VIAGGIO
IN TCHAD
Categoria:
Racconti di Viaggio
Viaggiatori-Autori: Davide
Bergami
Numero di giorni: 17
Costo totale del viaggio: -
Periodo: 27 marzo - 12 aprile 2002
Compagnie Aeree: -
Documenti: Passaporto
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di questo Paese!
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TCHAD: …. emozioni sahariane
Prefazione
ENNEDI - giardino sahariano
Il viaggio in questa remota zona del Sahara è stato effettuato
con SPAZI d'AVVENTURA, tour operator di Milano fondato da un medico
milanese, Piero Ravà, che dal 1977 organizza viaggi spedizione
principalmente nel deserto del Sahara. Questo è l'unico operatore
occidentale presente nel paese, ed ha in permanenza nella capitale un
proprio ufficio, mezzi fuoristrada, personale locale ed una guida italiana
di Spazi d'Avventura forte di una lunga esperienza e di una profonda
conoscenza del paese e delle popolazioni che lo abitano. Il gruppo di
noi turisti era composto di 12 persone di tre diverse nazionalità:
italiani, tedeschi ed una ragazza svizzera. Il tour, partendo dalla
capitale N'DJAMENA, si sviluppa nella zona nord orientale del paese
per arrivare fino al massiccio dell'ENNEDI e alla regione settentrionale
di OUNIANGA dove sono presenti numerosi laghi salati, per un totale
di 3'000 km. Note sul paese Il TCHAD si trova nel cuore dell'area sahariana,
si estende tra l'ottavo e il venticinquesimo grado di latitudine nord,
è il quinto paese in ordine di grandezza in Africa ed è
circa quattro volte l'Italia (1'285'000 km2); confina con la LIBIA (a
Nord), il Sudan (a Est), la Repubblica Centroafricana (a Sud), il Camerun,
la Nigeria ed il Niger (a Ovest). Con oltre 100 lingue diverse, trentacinque
e più etnie, tre confessioni principali, tre zone climatiche
ed una storia che affonda le radici nell'antichità, la cultura
del TCHAD è ricca varia e complessa.
Tale complessità rende estremamente difficile qualsiasi considerazione
di carattere generale sulla cultura della nazione, poiché ciò
che è importante per un determinato gruppo etnico o una determinata
regione può non esserlo per altri.
A grandi linee, quindi, si può dividere il paese in tre fasce
climatiche: la prima, quella settentrionale è di tipo desertico
e predesertico e quindi più spiccatamente sahariana, contraddistinta
dalla presenza di vasti sistemi montuosi ed estese pianure sabbiose
e ciottolose con gli erg dunari di DJOURAB e MOURDI. Il massiccio montuoso
del TIBESTI è collocato nella parte nord occidentale; si distende
per circa 100'000 km2 ed è il più vasto di tutto il Sahara,
si tratta di un enorme apparato vulcanico formato da giganteschi crateri
e imponenti bastioni di arenaria, basalti e lave di origine tarda mesozoica
(circa 70 milioni di anni fa), che ha nel vulcano spento EMI KOUSSI
(3'415 m) in assoluto la cima più alta del Sahara. L'ENNEDI,
meta del nostro viaggio, è situato nella parte nord orientale
ed è un immenso altopiano arenaceo formatosi tra i 500 e i 300
milioni di anni fa nell'era del paleozoico; con un'estensione di circa
60'000 km2 (grande quanto la Svizzera), ha nel Monte Basso (1'450 m)
il suo punto più elevato. Caratteristica dell'ENNEDI sono le
sue bizzarre costruzioni naturali di arenaria (tipiche del plateau tassiliano),
intervallate da profonde gole contenenti molto spesso fresche e limpide
"guelte".
Qui è presente un clima tipicamente sahariano, caratterizzato
da scarse precipitazioni (inferiori a 200 mm annui) concentrate nei
mesi estivi e grandi sbalzi di temperatura tra giorno e notte e tra
la stagione estive e quell'invernale. Queste zone desertiche offrono
solamente una rara vegetazione stagionale da steppa, con piante spinose
come il cram-cram e qualche palmizio, presente soprattutto nella zona
dei laghi salati.
A differenza di tutte le altre aree sahariane, quella dell'ENNEDI è
considerata un biotopo di tipo "sudanese"; di fatto la possiamo
considerare una sfumatura ambientale tra il deserto più arido
e la savana. La forma delle valli, la posizione geografica e la falda
freatica dei numerosi fiumi secchi (in grado però di trasformarsi
in torrenti impetuosi alle prime piogge) fanno sì che la vegetazione
al suolo impedisca eccessivi fenomeni di evaporazione, mantenendo così
condizioni di vita particolari per uomini, piante e animali.
La fascia centrale ha un clima più spiccatamente saheliano caratterizzato
dalla presenza del lago TCHAD, che ne condiziona fortemente l'ambiente,
e dalla regione montuosa orientale del WADDAI.
Il lago TCHAD (il cui emissario è il fiume CHARI, alimentato
a sua volta dal fiume LOGONE) è il più grande bacino d'acqua
situato nell'Africa centrale, importantissimo per l'economia agropastorale
del paese e che minaccia di scomparire a causa della scarsità
delle precipitazioni, la forte evaporazione ma soprattutto a causa dell'incuria
dell'uomo. Dal 1960 ad oggi il lago ha perso circa il 90 per cento della
sua estensione, di questo passo gli scienziati che stanno studiando
le conseguenze dell'effetto serra sui principali laghi del pianeta avvertono
che entro qualche decennio potrebbe sparire per sempre tra le sabbie.
Prospettiva catastrofica; lo spettro della fame e di spaventose migrazioni
forzate dovute all'agonia del lago TCHAD, potrebbero essere il preludio
ad un disastro ambientale ed umano di proporzioni spaventose.
Il clima di tipo saheliano presente nella zona della capitale e del
lago TCHAD, presenta una
stagione secca che dura 7 - 8 mesi, mentre nei restanti si hanno delle
precipitazioni che variano tra i 500 - 900 mm; la vegetazione è
caratterizzata da una steppa spinosa con acacie, alberi della gomma
e palme doum. Le coltivazioni sono localizzate nelle depressioni più
umide e lungo gli oued; in questa regione però l'allevamento
è l'attività dominante.
Subito a nord del lago TCHAD, il clima sahelo - sahariano impone condizioni
predesertiche con piogge scarse ed irregolari (200 - 500 mm annui) ed
una stagione secca che dura almeno nove mesi. Il sahel divenne tristemente
famoso al mondo intero agli inizi degli anni settanta a causa di una
terribile siccità, durante la quale morirono per fame migliaia
di persone e intere mandrie di bestiame.
Nella fascia meridionale, la zona saheliana si arricchisce di vegetazione
e degrada progressivamente verso le savane tipiche dell'Africa subtropicale.
La stagione delle piogge ha una durata di 6 - 7 mesi, con precipitazioni
annue che variano dai 900 ai 1'200 mm; qui è presente una savana
alberata di karitè, ronier e tamarindi. Si tratta della regione
agricola più ricca, con colture di tipo sudanese come cotone,
arachidi, sesamo, riso, miglio e verdure.
Il TCHAD, che ha come capitale N'DJAMENA (fino al 1973 si chiamava FORT
LAMY) è un ex colonia francese ed è una repubblica indipendente
dal 1960; attualmente il presidente è IDRISS DEBY (di etnia Zagawa),
che nel 1990 ha deposto con la forza Hissène Hibrè. Nello
stesso anno la repubblica del TCHAD ha iniziato un lento processo di
democratizzazione, che dopo 30 anni dall'indipendenza, caratterizzati
da continui colpi di stato e guerre civili, ha portato alle elezioni
presidenziali del 1996 e a quelle legislative del 1997.
