VIAGGIO
IN MALESIA
Categoria:
Racconti di viaggio
Viaggiatori-autori: Mauro
Baldo; Chiara Bottari
Numero di giorni: 25
Itinerario: Kuala Lumpur; Malacca; Taman Negara; Tioman;
Langkawi.
Costo del viaggio: 3.000 a persona compresi tutti gli
extra.
Periodo: settembre 2002
Trasporti: Aereo, taxi, pullman, barca.
Documenti: passaporto
Sistemazione: hotel***, chalet
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KUALA LUMPUR
Dopo 12 ore di aereo da Roma, finalmente atterriamo al KLIA (Kuala Lumpur
International Airport); avveniristico e gigantesco aeroporto di recente
costruzione. Con un taxi ci dirigiamo a KL dove abbiamo la prenotazione
dell'hotel; più ci avviciniamo alla città (circa a 50
km), più si notano le sagome dei grattacieli e della modernità,
nonché del traffico. Dall'autostrada si intravedono le dimensioni
impressionanti delle Petronas Twins Towers, attualmente gli edifici
più alti del mondo (452 m).
Dopo poco meno di un'ora arriviamo al Swiss Inn Hotel nel quartiere
di Chinatown. A prima vista non sembrava un posto dei più sicuri:
viuzze strette, traffico caotico, ristorantini improvvisati, una moltitudine
di gente che vende, compra, scambia, grida. L'hotel, dal piccolo ingresso
seminascosto si presentava al suo interno tutt'altro che sinistro. Dopo
una doccia rigenerante e un breve riposo ci siamo dedicati alla visita
della città. Prima tappa è Merdeka Square (il cuore della
città e punto di confluenza dei fiumi Kelang e Gombak) dove oltre
alla grandiosa moschea nazionale (Masjid Jamek) costruita alla fine
dell'800 c'è anche l'ufficio del turismo; qui abbiamo trovato
tutte le info necessarie per i tour di Malacca e Taman Negara.
Il sole accecante e il caldo torrido non danno tregua, ma poco per volta
la città si lascia scoprire; gli enormi grattacieli sono intervallati
da larghissime strade a 4 corsie, ogni negozio, casa e palazzo sfoggia
con orgoglio la bandiera malese in occasione della festa nazionale del
16 settembre. Non mancano i vecchi edifici coloniali, molto affascinanti
ed ancora abitati ai quali si contrappongono nella parte N-E della città
l'imponenza del KLCC - Kuala Lumpur City Centre, il centro finanziario
della città e simbolo della Malaysia moderna. A parte gli altissimi
grattacieli già impressionanti da soli, svettano tra tutti le
Petronas Towers, gli altissimi edifici di vetro e cemento sede delle
compagnie petrolifere.
Progettate nel 1992, furono iniziate l'anno seguente ed ultimate nel
1998; disposte su 88 piani, hanno un design unico che si rifà
all'arte islamica soprattutto per i 63 pennoni sopra ciascun grattacielo,
che simboleggiano i minareti di una moschea. Alla base vi è un'enorme
centro commerciale disposto su più piani con decine di negozi
e ristoranti, curato nei minimi particolari e di un lusso senza paragoni.
Il retro delle Petronas è caratterizzato da un parco molto grande
con al centro un laghetto, dove famiglie e ragazzi si ritrovano per
passare qualche ora in relax.
La sera KL è altrettanto affascinante: luci ovunque, mega schermi
olografici, ristoranti pieni di turisti e mercatini improvvisati brulicanti
di gente. Interessante è quello di Chinatown, in cui le stradine
si riempiono di bancarelle dove si vende di tutto; molto vantaggiosi
sono gli acquisti di capi d'abbigliamento per i prezzi bassissimi.
MALACCA
Situata a circa 150 km a Sud di KL, nell'omonimo stato, rappresenta
sicuramente il cuore storico della Malaysia. L'odierna Melaka conserva
ancora oggi il suo passato coloniale e multietnico, ed è una
città affascinante e caratteristica.
Facilmente raggiungibile con 3 ore di bus dalla capitale (il biglietto
a\r costa circa 7 €), è molto facile da girare e bella da
vedere.
Dalla fermata dell'autobus, seguiamo a piedi le indicazioni per il centro;
costeggiamo la chiesa dedicata a San Francesco, e in pochi minuti vi
arriviamo. La piazza principale è caratterizzata dalla Christ
Church, costruita nel 1753 dagli olandesi, di un caratteristico colore
rosso. Poco oltre su di una collina vi sono i resti della St Paul's
Church, edificata nel 1521 dai portoghesi in onore di San Francesco
Saverio. Gli olandesi la ampliarono e apportarono alcune modifiche;
infine gli inglesi la trasformarono in polveriera. Attualmente è
in rovina e conserva solo i muri esterni e alcune lapidi al suo interno.
