
del Nuovo Regno. I faraoni di queste dinastie dopo aver sconfitto a
Nord gli invasori Hyksos riunificarono il paese ponendo la capitale
a Tebe (l'odierna Luxor) che inizia così a godere di un periodo
di grande prosperità e sviluppo. Il Tempio di Luxor, che dipendeva
per importanza da quello di Karnak, dev'essere ancora completamente
recuperato perché parte del primo cortile interno è occupato
dalla moschea di Abu el-Haggag costruita su un terrapieno in epoca moderna
quando il Tempio stesso non era ancora stato scoperto. Evidenti motivi
religiosi impediscono il completamento dei lavori di recupero anche
se in effetti, a detta della nostra guida, non si pensa che sotto si
possano trovare dei reperti particolarmente significativi. Il tempio
misura in lunghezza 260 mt. ed era collegato da un viale monumentale
con il tempio di Karnak. Del viale originale, lungo poco più
di 2 Km. e fiancheggiato per tutta la sua lunghezza da sfingi raffigurate
con testa di montone (animale sacro al dio Khnum), rimangono oggi solo
pochi tratti essendo stato inglobato in epoca moderna nelle costruzioni
della città nuova, probabilmente molte sfingi fanno ora bella
mostra di se nel salotto buono di qualche egiziano. Il viale era utilizzato
dai sacerdoti del Tempio di Karnak che in occasione dell'anno nuovo
portavano in processione le barche sacre con le statue delle divinità.
La porta del primo pilone, fatto edificare da Ramses II, era ornata
da sei colossi di cui rimangono solo i due che ritraggono il faraone
seduto e da due obelischi su cui erano incise formule di ringraziamento
per le opere e le vittorie del re. Uno dei due obelischi fu rimosso
nel 1831 e donato dal pascià Alì al re Luigi Filippo ed
è quello che si può ammirare oggi in Place della Concorde
a Parigi. Superato l'ingresso si accede al primo cortile, occupato in
parte dalla famosa moschea, nel quale si trova una cappella destinata
ad accogliere le barche sacre al termine della processione. Alla fine
del cortile di Ramses II si trova l'ingresso monumentale edificato dal
faraone Amenofi III, preludio al cortile omonimo al quale era collegato
mediante un colonnato di due file di 7 colonne campaniformi lungo 52
mt. Al termine del cortile di Amenofi III la sala ipostila immetteva
negli ambienti più sacri dedicati alla triade divina Amon, Mut
e Khonsu. A poca distanza da Luxor, di cui è la naturale prosecuzione
sul lato destro del Nilo, si trova la cittadina di Karnak. Il resti
del complesso archeologico sono imponenti e ben conservati, il corpo
centrale è racchiuso all'interno di una cinta muraria fatta interamente
di mattoni crudi profonda 8 mt. e che si sviluppa per un perimetro di
circa 2,5 km nel quale sono ricavate 8 porte d'ingresso. L'ingresso
ovest immette direttamente nel tempio del dio Amon da cui prende il
nome anche la cinta muraria. Il tempio è stato più volte
ingrandito e l'ultimo pilone aggiunto è rimasto incompiuto, superato
l'ingresso ci si immette nel grande cortile che ospita al centro i resti
del grande chiosco di Taharqa destinato ad ospitare la sacra barca processionale
utilizzata durante i riti e due templi minori dei faraoni Sethi II e
Ramses III. Superato il secondo pilone si accede ad un'autentica meraviglia
la grande sala ipostila, lunga 52 mt per 102 di larghezza ospita un'autentica
selva di ben 134 gigantesche colonne, le 12 che costituiscono la navata
centrale hanno una circonferenza nel capitello superiore di 15 mt. Le
colonne sostenevano un soffitto di cui non rimane traccia e in qualunque
punto della sala ci si posizioni non si riesce ad abbracciarne completamente
l'intera visuale. Considerando come dovevano essere le decorazioni originali
agli egiziani dell'epoca dovevano veramente apparire come giganteschi
alberi di una foresta senza confini. Continuando verso l'interno del
tempio e dopo aver superato altri 4 piloni costruiti in epoche via via
più remote si arriva al sacrario vero e proprio che fa parte,
insieme ad altri ambienti, delle cosiddette sale solari dove venivano
conservate le statue delle divinità oggetto ogni giorno di particolari
riti da parte del clero tebano. All'interno della grande cinta muraria
sul lato destro e sinistro del tempio di Amon si trovano numerosi altri
edifici di notevole interesse tra cui il tempio di Path, un museo all'aperto,
il tempio del dio Khonsu, il tempio di Opet ed un lago sacro ( di cui
sono stati ricostruiti i muri che facevano da sponde ) utilizzato per
le navigazioni delle barche sacre. Verso sud da una delle porte ricavate
nella cinta muraria parte un viale ornato di sfingi che porta ad un
altro recinto sacro quello di Mut dove oltre al tempio omonimo si trovano
altri due templi, dei faraoni Ramses III e Amenofi III, in cattivo stato
di conservazione .
