VIAGGIO
IN BOLIVIA
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Bruno
Visca
Numero di giorni: 4 settimane
Itinerario:
Costo totale del viaggio: circa 2000 euro
Periodo: agosto 2004
Trasporti: Delta Airlines
Documenti: Passaporto (il visto si fa sul posto all'arrivo)
Sistemazione:
Vedi l'Album Fotografico di questo
Viaggio!
Commenta e Vota questo Racconto!
Bolivia
– Dove le Ande incontrano l’Amazzonia
Il viaggio è
un atto creativo, che non solo consuma e alletta l’anima, ma nutre
l’immaginazione ed è responsabile di ogni nuovo stupore,
che esso memorizza per poi proseguire… E i paesaggi migliori,
apparentemente densi o informi, riservano molte sorprese se sono studiati
con pazienza, nel genere di disagio che si può assaporare in
seguito.
Paul Theroux, Alla fine della terra
Tutto questo offre
la Bolivia, il paese più povero del Sud America; paesaggi bellissimi
dai colori stupendi, altopiani desertici a quote superiori ai 4000 metri,
circondati da montagne innevate che hanno un’altezza di oltre
6000 metri, lagune con tonalità che spaziano dal rosa al verde
ed all’azzurro con numerosissimi fenicotteri rosa e altri volatili
che vivono sulle loro sponde. Il tutto in un ambiente dove la presenza
umana è quasi totalmente assente. Certamente il godere di tanta
bellezza non è esente da disagi, dovuti alla mancanza di servizi,
a temperature che di notte possono scendere anche a 20º sotto zero,
a levatacce per ammirare i colori dell’alba che, al sorgere del
sole, regalano sfumature di colori paragonabili a quelli che un artista
riesce a riprodurre sulle tele. Ma la Bolivia non è soltanto
natura: al di fuori delle sue città, sulle propaggini delle montagne
e degli altopiani, vive il meraviglioso popolo andino, un popolo che
sa vivere con poco ma che è molto fiero delle sue origini e delle
sue tradizioni. Nella prima metà del 1500 i conquistadores spagnoli,
con la croce in una mano e la spada nell’altra, hanno sottomesso
gli antichi abitanti, gli Inca, imponendo le loro leggi, le loro usanze
e la loro religione. Il popolo andino ha dovuto sottostare alle imposizioni
degli spagnoli ma non ha dimenticato le sue tradizioni e la sua religione
che sono ancora vive ai giorni nostri; questa popolazione non trova
alcun contrasto tra la fede cristiana imposta e la devozione verso le
antiche divinità: il sole o Dio Inti, la luna e, prima fra tutti,
la madre terra, la Pachamama. Ancora oggi si usa chiedere perdono alla
Pachamama prima di svolgere un’azione che possa, in qualche modo,
recarle disturbo o che venga ritenuta per qualche motivo offensiva,
come entrare in un antico sito Inca. Per farsi perdonare le si offre
quello che si ritiene sia per lei più gradito: la coca, l’alcool
o il sangue di animali, in particolare dei lama. Nei mercati delle città
e dei villaggi si possono trovare in vendita sulle bancarelle dei feti
di lama mummificati: vengono donati alla Pachamama, dopo averli avvolti
in un drappo di seta assieme ad altri doni, seppellendoli poi sotto
le fondamenta prima di costruire una nuova abitazione. Nelle chiese
si trovano, come da noi, molti quadri ed affreschi che rappresentano
figure sacre, ma sono anche sempre presenti le immagini del sole e della
luna, a testimonianza dell’antica fede.
Sebbene tutto l’altopiano sia caratterizzato da paesaggi bellissimi,
è la parte sud-occidentale, la zona dell’altopiano più
remota del paese, quella che regala i più bei panorami, visioni
mozzafiato con sfumature che variano continuamente di colore. È
questa una regione attraversata da poche piste, quasi priva di alberi,
scarsamente popolata e soggetta a variazioni climatiche improvvise,
ma che può rivelarsi simile al paradiso per quei viaggiatori
che sono alla ricerca di luoghi inconsueti e affascinanti.