Scendendo lungo una gradinata si arriva alla Porta de Santiago, che
è tutto ciò che rimane della vecchia fortezza portoghese
di A' Famosa
Da qui noleggiamo due caratteristici risciò completi di guida
che per un giusto compenso ci portano a visitare gli angoli più
nascosti e suggestivi di Melaka. La parte vecchia è un'insieme
di strette viuzze piene di negozietti e abitazioni coloniali. La via
più vecchia della città vanta in sequenza un tempio indù,
una moschea e un tempio cinese, a dimostrazione di come culture e religioni
diverse seppur mantenendo la loro identità convivano pacificamente
da secoli. Interessante vicino al fiume, è la ricostruzione di
un vecchio galeone.
CENNI STORICI DI MALACCA
Fino al XIV sec, era un piccolo villaggio di pescatori, fino a quando
il principe Parameswara, originario di Sumatra, dopo aver rinnegato
il suo regno, vi si rifugiò trasformandola in breve tempo in
un fiorente e strategico porto per i traffici commerciali tra India
e Cina. I maharaja che gli succedettero adottarono come religione di
stato l'Islam. Il crescente sviluppo economico di Melaka attirò
all'inizio del 1500 i primi colonizzatori portoghesi, che con Alfonso
de Albuquerque attaccarono e conquistarono la città. Il dominio
portoghese durò circa un secolo: i mercanti asiatici trasferirono
i loro commerci a Java, gli stati confinanti attaccarono più
volte la colonia, e il crescente dominio olandese decretò il
declino dei portoghesi. Nel 1641 gli olandesi assediarono Melaka e si
sostituirono ai primi coloni per 2 secoli. Come i loro predecessori,
i nuovi padroni miravano solo ai facili guadagni garantiti dalla posizione
strategica, ma non fecero mai nulla per farsi accettare dalla popolazione.
A metà dell'800, l'Inghilterra, che in Malaysia possedeva già
Penang e Singapore, ottenne anche il controllo di Melaka. Gli inglesi
vi rimasero fino all'indipendenza (1957), e Melaka tornò ad essere
una tranquilla città di provincia che oggi vive di turismo.
TAMAN NEGARA
In malese, Taman Negara significa semplicemente Parco Nazionale; si
estende su una superficie di circa 4300 kmq tra gli stati di Kelantan,
Pahang e Terennganu e vanta il primato di giungla più antica
del mondo: è infatti immutata da circa 130 milioni di anni! Il
parco venne istituito negli anni venti e nel 1939 fu denominato King
George V National Park; solamente nel 1957 con l'indipendenza della
Malaysia fu adottato il nome attuale: Taman Negara. Al suo interno la
vegetazione è unica e fittissima; purtroppo grossi animali non
se ne vedono (almeno nella parte più turistica) ma vi sono in
abbondanza insetti, uccelli, piccoli mammiferi e rettili. Il suo ecosistema
è unico ed attraverso i vari trekking è impossibile non
rimanere affascinati dagli spettacoli che la natura offre.
Per programmare sul posto un soggiorno al Taman Negara è più
semplice del previsto. Nei pressi del "nostro" Swiss Inn Hotel,
sempre a Chinatown, c'è il Malaya Hotel; da qui si organizzano
i tour e le partenze per questo magnifico parco naturale. I pacchetti
standard sono di 3 gg, ma per apprezzare appieno il fascino del luogo
consigliamo un minimo di 5 gg. Per i più esperti e intraprendenti
c'è la possibilità di soggiorni più lunghi con
pernottamenti in tenda. Si parte di lunedì, mercoledì
e venerdì in pulmino e in circa quattro ore si arriva a Jerantut,
al Sri Emas Hotel. I nostri compagni di viaggio sono australiani, europei,
americani e asiatici, ed oltre la voglia d'avventura ciò che
ci accomuna è il parlare inglese. Qui viene spiegato l'ambiente
in cui andremo, vengono rilasciati permessi e prenotazioni varie, si
pranza e si prosegue per Kuala Tembeling, da dove ci si imbarca per
risalire in 3 ore il fiume fino a Kuala Tahan, quartier generale ed
ingresso al parco. Il soggiorno completo con i trasferimenti a/r da
KL, 4 pernottamenti in chalet in mezza pensione e tre escursioni con
la guida ci è costato poco meno di 130 € a persona.
NIGHT JUNGLE WALK:
o camminata notturna nella giungla, è davvero emozionante! Subito
dopo cena ci si trova con la guida che ci precede lungo un sentiero
completamente buio. Tranquilli, ognuno di noi è dotato di pila.
Lungo il tracciato si sentono mille rumori diversi: insetti, uccelli
e altri animali non ben definiti, noi non li vediamo, ma siamo osservati,
e solo l'esperienza della guida, che sa dove posare l'occhio, ci permette
di soffermarci e ammirare da vicino la giungla e i suoi abitanti. Il
breve trekking dura 1h 30m ed è solo un anticipo di ciò
che faremo nei giorni a seguire.
