VIAGGIO
A SINGAPORE & AUSTRALIA
Categoria:
Racconti di viaggio
Viaggiatori-autori: Mauro
Baldo; Chiara Bottari
Numero di giorni: 25 (3 gg Singapore + 22 gg Australia)
Itinerario: Singapore; Darwin; Kakadu NP; Cairns; Great
Barrier Reef; Sydney.
Costo del viaggio: 3.500 a persona compresi tutti gli
extra.
Periodo: 21 settembre – 16 ottobre 2004
Trasporti: Aereo, taxi, fuoristrada, barca, metro.
Documenti: passaporto
Sistemazione: hotel***
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Il viaggio!
19 Settembre 2004:
nozze !!! Il giorno seguente è dedicato agli ultimi preparativi
ed il 21 si parte!
Anche se prima di questo abbiamo fatto altri viaggi, l’eccitazione
all’aeroporto di VE prima della partenza, si fa sentire ugualmente.
Visti i precedenti episodi di smarrimento bagagli abbiamo deciso di
partire solo con quello a mano: zaino in spalla fornito di tutto! E’
stata sicuramente la soluzione migliore che potevamo adottare! Tutta
le nostre cose sempre a portata di mano, niente tempi di attesa negli
aeroporti per ritirare i bagagli, e spostamenti più veloci.
Il giorno seguente atterriamo a Singapore, e per tre giorni ci dedichiamo
alla visita di questa ultra moderna città-stato asiatica.
Il passato coloniale di Singapore è ricco di fascino e storia,
ma la maggior parte dei vecchi quartieri hanno lasciato il posto agli
altissimi grattacieli di acciaio e vetro e alle strade sopraelevate.
Girare per Singapore è piacevole e affascinante, in quanto si
passa dall’ultra moderno all’esotico, nello spazio di qualche
km. Già all’epoca della sua fondazione (1819) ad opera
di Sir Stafford Raffles la colonia fu divisa in tre quartieri (Chinatown,
Little India; Arab Street) per evitare contrasti e scontri tra le varie
etnie.
Chinatown
Girovagare per Chinatown è semplice e sicuro e le numerose e
strette viuzze hanno mantenuto il fascino d'altri tempi: gli innumerevoli
negozietti, le bancherelle, e le abitazioni coloniali splendidamente
restaurate, che creano un armonioso contrasto con i grattacieli e i
centri commerciali dell'adiacente quartiere finanziario, fanno di Chinatown
un posto in cui è bello perdersi per ammirare le sue luci, i
suoi colori e la sua gente.
Il fascino di Chinatown lo si può godere dal tardo pomeriggio,
quando le strade si animano e le bancarelle si moltiplicano in pochi
minuti: qui tutti vendono di tutto: souvenirs, oggetti d'antiquariato
di raffinata bellezza, abbigliamento, ma soprattutto cibo. Il cibo non
è solo alimento ma altresì cultura; forse non tutte le
norme igieniche vengono rispettate, ma ci si può abbuffare a
prezzi irrisori assaggiando di tutto e di più: frutta tropicale,
cocco da bere, spiedini di pesce, di carne, fritture di ogni sorta.
Tra una bancarella e l'altra la gente si affolla per le strade, il quartiere
diventa più chiassoso e le mille luci di Chinatown si accendono,
creando un'atmosfera di dolce frastuono.
Dalle stradine di Chinatown si arriva in pochi minuti di camminata al
quartiere finanziario concentrato verso la parte finale del Singapore
River: in Raffles place, Collyer Quai e Boat Quai, si concentrano la
maggior parte di grattacieli banche e centri commerciali; proseguendo
fino al molo Clifford si può ammirare una vista panoramica su
Marina Bay e sulla splendida fontana del Merlion, che rappresenta una
creatura mitologica e leggendaria mezza leone e mezza pesce. Il contrasto
con le abitazioni coloniali è davvero strabiliante, e il lusso
la pulizia e la raffinatezza di questa zona sono davvero uniche. Oltre
che a piedi, molto interessante e una piccola crociera sul Singapore
river, acquistabile sul posto o presso gli hotel, per godere da un'altra
prospettiva la visione della città.
Little India e Arab Street
Situato nella zona Est di Singapore, questo quartiere si snoda lungo
la Serangoon Road. In origine Little India era un sobborgo cresciuto
attorno ad un campo per galeotti indiani ai quali veniva concesso di
lavorare la terra.
Oggi Little India è un insieme di viuzze che si diramano dalla
strada principale, in cui ci sono innumerevoli negozi di spezie, gemme,
e sete di ottima fattura. Anche se meno movimentato di Chinatown è
pur sempre affascinante girovagare per le sue stradine in quanto sembra
di essere catapultati d'improvviso nel continente indiano: le donne
vestono con eleganti e coloratissimi sari di seta, e si adornano di
pregiati gioielli d'oro; gli uomini di religione Sikh si riconoscono
facilmente dai turbanti; i fedeli si recano nei templi per accendere
l'incenso e pregare.
A Est di Little India si snoda il quartiere di Arab Street, dove si
respira ancora l'atmosfera della vecchia Singapore. Il quartiere sorse
quando Raffles assegnò questa zona al sultano Hussein Shah, che
vi costruì un palazzo e vari alloggi per i suoi servitori.
Qui si possono trovare in vendita tappetini per le preghiere, copie
del Corano e molti souvenirs di ottima fattura, ma soprattutto dei bellissimi
batik.
Oltre alle vie molto caratteristiche, nel quartiere arabo c'è
la Moschea del Sultano, la più grande di Singapore, che con la
sua cupola dorata e gli alti minareti svetta tra le basse case coloniali.
Sentosa
A Sud di Singapore è facilmente raggiungibile la piccola isola
di Sentosa, piccolo gioiello tropicale trasformato dal governo in parco
divertimenti.
Originariamente era conosciuta come Blakang Mati (posto del morto) chiamata
così peché vi venivano sepolte le vittime dei pirati.