Diario
di viaggio
Dopo un lungo volo dall’Italia, con scali a Chicago e Miami, atterriamo
al mattino del 3 di agosto 2004, alle 6 locali (ore 12 in Italia), all’aeroporto
di La Paz. I 4100 metri di quota dell’aeroporto si fanno sentire,
tutto il gruppo accusa leggeri giramenti di testa e nausea. Dall’altopiano
su cui si trova l’aeroporto possiamo ammirare il panorama della
città. La Paz, che risulta essere la capitale più alta
del mondo, è arroccata sul fondo e sui pendii di un canyon di
5 Km di larghezza e sovrastata dai due massicci dell'Illimani e dell'Huayana
Potosì; essa trasmette un’immagine indimenticabile a chi
l’ammira dall’alto. Raggiunto l’albergo che si trova
nella parte bassa della città, a circa 3600 metri, la situazione
migliora leggermente e permane solamente un leggero, ma fastidioso,
mal di testa che ci accompagnerà durante il nostro primo giorno
in Bolivia. Se aggiungiamo la stanchezza accumulata in 30 ore di viaggio
e la notte trascorsa insonne in volo, si capisce perché passiamo
l’intera mattinata dormendo. Solo alla sera, seduti al ristorante
davanti ad una grossa bistecca accompagnata da patatine, ci sentiamo
meglio. La spesa? Meno di 3 euro a testa!! Incredibile se paragonata
ai nostri prezzi.
La prima meta del nostro viaggio è il Lago Titicaca, ai confini
con il Perù. Raggiunta con un pulmino la cittadina di Copacabana,
con un trekking di 5 ore che percorre la sponda del lago in un continuo
saliscendi tra alberi di eucalipto, si arriva a Yampupata da dove, con
un’imbarcazione, raggiungiamo l’Isla del Sol. Durante il
cammino, in un tratto del percorso che si snoda su una bella pavimentazione
in pietra, si incontra la riproduzione della Grotta di Lourdes che merita
una visita. Questo luogo è meta di pellegrinaggi religiosi effettuati
dagli abitanti del posto.
Raggiunta l’isola la nostra resistenza fisica, già messa
a dura prova dalle 5 ore di cammino a quasi 4000 metri di quota, subisce
un altro duro colpo dovendo affrontare la “Scalinata dell’Inca”
che, dai 3840 metri del lago, porta ai circa 4000 del villaggio di Yumani.
Una sosta a circa metà scalinata per dissetarci alla “Fontana
dell’Inca”, un freschissimo getto d’acqua che sgorga
dalla montagna e si immette in tre canali di pietra, poi, incuranti
della fatica, di nuovo in cammino verso il villaggio, situato sulla
cima dell’isola, che raggiungiamo quando il sole è già
tramontato, guidati dalla poca luce delle lampade frontali. La “Trucia”
(trota) del Lago Titicaca consumata a cena riteniamo sia la “giusta
ricompensa” per questa lunga e faticosa giornata.
Secondo giorno di trekking. Oggi attraversiamo tutta l’Isla del
Sol giungendo fino all’estremità nord. Fortunatamente la
tappa risulta meno impegnativa della precedente. Sull’isola non
ci sono veicoli e ci si sposta solamente a piedi o in barca; questo
motivo legato ai fantastici panorami che si ammirano dall’alto
dell’isola, rendono la passeggiata particolarmente piacevole e
per niente faticosa. Sull’alto del promontorio settentrionale
dell’isola si trova il sito Inca di Chincana, il più spettacolare
complesso di rovine dell’isola. Dopo la visita al sito, ed in
particolare alla sua struttura più importante, il Palacio del
Inca, affrontiamo la discesa verso il lago dove, con una barca, ritorniamo
a Copacabana. La giornata è molto bella, il cielo è di
un azzurro intenso senza l’ombra di una nuvola ed il sole si riflette
sulle scure acque del lago. Non sembra di essere a quasi 4000 metri
ma in riva al mare, in una calda giornata di primavera. Solo toccando
le fredde acque del lago scompare all’istante la tentazione di
fare un tuffo.
Oggi siamo meno stanchi di ieri, quindi la serata a Copacabana si protrae
sino dopo l’una di notte attorno ad una bottiglia di pisco.
Dopo una mattinata dedicata alla visita della cittadina lacustre, alle
13, con un autobus, si ritorna a La Paz da dove, alle 18.30, è
prevista la partenza con un bus che ci condurrà, dopo un lungo
viaggio notturno di 12 ore, a Sucre, la seconda capitale della Bolivia.
La città si trova in una valle a 2790 metri di quota, circondata
da bassi rilievi. Come tutte le città del Sud America, anche
Sucre è disseminata di mercatini con i caratteristici colori
e profumi di spezie, dove è possibile trovare ogni genere di
merce. Ed è proprio alla visita del suo mercato coperto che dedichiamo
la nostra prima mattina a Sucre.
Nei dintorni della città sorge un sito paleontologico, situato
nell’attuale cava di cemento della Fancesa. La visita di questo
luogo impegna il nostro pomeriggio. Si tratta di un’alta parete
verticale che si è alzata in conseguenza dei movimenti tettonici
provocati dalla deriva dei continenti. Su questa parete sono presenti
numerose impronte di notevoli dimensioni, lasciate circa 60 milioni
di anni fa da diverse specie di dinosauri.