JUNGLE TREKKING: l'indomani mattina dopo la colazione nei caratteristici
ristorantini sul fiume, siamo pronti per il primo vero trekking di circa
3 ore; la giornata è bella, il caldo è tanto e l'umidità
è prossima al 100%, ma questo non ci spaventa. Il programma si
divide in due tappe: la prima è la salita a Teresek Hill, una
piccola collina (342 m) dalla cui sommità si gode di una splendido
panorama sulla giungla circostante. La camminata tutta in salita è
estenuante, il caldo e l'umidità ci soffocano, e la prima bottiglia
d'acqua finisce in pochissimo tempo; la bellezza del posto e la vista
mozzafiato ci ripagano però della fatica, e dopo una doverosa
sosta proseguiamo per il Canopy Walkway. Quest'ultimo non è altro
che un percorso su ponti sospesi tra le cime degli alberi a 20m d'altezza,
lungo circa 1 km. Per le passerelle, molto strette si può camminare
(senza dondolarsi!) al max in due per volta ad una distanza di 5m l'uno
dall'altro. Lo spettacolo è unico: sotto di noi la giungla con
i suoi misteri, sopra di noi alberi così alti che difficilmente
ne intravediamo la cima, di fronte, scorci impagabili sul fiume che
si perde tra la fitta vegetazione.
VISIT ORANG ASLI: letteralmente "abitanti originari" rappresentano
il vero popolo malese. Vivono nella giungla, in capanne di paglia; si
nutrono di ciò che la foresta offre loro, cioè caccia
e pesca e la maggior parte, tranne quelli abituati ai turisti, non hanno
contatti con gli stranieri. Il loro stile di vita è essenziale,
forse povero ma dignitoso; sono in completo equilibrio con l' ambiente
circostante e prendono solo quello che serve loro per vivere. Il villaggio
è ubicato sulle rive del fiume Tembeling, ed è raggiungibile
con mezz'ora di barca. La nostra guida ci presenta al capo del villaggio,
che ci illustra il sistema di vita, la caccia con la cerbottana, la
giornata tipo. I bambini, come tutti i bambini del mondo, sono incuriositi
e divertiti dalla nostra presenza e ci seguono nel nostro "avanti
e indietro" per il villaggio.
TUBING: il pomeriggio lo dedichiamo al divertimento puro: il tubing,
cioè la discesa del fiume su camere d'aria. Dai ristorantini
- chiatta, una barca ci fa risalire il Tembeling per circa un'ora; ci
fermiamo ad una piccola spiaggia selle rive, ed ognuno di noi con la
propria camera d'aria ridiscende il fiume in completo relax. Oltre al
refrigerio, la cosa più bella da fare, è ammirare la natura
circostante, dove gli unici rumori che sentiamo sono quelli degli uccelli,
che dal fitto della giungla sembrano chiamarci. Ogni curva presenta
scorci indescrivibili, ed a tratti il fiume, piatto come una tavola
diventa impetuoso per le rapide. In questi brevi passaggi, dove il fiume
si " anima" veniamo travolti dall'irruenza dell'acqua e dai
sobbalzi dei sassi; niente paura, la situazione è sotto controllo
o quasi.
CAVE EXPLORATION: considerata abbastanza semplice, questa escursione
decidiamo di farla senza la guida. Il percorso a/r è di circa
3 ore ed inizia da un sentiero sull'altra sponda del fiume. Cartina
alla mano ci inoltriamo tra la giungla; il caldo e l'umidità
sono onnipresenti e la prima parte del percorso, rigorosamente in salita,
ci smorza l'entusiasmo iniziale. Una sosta è d'obbligo, e la
prima bottiglia d'acqua anche; fortunatamente il resto del percorso
è tutto in pianura e molto lineare, ed il trekking si trasforma
in una divertente passeggiata. La nostra attenzione viene continuamente
catturata dall'ambiente circostante: alberi alti come palazzi, di cui
non vediamo la cima, l'incessante rumore degli insetti, in verde intenso
e le liane che si aggrovigliano tra i rami ci lasciano esterrefatti.
Durante il percorso ci incrociamo con una famiglia Orang Asli; un fugace
saluto ed ognuno prosegue per la propria destinazione. In un'ora siamo
all'ingresso della grotta: Gua Telinga. Altri escursionisti con la guida
ci precedono, ed optiamo per aggregarci nell'esplorazione con loro.
Pila alla mano ci addentriamo per l'angusto ingresso: il suo interno
completamente buio, è molto difficoltoso. Alcuni passaggi sono
resi difficili dall'umidità che rende viscide le rocce, e quasi
tutto il percorso è strettissimo, per cui procediamo a rilento
ed a carponi. Arrivati in una prima stanza la guida illumina la parte
superiore della volta e il nostro stupore diventa ben presto inquietudine:
l'intero soffitto è ricoperto da pipistrelli urlanti!!! L'esplorazione
continua, e in breve arriviamo all'uscita. Una volta tornati allo chalet,
soddisfatti ma stanchi, ci rigeneriamo con una fresca doccia ed un buon
pranzo.