La si può raggiungere con il ferry da Maritime Square, in auto
attraverso il Sentosa Causeway Bridge, o meglio con la funivia che parte
dal Monte Faber. Noi abbiamo scelto quest'ultima: il taxi ci ha portati
dal nostro hotel direttamente alla biglietteria, e li siamo saliti.
La vista panoramica è molto suggestiva: si possono ammirare i
grattacieli di Singapore con il World Trade Center, il braccio di mare
che separa le due isole e in lontananza l'enorme statua del Merlion
che svetta sulla foresta tropicale di Sentosa. La skyline (così
denominata) percorre tutto il tragitto a 65 m d'altezza ed in circa
15 minuti; è aperta tutti i gg dalle 8.30 alle 21.00 e il biglietto
a/r costa 11 $ di Singapore a persona (circa 6 €). Dato che all'interno
le varie attrazioni sono a pagamento consigliamo il biglietto cumulativo
che ne comprenda più di qualcuna.
A Sentosa ci sono numerose attrazioni e bisognerebbe starci un paio
di gg per vederle tutte e rilassarsi una mezza giornata in spiaggia.
Sentosa è facile e bella da girare a piedi o in bicicletta, ma
è altrettanto divertente percorrerla sulla monorotaia (gratuita)
le cui fermate sono direttamente sulle attrazioni principali:
BUTTERFLY PARK: l'ingresso costa 10 $ di Sing. (circa
5 €) a persona e al suo interno si possono ammirare il museo degli
insetti con oltre 4.000 esemplari esposti, provenienti da tutto il Sud-Est
asiatico, e un'enorme giardino chiuso da una voliera in cui si può
camminare tra le piante tropicali e più di 3.000 farfalle variopinte
che svolazzano di ramo in ramo.
ACQUARIO: l'ingresso costa 18 $ di Sing. (circa 9 €)
a persona, è considerato uno dei più belli acquari dell'Asia.
Al suo interno si sale su un tapis roulant che, a passo d'uomo percorre
un tunnel attraversando enormi vasche e ti permette di ammirare moltissime
specie marine a distanza ravvicinata: mante, murene, squali, e altre
2.000 specie di pesci tropicali. L'acquario è stupefacente e
la bellezza di alcuni esemplari ti lascia senza fiato.
FORT SILOSO: con la mostra sull'occupazione giapponese
durante la guerra.
GIARDINO DELLE ORCHIDEE: gratuito. Dove sono esposte
tra le più belle orchidee provenienti da tutto il mondo.
FONTANA MUSICALE: vicina al terminal è gratuita;
ogni sera prende vita con getti di acqua che seguendo la musica compongono
coreografie davvero suggestive.
SPIAGGIA: un paio d'ore a rilassarci in spiaggia non
ce le toglie nessuno! La sabbia è bianchissima e finissima; l'acqua
limpida e quasi calda. Dalla spiaggia un ponte di corda ci collega ad
un isolotto sul quale oltre che ad un punto panoramico, c'è una
costruzione in pietra e un cartello che ci indicano che siamo arrivati
al punto più meridionale di tutta l'Asia peninsulare.
La sera, prima dell'ultima corsa ci concediamo una cena in uno dei svariati
ristoranti tipici di Sentosa, purtroppo in velocità per non perdere
la funivia.
Botanics gardens
L’ultimo giorno lo dedichiamo alla visita dei giardini botanici
di Singapore.
Ideati dalla Singapore Agri-Horticultural Society nel 1859 i giardini
botanici dell'isola si estendono su una superficie di circa 23 ettari
e sono considerati tra i più belli del Sud-Est asiatico. Nel
corso dei decenni sono state raccolte innumerevoli specie di piante
tropicali e numerosissime varietà di orchidee.
Subito dopo l'indipendenza i giardini botanici hanno subito un vero
e proprio processo di "restiling": le aree ancora ricoperte
di selvaggia vegetazione furono ripulite per lasciar posto a prati e
piccoli boschi di alberi pluviali; la zona paludosa è stata bonificata,
e per la comodità ed il confort dei turisti sono stati creati
sentieri ed allontanati i macachi.
L'aspetto scenografico è stupefacente !
Nei giardini è possibile fare jogging, pic-nic, e passeggiate
ed ammirare i vari scorci, le varietà di uccelli, scoiattoli,
rettili che vi dimorano; ma la cosa più bella è la tranquillità
ed il clima rilassato che si respira in quest'isola verde di Singapore.
Australia:
Al nostro arrivo a Darwin è piena notte (04.00 circa) e una volta
sbarcati all'aeroporto (stanchi e assonnati) non sappiamo che le formalità
d'ingresso sono lunghe e severe: un'ora di coda in cui i passeggeri
devono esibire passaporto, motivare il proprio viaggio in Australia,
controllare i bagagli, dichiarare qualsiasi cosa si trasportasse, e
alla fine controllati da un pastore tedesco, probabilmente per sostanze
stupefacienti !
Terminata la trafila burocratica, con un taxi arriviamo in hotel: altre
formalità, e finalmente verso le 06.00 siamo nella nostra stanza
dove ci siamo quasi subito distesi a dormire.
Nel primo pomeriggio ci siamo svegliati e dopo una doccia rigenerante
siamo andati alla scoperta della città: se dobbiamo dire la verità
Darwin ci ha deluso. I bombardamenti giapponesi della seconda guerra
mondiale e il ciclone Tracy che nel 1974 l'ha rasa al suolo hanno avuto
come conseguenza una ricostruzione schematica e veloce con edifici tutti
uguali da sembrare una zona industriale. Oltretutto essendo domenica
tutti i negozi erano chiusi e per strada quasi nessuno, tranne qualche
aborigeno disadattato e forse brillo agli incroci. "Ci rifaremo
la sera", abbiamo detto. Peggio ancora, pareva di essere in una
città fantasma! Nessun locale aperto e nessuno per strada. Nonostante
tutto siamo riusciti a trovare due cappelli alla "Crocodile Dundee"
un fast food dove mangiare, ed organizzare le escursioni dei gg seguenti
al Litchfield N.P. e al Kakadu N.P. tramite la reception del nostro
hotel (Mirambeena hotel) con personale disponibile e paziente alle nostre
esigenze.