Con la visita di Karnak termina la nostra crociera sul Nilo ed il giorno
successivo il gruppo si divide, una parte rientra direttamente in Italia
ed un'altra, tra cui noi, prosegue verso Hurgada per una settimana di
relax al mare. Hurgada è una località balneare che negli
ultimi anni ha subito un notevole sviluppo turistico soprattutto per
la bellezza del suo mare e della sua barriera corallina e spesso viene
proposta in abbinamento alla crociera. Peccato che la stagione ideale
per veleggiare sul Nilo ed ammirare i magnifici complessi archeologici
( in inverno per evitare l'eccessiva calura estiva ) non coincida con
quella ideale per i soggiorni balneari nel Mar Rosso e così ci
siamo ritrovati con un'apprezzabile temperatura esterna ma con un'acqua
ghiacciata e sferzati da un fastidioso vento, che dicono sia sempre
presente a Hurgada più che a Sharm el-Sheikh. In effetti però,
almeno per noi, il soggiorno a Hurdaga era solo il pretesto per poter
usufruire ( per come era congegnato il pacchetto di viaggio ) di un'escursione
di due giorni al Cairo per visitare la città, il museo e soprattutto
la piana di Giza con Le Piramidi e la Sfinge, il naturale completamento
di una crociera sul Nilo che non dovete assolutamente perdere. Considerando
però i tempi di spostamento ( circa 5 ore da Luxor ad Urgada
e altre 5 da Hurgada per raggiungere il Cairo ) è consigliabile
terminata la crociera recarsi direttamente al Cairo per almeno due o
tre giorni tralasciando il soggiorno al mare. In attesa dell'escursione
al Cairo abbiamo effettuato una simpatica gita nel deserto, a bordo
di quello che sembrava una specie di residuato di guerra, per raggiungere
una tribù di beduini che vive nel deserto isolata dalle moderne
comodità per condividere, almeno per qualche ora, il loro stile
di vita tradizionale andandocene in giro a dorso di dromedario e mangiando
i loro piatti tipici.
E finalmente si parte per Il Cairo, sveglia in piena notte e dopo 5
ore di viaggio alle prime luci dell'alba entriamo nella città
che inizia a ridestarsi. E subito ci troviamo immersi in un caotico
e coloratissimo movimento, auto e mezzi di ogni tipo che sfrecciano
in ogni dove al di fuori di qualunque norma di circolazione in una città
che in alcune zone, le più povere, sembra essere appena uscita
da un bombardamento in un susseguirsi di caseggiati tirati su alla meno
peggio e pieni di crepe. Fondata agli inizi dell'anno 1000 dalla dinastia
dei califfi Fatimidi Il Cairo ( El-Qahira "la vittoriosa"
) è oggi una città moderna che con i suoi circa 15 milioni
di abitanti coabita, a cavallo del Nilo, con le splendide vestigia del
passato che ha ormai inglobato nella sua immensa periferia.
La prima tappa è la visita alla Cittadella del Saladino, residenza
fortificata del sultano al di fuori del nucleo principale della città.