LATA BERKOH: l'ultimo
giorno di permanenza nella giungla lo dedichiamo all'escursione più
impegnativa: un trekking di 6 ore lungo un percorso di 8 km. Con la
guida risaliamo per circa un'ora in barca uno dei rami principali del
Tembeling. Questo tratto del fiume non è molto battuto, e il
suo aspetto è molto selvaggio: alberi giganteschi ci sovrastano
formando degli enormi archi sulle nostre teste, e il "silenzio"
della giungla è affascinante. Una volta attraccati alla riva
un breve sentiero ci conduce a Lata Berkoh, delle piccole cascate -
rapide che ci appaiono improvvise tra il verde della giungla. Il tempo
di qualche foto e ci inoltriamo nel fitto della selva, preceduti dalla
nostra guida. Il caldo è ovviamente insopportabile e sudiamo
molto; il sentiero non essendo molto frequentato è spesso difficoltoso
per la vegetazione fittissima. Veniamo catturati dal fascino del posto:
infinite varietà di alberi e rampicanti, insetti mai visti neanche
nei libri, i versi di uccelli e piccoli mammiferi che si mimetizzano
tra il verde, termitai ed una vipera! Tutto questo per chi non l'ha
mai provato (come noi) è un'avventura senza paragoni, ed un'emozione
dietro l'altra. La guida ci mette anche in guardia sulla presenza lungo
il percorso, di sanguisughe. Senza il minimo sentore avevamo gli scarponi
pieni: questi viscidi e schifosi parassiti s'infilano nelle scarpe e
ti succhiano il sangue. Il disgusto iniziale viene rimpiazzato dall'abitudine
di trovarseli addosso. Appena individuati sono facilmente rimovibili
con una lama o un mozzicone di sigaretta. Dopo ore di cammino ritorniamo
al quartier generale, distrutti ma entusiasti di quella indescrivibile
esperienza.
TIOMAN
Terminata la splendida avventura nel Taman Negara ci dirigiamo ora nella
semisconosciuta isola di Tioman. L'isola è raggiungibile in un'ora
di volo dal piccolo areoporto Sultan Abdul di KL a bordo di un bimotore
a elica di 50 posti. In apparenza l'aereo non sembrava l'immagine della
sicurezza, ma il breve tragitto si è svolto senza problemi e
in tranquillità. Le due compagnie nazionali che collegano l'isola
alla terraferma sono la Pelangi Air e la Berjaya Air; Tioman però
si può raggiungere anche via mare da Mersing, località
nella costa da cui partono piccole barche veloci e traghetti, che in
poco più di due ore ti portano a destinazione. L'isola di Tioman
è situata al largo della costa orientale della Malaysia, nello
stato di Pahang; con i suoi 39 km di lunghezza e 12 di larghezza, è
la più grande di un arcipelago di 64 tra isole e isolotti. Dall'oblò
del nostro aereo ci appare una vista spettacolare: alte montagne completamente
ricoperte di foresta tropicale, orlata tutt'intorno da fasce di sabbia
e da un mare che passa dal verde all'azzurro lasciando intravedere i
coralli sottostanti. Visto che non avevamo prenotato alcuna sistemazione,
(nei cataloghi c'era solo il Berjaya Resort a prezzi semplicemente proibitivi)
abbiamo cercato un resort direttamente in loco. Avevamo un nome: Panuba
e li ci siamo diretti. Dal molo di Tekek, di fronte l'areoporto, un
taxi boat ci ha portati in 10 min a destinazione.
Il Panuba Beach
Resort, si trova nella costa N-O dell'isola, ed è molto caratteristico.
Costruito in prossimità della spiaggia è composto da alcuni
chalet in legno su palafitte con vista mare, e dotato di ogni confort:
servizi igienici, grandi e ben curati, aria condizionata, frigo, tv
(inutile in un posto così) e un'ampia camera da letto.
I prezzi? L'intero pacchetto di 8 gg 7 notti, solo pernottamento, taxi
boat a\r , ci sono costati la bellezza di 308 ringitt (80 €) a
persona. Se poi ci aggiungiamo colazione pranzo e cena sono altri 40
ringitt (10 €) al giorno.
L'isola è di una tranquillità assoluta, gli abitanti sono
in prevalenza pescatori che da poco hanno conosciuto il turismo, per
cui conservano ancora uno stile di vita semplice e spartano. La sera
non c'è vita mondana, tranne che a Salang (più a Nord)
dove c'è un po' di movimento, altrimenti si cena nei ristorantini
sulla spiaggia, accompagnati dal rilassante rumore del mare. Non ci
sono telefoni; le rare cabine funzionano a scheda, che non trovi da
nessuna parte, non ci sono sportelli per prelevare, (bisogna andare
a Mersing) e l'unica stradina che collega Panuba a Tekek, quando non
è interrotta dal sentiero, è percorribile in bici o motorino.
In pratica ci si muove a piedi o più comodamente in barca; una
volta ambientati, le apparenti scomodità diventano consuetudine,
e spostarsi da un posto all'altro non è assolutamente complicato.