Litchfield National Park
L'indomani mattina la destinazione è Litchfield! I nostri compagni
di viaggio erano australiani in vacanza e inglesi; la nostra guida una
ragazza aborigena. Il Litchfield N.P. (648 kmq) è il più
vicino a Darwin (circa 2 ore di auto) e lo si può visitare comodamente
in un paio di gg, anche se il nostro tour era di uno solo. Le cose da
vedere sono tante e belle, purtroppo tutte in velocità. Il paesaggio
è piatto e desertico, la temperatura torrida. La nostra prima
tappa sono gli enormi termitai, che in questa zona abbondano e che raggiungono
altezze davvero imponenti. Il più alto fra questi (5 m) è
considerato monumento nazionale e si presume che la sua costruzione
sia iniziata nei primi anni cinquanta.
Il nostro tour continua fino alle Wangi Falls, delle piccole cascate
raggiungibili attraverso un sentiero nel bush (vegetazione locale).
Lo scenario è incredibile! Il fragore dell'acqua ci anticipa
lo spettacolo: le pareti rocciose tra la vegetazione circondano questa
piccola pozza d'acqua (billabong) conferendole una scenografia davvero
suggestiva. Ovviamente il caldo e la limpidezza dell'acqua mi hanno
"costretto" ad un bagno rinfrescante. Pochi minuti di relax
e poi via: destinazione Florence Falls. Altrettanto belle sono la meta
degli abitanti della zona per una giornata di riposo o un pic-nic, quindi
anche più affollate. Anche qui lo scenario che la natura offre
è spettacolare e anche qui il bagno è d'obbligo!
Il tempo vola, e il pranzo in un ristorantino lungo la strada ci indica
che siamo già a metà giornata. Il pranzo ci ha permesso
di socializzare con una simpatica famiglia di australiani di Adelaide
che affascinati dal fatto che eravamo italiani, ci fanno mille domande
sul nostro paese, ovviamente noi altrettanto sul loro. Nel primo pomeriggio
ci aspetta una breve crociera di un'ora nell'Adelaide River. Anche se
il motore della barca non è proprio silenzioso abbiamo l'occasione
di ammirare la vegetazione negli argini e gli animali che vi dimorano:
aironi, aquile, e il "tanto temibile" coccodrillo. Terminato
il giro in barca il nostro minibus si rimette in carreggiata con destinazione
Tolmer Falls, forse le più belle dato che si vedono da un punto
panoramico dove si possono ammirare i colori della natura in tutto il
loro splendore. Il pomeriggio volge al termine e per le sette di sera
arriviamo in hotel dove dopo la cena crolliamo a letto; l'indomani si
parte per 4 gg alla volta del Kakadu National Park.
Kakadu National
Park
ll Kakadu NP è il più vasto parco nazionale d'Australia
ed ha un'estensione di circa 20.000 kmq. Situato a circa 200 km a Sud-Est
di Darwin, si raggiunge percorrendo la Arnhem Highway. Il suo territorio
è costituito da natura selvaggia, paludi, formazioni rocciose
ed il bacino imbrifero del South Alligator River. Il fiume che con i
suoi affluenti è la linfa vitale del parco, si snoda per 160
km attraverso una incontaminata natura tropicale, tra cascate, pareti
a strapiombo, boschi di eucalipti. Durante la stagione secca la zone
appena fuori portata del fiume sono aride e secche, tanto che gli incendi
del bush sono molto frequenti; ma durante la stagione delle piogge (da
novembre a marzo) in pochi gg tutto si allaga, il fiume si rigonfia,
le cascate riprendono il loro aspetto impetuoso, la vegetazione si colora
di un verde intenso e gli animali tornano a popolare la zona.
Tra gli animali presenti al Kakadu, vi sono oltre 200 specie di uccelli,
rettili, mammiferi e migliaia di varietà di insetti... ma il
Kakadu non è solo natura incontaminata; al suo interno sono infatti
raccolte moltissime testimonianze di arte aborigena risalenti a circa
20.000 anni fa, in oltre 5000 siti archeologici, che rappresentano un
enorme eredità tramandata dai primi aborigeni; tra i più
famosi e raggiungibili dai visitatori vi sono Nouralgie Rock e Ubirr.
All'interno del parco ci sono consistenti giacimenti di uranio, oro
e platino, che dalla fine degli anni '70 hanno dato il via ad un intenso
sfruttamento con la creazione della Ranger Mine e la conseguente nascita
della cittadina mineraria di Jabiru, che oggi è divenuta centro
turistico e luogo di partenza per le escursioni nel parco.
Il nostro tour del Kakadu si svolge in quattro gg è lo abbiamo
acquistato direttamente sul posto, al nostro hotel di Darwin: il Mirambeena.
Il costo non è stato proprio economico (sicuramente inferiore
che se lo avessimo prenotato dall'Italia), ma il posto e le escursioni
sono state così entusiasmanti, che ne è valsa la pena.
Una sola cosa ci ha veramente portato all'esasperazione: le mosche,
ce ne sono tantissime e ovunque.
NOURALGIE ROCK: il primo giorno la partenza è
alle 7.00: un pullman ci passa a prendere in hotel e ci avviamo alla
volta del famigerato Kakadu NP. Dopo circa tre ore sulla Arnhem Highway
arriviamo alla prima tappa: il sito archeologico di Nouralgie Rock:
il luogo è facilmente accessibile, il sentiero è ben segnato
e si snoda tra pareti rocciose che ne conferiscono un aspetto suggestivo.
La nostra guida (rigorosamente in inglese) ci illustra, nascosti tra
le rocce, i vari dipinti aborigeni spiegandocene l'origine e il significato.