A 65 Km da Sucre si trova la cittadina di Tarabuso dove, la domenica,
si tiene un coloratissimo mercatino nel quale si possono acquistare
bellissimi oggetti artigianali. Così la domenica mattina saliamo
su di un bus che, in due ore di polverosissima strada, ci porta al villaggio.
La merce dai colori sgargianti viene esposta sulle bancarelle disposte
intorno alla piazza ,conferendole così un’atmosfera festosa
e allegra.
Ritornati a Sucre nel pomeriggio, alle 18 si parte per Potosì
dove arriviamo alle 21.
Potosì, la città che con i suoi 4090 metri di altitudine
risulta essere la più alta del mondo, vede la sua storia legata
all’argento. Infatti fu fondata nel 1545, in seguito alla scoperta
di minerali ricchi d’argento sul Cerro Rico, la montagna che la
sovrasta. Le vene si rivelarono talmente ricche che le sue miniere divennero
in breve le più produttive del mondo. L'attuale Potosì
è una testimonianza di quella che è stata una grande città
coloniale. È alla visita delle sue miniere che dedichiamo la
mattina del nostro arrivo nella città. L'escursione alla miniera
di Potosì deve necessariamente iniziare con la visita al mercato,
dove i minatori si riforniscono di quelli che sono considerati generi
primari per il lavoro nella miniera: foglie di coca per alleviare la
fatica, sigarette e dinamite; da non dimenticare l'alcool a 96 gradi
da offrire alla Madre Terra, la Pachamama, per scusarsi dell'offesa
che le si arreca scavando nelle sue viscere. La visita può rivelarsi
una delle esperienze più memorabili che si possano vivere in
Bolivia in quanto permette di osservare da vicino condizioni di lavoro
che sarebbero già state giudicate non umane nel Medioevo. L'interno
della miniera presenta gallerie con soffitti bassi e passaggi fangosi,
atmosfera con percentuali elevate di gas dannosi, polvere di silice
e vapori di acetilene: in sostanza sembra di essere scesi nelle viscere
dell'inferno. La parte più interessante consiste nel parlare
coi minatori che, in cambio di piccoli doni, vi diranno le loro opinioni
sul difficile lavoro da loro svolto.
Nei dintorni di Potosì vi sono le sorgenti di Tarapaya da cui
sgorgano acque calde dalle proprietà curative. Quale occasione
migliore per togliersi la polvere accumulata nelle miniere se non fare
un bel bagno in una delle molte piscine che le circondano e che sono
alimentate dalle sorgenti? La temperatura esterna, nonostante l’altitudine,
è gradevole ed invita a tuffarsi nelle calde acque, quindi, dopo
una veloce doccia fatta nell’albergo dove alloggiamo, le raggiungiamo
e assaporiamo il piacere di bagnarsi nelle loro acque.
Altra meta da non perdere a Potosì è la visita alla “Casa
Real de la Moneda ”, l’antica zecca reale ora trasformata
in uno dei più bei musei della Bolivia. Così, in attesa
di trasferirci a Tupiza, la mattina del 10 agosto le dedichiamo una
visita. Il palazzo, dalle imponenti dimensioni, venne costruito tra
il 1573 ed il 1773 per coniare le monete direttamente sul luogo di origine
del metallo. Nel museo sono custoditi numerosi tesori di valore storico,
tra cui la prima locomotiva che ha percorso il territorio boliviano.
Nell’interrato sono conservati gli apparecchi manuali utilizzati
per coniare le monete, ancora funzionanti. In molte sale sono presenti
diverse bacheche che mettono in mostra interessanti monete antiche.
Con un bus, alle 12.30, si parte per Tupiza; 7 ore di strada quasi tutta
sterrata, molto polverosa ma panoramica. Lungo il percorso si incontra
qualche piccolo villaggio isolato. Molti animali da cortile, tra cui
galline e piccoli maialini neri, vagano liberi nei pressi di questi
villaggi; penso che, assieme ai pochi frutti che può dare questa
terra arida, siano l’unica fonte di sostegno per gli abitanti
di questi paesi. Al nostro arrivo, alle 19.30, Tupiza ci accoglie sotto
una leggera pioggia.