Considerata una delle dieci isole più belle del mondo, Tioman
è di una bellezza selvaggia, con un territorio aspro e spesso
impervio. Oltre ai trekking ed ai bagni di sole, l'isola è un
vero e proprio paradiso per i sub.
CORAL ISLAND: l'escursione
a Coral Island, viene organizzata tutti i giorni in ogni resort: dal
Panuba partiamo in barca alla volta di Tulai Island, un' isoletta poco
a Nord di Tioman. Il posto è stupefacente: piccola e disabitata,
è completamente ricoperta di fittissima foresta, e circondata
da spiagge di bianchissima sabbia molto fine. Ci si può rilassare
sotto il sole o all'ombra di qualche palma, o meglio ancora approfittare
degli splendidi fondali per fare snorkelling; sotto l'acqua la vista
è esaltante: pesci variopinti, coralli tutt'intorno e colori
intensi; l'acqua è calda e cristallina e senza rendersene conto
abbiamo nuotato per più di due ore. Salpiamo le ancore e ci dirigiamo
per il pranzo a Salang, il paese più a Nord di Tioman. Un veloce
spuntino e un giro per le bancarelle, poi via per l'ultima tappa: Monkey
Beach, un spiaggia deserta raggiungibile con la barca o attraverso un
difficoltoso sentiero dal Panuba. Anche qui approfittiamo per fare snorkelling,
e anche qui lo spettacolo ci lascia entusiasti.
DAL PANUBA A TEKEK: a piedi decidiamo di percorrere verso Sud, l'unica
stradina dell'isola che collega il nostro resort a Tekek, il capoluogo
dell'isola e sede del piccolo areoporto. In dieci minuti, lungo un sentiero
arriviamo a Air Batang o ABC, il villaggio subito dopo il nostro. Qui
direttamente sulla spiaggia vi sono numerosi resort, chalet e bungalows,
molto economici e ben curati, rigorosamente in legno e vista mare; spartano
e semplice è il Tioman House, costituito da chalet essenziali
e molto economico. Proseguendo verso Tekek, costeggiamo luoghi di preghiera,
piccole capanne locali, negozietti di souvenirs e ristorantini. Gli
abitanti sono molto cordiali: chiunque incrociandoci, ci saluta e ci
sorride e i bambini in particolar modo, forse incuriositi da noi "stranieri".
Lungo il percorso il nostro sguardo è catturato da qualche iguana
seminascosta tra la vegetazione, ma soprattutto dalla consistente presenza
sulle palme e sui rami degli alberi, di una numerosa colonia di pipistrelli,
appollaiati a testa in giù. In due ore circa siamo a Tekek: oltre
all'areoporto non c'è molto da vedere, perché il paesino
è solo un posto di passaggio per turisti e per gli abitanti che
dal molo fanno le spole avanti e indietro per Mersing, dove comprano
mercanzie e provviste per rifornire resort e ristoranti.
DA TEKEK A JUARA: sicuramente il trekking più conosciuto dell'isola,
si snoda lungo un percorso di 6 km da Tekek, e collega la costa Ovest
con quella Est. Il sentiero è segnalato da un piccolo cartello
lungo la stradina. Durante il percorso, costeggiamo un moschea e una
piccola cascata, la vegetazione è impenetrabile ed il sentiero
relativamente faticoso. Raggiunta la cima del colle il trekking prosegue
in discesa fino a raggiungere Juara. Il paesino, l'unico della costa
orientale, è molto isolato e tranquillo: l'ideale per estraniarsi
da tutto. La spiaggia è molto grande e bella, gli chalet sono
economici e ovviamente non c'è il telefono. Per tornare a Tekek,
si può ripercorrere il sentiero o in alternativa prendere una
barca.
NIPAH: visto che l'escursione attorno all'isola non veniva fatta per
mancanza del numero minimo di partecipanti, ci organizziamo diversamente:
chiediamo un passaggio ad un traghetto che ci porta fino a Genting,
e qui dopo una breve trattativa con un pescatore locale, facciamo l'ultimo
tratto a bordo della sua piccola barca. Nipah è il penultimo
paesino prima di Mukut nella costa Sud - Ovest di Tioman. E' isolato
da tutto e raggiungibile solo in barca. La sua bianchissima spiaggia
è deserta, ed oltre ad un ristorante un piccolo resort e qualche
casa di pescatori, non c'è altro. E' il posto ideale per riposarsi
tutto il giorno all'ombra di qualche palma, o per immergersi nella splendida
acqua cristallina. Per chi lo volesse si può proseguire fino
a Mukut e da qui si possono fare interessanti trekking nell'entroterra
alla scoperta di fantastiche cascate che nascono impetuose dalle altissime
pareti rocciose di questa zona.
SALANG: è il paese più a Nord di tutta Tioman ed è
raggiungibile con dieci minuti di barca dal Panuba.; è il più
movimentato dell'isola, in quanto vi sono un albergo, qualche resort
e numerose bancarelle. Di sera è l'unico posto dove trovare un
po' di movimento, per merito dei vari ristorantini lungo la spiaggia.