Come già detto il Kakadu è una delle zone d'Australia
più ricche di testimonianze aborigene, e si stima che le più
antiche possano risalire a oltre 50.000 anni or sono. I soggetti dell'arte
aborigena, rappresentata da diversi stili che si susseguono nelle varie
epoche, raffigurano scene di caccia e pesca, animali quali canguri,
wallaby, barramundi, i suggestivi serpenti arcobaleno, che nella cultura
locale hanno un significato profondo, divinità e scene di guerra
fra tribù.
Al termine dell'escursione tutti in pullman! Un ristorante poco lontano
ci attende per il pranzo con menù già pronti: il cibo
non ci entusiasma un gran che, e non perché abbiamo il palato
delicato, ma pasta scotta e salse strane non erano di nostro gradimento.
Ottimi invece il dolce ed il vino.
SOUTH ALLIGATOR RIVER: nel primo pomeriggio l'escursione
prosegue con una mini crociera nel South Alligator River, il fiume principale
del Kakadu. Durante il percorso si ha la possibilità di vedere
i vari animali che popolano le sue acque: dalla cicogna Jabiru alle
aquile di fiume, bufali, e l'attrazione principale: i coccodrilli.
Nel pomeriggio, come da programma si va al resort Aurora dove alloggeremo
per i prossimi tre gg. Il posto è spartano ma confortevole; la
piscina a disposizione il ristorante, e un piccolo market per la spesa.
La giornata è stata lunga e dopo cena a letto: l'indomani la
sveglia è alle 6.00 per visitare l'ARNHEMLAND, il territorio
aborigeno ricco di archeologia e paesaggi stupefacienti.
Arnhemland
Nel tour di oggi sconfineremo con un pulmino fuoristrada in compagnia
di altre otto persone, nell'ARNHEMLAND, la vasta penisola di 81.000
KMQ all'estremità settentrionale del Northern Territory, chiusa
a Nord dal Mar di Timor e a Est dal golfo di Carpentaria. Questa zona
è una riserva aborigena in cui per entrare bisogna essere accompagnati
dalle guide o richiedere il permesso alle autorità locali.
Questa regione nella stagione secca è prevalentemente desertica;
scarsa vegetazione, rocce di arenaria, panorami da mozzare il fiato
e aimè un'infinità di mosche!
La nostra prima tappa nella riserva è un suggestivo sito aborigeno
di pitture rupestri. Qui la nostra guida ci illustra la simbologia e
la storia rappresentata dai graffiti. Questi esempi di ART ROCK (come
viene chiamata qui) per un turista inesperto non sono semplici da trovare,
e bisogna spingersi tra le crepe delle rocce, in anfratti o piccole
grotte per poterle ammirare.
Terminata la visita ai siti ci dirigiamo verso un'ansa dell'East Alligator
River per il pranzo. In men che non si dica la nostra guida allestisce
un generoso banchetto di vivande. La fame è tanta, ma il fugace
e spartano pranzo ci deliziano il palato.
Il luogo scelto per mangiare è di una bellezza indescrivibile.
I colori della vegetazione attorno al fiume sono così accesi
che creano un contrasto molto suggestivo con l'arido panorama circostante;
non si poteva rimanere indifferenti di fronte ad uno spettacolo simile!
La magia di quel posto è stata d'improvviso interrotta da una
folata di vento improvvisa e da un incendio scoppiato a poche centinaia
di metri da noi e che in pochi minuti si è esteso in una vasta
zona facendo terra bruciata della sterpaglia. "Don't worry"
ci dice la nostra guida; in questa stagione sono normali gli incendi,
infatti poco dopo si è dissipato sa solo.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo in un piccolo villaggio aborigeno
dove con nostra delusione ci troviamo di fronte ad un'accozzaglia di
baracche maltenute, i cui abitanti vestiti di stracci vagano senza meta
per le strade (non proprio pulite) del paesino. Sinceramente non pensavamo
che anche in questa zona gli aborigeni fossero ai margini della società
come a Darwin. Di conseguenza l'atroce dubbio che ci è venuto
è che le cartoline e le guide che ritraggono gli aborigeni con
boomerang e lancia siamo solo belle immagini per un turista ingenuo.
Dopo questa breve parentesi lungo la via del ritorno un'ultima visita
ad un sito aborigeno. Quest'ultimo è ancora più interessante
degli altri per il contesto in cui si trova. I disegni si possono ammirare
entrando attraverso una fessura nella roccia, dove si apre una camera
le cui pareti sono ricoperte di antichissime immagini.
Questo ci fa pensare al passato splendore di questo popolo che per 50.000
ha vissuto nella propria terra, in simbiosi con la natura e che negli
ultimi 200 anni ha visto la sua civiltà in declino a discapito
del progresso.
Jim Jim Falls
Questa escursione merita da sola tutta la giornata e i 113 km di sterrato
che percorriamo in fuoristrada sono già un'avventura. La nostra
guida Denny è una persona molto simpatica e competente e il tragitto
passa veloce tra una risata ed una spiegazione. Lasciato il fuoristrada
ci inoltriamo lungo un sentiero di enormi massi lungo circa 1 km, che
risale il Jim Jim Creek fino alla base della cascata. Qui ci troviamo
di fronte ad un laghetto circondato dalle spettacolari pareti alte 200
m che svettano sulle nostre teste. Dato che siamo nella stagione secca
la cascata è ridotta a un rivolo d'acqua, ma durante la stagione
delle piogge può essere osservata solo con un volo panoramico.
Il laghetto e la scenografia attorno ad esso ci invitano ad una nuotata
e a qualche tuffo, e data la giornata torrida sono davvero rigeneranti.
I 10 km che separano le Jim Jim Falls dalle Twin Falls sono lungo una
strada sterrata piena di dossi, ostacoli e pozze; questo è vero
divertimento! Giunti alla piazzola di sosta proseguiamo a piedi e poi
in barca per un altro tratto. L'ultima parte del sentiero è vero
trekking; ad un certo punto dietro gli ultimi tratti di vegetazione
ci appare uno spettacolo indescrivibile: una spiaggia di sabbia bianchissima
che termina in un laghetto circondato da enormi scogliere dalle quali
scendono le cascate, decisamente ridimensionate vista la stagione secca.
