Viaggio a Malindi - Kenya

  • Viaggiatori-Autori: Marina
  • Itinerario: Malindi
  • Stato: (Africa)
  • Numero di giorni: 15
  • Periodo: Settembre 2005
  • Sistemazione: Cottage

A settembre 2005 sono partita per il kenya, con andrea e silvana. Siamo stati fortunati, abbiamo soggiornato al Dorado Cottages Resort in malindi, tour operator swantour. Un luogo meraviglioso e indimenticabile, tanto che io, da sola, ci sono tornata nello scorso mese di marzo. L’esperienza del kenya, dell’africa, è stata sconvolgente, anche per me che ho tanto viaggiato. Ecco quindi che propongo a voi le mie sensazioni, che ho scritto “ a caldo”, appena rientrata in italia.

“Sono arrivata a malindi un giorno di settembre.
Dell’africa sapevo dai romanzi di hemingway e “la mia africa” di karen blixen. Tanto bastava per interessarmi, sapevo che il kenya non è l’egitto, la tunisia, il marocco, l’africa che conosco. Io, viaggiatrice curiosa, e sempre smaniosa di capire cosa c’è “oltre il tetto di makuti” sentivo che avrei dovuto sforzarmi molto per cercare il suo cuore di tenebra, oltre i safari, i big five, le spiagge bianche, i campi da golf, questi, misero retaggio dei coloni inglesi, oltre a qualche strada ormai malandata di terra rossa, alla lingua così lontana dalla musica dello swahili, alla guida a sinistra.
Sono arrivata un giorno di settembre, da mombasa ho viaggiato sino a malindi.

Sapevo delle fantastiche ville di italiani, “esuli” da un Paese dove non potevano, o non volevano, più vivere, entusiasti di mettere a frutto le esperienze in patria, fatte di ruberie, truffe, sordidi maneggi politici e finanziari. Meglio l’africa, c’è di tutto a poco prezzo, la terra, la gente, prendiamo l’aria e il mare, e ricominciamo a vivere. Le ville ci sono, ci sono i ristoranti di lusso, c’è una “little italy” fatta di supermercati, bar e ritrovi, dove si parla in italiano di soldi, di compravendite immobiliari, di chi parte e di chi torna speranzoso, di chi è riuscito a ricominciare e di chi non ce l’ha fatta, troppo stupido, troppo italiano anche per l’africa.

A malindi c’è posto per tutti, per gli sciagurati e per i coraggiosi, per i truffatori e gli innocenti, per i cuori grandi e puri, per la feccia dell’umanità. C’è posto perfino per gli ex combattenti della legione straniera, la cui paga ha permesso loro di vivere sotto il grande cielo d’africa, tetto puro di nuvole grandi, di mille stelle di fuoco. Di questo, e di molto altro, mi sono accorta.

I miei ideali politici, il mito rivoluzionario della mia gioventù, compagni di tanti viaggi, non sono serviti in africa: non c’è ideale, non c’è rivoluzione, non c’è lotta, il popolo non brucerà i ristoranti lussuosi, non si approprierà con la forza delle grandi ville sul mare, le donne non faranno il bucato nella grande piscina azzurro finto dell’”habana hilton” di malindi, i bimbi non si rotoleranno nei mille letti di legno intarsiato dei resort della costa. E se anche il Comandante nulla ha potuto in congo, ripartendo sconfitto ed incredulo, come potremmo noi?

L’africa è il contrario. Il contrario di cosa? Di quello che pensavamo all’arrivo in aeroporto, di quello che avevamo letto, di quello che credevamo di sapere, noi bianchi con le nostre menti contorte e avvizzite, con i nostri sogni morti da tanto, con i cuori asciutti e senza lacrime, con i desideri caduti in un pozzo profondo, incapaci di stare a guardare il mare che cambia forma e colore, con la frenesia di andare, senza sapere dove né perché, con la superbia di voler modificare il lento corso del tempo, con l’osceno desiderio occidentale di “far lavorare gli africani”, per garantire loro un futuro più degno.

E allora, va bene un hotel, un business qualunque, con la laida giustificazione di un salario per tutti, di una casa di cemento e non più il tetto di makuti, di una scuola per pregare che tanto l’istruzione può aspettare, di una st.peter clinic, bianca linda per i bianchi malati di morte.

Sono arrivata a settembre, e l’africa mi ha presa, ho provato a resistere, non avevo capito che è inutile, l’africa ti prende anche se non vuoi, anche se sei italiano, anche se poi torni a casa, lavori e piangi. Il solo desiderio che hai è quello di rivedere, di risentire l’africa, vuoi tornare da lei e farti guarire il cuore asciutto.

Ora, vorrei tornare in africa, sono io a chiedere all’africa di aiutarmi. Mi piacerebbe capire senza prendere nulla. Mi piacerebbe piantare semi nella terra rossa, aspettare le piogge e veder crescere le piante, guardando il mare che cambia e il cielo così vicino, vorrei ascoltare i vecchi che raccontano storie lontane, seduta sotto il tetto di makuti, che dà fresco e non fa passare la pioggia. Vorrei un guerriero maasai al mio fianco per non avere paura del leone, per dormire sotto quel cielo vicino, sulla terra rossa, ormai mia.”