All'interno della Cittadella si trovano due grandi moschee, quella che
normalmente si visita è detta di Muhammad Ali ed è anche
la più grande e spettacolare con ricchi rivestimenti di albastro,
decorata all'interno con splendidi motivi geometrici. Nel cortile esterno
è sistema una piccola torre con orologio ( che non ha mai funzionato
) che il re francese Luigi Filippo donò in cambio dell'obelisco
di Ramses II ora in Place de la Concorde ( capito chi ci ha guadagnato
? ). Lasciata la Cittadella ci rituffiamo nel traffico alla volta del
museo Egizio il più importante al mondo per la vastità
di reperti archeologici che ospita. Fondato nella metà dell'
800 dall'archeologo francese Mariette si è via via ampliato fino
a comprendere oggi più di 100 sale espositive organizzate in
maniera cronologica, con i reperti più imponenti situati al piano
terra. Ma le sale senza dubbio più visitate sono quelle del primo
piano dove è ospitato il corredo funerario rinvenuto pressoché
intatto ( caso unico ) della tomba del faraone Tutankhamon. Il tesoro
del faraone, morto in giovane età, ha un valore inestimabile
sia dal punto di vista artistico che archeologico e da solo meriterebbe
una visita in Egitto. Tra i vari reperti rivenuti all'apertura della
tomba quello che rifulge più di tutti è la magnifica maschera
funeraria simbolo da sempre della antica cultura egiziana. Al primo
piano si trova anche la sala dove vengono conservate le mummie di alcuni
faraoni importanti quali Ramses II. Per visitarla è necessario
pagare un biglietto supplementare, ma a parte il costo la curiosità,
a mio avviso, non vale il disturbo arrecato a quel un sonno millenario.
Comunque se volete farvi una idea e non avete il tempo per recarvi in
Egitto andate a visitare il museo Egizio di Torino il secondo o terzo
per importanza al mondo. Dopo un veloce tuffo negli stretti vicoli della
casbah, per riempirsi manco a dirlo di ogni sorta di souvenir, sul finire
del giorno ci avviciniamo alla Piana di Giza per inebriarci dell'ultima
meraviglia, le Piramidi, che con il loro guardiano La Sfinge sfidano
da secoli l'uomo a risolvere i misteri che le circondano.
L'Ortodossia archeologica ha ormai da tempo accreditato alle piramidi
la semplice funzione di tomba per i faraoni che le hanno fatte edificare,
Cheope,Chefren e Micerino dalla più grande alla più piccola.
E forse questa è la teoria più corretta se consideriamo
l'evoluzione delle tombe di quelle antiche dinastie che partendo dalla
Mastaba ( tumulo di pietra che sovrastava la semplice sepoltura scavata
nella roccia più anticamente ricoperta solo di sabbia ) e passando
per le Piramidi a Gradoni ( primo abbozzo di Piramide realizzate ingrandendo
le mastabe mediante livelli sovrapposti che si stringevano verso l'alto
) sono arrivate ad edificare monumenti di quelle proporzioni con un
rigore geometrico che lascia ancora oggi stupefatti. Certo viene da
chiedersi perché dedicare così tanto tempo e risorse per
costruire solo delle tombe e perché si sia persa tale tecnica
visto che i faraoni delle dinastie successive costruirono le loro tombe
scavando "semplicemente" cunicoli nella roccia, come nella
Valle dei Re e delle Regine di Luxor. Per rispondere a queste domande
sono sorte e continueranno a farlo in futuro miriadi di teorie dalla
più fantasiose a quelle dotate di un qualche fondamento scientifico.
Io non sono un esperto in materia, ma quello che ritengo significativo
sottolineare è che per gli egiziani non era importante la vita
terrena quanto piuttosto quella dopo la morte in cui l'uomo avrebbe
dimorato per l'eternità nel firmamento in compagnia degli dei
diventando lui stesso una divinità, certo questo in un primo
periodo era riservato solo al faraone e ai suoi congiunti, ma in epoche
successive il concetto si estese ai dignitari ed al popolo comune. Questo
potrebbe spiegare l'impegno ed il tempo profuso nella realizzazione
di tombe di siffatte dimensioni quasi che il faraone morto potesse trarne
un giovamento nella sua ascesa al cielo. Rimane poi da spiegare perché
non si trovino Piramidi nelle dinastie del Nuovo regno che posero Tebe
capitale dell'Egitto, ma per questo Vi rimando a tutta la voluminosa
letteratura scritta in merito. La visita alla piana di Giza con la Sfinge
e le Piramidi, le più importanti e meglio conservate di circa
80 che se ne contano nella zona, è il giusto completamento di
un viaggio in Egitto, un emozione che non si può proprio perdere.
