Francia 2005
Di seguito troverete due brevi racconti che riguardano un paio delle tappe che abbiamo effettuato in un viaggio che ci ha portato anche a Nimes, Arles, Apt, Avignone, Les Stes Maries de la Mer, Carcassonne, Lourdes, Biarritz, Arcachon, Bordeaux, Albi, Aix en Provence, Briancon.
Il profumo di lavanda inonda l'abitacolo della vettura che sfreccia veloce per le strade statali della Provenza; non credevo che ammirare la regolarità ed i colori dei campi di lavanda mi mettesse di così buon umore.
Ci inerpichiamo lungo una collina dove campi di girasoli si alternano a macchie viola; ogni tanto un villaggio di poche case si frappone tra il panorama, interrompendo la fantastica visione.
Scatto foto con l'obiettivo di rendere immortale questo scenario, cercando di imprimere anche la luce ed i profumi che mi avvolgono.
Dopo molti chilometri l'ingresso in Camargue; impossibile non cogliere il cambiamento di colori, suoni ed odori. Le basse colline si sostituiscono a pianure ed acquitrini, dove placidi fenicotteri rosa passeggiano incuranti del caldo alla ricerca di cibo nell'acqua bassa, il mare ci attende e l'odore salmastro ci preannuncia la vista del mare e di Les Stes Maries de La Mer.
Non si può considerarla una grossa cittadina che vive tutto l'anno in un clima sonnacchioso per svegliarsi sotto l'impulso dei turisti o degli zingari che vengono qui per festeggiare la loro santa patrona, Santa Sara.
Non si può considerarla una cittadina anonima perché le persiane azzurre, il piccolo porticciolo, l'arena per la corrida basca, le vie del piccolo centro affollate di ristoranti e negozi di souvenir la rendono particolare ed unica.
Non si può considerarla paradiso del turismo perché i frequentatori amano la natura con il vicino parco della Camargue, ricca di volatili migratori anche in via di estinzione, amano i cavalli che qui camminano lungo le strade in una continua lotta per strapparle alla prepotenza delle auto.
La si può considerare un luogo di equilibrio tra le semi-affollate spiagge ed una serata per ammirare una ballerina di flamenco che danza nella piazza del comune, tra la tradizione del cavallo e la tecnologia dell'acqua-scooter, tra la natura che si nasconde dietro ad un cespuglio ed il cemento che dimora in città, tra il sole che abbaglia ed il colore del mare.
Forse perché era giugno ed ancora questo equilibrio era possibile, forse perché i sensi che vengono colpiti per la prima volta da questo mix difficilmente ne escono illesi, forse perché la calma e l'allegro brusio delle viuzze popolate dai turisti sono un buon tonico dopo un anno di lavoro, ma consiglio a tutti almeno tre giorni da trascorrere in un luogo non molto distante dai confini italiani, certo che se abitate come me in provincia di Torino è ancora più vicino!
Per chi ama perdersi tra strade acciottolate, bastioni e mura, torri e barbagianni, respirare l’aria di cinquecento anni fa, immaginare eserciti accampati in attesa dello scontro con gli invasori saraceni oppure dame che passeggiano per i giardini del castello, e per tutte quelle persone che amano pensare ai cavalieri ed alle mirabolanti imprese per proteggere la bella principessa, la città di Carcassonne non può non lasciare un segno indelebile.
Della sua storia millenaria rimane, per fortuna intatto, l’intera struttura dell’alto medioevo e questa lungimirante operazione di conservazione la dobbiamo allo storico Jean-Pierre Cros-Mayrevielle ed allo scrittore Prosper Mérimée, che guidarono una campagna per preservare la fortezza come monumento storico; in seguito l'architetto Eugene Viollet-le-Duc venne incaricato del rinnovamento del luogo ed a lui dobbiamo l’aspetto dell’odierna città alta.
Prima di questo intervento, iniziato nel 1849, la città aveva vissuto una continua fase di ascesa ed espansione dai tempi neolitici in poi, trovandosi in una posizione strategica, tra Francia ed Aragona e qui si sono consumate alcune storiche ed ahimè tristi e violente vicende, come la crociata contro gli eretici albigesi.
Nel 1659 il Trattato dei Pirenei trasferì il confine francese molto più a sud-ovest, diminuendone l'importanza militare, riconducendola così ad una città come tante, riducendo, negli anni, la parte fortificata ad un cumulo di rovine.
Per fortuna oggi possiamo ammirare la doppia cerchia di mura, le 53 torri, il Castello Comitale e la Basilica di Saint-Nazaire, le botteghe che riescono a vendere qualsiasi oggetto con l’immagine della città in bella evidenza, i ristoranti e le trattorie, gli alberghi e le locande che ospitano ogni anno un numero spropositato di turisti.
Tralasciando gli errori di ricostruzione effettuati dal nostro ottimo architetto, il flusso turistico a volte insopportabile, non riesce a rovinare l’atmosfera sospesa che pervade il visitatore appena superato il ponte levatoio; le strette stradine riportano ad un tempo dove solo cavalli e poi carrozze percorrevano simili itinerari e l’unico mezzo di trasporto alternativo erano le proprie gambe, molto allenate ai tempi nel percorrere chilometri.
Ma se il turista un po’ curioso riuscirà ad abbandonare in tempi ragionevoli quella che si può considerare l’asse principale di passaggio e lascerà che una finestra, un passaggio tra una casa ed un'altra, una bifora o un giardino nascosto guidino il suo vagare, troverà il silenzio ed il necessario clima per godere della maestosità e della forza delle torri e delle mura che hanno resistito a chissà quali assedi e battaglie.
E se tenderà l’orecchio, trattenendo il fiato, sentirà, portato dal vento, il rumore del martello del fabbro che batte il ferro rovente sull’incudine, il lento procedere dell’aratro nel campo lì vicino, i bambini che giocano a rincorrersi nel cortile affianco, il canto gregoriano nella vicina cattedrale, il galoppare imperioso di un messo che velocemente si dirige al castello per consegnare un messaggio, il nitrire dei cavalli nella stalla ed il leggero pigolio dei pulcini.
Questo diario di viaggio č stato scritto da Fabio Pellerano
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