Tupiza, 2950 metri di altezza, è circondata dagli aspri rilievi
della “Cordillera de Chicas” ed è incastonata da
uno dei paesaggi più spettacolari della Bolivia. Gli scenari
che la circondano sono affascinanti, rocce multicolori, colline, montagne
e canyon che ricordano il vecchio west. La nostra visita ai suoi dintorni,
fatta con un fuoristrada e alcuni tratti percorsi a piedi, comincia
col la “Puerta del Diablo”, una valle caratterizzata da
rocce di colore rosso circondate da enormi cactus; si prosegue con la
“Valle de Los Machos” con imponenti formazioni erose dagli
agenti atmosferici che ricordano i più noti “Camini delle
Fate” che si trovano in Cappadocia; il “Canyon del Duento”
che offre un meraviglioso scenario costituito da formazioni rocciose
e da profondi crepacci coperti da cactus che si stagliano contro le
colline rosseggianti. Ed ancora la “Valle del Toroyoj” caratterizzata
da spettacolari rocce rosse, il villaggio di Palquiza con la sua bellissima
chiesetta che ricorda quelle viste nei film western girati in Messico.
Il panorama più spettacolare è però quello che
ammiriamo da “El Sillar”, letteralmente La Sella, situato
a 3600 metri di quota, 15 Km da Tupiza. Arriviamo sul posto al tramonto,
l’ora migliore per visitarlo. Da qui si ha una splendida vista
sulle sue formazioni geologiche, frastagliati anfiteatri scavati nel
fianco della montagna ed erosi a forma di guglie che, illuminati dalla
luce del sole che sta tramontando, regalano un panorama mozzafiato.
Nel giorno che ci rimane da trascorrere a Tupiza vogliamo provare l’emozione
di raggiungere una località chiamata “Entre Rios”
con un’escursione a cavallo. Questa esperienza può rivelarsi
traumatizzante per gli inesperti come me. Infatti sulla strada del ritorno
il puledro improvvisamente decide di procedere al galoppo e per qualche
centinaio di metri non riesco a fermarlo. Finalmente il cavallo si tranquillizza
e per tutto il restante percorso, per mia fortuna, l’episodio
non si ripete.
Il 13 di agosto inizia la parte più interessante del viaggio,
la visita all’altopiano boliviano con le sue lagune e i suoi salares.
La prima meta sull’altopiano è il piccolo villaggio di
“Quetena Chico”, situato nei pressi del Vulcano Uturunco
(6020 m), un piccolo insediamento che ancora sopravvive grazie all’estrazione
dell’oro alluvionale lungo le rive del Rio Quetena, dove i cercatori
scavano profonde buche per poi lavare manualmente il materiale separando
la sabbia aurifera dall’oro; un lavoro duro e mal retribuito.
Ripercorrendo un tratto della medesima strada di due giorni prima, rivisitiamo
le guglie di El Sillar. La strada prosegue sempre in salita portandosi
rapidamente sull’altopiano, oltre i 4000 metri di quota. Percorriamo
le piste polverose soffermandoci ad ammirare questo paesaggio veramente
spettacolare sino a raggiungere il piccolo villaggio di San Pablo de
Lipez, uno dei rari centri abitati dell’altopiano nelle cui vicinanze
si trova il villaggio fantasma di Sant’Antonio, creato dagli spagnoli
e successivamente abbandonato. Durante il tragitto si fanno i primi
incontri con i molti lama, alpaca e vigogne che vivono in queste zone,
le più selvagge di tutta la Bolivia. Questa desolata regione
desertica d’alta quota è uno dei territori dalle condizioni
naturali più severe al mondo, nonché l’ultimo rifugio
per molti di questi animali. I panorami che ci circondano sono di una
bellezza selvaggia, specialmente quando arriviamo alla Laguna Morecon,
la prima delle molte lagune che incontreremo sull’altopiano.
Alle 19.30, quando già è calato il buio, si arriva al
villaggio; la sistemazione spartana in una costruzione gelida, priva
di illuminazione e di riscaldamento, non è sufficiente per far
diminuire il morale del gruppo che rimane decisamente alto. Per scacciare
il freddo terminiamo la cena, a lume di candela e con la giaccavento,
con un caldo “vin brulè” o, come lo chiamano i locali,
“vino caliente”.
Levataccia e partenza alle 5 del mattino per andare ad ammirare l’alba
alla Laguna Celeste, meta ancora poco nota ai viaggiatori ma che merita
certamente una visita, specialmente se si arriva sulle sue sponde prima
del sorgere del sole. Cerchiamo di mitigare il freddo pungente dei momenti
che precedono l’alba accendendo diversi fuochi sulle sponde della
laguna. All'alba le sue acque si dipingono di colori che si fanno via
via più caldi ed il riflesso delle montagne che vi si specchiano
formano un paesaggio di una bellezza irreale: i disagi affrontati sono
tutti ampiamente ricompensati!