Le Piramidi, a quanto mi risulta, sono aperte a turno e nel periodo
in cui sono stato io era possibile visitare l'interno della più
piccola, quella di Micerino, che si compone sostanzialmente di una camera
funeraria, dove era conservato il sarcofago, raggiungibile percorrendo
in discesa uno stretto corridoio. In nessuna Piramide sono state trovate
iscrizioni o decorazioni come venne poi in uso per le tombe scavate
nella roccia, ma occorre considerare che erano racchiuse all'interno
di un recinto con molte altre costruzioni e templi ad uso funerario,
andati in gran parte dispersi, i quali dovevano probabilmente presentare
un aspetto più riccamente decorato. Dopo averne ammirato da vicino
le gigantesche proporzioni spostatevi su una collina adiacente per riuscire
ad abbracciarne completamente il campo.
Il giorno seguente sulla strada del ritorno per Hurgada visitiamo la
Piramide di Zoser, re della III dinastia, costruita dal famoso architetto
Imhotep e meglio conosciuta come la Piramide a Gradoni prototipo per
la costruzione delle successive grandi Piramidi. Il suo stato di conservazione
non è eccellente come le altre e a differenza delle quali ha
una piana rettangolare e non quadrata terminando al culmine del 6 livello
con una piattaforma invece che con un vertice triangolare. Dell'area
che prende il nome di necropoli di Saqqara fanno parte anche altre piramidi
di minor rilevo e un considerevole numero di tombe e mastabe, tra cui
quella di Ti la più interessante come esempio di tomba dell'Antico
regno. Ritornati nel villaggio di Hurgada trascorriamo gli ultimi giorni
di vacanza effettuando tra l'altro una simpatica gita su un sottomarino
giallo per visitare la barriera corallina con le miriadi di pesci che
la popolano, belli da vedere ma insipidi da mangiare, come abbiamo potuto
appurare ordinando una cernia una sera che abbiamo mangiato in locale
del paese. L'ultima avventura il viaggio ce la riserva però il
giorno della partenza all'aeroporto di Hurgada quando dopo circa 3 ore
di attesa ci veniva gentilmente annunciato che sul charter non c'era
posto per tutti e che sei persone dovevano rimane a terra e sperare
di partire il giorno successivo. Come succede al solito in questi casi
si diventa tutti più "buoni" e nasce una gara spontanea
nel cedere il proprio posto a che ne ha più bisogno e infatti
un arzillo vecchietto, probabilmente un generale in pensione, al grido
di "Gruppo Aquila con me" sfondava tutte le barriere e si
precipitava seguito da una vociante folla di pensionati INPS verso l'imbarco
( il villaggio ne era pieno tanto che la prima sera al ristorante ho
pensato di essere capitato per sbaglio in qualche casa di riposo dalle
parti del Veneto, risultato questo della filosofia vuoto per pieno che
nei periodi morti propone prezzi stracciati pur di riempire i complessi
). E così siamo partiti lasciando a terra 6 persone isolate a
caso da un bliz delle autorità aeroportuali egiziane e ciò
non perché mancassero posti sul volo, ma perché una norma
internazionale sulla sicurezza prevede che non possano essere imbarcate
più di 50 persone per ogni steward presente. Era infatti successo
che i Tour operator avevano comunicato alla compagnia del charter un
numero di passeggeri inferiore al reale e così quest'ultima si
era regolata di conseguenza. Che dirvi di più, a parte quest'ultimo
piccolo inconveniente è stato un viaggio FANTASTICO che prima
o poi nella vita dovrò ripercorrere perché la seconda
volta, come si dice, è sempre meglio della prima ......... e
Voi, siete ancora lì ?