Nel paese sono presenti numerose etnie, che sovente danno segni di insofferenza
e irrequietezza nei confronti del governo centrale. Nel 1998 si sono
verificate nella regione del TIBESTI atti di banditismo, ed una ribellione
capeggiata da un ex ministro del governo in carica che qui si era rifugiato;
è da allora che questa zona è rimasta isolata agli occhi
degli irriducibili amanti del deserto.
Le ultime notizie in nostro possesso riferiscono di una tregua raggiunta
con i ribelli nel febbraio del 2002, che dovrebbe finalmente portare
un po’ di pace in questa regione, permettendo così la ripresa
del turismo, previa una nuova mappatura delle zone minate, in un'area
tra le più isolate ed affascinanti del Sahara.
Anche nella regione dell'ENNEDI sono presenti talvolta atti di guerriglia;
a tutt'oggi è interdetta ai turisti l'altipiano di NIOLA DOA
(in lingua locale significa "la valle delle fanciulle") nella
zona nord orientale del massiccio, dove oltre ai numerosi e pregevoli
siti pittorici, si trovano enormi, strane e altamente artistiche incisioni
rupestri di fanciulle danzanti di rara ed eccezionale bellezza, veramente
uniche nel loro genere.
Un viaggio in TCHAD, presenta numerose difficoltà oltre a quelle
dovute ad atti di ribellione e banditismo. Al di fuori della capitale
c'è una totale assenza di strutture ricettive, le grandi distanze,
la completa assenza di una rete stradale seppur rudimentale, l'approvvigionamento
di acqua, viveri e carburante per i mezzi fuoristrada, sono alcuni tra
i vari ostacoli da fronteggiare.
Si comprende, che per affrontare con tranquillità e sicurezza
il viaggio in questa regione, è
necessario essere supportati da un solido e competente tour operator,
che sia in grado di superare le indubbie difficoltà logistiche,
e possedere una perfetta conoscenza del territorio (ricordiamoci che
esistono ancora numerose zone minate) e dei problemi legati alla sicurezza
presenti in alcune aree di questo paese.
Introduzione A volte ci sono ispirazioni che non riusciamo a comprendere
e che probabilmente non provengono da noi; nascono dal profondo inspiegabilmente
ed inspiegabilmente ci guidano contro ogni rischio e difficoltà.
La stessa cosa è accaduta a noi per questo viaggio; abbiamo sempre
avuto il desiderio di
conoscere l'Africa sahariana "più vera" e di vivere
sulla pelle quel poco che avevamo visto e
sentito relativamente a questo paese, unico nel suo genere.
Eravamo, quindi, alla ricerca di quello che resta del "vecchio
Sahara", prima che venga sommerso dalla marea montante del consumismo,
che qui tenta di riversarsi da oltre confine. Il TCHAD spera di rientrare
nel mondo dopo più di trent'anni di guerra civile e scontri con
la Libia; qui le genti vivono una vita al limite della sopravvivenza,
in una nazione a lungo devastata da povertà, siccità e
continui spargimenti di sangue.
Da un po’ di tempo a questa parte, però, l'idea di questo
viaggio per svariate ragioni era diventata assillante, anzi oserei dire
una necessità.
…. Ma che cosa c'è da vedere in TCHAD ???. Quante volte
ci siamo sentiti ripetere questa domanda, prima di partire e una volta
rientrati dalla nostra vacanza.
Un viaggio in Africa è un viaggio che ti conduce alle origini
dell'uomo. L'Africa sahariana attraverso i suoi paesaggi immensi e spettacolari,
funziona come una macchina del tempo. Si esce dal ritmo frenetico della
nostra vita e si entra direttamente nella storia, a stretto
contatto con un ambiente incontaminato e a popolazioni giunte a noi
intatte attraverso i secoli con le loro abitudini e i loro stili di
vita.
Il TCHAD si trova nel cuore dell'Africa ed è una terra autentica,
misteriosa, un paese di contrasti, di grandi spazi, caleidoscopio di
paesaggi e popoli che racchiude un paradiso selvaggio unico nel Sahara.
Il viaggio Siamo partiti da Bologna nella serata del 27/03 con arrivo
a Roma Fiumicino; verso le 00,40 eravamo di nuovo in partenza per Addis
Ababa (volo Ethiopian Airlines) con coincidenza per N'Djamena, dove
siamo atterrati nel primo pomeriggio del 28/03.
La nostra sistemazione era presso il Novotel La Tchdienne, il migliore
ed il più nuovo della città, situato nelle immediate vicinanze
dell'aeroporto sulla sponda del fiume CHARI.
A pochi passi dall'hotel si trova un piccolo ma ben fornito mercato
dell'artigianato, dove oltre ai manufatti locali è possibile
trovare bellissime maschere di legno provenienti dai paesi dell'Africa
nera; ne approfittiamo subito per comperare qualche piccolo ricordo.
Abbiamo poi incontrato il nostro tour leader di Spazi d'Avventura Andrea
Bonomo, il quale ci ha confermato che dal punto di vista della logistica
era tutto ok (fuoristrada, materiale da campo, viveri e carburante),
ma soprattutto avevamo tutti i permessi necessari per il nostro tour.
Infatti, durante il percorso, si avrà l'obbligo di fermarci ai
posti di polizia per la visione dei permessi e dei nostri passaporti.
Lungo il BAHR el GHAZAL.
Nomadi a cavallo nel BAHAR el GHAZAL
La mattina del 29/03 partiamo in perfetto orario con il nostro convoglio
composto di quattro veicoli fuoristrada Toyota e ben 18 persone (12
turisti, 4 autisti, il cuoco e la nostra guida Andrea).
Uscendo dalla città abbiamo costeggiato l'aeroporto dove intravediamo
soldati francesi di guardia; militari che fanno parte di una guarnigione
di circa 1'000 uomini di stanza nell'aeroporto della capitale. Percorriamo
in direzione nord est gli unici 80 km di asfalto lungo l'importante
direttrice che collega la capitale con il vicino Sudan, sulla quale
transitano merci che danno luogo ad intensi scambi commerciali.
Arrivati al villaggio di MASSAGUET puntiamo decisamente verso nord e
superato il paese di MASSAKORY entriamo nel BAHR el GHAZAL detto anche
Fiume delle Gazzelle, antico emissario dell'immenso bacino lacustre
del Paleociad, che seguiremo per tutta la sua lunghezza verso nord,
entrando nella regione del KANEM.
Le cronache ci hanno tramandato che il BAHR el GHAZAL era navigabile
fino al 1700, ora la zona è densamente popolata e frequenti saranno
gli incontri con le popolazioni locali nomadi e seminomadi. Questo antico
letto di fiume, ora inesorabilmente prosciugato, riceveva acqua dal
lago TCHAD e la immetteva nell'antico lago BORKOU. La progressiva desertificazione
del territorio ha fatto si che ora il livello dell'acqua del lago TCHAD
è di 35 metri inferiore alla quota del letto del Fiume delle
Gazzelle.
Questa importante arteria che unisce il nord musulmano al sud cristiano
e animista ha favorito il contatto tra queste due culture; in passato
era percorsa da carovane che collegavano i grandi regni dell'Africa
Nera al Mediterraneo. Oggi è facile incontrare vetusti camion
incredibilmente colmi di merci e uomini che arrivano dalle lontane oasi
libiche.