E' comodo e molto frequentato dai sub in quanto è a pochi minuti
di navigazione da qualsiasi punto d'immersione. A Salang vi sono infatti
ben quattro diving center ! Oltre a ciò questa località
può vantare una bellissima spiaggia molto lunga, e nell'immediato
entroterra una nutrita colonia di iguane che per nulla intimorite dalla
gente passeggiano indisturbate tra le capanne.
IMMERSIONI: Le immersioni a Tioman, sono il motivo principale per il
quale i turisti vi si recano. L'acqua è alla temperatura costante
di 31° anche in profondità, per cui ci si immerge in costume
o al max col mutino. I fondali non superano quasi mai i 20 m, e ciò
permette anche ai meno esperti di effettuare lunghe immersioni in tutta
tranquillità. I fondali sono semplicemente spettacolari e già
alla prima immersione credevamo di essere dentro un documentario. Intere
praterie di coralli di tutti i tipi, pareti di gorgonie e grotte. Ovunque
giravamo lo sguardo, c'erano banchi di pesci multicolori: gialli, blu,
arancioni, per non parlare di tartarughe, razze, pesci scorpione, pesci
pagliaccio e gl'imponenti pesci Napoleone. Durante la sosta tra la prima
e la seconda immersione ci si riposava nella magica spiaggia dell'isola
di Tulai.
Ci siamo appoggiati al BALI HAI DIVERS, direttamente al Panuba. Gestito
da due americani, con didattica Padi, è molto ben attrezzato
e molto professionale. Ogni immersione costa 80 ringitt (circa 20 €),
compresa l'attrezzatura che è sempre in ottimo stato. La barca
è molto spaziosa, ognuno di noi ha il proprio posto a sedere,
e ogni bombola viene fissata su appositi supporti creati a doc. Il nostro
divemaster, di nazionalità cinese, era molto bravo e coinvolgente,
e durante ogni immersione ci seguiva e si preoccupava che tutto filasse
per il meglio: non sempre abbiamo trovato diving così!
Langkawi
L’isola delle leggende
IL VIAGGIO
Eccole si vedono dall'oblò dell'aereo che da KL in circa un'ora
ci sta portando nell'arcipelago di Langkawi, sono le 99 isole verdi
della Malaysia N-O. Dall'alto lo spettacolo è suggestivo e man
mano che ci avviciniamo al piccolo aeroporto si possono scorgere meglio
gli alberi della giungla, gli scogli sul mare, le bianche spiagge e
le piccole case di legno. Una volta atterrati, ci accolgono l'aria umida
dei paesi tropicali e una lieve pioggerellina; da ora inizia la scoperta
di questo luogo poco conosciuto ma che saprà stupirci.
L'isola più grande è Langkawi, che da il nome all'arcipelago;
è l'unica abitata e raggiungibile oltre che in aereo anche in
battello dalla regione del Kedah, di cui fa parte. Qui il tempo sembra
non trascorrere, la fretta e la frenesia che contraddistinguono il mondo
occidentale, non fanno parte della vita di questi isolani; si lavora
il necessario per procurarsi da vivere e ci si gode la bellezza del
posto. Di luoghi belli qui a Langkawi ce ne sono molti: sia per chi
preferisce una vacanza rilassante, sia per chi cerca una vacanza stimolante
e movimentata.
Adesso è il momento di girare un po' per l'isola, e la soluzione
migliore è sicuramente lo scooter, noleggiabile ovunque per qualche
euro. Facciamo rifornimento in uno dei pochi distributori e partiamo
all'esplorazione.
TANJIUNG RHU: si trova nella zona N-E dell'isola; parcheggiati gli scooter
nella strada adiacente alla grande spiaggia di Tanjiung Rhu, contrattiamo
il prezzo con un pescatore locale che si offre di accompagnarci con
la sua barca lungo i canali della foresta di mangrovie. L'acqua è
bassa e molto fangosa e sbagliando manovra si rischia di rimanere intrappolati,
ma la lentezza del percorso ci da la possibilità di osservare
l'ambiente circostante con i suoi piccoli e grandi abitanti: dalle iguane
che riposano sui tronchi più grossi alle scimmie che saltano
da un ramo all'altro.
Inoltrandoci sempre più nel fitto delle mangrovie, la nostra
guida ci fa notare la presenza di varie grotte piccole e grandi, tra
cui la più famosa è Gua Kelawar, abitata secondo una leggenda,
dagli spiriti, probabilmente a causa dei molti pipistrelli che vi dimorano
all'interno e capaci di metterci un po' di inquietudine. Proseguendo
verso il canale principale, quello che ci porterà al mare, con
sommo stupore ci attendono le aquile, (peraltro simbolo dell'isola)
che con planate spettacolari dall'alto dei dirupi rocciosi, raccolgono
a pelo d'acqua qualche pezzetto di cibo che la nostra guida gli fornisce.
Dopo una giornata così emozionante, ritorniamo al punto di partenza,
e un paio d'ore di relax sulla spiaggia ce le concediamo volentieri.