Tornati al villaggio di “Quetena Chico” per consumare una
abbondante colazione e per recuperare i bagagli, si parte per San Pedro
de Atacama, in Cile. I paesaggi che si incontrano durante il tragitto
sono sempre stupendi, si attraversa un territorio con vulcani ancora
attivi, geyser, acque termali, lagune e deserti di sale. Il terreno
è saturo di minerali che, mischiandosi all’acqua, producono
colori impensabili creando lagune spettacolari. Molte sono le lagune
ed i salares che si incontrano, tra cui: la Laguna Hedionda Sur, la
Laguna Collpa con le sue formazioni di borace, il salar de Chalbri,
la Laguna Polchis, anch’essa con formazioni di borace, la Laguna
Verde, dalle sfumature di colori impensabili che passano dal verde al
blu, situata in una zona esposta e sempre battuta da un vento gelido,
dietro la quale si erge l’immenso cono di 5960 metri del vulcano
Licancabur. L’ultima laguna che si incontra, prima del confine
cileno, è la Laguna Blanca. Qui, durante la sosta per il pranzo,
inizia a nevicare. In poco tempo il terreno si ricopre di un leggero
strato di neve ed il paesaggio, già bellissimo, assume un fascino
particolare.
Attraversata la frontiera con il Cile si raggiunge rapidamente il villaggio
di San Pedro de Atacama. È ancora presto, quindi ne approfittiamo
per visitare la Valle della Luna. Questa valle, che si trova nei pressi
di San Pedro de Atacama, è famosa per la sua conformazione che
ricorda la superficie lunare. Il momento migliore per visitarla è
certamente l'ora del tramonto, quando le strutture rocciose si colorano
di tinte intense che vanno dal giallo al rosso.
Oggi, 15 agosto, alle 4 del mattino effettuiamo un’altra levataccia
per compiere un'escursione ai geyser di “El Tatio” , a 4300
metri di altezza. La partenza antelucana è giustificata, la nostra
guida ci aveva spiegato che i geyser si formano solo al mattino presto,
poiché successivamente a causa di un forte vento i vapori vengono
dispersi. Arriviamo sull’immensa caldera di El Tatio attorno alle
6.00 e da lontano cominciamo a vedere una gran quantità di sottili
fumi azzurrini: ci siamo, ecco i geyser! Avvicinandoci sembra di penetrare
nell’inferno Dantesco: colonne di vapore si innalzano da spaccature
nella roccia, in cui l’acqua ribolle rumorosamente ed è
sorprendente trovarsi in un ambiente dove l’acqua coesiste nei
suoi tre stadi: solido, liquido e gassoso. La neve fresca caduta nella
notte rende il paesaggio ancora più affascinate.
Lasciata la zona di El Tatio si visitano i dintorni di San Pedro de
Atacama. La prima meta è il villaggio di Caspana a 3264 metri
di quota. Di origine preispanica, questo villaggio si caratterizza per
le sue architetture in pietra e per i suoi tetti di paglia. Attualmente
i suoi 400 abitanti vivono della produzione di fiori e legumi che vendono
nella capitale della provincia, Calama. Si prosegue con la visita al
villaggio di Chiu Chiu , a 2400 metri, con la sua caratteristica chiesetta.
La chiesa, costruita nel 1612, ha la pianta a forma di croce latina.
I suoi muri hanno uno spessore di 1.2 metri ed il tetto ha un'armatura
in legno di cactus. La facciata principale presenta due campanili in
pietra costruiti nel 1965, durante un restauro, al posto di quello originale
del XIX secolo che era crollato. La chiesetta è posta all'interno
di un recinto murario che contiene anche delle antiche tombe.
Oggi, 16 agosto, nel pomeriggio dovremmo ritornare in Bolivia, ma arriva
la notizia che il passo al confine tra Cile e Bolivia è chiuso
per neve. Se non sarà agibile dovremmo rimanere un giorno in
più in Cile. In mattinata visitiamo il Salar de Atacama dove
si trova la Laguna Chaxa. Il Salar, posto ad un'altezza di 2500 metri,
ha una superficie di circa 4000 Km² ed è il più grande
del Cile. Sulla sua superficie si può osservare una crosta di
sale, generata dall'accumulo di cristalli che si formano in seguito
all'evaporazione dell'acqua. Il microambiente lacustre del Salar, specialmente
nella zona della laguna, genera dei microrganismi che attirano numerosi
fenicotteri che, nel clima e nel silenzio del Salar, trovano un ambiente
ideale per nidificare.
Il passo è ancora chiuso, speriamo che domani la strada sia percorribile.