Il paesaggio di questa regione è di tipo saheliano caratterizzato
da una varia e rigogliosa
vegetazione rappresentata da numerose specie di acacia, tuttavia costituisce
una zona di
transizione climatica tra savana e deserto; la forte escursione termica,
la grande aridità e le piogge irregolari fanno si che la vita
si regga su equilibri molto delicati.
Occorreranno ben due giorni di viaggio per percorrere il letto di questo
antico fiume e arrivare a KOUBA OULANGA, dove potremo approvvigionarci
di acqua, in quanto le riserve che si hanno sui fuoristrada si esauriscono
in circa 2 giorni e mezzo.
La prima notte ci siamo accampati poco prima del villaggio di KOURI
KOURI, mentre il secondo campo è stato approntato nei pressi
di NEDELEY, a pochi chilometri da KOUBA OULANGA. In questa regione le
popolazioni sono principalmente rappresentate da ceppi etnici di fede
musulmana detti KANEMBOU, KANOURI, PEUL, KEREDA, DAZI e ARABI; quest'ultimi
sono entrati in TCHAD circa 800 anni fa dopo aver combattuto e sconfitto
i cristiani a DONGOLA in Sudan.
I pochi appezzamenti di terreno coltivati che incontriamo e la vendita
del legno di acacia in alcuni villaggi, sono attività svolte
principalmente dall'etnia KANEMBOU; questi lavori sono totalmente disprezzati
dai nomadi del deserto.
Durante il nostro tragitto incontriamo numerosi pozzi d'acqua attorno
ai quali si radunano i
KEREDA. Etnia di allevatori, che specialmente in questa stagione secca
affollano i pozzi per poter dissetare le proprie mandrie. L'abbeverata
al pozzo è un lavoro tremendo e faticoso, in quanto la profondità
di questi pozzi varia tra i 30 e i 50 metri; gli uomini, tra rauche
grida d'incitamento, sudati per lo sforzo, recuperano faticosamente
un grande catino di pelle che può contenere fino a 25 litri d'acqua,
dissetando così con pazienza i loro animali. Inutile dire che
per noi fotografi il lavoro ai pozzi è una ghiotta occasione
per fare almeno un paio di rullini in mezz'ora; bisogna però
avere un approccio molto soft, ma soprattutto, portare rispetto nei
riguardi di queste persone, che sotto un sole implacabile svolgono un
lavoro faticosissimo. Al nostro arrivo siamo decisamente malvisti in
quanto una presenza estranea è considerata solo un intralcio
al loro lavoro, poi con un po’ di attenzione e con la mediazione
della nostra guida e degli autisti sarà possibile scattare qualche
bella foto.
Bambini a KOUBA OULANGA
Nel primo pomeriggio del 30/03 arriviamo al villaggio fantasma di SALAL,
importantissimo punto d'acqua per i cammelli in questa regione; qui
finisce la zona saheliana ed ha inizio quella predesertica. Le poche
e povere case di questo abitato sono sparse tra piccole dune, talvolta
nascoste dalla sabbia in sospensione dovuta ad un forte vento. La vista
di questo villaggio è a dir poco scioccante; caldo, vento e polvere
ci fanno pensare di essere stati sbarcati su un altro pianeta, ci sembra
impossibile che qui possano vivere ed abitare esseri umani. Come detto
in precedenza la seconda notte ci accampiamo nei pressi di NEDELEY;
la mattina del 31/03 partiamo di buon ora e dopo pochi chilometri arriviamo
a KOUBA OULANGA.
KOUBA OULANGA …… improbabile villaggio precedente le assolate
ed inospitali distese di sabbia dell'Erg di DJOURAB. E' il limite amministrativo
tra la regione del KANEM e quella del BORKOU, dove è presente
un punto d'acqua permanente, vitale per gli abitanti della zona. La
pompa che serve questo pozzo d'acqua fu donata qualche anno fa dal governo
dell'Arabia Saudita; ne approfittiamo per ripristinare le nostre scorte.
Intanto la nostra guida si è recata al posto di polizia per far
vistare i permessi; questa piccola sosta ci permette di scattare qualche
foto e fare amicizia con i numerosi bambini di questo villaggio, in
quanto gli adulti sono come sempre molto schivi.
Ci attende una giornata di jeep molto lunga; ora puntiamo decisamente
verso est, il nostro obiettivo sarà di arrivare nel tardo pomeriggio
a KALAIT, dove faremo il primo rifornimento di carburante. Il pozzo
di TODI Lungo il Oued ACHIM Il paesaggio cambia nuovamente, ora attraverseremo
una zona di sahel molto selvaggio, una vasta pianura piena di erba gialla
ottima per il pascolo dei dromedari e priva di insediamenti umani se
non poche tende di nomadi arabi che vivono di pastorizia in una dimensione
per noi irreale.
In questa fascia del paese sono allevati oltre un milione di dromedari,
di cui una parte viene portata in Libia all'oasi di KHOFRA per essere
venduti e macellati. Gli altri dromedari vengono utilizzati per formare
carovane e commerciare sale e natron (carbonato di sodio) con le genti
che vivono nella parte meridionale del paese. Vendono il tutto ai pastori
(che lo utilizzano per le loro mandrie di bestiame) e ritornano a nord
con miglio e sorgo, che saranno le provviste fino al prossimo viaggio.
La vendita dei dromedari è un'importante introito nell'economia
dei nomadi, le femmine forniscono con il latte l'elemento principale
se non esclusivo della dieta di questi popoli, la lana ed il cuoio sono
anch'essi importanti per fare borse e selle. Qui è ancora economicamente
valido il trasporto con il dromedario, in quanto la condizione delle
piste ed il prezzo di acquisto maggiore (se sei proprietario di un camion)
del sale e del natron, fanno si che il trasporto su ruote non sia ancora
economicamente vantaggioso. I dromedari invece costano poco e durante
la stagione invernale possono sopravvivere per oltre un mese solo con
un po’ d'acqua e un po’ di fieno.
A metà giornata arriviamo all'importantissimo pozzo di TODI,
unico punto d'acqua permanente tra KOUBA OULANGA e OUM CHALOUBA. Una
piccola sosta per qualche fotografia; la profondità di questo
pozzo oltrepassa i 100 metri, ed è veramente impressionante vedere
un dromedario tirare una corda così lunga per poter portare in
superficie il catino di pelle ricolmo d'acqua.
Riprendiamo la nostra marcia verso est, lungo una pista che segue il
corso naturale del Oued ACHIM che percorreremo fino ad arrivare ad OUM
CHALOUBA, dove è presente un'importante guarnigione militare.
Il terreno presenta sempre una distesa infinita di erba gialla, ricca
di animali come le gazzelle Dama e Dorcas, otarde, jene e sciacalli;
emozionanti e frequenti saranno gli incontri con le minuscole gazzelle,
che sopravvivono grazie al fatto che pur bevendo di rado riescono a
ricavare l'acqua direttamente dalla pastura Una menzione particolare
merita l'antilope ADDAX, considerata dai Tuaregh "la regina del
deserto" per la sua imponenza e il suo stile di vita, lontano da
ogni altro animale, libera e indipendente.
Questa antilope presenta un manto di colore bianco grigiastro con una
larga macchia scura sul muso e corna avvolte in larghe spirali; vive
in branchi poco numerosi o isolati. La sua struttura organica le consente
di non bere quasi mai, in virtù della capacità di metabolizzare
e trasformare il cibo in liquido vitale.