Anche qui il laghetto ci invita ad un bagno, ma Denny ce lo vieta per
il pericolo di coccodrilli... meglio non rischiare. Non ci resta altro
da fare che distenderci all'ombra e deliziarci la vista con gli spettacoli
della natura.
Ubirr
La nostra permanenza al Kakadu si conclude a Ubirr, una delle località
più famose per vedere svariati e ben conservati esempi di Art
Rock. Tra le rocce, troviamo raffigurati disegni di animali quali tartarughe,
barramundi (pesci), wallaby, e animali oggi estinti (ovviamente grazie
all'uomo !!!) quali il tilacino o tigre della Tasmania.
Molto interessanti sono anche le frequenti raffigurazioni del serpente
arcobaleno, che rappresenta un potente personaggio femminile della genesi
aborigena.Seguendo un sentiero di circa 1.5 km sulla roccia si arriva
ad uno spettacolare punto panoramico dove si ha una grandiosa vista
sull'East Alligator River e i piani alluvionali del Nardab, e inoltre
sui picchi dell'Arnhemland.
Cairns
In origine era abitata perlopiù da pescatori, ma quando vennero
scoperti alcuni filoni d'oro e stagno nelle vicine Tablelands, molti
coloni del Sud si spostarono in questa zona fino a che nel 1876 fu fondata
la città. Qualche decennio più tardi venne collegata a
Brisbane tramite la linea ferroviaria, ma rimase fino agli anni '80
una tranquilla cittadina di mare e abitata da pescatori. Le potenzialità
del turismo si fecero ben presto sentire ed in pochissimo tempo venne
trasformata in una delle cittadine vacanziere più famose d'Australia.
Attualmente vi sono circa 4.000 abitanti ma in estate con il turismo
si arriva almeno a 12.000.
Cairns è molto attrezzata in tutto e per tutto: l'elegante areoporto
dal quale partono e arrivano in continuazione taxi e navette da e per
gli hotel. Pochissimo il traffico ed un porticciolo moderno ed attrezzato.
La parte più interessante della città è l'Esplenade,
(verso il porto) dove la mattina e la sera molte persone la percorro
facendo footing.
L'Esplenade è tutta ricoperta di un prato verde tagliato all'inglese,
con piste ciclabili e pedonali, panchine lungo la spiaggia, ed un'enorme
piscina a disposizione di tutti in prossimità del porto; qui
gruppi di amici o famiglie hanno la possibilità di passare la
giornata in tranquillità e portarsi il pranzo da casa visto che
ci sono fornelli e tavole per pranzare. La cosa che ci ha stupiti è
che non abbiamo trovato una sola carta per terra. Ognuno puliva ciò
che sporcava e nessuno faceva casino o rompeva le scatole agli altri.
Nelle nostre spiagge invece, la sera quando il popolo della domenica
termina la sua giornata al mare sembra di essere in una discarica!
Di sera è molto vivace, e con la scusa che ci sono numerosi ostelli
e pensioni ci sono moltissimi giovani di tutte le nazionalità;
moltissimi ristorantini asiatici ed europei aprono i battenti dalle
18.00 in poi; lo stesso per inegozi di souvenirs, artigianato locale,
e tour operator del posto che ti propongono ogni tipo di escursione
e divertimento possibili. Infine, Cairns è molto ben servita
dagli uffici del turismo, (dove si possono trovare molte info per organizzarsi
la vacanza), e dai centri di pronto soccorso.
DOME WILDLIFE: da non perdere assolutamente è questo piccolo
gioiello, uno scorcio di natura tropicale ricostruito all'interno dell'enorme
serra-cupola sull'hotel-casinò della città. Il biglietto
d'ingresso costa 22 $ australiani a persona, ma anche se caro ne vale
la pena. Al suo interno è stato ricreato un vero e proprio ambiente
tropicale, con piante e animali tipici di queste latitudini: innumerevoli
sono gli uccelli, svariati rettili, koala, wallaby, e piccoli mammiferi.
Cape Tribulation
Il Cape Tribulation National Park si trova a Nord di Cairns a circa
2 ore di auto. Il nostro tour inizia di buon mattino con un pulmino
4x4 da otto posti. Lungo la strada ci si ferma a visitare un piccolo
zoo, simile al Dome di Cairns, ma molto più grande e con gli
animali liberi. Oltre ad uccelli, sempre numerosi e variopinti, possiamo
vedere canguri, koala, wallaby, coccodrilli, serpenti.
Terminata la visita proseguiamo alla volta del tanto rinomato Cape Tribulation,
unico posto al mondo dove la foresta incontra la barriera corallina.
Arrivati a destinazione tutto il fascino di quello spettacolare promontorio
ricoperto di foresta si dissolve in pochi minuti: parcheggiato il pulmino
una passerella in legno ci conduce in breve ad un punto panoramico dove
assieme ad un altro centinaio di persone (giapponesi sempre in testa)
ci si accalca per farsi la foto di rito. Uno o al massimo due rapidi
scatti e poi via... che bisogna scendere verso la spiaggia dove non
si ha neanche il tempo di ammirarla in santa pace, che già la
guida ci dice di accelerare, siamo in ritardo per il pranzo; allora
noi da bravi e ubbidienti turisti ci mettiamo tutti in fila e ci dirigiamo
ai mezzi di trasporto che ci porteranno al ristorante.
Dobbiamo dire che almeno il pranzo non era male e abbiamo avuto la possibilità
di allontanarci una mezz'ora per passeggiare lungo la spiaggia subito
dopo Cape Tribulation. Almeno qui non c'era nessuno ed abbiamo ammirato
il panorama in tranquillità.
Nel pomeriggio facciamo una breve esperienza nella foresta; ma attenzione
anche qui è tutto per la comodità del turista viziato,
la passeggiata si svolge totalmente in una passerella di legno su un
percorso a zero con la nostra guida che ci ripete a memoria le medesime
spiegazioni date ai turisti del giorno prima.