Finalmente alle ore 13 del 17 agosto aprono il passo. Sbrigate le pratiche
doganali si parte e verso le 14,15 raggiungiamo di nuovo l’altopiano
boliviano dove troviamo ad aspettarci i nostri due fuoristrada e il
loro autisti. Iniziamo la seconda parte della nostra visita all’altopiano:
prima meta la Laguna Colorada. Il tempo è splendido ed il cielo
azzurro intenso, senza nuvole, anche se l’aria è fredda
e soffia un vento gelido. Ripercorriamo un tratto del percorso già
effettuato qualche giorno prima. Rivediamo la Laguna Blanca e la Laguna
Verde in una bella giornata di sole mentre la visita precedente era
avvenuta sotto una leggera nevicata. Una veloce visita al geyser Apaceta,
ad oltre 4800 metri di quota, e si prosegue per la Laguna Colorada dove
giungiamo al tramonto. La Laguna, dalle acque color rosso fuoco, si
trova a 4278 metri di altezza, copre un'area di circa 60 Km² e
raggiunge una profondità di appena 80 cm. La vivace colorazione
rossa è dovuta alle alghe ed al plancton che si trovano nelle
sue acque ricche di minerali. Tantissimi sono i fenicotteri che qui
si possono osservare e che sembrano aver eletto questa zona come la
migliore per la loro riproduzione, nonostante le gelide temperature
che, di notte, possono scendere al di sotto dei -20º. Dal luogo
dove ci fermiamo la laguna sembra vicina, a due passi. Così,
nonostante stia calando la sera ed il freddo sia intenso, decidiamo
di raggiungerla a piedi, solo un lungo pianoro, ricoperto da molte pietre,
ci separa da lei. Ma la laguna è più distante di quello
che sembrava: dopo circa ½ ora di cammino, timorosi del buio
della sera che sopraggiunge, decidiamo di rientrare e rimandiamo la
visita al giorno dopo.
La meta odierna è il villaggio di San Juan del Rosario. Prima
di partire dedichiamo qualche ora alla visita della laguna che, illuminata
dalla luce mattutina, si mostra in tutto il suo splendore. I moltissimi
fenicotteri che vivono sulle sue sponde non sembrano essere disturbati
dalla nostra presenza e continuano a cercare il cibo nelle sue basse
acque. Il paesaggio è molto suggestivo e la bellezza del posto
ci aiuta a sopportare il freddo ed il vento gelido che continua a soffiare.
Questa è sicuramente la località più bella osservata
sino ad ora.
Si prosegue con l’attraversamento del deserto di Siloli, 18 Km
a nord della Laguna Colorada. Qui si incontrano diverse strane formazioni
rocciose di cui la più nota è sicuramente quella chiamata
“Arbol de Piedra”, Albero di Pietra. Questa conformazione,
che assomiglia veramente ad un albero, è formata da una roccia
erosa dal vento che si erge nella distesa desolata del deserto. Numerose
e bellissime sono le lagune che costeggiamo: la Laguna Honda, la Laguna
Chota, la Laguna Hedionda Nord a 4186 metri, molto ricca di fenicotteri,
la Laguna Canapa a 4151 metri, un grosso lago salato circondato da alte
montagne. Durante una sosta per il pranzo comincia a nevicare.
Alle 8.30 del 19 agosto si parte per la cittadina di Uyuni e il suo
celebre Salar, una sconfinata distesa di sale con molte “isole”
che sembrano spuntare dal mare. Il tempo non promette niente di buono,
nonostante la leggera pioggia che ci accompagna il paesaggio non perde
il suo fascino selvaggio. Il Salar de Uyuni, con i suoi 12.106 Km²
di superficie, costituisce la salina più grande della Bolivia.
Questa parte dell'Altipiano era un tempo completamente sommersa dall'acqua.
Nelle rocce calcaree di quello che doveva essere un lago sono visibili
fossili di corallo. I depositi salini derivano dai minerali provenienti
dalle montagne e depositatisi nella zona. Oggi il Salar è diventato
una zona di estrazione e lavorazione del sale che ha il suo epicentro
nella cittadina di Colchani, situato a 20 Km da Uyuni. Quando la superficie
si asciuga, le saline trasformano il paesaggio in una bianca distesa
accecante dalle dimensioni infinite, quando invece queste pianure si
ricoprono d'acqua, si formano degli specchi che riflettono alla perfezione
il paesaggio e l'orizzonte scompare. Attraversando questi pianori l'effetto
è soprannaturale e sembra di essere sospesi nell'aria.
Tra le molte “isole” che sorgono dalla bianca distesa di
sale, la più famosa è certamente l’incantevole Isla
del Pescado. Si pensa che il suo nome derivi dalla sua forma, che ricorda
un pesce riflesso nel Salar. L'intera isola è ricoperta da cactus
e circondata da un “mare” bianco di mattonelle di sale dalla
forma esagonale.
Lasciati i fuoristrada ci inerpichiamo sino alla sommità dell’isola
da dove si ha una bella visuale sulla sconfinata distesa di sale che
si perde a 360° nella foschia. Solo la leggera pioggia che cade
guasta l’incanto del paesaggio.