Appariva talvolta tra le raffiche nelle tempeste di sabbia, bianca come
un fantasma e misteriosa come uno spettro. Purtroppo le ricorrenti guerre
che hanno tormentato per decenni il Sahara e la caccia indiscriminata
stanno portando all'estinzione questo magnifico animale. Una missione
naturalistica effettuata nel settembre 2001 sotto la competenza scientifica
del prof. John Newby (massimo esperto del WWF di fauna sahariana), ha
effettuato ricerche su questa rarissima antilope lungo la direttrice
del BHAR el GHAZAL, nelle falaise d'ANGAMMA e lungo tutto il corso del
Oued ACHIM; il giorno 2 ottobre 2001 ne sono state avvistate due tra
KOUBA OULANGA e la falaise d'ANGAMMA.
Passiamo velocemente accanto alla base militare di OUM CHALOUBA, dove
la massiccia
presenza di soldati e veicoli blindati ci consiglia di proseguire senza
fermarci; arriveremo poi al villaggio di KALAIT, dove la nostra guida
Andrea ha l'appuntamento per l'acquisto del carburante.
Prima l'abitato era in effetti a OUM CHALOUBA, poi con l'apertura di
un nuovo pozzo d'acqua e la massiccia presenza di militari, la popolazione
locale si è trasferita completamente nel nuovo villaggio. Qui,
oltre al rifornimento di nafta, verranno nuovamente controllati passaporti
e permessi di transito. Un aneddoto; per la prima volta da quando Andrea
accompagna i turisti nei suoi tour, il funzionario di turno è
stato talmente scrupoloso, che ha voluto timbrare e firmare pure i nostri
passaporti. Ora insieme ai diversi timbri di entrata e uscita dei vari
paesi da noi visitati, abbiamo anche il timbro di transito a KALAIT
!!! Il tempo per fare rifornimento ci permette di visitare questo paese
fatto di case di fango, capanne di nomadi e un bel mercato che si trova
attorno al pozzo d'acqua e che ne fa un luogo animato d'incontro e di
commercio vista la quantità di merci disponibile. E' facile vedere
donne vigorose dalla pelle scura e dai veli multicolori che arrivano
con i loro asini ad attingere acqua al pozzo, alcune ragazze hanno le
labbra tatuate di nero, che per la tradizione locale significa il superamento
della pubertà.
Vista la presenza di personale militare ci è stato consigliato
di non fare foto, per non rischiare di vedersi sequestrare le macchine
fotografiche; un vero peccato perché l'atmosfera che si respirava
in questo mercato avrebbe meritato senz'altro qualche bello scatto.
Non tutto viene per nuocere, il gironzolare fra la gente senza le fotocamere
al collo, ci ha consentito di avere un approccio molto spontaneo e genuino
con questi gentili e simpatici commercianti. Anche se il TCHAD non è
certo il paese più turistico al mondo, qui come altrove, la macchina
fotografica crea una barriera di diffidenza tra noi e le popolazioni
che visitiamo. Acquistate un po’ di verdure, usciamo per qualche
chilometro da KALAIT dove ci accampiamo per la notte. Dopo cena verso
le 21,30 mentre facevamo le ultime chiacchere prima di coricarci, sotto
un cielo stellato dove la Via Lattea ci appariva come una serie di grappoli
di luce, vediamo sorgere una luna piena che con una potentissima luce
ha illuminato praticamente a giorno il paesaggio che ci circondava.
Già ci è difficile vederla così alle nostre latitudini,
qui in questo ambiente desertico privo di fonti di inquinamento luminoso
e di smog, la sua apparizione così brillante e luminosa ci dava
l'impressione di poterla persino toccare, provocando in noi un brivido
di emozione.
I primi rilevi dell'ENNEDI
Il giorno 01/04 ci svegliamo come sempre di buon ora verso le sei meno
un quarto, colazione e poi proseguiamo in direzione nord fino ad arrivare
all'importante pista che con andamento Nord Sud collega la città
di ABECHE, nella regione meridionale del WADDAI con il villaggio di
FADA sottoprefettura della più ampia regione amministrativa del
paese chiamata B.E.T.; acronimo che indica i calanchi del BORKOU e le
catene montuose dell'ENNEDI e del TIBESTI.
Dopo ben tre giorni di viaggio, non certo monotoni, anche se qualcuno
sosterrà il contrario,
finalmente entriamo nel massiccio dell'ENNEDI; qui il territorio è
ormai desertico e abitato da popolazioni di pelle scura tipiche del
B.E.T. come TAMA, ZAGAWA, ANAKAZZA, BIDEYAT e GAEDA. Popolazioni che
sono fortemente indipendenti, valorose in battaglia, i cui uomini esibiscono
lunghi pugnali legati alle braccia in segno di ferocia e con un marcato
senso di appartenenza al proprio clan.
In lontananza intravediamo irte guglie che come fari ci guidano verso
i rilievi di questo immenso altopiano arenaceo ricco di acque nascoste,
trattenute negli scrigni segreti delle guelte, regali sorprendenti delle
oscure e misteriose profondità del deserto.
Uno di questi magnifici scrigni è la guelta di BECHIKE', una
piccola pozza di acqua limpida, che raggiungeremo a piedi lungo una
stretta e spettacolare gola, che però non sembra essere utilizzata
dagli animali del luogo.
La notte la trascorreremo a pochi chilometri da FADA in mezzo ad una
foresta di pinnacoli di arenaria; qui si scatena la nostra fantasia
ed immaginazione, modellate dal vento e dall'acqua si possono scorgere
immagini di stravaganti castelli e cattedrali di un fantastico mondo
alieno, lambiti da sinuose lingue di sabbia.
Il nostro sonno è stato un po’ disturbato da un forte vento
che ha scosso incessantemente le tende per tutta la notte.
La mattina del 02/04 raggiungiamo l'oasi di FADA, dove dovremo esibire
al posto di polizia i nostri passaporti e permessi di transito, per
poi raggiungere nel pomeriggio la famosa guelta di ARCHEI. Questo caratteristico
villaggio sahariano costituito da case in banco (argilla con leganti
vegetali battuta e essiccata) che circondano il vecchio forte coloniale
francese è contenuto in un'oasi verdeggiante di palme da dattero,
con un piccolo mercato e abitato principalmente dai TUBU del clan GAEDA.
La sua importanza come sede di sottoprefettura, il suo forte coloniale
con una nutrita guarnigione militare e sentinelle armate che sorvegliano
la piazza principale, fanno si che sia severamente proibito fotografare;
tutto ciò a vantaggio di una maggior possibilità di poter
avvicinare e scambiare qualche parola in francese con queste popolazioni
solitamente molto schive.
L'oasi è di una rara bellezza, qui il tempo sembra veramente
essersi fermato, la civiltà che noi conosciamo è lontana
anni luce da questo posto; il nostro gironzolare senza una meta precisa
ci porta a visitare la scuola locale ed a scambiare quattro chiacchere
con gli insegnati. Carro armato libico nei pressi di FADA Dromedari
all'abbeveraggio ad ARCHEI
Cocodrilus Niloticus ad ARCHEI FADA fu occupata per sette anni dall'esercito
libico (dal 1980 al 1987) nel momento in cui invadeva il TCHAD settentrionale;
successivamente la Francia aiutò la sua ex colonia a cacciare
gli invasori. Si stima che l'esercito libico nella sua ritirata abbia
abbandonato circa il valore di un miliardo di dollari in attrezzature
militari. E' quindi facile imbattersi nelle lamiere contorte e carbonizzate
di carri armati e veicoli lanciamissili; sparse nel deserto granate
di artiglieria, elmetti dei soldati, tettucci di auto e camion, mentre
migliaia e migliaia di bossoli di mitragliatori sbucano fra le sabbie.