TELAGA TUJUH
Sempre a bordo dei "nostri" scooter, con la cartina alla mano
e le indicazioni dei locali, ci dirigiamo a Telaga Tujuh, nell'Ovest
dell'isola. Questo posto è il suggestivo punto di partenza per
il nostro tour nella giungla. Parcheggiati i mezzi ci attende una ripida
e lunga scalinata, al termine della quale arriviamo ai sette pozzi,
definiti così dagli abitanti, costituiti da sette piccoli stagni
ricoperti di verde muschio. Il paesaggio circostante è a dir
poco spettacolare: guardando verso il basso, l'acqua che sgorga dalla
roccia, scende lungo le pozze inoltrandosi sempre più nel fitto
della selva. Da qui prendiamo il sentiero che costeggia un piccolo fiume,
e un po' titubanti ma con tanta curiosità e voglia di avventura
ci addentriamo nella giungla. In breve ci lasciamo avvolgere dal fascino
della natura: anche se l'umidità è ai massimi livelli,
la nostra attenzione è catturata ad ogni istante. I versi degli
uccelli, gli altissimi alberi e tutto quel verde che ci circonda, ci
lasciano senza fiato. Il bello però deve ancora venire: seguendo
il ruscello, sempre più forte sentiamo il rumore scrosciante
dell'acqua. In breve ci appare una pittoresca cascata, che con un salto
di circa 90 m ci lascia piacevolmente stupiti. Qui non siamo soli, molti
infatti sono i locali che vengono a passare qualche ora per rinfrescarsi
dal caldo umido che non da tregua.
IL CENTRO
DELL'ISOLA
Dal nostro albergo, sulla spiaggia di Pantai Tengah, ci dirigiamo a
Laman Padi, prima tappa della giornata. Il Laman Padi altro non è
che il museo del riso; l'ingresso è gratuito e al suo interno
è possibile vedere le coltivazioni di riso durante i vari stadi,
e all'interno del museo, i vecchi strumenti di lavoro ( che in quelle
zone sono attuali) e tramite un reportage fotografico, capire come questo
alimento, sebbene semplice, sia alla base della loro società
e della loro cucina.
Proseguendo verso Est, arriviamo al Makam Mashuri, luogo di pellegrinaggi
per gli abitanti dell'isola. Secondo una leggenda, la principessa Mashuri,
una giovane ragazza, fu accusata ingiustamente di adulterio e per questo
giustiziata; al momento dell'esecuzione, dal suo corpo uscì sangue
bianco, simbolo d'innocenza. In punto di morte ella lanciò agli
abitanti di Langkawi una maledizione che durò per molte generazioni.
Le visite al mausoleo sono tutti i giorni previo pagamento del biglietto
d'ingresso. Al suo ingresso è possibile vedere la casa della
principessa, la sua tomba, interamente di candido marmo e un'esposizione
di foto che ritraggono i suoi discendenti.
Lasciata Mashuri, la nostra prossima destinazione è Kuah, capoluogo
dell'isola. La città come tutte quante è molto trafficata,
e dal momento che in Malaysia la guida è a sinistra, dobbiamo
prestare molte attenzione. Kuah offre al turista ogni tipo di comodità:
dagli alberghi lussuosi ai dutyfree, dai ristoranti all'aperto al centro
commerciale e infine al porto da dove partono tutti i traghetti. Suggestivi
sono i giardini pubblici, che costeggiano il mare; sono molto ben curati
e terminano a ridosso della moschea. Di particolare interesse è
Eagle Square o piazza dell'aquila. Costruita nel 1996 e affacciata sul
mare, la grande aquila (ciclopica per dimensioni) è il simbolo
di Langkawi, che con fare minaccioso protegge l'isola. Poco oltre Kuah,
nella punta della penisola dove sorge la città si può
visitare Gua Landak o grotta del porcospino. Nei pressi della grotta
un abitante del luogo si offre di farci da guida; dopo la consueta contrattazione
sul prezzo ci fa strada. Munito di lampada a petrolio ci porta all'ingresso:
per entrare si scende sotto terra e dopo un breve tratto si arriva ad
una prima stanza con un'enorme stalattite. La grotta è molto
buia e l'unica luce è quella della nostra guida che illustrandoci
le varie caratteristiche della roccia, ci riporta all'uscita.
Nel primo pomeriggio l'ultima tappa della giornata è il Gunung
Raya, la cima più alta dell'isola: 883 m. Il monte si trova quasi
al centro di Langkawi. Il paesaggio muta notevolmente: lungo la strada
attraversiamo km di risaie e qualche piccolo villaggio. Ci imbattiamo
poi in una mandria di bufali che per proteggersi dai parassiti e dalla
calura si immerge in un piccolo fiume che attraversa il verde paesaggio.
Lasciata principale seguiamo le indicazioni per la vetta e imboccata
una strada secondaria iniziamo la salita. Il tragitto è di 13
km e una volta sopra ci godiamo il panorama sulla parte Sud dell'isola.