Continuando il viaggio verso Uyuni si incontra l’Hotel di Sale.
Questo singolare hotel è costruito interamente con blocchi di
sale ed è situato a circa 20 Km da Colchani. Come albergo non
è un granché, ma la sua posizione all'interno del Salar
esercita un certo fascino sui visitatori. Interessante e singolare il
cartello posto subito dopo l’ingresso che invita chi entra a consumare
qualche cosa al bar prima di iniziare la visita alla costruzione.
Raggiunta la cittadina di Uyuni, prima di recarsi in hotel, visitiamo
il “cimitero dei treni”, la più grande attrattiva
del luogo, dopo il Salar: un'enorme ammasso di vecchie locomotive a
vapore e vagoni abbandonati a 1 Km dal paese. Interessanti le ironiche
scritte che si vedono su alcune delle vecchie locomotive, in particolare
una che chiede l’intervento urgente di un buon meccanico.
La città di Uyuni non offre praticamente altro se non un intenso
freddo e le strade caratterizzate da correnti d'aria gelida.
Il 20 di agosto si ritorna sul Salar, questa volta con un bel sole.
Si ripercorre parte del tragitto già fatto il giorno prima e
si raggiunge un’isola su cui sorge il piccolo villaggio di Coqueza,
sovrastato dal vulcano Tunupa (5400 m). Davanti al paese, una serie
di sorgenti forma una lingua d'acqua che separa la terra dal Salar.
Quest'acqua e' presente in tutte le stagioni, mentre il Salar si scioglie
soltanto nella stagione delle piogge; per questo, a Coqueza si arriva
su una strada realizzata su un terrapieno artificiale, di larghezza
appena sufficiente al passaggio di una automobile, segnalato ai lati
da alcune pietre, e parzialmente sommerso. Sulla riva del Salar pascolano
numerosi lama e nell'acqua, a poca distanza da noi, una bella colonia
di fenicotteri rosa e una coppia di grandi fenicotteri andini. Il dormitorio
in cui alloggiamo ha pareti in mattoni di terra cruda, intonacate di
fango e dipinte di bianco; il soffitto e' realizzato con tele di sacco
cucite insieme, inchiodate alle pareti e dipinte con la stessa tempera
bianca. C'e' però una finestra, sufficiente ad arginare un po'
il vento.
Sulle pendici del Vulcano Tunupa, all'interno di una grotta, sono custoditi
i corpi di uomini mummificati da un migliaio di anni, appartenuti all'antica
popolazione Chipaya. È alla visita di questo sito che dedichiamo
il pomeriggio. I riti officiati di recente e le offerte da poco deposte
alla base delle umili tombe, ci fanno capire quanto sia stretto, ancora
oggi, il legame che le popolazioni andine sentono con i loro antenati.
Purtroppo si comprende anche che l’isolamento di questi luoghi
ha contribuito al progressivo impoverimento delle tombe ad opera di
tombaroli e collezionisti privati.
Terminata la visita al sito alcuni di noi decidono di salire al colle
che si trova sotto il vulcano. La salita agli oltre 4500 metri del colle
è fatta su di un comodo sentiero, ma la quota si fa sentire.
Il bel panorama sul villaggio di Coqueza e sul Salar ripaga della fatica
fatta; peccato non avere il tempo per cercare di raggiungere la cima,
dobbiamo scendere per non farci sorprendere dal buio sulle pendici del
vulcano.
Domani lasceremo definitivamente il Salar e l’altopiano per recarci
nuovamente in Cile. Si festeggia l’ultima sera con una buona grigliata
di carne.
Si riparte attraversando di nuovo il Salar, questa volta nella direzione
della frontiera cilena. Il paesaggio dell’altopiano è sempre
affascinante; oltrepassiamo un altro salar, quello di Coipasa a 3786
metri di quota, molto più piccolo e meno spettacolare di quello
di Uyuni. Alle 16 arriviamo alla frontiera con il Cile dove, sbrigate
le pratiche doganali, troviamo ad attenderci due pulmini con i quali
raggiungiamo il villaggio di Colchane, subito dopo la frontiera. Colchane
è formato da poche case, non vi è praticamente nulla.
Solo un grosso centro militare e l’ostello dove ci sistemiamo,
né un negozio, né un bar. Unica nota positiva la buona
cena, consumata nell’ostello, a base di zuppa, bistecca di lama
e purea di patate.
Alle 8.30 del 22 agosto, senza nessun rammarico, si lascia Colchane
per dirigersi verso il Parco di Isluga con i suoi vulcani, i villaggi
abbandonati e le larghe vallate circondate da montagne che superano
i 5000 metri. Anche se non spettacolari come quelli dell’altopiano
boliviano, i paesaggi sono affascinanti. Lasciato il parco si incontra
un salares con delle piccole pozze di acqua calda: il Salar di Piocheres.