I frutti amari del post colonialismo, che insieme a questa guerra e
alle oltre 70'000 mine antiuomo tutt'ora presenti (soprattutto lungo
le piste che collegano FADA con le oasi di OUNIANGA), hanno generato
sanguinosi conflitti interni, rendendo così inaccessibile per
decenni agli stranieri questa remota zona del Sahara.Ora la nostra meta
sarà la guelta di ARCHEI. Abbandonata la pista percorreremo l'oued
ARCHEI, gigantesco e verdeggiante letto di fiume, che si snoda per una
trentina di chilometri e termina in un grandioso anfiteatro naturale,
sede del più importante punto d'acqua permanente di tutta la
regione. Qui ci si ferma per il pranzo e poi a piedi si entra nella
vera e propria gola che ci conduce alla guelta, il punto d'acqua permanente
dove i nomadi GAEDA e BIDEYAT portano le proprie mandrie ad abbeverarsi.
Nel pomeriggio la pozza d'acqua viene gradualmente abbandonata dagli
animali che si sono oramai dissetati. La gola vista dal letto del oued
è un vero e proprio ciclopico monumento naturale; chiusa da alte
e verticali muraglie rossastre larghe alcune centinaia di metri all'ingresso,
che si restringono a circa 20 - 30 metri nel punto d'acqua permanente.
Il clou della visita è avvenuto la mattina seguente, il 03/04
è un giorno che rimarrà per sempre indelebile nella nostra
memoria.
Verso le 7,30 le jeep ci hanno portato all'inizio di un sentiero e con
una marcia di avvicinamento di 1 ora in salita arriveremo su un ampio
balcone naturale che ci permetterà di ammirare dall'alto questa
splendida guelta. Nelle sue scure ed immobili acque si trovano alcune
specie di pesci, ma soprattutto esemplari (in tutto sono sei) viventi
di coccodrilli nilotci. Noi pensavamo che questa fosse una delle tante
leggende che circolavano e invece al nostro arrivo ne troviamo ben due
che usciti dall'acqua se ne stavano tranquillamente distesi al sole.
E' un'allucinazione ??? Siamo increduli, in pieno deserto stavamo ammirando
gli ultimi La guelta di ARCHEI Tipica famiglia nomade nell'ENNEDI testimoni
dell'antica fauna sahariana, autentici fossili viventi e guardiani silenziosi
di questo posto unico al mondo. Questi coccodrilli che sono risaliti
dal lontano lago TCHAD per arrivare nell'ENNEDI hanno avuto un lento
processo di adattamento al fine di poter superare oltre quattromila
anni di siccità; ora non sono più carnivori e la loro
lunghezza difficilmente può superare i tre metri.
I BIDEYAT li considerano sacri e non li cacciano, però gli studiosi
ci dicono che è molto improbabile che si possano riprodurre in
un prossimo futuro e quindi avranno come ineluttabile destino l'estinzione
A quest'ora del mattino, preceduti da un velo di polvere che si infittisce
sempre di più, arrivano i dromedari per l'abbeverata; il loro
ordine di arrivo è stabilito dai nomadi e calcolato in base alle
lune. E' impressionante vedere la quantità di dromedari che lentamente
si portano all'abbeverata; i blaterii degli animali assetati echeggiano
tra gli stretti fianchi rocciosi, riemergendo dall'abisso del tempo,
trasformando così ARCHEI in un luogo magico. La magia del luogo
è dovuta al fatto che oltre ai dromedari, che sono di gran lunga
i più numerosi, possiamo scorgere anche piccole mandrie di mucche
!!! Anche questi animali sono testimoni di un passato che fu; a questa
latitudine nel deserto del Sahara li possiamo ammirare unicamente nelle
pitture rupestri, in quanto a causa della desertificazione del territorio
sono migrati verso i pascoli del sud da parecchi secoli. La presenza
di popolazioni nomadi con le proprie mandrie, i coccodrilli che si credevano
estinti da migliaia di anni, le guelte, una flora fatta di arbusti e
cespugli, acacie, tamerici, euforbie e abbondanti cespugli di drinn
(ottimi per il pascolo dei dromedari), la presenza di animali selvatici
come gazzelle, fennech, babbuini e scimmie rosse (Patas), lepri e procavie
capensis, mufloni, sciacalli e probabilmente felini come il leopardo,
fanno si che per l'ENNEDI la definizione di "giardino sahariano"
sia la più azzeccata.
Il progressivo inaridimento
del territorio iniziato 5'000 anni fa, ha trasformato foreste, verdi
valli e boscose montagne in un'arida distesa di sabbie e roccia dove
il sole ed il vento sono i dominatori incontrastati, costringendo così
uomini ed animali a rifugiarsi nel massiccio dell'ENNEDI. E' da allora
che questa singolare oasi biologica rappresenta per le popolazioni locali
una sorta di arca di Noè difficile da abbandonare.
I nomadi di questa zona conducono una vita completamente priva di tecnologie,
in un ambiente naturale tra i più duri ed esigenti che esistano
ENNEDI: bosco di acacie nel Oued NOHI
Funghi di
pietra a CHIGEO
sulla terra. Non sono né poveri, né derelitti, ma semplicemente
hanno ridotto all'osso le loro
esigenze quotidiane. Nel Sahara dove le enormi distanze, l'aridità
e la fatalità rendono così
precaria la vita di queste genti, invocare il favore di Allah - Inshallah
- è diventato un riflesso
condizionato.
E' incredibile e allo stesso tempo angosciante prendere coscienza del
divario enorme tra le
difficoltà che ogni giorno queste popolazioni devono affrontare
e i problemi che noi ritroviamo quotidianamente nella nostra società.
Ancora in preda ad una profonda emozione per quello che abbiamo visto,
ritorniamo sui nostri passi e riprendiamo i fuoristrada. Nel procedere
verso il luogo dove poseremo le tende per la notte, effettueremo numerose
soste per ammirare delle straordinarie pitture rupestri.
Queste sono celate in grotte e ripari naturali e sono considerate una
delle testimonianze più importanti della preistoria; magnifiche
per la loro raffinatezza ed inestimabile valore di documento della vita
di uomini e animali in questa grande regione del Sahara centro meridionale.
Quello che ci colpisce in queste pitture è la presenza dei cavalli
accanto ai dromedari, segno di un momento storico in cui le due cavalcature
si davano il cambio a causa dei drammatici mutamenti climatici che stavano
investendo il Sahara.
Il campo verrà posato nelle vicinanze di TOKOU, dove troveremo
delle incredibili formazioni
arenacee ad arco, imponenti ed eleganti che fanno pensare ad un'opera
di ingegneria a cui la natura si è dedicata con lo scopo di sfidare
le sue stesse leggi.
A poche centinaia di metri dalle nostre tende, abbiamo avuto l'opportunità
di vedere decine e decine di ammassi di pietra di forma rotondeggiante;
altro non sono che tombe funerarie di una delle tante necropoli sparse
nell'ENNEDI, alle quali gli studiosi stanno tuttora cercando di attribuire
una datazione certa.