Successivamente, una volta risaliti in pulmino la nostra ultima destinazione
è il Daintree River dove faremo una breve crociera sul fiume.
Neanche questa è stata molto affascinante; doveva essere un percorso
in canoa e invece era un giretto in barca privo di interesse.
N.B. bisogna dire che, in ogni caso il posto è eccezionale, ma
forse, vista la semplicità del percorso valeva la pena organizzarselo
da soli noleggiando un' auto !!!
KURANDA: un'intera giornata la dedichiamo alla visita di Kuranda, piccola
cittadina mineraria nella foresta delle Atherton Tablelands, trasformata
ora in un mercatino per ricchi turisti viziati. Anche se il fascino
d'un tempo è andato perduto, si possono fare acquisti (a prezzi
non proprio economici) di artigianato locale e souvenirs di dubbio gusto.
Piacevoli sono le passeggiate che si possono fare nei sentieri e nei
boschi lì attorno. La cosa più interessante è il
mezzo per arrivarci: il treno. Quest'ultimo è un treno d'epoca,
risalente al 1891 che collega Cairns a Kuranda per 32 km. Il percorso
è molto scenografico: il primo tratto è lungo la costa,
poi tra la foresta, fino ad arrivare alle spettacolari cascate del Barron
River.
Il tour lo si può prenotare presso qualsiasi hotel, ma acquistando
il biglietto del treno direttamente in stazione la mattina, si risparmia
la metà e puoi girare tutto il giorno senza che la guida ti cronometri
il tempo per ogni visita.
Fitzroy Island e Green Island
L'isola di Fitzroy e Green Island sono situate poco al largo dalle città
di Cairns. Entrambe sono parchi marini e quindi tutelate, e sono facilmente
raggiungibili con traghetti veloci che tutti i gg partono dal porto
della città. La traversata è breve e piacevole: un'ora
per Fitzroy e un'ora e mezza per Green Island.
Lo spettacolo che ci si presenta è indescrivibile: l'acqua del
mare diventa di un azzurro intenso a man mano che ci si avvicina alle
coste, la finissima sabbia bianca contrasta con il verde intenso della
foresta vergine che le ricopre.
Per entrambe le isole si possono prenotare i tour negli hotel, ma conviene
prendere solo i biglietti a\r al porto, pagando la metà e non
avendo orari, tranne quello dell'ultimo traghetto s'intende.
FITZROY ISLAND: è la più grande delle
due; vicino al pontile del traghetto è sorto un resort con piscina,
che accoglie i turisti che ricercano quiete e tranquillità per
qualche giorno. La stramaggioranza dei villeggianti si ferma alla spiaggia,
ma noi proseguiamo per un sentiero tutto in salita che in meno d'un
ora ci porterà nel punto più alto (circa 300 m) dal quale
si può godere di un panorama mozzafiato. Proseguendo per il sentiero
(questa volta in discesa) arriviamo ad un faro su un piccolo promontorio.
La costruzione non è particolarmente bella ma il posto scelto
per la sua costruzione è superbo !
Concluso il piccolo trekking (2 ore in tutto) ci rilassiamo anche noi
all'ombra di qualche palma in un paio di spiagge (Nudey beach è
molto caratteristica) rinfrescandoci nella limpidissima acqua e facendo
snorkelling.
GREEN ISLAND: molto più piccola (in un'ora circa
ne compiamo il giro) è un piccolo gioiello tropicale invaso dai
turisti. Ogni mattina arrivano una decina di traghetti (un centinaio
di passeggeri all'uno) che si affollano alla destra del pontile per
fare snorkelling, e si accalcano per fare shopping nelle bancherelle
del mercatino.
Nonostante tutto allontanandoci poche centinaia di metri nella parte
opposta possiamo godere di scorci spettacolari ed un'insospettata tranquillità.
Il pomeriggio lo passiamo rilassati sulla spiaggia bianchissima e facendo
snorkelling.
Immersioni nella Grande Barriera Corallina
L'esperienza nella Grande Barriera Corallina è stata veramente
superlativa ! C'era la possibilità di fare crociere sub fino
a nove gg. Noi ci siamo accontentati di tre gg e due notti. Le crociere
sono organizzate tutti i gg escluso il martedì. Dopo aver valutato
diverse agenzie sub, ci siamo rivolti alla Pro Dive, ( www.Prodive.com
) che tra tutte ci sembrava la più professionale. Le nostre aspettative
non sono state deluse: il modernissima "barca" dotata di ogni
confort poteva trasportare comodamente fino a 32 passeggeri; le cabine
erano doppie o twin share (letti a castello), la pulizia a bordo impeccabile
e il personale simpatico ed altamente professionale. Ognuno a bordo
ha i propri ruoli e tutto funziona alla perfezione: il timoniere, la
cuoca, i dive masters; per non parlare dell'attrezzatura.
Il pacchetto include 11 immersioni (9 diurne e 2 notturne) e snorkelling
a volontà. Noi ci siamo accontentati di farne 7 senza notturne,
e lo spettacolare fondale ci ha lasciati entusiasti. L'acqua non era
caldissima, infatti abbiamo indossato mute intere da 3 mm; la visibilità
ottima fino a 30 m; correnti quasi assenti.
Prima di ogni immersione la nostra guida teneva un briefting di circa
30 minuti, in cui ci spiegava il percorso, la profondità max,
quello che avremo visto, e la rotta da tenere con la bussola per tornare
alla barca; le immersioni infatti, tranne la prima erano prive di guida,
ma con le dettagliate spiegazioni forniteci non abbiamo mai avuto problemi.