In queste piscine naturali dove l’acqua raggiunge i 60° è
possibile fare il bagno. La temperatura esterna è fredda e non
invita a spogliarsi, così entriamo nell’acqua solo con
i piedi. Sul lato opposto del salares vi è la Laguna Cerro Vinto,
gremita di fenicotteri. Dopo le molte lagune incontrate nei giorni scorsi
non ne rimaniamo entusiasti, quindi la visita risulta molto veloce.
Alle 19 arriviamo alla nostra meta: la cittadina di Putre.
Oggi, 23 agosto, è il nostro ultimo giorno di permanenza in Cile,
domani si ritorna a La Paz. Visitiamo un altro parco cileno, quello
di Lauca, al confine con la Bolivia. Il parco ha un'estensione di 137.883
ettari ed è posto ad un'altezza che varia dai 3200 ai 6342 metri
sul livello del mare; nel suo interno si incontrano numerose vigogne.
Nella notte è caduta neve fresca che ha imbiancato tutto il paesaggio
rendendolo ancora più affascinante. La visita del parco prosegue
con la Laguna Cotacotani, a 4400 metri di quota. Questa laguna si è
formata in seguito ad una eruzione, accompagnata da una forte fuoriuscita
di lava, del vulcano Parinacota. É composta da un grande lago
in cui sono presenti numerose isolette laviche. La strada che percorriamo
passa circa 200 metri più in alto della laguna; per poterla osservare
da vicino scendiamo sino alle sue sponde. Incomincia a nevicare e fa
abbastanza freddo. Nel lato opposto della laguna si scorge l’imponente
sagoma del vulcano Parinacota, visibile solo a momenti perché
immerso tra le nuvole. Se la discesa sulla riva della laguna è
stata agevole, non altrettanto si può dire della salita per ritornare
dove ci attende il nostro pulmino: siamo ad oltre 4000 metri di quota,
si sale lentamente con il respiro affannoso. Proseguiamo sino al confine
con la Bolivia, sulle sponde del lago Chungarà. Il tempo rimane
piovoso e a tratti nevica. Sulla strada del ritorno verso Putre visitiamo
il piccolo villaggio Parinacota, omonimo del grande vulcano che si trova
nelle sue vicinanze.
Il nostro viaggio volge al termine, siamo ritornati in Bolivia, a La
Paz, dove rimaniamo ancora due giorni prima di intraprendere il percorso
di ritorno verso l’Italia. Il primo giorno lo dedichiamo alla
visita della città, non possiamo recarci nei dintorni perché
c’è uno sciopero di tutti i mezzi di trasporto, taxi compresi.
Concludiamo la nostra permanenza in Bolivia con un’emozionante
discesa in mountain bike. Con un pulmino, che trasporta anche le biciclette,
raggiungiamo La Cumbre, un passo a quasi 4700 metri che attraversa la
Cordillera. Da qui, con un percorso di 70 Km di cui solo i primi 20
asfaltati, si raggiunge il villaggio di Coroico a circa 1200 metri,
scendendo quindi di circa 3500 metri. La strada che collega La Paz a
Coroico è ufficialmente nominata “La strada più
pericolosa del mondo” per il gran numero di incidenti fatali che
vi si verificano. Nonostante tutto questo, la discesa in bicicletta
da La Cumbre a Coroico è uno dei percorsi più popolari
in Bolivia, perché consente di unire il piacere di una lunga
discesa con quello dell'arrivo in una splendida località. Il
panorama “verticale” che si osserva dalla strada che scende
a Coroico è una vera delizia per chi la percorre in bicicletta,
qui si ha la possibilità di starsene seduti senza pedalare lasciando
che la gravità faccia il resto! Lungo il tragitto si può
ammirare un paesaggio incredibilmente vario mentre si compie una spettacolare
discesa in uno scenario totalmente diverso da quello osservato dall’altro
lato della Cordillera; gli affascinanti ma brulli altopiani sono sostituiti
da pareti quasi verticali dove cresce una lussureggiante vegetazione.
Durante il viaggio di ritorno in Italia, una sosta di quasi un giorno
a New York ci permette di visitare, seppur in modo sommario, l’isola
di Manhattan e “ground zero”, il luogo dove sorgevano le
due torri gemelle abbattute l’11 settembre del 2001.
Compagni di viaggio
(in ordine alfabetico)
• Antonio
• Bruno
• Claudio
• Fiorenzo
• Letizia
• Lorenzo
• Maria Luisa
• Patrizia
• Renata
• Rosella