La giornata seguente del 04/04 proseguiremo in direzione Nord Ovest
lungo l'Oued NOHI costeggiando le magnifiche formazioni tassiliane arenacee
del massiccio dell'ENNEDI, come quelle di TOKOU, TERKEI e DELI. Queste
formazioni con archi, guglie e camini creano maestose cattedrali e intricati
labirinti che si alternano ad ampie vallate rese multicolori dalla sabbia
dorata e dalle sfumature di verde di acacie e arbusti. A ben vedere
nel Oued NOHI il deserto smette di essere implacabile; in questa vallata
incredibilmente verde l'acqua che proviene dal sottosuolo irrora migliaia
di acacie e rende la vita meno dura ai nomadi che la abitano. Una menzione
particolare a nostro avviso, va a CHIGEO, per le sue incredibili torri
in arenaria che si innalzano contro un cielo che ha il colore del Il
pozzo di OUAI La spettacolare regione del MOURDI cobalto. Queste antiche
foreste di arenaria allungano le loro ombre su un morbido tappeto di
sabbia, in un cromatismo perfetto che addolcisce l'asprezza di questo
arido territorio. Nelle immediate vicinanze spuntano dal terreno come
per magia degli stupefacenti funghi di pietra che hanno un'altezza di
circa 5-6 metri; sembra impossibile che solamente l'erosione sia stata
l'unica causa di questi capolavori della natura.
Di fronte a questo spettacolo naturale, ci viene alla mente una citazione
di Thèodore Monod
quanto mai appropriata: "si prova rispetto per questi paesaggi
intatti che non ci hanno domandato nulla, che farebbero volentieri a
meno della nostra presenza e che sono là comunque semplicemente
maestosi".
In serata arriveremo nella splendida regione sabbiosa di BICHAGARA,
dove poseremo le nostre tende per la notte.
La mattina del 05/04 ci lasceremo alle spalle le ultimi formazioni arenacee
di BICHAGARA e dell'ENNEDI meridionale, puntando al pozzo di OUAI per
il consueto rifornimento d'acqua.
Rifornimento necessario in quanto per i prossimi tre giorni non incontreremo
punti d'acqua data la forte aridità del territorio che dovremo
attraversare.
Il caldo. Non ne abbiamo ancora parlato; essendo praticamente alla fine
della stagione invernale le giornate sono calde, le temperature di giorno
arrivavano tranquillamente ai 40°, per cui, onde evitare la disidratazione,
si aveva necessità di bere almeno 6-7 litri d'acqua al giorno.
Considerato che eravamo in 18 persone, i bidoni d'acqua erano quelli
che occupavano lo spazio maggiore all'interno delle nostre jeep.
Qui al pozzo di OUAI, vista anche una certa abbondanza di questo prezioso
liquido, ne abbiamo approfittato per lavarci un po’, sotto lo
sguardo incuriosito dei nomadi che affollavano il pozzo al nostro arrivo.
Fatto il pieno di acqua, ci addentreremo lungo una difficile pista sassosa
e sabbiosa nella depressione del MOURDI, vasta regione di sabbie e gruppi
montuosi isolati. Passeremo poi alcuni impegnativi cordoni di dune "barcane"
nel punto di minor larghezza, per immetterci nel DERBILI, in un altro
sistema di dune "barcane", dove passeremo la notte.
Numerosi sono i giacimenti neolitici e paleolitici qui presenti e frequente
sarà la possibilità di scoprire fra le sabbie grosse macine,
resti di vasellame di ceramica ed altri manufatti preistorici. Qui in
una delle regioni più isolate del TCHAD sahariano, l'enorme vastità
dello spazio ed il silenzio più assoluto ci tolgono il fiato
e ci svuotano la mente.
Le emozioni e le sensazioni che ti danno questi luoghi sono difficili
da esprimere con le parole e con la fotografia. Il deserto va vissuto,
devi sentire sulla L'oasi di TEGUEDEI tua pelle la sabbia, il sole,
il vento, devi vedere con i tuoi occhi la sua immensità, perché
il deserto è una cosa a sé, è un altro mondo, un'altra
dimensione.
La mattina del 06/04 partenza di buon ora, per poter sfruttare al massimo
le prime ore del giorno dove le temperature sono più sopportabili
per noi e per i nostri mezzi. Percorreremo l'antica via carovaniera
che collega i villaggi Tchadiani del sud con le saline delle regioni
di OUNIANGA, DEMI, TEGUEDEI e le oasi libiche; arriveremo poi a EYO
DEMI formazione di arenaria rossastra ai piedi della quale sorge l'omonimo
villaggio, costituito da poche palme e povere abitazioni in terra. Questo
nucleo abitato, situato in un ambiente assolutamente selvaggio ed inospitale
vive sull'esiguo commercio del "sale rosso"; in un'ampia distesa
di sabbia le donne scavano e raccolgono con metodi rudimentali i cristalli
di sale, che verranno poi trasportati ai mercati del WADDAI.
Questo preziosissimo elemento naturale, che è il sale, fu alla
base di tutti i traffici che si
svolgevano lungo la grandi carovaniere del Sahara; a tutt'oggi queste
carovane sopravvivono
soltanto qui e in paesi come il Niger ed il Mali. Siamo penetrati incredibilmente
in un angolo di mondo che fino ad ora il motore a scoppio non è
ancora riuscito a conquistare.
Ci fermiamo per una breve visita, due chiacchere con il capo villaggio
che poi ci porta a vedere le saline, dove alcune donne erano impegnate
nell'estrazione del sale, in condizioni ambientali davvero proibitive
per chiunque di noi.
Proseguiremo ancora lungo questa antica via di commercio e piegando
verso nord ovest arriveremo all'oasi di TEGUEDEI, piccolo palmeto abitato
stagionalmente per la raccolta dei datteri. Durante la stagione invernale,
principalmente nei mesi che vanno da novembre a febbraio, viene raccolto
il sale per effetto dell'evaporazione delle acque di questo piccolo
lago. Nei periodi in cui l'oasi non è abitata troviamo solo i
telai delle abitazioni realizzati con canne di bambù, altrimenti
ricoperti di stuoie e piccole costruzioni di pietra adibite a magazzino
per i datteri durante il periodo della raccolta.
L'oasi rappresenta un'affascinante e seducente idea della vita che vince
in mezzo al nulla; è la volontà dell'uomo che in severissime
condizioni ambientali utilizza le poche risorse a sua
disposizione per creare una nicchia fertile, che si oppone ad un intorno
ostile ed avverso.
L'estrazione del sale, la raccolta dei datteri, la soda costituiscono
insieme all'allevamento una fonte di approvvigionamento e di scambi
insostituibile nell'economia della regione.
Le sorprese non sono ancora finite in questa giornata, proseguendo sempre
verso ovest raggiungeremo i primi laghi dell'oasi di OUNIANGA SERIR.
Uno solo di questi ha l'acqua che è completamente dolce, ne approfittiamo
immediatamente per fare un bagno ristoratore, occasione non certo frequente
nel Sahara.
Il campo verrà posato nelle immediate vicinanze di questi laghi.
Il lago YOA a OUNIANGA KEBIR La giornata seguente del 07/04 la passeremo
interamente a visitare questa inusuale regione di OUNIANGA. Per una
particolare situazione geologica questo complesso sistema lacustre ha
modo di sopravvivere alla desertificazione; la sua ubicazione è
tra OUNIANGA SERIR e OUNIANGA KEBIR.