Il tempo di qualche foto e di ammirare il posto e riprendiamo la strada
del ritorno.
Siamo in un paese tropicale, e il rischio acquazzoni è molto
frequente. A circa metà strada dal nostro hotel ci sorprende
in pochi minuti una scrosciante pioggia che ci limita la visibilità.
Ripari non ce ne sono: solo strada e foresta, quindi a rilento proseguiamo.
Dopo poco la pioggia termina, e il rientro si è risolto senza
problemi: non poteva mancare l'esperienza di un acquazzone tropicale!
TOUR TRA
LE ISOLE
Scartando a priori i tour organizzati dalle agenzie locali o dagli hotel,
perché troppo limitati negli orari e nelle soste, e per evitare
lo stress di minicrociere su imbarcazioni stracariche di turisti, ci
adoperiamo assieme ad altri due viaggiatori italiani conosciuti sul
posto per definire un percorso con una guida locale. Tutte le piccole
isole attorno a Langkawi sono a loro modo particolari. A mezz'ora di
barca verso Sud c'è Pulau Dayang Bunting, di certo la più
affascinante. Approdati al piccolo pontile ci attende una breve camminata
tra la giungla lungo un sentiero che termina in un piccolo lago d'acqua
dolce circondato da altissime pareti rocciose ricoperte di fitta foresta.
Le acque di questo lago detto "della fanciulla incinta", secondo
un'antica credenza, racchiudono poteri miracolosi per le coppie desiderose
di figli. Per i più intraprendenti c'è la possibilità
di noleggiare delle canoe per fare un giro nel lago costeggiando le
pareti rocciose.
In pochi minuti di navigazione ci spostiamo a Pulau Singa Besar o "santuario
degli animali". Ad accoglierci sulla spiaggia , per nulla intimorito
dalla nostra presenza, un bellissimo esemplare di iguana gigante. L'isola
è ricoperta di foresta tropicale, mangrovie e bianche spiagge
racchiuse tra la caratteristica costa rocciosa. Qui vi si trovano diversi
tipi di mammiferi comuni, dai cavalli alle scimmie, dalle capre ai daini,
tutti allo stato brado, oltre ad una moltitudine di specie di uccelli;
anche le acque circostanti sono ricche di vita marina, rendendo tutto
ciò un piccolo paradiso terrestre.
Separata da uno stretto braccio di mare c'è Pulau Beras Basah,
vero e proprio eden per coloro che vogliono concedersi un po' di relax
sulla finissima sabbia bianca, o praticando snorkelling nell'acqua turchese.
Tutte le isole sono disabitate, ed oltre ai turisti, le uniche persone
che vi approdano sono i pescatori locali.
LE SPIAGGE
PIU' BELLE
C'è solo l'imbarazzo della scelta! Tra le più suggestive,
(anche se le più turistiche) sicuramente citiamo Pantai Tengah
e l'adiacente Pantai Cenang. Situate sulla costa S-E, sono lunghissime
fasce di sabbia bianca e finissima dove ci si può riposare all'ombra
delle palme.
Altra spiaggia molto suggestiva è Pantai Kok, più a Nord
rispetto alle prime due ed anch'essa semideserta. Da non perdere sicuramente
è Thanjiung Rhu Beach, punto di partenza per la nostra prima
escursione, e affascinante per il contesto in cui si trova: Tra formazioni
rocciose a sinistra e piccole isolette raggiungibili a piedi con la
bassa marea, a destra.
Non bellissima come le presedenti, ma sicuramente particolare è
la Black Sand Beach sita nel Nord dell'isola. La sua originalità
deriva dal fatto che la sua sabbia è di color nero o quasi.
IMMERSIONI
A sud di Langkawi si trova Pulau Payar, bellissima isola che dal 1985
è stata dichiarata parco naturale, e sarà la meta delle
nostre immersioni. Dopo un'ora e mezza circa di barca da Kuah, attracchiamo
all'unico molo attrezzato; l'isola è disabitata, non c'è
acqua corrente ne luce per la notte. L'acqua cristallina vicino alla
spiaggia muta il suo colore man mano che ci si allontana, passando dall'azzurro
al verde e lasciando intravedere dal nostro pontile, i coralli e le
decine di varietà di pesci. In questo luogo le immersioni sono
alla portata di tutti; il fondale sabbioso non ci permette di scendere
oltre i 15 m, in compenso l'acqua è alla temperatura costante
di 31°, e i banchi di pesce che ci nuotano attorno non sembrano
disturbati dalla nostra presenza, lasciandoci entusiasti. Emozionanti
sono gli incontri con grosse cernie e con piccoli "squali pinna
nera", innocui ma molto curiosi. Bisogna anche dire però
che non tutte le immersioni sono state soddisfacenti: una in particolare
è stata decisamente deludente per la pessima visibilità.
Il pacchetto completo di due immersioni, il noleggio attrezzatura, il
trasporto a/r dall'hotel e il pranzo era di circa € 60 a persona.
Un ciao a tutti i viaggiatori
CHIARA e MAURO