The Great Barrier Reef: la Grande Barriera Corallina si snoda per oltre
2.000 km da Bramble Cay, nella Papua Nuova Guinea, all'isola di Lady
Elliot, sul tropico del Capricorno. Nel Nord la barriera è più
vicina alla costa, e i banchi corallini sorgono su formazioni rocciose,
mentre al Sub è più distanziata e i coralli sorgono su
banchi sabbiosi. La barriera corallina è composta da quasi 3.000
reef diversi, ed ognuno di essi è un mondo a parte. Oltre 400
sono le specie di coralli che compongono i reef e migliaia sono le specie
viventi che vi abitano e vi trovano rifugio: molluschi, spugne, stelle
marine, tridacne, tartarughe marine, mante, squali bianchi, squali toro
e moltissimi altri animali. La Great Barrier Reef fa parte del Patrimonio
dell'umanità e la sua origine è dovuta ad un piccolo polpo
marino della famiglia dei celenterati.
SYDNEY
Lasciato il Queensland e la Barriera corallina il nostro viaggio sta
per volgere al termine; abbiamo però ancora tre gg per goderci
Sydney e salutare con un arrivederci l’Australia !
Atterrati a Sydney il pulmino collettivo prenotato in aeroporto ci ha
scorrazzato per tutta la città.
Il guidatore, molto simpatico ha esordito con un "welcome to Sydney"
e percorrendo i vari quartieri ci descriveva monumenti, strade, palazzi.
Un'amara sorpresa l'abbiamo avuta all'arrivo nel nostro hotel: The Barkley
***. Questo si trova nel quartiere di King Cross ad Est di Hide Park.
King Cross, non si presenta molto bene, è infatti un quartiere
a luci rosse, che di sera diventa anche malavitoso. Un po' scazzati,
ci siamo sistemati, fatti una doccia rigenerante e nel primo pomeriggio
abbiamo iniziato (guida alla mano) a girare la città partendo
dalla Saint Mary's Cathedral. Effettivamente già duecento metri
oltre in nostro hotel, superato il primo incrocio, ci sembrava di essere
in un'altra città: strade pulite, monumenti, centri commerciali,
e grattacieli. Il nostro umore ha ripreso vigore e la giornata è
proseguita rilassata e divertente.
The Saint Mary's Cathedral: fu ideata nel 1820 da due uomini di chiesa:
il frate irlandese John Terry, e il prete Philip Conolly. La prima pietra
fu posata nel 1833. Agli inizi della sua costruzione subì ingenti
danni per colpa di un incendio. Venne costruita a tratti e fu un'opera
compiuta intorno al 1950 circa. Attualmente la cattedrale ha bisogno
di manutenzione, ma all'occhio inesperto la maestosità dei suoi
tratti gotici, la rendono una costruzione massiccia e solida.
Varcato il portone, il suo interno è stupefacente: per chi non
ha mai visto una cattedrale gotica, (e per noi era la prima volta) ne
rimani affascinato e impressionato. Le colonne altissime e possenti,
l'altar maggiore imperioso, ed il silenzio che ti avvolge ti impongono
curiosità prima e raccoglimento dopo.
La camminata prosegue in direzione Hide Park, uno dei polmoni di Sydney
per raggiungere poi Darling Harbour. Questo quartiere ridotto ad un'accozzaglia
di vecchi moli in rovina, è stato completamente restaurato negli
anni '80, fino a diventare oggi un'area altamente turistica, con enormi
grattacieli, centri commerciali, e la monorotaia che lo collega all
città. A Darling Harbour è bello girovagare, ma per chi
non fosse abbastanza colpito da ciò che lo circonda, si possono
visitare il Sydney Aquarium, Il museo nazionale marittimo, l'IMAX Theatre
e molte altre attrattive. Per fare una crociera sulla baia, si può
scegliere la comodità dei giganteschi catamarani ormeggiati sui
moli, o la scarica di adrenalina data dai motoscafi attrezzati per le
scorrerie nelle acque del porto.
Molto bello è di sera dove la città si illumina e i ristoranti
(davvero tanti !) si riempiono di gente: colletti bianchi, famiglie,
studenti, ecc...
Noi decidiamo di salire su uno dei traghetti pubblici che percorrono
tutta la baia fino a Circular Quai (dove c'è l'Opera House) e
goderci lo spettacolo dello sfolgorio di luci nella baia di Sydney.
Il traghetto passa sotto all'Harbour Bridge, illuminato a giorno, e
poco dopo al capolinea. Ci dirigiamo subito all'Opera House, sempre
vista nelle cartoline o nei libri, e simbolo della città. Dobbiamo
dire che l'impatto scenografico da lontano è stupefacente, mentre
camminandoci appresso perde un po' di fascino. Comunque una cena in
uno dei tantissimi ristorantini a ridosso del teatro più famoso
del mondo non ce la toglie nessuno !
Da Circular Quai, decidiamo di prendere la metropolitana per arrivare
al nostro albergo. E' più semplice del previsto: seguendo le
indicazioni dell'addetto alla biglietteria in 10 minuti siamo a destinazione.
Una volta scesi percorriamo a piedi qualche centinaio di metri tra i
locali hard, gente che ti invita ad entrare, e bar di dubbio gusto,
poi saliamo in camera.
Comunque una volta abituati all'impatto del quartiere non ci fai più
caso, e in ogni modo nessuno ci ha mai "rotto le scatole"
né sulla metropolitana, né fuori !
Di buon mattino partiamo per la visita alla città, seguendo l'itinerario
suggeritoci dalla nostra guida tascabile. Attraversato il quartiere
di King Cross verso Nord arriviamo alla Galleria d'arte del New South
Wales, un bellissimo edificio d'era vittoriana dove al suo interno vi
sono opere australiane e raccolte di arte aborigena. Poco oltre entriamo
ai Royal Botanic Garden, gli spettacolari giardini di Sydney, ricchi
di varietà di piante e uccelli, sentieri per footing e passeggiate,
punti panoramici di rara bellezza come il Macquarie's chair da dove
si può ammirare in silenzio tutta la baia di Sydney con l'Opera
House e L'Harbour Bridge sullo sfondo. Percorrendo tutta la passeggiata
che costeggia il mare (Farm Cove), arriviamo alla suggestiva Government
House, la dimora del governatore della città, costruita nel 1843
e consegnata al popolo di Sydney nel 1996. Al suo interno vi sono i
ritratti originali dei governatori della città dal primo fino
ad oggi, spettacolari quadri, arredamenti d'epoca, tappeti di raffinata
bellezza. La visita è gratuita, ma non tutti gg, e non si possono
scattare foto al suo interno. La prossima tappa sono le spettacolari
vele dell'Opera House. Quest'edificio è molto scenografico da
ogni angolazione, e man mano che ci si avvicina è sempre più
imponente.