In un paesaggio tra i più inusuali, troviamo bacini d'acqua circondati
da palmeti spontanei che affondano le radici in un terreno spugnoso
inzuppato da acque fossili; unici palmeti di questo genere in tutta
l'Africa sub tropicale, praticamente nel cuore del deserto. Dune gialle
e arancioni discendono sino all'acqua, falaise di arenaria multicolore
che vanno dal bianco al rosso, rendono questo luogo uno dei più
affascinanti ed inaspettati di tutto il paesaggio sahariano. Questi
specchi d'acqua, rari gioielli dalle colorazioni blu, verde e rosso,
devono il loro cromatismo alla salinità delle acque ed alla natura
del plancton in esse presenti.
Piccolo villaggi di povere capanne circondano i laghi; qui vi abitano
principalmente i nomadi
BIDEYAT e OUNIA, questi ultimi danno il nome alla regione dei laghi
salati; nonostante le grandi dimensioni nessun nomade li naviga, né
con piroghe né con piccole barche.
BIDEYAT e OUNIA parlano una lingua dalle origini comuni, la lingua della
riva nord dell'antico mare paleociadiano; queste popolazioni nomadi
si insediarono in questi territori probabilmente alla fine del neolitico.
La zona dei laghi è il punto più a nord toccato dal nostro
raid sahariano. Come detto in precedenza il lago BOKOU di OUNIANGA SERIR
è il solo che ha acqua dolce. In tutti gli altri l'acqua è
salata, là dove sono stati inglobati i depositi di carbonato
di sodio lasciati dalle antiche ingressioni marine.
A OUNIANGA KEBIR ci sarà l'ultimo controllo dei nostri permessi;
si farà poi il secondo ed ultimo rifornimento di nafta per i
fuoristrada.
OUNIANGA KEBIR è un villaggio dove il tempo sembra essersi fermato
alla guerra combattuta contro la vicina Libia. Nonostante la potenziale
minaccia rappresentata dai residuati bellici ancora sparsi nel territorio
circostante, ora vi è presente un vivace mercato pieno di merci
che ironicamente provengono dalla confinante Libia, ex nemico e vicino
più ricco del TCHAD.
Su grossi camion diesel Mercedes, carichi fino all'inverosimile, sono
impilati enormi sacchi di iuta che contengono un po’ di tutto,
dai tappeti da preghiera ai sandali, abiti, utensili in latta ecc …..
Il più delle volte sopra a questo strato di sacchi trovano posto
numerosi passeggeri avvolti nelle loro tuniche e schiacciati gli uni
contro gli altri.
L'importanza del villaggio è dovuta al fatto che questo è
il primo posto di controllo del TCHAD per chi proviene da nord; qui
i camion sono costretti a lunghe soste per le ispezioni doganali. Facciamo
il campo fuori dal villaggio, vicino alle rive del lago YOA, di gran
lunga il più grande di questa regione, un vero e proprio mare
interno. La mattina successiva del 08/04 ammiriamo il sorgere del sole
su questo fantastico specchio d'acqua e dopo la consueta colazione puntiamo
i nostri fuoristrada in direzione sud Sud Ovest, passando tra alcune
strette falaise di arenaria, per entrare poi nel Ouadi DOUM. Lungo il
suo percorso attraverseremo i resti di un aeroporto militare, con tanto
di pista di atterraggio ancora in ottimo stato, che fu un'importantissima
base di approvvigionamento per le truppe libiche durante il conflitto
con il TCHAD. Oramai non rimangono altro che pochi capannoni e baracche
invase dalla sabbia, presidiate da alcune decine di militari Tchadiani
confinati con le loro famiglie in questo squallido e desolato avamposto
militare. Al nostro arrivo siamo avvicinati da un paio di graduati,
che come spettri escono dalle baracche con le loro divise male in arnese
avvicinandosi a noi un po’ sorpresi nel vederci, per controllare
il nostro permesso di transito ma soprattutto per chiederci generi di
prima necessità.
Qui il percorso era obbligato, in quanto tutto attorno all'aeroporto
il terreno è cosparso di relitti di aerei e carri armati e circondato
da campi minati, che fortunatamente per noi erano ben segnalati con
cartelli e filo spinato.
Una volta usciti dal Ouadi DOUM entreremo gradatamente in ampie pianure
di reg senza ostacoli all'orizzonte, fino a raggiungere verso sera le
prime "barcane", desolate e sensuali dune a forma di mezza
luna dell'Erg di DJOURAB.
Questo percorso ha tagliato fuori volutamente l'importante oasi di FAYA
LARGEAU, capoluogo del B.E.T. a causa di alcuni recenti attentati avvenuti
in città ai danni della guarnigione militare lì presente.
Fino agli anni sessanta era una delle più ricche ed affascinanti
oasi sahariane, con le sue bianche case a portico che si affacciano
su viali alberati; FAYA è stata un centro strategico durante
la sanguinosa guerra con la Libia, ora finalmente sta ricominciando
lentamente a rivivere. Le nostre tende ad igloo verranno posate ai piedi
di un'imponente duna barcana, per potersi riparare un po’ dal
vento. Si, perché dalla prima mattinata ha incominciato a spirare
incessantemente il temuto HARMATTAN, un vento implacabile che soffia
da Nord Est e segnala la fine delle fresche temperature dell'inverno
nordafricano; quando se ne va comincia il caldo torrido dell'estate
sahariana, con temperature che possono tranquillamente superare i 45°
a cui danno refrigerio solo sporadiche piogge.
L'HARMATTAN soffia a cicli di due, sei giorni; oltre ad apportare un
immediato aumento della temperatura, porta con se ingenti masse di polvere,
che azzerano la visibilità e cancellano in un attimo qualsiasi
pista anche segnalata.
La giornata del 09/04 inizia sotto un cielo piuttosto grigio, dovuto
alla sabbia in sospensione che ci ha portato l'HARMATTAN. Proseguendo
sempre verso Sud Ovest ci troviamo a percorrere impegnativi cordoni
di dune camminando su sabbia vergine, a fec-fech, soffici distese di
polvere impalpabile su cui si affonda, dove ogni traccia di passaggio
umano, per altro rara, viene assorbita e cancellata. Si cerca sempre
di rimanere a contatto visivo con gli altri fuoristrada, in quanto ora
il vento ha incominciato a spirare nuovamente con una certa violenza
riducendo di molto la visibilità.
La polvere ci avvolge completamente, dentro i fuoristrada cerchiamo
di proteggere la nostra bocca con un fazzoletto annodato dietro il collo
oppure con il classico shèsh. Le diatomiti dell'antico lago BORKOU
…. certo che attraversando questo assolato ed inospitale deserto,
ci è difficile pensare che in tempi passati qui vi era un habitat
simile in tutto e per tutto a quello che noi possiamo vedere ora nei
parchi africani dell'Africa orientale.
Nel luglio del 2002, a viaggio abbondantemente concluso, la prestigiosa
rivista NATURE ed i
maggiori quotidiani nazionali riportavano la notizia che proprio qui
nell'Erg di DJOURAB un gruppo di ricercatori aveva scoperto un teschio,
una mandibola e dei denti di un essere vissuto tra i sei e sette milioni
di anni fa; probabilmente la più antica traccia appartenente
alla famiglia umana mai trovata, che sposterebbe indietro nel tempo
l'origine dell'umanità.
La squadra al lavoro sul posto è composta da una trentina di
persone tra geologi, sedimentologi e paleontologi provenienti da dieci
paesi diversi, al comando del prof. Michel Brunet direttore della missione
franco - tchadiana di paleoantropologia.
Questo è il primo ritrovamento di un ominide in Africa centrale
che le autorità locali hanno
chiamato "Toumai", una parola in lingua Goran che significa
"speranza di vita", normalmente usata come nome per i bimbi
che nascono prima della stagione delle piogge.
Toumai potrebbe svelare i segreti di un periodo dell'evoluzione del
quale francamente in questo momento poco o nulla si sa. Quanto al luogo
gli scienziati sottolineano che gli altri ominidi ritrovati sono stati
individuati esclusivamente in Africa orientale (nella Rift Valley a
ben 2'500 km da qui e datati 2,5 milioni di anni fa), a differenza di
questo trovato invece in Africa centrale. E' un'area che sette milioni
di anni fa appariva molto diversa da oggi; era ricca d'acqua, solcata
da grandi fiumi che scendendo dai massicci montuosi alimentavano grandi
laghi e che con le numerose savane e praterie era l'habitat di numerose
specie di animali.
Terminata la traversata del DJOURAB percorreremo una pista segnalata
da fusti e copertoni che ci porterà nel luogo dove si trovava
l'antico lago BORKOU, dove vedremo i resti di diatomiti.
La diatomite o farina fossile non è altro che il risultato degli
abbondanti resti fossili di alghe
unicellulari chiamate diatomee, che sono presenti in tutti i tipi di
acqua e nei terreni umidi; le pareti cellulari delle diatomee sono impregnate
di silice.
Questa bufera di vento che spazza il deserto, trasforma l'aria in una
coltre grigia a causa della polvere finissima simile al borotalco di
diatomee, dietro la quale il sole è un pallido disco che non
ferisce gli occhi.
L'inusuale (per noi turisti occidentali) spettacolo naturale offerto
dall'HARMATTAN viene considerato dal gruppo non come un fastidio, ma
bensì come una degna e magnifica conclusione del nostro viaggio.
Una volta scesi dalla macchina, cercando di osservare attentamente il
terreno circostante, riusciamo a trovare vertebre di pesci e grosse
conchiglie, animali che popolavano questo antico lago prosciugatosi
all'incirca trecento anni fa.
La sosta di mezzogiorno ci vede consumare il pranzo all'ombra di una
delle poche acacie che abbiamo trovato lungo il percorso; qui con il
contributo determinante dell'HARMATTAN abbiamo rilevato la temperatura
massima del nostro viaggio: 44,9° all'ombra. Ora si punterà
decisamente su KOUBA OULANGA, per riprendere lo stesso percorso lungo
il BAHR el GHAZAL, fatto in precedenza nei giorni addietro. Una volta
attraversato il piccolo villaggio
di BEURKIA, ci allontaniamo di qualche chilometro per andare a posizionare
il nostro campo. C'è da dire che anche la temperatura notturna
ha subito un innalzamento dei suoi valori; all'indomani, mattina del
10/04, poco prima di ripartire con i nostri mezzi, alle sette circa
abbiamo rilevato una temperatura di 31°, un buon auspicio per il
proseguimento del cammino !!!
Ripercorreremo così di nuovo questo antico letto di fiume che
lambisce antichi ammassi di dune morte in un paesaggio che è
diventato a poco a poco saheliano, con i suoi numerosi e piccoli villaggi
anche senza nome per noi viaggiatori di passaggio, qualche capanna,
delle persone a piedi o con gli asini in cammino verso un mercato e
i suoi pozzi d'acqua sempre affollati dai nomadi, che con gesti antichi
di millenni, dissetano le loro mandrie.
Una breve sosta a MOUSSORO, dove in una piccola bottega riusciamo a
bere persino una coca cola bella fresca; l'ultima notte sotto le stelle
la trascorreremo poco fuori il villaggio di KOURI KOURI.
Il rientro alla capitale avviene il giorno seguente 11/04 ripercorrendo
la grande arteria che porta fino ad N'DJAMENA; ora l'asfalto vola sotto
le nostre ruote, con un rumore che ci appare a dir poco estraneo dopo
tanti giorni passati nelle sabbie del deserto.
Arriveremo nel tardo pomeriggio al NOVOTEL la TCHADIENNE in tempo per
una doccia
ristoratrice ed un piccolo riposo.
Verso le 03,00 del 12/04, con circa tre di ritardo, arriva il nostro
aereo da Bamako che ci porterà ad Addis Ababa, per poi ripartire
alla volta di Roma.
Durante il lungo viaggio di ritorno e nei mesi successivi, sentiamo
di aver arricchito ancora una volta il nostro bagaglio di esperienza;
la ricchezza che può darti un viaggio nel deserto è immensa,
ed è una ricchezza che nessuna moneta potrà mai eguagliare
e che nessuno ti potrà mai rubare.
Ricordiamo ancora oggi ogni minimo particolare; il susseguirsi di paesaggi
grandiosi, la
spettacolare natura dell'ENNEDI, i nomadi con il loro sguardo fiero
ma anche purtroppo con un tenore di vita per noi francamente impensabile,
le infinite distese di sabbia di questo mondo che ormai è parte
di noi o anche l'immagine dei nostri autisti che si allontanavano per
pregare rivolti verso la Mecca.
Nei nostri occhi rimangono le immagini di questi popoli che vivono da
sempre nei luoghi più difficili ed inospitali del pianeta; popoli
la cui cultura la si può cercare di capire anche attraverso uno
dei suoi più antichi proverbi: "se vuoi conoscere molte
persone puoi vivere nelle città, ma se vuoi conoscere te stesso
vivi nel deserto".
Qui nel Sahara la gente muore, la vita continua e a volte fa bene rammentare
che il massimo che possiamo aspettarci è un po’ di acqua
e un po’ di ombra; al di là di questo, tutto è nelle
mani di forze più grandi di noi. … Inshallah ...
Il deserto ci cambia, non può non cambiarci, quei luoghi, quelle
scene di vita quotidiana le
porteremo per sempre nel nostro cuore e rimarranno dentro di noi fino
a che avremo memoria.
Note particolari
Lo staff di Spazi d'Avventura
Tutte le mattine dopo la colazione, Andrea ci riuniva attorno alla cartina
geografica per illustrarci l'itinerario e le eventuali difficoltà
della giornata e per rispondere ai nostri numerosi quesiti.
Alla sera poi, dopo cena, ci si ritrovava a chiaccherare e diverse volte
Andrea ci ha edotto sulla storia del paese, gli aspetti naturalistici,
la situazione oggettiva e reale del lavoro nello stesso. Ciò
ci ha permesso di soddisfare le nostre numerose domande alle quali non
potevamo dare risposte causa le scarsissime informazioni e la totale
mancanza di guide su questo splendido paese. Tutto ciò ha ulteriormente
arricchito e reso ancora più prezioso il viaggio con questa organizzazione,
creando così tra noi un legame di fiducia e rispetto che raramente
si riesce ad instaurare in altre situazioni simili.
Da notare inoltre che i pasti serviti al mattino, mezzogiorno e sera
erano sempre molto equilibrati sia come qualità che varietà;
ciò non per mettere in evidenza il nostro amore innato per il
cibo in quanto siamo italiani, ma per mettere in risalto che un'alimentazione
adeguata e varia in un ambiente così ostile, ha permesso a tutti
di trascorrere in salute e senza nessun problema fisico neppure piccolissimo,
tutta la vacanza, cosa assai rara quando si cambia anche per un breve
periodo cibo e clima.
Ringraziamenti
Un grazie di cuore va ad Andrea Bonomo ed il suo staff, per la sua (e
loro) professionalità e
competenza, per averci fatto conoscere in modo approfondito questo paese
e le genti che lo abitano, e per la sua completa disponibilità
nei nostri confronti per tutta la durata di questo lungo ed emozionante
viaggio nell'ENNEDI.