OPERA HOUSE:
la sua storia inizia nel 1955 col progetto del danese Jorn Utzon. Quattro
anni più tardi partono i lavori, che per le divergenze con le
autorità australiane ed i costi insostenibili si arenano quasi
subito. Utzon torna in patria, ma anche se a rilento i lavori riprendono,
fino al 1973 quando il monumentale edificio viene inaugurato dalla regina
Elisabetta II^. Attualmente Utzon, riappacificatosi con le autorità,
ha ottenuto di ridisegnarne gl'interni.
Superata l'Opera House, la passeggiata prosegue fino a Circular Quai;
da dove partono e arrivano traghetti, escursioni, e metropolitana. Oltre
Circular Quai proseguiamo per The Rock il vecchio quartiere portuale
di Sydney alla base dell'Harbour Bridge. Originariamente il quartiere
era un nido di malavita, sporco e malfamato. Il governo, dagli anni
venti in poi ha deciso per la demolizione di alcuni tratti del quartiere;
ne è stato risparmiato l'ultimo fazzoletto, che restaurato negli
anni '70, è oggi meta turistica ricca di boutique, ristoranti
tipici e pub.
HARBOUR BRIDGE: Finalmente siamo alla base del ponte:
i piloni di sostegno sono impressionanti e la struttura in acciaio ancora
di più. Si può avere un'idea delle sue dimensioni salendo
nel pilone Sud su una scala a chiocciola fino ad 88 metri d'altezza.
Al suo interno vi è un museo con foto d'epoca ed i numeri per
costruirlo: iniziato nel 1923 e terminato nel 1932. E' il secondo ponte
ad arcata unica più lungo del mondo (503 m). Molto affascinante
è l'arrampicata, con guide locali e l'imbracatura, lungo l'arcata
fino all'altezza max di 134 m. Eravamo seriamente intenzionati a farla
ma il prezzo a nostro avviso, davvero improponibile (circa 90 €
a persona !) ci ha fatto desistere.
Il percorso che abbiamo effettuato è lungo circa 7 km e nel tardo
pomeriggio siamo praticamente finiti. Concludiamo la serata con una
deliziosa cena in ristorante prima di rientrare in hotel; dobbiamo fare
le valige per il giorno seguente, nel pomeriggio infatti abbiamo l'aereo
per il triste rientro in Italia.
L'ultimo giorno in Australia è cominciato; ma visto che il nostro
aereo parte il pomeriggio, abbiamo ancora mezza giornata utile per l'ultima
visita alla città.
La metropolitana in 5 minuti ci porta al Sydney Town Hall, un bell'esempio
di edificio in stile vittoriano e a poche decine di metri si trova la
Saint Andrews Cathedral, la più vecchia chiesa dell'Australia.
Poco lontano si trova il Queen Victoria Building, la vera chicca di
questa zona della città.
Queen Victoria Building: l'edificio risalente al 1898 era il mercato
ortofrutticolo di Sydney; quando però nel corso dei decenni ha
perso il suo fine ultimo e il suo prestigio, è stato lasciato
in totale abbandono per lungo tempo. Solo negli anni '80 si è
deciso di ridargli nuova vita, avviando una spettacolare opera di restauro.
L'edificio è gigantesco: alto 3 piani è lungo a occhio
e croce 200 m. Le pareti esterne essendo di arenaria gli conferiscono
un aspetto maestoso e massiccio. L'interno ha mantenuto il progetto
originario, con corridoi lunghissimi, enormi vetrate e mosaici, corrimano
in legno e armoniosi archi. Molto scenografico è il Royal Clock,
un 'orologio d'epoca che pende da una delle cupole in vetro. Visitare
il QVB è rilassante e divertente: ci sono decine e decine di
boutique nei piani alti, mentre nel seminterrato vi sono bar e ristoranti
di tutti i tipi in cui si può degustare ogni prelibatezza.
Lasciato il QVB ci lasciamo catturare dal fascino della città,
e ammiriamo le enormi sagome dei grattacieli che convivono in un armonioso
contrasto con i palazzi di epoca vittoriana, tutti perfettamente restaurati.
L'ultima tappa della mattinata è la Sydney Tower, l'edificio
più alto della città, che troneggia sui grattacieli sottostanti.
SYDNEY TOWER: i lavori per la sua costruzione iniziarono
nel 1970 e furono ultimati nel 1981 l'anno dell'inaugurazione. Con i
suoi 293 m di altezza, è l'edificio più alto d'Australia.
Al suo interno vi sono uffici, negozi, e la piattaforma panoramica aperta
al pubblico a 250 m d'altezza. Con la sua struttura anti-sismica e resistente
ai venti più forti, è considerata uno degli edifici più
sicuri al mondo: 56 cavi d'acciaio la stabilizzano al suolo, 3 ascensori
veloci (40 secondi in discesa) la percorrono dalla cima alla base, 1504
scalini, e sistemi idrici e antincendio all'avanguardia.
La vista sulla città è spettacolare; si può ammirare
tutta la baia, con l'Harbour Bridge e l'Opera House; i grattacieli e
le arterie principali che si perdono all'orizzonte. Se il cielo è
terso la vista arriva fino alle Blue Mountain
La Sydney Tower era forse il modo migliore per salutare l'Australia,
che rimarrà nei nostri ricordi per sempre. Il nostro augurio
è che questo non sia un addio bensì un arrivederci a questo
paese che ci ha regalato ospitalità, cortesia e divertimento...
Saluti, Chiara & Mauro
Commenti ricevuti
20/09/2007 Inviato
da: gianni.fornai@virgilio.it
Voto:
Ottimo!
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